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La prevenzione del rischio come garanzia contro ogni aggressione: al via oggi a Milano il primo Corso anti-kidnapping della Security & Defense Unit

E’ dedicato a chi lavora in ambienti dove la sicurezza è un optional, ma anche a chi vive in una villa isolata o a chi vuole imparare l’osservazione preventiva a tutto vantaggio della propria sicurezza.

E’ il corso antirapimento, o anti-kidnapping, che prende il via oggi a Milano per la prima volta per merito della Security & Defense Unit (SDU), team di istruttori italo-israeliani con base nel capoluogo lombardo ma clienti anche oltre i confini nazionali.

Cosa davvero rappresenti questo corso di tre giorni totalmente inedito lo spiega Raphael, il responsabile del training di SDU, intervistato da Paola Casoli il Blog: “La nostra società già organizza e gestisce corsi ad ampio spettro nel settore della sicurezza, siamo operativi ormai da cinque anni, ma effettivamente questo corso anti-kidnapping è una novità dedicata a clienti con aziende all’estero, per esempio raffinerie in territori remoti, a chi opera in organizzazioni in scenari ad alta pericolosità e anche al manager che abita nella villa nell’hinterland”.

Talvolta, spiega Raphael, i corsi SDU vengono scelti per cultura e conoscenza generale. Ma in questi tre giorni a tempo pieno, con orario dalle 9 alle 17.30, cosa si insegna?

“La prevenzione del rischio. Ovvero come evitare di trovarsi in condizioni di rischio e scongiurare così di restare vittima di un sequestro o un’aggressione. Insegniamo a individuare gli obiettivi a rischio e a prenderne coscienza. Abbiamo previsto in ogni caso una sessione dell’ultimo giorno dedicata alla fase di neutralizzazione, per le ipotesi peggiori. Si tratta perlopiù di simulazioni, con questa fase finale, appunto, giocata nel poligono laser; il tutto consente di preparare il cervello alla reazione”.

Raphael sottolinea infatti che “il cervello è abituato a vedere ma non a osservare”, ecco allora che le simulazioni intervengono allenando all’osservazione preventiva: “I role-play proposti presentano scenari diversi che spingono a reagire attivamente e permettono così di evitare la nascita delle paure, che si basano proprio sulla non-conoscenza”.

Prevenzione del rischio, allenamento all’osservazione preventiva e una forte propensione alla sicurezza sono del resto le caratteristiche su cui si basa la Security & Defense Unit (SDU), che fa della doppia personalità italo-israeliana il suo punto di forza: “Abbiamo trasportato in Italia la filosofia di vita israeliana all’insegna della sicurezza, nessun fanatismo ma tanta concretezza”.

Le duplici radici degli addestratori, italiane e israeliane, sia anagrafiche che professionali garantiscono la duplice lettura dell’esigenza di sicurezza, come spiega ancora Raphael: “Abbiamo tradotto il metodo israeliano, che appare grezzo a un italiano a causa delle diversità ambientali in cui si è sviluppato, secondo le esigenze specifiche dell’Italia, traducendo la concretezza israeliana in  un linguaggio più comprensibile. Il know-how israeliano non si può applicare pari pari in Italia poiché i background culturali sono naturalmente diversi”.

Il fatto poi che gli addestratori della SDU vantino una esperienza operativa e formativa ventennale a livello istituzionale, con tanto di diplomi presso enti ufficialmente riconosciuti dal ministero della Difesa israeliano, non può che rappresentare un’ulteriore garanzia di seria professionalità.

“Noi i clienti ce li scegliamo”, sottolinea Raphael, “come già detto siamo culturalmente contrari ai fanatismi”.

Quando poi Raphael parla di dissuadere ogni rischio di aggressione evitando attività di routine e pianificando giornalmente le proprie attività, con costante attenzione al risk assessment, viene da chiedersi se tale corso non possa rivelarsi utile anche ai giornalisti, se non a tutti magari proprio a quelli che frequentano aree di crisi.

“Sarebbe l’ideale”, commenta il responsabile del training sottolineando una volta in più la scarsità di mentalità preventiva in un paese come l’Italia, dove la sicurezza viene vissuta più come un costo che come un investimento.

E per i militari? “Sarebbe un completamento perfetto della loro formazione”, conclude Raphael.

Tutte le foto del servizio sono di Security & Defense Unit

La brigata bersaglieri Garibaldi si prepara all’Afghanistan con un corso C-IED

Dalla fine del mese di marzo per sei mesi sarà a Herat, nell’area di responsabilità italiana nell’Afghanistan occidentale, per proseguire il lavoro della brigata Sassari al Regional Command West (RC-W) di ISAF.

Per questo nell’ambito della preparazione specifica pre-dispiegamento la brigata bersaglieri Garibaldi di Caserta, al comando del generale Luigi Chiapperini, ha appena concluso un corso anti-ordigni improvvisati (C-IED).

L’attività era mirata espressamente a preparare i comandanti e il loro staff nella pianificazione e condotta di attività in teatro operativo, prevedendo di affrontare la minaccia IED e e di prevenire eventuali attacchi.

Si è trattato di un corso interforze svolto la settimana scorsa per la prima volta a Caserta, nella caserma Ferrari Orsi sede del Comando della brigata, organizzato dalla Sezione Addestramento e diretto dal comandante del 21° reggimento Genio, colonnello Giampaolo Mirra.

Al corso hanno partecipato ufficiali stranieri provenienti dall’Allied Command Trasformation (ACT) della NATO, in veste di tutors e istruttori del centro d’eccellenza del Genio con sede a Roma.

Lo scorso 17 gennaio la brigata aveva ricevuto la visita di Monsignor Pietro Farina, vescovo di Caserta, che aveva partecipato alla cerimonia dell’alzabandiera nella caserma sede della brigata.

In quell’occasione il vescovo aveva rivolto un pensiero augurale ai militari prossimamente impegnati nel teatro afgano.

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Fonte: brigata bersaglieri Garibaldi

Foto: brigata bersaglieri Garibaldi

Policlinico militare del Celio e Croce Rossa insieme per insegnare a prelevare il sangue

Il 1° Corso teorico pratico per operatori sanitari addetti alle unità di raccolta sangue delle Forze Armate e della Croce Rossa avrà luogo domani 23 gennaio nell’aula Lisai del Policlinico Militare di Roma Celio, in piazza Celimontana 50, alla presenza di alte autorità civili e militari.

Il Corso, organizzato dal Policlinico militare del Celio, in collaborazione con la Croce Rossa Italiana e il Policlinico Tor Vergata, con il patrocinio del Centro Nazionale Sangue e della Regione Lazio, è rivolto a medici e infermieri professionali per favorire l’armonizzazione alle norme vigenti, che porteranno entro il 2014 il servizio trasfusionale militare all’allineamento con la normativa comunitaria.

Il corso, si apprende dallo stato maggiore della Difesa, verrà inaugurato alle 9 con un breve intervento di apertura della più alta autorità presente e si svolgerà per tutta la giornata presso il Policlinico militare.

Fonte: stato maggiore Difesa

Foto: l’ospedale del Celio è di agenziagrt.it

Afghanistan. Brevettati i piloti della “giovane Aeronautica Afgana”, istruiti anche dagli italiani dei due team dell’NTM-A

La cerimonia della consegna dei brevetti della più recente classe di piloti, ingegneri aeronautici, e capo squadra specialisti di volo (flight crew chief) dell’Afghan Air Force (AAF) è avvenuta domenica scorsa 8 gennaio a Shindand, fa sapere il comunicato stampa del Regional Command West ISAF di Herat, su base brigata Sassari.

L’inizio ufficiale dell’addestramento dei piloti della “giovane Aeronautica Afgana”, così come l’aveva definita il generale Wahab, Capo di stato maggiore dell’AAF, nella cerimonia di inaugurazione del corso, era stato celebrato il 13 dicembre 2011.

L’attività di formazione degli equipaggi afgani, che verranno  impiegati nel comparto ad ala rotante dell’Aeronautica Afgana sull’elicottero Mi-17, è stata condotta dagli advisor dell’Aeronautica Militare Italiana che a Shindand costituiscono due team al comando del colonnello Luigi Casali: ASAAT-Airbase Support Air Advisory Team e MI17AAT Air advisory Team.

I due Team svolgono quotidianamente attività di addestramento e advising al personale afgano appartenente alle diverse articolazioni dello Stormo e ai futuri equipaggi assegnati all’elicottero Mi-17.

I corsi di pilotaggio effettuati a Shindand, si apprende dal comunicato, comprendono il  basico 1^ Fase, co-pilota e Capo Equipaggio. L’addestramento per gli ingegneri aeronautici e i capi squadra specialisti di volo che sono parte integrante dell’equipaggio di volo MI-17, viene svolto con lezioni teoriche a terra e voli addestrativi, in cooperazione con i colleghi dell’Aeronautica Ungherese, che vantano un’esperienza decennale sul MI-17.

A Shindand si svolge l’equivalente dell’addestramento effettuato presso il  72^ Stormo di Frosinone,  e presso i Reparti Operativi dell’Aeronautica Militare. Per la prima volta tale capacità verrà acquisita dall’AAF.

Nel 2011 sono state brevettate 6 classi per un totale di 48 allievi ripartiti tra piloti, ingegneri aeronautici  e capi squadra specialisti di volo.

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Fonte: RC-W ISAF

Foto: RC-W  ISAF