Dic 13, 2012
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Bisturi o mannaia? Ecco cosa servirebbe per l’Esercito del 2020 (III Parte)

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By Giuliano da Frè

segue dalla I e II Parte

Riorganizzazione logistica

Partiamo dal basso. I tagli prevedono che si passi dalle attuali 11 brigate di manovra a 9 entro il 2014. In realtà si potrebbe anche pensare a una struttura su 8 brigate, soprattutto se in capo al COI interforze andassero due brigate: quella che si vorrebbe costituire per inquadrare i reparti delle forze speciali, e una brigata anfibia che metta finalmente assieme gli assetti della Marina e quelli dell’Esercito, ossia i Lagunari oggi alle dipendenze della Brigata di cavalleria blindata Pozzuolo del Friuli.

Quest’ultima è una delle grandi unità di manovra per le quali si ipotizza la disattivazione; ma solo per quanto riguarda le componenti comando e supporti, poiché i tre reggimenti di cavalleria blindata, l’artiglieria e il genio guastatori andrebbero a rafforzare altre brigate. In effetti una delle possibili svolte che i tagli potrebbero provocare nella struttura operativa dell’EI è proprio questa: la nascita di “super-brigate” rafforzate con alcuni reparti recuperati dallo scioglimento di due (ma sarebbe meglio fossero tre) comandi di brigata. Tanto per intenderci, i reggimenti di cavalleria blindata potrebbero essere destinati alle brigate alpina Julia e paracadutisti Folgore (che riavrà anche un reggimento d’artiglieria), mentre era già previsto un rafforzamento di questo genere per la Brigata meccanizzata Sassari.

Per le altre brigate da sciogliere, si fanno diverse ipotesi. Quella che vorrebbe veder cadere la mannaia sulla brigata corazzata Ariete appare quanto mai improvvida: assieme alla Brigata bersaglieri (meccanizzata) Garibaldi, l’Ariete è l’unica unità pesante che rimarrà all’Esercito dopo la creazione delle nuove brigate medie; non si capirebbe d’altronde che fine potrebbero fare i suoi tre reggimenti carri: affidarli alle future brigate blindate di fanteria Pinerolo, Sassari e Aosta? Ma queste non dovrebbero essere per l’appunto unità medie, con un parco mezzi tutto ruotato? A meno che ai carri Ariete non spuntino le ruote, sembra un’ipotesi quanto mai peregrina …

Meglio allora riconoscere che nell’odierno contesto strategico e dottrinale difficilmente l’Esercito Italiano sarà chiamato a combattere un conflitto in cui sia necessario impiegare il “pugno” rappresentato da una grande unità carri, e passare quindi alla creazione di due grandi brigate meccanizzate (Ariete e Garibaldi) gemelle, ognuna su due reggimenti carri – quelli tuttora esistenti, a parte il 1° Reggimento corazzato di Capo Teulada, un’unità che lo stesso Esercito definisce “atipica”, con funzioni di presidio e addestrative -, artiglieria, genio, supporti, e due – o magari tre – reggimenti meccanizzati per brigata, affiancando ai tre reggimenti bersaglieri oggi esistenti – uno nella Ariete e due con la Garibaldi – altre pedine di fanteria da ottenere da brigate di prossimo scioglimento.

Una di queste sarà quasi certamente la Granatieri di Sardegna, che già oggi dispone di un solo reggimento di fanteria (che però potrebbe restare a disposizione del Comando della Capitale per ragioni di rappresentanza; e anche per non cancellare una trisecolare tradizione). Resta quindi la possibilità di recuperare reparti di fanteria da una delle due brigate alpine: in effetti se si decidesse di portare a otto “super-brigate” l’organico di manovra dell’EI, occorrerà sacrificare una delle due brigate alpine, recuperando dal suo scioglimento non solo reparti destinati a rafforzare l’unità superstite (che potrebbe disporre anche di un reggimento di cavalleria blindata), ma unità di fanteria che andrebbero a potenziare – magari affiancando alle piume dei bersaglieri le penne nere degli alpini “riconfigurati” per l’impiego meccanizzato – la Garibaldi e l’Ariete trasformate in brigate gemelle pesanti.

La creazione di queste 8 “super-brigate” andrebbe poi completata riorganizzando alla radice il sistema delle basi: ossia eliminando l’antico costume che vede reggimenti e battaglioni dell’Esercito sparpagliati per ogni dove, creando invece delle vere e proprie “cittadelle” militari centralizzate almeno per ogni brigata; una trasformazione che porterebbe enormi benefici logistici e addestrativi, e che potrebbe trovare copertura economica attraverso la dismissione di infrastrutture e aree militari non più utilizzate.

Ovviamente, che si arrivi ad avere 8 (come sarebbe meglio) o 9 brigate (come probabilmente sarà), è chiaro che l’attuale organizzazione operativa di vertice, con i suoi cinque comandi di corpo d’armata e tre di divisione diverrebbe un’eccentrica e costosa curiosità.

La soluzione anche qui deve essere drastica: scioglimento dei comandi “a tre stelle” delle Truppe Alpine e del 1° e 2° COMFOD, a favore di un unico comando operativo delle forze di terra (sulla base dell’esistente COMFOTER), da cui far dipendere l’NRDC-ITA quale comando proiettabile, e il COMSUP, che potrebbe inglobare anche il CoTIE, mentre per l’AVES si potrebbe pensare a una particolare soluzione “aeromobile”; un contenitore unico a livello divisionale (sostituendo l’attuale Comando AVES a “tre stelle”) in cui far confluire l’attuale Brigata Aviazione dell’Esercito, e le brigate Friuli e Folgore (che con l’acquisto di un reggimento di cavalleria blindata e il ritorno dell’artiglieria avrebbe una struttura organica simile a quella della Friuli), più i reggimenti AVES di sostegno. Eventualmente, all’interno sia del COMFOTER che dell’NRDC-ITA si potrebbe ricavare un comando divisionale (magari anch’esso tarato sulle caratteristiche delle brigate superstiti, pesanti e medie) attivabile in caso di necessità, meglio se affidato con un “doppio cappello” al vice-comandante di questi due alti comandi.

Questa naturalmente è solo una rapida sequela di ipotesi e ragionamenti elaborata da chi scrive queste righe: perché tra il … dire e il tagliare si apre l’abisso delle tradizioni che verrebbero amputate, delle professionalità che si perderebbero, delle negative ricadute motivazionali, del venir meno delle anche giuste ambizioni che da sempre, se ben orientate, sono il sale di una efficiente Forza Armata.

Tuttavia è evidente che se dovessero prevalere come in passato logiche di compromesso, di poltrone o di campanile, ad esempio facendo convivere 8 o 9 comandi di brigata (e decine di reparti sparsi sul territorio) con altrettanti comandi di corpo d’armata e di divisione, il danno sarebbe enorme. L’era dei tagli e della spending review può e deve essere per l’Esercito Italiano un’occasione di crescita, e non un passaggio sotto le “forche caudine”.

Giuliano da Frè

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Forze Armate