Ago 31, 2013
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Gli interessi statunitensi in Asia Centrale: storia recente e partnership NATO, L.Susic/3

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By Luca Susic

Capitolo 1.2 della tesi “Gli interessi statunitensi in Asia Centrale: storia recente e partnership NATO” (L.Susic)

1.2 Risorse Naturali e Sviluppo Economico

Come già detto in apertura di capitolo, la distribuzione delle ricchezze del sottosuolo non è uniforme. Questo aspetto ha sicuramente avvantaggiato le tre repubbliche più vicine al Mar Caspio, ossia Kazakistan, Turkmenistan e Uzbekistan, che risultano essere quelle con il PIL pro capite più alto, nonché con la maggiore spesa pro capite in settori chiave quali la sanità e l’istruzione.

Per capire meglio l’entità del vero e proprio tesoro energetico disponibile, è utile avvalersi dei dati forniti dal Central Asia Atlas of Natural Resources, realizzato dall’Asia Development Bank.

Come si può facilmente notare, vi sono dei livelli straordinari di estrazione ed export di alcune materie prime, come il carbone, di cui il Kazakistan è il primo produttore mondiale, oppure l’uranio, le cui riserve sono fra le dieci maggiori al mondo. All’enorme ricchezza naturale si aggiunge una posizione che è, allo stesso tempo, estremamente svantaggiosa, ma anche foriera di grandi possibilità: il Turkestan è delimitato da zone che ostacolano gli spostamenti, possibili solo lungo itinerari fissi, ma è anche incastonato a metà fra l’Europa e tre dei cinque paesi componenti i BRICS.

L’interesse per le risorse della zona da parte dei paesi vicini in rapida espansione è notevolmente accresciuto negli ultimi dieci anni e la comprova è rappresentata dal sempre maggior investimento da parte di Cina e Russia nella costruzione di oleodotti e gasdotti. Il Governo di Pechino ha saputo sfruttare al meglio l’indecisione di Mosca e Washington, soprattutto durante gli anni ’90, per aumentare la propria influenza in zona e riuscire a ottenere vantaggiosi contratti energetici. L’acme è stato raggiunto nel periodo 2009-2012 con l’apertura di due importanti impianti per il trasporto di gas Turkmeno e petrolio Kazako in territorio cinese, utili non solo per l’economia in rapida crescita, ma soprattutto per gli interessi strategici di Pechino. La Cina vuole essere sicura di non dover rinunciare agli approvvigionamenti energetici in caso di tensioni in Medio Oriente o di contrasti con gli USA e con l’India che, secondo gli strateghi cinesi, potrebbero portare alla chiusura dello stretto di Malacca.

In questo proficuo mercato si sono inseriti recentemente anche attori nuovi, come Turchia e Iran che, superando le storiche differenze linguistiche e religiose che li dividono, hanno iniziato la costruzione di due linee per portare gas iraniano e turkmeno in Europa, creando così un ponte fra Asia Centrale e Vecchio Continente.

L’incentivo per queste originali collaborazioni è rappresentato dall’aumento del prezzo delle materie prime, come petrolio (+300%), oro (+250%) e cotone (+60%), fatto che, però, ha finito per avere anche effetti negativi su alcune economie locali, che non sono riuscite a superare la storica dipendenza dell’export di beni grezzi e materie prime e ad attuare quindi la diversificazione necessaria a permettere lo sviluppo del settore privato.

Il caso particolare è, anche qui, rappresentato dal Kazakistan, che è riuscito sia ad aprirsi agli investimenti esteri, provenienti soprattutto da Paesi Bassi e USA, sia ad aumentare l’export di beni verso paesi Europei come Italia e Svizzera. Nell’ottica di apertura verso l’esterno si inserisce anche una serie di accordi di libero scambio nell’area CSI e di sviluppo del Progetto Kashagan nel Mar Caspio, il maggior giacimento petrolifero mondiale scoperto negli ultimi trent’anni.

Negli ultimi anni, comunque, si è assistito a una maggiore valorizzazione da parte delle repubbliche più povere di quelle che sono le risorse rinnovabili locali: paesi montagnosi come Kyrgizistan e Tajikistan hanno ripreso ad investire nel settore dell’idroelettrico (non senza polemiche) e addirittura l’Uzbekistan ha deciso di impegnarsi nella costruzione del più grande impianto fotovoltaico della regione. Tali iniziative sono venute parzialmente in soccorso dell’ambiente naturale, vera vittima dell’intenso sfruttamento del suolo iniziato già in epoca sovietica.

Luca Susic

Seguirà: 1.2.1 L’acqua

Il post precedente è al link Gli interessi statunitensi in Asia Centrale: storia recente e partnership NATO, L.Susic/2

Tabella di Central Asia Atlas of Natural Resources/Asia Development Bank (fornita dall’autore della tesi)

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