Mag 16, 2013
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Bersaglieri: al 61° raduno nazionale di Salerno il generale Lops ha parlato di “soldato comandante e senso dello stato”. Sintesi del discorso

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Il comandante del 2° Comando delle Forze di Difesa (2°FOD) e decano dei bersaglieri in servizio, generale Vincenzo Lops, è intervenuto questa mattina nell’ambito delle attività del 61° raduno nazionale dei bersaglieri a Salerno, nella Sala dei Marmi del Palazzo di città, con una conferenza dal titolo Il Soldato Comandante ed il Senso dello Stato.

Alla presenza dei numerosi intervenuti, tra cui il vicesindaco di Salerno, Eva Avossa, il generale Lops ha tracciato, attraverso un excursus storico, filosofico e dottrinale, l’evoluzione della guerra e dell’essere Soldato e Comandante in un momento di forte complessità, di perdurante crisi economica e di smarrimento valoriale.

Inoltre, il generale ha proseguito soffermandosi sulla dimensione valoriale e professionale del soldato di oggi, evidenziando la tradizionale vocazione militare a supporto del più vero e del più nobile degli ideali: servire la Patria. In tal senso, da decano dei bersaglieri, legandosi alla più genuina e pura tradizione lamarmoriana (dal fondatore del corpo dei bersaglieri, capitano Alessandro La Marmora), ha concluso l’intervento confermando il senso del dovere dei bersaglieri, quale legame esistenziale con cui ci si vincola, per la vita e per la morte, alle istituzioni del Paese.

Fonte: 2° FOD

Locandina: hotelapalaceonline.it

Per leggere il discorso del generale Lops clic qui:

IL SOLDATO ED IL SENSO DELLO STATO

(Sintesi della conferenza del Generale di Corpo d’Armata Vincenzo Lops)

1. INTRODUZIONE

L’incessante processo evolutivo:

– cambia notevolmente i comportamenti, le culture, gli ideali, muta le sensibilità e le percezioni delle genti, modella nuovi stili di vita,

– influenza il modus cogitandi atque agendi di ogni epoca storica,

divenendo la metafora di un grande infinito conflitto.

Un grande infinito conflitto in cui il complesso della vita è condizionato da episodi ininterrotti, che si alternano tra il fragore delle armi sui “veri” campi di battaglia e, non meno implacabile, con ingannevole apparenza di tranquilla e pacifica opera, sui campi della politica, dell’economia e della scienza.

Un grande infinito conflitto in cui la vita di un popolo si confronta con l’esclusività della dimensione economica (la riconosciuta ricchezza materiale) e la purezza della vera dimensione valoriale, etica e morale (la ricchezza immateriale).

2. CORPO

E’ sul tale confronto che oggi, come ieri e, sicuramente, domani, si misura l’agire di quanti, responsabilmente, decidono di vivere una vita come servitore dello Stato.

Servire la Patria resta, per noi soldati, la prerogativa unica di questa nostra scelta giurata.

Servire la Patria rimane, per noi soldati, un legame esistenziale con cui si vincola la persona, per la vita e per la morte, alle Istituzioni del paese.

Servire la Patria, per noi soldati, vuol dire, a dispetto dei tempi, operare per il bene comune, a discapito anche di quello personale.

Solo chi sceglie convintamente di indossare l’uniforme del “servizio” trasforma l’immateriale in una straordinaria ricchezza, unica, nobile ed importante, che rafforza e rende sicuri le genti e le istituzioni di ogni paese, mettendoli al riparo da qualsiasi minaccia.

Nella metafora del grande infinito conflitto e dell’immateriale, l’impegno responsabile, quotidiano ed intenso di noi soldati ha ancora un sapore antico, romantico, incredibilmente patriottico e che riesce ancora a far sopravvivere valori quali lealtà, dovere, rispetto, onore, disciplina e fedeltà.

L’essere soldato, sentirsi parte di un più ampio sistema valoriale e culturale, ci rende, ogni giorno, addestramento dopo addestramento, missione dopo missione, una compagine unica, forte, bella ed armoniosa. Si, bella ed armoniosa, come l’essere degli eroi omerici, dove dietro alla bellezza ed alla perfezione fisica necessariamente corrisponde una perfezione morale.

Ciò non perché si appartiene ad un élite sociale, ma perché si appartiene alla classe degli onesti e dei sinceri, di quelli che sanno porre la moralità e l’eticità al disopra di ogni cosa, per il bene delle verità, di quelli che sanno amare e gioire del successo degli altri, di quelli che con coraggio ed impeto sanno dare valore alla missione assegnata, perché convinti del senso del dovere e del rispetto della regola per la sopravvivenza della libertà.

Oggi, noi soldati, dimostriamo l’accettazione convinta di questa responsabilità che ci rende soldati coraggiosi, liberi e forti, ed, al tempo stesso, cittadini semplici, armoniosi ed onesti, nello spirito e nella mente, proprio perché abituati, da sempre, ad una sana cultura del “servire”.

Si diviene cosi modello da seguire di un fare onesto, etico, disciplinato e di valore che ancora oggi si conferma il migliore investimento valoriale possibile a dispetto di ogni trasformazione.

3. CONCLUSIONE

Non è quindi un diverso campo di battaglia o una differente terminologia delle operazioni a far mutare il nostro DNA valoriale, comportamentale e capacitivo.

Serviamo la Patria indipendentemente se si controlla una FOB in Afghanistan o una sede diplomatica a Roma o, ancora, un cantiere a Reggio Calabria.

Cambiano le modalità di azione, si differenziano le ROE ma la finalità del nostro agire resta sempre lo stesso: far sopravvivere gli ideali di giustizia, libertà, di tutela dei diritti umani e di promozione della sicurezza nel mondo intero.

E’ su questa cultura del servire e del “fare” che si innesta l’homo militaris di oggi e di domani.

Con tale agire si alimenta la luce del dovere.

Il dovere di servire lo Stato, le sue genti, le sue tradizioni, le sue origini.

Il dovere di rispettare la regola, tutte le regole, per una vita ordinata e sicura.

Il dovere di credere nella libertà sociale e civile.

Il dovere di difendere, quando minacciate, le istituzioni, tutte le istituzioni del nostro paese.

Il dovere di aiutare quanti colpiti dalle sventure.

Il dovere di sacrificare la propria vita quando è in pericolo la vita degli altri.

Sarà proprio questa immensa luce del dovere a garantirci l’eroica fama delle armi.

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Forze Armate