El-Alamein

Brigata Ariete: in ricordo dei Caduti di El Alamein con il 98enne Caporale carrista Michelangelo Scandola

“La 132^ Brigata corazzata Ariete, attualmente impegnata, presso le aree addestrativa della Comina e del comprensorio Cellina-Meduna, nel campo d’amalgama a premessa dell’immissione in teatro operativo, ha ricordato il 27 ottobre, con una santa messa, i caduti di El Alamein, in occasione del 77° anniversario degli epici fatti d’arme della Seconda Guerra Mondiale, occorsi in Africa Settentrionale”, ha fatto sapere la stessa Brigata con un comunicato stampa del 28 ottobre scorso.

La sacra celebrazione, officiata dal cappellano militare della Brigata Ariete, don Michele Tiso, è stata impreziosita dalla presenza di alcuni familiari del personale in servizio e, soprattutto, dalla partecipazione del Caporale carrista Michelangelo Scandola, classe 1921, uno degli ultimi reduci della battaglia di El Alamein ancora in vita.

A margine della liturgia, il Comandante della Brigata Ariete, generale Enrico Barduani, nel ripercorrere le tappe più significative di quegli eventi bellici del 1942, che ebbero tra i più gloriosi protagonisti i reparti della Divisione Ariete, ha rivolto un deferente pensiero ai caduti, ricordando le terribili condizioni in cui quei soldati, di uno e dell’altro fronte, vennero a trovarsi.

“Dobbiamo veramente inchinarci, come ebbe a dire Churchill, davanti a quegli eroi, che, pur tra sofferenze inenarrabili, seppero dare prova di ineguagliabile valore, mantenendo fede al Giuramento prestato e cercando di assolvere fino in fondo il compito ricevuto, anche quando la situazione avrebbe potuto indurre a una facile fuga”, sono state le parole del Comandante.

Rivolgendosi poi al reduce Scandola, il Gen Barduani gli ha tributato profonda riconoscenza per i sacrifici sopportati e per aver voluto testimoniare, con la sua presenza, soprattutto ai militari più giovani presenti alla celebrazione, che l’amor di Patria e l’attaccamento al dovere sono “valori non negoziabili, immutabili ed eterni”.

Ad El Alamein, la Ariete venne completamente annientata nel corso dell’ultima decisiva battaglia, dopo aver strenuamente combattuto contro le soverchianti forze nemiche, in numero e in efficacia di equipaggiamenti, meritandosi l’onore delle armi.

L’eroismo e lo spirito di sacrificio dei corazzati della Ariete sono ben testimoniati nell’ultimo drammatico radiomessaggio, inviato alle 15.30 del 4 novembre 1942, poco prima della fine: “Carri nemici fatta irruzione sud Divisione Ariete. Con ciò Ariete accerchiata. Trovasi circa cinque chilometri nord ovest Bir el Abd. Carri Ariete combattono!”, conclude il comunicato.

Fonte e foto: Brigata Ariete

El Alamein: la brigata Ariete ricorda con uno degli ultimi reduci, il carrista Scandola

Michelangelo Scandola, carrista veronese classe 1921, uno degli ultimi reduci della battaglia di El Alamein ancora in vita, è stato ospite di un incontro con il personale militare della brigata Ariete svoltosi il 14 marzo nella Caserma Mittica di Pordenone, ha fatto sapere la stessa Brigata con un comunicato stampa di ieri, 15 marzo.

L’evento, si apprende, è stato organizzato nell’ambito degli appuntamenti didattici dedicati alla formazione e all’arricchimento culturale del personale ed è stato condotto dal Comandante dell’Ariete, il gen Angelo Michele Ristuccia.

Il Comandante, attraverso le testimonianze e i racconti di Scandola, ha ripercorso i momenti più significativi di quella “dolorosa pagina di storia militare, che vide l’Ariete, con i suoi uomini e i suoi carri armati, tra i più gloriosi protagonisti, spiega la brigata Ariete nel suo comunicato.

Tra gli episodi più drammatici riportati dal carrista sopravvissuto, l’affondamento del mercantile “Fabio Filzi”, su cui era imbarcato con altre centinaia di commilitoni per raggiungere l’Africa: in quell’occasione Scandola trascorse oltre dieci lunghe ore in mare, aggrappato a una tavola, in attesa di essere recuperato dai soccorsi.

Il reduce veronese ha poi ricordato il momento della distruzione del proprio carro M13 durante la battaglia finale di El Alamein ad opera di un carro Sherman, circostanza da cui uscì miracolosamente illeso a differenza, purtroppo, degli altri sfortunati componenti dell’equipaggio.

In occasione del recente 24° Raduno dell’Associazione Nazionale Carristi d’Italia, svoltosi a Pordenone lo scorso mese di ottobre, Michelangelo Scandola ha sfilato alla testa del corteo come ospite d’onore, si apprende dal comunicato stampa.

“La sua testimonianza su El Alamein – conclude la brigata Ariete – è stata raccolta da Eugenio Bevilacqua in un libro intitolato ‘A proposito del destino’, pubblicato nel 2013”.

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Fonte e foto: brigata Ariete

Battaglia di El Alamein: oggi la commemorazione nel 72° anniversario

Si svolge questa mattina a Livorno, nella caserma Vannucci, la cerimonia di commemorazione del 72° anniversario della Battaglia di El Alamein. Saranno presenti all’evento il Capo di stato maggiore della Difesa, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, il Capo di stato maggiore dell’ Esercito, generale Claudio Graziano, le massime autorità civili e religiose.

Nell’area pedonale della rotonda di ardenza è allestita un’esposizione di mezzi e materiali in dotazione ai reparti dei Paracadutisti dell’Esercito; alle 15 sarà effettuato un lancio di precisione dal personale del reparto attività  sportive del Centro Addestramento di Paracadutismo di Pisa.

Il pensiero corre a 72 anni fa, quando il 23 ottobre 1942, in Africa settentrionale, a 60 chilometri da El Alamein, 3.500 paracadutisti italiani si batterono strenuamente contro 50.000 soldati avversari.

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Fonte e foto: stato maggiore Esercito

Esercito Italiano: funerali solenni per il generale Ferruccio Brandi, Medaglia d’Oro al Valor Militare per i fatti d’arme di El Alamein 1942

Sono stati celebrati oggi pomeriggio, 3 settembre, nel Duomo di Bolzano, i funerali del generale Ferruccio Brandi, medaglia d’oro al valor militare ed ex comandante della Folgore, scomparso lo scorso 30 agosto.

Alla cerimonia, officiata dal cappellano militare del Comando Truppe Alpine (COMALP) don Lorenzo Cottali e da don Mario Gretter, nipote del generale Brandi, erano presenti, oltre al Capo di stato maggiore dell’Esercito (CaSME), generale Claudio Graziano, il comandante del COI, generale Marco Bertolini, il comandante delle Truppe Alpine, generale Alberto Primicerij, il generale Bruno Stano, comandante del COMFODI-NORD, il commissario del Governo della provincia autonoma di Bolzano, dottoressa Elisabetta Margiacchi, e molti semplici cittadini.

Numerosissimi i paracadutisti presenti che, a cominciare dal comandante della brigata Folgore, generale Lorenzo D’Addario, si sono stretti intorno ai familiari dell’ufficiale per l’ultimo saluto.

“La grande partecipazione odierna – ha ricordato don Mario durante l’omelia – testimonia l’affetto che coloro che lo hanno conosciuto nutrono per Ferruccio”.

Al termine della celebrazione il generale Claudio Graziano, ha rivolto un saluto di vicinanza e un caloroso abbraccio alla famiglia del generale Brandi: “è stato un comandante esemplare e un eroe perché alla testa dei propri uomini, con il proprio comportamento consapevole, scelse di mettere a rischio la propria vita per compiere il proprio dovere e per il bene supremo della Patria”.

A rendere omaggio al generale Brandi, un picchetto d’onore dell’8° reggimento Genio guastatori paracadutisti della brigata Folgore e i labari dell’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia, di cui il generale Brandi era presidente onorario.

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Fonte: stato maggiore Esercito

Foto: Esercito Italiano

Scomparsa del gen Ferruccio Brandi, il cordoglio del CaSMD, amm Binelli Mantelli, ai famigliari dell’ufficiale medaglia d’oro per i fatti d’arme di El Alamein del 1942

“Il Capo di stato maggiore della Difesa (CaSMD), ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, appresa la notizia del decesso del generale di corpo d’armata Ferruccio Brandi, medaglia d’oro al valore militare per i combattimenti a El Alamein nel 1942, esprime il profondo cordoglio ai congiunti dell’Ufficiale a nome suo personale e delle Forze Armate”, scrive in un suo comunicato lo stato maggiore della Difesa.

“Con la scomparsa del Generale Brandi – ha sottolineato l’ammiraglio Binelli Mantelli -perdiamo uno dei testimoni di una delle più importanti pagine di storia e di valore dei paracadutisti e delle Forze Armate”.

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Scomparsa del gen Brandi, medaglia d’oro El Alamein ferito in combattimento alla guida dei suoi parà della Folgore nel 1942. Il cordoglio dell’Esercito (31 agosto 2014)

Fonte: Difesa

Foto: Esercito

Scomparsa del gen Brandi, medaglia d’oro El Alamein ferito in combattimento alla guida dei suoi parà della Folgore nel 1942. Il cordoglio dell’Esercito

“È scomparso questa mattina [ieri, 30 agosto, ndr], per cause naturali, presso la propria abitazione in Bolzano, il Generale di Corpo d’Armata Medaglia d’Oro al valor militare Ferruccio Brandi, nato a Trieste il 9 novembre del 1920”.

Con queste righe lo stato maggiore dell’Esercito dà notizia nel suo comunicato stampa di ieri, 30 agosto, della scomparsa del generale Brandi, decorato per il suo valore dimostrato in combattimento a El Alamein.

Il Capo di stato maggiore dell’Esercito (CaSME), generale Claudio Graziano, ha espresso a nome suo, e di tutta la Forza Armata, profondo cordoglio e l’affettuosa vicinanza alla famiglia del valoroso ufficiale, ferito gravemente guidando in combattimento i suoi paracadutisti dell’eroica divisione Folgore sulle sabbie di El Alamein.

Il CaSME, gen Graziano, ha rievocato la straordinaria figura di uomo e di soldato che ha sempre operato con onore e altissimo senso del dovere al servizio del paese.

Il generale Brandi, combattente nella Seconda Guerra Mondiale, era stato insignito di Medaglia d’Oro al Valor Militare per i fatti d’armi di El Alamein, con la seguente motivazione:

“Comandante di plotone del 187° rgt. paracadutisti, Divisione “Folgore”, attaccato da preponderanti forze corazzate, rincuorava ed incitava col suo eroico esempio i dipendenti a difendere a qualsiasi costo la posizione affidatagli. Colpito da raffica di mitragliatrice che gli distaccava la mandibola, con i gesti seguitava a dirigere i suoi uomini e ad incitarli alla lotta, salvando, col suo stoicismo e col suo elevato spirito combattivo, la posizione aspramente contesa (El Munassib – Africa Settentrionale, 24 ottobre 1942).

Il generale Ferruccio Brandi, che nella sua prestigiosa carriera era tra l’altro stato comandante della gloriosa brigata paracadutisti Folgore, era Presidente Onorario dell’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia. I soldati d’Italia di ogni ordine e grado, in servizio e in congedo, si inchinano riverenti nel porgere l’ultimo saluto militare a chi, come il generale Brandi, ha dedicato tutta la vita per il suo Esercito Italiano e per la sua Patria.

Dal sito dell’Esercito Italiano, nella sezione Le Medaglie d’Oro al Valor Militare:

BRANDI Ferruccio
Tenente cpl. 187° rgt. paracadutisti, Divisione “Folgore”

Comandante di plotone paracadutisti, attaccato da preponderanti forze corazzate, rincuorava ed incitava col suo eroico esempio i dipendenti a difendere a qualsiasi costo la posizione affidatagli.
Sorpassato dai carri, raccolti i pochi superstiti, li guidava in furioso contrassalto, riuscendo a fare indietreggiare le fanterie avversarie seguite dai mezzi corazzati. Nuovamente attaccato da carri, con titanico valore, infliggeva ad essi gravi perdite ed, esaurite le munizioni anticarro, nello estremo tentativo di immobilizzarli, si lanciava contro uno di questi e con una bottiglia incendiaria lo metteva in fiamme.
Nell’ardita impresa veniva colpito da raffica di mitragliatrice che gli distaccava la mandibola; dominando il dolore si ergeva fra i suoi uomini, e con la mandibola penzolante, orrendamente trasfigurato, con i gesti seguitava a dirigerli, e ad incitarli alla lotta, tra fondendo in essi il suo sublime eroismo. Col suo stoicismo e col suo elevato spirito combattivo salvava la posizione aspramente contesa e, protraendo la resistenza per più ore, oltre le umane possibilità, s’imponeva all’ammirazione dello stesso avversario. I suoi paracadutisti, ammirati e orgogliosi, chiesero per lui la più alta ricompensa.
El Munassib (Africa Settentrionale), 24 ottobre 1942.

Fonte e foto: Esercito Italiano

Afghanistan, ISAF. Commemorazione della battaglia di El Alamein a Kabul: “i caduti della Folgore additano agli italiani il cammino dell’onore e della gloria”, scrisse il parà Bechi Luserna

Ieri pomeriggio, 23 ottobre, i militari italiani in servizio al Comando dell’International Security Assistance Force (ISAF) si sono fermati un momento per celebrare la ricorrenza dell’anniversario della battaglia di El Alamein.

Con una breve e sentita commemorazione, il colonnello dei paracadutisti Beniamino Vergori ha dato lettura ai presenti di alcune parole destinate al cimitero del 42esimo chilometro, scritte dal tenente colonnello paracadutista Alberto Bechi Luserna, medaglia d’oro al valor militare, che servì a El Alamein come comandante interinale del 187º reggimento paracadutisti Folgore:

“Fra sabbie non più deserte sono qui di presidio per l’eternità i ragazzi della Folgore, fior fiore di un popolo e di un esercito in armi, caduti per un’idea, senza rimpianti, onorati dal ricordo dello stesso nemico.

Essi additano agli Italiani, nella buona e nell’avversa fortuna, il cammino dell’onore e della gloria.

Viandante arrestati e riverisci, Dio degli eserciti accogli gli spiriti di questi ragazzi in quell’angolo del cielo che riserbi ai martiri e agli eroi.”

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Fonte e foto: ufficio del Capo di stato maggiore ISAF

Non sono fischi per fiaschi

Non c’è fraintendimento. È tutto chiaro. I fischi di ieri al ministro della Difesa e ai Capi di stato maggiore di Difesa ed Esercito non sono certo fischi da prendere per fiaschi, bensì l’espressione chiara dello scontento di chi ha voce in capitolo. Ex militari, nel caso di ieri a Pisa.

Se i loro predecessori se la sono cavata con cose da molto meno, potendo contare su un governo politico più che tecnico, il ministro della Difesa e i Capi di stato maggiore di Difesa ed Esercito attuali sono invece nell’occhio del ciclone e non possono contare su nessuna boa di salvataggio. Come dire, hanno avuto la sfortuna di capitare nel momento storico meno favorevole alla loro tranquillità professionale.

Il caso dei marò, la spending review, lo scontento generale stanno esacerbando gli animi. Chi è in teatro operativo ha la percezione di essere allo sbando. Lo si legge dai toni dei profili di facebook dei soldati, dai loro messaggi di risposta ai saluti, dalla scarsa motivazione che li sostiene lontano da casa, dove non si può più nemmeno dire che si va per i soldi dato che poi si deve restituire quasi tutto al fisco.

Chi in teatro operativo invece non è, ha altro a cui pensare. Alla famiglia che si sfascia per la mancanza di un piano di sostegno in aiuto ai continui trasferimenti, alle fantasiose interpretazioni dei regolamenti, alla cialtronaggine di un ambiente che mira a sopravvivere galleggiando su vetuste e anacronistiche ambizioni individuali.

Ci si aspettava di più da questo team. I militari si aspettavano di più. Per un attimo si era intravisto l’avanzamento del nuovo e lo sfrondamento del vecchio e dell’inefficiente. Un nuovo sistema che avrebbe permesso di revisionare il carrozzone militare con maggior razionalità e tanto più rispetto per la persona.

E invece questo carrozzone appare ai più come una trappola, da dove chi vale e sa fare per davvero il proprio mestiere non può uscire, pena una deriva sociale che non permette di riciclarsi se non si è in possesso di solidi appoggi per scalare agenzie e industrie della Difesa o se non si possiedono capitali propri per diventare imprenditori di se stessi.

Uno sbandamento totale che brucia negli animi di chi ha giurato di servire il proprio paese e che oggi, se ha lasciato l’uniforme, può almeno permettersi di fischiare.

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Foto: tg.la7.it

Nel 70esimo della battaglia di El Alamein si celebrano anche i 30 anni di missioni dell’Esercito Italiano e il valore dei soldati

Si è svolta questa mattina, 27 ottobre, a Pisa la celebrazione del 70esimo anniversario della battaglia di El Alamein.

Alla cerimonia, che è avvenuta in forma ridotta per la scomparsa del caporalmaggiore Tiziano Chierotti, caduto in Afghanistan lo scorso 25 ottobre, la cui salma atterrerà domattina alle 10 a Ciampino, erano presenti il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, il Capo di stato maggiore della Difesa Biagio Abrate, il Capo di stato maggiore dell’Esercito Claudio Graziano e il sindaco della città di Pisa, Marco Filippeschi.

Il generale Graziano, dopo aver rivolto un doveroso pensiero a tutti i caduti e ai feriti in operazione, ha ricordato che “Oggi, seppur in maniera ridotta, celebriamo più di una ricorrenza: il trentesimo anniversario delle missioni di pace e il settantesimo della battaglia di El Alamein, e lo facciamo nel ricordo del caporalmaggiore Tiziano Chierotti, del 2° reggimento alpini, ultimo caduto in Afghanistan”. E ha aggiunto: “Oggi celebriamo la giornata del valore del soldato, dal maro’ Filippo Montesi, caduto durante la missione in Libano nel 1983, al caporalmaggiore Tiziano Chierotti”.

Il generale Graziano ha voluto poi dedicare un pensiero  al maresciallo Massimiliano La Torre e al sergente Salvatore Girone, affermando che “il Paese è stretto e vicino ai due marò detenuti in India”.

Sono trascorsi 70 anni da quando, il 23 ottobre 1942, in Africa settentrionale, i soldati italiani, protagonisti di uno degli episodi più cruenti della Seconda guerra mondiale, meritarono l’onore delle armi dell’allora nemico, tanto che il 3 dicembre 1942 lo stesso Winston Churchill, Primo Ministro del Regno Unito, pronunciò alla camera dei comuni la storica frase “dobbiamo inchinarci davanti ai resti di quelli che furono i caduti della Folgore”.

In questa stessa occasione ha avuto luogo anche il raduno, presso lo stadio Romeo Anconetani, dei partecipanti alla missione in Libano del 1982 guidata dal generale Franco Angioni, che rappresenta il primo vero impegno internazionale dell’Esercito Italiano. Proprio quest’anno, infatti, si celebrano i 30 anni di missioni dell’Esercito Italiano nei teatri operativi, tema al quale è stato dedicato il CalendEsercito 2013, intitolato appunto Il Cuore delle Missioni.

Nell’occasione ha avuto luogo il Raduno nazionale dell’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia (ANPd’I), con la partecipazione dei Labari delle 139 Sezioni distribuite sul territorio Nazionale.

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Fonte: stato maggiore dell’Esercito

Foto: stato maggiore dell’Esercito

Nel 69esimo anniversario di El Alamein quasi 4mila chiedono una via di Milano intitolata a Paolo Caccia Dominioni

Sono 3.781 le firme raccolte dall’iniziativa Intitoliamo una via di Milano a Paolo Caccia Dominioni, promossa nel dicembre 2010 dalla Libreria Militare che ha sede proprio nel capoluogo lombardo.

Dalla pagina di Facebook dedicata all’iniziativa si apprende che di queste 3.781 firme ben 3.271 provengono dal Gruppo Guastatori dell’Associazione Genieri e Trasmettitori, del resto Paolo Caccia Dominioni comandò proprio il XXXI btg. Guastatori nella seconda guerra mondiale; mentre 63 sono le adesioni per posta elettronica e 303 le sottoscrizioni della pagina Facebook.

Questi risultati vengono inviati per lettera oggi stesso, in occasione del 69esimo anniversario della battaglia di El Alamein, al sindaco di Milano Giuliano Pisapia, insieme all’attestazione dell’interesse per l’iniziativa dimostrata dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il patrocinio del Capo di stato maggiore dell’Esercito Giuseppe Valotto.

L’iniziativa promossa dalla Libreria Militare aveva già riscontrato il plauso dell’ex sindaco di Milano Letizia Moratti, che in una lettera del 10 dicembre 2010 indirizzata al titolare della libreria stessa, Angelo Luigi Pirocchi, informava di aver provveduto a far trasmettere la proposta all’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano.

Paolo Caccia Dominioni di Sillavengo nacque a Nerviano il 14 maggio 1896 e morì a Roma il 12 agosto 1992.

Fu tenente del Genio nella prima guerra mondiale e nella Campagna di Libia, capitano in Africa Orientale e maggiore comandante del XXXI battaglione Guastatori nella seconda guerra mondiale, garibaldino della 106ª Garibaldi, Capo di stato maggiore del C.V.L. Lombardo nella Resistenza.

Nella seconda battaglia di El Alamein nel novembre 1942, riuscì a sfuggire all’accerchiamento con tutto il suo reparto, unico reparto superstite del X Corpo d’armata italiano; per questo venne decorato con la Medaglia d’argento al valor militare.

Dopo la fine della seconda guerra mondiale si assunse volontariamente l’incarico di ricercare le salme dei caduti di ogni nazione disperse tra le sabbie del deserto egiziano a El Alamein, portando avanti le ricerche  personalmente e con grande rischio tra i campi minati ancora attivi.

Nel dopoguerra progetta e realizza il Sacrario a Q.33 di El Alamein, recuperando in quattordici anni oltre tremila salme di caduti italiani, tedeschi e alleati, insieme a un suo vecchio sottoposto del XXXI battaglione Guastatori, Renato Chiodini.

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Fonte: Intitoliamo una via di Milano a Paolo Caccia Dominioni/Facebook; per i riferimenti biografici: Associazione Nazionale Alpini, Ars Bellica e Wikipedia

Foto: Ars Bellica