Claudio Mora

Granatieri di Sardegna: 242° anniversario in suffragio del Duca di San Pietro

Nella mattinata del 16 febbraio, nella chiesa di Santa Maria degli Angeli in Roma, la più antica unità militare d’Europa, i Granatieri di Sardegna, hanno celebrato la messa in suffragio di Don Alberto Genovese, Duca di San Pietro, nell’anniversario della sua morte, scrive l’Esercito nella nota stampa con cui dà notizia della storica celebrazione.

Onorando il Duca di San Pietro, i Granatieri continuano a rispettare un impegno preso ben 242 anni fa, perpetuando 359 anni di tradizioni e 157 anni di fedeltà all’Italia, ricorda l’Esercito.

Don Bernardino Antonio Genovese, patrizio sardo, padre di Alberto, il 10 luglio 1744 costituì in Cagliari, a sue spese, il Reggimento di Sardegna, con il fine di garantire la sicurezza dei coloni appena approdati sull’isola di San Pietro, prospicente le coste sarde.

Nel 1776, ricorda la nota stampa, suo figlio donò al Reggimento 120.000 lire vecchie di Piemonte, fissando l’uso della loro rendita in apposita scritta “testamentaria” per la costituzione e la successiva manutenzione della musica reggimentale, nonché per aiutare le vedove dei soldati caduti.

Dispose, altresì, che venisse celebrato: “perpetuamente… anniversario in suffragio ed in memoria di esso, Sig. Duca Alberto, nel giorno anniversario della di Lui morte”.

La tradizione è perpetuata dai Granatieri di Sardegna discendenti in linea diretta dell’antico Reggimento di Sardegna.

Alla cerimonia del 16 febbraio 2018 hanno preso parte autorità politiche, militari e civili, tra le quali il Sottosegretario di Stato alla Difesa, on Domenico Rossi, il Consigliere del Presidente della Repubblica per gli affari del Consiglio Supremo di Difesa, gen Rolando Mosca Moschini, il Presidente del Centro Alti Studi per la Difesa (CASD), gen Massimiliano Del Casale, il Sottocapo di Stato Maggiore dell’Esercito, gen Claudio Mora, e i rappresentanti dei Comuni di Roma e Spoleto.

“Significativa – sottolinea l’Esercito – la presenza dei discendenti in linea diretta di Don Alberto Genovese, a dimostrazione di un attaccamento ad una tradizione ultracentenaria che li ha sempre visti partecipi e vicini ai ‘Giganti con gli Alamari’”.

I “Granatieri”, oltre ad aver partecipato alle principali missioni internazionali in cui l’Esercito Italiano è impegnato, contribuiscono allo sviluppo del programma SIAT (Sistema Integrato per l’Addestramento Terrestre), finalizzato all’evoluzione dell’addestramento dei militari in differenti contesti operativi, utilizzando un avanzato sistema di simulazione e moderne tecnologie.

Oggi, gli uomini e le donne dei “Granatieri”, sono impegnati con il comando del Raggruppamento Lazio, Umbria e Abruzzo nell’ambito dell’Operazione Strade Sicure, fornendo, con il concorso di altri reparti dell’Esercito, oltre 2.200 militari in supporto alle Forze dell’Ordine, assicurando quotidianamente una vigile e costante presenza sul territorio della Capitale, nel Lazio e nelle vicine regioni di Umbria e Abruzzo.

Alle molteplici attività operative/addestrative, si aggiungono i più importanti servizi presidiari della Capitale e di alta Rappresentanza presso le più importanti istituzioni nazionali.

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Fonte e foto: PI SME

Esercito: al 28° Pavia il senatore Latorre in visita, accompagnato dal Sottocapo gen Mora

Nella mattinata di ieri, 13 febbraio, il senatore Nicola Latorre, Presidente della IV Commissione permanente Difesa, accompagnato dal Sottocapo di Stato Maggiore dell’Esercito, gen Claudio Mora, ha visitato il 28° reggimento Comunicazioni Operative Pavia di stanza nella città di Pesaro. Presente anche il Sindaco della stessa città marchigiana, Matteo Ricci.

Ne ha dato notizia lo stato maggiore dell’Esercito con un comunicato stampa di ieri.

Il Senatore, accolto dal Comandante di Reggimento, col Luca Felicissimo, ha incontrato il personale dell’unità, unica della Difesa deputata alle comunicazioni operative.

Sono così definite quelle “attività svolte allo scopo di acquisire, accrescere o consolidare il consenso di gruppi e/o individui selezionati verso le operazioni militari internazionali di sostegno alla pace e trovano applicazione in tutto lo spettro delle Operazioni Militari in ambito nazionale, ONU, NATO ed Unione Europea”, specifica l’Esercito nel suo comunicato.

Condotte principalmente verso le popolazioni presenti nelle aree in cui operano i contingenti militari, le comunicazioni operative hanno lo scopo di favorire una corretta comprensione della missione attraverso l’implementazione di un ‘canale comunicativo’ trasparente ed efficace con gli interlocutori.

In particolare, nel corso della visita sono state illustrate dal personale specialista le capacità peculiari del Reggimento, che si avvale anche dei più moderni e sofisticati mezzi di comunicazione di massa, consentendo lo svolgimento di attività quali la diffusione di messaggi a mezzo altoparlanti, radio, televisione e internet e la disseminazione di volantini da bordo di velivoli ad ala fissa o rotante, oltre ai tradizionali contatti umani con la popolazione locale del teatro operativo presso cui l’unità è impiegata.

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Fonte e foto: PI SME

Esercito, 2° workshop di psicologi e psichiatri militari: innovazione e neuroscienze dalla selezione al recupero post trauma

Si è concluso a Roma il 2° workshop degli psicologi e medici psichiatri militari per valutare le potenzialità delle nuove metodiche e tecnologie, ha fatto sapere lo stato maggiore dell’Esercito con un comunicato stampa del 18 maggio scorso.

Questo 2° incontro, intitolato “Psicologia 3.0. Policy e tecnologie innovativo a servizio della Forza Armata”, si colloca nella scia dei risultati positivi del 1° workshop di psicologia e psichiatria militare dello scorso anno e si è svolto dal 16 al 18 maggio a Roma, nel Comando Supporti Logistici.

Al workshop hanno partecipato tutti gli psicologi e medici psichiatri dell’Esercito insieme a illustri rappresentanti del mondo accademico e professionale.

Obiettivo dell’attività è cercare di finalizzare e valutare il contributo che la psicologia e la psichiatria possono fornire ai militari, in particolare nell’ambito della gestione delle risorse umane, nel dettaglio selezione, orientamento e formazione, e in quello clinico, spiega il comunicato.

Nelle prime due giornate i partecipanti sono stati suddivisi in gruppi di lavoro, incaricati di sviluppare, sulla base delle proprie esperienze professionali nell’Esercito, specifiche tematiche di applicazioni della psicologia e della psichiatria in ambito militare.

Tematiche che hanno un importante impatto su vari ambiti specialistici, dalla selezione all’impiego operativo, dall’addestramento all’aspetto clinico riabilitativo, tutti fondamentali per il benessere individuale e organizzativo, con particolare attenzione alla sempre più frequente partecipazione di militari a operazioni di soccorso alle popolazioni colpite da calamità naturali.

I risultati dei lavori sono stati presentati nella giornata conclusiva del workshop alla presenza del Sottocapo di Stato Maggiore dell’Esercito, gen Claudio Mora, dei vertici della Forza Armata e di importanti professionalità del campo scientifico e accademico.

Tali risultati hanno confermato l’opportunità di una sinergia funzionale tra le diverse fasi che accompagnano il ciclo operativo e la vita del soldato, dal suo reclutamento al recupero psicofisico, dalla salute individuale a quella del contesto sociale di appartenenza.

In tale ambito, sottolinea il comunicato, i professionisti del settore psicologico e psichiatrico dell’Esercito sono chiamati a essere preziosi interpreti delle mutevoli esigenze specialistiche del comparto Difesa.

Il workshop ha rappresentato l’occasione per esplorare nuovi strumenti scientifici di valutazione ed esplorazione delle caratteristiche individuali, attitudinali e personologiche.

Particolare rilevanza è stata data alle recenti ricerche scientifiche sulla “plasticità cerebrale”, sviluppate dal professore emerito dell’Università della California Michael M. Merzenich, che nel suo intervento ha evidenziato le potenzialità che le neuroscienze, applicate al miglioramento della performance individuale e di gruppo, possono fornire all’organizzazione militare, con particolare riferimento allo sviluppo delle capacità operative del soldato e all’eventuale recupero delle funzioni cognitive, sensoriali e motorie danneggiate conseguentemente all’esposizione a eventi traumatici con interessamento del sistema nervoso centrale o periferico.

A chiusura dei lavori, il gen Mora ha ringraziato tutti i partecipanti per l’impegno profuso nella realizzazione del workshop e per l’attenzione posta sull’individuo come risorsa centrale e pietra basilare dell’organizzazione Esercito.

“L’uomo – ha concluso il Sottocapo di Stato Maggiore dell’Esercito – è alla base di tutto. Riconoscere la centralità del soldato significa credere che una Forza Armata moderna e competitiva sia frutto di una attenzione costante nelle varie fasi della vita di un militare”.

Durante i lavori è stato anche presentato il neocostituito Ufficio di Psicologia Militare dello Stato Maggiore dell’Esercito, che avrà il compito di coordinare e promuovere il lavoro di tutti i professionisti del settore psicologico e psichiatrico, garantendo quelle sinergie fondamentali al conseguimento degli obiettivi della Forza Armata.

Fonte e foto: Esercito

CaSTA: si concludono le gare militari della 69^ edizione, vince il Centro Addestramento Alpino di Aosta

Si è conclusa oggi pomeriggio, 17 marzo, la settimana dei Campionati Sciistici delle Truppe Alpine (CaSTA) 2017, quest’anno alla 69^ edizione.

Durante la cerimonia di chiusura, in Piazza del Magistrato a San Candido, sono stati assegnati i Trofei in palio e ammainate le bandiere degli 11 paesi partecipanti alla manifestazione, fa sapere il Comando Truppe Alpine (COMALP) con un comunicato stampa odierno.

Alla cerimonia era presente il Sotto Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, gen Claudio Mora, che nel suo intervento ha sottolineato come “i Campionati e, in particolar modo la gara dei plotoni – momento di reale verifica del livello addestrativo raggiunto – trascendono la semplice competizione sportiva: costituiscono un’importante occasione addestrativa in un ambiente duro come quello montano che, con la sua austerità, esige soldati di solide e comprovate qualità fisiche e morali”.

Per il gen Mora “Sono proprio queste doti e questa familiarità nei confronti di un ambiente così difficile che hanno contribuito a forgiare la leggenda delle Penne Nere”.

Ricordando poi i recenti impieghi in Centro Italia, il gen Mora ha rimarcato come,  proprio in situazioni estreme, le truppe da montagna abbiano saputo dimostrare di essere una pedina operativa flessibile e idonea ad agire non solo nelle diverse operazioni militari ma anche in situazioni emergenziali e nelle attività a supporto della popolazione, dando prova di indiscussa professionalità e umanità.

La vittoria finale va ai ragazzi del Centro Addestramento Alpino di Aosta che si aggiudicano il Trofeo Medaglie d’Oro Alpine, davanti al Reparto Comando e Supporti Tattici Tridentina ed al 4° reggimento Alpini paracadutisti.

Per quanto riguarda i Plotoni, successo della brigata Alpina Julia, capace di mettere ben tre reggimenti sul podio in entrambe le classifiche, nazionale e internazionale; al termine di una combattutissima staffetta scialpinistica: l’8° reggimento Alpini di Venzone e il 7° di Belluno si sono infatti spartiti i Trofei Buffa e “International Federation of Mountain Soldiers”, con il reggimento Logistico di Merano terzo in entrambi.

Nella classifica per l’assegnazione del Trofeo dell’Amicizia, l’Italia, rappresentata dal Centro Sportivo Esercito, si impone nettamente su Romania e Svizzera, con l’Esercito che ha la meglio anche sui colleghi dei Carabinieri per quanto riguarda il Trofeo Interforze, fa sapere il comunicato.

“Sono stati giorni intensi, segnati da sfide con ritmi serrati e da esaltanti incontri sportivi sui campi di gara – ha dichiarato il Comandante delle Truppe Alpine, generale Federico BonatoQueste gare hanno consentito un reciproco arricchimento professionale e hanno rafforzato i vincoli di amicizia e collaborazione tra Nazioni, importantissimi tra Forze Armate amiche e Alleate”.

Il gen Bonato si è poi soffermato su altri due aspetti importanti della manifestazione, quello della solidarietà – che ha visto le Truppe Alpine impegnate a favore dell’Associazione San Vincenzo de Paoli di Dobbiaco, a cui al termine della cerimonia sono stati consegnati 4.700 euro frutto di una raccolta fondi promossa durante tutta la settimana – e quello del ricordo di chi è caduto nell’adempimento del proprio dovere.

Concluse le gare militari, l’attenzione si sposta a Versciaco dove sono in corso di svolgimento le finali delle discipline tecniche della Coppa Europa di sci alpino, la cui organizzazione è stata assegnata dalla FISI alle Truppe Alpine dell’Esercito nell’ambito dei CaSTA.

In tale contesto è stata assegnata già questa mattina la prima Coppa di Cristallo, al termine del Gigante femminile vinto dall’atleta austriaca Elisabeth Kappaurer, che ha incoronato regina l’atleta norvegese Kristin Lysdahl.

L’appuntamento con le altre finali è per domani e domenica, con diretta RAI Sport rispettivamente alle 12 (Gigante maschile) e dalle 13.45 (Slalom maschile e femminile), fa sapere il COMALP.

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Fonte e foto: COMALP

Prizren, Kosovo: Italia di nuovo al comando brigata

pubblicato da Embedded il 24 novembre 2005

La brigata multinazionale sud-ovest in Kosovo è a comando italiano dal 21 novembre. A circa un anno dal rientro in patria del generale di brigata Danilo Errico, che comandava la brigata l’anno scorso, il compound di Prizren in Kosovo torna a essere guidato da un italiano.

prizren_2004_3Lunedì scorso il generale di brigata Claudio Mora ha assunto il comando avvicendando il collega tedesco generale di brigata Norbert Stier.

prizren_2004_2L’unità situata nella zona sud occidentale del Kosovo è composta da circa 7 mila uomini di 13 nazioni e ha la responsabilità del 40% del territorio. Prizren è stata teatro di scontri tra diverse etnie nel marzo 2004. Nelle foto scattate un anno fa si possono vedere le case serbe bruciate.

prizren_2004_4La moschea nella foto è proprio a ridosso dell’area bruciata e contrasta con la chiesa ortodossa distrutta e saccheggiata. Giungendo a Prizren da nord ovest si passa accanto a una vasta area coltivata a vigneto. Un anno fa era incolta: apparteneva a un serbo che ha abbandonato il Kosovo in seguito ai disordini ai danni delle minoranze (il Kosovo è a maggioranza albanese). Mi è stato riferito che il vino prodotto da quel vigneto riforniva non solo l’area sud occidentale, ma anche la Croazia.

Foto: materiale proprio