Esercito Italiano

AVES: conclusa la Kinetik 2019 in vista dell’impiego in Iraq e Afghanistan

Si è conclusa il 23 marzo scorso, presso il 7° reggimento Aviazione dell’Esercito (AVES) Vega, l’esercitazione Kinetic I/2019, ciclo di addestramento continuativo della durata di quattro settimane, diretta dal Comandante del 7° Reggimento AVES Vega col Marco Poddi, ha fatto sapere con un comunicato stampa di sabato la stessa AVES.

Condotta al fine di garantire un primo momento di amalgama e verificare lo stato di approntamento del personale di prossimo impiego nei teatri operativi iracheno e afgano, l’esercitazione si è sviluppata attraverso la condotta di una serie di missioni di volo in ambiente diurno e notturno, senza preavviso e con presenza di OPFOR (Opposing Forces), di complessità variabile e caratterizzate dall’integrazione sinergica delle specifiche capacità  delle unità di volo e della fanteria aeromobile, alle dipendenze della Brigata Friuli.

L’alto livello di addestramento e conoscenza dottrinale e procedurale dimostrata dai Reparti impegnati durante l’esercitazione, si legge dal comunicato, è stato verificato anche dal Comandante della Divisione Friuli, Generale di Divisione Carlo Lamanna, giunto sul luogo dell’esercitazione nella giornata di mercoledì 13 marzo.

In particolare, si apprende, gli equipaggi del 7° Vega, insieme a un plotone del 66° reggimento Fanteria Aeromobile Trieste, hanno condotto e pianificato missioni di recupero di personale ferito – MEDEVAC (Medical Evacuation)/ NEO (Noncombatant Evacuation Operation) o rimasto isolato – ISOP (Isolated Personnel) in ambiente non permissivo, oltre a missioni di esplorazione e sorveglianza dell’area d’impiego, esprimendo la spiccata interoperabilità e standardizzazione procedurale esistente tra tutte le componenti di fanteria, attacco (AH 129) e trasporto tattico (NH 90) tipiche delle unità dell’Aviazione dell’Esercito.

Fonte e foto: 7° rgt AVES Vega

Esercito, Savoia Cavalleria (3°): Il Ten Col MOVM Paglia incontra i Cavalieri Paracadutisti

Nella mattinata di ieri, 21 marzo, “il reggimento Savoia Cavalleria (3°) ha avuto l’onore di innalzare il Tricolore insieme alla Medaglia d’Oro al Valor Militare, Ten. Col. Gianfranco Paglia, ha fatto sapere con un comunicato stampa lo stesso Reggimento.

I Cavalieri paracadutisti hanno voluto condividere questa particolare occasione con la città di Grosseto, ospitando il primo cittadino, Antonfrancesco Vivarelli Colonna, e un folto gruppo di studenti.

Il 104° Comandante, Colonnello Ermanno Lustrino, ha così potuto impartire i canonici ordini per l’alzabandiera di fronte all’inusuale schieramento che ha intonato l’inno sulle note della banda della Brigata paracadutisti Folgore.

Momenti di riflessione, passione e orgoglio per chi serve e ha servito in armi il Paese si sono poi susseguiti, ricordando le motivazioni delle onorificenze concesse al ten col Paglia e al sottotenente Mauro De Luca, Medaglia di Bronzo al Valor militare per un triste evento occorso in Kosovo nel 2000, attualmente Ufficiale del Ruolo d’Onore e sempre una sciabola di Savoia Cavalleria.

Le parole del Sindaco di Grosseto, ex Ufficiale di Cavalleria, hanno sottolineato lo splendido momento e l’abbraccio delle istituzioni locali ai propri concittadini in uniforme, agli studenti una sentita esortazione, conclude il comunicato: “Tutti loro devono essere per voi un esempio di tutto questo: di dedizione, di rispetto, di responsabilità, di impegno. Seguite il loro esempio e l’Italia sarà degna del valore che ha sempre avuto”. 

Fonte e foto: Reggimento Savoia Cavalleria (3°)

MNCG: il Ministro on Trenta in visita in occasione della NATO Double River 2019

Il Ministro della Difesa, on Elisabetta Trenta, si è recata in visita ieri, 20 marzo, a Motta di Livenza (Treviso) per la presentazione dell’esercitazione NATO Double River 2019, attività addestrativa organizzata dal Multinational CIMIC Group (MNCG), si apprende dallo stesso Comando.

“Il Multinational CIMIC Group rappresenta l’unico polo di formazione per la funzione CIMIC [Civil-Military Cooperation] in ambito Difesa, e se oggi è diventato un vero e proprio punto di riferimento in ambito nazionale e NATO lo si deve all’altissima competenza e alla professionalità del personale che vi opera”, ha dichiarato il Ministro incontrando il personale del Multinational CIMIC Group.

Il Ministro ha assistito alla presentazione dell’esercitazione Double River 2019 a cui partecipano nella caserma Mario Fiore, fino al prossimo 22 marzo, specialisti, esperti e mentor provenienti da diversi Paesi e Comandi Europei NATO e degli Stati Uniti.

Nel salutare i contingenti internazionali di Italia, Grecia, Portogallo, Romania, Slovenia e Ungheria, il Ministro si è soffermata sull’importanza dell’attività CIMIC (Cooperazione Civile Militare).

“Abbandonata l’immagine che associava l’attività CIMIC principalmente alla fase post-conflittuale e più precisamente a quella di Stability and Reconstruction, oggi infatti risulta sempre più importante facilitare, promuovere e mantenere il miglior livello di collaborazione tra la componente militare e tutti i non-military actor, si legge dal comunicato.

“Oggi – ha infatti affermato il Ministro della Difesa – sappiamo che è necessario interagire con tutti gli attori civili coinvolti nel conflitto, dalle autorità locali alle organizzazioni internazionali, dalle organizzazioni governative e non governative ai media, per disporre del miglior livello possibile di conoscenza e per una valutazione costante dell’ambiente socio-culturale in cui si opera”.

Nel suo intervento il Ministro ha ricordato i risultati ottenuti in questi anni in diversi teatri, tra i quali Kosovo, Libano, Somalia, Gibuti, Afghanistan e anche nell’ambito della missione europea EUNAVFORMED.

Guardando alle sfide future della NATO, che quest’anno celebra i 70 anni dalla sua fondazione, la titolare del Dicastero ha dichiarato: “La NATO di domani dovrà essere capace di operare sull’intero spettro delle possibili minacce, quale che sia la loro natura o il quadrante geografico di provenienza”.

“L’Italia – ha aggiunto – sostiene con forza, in ambito alleato, la necessità di una NATO capace di guardare e intervenire per fronteggiare tutta la gamma dei rischi e per tutelare direttamente e indirettamente gli interessi prioritari nazionali. Anche per questo, abbiamo spinto per fare del Comando NATO di Napoli un hub per le attività nella regione mediterranea”.

Il Ministro ha quindi seguito alcune fasi dell’esercitazione Double River 2019: “mi ha immerso in una realtà da cui traspare una eccezionale capacità di interpretare e di trovare soluzioni alle nuove sfide con le quali saremo costretti a confrontarci in futuro nella conduzione di operazioni militari”.

Successivamente ha incontrato il personale italiano del Multinational CIMIC Group: “Se oggi è diventato un vero e proprio centro di eccellenza e punto di riferimento in ambito nazionale e NATO lo si deve all’altissima competenza e alla professionalità del personale che vi opera. Oggi voglio ringraziarvi perché il vostro lavoro rappresenta qualcosa di unico nel panorama della Difesa”.

Il Multinational CIMIC Group è un reparto multinazionale della NATO a guida italiana, in grado di ricercare, addestrare e proiettare unità di specialisti nel soccorso e nella ricostruzione di aree sconvolte da conflitti.

CIMIC è l’acronimo che indica la CIvil MIlitary Cooperation, una funzione operativa che presiede all’interazione tra le forze militari e le componenti civili presenti nelle aree di crisi. Costituisce il braccio operativo del Supreme Headquarters Allied Powers in Europe di Mons, Belgio, per la conduzione di operazioni joint e combined nel delicato settore della cooperazione civile e militare. Rappresenta, inoltre, un importantissimo polo di formazione per la funzione CIMIC, l’unico in Italia, di cui si avvalgono anche i nostri alleati.

Fonte e foto: MNCG

COMLOG: il gen Figliuolo in Lombardia al 3° CERIMANT, al Centro Ospedaliero Militare e al Deposito munizioni ed esplosivi

“Il Comandante Logistico dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Francesco Paolo Figliuolo, ha concluso nei giorni scorsi due giornate di visita in Lombardia recandosi presso il 3° Centro Rifornimenti e Mantenimento (CERIMANT) e il Centro Ospedaliero Militare a Milano e presso il Deposito munizioni ed esplosivi di Remondò (PV), ha fatto sapere ieri il Comando Logistico dell’Esercito (COMLOG).

Il primo giorno l’Alto Ufficiale è stato ricevuto presso la caserma Arturo Mercanti, sede del 3° CERIMANT di Milano, dal Direttore del Centro, Colonnello Roberto Cernuzzi che, dopo la resa degli onori, ha illustrato con un briefing i variegati compiti istituzionali dell’Ente.

Il Comandante Logistico ha visitato l’infrastruttura soffermandosi in particolar modo sulle attività relative all’immagazzinamento del materiale d’armamento leggero di nuova introduzione in Forza Armata e alla ricezione delle armi e materiali costituenti ex corpo di reato che i vari organi di polizia consegnano al 3°CERIMANT per la successiva distruzione o custodia giudiziaria.

Il gen Figliuolo ha proseguito la sua vista presso il dipendente Deposito munizioni ed esplosivi di Remondò di Mortara, in provincia di Pavia, dove è stato ricevuto dal Comandante dell’Ente, Tenente Colonnello Paolo Monti.

Il secondo giorno il Comandante Logistico si è recato in visita presso il Centro Ospedaliero Militare di Milano dove è stato ricevuto dal Direttore, Brigadier Generale Corrado Maria Durante, che, dopo la resa degli onori, ha illustrato le attività e l’organizzazione dell’Ente nel corso di un briefing a cui hanno partecipato i responsabili delle aree sanitaria, amministrativa e logistica-infrastrutturale sia del Comando Logistico sia dell’Ente.

“In tutte le visite – conclude il COMLOG – il Comandante Logistico ha incontrato il personale militare e civile, rivolgendo parole di ringraziamento e plauso per l’impegno e la dedizione professionale finora mostrati e d’incitamento affinché tutti continuino a operare con determinazione ed energia per l’ottimale assolvimento dei compiti istituzionali”.

Fonte e foto: COMLOG Esercito

 

La Brigata Ariete farà la manutenzione delle armi custodite al Museo della Battaglia di Vittorio Veneto, firmata intesa tra Esercito e Comune

“Con la formale sottoscrizione del protocollo d’intesa tra il Comune di Vittorio Veneto e l’Esercito Italiano, avvenuta oggi [ieri, 19 marzo] nell’Aula Civica del Museo della Battaglia, è stata sancita una collaborazione che consentirà di intervenire sul ricco patrimonio storico custodito presso l’Istituto”, ha fatto sapere con un comunicato stampa di ieri la Brigata Ariete.

Si tratta di oltre 910 armi, da fuoco e bianche, della Prima Guerra Mondiale che, conservate presso una tra le maggiori raccolte museali della Grande Guerra del nostro Paese, avevano impellente necessità di manutenzione e piccole riparazioni per riconsegnare loro il pieno valore tecnico-storico e culturale”, si apprende.

Il Sindaco di Vittorio Veneto, Roberto Tonon, ha espresso grande soddisfazione “per un accordo che mette la riconosciuta professionalità degli uomini del nostro Esercito al servizio dei musei cittadini, vedendoli impegnati in un programma di manutenzione che non ha precedenti”.

La firma di questo protocollo, sottolinea l’Assessore Barbara De Nardi, “conferma una volta di più gli ottimi rapporti che si sono consolidati tra l’Esercito e l’Amministrazione di Vittorio Veneto durante le commemorazioni del Centenario recentemente conclusesi”.  

L’Esercito Italiano era rappresentato dal Generale Enrico Barduani, Comandante della 132^ Brigata corazzata Ariete delegata all’effettuazione dei lavori sulle armi esposte presso il museo, il quale ha voluto sottolineare come “quest’intervento, unico in ambito nazionale per portata e dimensioni, si inquadra in quell’alveo di impieghi dual use dell’Esercito, cioè della messa a disposizione della collettività nazionale di capacità, di mezzi e di materiali concepiti, in realtà, per soddisfare esigenze squisitamente militari”.

I lavori saranno compiuti da un team di personale specializzato, tratto dai reggimenti dipendenti della Brigata Ariete, che unisce, alla specifica professionalità, una conoscenza e una passione personale per le armi storiche, spiega la stessa Brigata.

È stato preventivato un intervento della durata complessiva di circa 500 ore lavorative che saranno sviluppate nell’arco di 7/8 settimane, al fine di consentire comunque la piena fruibilità, da parte del pubblico, dell’esposizione museale.

Tutte le fasi delle lavorazioni verranno debitamente documentate con immagini e fotografie, al fine di consegnare alla direzione del Museo un repertorio degli interventi manutentivi effettuati.

“Questo materiale visivo potrebbe così acquisire, nel tempo, un interesse specifico per divenire, un domani, esso stesso oggetto di esposizione per testimoniare il tipo e la portata del lavoro operato”, conclude il comunicato.

Fonte e foto: Brigata Ariete

Scuola di Applicazione: rinnovata la convenzione con la Fondazione Cavour, si consolida la collaborazione

È stato firmato ieri mattina, 18 novembre, a Palazzo Arsenale a Torino, il rinnovo della convenzione tra il Comando per la Formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito e la Fondazione Camillo Cavour di Torino, ha fatto sapere con un comunicato stampa la stessa Scuola.

L’accordo, sottoscritto dal Comandante dell’Istituto, Gen.D. Salvatore Cuoci, e dal Presidente della Fondazione, Nerio Nesi, prevede il “consolidamento della collaborazione tra le due storiche realtà culturali subalpine”.

Visite didattiche, scambio di conoscenze, convegni e seminari sono alcune delle iniziative contemplate nella convenzione, si apprende.

Al centro dell’intesa vi è infatti l’impegno a conservare e divulgare l’eredità culturale e il patrimonio di valori di una delle figure chiave della storia del nostro paese: il documento, infatti, è stato firmato nella sala di Palazzo Arsenale, dedicata proprio al grande statista piemontese.

Cavour fu ufficiale dell’Armata Sarda e ottenne le spalline da luogotenente a soli quindici anni, ricorda il comunicato. Nella sala di Palazzo dell’Arsenale a lui dedicata è custodito lo spadino da allievo ufficiale dello statista.

Nata ufficialmente nel 1957, la Fondazione Cavour ha come scopo la promozione degli “studi cavouriani e le iniziative rivolte ad approfondire la conoscenza dell’opera del Conte Camillo Benso di Cavour” e di mantenere “nella condizione attuale il castello già dei Benso di Cavour, sito in Santena”.

“L’accordo siglato [ieri] mattina pone l’accento sul proficuo inserimento del Comando nel tessuto sociale torinese e più in generale sullo sforzo compiuto dall’Esercito a beneficio della collettività”, conclude il comunicato stampa.

Fonte e foto: Comando per la Formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito

CESIVA: docenti dell’Università di Perugia in visita al Centro Simulazione e Validazione dell’Esercito

Una delegazione di docenti del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Perugia ha fatto visita al Centro Simulazione e Validazione dell’Esercito (CESIVA) di Civitavecchia, ha fatto sapere lo stesso Centro con un comunicato stampa del 14 marzo.

Il Professor Alessandro Campi, coordinatore del corso di laurea magistrale in relazioni internazionali del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Perugia, e la Dottoressa Barbara Faccenda, docente e consulente di politica internazionale e terrorismo internazionale nello stesso ateneo, hanno fatto visita al CESIVA per avviare un confronto tecnico finalizzato all’individuazione di possibili future collaborazioni, si apprende.

Al suo arrivo, la delegazione è stata accolta dal Vice Comandante del CESIVA, Generale di Brigata Manlio Scopigno, e dal Capo Ufficio Programmazione Addestrativa e Coordinamento, Colonnello Flavio Lauri, i quali, dopo un breve “office call”, hanno illustrato i compiti istituzionali del Centro, l’attività di sviluppo e sperimentazione connessa con il programma di simulazione denominato “Forza NEC” (Network Enabled Capability) e le prospettive future.

“Molta l’attenzione e la partecipazione dei docenti – si legge dal comunicato – soprattutto per le attività legate alla rivoluzione tecnologica operata dall’Esercito in sinergia con le aziende leader del settore in merito all’utilizzo di tutte le componenti della simulazione addestrativa, che permettono ai Comandi e alle unità di addestrarsi in ambienti e situazioni ‘virtuali’ talmente verosimili da ricreare, verosimilmente, le stesse condizioni psicologiche e fisiche dei teatri operativi all’estero”.

Al termine del briefing, il Professor Campi e la Dottoressa Faccenda hanno visitato i locali adibiti alle esercitazioni dei posti comando, dove il personale specializzato del Centro ha evidenziato il ruolo primario del CESIVA in ambito Forza Armata in materia di simulazione addestrativa e “virtual training”.

Infine, ampio spazio è stato dedicato ai siti culturali presenti all’interno della Caserma Giorgi.

“La prima tappa del tour – prosegue il comunicato – ha portato la delegazione ad aprire lo scrigno della biblioteca del CESIVA, che custodisce oltre 100.000 volumi tra cui 8 Incunaboli del 1.400, 53 volumi del 1.500 e 271 del 1.600, 48 manoscritti e circa 7.000 settecentini”.

È stata poi la volta del museo storico dove sono custoditi il Sacrario e i documenti di oltre 140 anni di storia; ultima tappa la vista delle cisterne romane.

Fonte e foto: CESIVA

Forze Armate in scala: l’APC M113

By Mithra

Con il modello di questa puntata ritorniamo a parlare di mezzi terrestri. Questa volta parliamo di una vera e propria icona intramontabile: l’M113, ovvero l’Armoured Personnell Carrier (APC) più noto e diffuso del secondo dopoguerra.

Il progetto risale alla fine degli anni ’50, quando, con la crescente meccanizzazione in atto negli eserciti, si presenta l’esigenza di modernizzare i veicoli da trasporto truppa allora in servizio, evolvendo il concetto di un veicolo protetto in grado di trasportare e appoggiare la fanteria, il cui sviluppo era iniziato con la formula dell’half track durante il secondo conflitto mondiale.

Le specifiche tecniche emanate dallo US Army per un veicolo protetto, con prestazioni anfibie senza preparazione, in grado di trasportare una squadra fucilieri, fornendo anche un adeguato supporto di fuoco, diedero come risposta il progetto dell’M113: mezzo completamente cingolato, con scafo realizzato in alluminio balistico, potenziato da un motore a benzina da 6 cilindri a V, con un equipaggio di due/tre uomini e la possibilità di trasportare una squadra di 10 fucilieri equipaggiati.

Dotato di eccezionale mobilità, discrete doti anfibie, di un mix ottimale tra protezione, potenza e capacità di trasporto, l’M113 si è dimostrato un veicolo ottimo, versatile, estremamente affidabile, facile da gestire e da manutenzionare, la cui formula generale ha costituito, peraltro, la base di partenza di quasi ogni APC/AIFV sviluppato successivamente nel campo occidentale.

Adottato dalle nostre Forze Armate inizialmente nella versione a benzina, e successivamente nella versione diesel (M113 A1 costruito su licenza dalla OTO Melara), e definito Veicolo Trasporto Truppe (VTT) nella nomenclatura italiana, il mezzo ha avuto una diffusione estesissima, essendo stato utilizzato praticamente da tutte le Armi e le specialità dell’Esercito in tutte le sue versioni.

La versione di base è stata usata come VTT, carro comando, carro ambulanza, carro osservatorio (una versione di produzione artigianale sviluppate in un paio di esemplari e usata principalmente dalle Divisioni corazzate durante lo svolgimento di esercitazioni sul terreno).

A fianco di questa sono poi state introdotte in servizio numerose varianti sviluppate sulla base del mezzo come l’M106 con mortaio da 107 e da 120 mm, l’M113 Tow con il sistema c/c TOW, l’M577 con scafo rialzato per uso come posto comando, l’M548 trasporto munizioni per artiglieria semovente, e il SIDAM con sistema c/a quadruplo da 25 mm.

L’OTO Melara negli anni ’70, per ovviare al principale punto debole del progetto originario costituito dalla protezione limitata e dalla conseguente impossibilità di fare agire la squadra trasportata dal suo interno senza costringerla all’appiedamento per combattere, sviluppò sullo scafo dell’M113 una evoluzione del mezzo dando vita a un Veicolo da Combattimento Corazzato (VCC) con le sue varianti VCC-1 e VCC-2, che ha prolungato la vita operativa del mezzo sino alla entrata in servizio della nuova linea di AIFV ruotati.

Parliamo ora del modello presentato.

Premesso che esistono in commercio innumerevoli riproduzioni dell’M113 nelle sue infinite varianti, la mia scelta è ricaduta sul modello della Tamiya (M113 U.S. Personnel Carrier – codice di riferimento MM140 anche riportato come 35040|40) in scala 1/35. Il prezzo oscilla intorno ai 25/30 euro.

Anche se il modello è decisamente datato (1974), l’ho preferito perché si tratta di un prodotto estremamente ben fatto (che regge bene il confronto anche con la concorrenza iper-tecnologica del giorno d’oggi), che oltre a catturate perfettamente la fisonomia del mezzo, ha il suo punto di forza nella semplicità costruttiva e nella flessibilità a essere trasformato in qualsiasi versione si voglia, sia usufruendo delle enorme disponibilità di prodotti in commercio (conversioni, accessori, fotoincisioni e prodotti in resina o altro), sia dando fondo alla propria verve creativa di “modellisti veri” (quelli che creano in proprio qualche cosa di personale e non quelli che si limitano ad assemblare prodotti perfetti ma privi di anima!!!!!).

Aprendo la scatola abbiamo tre sprue in plastica di buona qualità, di cui due stampate in verde oliva (treno di rotolamento, scafo, portelloni di accesso ecc.), una in grigio chiaro (interni e motore), lo scafo del mezzo in due parti, i cingoli in vinile, un set di decal per due versioni (una USA e una Repubblica Federale Tedesca), più un libretto con istruzioni e indicazioni in stile Tamiya.

Completano il tutto due ulteriori sprue in plastica verde con cinque figurini (U.S. Army epoca Vietnam) e relativo abbondante armamento ed equipaggiamento (che possono essere accantonati senza rimpianti perché il loro livello di qualità risente del tempo passato).

Il modello si assembla perfettamente senza dare nessun problema (l’ingegneria costruttiva della Tamiya è, per quanto mi riguarda, imbattibile), il livello di dettaglio è molto elevato: il kit offre una buona riproduzione dell’interno della camera di combattimento, del posto di pilotaggio e del motore che possono essere apprezzati lasciando aperti i portelloni del mezzo (ovviamente esistendo ampi margini per un super dettaglio si può avere un modello molto interessante).

Il treno di rotolamento è preciso e con un livello di dettaglio accurato nella sua semplicità; i cingoli, ancorché in vinile, sono di buona fattura e precisi nel disegno.

Tanto per rimanere aderente al concetto di riprodurre materiali in servizio nelle nostre Forze Armate, la versione che ho presentato è quella di un M113 usato come posto comando per batterie semoventi.

Il passaggio da un M113 a un M113 A1 non è così complicato. Innanzitutto, il motore va leggermente modificato essendo quello del kit un motore a benzina, mentre quello della versione A1 è diesel (foto e riferimenti alla mano, plasticare, tubicini e filo di piombo di vario diametro e il gioco è fatto!).

Poi ci sono da modificare il serbatoio interno del combustibile, che ha una forma leggermente differente e il parafango posteriore che presenta una scanalatura da riempire; per il resto non ci sono altri lavori da effettuare.

Per trasformarlo in posto comando ho attuato una serie di piccole modifiche e di aggiunte e varianti.

Per prima cosa ho invertito la posizione della barra che sostiene il seggiolino del capo carro spostandola a contatto con la parete del vano motore; poi ho costruito i supporti laterali per le radio (RV 4 e RV3 con relativi cablaggi e cavi di antenna).

Tavolinetto, cofano scrittoio e cassa pubblicazioni per l’Ufficiale al Tiro sono stati ricostruiti in base alla documentazione fotografica di riferimento, così pure i telefoni E8, la tavoletta per il tiro e il tubo custodia per il goniometro.

Sul tetto del carro ho inserito il rullo porta cavetto telefonico e ho aggiunto il goniometro M12 costruendolo con vari elementi di plasticard, montato sul treppiede realizzato in tubi di ottone di varia misura. Carte topografiche, accessori vari ed equipaggiamento hanno decorato l’interno e l’esterno del mezzo dando un senso di confusione organizzata.

Le decal con le scritte interne in italiano, gli stanag della Divisione Ariete, le targhe e la bandiera italiana sono stati realizzati in proprio con stampante a getto e carta da decal.

Per aggiungere un tocco di vita ho aggiunto un figurino (cannibalizzato da elementi Tamiya e completato con stucco Green Stuff) una napoletana per il caffè e un fornellino auto costruiti con palsticard e filo di piombo. Una basetta con una vegetazione quasi autunnale et voilà, il modello è servito.

In sintesi, il kit della Tamiya ha i suoi anni ma risulta ancora valido sia dal punto di vista tecnico sia per l’ottimo rapporto qualità/prezzo. Come detto precedentemente, il montaggio è privo di problemi, il dettaglio di base è di livello ottimo, le misure e le forme sono corrette e coerenti con i documenti di riferimento. In più il modello può essere convertito nella versione che meglio incontra i nostri desideri di veder riprodotto uno dei mezzi più diffusi e più importanti che hanno servito nel nostro esercito.

Per concludere si può dire che l’M113 rappresenta una splendida opportunità per sbizzarrirsi con la fantasia e con la creatività, riproducendo la nostra versione con insegne E.I. di un mezzo davvero speciale.

Mithra

Foto: Mithra

COMLOG: un volume storico dei medici veterinari militari della Prima Guerra Mondiale ricorda anche le ‘truppe silenziose’

Ieri mattina, 14 marzo, nell’Aula “M.O.V.M. Capitano Veterinario Paolo Braccini” del Centro Militare Veterinario di Grosseto (CEMIVET), ha avuto luogo la presentazione del Volume degli atti del Congresso Storico “The Military Veterinary Services of the Fighting Nations in World War One – I Servizi Veterinari Militari degli Eserciti combattenti nella Prima Guerra Mondiale (Università di Torino, 18-20 giugno 2018).

Ne ha notizia con una nota stampa di ieri il Comando Logistico dell’Esercito (COMLOG).

“Lo scopo del Congresso Storico è stato quello di commemorare l’opera dei Medici Veterinari e degli Studenti di Veterinaria che cento anni fa servirono in armi i loro Paesi, in alcuni casi sacrificando la propria esistenza per la Patria, e di ricordare le “truppe silenziose” (cavalli, muli, asini, cammelli, elefanti, cani, gatti, piccioni viaggiatori e bovini) il cui apporto è stato fondamentale allora come oggi”, scrive il COMLOG.

Il volume, edito dalla Fondazione Scientifica Angelo Pecorelli di Brescia per soli fini culturali, è il frutto dell’importante lavoro di ricerca e approfondimento storico a cui hanno contribuito Italia, Francia, Germania, Serbia, Stati Uniti d’America, Belgio e Portogallo.

Alla presentazione del volume hanno partecipato numerose Autorità Militari e Civili, tra cui il Sottocapo di Stato Maggiore Supporto del Comando Logistico dell’Esercito, rappresentanti del Comando di Sanità e Veterinaria dell’Esercito, il Comandante del Centro Militare Veterinario, il Presidente ENPAV (Ente Nazionale Previdenza Assistenza Veterinari), il Direttore Scientifico della Fondazione Iniziative Zooprofilattiche e Zootecniche di Brescia, il Presidente FNOVI (Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani), rappresentanti della SISVET (Società Italiana delle Scienze Veterinarie) e il Presidente A.I.S.Me.Ve.M. (Associazione Italiana di Storia della Medicina Veterinaria e della Mascalcia), conclude la nota del COMLOG.

Fonte e foto: COMLOG

COMFOPSUD: i droni dell’Esercito sulla Terra dei Fuochi, un Raven contro lo sversamento di rifiuti

“Una risorsa dell’Esercito posta al servizio della cabina di regia dell’operazione Terra dei Fuochi, come ulteriore ausilio nella lotta allo sversamento e smaltimento illecito di rifiuti”, scrive il Comando Forze Operative Sud (COMFOPSUD) in un comunicato stampa di oggi, 15 marzo.

L’UAV (Unmanned Aerial Vehicle) RAVEN, si apprende, “sarà un occhio dal cielo che vigilerà sulla Terra dei Fuochi, uno strumento che permette di vedere senza essere visti, in grado di volare ad un’altitudine di 500 piedi e spaziare per un raggio di massimo 10 km acquisendo immagini e video del territorio sottostante”.

L’impiego del drone, spiega il COMFOPSUD, consentirà di individuare siti di sversamento, fino a oggi inaccessibili dalle pattuglie sul terreno, fornendo sia di giorno che di notte una fotografia aerea sulla Terra dei Fuochi, raccogliendo dati che verranno poi condivisi sulla piattaforma tecnologica di SMA Campania per consentire il censimento dei luoghi di sversamento.

L’assetto, nella sua componente umana e tecnologica, lavora su un piano di ricerca frutto della correlazione di informazioni che arrivano da diverse fonti, istituzionali e non, in grado di rispondere a delle precise esigenze informative, raccogliendo immagini e dati che saranno posti a disposizione degli analisti dell’Esercito per le valutazioni operative volte al contrasto di sversamenti, incendi e interramenti di rifiuti.

Il drone, nel corso delle ricognizioni, è in grado di individuare e registrare le persone nell’atto dello sversamento e dirigere di conseguenza le pattuglie sul terreno per contestare loro la flagranza di reato.

“L’Operazione Terra dei Fuochi, con un contingente di 200 militari dell’Esercito e l’utilizzo dell’assetto drone, quale moltiplicatore di potenza ad alto contenuto tecnologico, permetterà di condurre un’azione molto più efficace nel contrasto allo sversamento illecito di rifiuti, rende noto il comunicato.

“L’introduzione degli aerei a pilotaggio remoto è il risultato della sinergia tra diverse istituzioni, militari e civili, che ha visto la collaborazione tra le Prefetture, l’Aeronautica Militare e gli enti civili Enav ed Enac per poter consentire a un APR (Aereo a Pilotaggio Remoto) di poter volare in uno spazio aereo congestionato come quello di Napoli e Caserta”.

Fonte e foto: COMFOPSUD