Staffan de Mistura

Marò, cosa faranno da grandi?

By Cybergeppetto

Parliamoci chiaro, la situazione dei Marò non cambierà tanto facilmente, anzi, per come si sono messe le cose in Italia, non sembra proprio che ci sia spazio per iniziative del nostro esecutivo. Il governo é in così brutte acque a Roma che é davvero difficile che possa occuparsi di cose e persone lontane dai palazzi della politica.

Per bene che vada, i nostri Marò riusciranno a non pagare l’IMU in Italia, ma dovranno pagare una parte di quella dell’ambasciata in India. Dopo un anno d’ inchiesta nel Kerala, gli indiani hanno ricominciato tutto daccapo, se va bene i nostri ritorneranno per la pensione, ammesso che possa esistere ancora tra vent’anni qualcosa che sia pagata dallo Stato. In Italia i processi si prescrivono, in India mi sembra che già la fase istruttoria sia interminabile, figuriamoci il resto…

Bisogna trovare qualcosa da fare da grandi ai due sfortunati servitori dello stato, non possiamo tenerli a far nulla in ambasciata, ricordo d’aver proposto di metterli al posto dell’ambasciatore, ma, per tutta risposta, il governo ha confermato Staffan De Mistura a gestire la trattativa. Dicono che conosce il caso, ma temo che agli indiani piaccia solo perché é buffo e divertente. Come tutti quelli che vengono dall’ ONU, non ha mai risolto nulla delle crisi affrontate, ma costa un casino.

Potremmo far aprire un ufficio regionale nel Kerala alla Compagnia d’Amato e metterci i Marò, visto che sono tanto amici degli indiani e che questo casino l’hanno fatto loro, al massimo i due dovranno imparare il dialetto del posto oltre, naturalmente, al napoletano.

Potremmo chiedere a Finmeccanica di assumerli per vendere gli elicotteri il cui acquisto é sospeso dalle inchieste, o per discutere le commesse navali. A quanto pare li abbiamo rimandati laggiù proprio nella speranza di non perdere commesse del carrozzone statal-nazionale. Si tratta solo di istruire i due malcapitati su come ci si “relaziona” con le autorità locali, magari si dovrà aggiungere un periodo di lezione sugli avvisi di garanzia in Italia e in India.

Potremmo far mettere i Marò in un ufficio di quegli organismi ONU o Unione Europea che si occupano di lotta alla pirateria. Visto che ci hanno chiesto di combattere la pirateria, possono sicuramente farsi carico di aiutare quelli che l’hanno fatto davvero.

Insomma, va bene tutto, basta che qualcuno di quelli che, direttamente e indirettamente ci hanno messo in questo casino, paghi le spese di quest’odissea. È inutile fare la “spending review” in Italia se poi buttiamo i soldi nell’Oceano Indiano. Se nessuno di quelli che potrebbero risolvere il caso, cioè il governo, la compagnia di navigazione, gli organismi internazionali, le multinazionali che fanno affari da quelle parti, si darà da fare, allora chiederò all’editrice del blog di lanciare una sottoscrizione per aiutare i Marò ad aprire un ristorante a Kochi. Chissà , potremmo chiamarlo “Il pirata”.

Cybergeppetto

Il caso dei Marò in Paola Casoli il Blog

Marò, “malo e oscuro cammino”

By Vincenzo Ciaraffa

Il 19 febbraio scorso, su questo stesso blog, terminammo un articolo sui nostri due marò detenuti illegalmente in India adattando alla circostanza una frase, dedicata ai Carabinieri, che il bandito siciliano Salvatore Giuliano aveva inciso sul calcio di legno del suo mitra: «Per voi vedo malo e oscuro cammino».

Una quindicina di giorni dopo, invece, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone ritornarono in Italia con quella che, un tempo, i nostri militari di leva chiamavano impropriamente «licenza elettorale», concessa loro magnanimamente dall’India per farli venire a votare nel loro Paese in occasione delle ultime elezioni politiche.

I due Sottufficiali avevano appena calcato il patrio suolo che arrivò il ruggito del coniglio dalla Farnesina: «L’Italia ha informato il governo indiano che, stante la formale instaurazione di una controversia internazionale tra due Stati, i fucilieri di marina […] non faranno rientro in India alla scadenza del permesso loro concesso». Boom!

Soprattutto perché piacevolmente stupiti dall’infrequente, tardivo scatto di orgoglio del governo, su alcuni media nazionali e sui social network esplose la gioia del popolo della rete e di tutti quegli italiani che avevano tenuto desto il dibattito sulla vicenda dei due sfortunati militari del San Marco. Nella circostanza, infatti, alcuni quotidiani nazionali titolarono che il nostro governo aveva tirato fuori l’orgoglio, altri invece che aveva (finalmente) tirato fuori le palle!

Insomma sembrava che le fosche previsioni dello scrivente fossero state eccessive, se non addirittura infondate, e che il futuro dei nostri due militari non si prospettasse per nulla come un «… malo e oscuro cammino». E ciò con nostra grande gioia! Insomma per una volta essere smentiti ci faceva sentir bene, anche se non condividevamo lo “stile 8 settembre 1943” con il quale il governo stava tradendo un impegno comunque assunto con uno Stato estero e di fronte al mondo intero.

Infatti, giunti a quel punto, più che dalla fellonia, la Farnesina si sarebbe dovuta far ispirare da un orgoglioso buonsenso intessendo negoziati sempre più serrati con l’India e, nel frattempo, portare il caso davanti all’ONU e all’alta corte di giustizia dell’Aia.

Non è stato un caso che abbiamo tirato in ballo l’8 settembre del 1943, perché nei giorni che precedettero quel tragico settembre di settanta anni fa l’Italia riuscì nella titanica impresa di ritrovarsi per alcuni mesi in guerra con ben nove nazioni.

Quasi come adesso che è riuscita a fare imbestialire gli indiani, specialmente l’opinione pubblica, a fare una figura di merda sul piano della credibilità internazionale e ad aggravare la posizione dei due marò che per la terza volta – e senza nessun patema d’animo da parte di chicchessia – sono stati consegnati agli indiani come agnelli da sacrificare sull’altare dell’indecenza della nostra classe politica e dirigente.

Mentre scriviamo, infatti, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, si sono involati da Brindisi alla volta della loro prigione indiana con un aereo militare graziosamente messo a disposizione dallo Stato Maggiore Difesa che, a quanto pare, è più versato a fare il gestore di aereo taxi che delle Forze Armate nazionali.

La Farnesina, dal canto suo, fa sapere che il governo italiano «Ha chiesto e ottenuto dalle autorità indiane l’assicurazione scritta riguardo al trattamento per i due fucilieri e alla tutela dei loro diritti e che, inoltre, il governo indiano avrebbe garantito che per i nostri due marò non ci sarà la pena di morte».

Ma che nazione affidabile è quella che ritiene di potere condizionare l’opera della propria magistratura a nostro favore e che quoziente d’intelligenza possiede un governo che ci crede pure!

Bene, adesso che sappiamo che a Massimiliano Latorre e a Salvatore Girone gli indiani potrebbero affibbiare “soltanto” un piccolo ergastolo al posto della pena di morte, siamo tutti più contenti.

Infatti, mentre i due marò volavano alla volta dell’India, il governo Monti che (per nostra grande disgrazia) è ancora in carica per l’ordinaria amministrazione, ha fatto sentire la sua voce attraverso il sottosegretario al Ministero degli Esteri, Staffan: «La parola data da italiani è sacra».

Ma v********o, sottosegretario Staffan – che, peraltro, la suddetta frase l’hai scopiazzata dalla buonanima di Vittorio Emanuele III – non ti viene il sospetto che potremmo non rivedere più in Italia Massimiliano e Salvatore? Non ti è passata per la testa l’idea che anche difendere gli interessi dei propri cittadini e la dignità nazionale sia un compito sacro per un governo appena degno di questo nome?

Terminiamo con una domanda ai quattro Capi di Stato Maggiore: quando è che vi dimettete, gallonati, acquiescenti signori che vi muovete senza costrutto in quei grigi palazzi di via XX Settembre? Molti di noi si sono già dimessi. Da italiani.

Vincenzo Ciaraffa

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Marò, il loro rientro è nei meandri dell’affaire Finmeccanica più che nelle stanze della Farnesina – By Vincenzo Ciaraffa (19 febbraio 2013)

Il caso dei Marò in Paola Casoli il Blog

Foto: Marina Militare

Afghanistan, RC-W ISAF: il contingente italiano a Herat riceve la visita del sottosegretario agli Esteri Staffan de Mistura

Il sottosegretario di Stato del ministero degli Affari Esteri, Staffan de Mistura, ha visitato oggi il contingente italiano del Regional Command-West (RC-W) a Herat impegnato nell’operazione ISAF in Afghanistan.

Il sottosegretario de Mistura proveniva da Kabul, come si apprende dal comunicato dell’RC-W ISAF, dove ha guidato la delegazione italiana alla conferenza Afghanistan: cuore dell’Asia.

È stato ricevuto nella base di Camp Arena, sede del comando del contingente, dal comandante dell’RC-W, generale Luigi Chiapperini, che nel corso di un briefing ha illustrato le attività operative in corso con particolare riferimento al processo di transizione, che porterà nei tempi previsti le forze di sicurezza e l’Esercito Afgano ad assumere il pieno controllo delle operazioni e a garantire normali condizioni di sicurezza.

De Mistura si è poi rivolto ai militari italiani: “Porto il saluto del Capo dello Stato e del Governo. Voi  rappresentate l’Italia con dignità, fierezza e professionalità. State operando in un periodo particolare e cruciale per l’Afghanistan, sia per  la ripresa delle attività degli insorgenti, coincidente con l’avvento della bella stagione,  sia per la delicatezza della fase di transizione in atto”.

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Fonte: RC-W ISAF

Foto: RC-W ISAF