train the trainer

TAAC-W, Herat: con il progetto train-the-trainer ora sono gli istruttori afgani a condurre l’addestramento dei colleghi

Si sono conclusi nei giorni scorsi due cicli di addestramento condotti dagli uomini del Military Advisors Team (MAT) e del Police Advisor Team (PAT), a favore rispettivamente di circa 30 militari dell’esercito afgano e di 20 poliziotti della polizia di Herat, nell’ovest dell’Afghanistan.

È un comunicato stampa odierno del TAAC-W (Train, Advice, Assist Command West), che a Herat opera su base brigata alpina Taurinense al comando del gen Massimo Biagini nell’ambito della missione Resolute Support (RS), a darne notizia, precisando che si è trattato di due corsi supervisionati dagli advisor del TAAC W: uno sulle tecniche Counter Improvised Explosive Device (C-IED), l’altro di Personal Security.

“Entrambi i corsi – specifica il comunicato stampa del TAAC-W – sono stati per la prima volta condotti integralmente da istruttori afgani precedentemente formati da istruttori italiani”.

Secondo questo concetto, definito “train the trainers”, le forze afgane diventano sempre più autonome nella formazione, di base e specialistica, dei propri militari e dei quadri.

“Il corso C-IED, supervisionato da militari dell’Esercito, risponde a una esigenza di autotutela e sicurezza ancora molto attuale in terra afgana – si apprende nel dettaglio – mentre il corso ‘Personal Security’, svolto in collaborazione con i Carabinieri del Police Advisor Team (PAT), ha permesso ai poliziotti dell’Afghan National Police di perfezionare le tecniche di autodifesa e arresto”.

Le attività addestrative del tipo train-the-trainer abiliteranno inoltre i poliziotti alle qualifiche di istruttori e di insegnanti, in modo da formare e certificare, in piena autonomia, nuovi istruttori presso gli istituti di formazione locali.

Grande soddisfazione è stata espressa dai comandanti delle unità esercitate, che stanno proseguendo nel proprio percorso di autonomia e autosufficienza, sia nelle attività addestrative di base, sia in quelle specialistiche.

“Essere autonomi anche nella fase addestrativa permette di poter indirizzare più efficacemente i nostri sforzi nella formazione del personale verso le differenti esigenze che ci troviamo ad affrontare – ha dichiarato un alto ufficiale del Comando del 207° Corpo dell’Afghan National Armye di questo siamo estremamente grati ai militari italiani di Resolute Support per la fondamentale azione nel formare i nostri istruttori”.

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Fonte e foto: TAAC-W RS

 

EUTM Somalia: concluso il primo corso Train the trainer, sono 34 i militari somali con il certificato di istruttori

Si è svolta sabato mattina, 5 aprile, nel Jazeera Training Camp (JTC) a Mogadiscio, la cerimonia che segna il termine del primo corso Train the Trainer (link articolo in calce) pianificato e organizzato dalla European Union Training Mission Somalia (EUTM Somalia). Alla cerimonia hanno assistito il viceministro della Difesa, Abdallah Hussain Ali’, il Capo delle Forze Armate Somale, generale Dahir Aden Elmi, e il comandante della missione EUTM Somalia, generale Massimo Mingiardi.

Durante l’evento, i 34 militari somali che hanno completato il corso, la maggior parte dei quali marescialli e sottufficiali, hanno ricevuto il diploma che certifica la qualifica di istruttori e che consentirà loro di addestrare le nuove reclute dell’Esercito Nazionale Somalo nel JTC durante i corsi dei prossimi mesi, sempre sotto la supervisione del personale di EUTM Somalia.

Il corso ha avuto una durata di 5 settimane e si è concentrato su materie quali mantenimento dell’ordine e della disciplina, concetto di leadership, comprensione del ruolo dell’istruttore, tattiche e formazioni fino a livello di squadra, diritti umani e diritto internazionale umanitario.

Il corso ha rappresentato la prima attività addestrativa svolta da EUTM Somalia a Mogadiscio a partire dal suo rischieramento dall’Uganda alla Somalia a dicembre dello scorso anno. E’ stato condotto da due team di istruttori dell’EUTM Somalia, composti da 16 militari europei di cui fanno parte 8 italiani, 6 svedesi e due ungheresi.

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Fonte e foto: EUTM Somalia

Afghanistan, RC-W ISAF: concluso prima della fighting season il corso anti-IED tenuto dai militari del Genio agli afgani delle ANSF

Si è da poco concluso il corso Counter IED Awarness Train the Trainers (T3) a favore dei militari afgani nell’ovest dell’Afghanistan, dove continuano incessantemente sia l’opera di professionalizzazione delle forze di sicurezza afgane nella lotta agli ordigni esplosivi improvvisati (IED), sia le operazioni di bonifica delle principali vie di comunicazione del paese svolte dagli specialisti del genio del Regional Command West (RC-W) ISAF di Camp Arena a Herat, attualmente su base brigata Julia al comando del generale Ignazio Gamba.

Nei giorni scorsi, infatti, nell’ambito del progetto ‘train the trainer’ (addestrare gli addestratori), la componente counter-IED del comando multinazionale a guida italiana ha portato a termine un corso volto alla formazione di istruttori delle Afghan National Security Forces (ANSF). Si è trattato, appunto, del Counter IED Awarness Train the Trainers (T3), che garantirà alle ANSF la capacità di poter svolgere autonomamente corsi di formazione per migliorare la preparazione del proprio personale sulla specifica tematica.

Gli IED costituiscono la maggior fonte di pericolo per la sicurezza delle truppe che muovono sul territorio, nonché la popolazione locale che muove sui medesimi itinerari, soprattutto ora in coincidenza con l’inizio della stagione tradizionalmente infestata dai combattimenti, la cosiddetta fighting season.

In tale contesto l’RC-W continua ad assicurare quotidianamente la capacità di Route Clearance (RC), impiegando gli assetti della Task Force Genio per garantire la libertà di movimento sulle principali arterie stradali dell’area di responsabilità, operando in proficuo coordinamento con un’analoga unità statunitense, la Task Force Saw, in supporto agli assetti delle ANSF, sempre meglio organizzati e preparati per provvedere in proprio all’assolvimento dello specifico compito.

Dall’inizio del proprio mandato a oggi, il personale del Genio ha svolto sei corsi di C-IED e un corso sull’utilizzo delle macchine movimento terra, formando 584 tra militari e poliziotti delle ANSF. Inoltre i militari della Task Force Genio hanno provveduto alla bonifica di 163 ordigni esplosivi e di 11 IED ritrovati lungo le arterie stradali della propria area di responsabilità.

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Fonte: RC-W ISAF

Foto: RC-W ISAF

Afghanistan, RC-W ISAF, Herat: l’esercito afgano acquisisce nuove capacità anti IED con gli advisor italiani del MAT

Si è conclusa nei giorni scorsi una serie di corsi professionali che ha visto la partecipazione di numerosi militari del genio inquadrati nel 207° Corpo d’armata dell’Esercito nazionale afgano.

I corsi sono stati incentrati sul contrasto agli ordigni esplosivi rudimentali (IED) e si sono svolti con l’assistenza dei militari italiani del genio inquadrati nel Military Advisor Team (MAT), l’unità su base 132° reggimento carri di Cordenons, Pordenone, che segue l’evoluzione dei reparti afgani nella regione occidentale dell’Afghanistan, area di responsabilità italiana del Regional Command-West (RC-W) di ISAF, da domenica scorsa su base brigata alpina Julia al comando del generale Ignazio Gamba.

Gli allievi, divisi in due gruppi, hanno seguito un corso di quattro settimane che li ha specializzati rispettivamente nell’identificazione e nella disattivazione dei temibili ordigni esplosivi improvvisati (IED) e come operatori per macchine speciali del genio. Questi ultimi verranno all’occorrenza impiegati nel ripristino della viabilità in caso di esplosioni di ordigni piazzati lungo le strade, oltre che nel sostegno alla realizzazione di opere pubbliche.

Recentemente il MAT, comandato dal colonnello Mario Nicola Greco, ha facilitato numerosi moduli di training, tra i quali figura innanzitutto la formazione degli addestratori afgani secondo l’approccio train the trainer. Allo stesso modo sono stati impartiti corsi di informatica, evacuazione medica, topografia, lingua inglese, comunicazioni radio, combattimento nei centri abitati, gestione integrata della logistica e del personale.

L’obiettivo ultimo è quello di accrescere gradualmente le capacità complessive delle forze di sicurezza afgane, che nella regione occidentale hanno raggiunto la soglia delle 30mila unità e hanno acquisito la leadership sulla sicurezza in oltre il 70% del territorio nell’ambito del processo di transizione, destinato a concludersi alla fine del 2014.

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Il TOA dell’RC-W ISAF dalla brigata alpina Taurinense alla Julia

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Fonte: RC-W ISAF

Foto: RC-W ISAF

Afghanistan, RC-W ISAF Herat: la Task Force Genio valida i team EOD del 207° Corpo dell’Esercito Afgano

La Task Force Genio italiana di stanza a Herat, operativa nell’ambito del Regional Command-West (RC-W) ISAF su base brigata Taurinense al comando del generale Dario Ranieri, ha appena validato i team del 207° Corpo dell’Esercito Afgano specializzati nella neutralizzazione degli ordigni esplosivi rudimentali e dei residuati bellici.

I team, validati in collaborazione con i Military Advisor Team italiani e una Task Force statunitense, sono denominati EOD (Explosive Ordnance Disposal) e verranno ora assegnati alle unità del genio locali che operano nella regione occidentale dell’Afghanistan, con il sostegno delle forze del’RC-W.

L’addestramento dei team EOD afgani è cruciale in un paese dove, secondo statistiche delle Nazioni Unite, nel 2012 si sono verificate 782 esplosioni di ordigni rudimentali che hanno provocato la morte di 868 persone e il ferimento di altre 1.663, in massima parte civili. Il trend risulta tuttavia in diminuzione del 12% rispetto all’anno prima, anche grazie al potenziamento delle capacità di contrasto alle trappole esplosive da parte dell’Esercito Afgano, che nella regione occidentale ha neutralizzato oltre 600 ordigni negli ultimi dodici mesi, e alle campagne di informazione svolte dalle forze di sicurezza afgane con l’ausilio del 28° reggimento comunicazioni operative di Pesaro.

I team validati, costituiti da militari specializzati e dotati di equipaggiamento di ultima generazione, vanno ad aggiungersi ai sette già in attività nella regione e verranno presto raggiunti da ulteriori cinque team, per un totale di 19, destinati a operare in modo indipendente o con analoghi assetti italiani.

Il percorso formativo degli operatori afgani prevede un primo periodo di addestramento alla Scuola del Genio di Mazar-e-Sharif al termine del quale gli allievi artificieri vengono assegnati ai diversi Corpi dell’Esercito Afgano per le fasi di pre-validazione e di validazione conclusiva.

A questa seconda fase partecipano i genieri del 32° reggimento guastatori della Taurinense di stanza a Torino, comandato dal colonnello Ovidio Esposito, che, oltre a validare i team IEDD, nei mesi scorsi ha contribuito insieme al Military Advisor Team alla formazione di 80 istruttori responsabili, a loro volta, di corsi di base sugli ordigni esplosivi rudimentali in favore di oltre 400 colleghi, secondo il concetto train the trainer.

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Fonte: RC-W ISAF

Foto: RC-W ISAF

EUTM Somalia, la pace avanza nonostante al-Shabaab e crisi umanitaria

By Sara Boscolo Marchi

Nel Corno d’Africa comincia a riaffiorare la speranza. Gli sforzi internazionali e la collaborazione dei vicini stati africani hanno recentemente portato a una svolta nella guerra civile e il sogno di una Somalia più stabile e sicura comincia a prendere forma.

Il primo agosto scorso l’Assemblea Costituente Nazionale (NCA) ha finalmente approvato il nuovo testo costituzionale con 621 voti favorevoli, 13 contrari e 11 astensioni, ovvero il 96% delle preferenze. Durante questa giornata storica non sono mancati i momenti di tensione: poco prima dell’apertura della sessione due attentati suicidi hanno avuto luogo davanti alla sede dell’Assemblea, entrambi rivendicati da Al-Shabaab, il gruppo fondamentalista islamico nato nel 2006 nell’aerea del Corno d’Africa.

Mentre il processo di pace avanza, il conflitto civile continua. La Somalia da almeno dieci anni non ha un governo centrale in grado di controllarne il territorio e si ritrova in balìa dell’anarchia. Dalla fuga di Siad Barre nel 1991, ultimo presidente di una Somalia unita, le lotte interne tra signori della guerra e milizie legate ai maggiori clan hanno lacerato il paese e alcune zone si sono autoproclamate indipendenti (Somaliland, Puntland, Galmudug, Maakhir). A poco sono valsi gli sforzi delle missioni di pace inviate dall’Onu negli anni Novanta (UNOSOM I e II) e nemmeno le trattative con le parti interessate sono riuscite a evitare il proliferare di gruppi armati irregolari nel Corno d’Africa.

Dal 2004 è stato costituito il Governo Federale di Transizione somalo (TFG), istituzione riconosciuta dalla comunità internazionale, ma piuttosto debole, che fino a oggi non è riuscito mai a ottenere la legittimità e il potere politico che si aspettava. Nel 2006, infatti, le forze antagoniste al governo provvisorio si sono organizzate nell’Unione delle Corti Islamiche (UIC) e si sono stabilite nella parte centro-meridionale del paese, arrivando a controllare addirittura Mogadishu.

Il degenerare della crisi umanitaria, con migliaia di profughi somali diretti in Kenya, Etiopia, e Yemen, hanno convinto Addis Abeba a inviare delle forze a sostegno del TFG, per aiutarlo a ristabilire l’ordine interno al paese.

Le condizioni in cui si trova la popolazione hanno suscitato l’attenzione della comunità internazionale, che il 26 maggio 2009 ha approvato al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite la risoluzione 1872, sollecitando le potenze occidentali e regionali a offrire assistenza tecnica per la formazione e l’equipaggiamento delle forze di sicurezza somale.

In tale contesto, il 31 marzo 2010 il Consiglio dell’Unione Europea decide di avviare una missione militare volta a contribuire alla formazione delle forze di sicurezza somale e il 7 aprile ha inizio EUTM Somalia.

La missione europea EUTM Somalia s’inserisce in una sinergia di sforzi internazionali (Nazioni Unite, Stati Uniti, Unione Europea e Unione Africana) volti a fornire un supporto pratico e a trasferire il know-how necessario al Governo Federale di Transizione per raggiungere e mantenere la stabilità e la sicurezza in Somalia e, di conseguenza, nell’area del Corno d’Africa.

Sul campo opera già dal 2007 la missione di Peacekeeping dei Caschi Verdi dell’Unione Africana, AMISOM – African Mission to Somalia. Con una forza di 9.500 uomini, di cui 5.000 dall’Uganda e poi da Gibuti e Burundi, finora è riuscita ad ottenere ottimi risultati, liberando addirittura Mogadishu dai miliziani di Al Shabaab.

L’European Union Training Mission (EUTM) Somalia coinvolge i 27 stati membri dell’UE. In particolare 12 stati, tra cui l’Italia, contribuiscono inviando direttamente i loro soldati. Tutte le azioni intraprese e i relativi report vengono analizzati attentamente a Bruxelles dai rappresentanti militari degli stati europei interessati e il Comandante della missione, il colonnello Micheal Beary, intrattiene frequenti incontri con il Comitato di Politica e Sicurezza, i vertici e i Ministri della Difesa europei per continui aggiornamenti.

EUTM Somalia va a completare il quadro europeo delle altre missioni PESC attualmente in corso in Africa centro orientale, quali EU NAVFOR Somalia – Operation Atlanta contro la pirateria (presente dal 2008) e la recentissima EUCAP NESTOR (inaugurata da una decisione del Consiglio il 16 luglio 2012) finalizzata a favorire lo sviluppo di una forza marittima autonoma nei paesi del Corno d’Africa affacciati sull’Oceano Indiano, per renderli in grado di contrastare la pirateria e difendere le proprie acque territoriali.

Il programma di EUTM Somalia si svolge necessariamente in collaborazione con gli altri attori internazionali operanti in loco per assicurarsi che le diverse strategie perseguano lo stesso obiettivo di rendere stabile e sicuro il Corno d’Africa. Fin da subito l’esercito ugandese (UPDF) ha messo a disposizione di EUTM Somalia l’accampamento di Bihanga, a sei ore di auto da Kampala, quartier generale della missione.

Alle difficoltà logistiche e infrastrutturali con cui i nostri connazionali hanno dovuto inizialmente confrontarsi al Bihanga Camp, si è aggiunto il bassissimo livello d’alfabetizzazione dei soldati somali giunti per l’addestramento (80% di analfabeti). Questo aspetto, unito al radicato senso di appartenenza clanica dei giovani trainees, hanno probabilmente complicato lo svolgimento della missione guidata dal colonnello Micheal Beary, ma non ne hanno certamente pregiudicato l’efficacia. Le finalità specifiche di EUTM Somalia, infatti, consistono nel trasferire competenze militari adeguate agli attori locali attraverso circa 6 mesi d’addestramento e nell’assistere l’esercito del governo somalo di transizione affinché sviluppi la propria capacità difensiva, essenziale per una maggiore stabilità del paese.

Le reclute somale (anche donne) sono sottoposte a ben due visite mediche per accertare che non vengano addestrati minori o persone fisicamente non idonee. I soggetti selezionati vengono educati all’uso delle armi e al riconoscimento degli ordigni inesplosi, delle mine e dei temibili IED (ordigni esplosivi improvvisati). I soldati europei impartiscono loro anche nozioni di primo soccorso e procedure radio, ma, al di là degli aspetti prettamente militari, durante tutto il percorso dell’addestramento si cerca di sensibilizzare le giovani reclute all’importanza del rispetto dei diritti umani, al rispetto delle differenze di genere, al rispetto della legge e della disciplina.

La parte finale del training è dedicata a esercitazioni che hanno l’intento di creare  quell’amalgama necessaria all’efficienza di unità militare che prescinda dalla provenienza clanica dei suoi appartenenti. L’obiettivo di EUTM Somalia, infatti, non è solo quello di addestrare i soldati all’uso delle armi, ma di formare dei militari che abbiano a cuore la difesa dei civili e che siano motivati a lottare per la Patria Somalia, spinti dalla lealtà nei confronti del loro governo e non più del loro clan.

Coerentemente con gli obiettivi di EUTM Somalia, tra le reclute vengono scelti dei comandanti di compagnia e di plotone, vengono formati degli specialisti e individuati dei futuri possibili addestratori. Questo programma, denominato train the trainers (TTT) ha lo scopo di preparare dei quadri che possano assumere direttamente dei ruoli di responsabilità all’interno della missione AMISOM e siano in grado di addestrare altri soldati autonomamente, in maniera tale da permettere una diffusione esponenziale degli insegnamenti appresi grazie a EUTM Somalia.

La condizione imprescindibile per una rinascita della Somalia come nazione è ristabilirne la sicurezza. L’Unione Europea attraverso le sue missioni EUTM, EUNAVFOR – Atlanta e EUCAP NESTOR cerca di fornire alla Somalia una forza militare credibile e leale, che riesca a contrastare insieme ad AMISOM i disordini, le milizie e la penetrazione del fondamentalismo islamico nel Corno d’Africa. Allo stesso tempo, però, gli interventi europei si concentrano per migliorare le condizioni del settore politico, economico e umanitario, al fine di rafforzare la consapevolezza nazionale di questo popolo.

Sconvolta da vent’anni di dittatura e dieci di anarchia e guerra civile, la Somalia sta finora rispettando gli obiettivi che il Governo di Transizione Federale si è prefissato nel National Security and Stabilization Plan (NSSP) per il quinquennio 2011-2014: dopo otto anni la fase di transizione sembra pertanto essersi conclusa con l’elezione ad opera del Parlamento Federale (formato solo il 20 agosto u.s.) di un nuovo presidente della Somalia: Hassan Sheikh Mohamoud.

Al neoeletto presidente si pongono davanti le sfide  della nuova Costituzione, approvata ma ancora da applicare nei fatti. Rimane in sospeso l’inclusione dei clan minoritari, che in Al-Shabaab hanno trovato occasione di contare qualcosa, e la soluzione per evitare un probabile cambio di strategia che sfocerebbe in una feroce insurgency.

La condizione fondamentale, ma non sufficiente purtroppo, è ancora una volta la sicurezza dei cittadini, i loro diritti e le loro libertà fondamentali. L’Unione Europea continua ad assicurare il suo supporto alla popolazione della Somalia, mediante uno sforzo, non puramente finanziario, coordinato e congiunto con altri importanti attori internazionali di cui EUTM può dirsi orgogliosamente parte.

Sara Boscolo Marchi

Foto: Cap Vincenzo Schettini

Al via l’addestramento dei piloti della “giovane Aeronautica Militare Afgana”, con il contributo dei colleghi dell’Aeronautica Italiana della NTM-A

E’ iniziato ufficialmente ieri 13 dicembre, a Shindand, nell’Afghanistan occidentale, l’addestramento dei piloti dell’Aeronautica Militare Afgana, fa sapere un comunicato del Regional Command West di ISAF.

L’evento, salutato dal generale Wahab, Capo di stato maggiore dell’Afghan Air Force, come inizio ufficiale dell’”addestramento dei piloti della giovane Aeronautica Afgana”, è stato celebrato con una cerimonia alla presenza del generale Shahzada, Comandante del 207th Corp, del generale Mohammad Baqi, Comandante dell’Aeroporto militare di Shindand e dell’ingegner Bahadori, parlamentare di Herat.

Il comandante dell’838th AEAG (Air Expeditionary Advisory Group), colonnello J.J. Hokay, ha sottolineato che “a Shindand, sono stati fatti passi da gigante: negli  ultimi mesi si e’ passati da 300 a 700 uomini, e dal solo (elicottero, ndr) Mi-17 a ben quattro linee addestrative differenti”.

Un’evoluzione su tutta la linea, quindi, sia in termini di uomini che di mezzi, a conferma di un progresso continuo grazie anche al contributo dell’Aeronautica Militare Italiana, presente a Shindand con i suoi Advisors (ASAAT – Airbase Support Air Advisory Team, e Mi17AAT – Air Advisory Team).

I due Team, comandati dal colonnello pilota Luigi Casali, svolgono attività di addestramento al personale afgano appartenente alle diverse articolazioni dello Stormo e ai futuri piloti ed equipaggi assegnati all’elicottero Mi-17.

Lo stesso colonnello Casali ha evidenziato come  nel corso dell’ultimo anno il personale dell’Aeronautica Afgana di base a Shindand abbia fatto un progresso notevole nel processo verso la completa autonomia. Questo per merito del concetto di “train the trainer”, che oggi, fa sapere il comunicato, e’ una realtà in diverse articolazioni dello stormo.

La missione dell’ASAAT/Mi17AAT, iniziata il 2 novembre 2010 e condotta da circa trenta tra ufficiali e sottufficiali dell’Aeronautica Militare Italiana, si inserisce all’interno della Nato Training Mission-Afghanistan (NTM-A), sensibilizzando e incoraggiando il personale dell’Aeronautica Afgana al raggiungimento della completa autonomia nel settore dell’addestramento al volo.

La cerimonia si e’ conclusa con un sorvolo dei velivoli delle diverse linee attualmente presenti sulla base di Shindand e destinati ad addestrare i futuri piloti ad ala fissa e ala rotante della “giovane Aeronautica Afgana” (C-182T, C-208B, MD-530, e Mi-17).

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Fonte: RC-W ISAF

Foto: U.S. Navy photo by Mass Communications Specialist 2nd Class Vladimir Potapenko; RC-W ISAF.