Adrian Bradshaw

Il vicecomandante delle forze NATO in Europa, Gen Sir Adrian Bradshaw, in visita a NRDC-ITA: bene l’Italia nel perseguimento dei livelli di ambizione dell’Alleanza

Ha espresso il proprio consenso per l’impegno dell’Italia nel soddisfacimento dei livelli di ambizione della NATO il generale inglese Sir Adrian Bradshaw, vicecomandante del Comando Supremo delle Forze Alleate in Europa (DSACEUR), a margine della visita di  ieri mattina, 24 ottobre, al Comando di corpo d’armata di reazione rapida italiano della NATO (NRDC–ITA, NATO Rapid Deployable Corps-Italy) di Solbiate Olona, in provincia di Varese.

Il DSACEUR è stato ricevuto dal Comandante di NRDC–ITA, generale Giorgio Battisti, che è appena rientrato dal Salento a fine esercitazione interforze e internazionale Eagle Joker 14, attività alla quale hanno preso parte 14 paesi dell’Alleanza Atlantica (link articoli in calce).

Il generale Bradshaw è stato aggiornato sullo sviluppo delle attività che hanno permesso al Comando NATO di Solbiate di ottenere la certificazione nazionale per gestire autonomamente forze navali e aeree in operazioni e di saper interagire efficemente nelle aree di crisi in qualsiasi parte del mondo.

La riconfigurazione in Comando Interforze (Joint Task Force Headquarters, JTF) con capacità di livello operativo, oltre che tattico, con una sempre maggiore presenza di personale della Marina Militare e dell’Aeronautica Militare, è la premessa per ottenere la certificazione NATO prevista nel 2015, che sarà successiva all’esercitazione Trident Jaguar 15 in programma dal 20 aprile 2015 al Joint Warfare Centre (JWC) di Stavanger, in Norvegia.

Il vicecomandante delle forze NATO in Europa ha particolarmente apprezzato le capacità funzionali-logistiche che la brigata di Supporto è in grado di assicurare al Comando NRDC-ITA per la sua peculiare e unica struttura, rispetto ai rimanenti Comandi a elevata prontezza (HRF), idonea a garantire, con le sue pedine, un supporto aderente alle esigenze.

Dopo la tradizionale firma dell’Albo d’Onore, il generale Bradshaw si è trattenuto con il personale delle 15 nazioni che costituiscono il Comando NRDC-ITA.

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Fonte e foto: NRDC-ITA PAO

Afghanistan, insider attacks: il ministro della Difesa rimuove centinaia di militari

L’aumento di attacchi alle truppe alleate da parte dei colleghi afgani, i cosiddetti insider attacks, anche definiti green-on-blue, ha fatto prendere una decisione drastica al ministro della Difesa afgano, secondo quanto riferito ieri dal suo portavoce Mohammad Zahir Azimi.

I militari rimossi dall’incarico o trattenuti in stato di fermo sarebbero centinaia, anche se il numero preciso non è stato comunicato dal dicastero afgano. Si tratta di personale il cui curriculum è risultato incompleto o addirittura contraffatto.

Non è stato specificato, inoltre, se i militari coinvolti dal provvedimento, il risultato di sei mesi di indagini, siano da mettere in relazione ai talebani o ad altri gruppi di ribelli. Certo è che, secondo quanto già comunicato dai vertici della missione ISAF, un quarto degli attacchi di quest’anno reca quasi certamente firma talebana.

Il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen ha espresso ieri al presidente afgano Hamid Karzai profonda preoccupazione per questo genere di attentati. Karzai, da parte sua, ha assicurato telefonicamente a Rasmussen di essere determinato a por fine a queste uccisioni.

Intanto il vicecomandante della missione a guida Nato ISAF, il generale britannico Adrian Bradshaw, ha comunicato domenica l’interruzione del training alle forze afgane da parte del personale americano. Un provvedimento che va a penalizzare un migliaio di poliziotti dell’Afghan Local Police, che costituiscono solo una piccola parte dei 350mila uomini di esercito e polizia afgani. Si tratta comunque di un avvertimento che mette in crisi il delicato processo di transizione in atto. Gli americani, del resto, hanno perso molti uomini a causa degli insider attacks.

Dall’inizio dell’anno gli attacchi green-on-blue hanno ucciso 45 internazionali, la maggior parte di nazionalità americana, appunto, e nel solo mese di agosto si sono verificati 12 attacchi, che hanno causato la morte di 15 persone.

Il 20 agosto scorso il presidente americano Barack Obama aveva sottolineato la necessità di un incremento della sicurezza dei soldati in Afghanistan al fine di garantire una maggiore protezione dagli insider attacks.

Anche Rasmussen, martedì scorso, ha confermato che la Nato sta facendo tutto ciò che è necessario per porre fine a tale tipo di attacchi a tutela dei soldati sul campo. Ulteriori misure di sicurezza potrebbero contemplare un perfezionamento delle procedure di controllo e di intelligence, oltre a training sui differenti aspetti culturali.

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Fonti: AP/Time Standard, cnsnews.com

Foto: AP Photo-David Guttenfelder, File/Huffington Post

Afghanistan, ISAF coinvolge i leader locali nella terza conferenza sulla prevenzione dei danni ai civili

“Prevenire le vittime civili è l’assoluta priorità”, ha detto il comandante di ISAF (COMISAF) e delle forze americane in Afghanistan, generale John R.Allen, nel corso della terza Civilian Casualty Conference nel quartier generale di ISAF a Kabul sabato 4 marzo.

La conferenza, dedicata appunto alla prevenzione dei danni ai civili, ha richiamato leader afgani da ogni parte dell’Afghanistan.

Il convegno ha rappresentato un punto d’incontro e di discussione dell’argomento per il personale di ISAF, circa centoventi persone presenti, per rappresentanti del governo afgano, per le forze di sicurezza afgane (Afghan National Security Forces, ANSF), per organizzazioni internazionali e non-governative.

Lo sforzo per ridurre e scongiurare le vittime civili si conferma l’elemento più importante dell’operazione in corso, come ha sottolineato il COMISAF: “Tutto ciò che fa ISAF si concentra  sulla sicurezza per la popolazione. Abbiamo lavorato sodo per determinare misure di prevenzione in materia di vittime civili e questi sforzi stanno dando risultati”.

L’attività dedicata al contrasto degli ordigni esplosivi improvvisati, gli IED, attraverso azioni contro i ribelli e contro i produttori di tali strumenti di morte rientrano proprio nelle misure di sicurezza e di protezione della popolazione afgana.

“Negli ultimi quattro mesi – fa sapere il generale Adrian Bradshaw, vicecomandante ISAF – i ribelli hanno causato 958 vittime civili, ovvero una percentuale del 93% prevalentemente determinata da IED; il restante 7% è stato responsabilità di ISAF, 72 vittime civili causate dalle forze di ISAF: una riduzione in termini percentuali di circa il 65% rispetto all’anno precedente, ma pur sempre un numero troppo elevato di vittime civili”.

L’obiettivo di ISAF, ha aggiunto il generale Bradshaw, è di arrivare a zero vittime. Traguardo raggiungibile con la collaborazione degli stessi afgani.

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Fonte: ISAF NATO

Foto: ISAF NATO