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Endex Trident Jaguar 15: “missione compiuta”, dichiara il comandante di NRDC-ITA gen Marchiò

TRJR15_NRDC-ITA in Stavanger (NOR)_NATO JWC (2)Si è conclusa oggi, 27 aprile, a Stavanger, nel Joint Warfare Centre (JWC) della NATO, l’esercitazione Trident Jaguar 15, che ha visto il corpo di reazione rapida italiano della NATO (NRDC-ITA) di Solbiate Olona raggiungere a pieni voti la validazione NATO.

Da oggi NRDC-ITA è un comando operativo joint (Joint Task Force HQ, JTFHQ) di pronto impiego. Dal 1° luglio, in particolare, NRDC-ITA sarà a totale disposizione dell’Alleanza con un tempo di dispiegamento di 48 ore per i primi team sul terreno di intervento.

Nel discorso conclusivo, all’interno dell’”impressive auditorium” del JWC, il comandante del NATO Rapid Deployable Corps-Italy, generale Riccardo Marchiò, ha dichiarato ufficialmente finita l’esercitazione Trident Jaguar 15.

“Abbiamo svolto una esercitazione senza precedenti”, ha dichiarato il gen Marchiò nel ringraziare i presenti (excon e training audience al completo), “ma non abbiamo raggiunto questo livello da soli: voglio ringraziare tutti, tutte le persone che hanno lavorato con noi e che hanno portato NRDC-ITA a questo livello di preparazione”.

Il comandante gen Marchiò ha ringraziato tutti coloro che hanno messo a disposizione di questa crescita di qualità la loro esperienza e la loro dedizione.

Tra tutti i ringraziamenti, uno in particolare è stato sottolineato dal comandante di NRDC-ITA, quello dedicato al Capo di stato maggiore del Comando, il generale Maurizio Boni: “arrivato solo 20 giorni prima di me a NRDC-ITA [inizio novembre 2014, ndr], quando ormai il conto alla rovescia per questa importante esercitazione a Stavanger era già cominciato”.

Paola Casoli il Blog ha seguito tutta l’esercitazione in qualità di embedded di NRDC-ITA e di embedded anche del comando NATO in Norvegia.

È la prima volta in assoluto che vengono inseriti giornalisti embedded nel NATO JWC e, in particolare, con il personale esercitato.

Il NATO JWC in questa occasione ha anche aperto le porte del suo bunker agli embedded, permettendoci di entrare – primi giornalisti – all’interno della fortificazione iniziata nel 1944 dai tedeschi, completata dai norvegesi al termine della Seconda Guerra Mondiale e ora completamente adattata alle esigenze contemporanee.

Tutta la Trident Jaguar 15 direttamente dal JWC di Stavanger in Paola Casoli il Blog ai link:

Trident Jaguar 15: “NRDC-ITA ha accettato una sfida impegnativa”, ha commentato il senior mentor gen Camporini (27 aprile 2015)

Trident Jaguar 15: il gen Marchiò porta il suo NRDC-ITA alla validazione Nato (26 aprile 2015)

“JWC perno della trasformazione della NATO”: a Stavanger il gen Zuliani, vice di ACT, parla dell’evoluzione verso la qualità totale (25 aprile 2015)

Trident Jaguar 15: NRDC-ITA apre il capitolo delle esercitazioni “non article 5”. Chiaro messaggio NATO (24 aprile 2015)

Trident Jaguar 15: NRDC-ITA “sta lavorando molto bene”, la soddisfazione del comandante del NATO JWC, gen Wolski (22 aprile 2015)

NRDC-ITA in piena Trident Jaguar 15: oggi lo startex dell’esercitazione per la validazione Nato al JWC di Stavanger (20 aprile 2015)

Foto: PAO NRDC-ITA

Oh oh, mi è sembrato di vedere un Raìs

By Sugar Lady


Oggi non c’è altro di cui parlare.

E dove sta Zazà, è in quel bunker qua, è morto e non si sa, se n’è andato trallallà.

E un bel chissenefrega ce lo vogliamo scrivere sotto?

E basta. Basta. Basta. Basta.

Mon Ghed-amour se ne sarà andato in Sudan da Omar al-Bashir, oppure a Moga discio ospite degli al-Shabaab. O a Lampedusa con i migranti. Magari a San Siro per uno spritz con il Silvio o a Ponte di Legno dal Bossi, per rinfrescarsi un po’ le idee.

Forse sarà con le sue cinquecento gheddafine a impartire lezioni di Islam attendato nei dintorni della Cassia.

Che stia un po’ dove vuole. Non cedo alle lusinghe di un finto thriller di fine estate. Mon Ghed-amour non è così ottuso da trascurare il vantaggio del disordine informativo che impera in questa sollevazione di massa dai profili bellici. E ne approfitta per starsene al fresco nella sua jacuzzi.

Bellici, poi. Ma figuriamoci. C’è la Nato che non ha un centesimo in più da metterci in questa storiella, con gli ufficiali della pubblica informazione nazionale che ne hanno due scatole così di mandare comunicati stampa preconfezionati e tutti uguali pur di far sapere che si sta facendo qualcosa. E allora che si fa per davvero, in questa estate arroventata con i lavoratori – quelli, sì – preoccupati per i loro risparmi?

Si ricorre alla fava che intorta due piccioni, così la gente sorvola sui tagli di posti di lavoro e non si accorge delle 200 tonnellate di greggio fuoriuscite da una falla del pozzo Shell in Scozia.

Si butta per aria la nocciolina, il solito stronzetto di quel canarino itterico Titti grida alla nonna “oh oh, mi è sembrato di vedere un Raìs”, e tutti dietro, incuranti dell’impossibilità di avere un quadro perlomeno chiaro della situazione.

Tutti a caccia del dittatore: giornalisti e curiosi, in un valzer finto tanto quanto la voglia di sapere cosa stia davvero succedendo. E vero tanto quanto la voglia di trovare una valvola di sfogo allo scontento di quest’estate.

Mon Ghed-amour, noi ce lo siamo già detto e anche scritto, dittatore delle mie brame.

Ovunque tu sia  (e non mi interessa!), io, la tua Sugar-etta, resterò per sempre tua. Ma per favore, vedi di sbrigarti a passare dalle mie parti e riprenderti i tuoi figlioli: la scusa di tenerteli a bada con un giro di Call of Duty è vecchia, anche perché con me loro sono destinati a perdere, poi si incazzano, ruttano coca-cola ai quattro venti e mi inzaccherano i chester dello yacht di nutella e marmellata.

Oh oh, sì, mi è proprio sembrato di vedere un Gheddafi a babordo … finalmente!

Sugar Lady

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Mon Ghed-amour – By Sugar Lady (27 febbraio 2011)

Foto: giornalettismo.com

Coree ai ferri corti, missili da nord a sud dopo dichiarazione di impianto nucleare

Solo sabato scorso avevano svelato un impianto per l’arricchimento dell’uranio nuovo di zecca. La cosa non era piaciuta all’inviato americano per la Corea del Nord Stephen Bosworth, che ora è già a Pechino per discutere ciò che appare come una violazione di una risoluzione Onu, ma la Corea del Nord non ha messo tempo in mezzo e oggi, alle 14.34 locali (le 6.24 in Italia) ha diretto una paio di centinaia di missili verso la Corea del Sud.

Risultato: case rase al suolo nell’isola sudcoreana di Yeonpyeong (circa 1.200/1.300 abitanti), che si trova a circa dodici chilometri di distanza dalla costa nordcoreana, dense colonne di fumo che rendono impossibile vedere realmente quanto sta succedendo e popolazione in fuga sulle barche dei pescatori. Una vittima e quattro feriti gravi secondo le prime stime.

Intanto gli incendi nel nord dell’isola sarebbero fuori controllo, come ha riportato poco fa l’agenzia italiana Ansa riferendo quanto reso noto dai colleghi sudcoreani dell’agenzia Yonhap.

La Corea del Sud, da parte sua, ha risposto immediatamente alla provocazione con colpi d’artiglieria e una squadriglia aerea. Si tratta dell’evento più grave dal trattato di pace del 1953, secondo un corrispondente della BBC.

Esemplare la calma del presidente sudcoreano e dell’ambasciatore italiano a Seul nel gestire l’informazione. L’episodio viene minimizzato per evitare il panico tra la popolazione e tra l’opinione pubblica. Ma la Reuters aveva riportato in una delle prime agenzie che i leader di Seul sono riuniti in un bunker per discutere della situazione.

Preoccupate, invece, Cina e Russia per una temuta escalation nucleare, mentre lo yen giapponese e lo won coreano hanno subito un crollo in borsa evidenziando un importante impatto dell’evento sui mercati finanziari.

L’impianto viene ritenuto sofisticato e ultramoderno dagli esperti.

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Fonte: Ansa, BBC

Foto: Reuters/BBC