Forze Armate in scala

Forze Armate in scala: il bombardiere medio FIAT BR 20 Cicogna

By Mithra

Il soggetto dell’articolo di questa settimana rappresenta un altro velivolo storico che ha prestato servizio con i colori della Regia Aeronautica: il bombardiere medio FIAT B.R. 20 Cicogna.

L’aereo, come i caccia C.R. 32 e C.R. 42, è stato uno dei prodotti di elevata qualità che la FIAT ha saputo realizzare negli anni ’30, grazie all’opera di uno dei suoi più illustri e prolifici progettisti, l’Ingegnere Celestino Rosatelli.

Forse meno famoso e meno conosciuto rispetto agli altri citati modelli, il B.R. 20 condivide, però, con questi due aerei lo stesso destino; un progetto concettualmente innovativo e brillante ma, purtroppo, di effimera durata, perché travolto da un progresso tecnico-tattico al quale sia l’industria e sia vertici militari nazionali non sono stati in condizione di formulare risposte e soluzioni adeguate.

Il B.R. 20 viene sviluppato a cavallo della metà degli anni ’30, a seguito di una precisa esigenza di dotare l’Aeronautica di un bombardiere medio di concezione moderna, in grado di portare un carico bellico utile elevato e con un esteso raggio di autonomia.

Il progetto che la FIAT propone, e che risulterà selezionato, è quello di un monoplano interamente di costruzione metallica con superfici con rivestimento misto (duralluminio e tela – novità assoluta nel mondo aeronautico del tempo) che adotta una serie di caratteristiche tecniche innovative per il settore aeronautico nazionale: è un monoplano con ala bassa, con doppia deriva di coda, è un bimotore, ha il carrello retrattile a scomparsa nelle gondole dei motori, possiede un armamento difensivo adeguato sistemato in torrette girevoli, il suo carico bellico è alloggiato verticalmente nella stiva.

Sviluppato in tempi ristretti il B.R. 20 si rivela un ottimo areo, estremamente moderno per gli standard del periodo, che dà buona prova delle sue caratteristiche tecnico – tattiche durante l’impiego operativo sia nella Guerra di Spagna, nelle fila dell’Aviazione Legionaria, sia nelle operazioni condotte dal Giappone durante la guerra con la Cina.

In relazione a tali successi l’aereo, introdotto in servizio nella Regia Aeronautica nell’ultimo periodo degli anni ’30 con grande entusiasmo, costituirà la spina dorsale delle unità da Bombardamento Medio, nella fase iniziale del Secondo Conflitto Mondiale.

Purtroppo, come accennato precedentemente, la difficoltà dei vertici militari nel discostarsi da una visione operativa rigida e poco sensibile ad analisi di ampio respiro (il profeta del concetto del dual use non era ancora nato al tempo!!!) coniugata all’improvviso ictus della creatività, che sembra aver colpito la nostra industria nell’immediato anteguerra, hanno avuto come conseguenza che la Cicogna mostrasse rapidamente i segni del tempo.

Le prestazioni, divenute modeste in riferimento agli standard tecnici in continua evoluzione, la mancanza di soluzioni qualificanti per migliorare il progetto (le varianti principali introdotte in linea riguardavano esclusivamente una revisione del posizionamento della parte anteriore, dell’armamento di bordo e poco altro), le elevate perdite subite dalle unità e la disponibilità di apparecchi differenti e dalle migliori prestazioni, determinarono il progressivo ritiro della Cicogna dalla prima linea, relegando l’aereo a ruoli di secondo piano e per l’addestramento degli equipaggi.

In definitiva il B.R. 20 è stato un ottimo velivolo dalle caratteristiche tecniche notevoli al momento della sua introduzione in servizio, ma essendo il frutto di un progetto pensato e realizzato con scarsa sensibilità nei riguardi dell’evoluzione vertiginosa della tecnologia, si è dimostrato obsoleto nel giro di pochissimi anni. Insomma nulla di nuovo nel panorama nazionale!!!!

Non perdiamoci in altre considerazioni scioviniste e passiamo a esaminare il modello.

Questa volta abbiamo un vero e proprio pezzo vintage, in quanto si tratta di una edizione limitata prodotta dalla Italeri in scala 1/72 (cod. 0103, prezzo che varia tra i 20 e i 25 Euro) che qualche anno fa ha rimesso sul mercato la Cicogna con le stampate della sua prima edizione anni ’70.

Quando l’ho vista non ho potuto resistere e l’ho acquistata immediatamente.

Tutto di questo modello ha un sapore rétro: l’art box, la confezione e l’imballaggio, le stampate prodotte con una plastica giallina e quasi croccante – se mi si passa il termine non tecnico – in quanto dura e difficile da trattare, la rivettatura in rilievo e la pannellatura in positivo, la rusticità dei dettagli del cockpit e degli interni in generale e l’assoluta mancanza di fotoincisioni o parti in resina! È stato un tuffo nella mia infanzia modellistica!!!!!!

Aprendo la scatola abbiamo di fronte quattro stampate di cui tre di plastica colore giallo senape (con tante abbondanti sbavature e segni di estrattori…che generano subito emozioni perdute) e una di plastica trasparente (le vetrature riprodotte sono spesse alle volte come colli di bottiglia) che comprendono anche il piedistallo per l’esposizione del modello, un foglio di decal (dire essenziale è riduttivo, quindi senza le decine di noiosissimi stencil e minuscole scritte che siamo abituati ad avere nei modelli di oggi) e infine un libretto di istruzioni sintetico e, quasi, criptico (è richiesto un certo sforzo di immaginazione e una buona dose di creatività per interpretare alcuni passaggi) la cui chicca è costituita dalle indicazioni per la verniciatura (il sistema identificativo definito dal Federal Standard non è considerato affidabile e si preferisce sostituirlo con nomi più semplici e con disegni!!!!).

Per l’assemblaggio (fortunatamente possiamo ricorrere, invece, allo sviluppo tecnico che ha permesso di rinunciare alla limetta da unghie della mamma e al tagliabalsa di vecchia memoria) dobbiamo fare un po’ di lavoro extra per dare un po’ di respiro al dettaglio spartano del modello originale.

Dopo qualche ora di lavoro, l’impiego di stucco, di listelli di evergreen in abbondanza e il ricorso alle meraviglie nascoste nella scatola degli avanzi, il prodotto è risultato non del tutto malvagio (direi quasi agréable).

Ho deciso di lasciare inalterati sia la rivettatura sia la pannellatura, tanto per sottolineare il fascino vintage.

Le restanti fasi dell’assemblaggio scorrono via senza particolari problemi. Notevole è il perfetto incastro delle ali alla fusoliera e dei piani di coda che non richiedono stuccatura alcuna, motori e carrello sono molto spartani ma non necessitano di interventi speciali.

Un discorso a parte meritano i trasparenti. Un certo disallineamento si riscontra nell’assemblaggio del muso, comprensivo dell’installazione dell’arma e, soprattutto, nella capote del posto di pilotaggio. Nulla di trascendentale che un po’ di pazienza e molta lima e stucco non possano correggere.

L’unico grosso problema è dato dallo spessore dei trasparenti che rende difficile apprezzare il lavoro di upgrade dell’abitacolo e della postazione del puntatore.

La versione scelta è quella di un B.R. 20 M (M per modificato in quanto rappresenta la versione migliorata con alcune minori modifiche nella struttura e, nel particolare, un nuovo profilo del muso con una differente installazione dell’armamento).

La livrea invece, è quella di una Cicogna del 4° Sqn. BT, dell’11° Gr. BT, 13° Stormo BT operante nell’ambito del C.A.I. (Corpo Aereo Italiano: formazione della Regia Aeronautica che partecipò alle fasi finali della cosiddetta Battaglia di Inghilterra – spedizione sfortunata e non annoverabile tra i successi!!!) di base in Belgio sul finire del 1940.

Cosa dire a conclusione? Il modello dichiara apertamente i suoi anni e qui risiede il suo fascino.

In un mondo dove oramai la ricerca del “superiperdettaglio” ha raggiunto livelli sicuramente patologici e dove fotoincisioni e aftermarket in resina consentono di avere riproduzioni più fedeli dell’originale stesso, un modello di questo tipo consente di fare un tuffo nel passato e di trascorrere qualche ora serena senza assilli di performance da concorso!

Assemblato così dalla scatola (lo so, Out Of the Box farebbe più fino, ma in questo caso siamo di fronte a un prodotto totalmente autarchico …quindi ci siamo capiti lo stesso!!!) il B.R. 20 che si ottiene è un onesto e simpatico modellino.

Volendo ci si può sbizzarrire e si può stravolgere il kit con un totale restyling: interni, cockpit, motori, carrello, armamento, rivettatura e pannellatura sono sicuramente settori che meriterebbero attenzione, e chi ne ha voglia trarrebbe enorme soddisfazione.

In sintesi, un buon modello per un weekend di serenità (dopo aver assolto tutti gli obblighi del fine settimana: spesa, partita dei figli e lavoretti domestici!!) onesto nella sua versione vintage, che ci consente di aggiungere alla nostra collezione un aereo che ha avuto un posto importante nel nostro panorama azzurro, sicuramente all’avanguardia al momento della sua introduzione in servizio, anche se ha dovuto cedere il passo a una tecnologia incalzante che gli ha tolto il palcoscenico di miglior bombardiere medio solo dopo pochi anni dalla sua progettazione.

Mithra

Forze Armate in scala: SPA Ansaldo Fossati AB 43

By Mithra

Il settore delle autoblindo (o autoblindomitragliatrici come erano in origine chiamate) è sempre stato un comparto dove la nostra industria ha espresso – sempre – prodotti di alta qualità.

Infatti, grazie all’elevato sviluppo tecnico, che ha caratterizzato l’industria nazionale nel comparto della trazione meccanica (a ruote!!!) sin dalle sue origini, le Forze Armate hanno potuto usufruire di modelli di autoblindo di notevole livello qualitativo, a partire dalle capostipiti del settore impiegate già nella guerra Italo – Turca del 1911-1912 (Isotta-Fraschini RM e FIAT/Arsenale AMiCO Auto-Mitragliatrice Corazzata) per arrivare sino ai giorni nostri con la IVECO Centauro.

Nel particolare, nella seconda metà degli anni ’30, l’esigenza del pattugliamento a largo raggio, richiesto dall’estensione dei territori coloniali e la necessità di dotare le nascenti unità corazzate di un mezzo adeguato a equipaggiare i reparti esploranti, impose una revisione dei termini dottrinali, per cui l’impiego del carro leggero in esplorazione, concetto privilegiato sino ad allora, venne sostituito da quello del veicolo ruotato, (un autoblindomitragliatrice come definita dalle specifiche tecniche), dalle prestazioni elevate, sia come protezione sia come autonomia, e con ottime doti di mobilità anche fuori-strada.

La risposta a tale specifiche si concretizzò con il progetto della SPA Ansaldo-Fossati, che propose al Ministero della Guerra, nel 1937, un veicolo caratterizzato da uno scafo blindato, con motore posteriore e trazione totale sulle quattro ruote, dotato di una torretta girevole anch’essa blindata (in cui era alloggiato l’armamento principale costituito da due mitragliatrici da 8 mm – una terza arma era posizionata nel vano di combattimento in posizione posteriore), con la caratteristica originale della doppia possibilità di guida (anteriore e posteriore, realizzata mediante due differenti posti di pilotaggio).

Lo sviluppo del progetto diede vita a una famiglia di veicoli dalle prestazioni tecniche complessivamente brillanti, adeguatamente protette e con un armamento idoneo per la funzione richiesta dal loro impiego.

I modelli prodotti durante il periodo bellico iniziale, a seguito della introduzione in servizio del progetto della SPA nel 1939, furono contraddistinti dalle sigle AB 40 e AB 41 e furono i mezzi che il Ministero della Guerra impiegò per equipaggiare i reparti della Cavalleria e della Fanteria del Regio Esercito con funzione esplorante, e le unità della Polizia dell’Africa Italiana (PAI).

L’ultima versione prodotta, denominata AB 43, a causa delle vicende che seguirono l’armistizio, venne impiegata nel periodo bellico esclusivamente dalle forze germaniche.

Dopo la guerra i mezzi rimasti (delle varie versioni) andarono a equipaggiare i neocostituiti Reparti della Celere e della Mobile appartenenti al Corpo di P.S., in quanto il materiale in surplus di provenienza alleata era destinato esclusivamente alle unità del ricostituito Esercito.

Il modello proposto questa settimana riguarda proprio quest’ultima variante dell’autoblindo della Ansaldo, la AB 43.

Evoluzione finale del progetto originario, l’AB 43 era un mezzo dalle prestazioni complessive ottime che risultò essere un veicolo affidabile ed efficiente.

La versione era dotata, come le precedenti, di ottime capacità fuori-strada rese possibile da un sistema della trazione e delle sospensioni tecnicamente all’avanguardia e agevolata dal posizionamento a folle della ruota posta sulla fiancata del veicolo (soluzione originale e ingegnosa adottata da molti altri progetti di blasonate ditte estere, ma di concezione tutta italica!!!!), Aveva un’ampia autonomia operativa (i maggiori consumi dovuti al propulsore più potente e all’aumento del peso complessivo, erano bilanciati dall’integrazione di combustibile contenuto in otto taniche alloggiate esternamente sul mezzo), era adeguatamente protetta per il suo ruolo e con un armamento principale costituito, inizialmente, da un cannone da 47/32 Mod. 1935 – sostituito successivamente da una mitragliera da 20 mm Breda – collocato in una torretta girevole a 360° abbastanza ridotta in altezza, che rendeva sufficientemente sfuggente la sagoma del mezzo .

Il mezzo, se pur nel complesso ottimo, non era, tuttavia, privo di alcuni difetti, come un sistema di sterzatura problematico, soprattutto con la trazione integrale e fuori strada, una torretta angusta che limitava la possibilità di spazio a due sole persone, compromettendo in tal modo le funzioni principali del capo-carro costretto anche a usare l’arma principale (problema non di carattere tecnico, ma esclusivamente conseguenza di una visione dottrinale di impiego spesso non particolarmente moderna – e molte volte un po’ miope – imperante nel nostro strumento militare, allora come ora) e l’immancabile problematica della blindatura.

Questa caratteristica negativa dominante era la conseguenza della scarsa qualità degli acciai e delle leghe impiegate, che rendevano le piastre di protezione troppo rigide e quindi facilmente soggette a fratture e del sistema della bullonatura delle stesse piastre, che riduceva la protezione offerta e incrementava la possibilità dei danni collaterali connessi alla ricezione di eventuali colpi avversari (problema che ha costantemente afflitto le nostre realizzazioni in materia di veicoli blindati e corazzati e che va ricercato, non tanto nella presunta differente capacità del comparto industriale terrestre, ma anche, e soprattutto, nell’attenzione che lo stesso comparto aveva per soluzioni tese al risparmio negli investimenti che avrebbero, sì, consentito risultati più efficaci, ma richiesto soluzioni tecniche più onerose!).

Adesso concentriamoci sul modello. Si tratta del kit della Italeri n. 6603 in scala 1/48 (una scala interessante con uno sviluppo qualitativo e quantitativo notevole negli ultimi anni, che ha l’indiscutibile pregio di abbinare un prezzo più accessibile a un minor ingombro del modello finito; problema tipico di ogni modellista che in presenza di coniuge assume contorni di un vero e proprio dramma!!!).

Anche se non è proprio nuovissimo, è stato infatti rilasciato dalla casa emiliana nel 2006, il modello si presenta bene.

La box art è schematica, un po’ anonima nello stile Italeri del tempo, ma il contenuto è di buon livello. Due stampate di colore marroncino chiaro, lo chassis è invece in metallo per conferire quell’impressione di pesantezza più realistica a modello finito, mentre gli pneumatici sono in vinile, un set di decal con tre versioni teutoniche e una della Polizia (la scelta mi sembra ovvia!!!!) completano il contenuto assieme al libretto di istruzioni.

La buona qualità delle stampate, senza particolari difetti o sbavature, e il posizionamento degli extraction pins in parti poco o nulla visibili, consente di effettuare le varie sezioni di montaggio in modo rapido e preciso. Minimo il ricorso allo stucco in quanto i principali pezzi combaciano bene. La formula dello scafo in metallo non è del tutto congeniale, tant’è che nei prodotti più recenti è stata sostituita con delle barrette di metallo da inserite sul fondo scafo, in quanto richiede un po’ di pazienza per poter incollare gli elementi della trasmissione e lo scafo superiore.

I particolari esterni sono ben riprodotti e nel complesso il modello risulta corretto come proporzioni e come sagoma.

Ovviamente per il modellista in cerca del particolare perfetto si possono riscontrare alcuni difetti, come un disegno della rivettatura esterna carente, la griglia del motore a sei elementi invece che a sette, il dettaglio del battistrada degli pneumatici che non corrisponde esattamente al famoso disegno artiglio (che quasi nessuno conosce, ma che tutti citano in quanto fa fino nel dissertare di modellismo citare – soprattutto con consumato snobismo – particolari e caratteristiche dei disegni originali che il kit non riproduce perfettamente,!!) e la mancanza di qualsiasi dettaglio della camera di combattimento, a parte un rudimentale abbozzo della culatta dell’armamento principale in torretta.

Va da sé, comunque, che il modello montato e verniciato fa la sua bella figura!

Tra l’altro, oltre che rappresentare un prodotto con un ottimo rapporto tra qualità e prezzo (12-15 euro), il kit della Italeri ha sicuramente il pregio di proporre un mezzo italianissimo, di notevole successo operativo, in un panorama internazionale e in una scala dove i soggetti con il tricolore sono un po’ limitati (da solo mi sembra che basti per dargli un posto nella nostra collezione!!!)

Mi sono sbizzarrito un po’ e nel cercare una ambientazione originale che potesse fare risaltare la livrea e le insegne della Celere, ricorrendo anche il 70° anniversario dell’evento, ho ricreato un set realistico: il servizio di vigilanza a un seggio elettorale in occasione delle elezioni del 1948.

L’AB 43 è qui nel suo rosso amaranto (l’esatta sfumatura del rosso impiegato sui mezzi del periodo è di difficile interpretazione in quanto furono usate vernici provenienti da differenti marche e senza una esagerata attenzione ai riferimenti Pantone o Federal Standard, quindi potremmo avere anche qui 50 sfumature di rosso a seconda dei rifermenti e delle marche impiegate).

I figurini sono due vecchi sopravvissuti di un kit della Bandai degli anni ’70 (nel modellismo niente si butta e tutto si trasforma!!!) che un po’ di stucco e qualche ora di lavoro li ha trasformati nei due celerini al seggio, mentre lo spaccato dell’edificio, la strada e il muretto sono il frutto di un’operazione di fantasia e di scracth serale.

Da internet, invece, provengono le repliche dei manifesti che, per servile obbedienza al democratico concetto di par condicio, rappresentano un po’ tutti gli schieramenti politico-ideologici che sono stati protagonisti di quell’evento storico.

In sintesi, il modello dell’AB 43 è un kit sicuramente valido, di ottimo livello qualitativo, che rappresenta un progetto per un week end di passione e che ha il pregio di offrire la replica di un mezzo di successo italiano, in una scala particolare a cui il rosso amaranto della Polizia aggiunge un pizzico di originalità fuori dai soliti schemi guerrieri.

Mithra

Forze Armate in scala: il Fiat CR 42 Falco

By Mithra

Il modello di questa settimana rappresenta il velivolo che ha costituito l’apice dell’evoluzione del concetto di biplano in campo aeronautico.

Il progetto, firmato dall’Ing. Celestino Rosatelli, viene sviluppato alla fine degli anni ’30 come evoluzione del CR 32 Freccia corrispondendo perfettamente al concetto operativo di aereo da caccia che ancora risultava predominante nella Regia Aeronautica al tempo: un biplano, monomotore con motore radiale, con spiccate doti di maneggevolezza adatte al combattimento manovrato (il volo acrobatico è una caratteristica fondamentale nella preparazione del pilota italiano del tempo), con armamento in caccia, a carrello fisso e di struttura composita (legno, alluminio e tela).

Il risultato di questo progetto sarà il CR 42, un sesquiplano dalle caratteristiche eccellenti (per la sua formula operativa), ultimo esemplare di una generazione di aerei biplani (Gloster Gladiator, Polikarpov I-15, Henschel 123) che, ancora impiegati nelle fasi iniziali del secondo conflitto mondiale in virtù delle loro buone caratteristiche complessive, saranno surclassati dai velivoli di concezione moderna (monoplani ad ala bassa, con struttura in alluminio, carrello retrattile, motore in linea, e potentemente armati).

Nonostante la formula ormai superata, il CR 42 ha conseguito due primati: quello di essere l’aereo italiano prodotto in maggior numero di esemplari e quello di essere stato l’ultimo biplano ad abbattere un aereo nemico in combattimento manovrato (1945).

Aereo robusto ed estremamente maneggevole, il CR 42 era un biplano sesquiplano con struttura in lega leggera ricoperta in lega di alluminio e tela, con motore radiale (FIAT A.74 RC 38 versione di produzione nazionale del Pratt & Whitney R- 1830 SC/4 Twin Wasp), carrello a triciclo posteriore fisso, abitacolo aperto, armato di due mitragliatrici in caccia sistemate sopra la cofanatura del motore.

Mezzo molto apprezzato dai piloti, anche se di concezione operativa superata, svolse con apprezzabile successo le funzioni di caccia durante le fasi iniziali del conflitto per poi essere impiegato come aereo da attacco al suolo e caccia notturno (anche con insegne tedesche) nel prosieguo della guerra. Notevole il successo commerciale all’estero (Belgio, Ungheria, Svezia e Finlandia) a conferma della bontà del progetto in sé.

E veniamo al modello in oggetto.

Tra le differenti proposte disponibili, ho scelto il CR 42 della Italeri in scala 1/48 (serie Aviation Glory WWII Aces n.2702) in quanto il kit propone il Falco nella versione da caccia, con la possibilità di scegliere tra 6 differenti livree ed esemplari rappresentanti piloti che si sono particolarmente distinti ai comandi del CR 42.

Il soggetto riprodotto è quello dell’aereo del Ten. Enzo Martissa 91a Sq./ 10°gr./4°Stormo El Adem, Tobruk, Libia 1940, pilota pluridecorato che abbatté con questo aereo un Gloster Gladiator.

Aprendo la scatola troviamo una serie di stampate in plastica grigia, di buona qualità complessiva morbida facilmente lavorabile, una stampata clear con il parabrezza, un superbo foglio di decal per le sei versioni riportate sul box art (4 Regia Aeronautica, 1 ungherese e 1 belga) e un libretto di istruzioni in bianco e nero ma ben dettagliato e con facili riferimenti per la colorazione dei particolari.

Il modello è sufficientemente dettagliato tanto che la versione OOB (Out Of the Box) risulta pienamente soddisfacente e di ottima qualità.

L’abitacolo è ben riprodotto (la struttura a guscio in tubi di alluminio è fedelmente rappresentata), il motore stellare risulta discretamente dettagliato, pannellature esterne e forme sono riprodotte accuratamente e con rispetto delle misure. Buona la riproduzione della ricopertura della fusoliera che richiama la tela del rivestimento originale.

Il modello si presta a essere arricchito nei dettagli nel caso dei maniaci del super realismo. Per quanto mi riguarda mi sono limitato ad aprire la capottatura del motore e ad arricchire di qualche particolare il FIAT A.74.

All’ambientazione è stato dato un tocco di vita aggiungendo un figurino della CMK (F48061 Italian pilots WW II) rappresentante il Ten. Martissa nelle mie intenzioni.

Vediamo adesso il dettaglio tecnico del kit.

Come detto la plastica è di buona qualità, si lavora bene e non presenta grosse imperfezioni (qualche flash ma limitato e gli immancabili segni degli estrattori, tutti però in aree prive di dettaglio e non visibili).

La qualità delle stampate è buona anche se nei pezzi molto piccoli tende a essere leggermente meno definita.

L’allineamento dei vari pezzi è ottimo, nessuna deformazione né nelle due parti della fusoliera né nelle ali. L’abitacolo e il motore rappresentano i pezzi forti dell’intero modello.

L’uso delle stuccature è limitatissimo, praticamente nullo, a conferma dell’ottima ingegneria complessiva del modello.

La parte del montaggio più complessa riguarda (ovviamente) il posizionamento e l’allineamento dell’ala superiore. Gli elementi della controventatura sono un po’ deboli e tendono a spezzarsi con facilità; inoltre sono di non agevole posizionamento e il loro corretto assemblaggio richiede una dose di pazienza notevole e un pizzico di esperienza.

Alla fine, comunque, il risultato è apprezzabile. La carenatura del carrello è forse la parte meno dettagliata dell’intero modello.

Le decal sono ottime e si applicano senza alcun problema.

In un eccesso di campanilismo autarchico ho usato per la verniciatura il set della Lifecolor Regia Aeronautica WWII (C S19), che riproduce con sufficiente fedeltà le vernici usate. Probabilmente è un mio difetto, ma l’applicazione ad aerografo si è rivelata estremamente complessa (un incubo dosare correttamente diluizione del colore e pressione dell’aria – variavano per ogni colore della stessa confezione!!!!!) tanto da non consigliarne l’uso se non dotati di molta, molta pazienza.

In definitiva, la Italeri ha prodotto un Falco piacevole da costruire, di buon livello complessivo (ottimo il rapporto qualità/prezzo come sempre caratteristica della casa emiliana) che ci consente di aggiungere alla nostra collezione una riproduzione fedele di un aereo famoso e giustamente apprezzato dai nostri piloti.

Se la sua formula operativa era decisamente superata (un 50% di responsabilità tra comparto industriale pigro verso l’adozione di soluzioni meno convenzionali e la mancanza di visione nello sviluppo delle dottrine di impiego e quindi di specifiche tecniche adeguate da parte degli Stati Maggiori – nihil sub solem novum!!!!!) occorre sottolineare, comunque, che il CR 42 si è dimostrato un aereo dal discreto successo che, nelle mani dei nostri piloti, ha contribuito a mettere in evidenza quelle capacità e quelle caratteristiche che hanno sempre contraddistinto il personale delle nostre Forze Armate in ogni situazione.

Mithra

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Forze Armate in scala by Mithra

Forze Armate in scala: l’APC M113

By Mithra

Con il modello di questa puntata ritorniamo a parlare di mezzi terrestri. Questa volta parliamo di una vera e propria icona intramontabile: l’M113, ovvero l’Armoured Personnell Carrier (APC) più noto e diffuso del secondo dopoguerra.

Il progetto risale alla fine degli anni ’50, quando, con la crescente meccanizzazione in atto negli eserciti, si presenta l’esigenza di modernizzare i veicoli da trasporto truppa allora in servizio, evolvendo il concetto di un veicolo protetto in grado di trasportare e appoggiare la fanteria, il cui sviluppo era iniziato con la formula dell’half track durante il secondo conflitto mondiale.

Le specifiche tecniche emanate dallo US Army per un veicolo protetto, con prestazioni anfibie senza preparazione, in grado di trasportare una squadra fucilieri, fornendo anche un adeguato supporto di fuoco, diedero come risposta il progetto dell’M113: mezzo completamente cingolato, con scafo realizzato in alluminio balistico, potenziato da un motore a benzina da 6 cilindri a V, con un equipaggio di due/tre uomini e la possibilità di trasportare una squadra di 10 fucilieri equipaggiati.

Dotato di eccezionale mobilità, discrete doti anfibie, di un mix ottimale tra protezione, potenza e capacità di trasporto, l’M113 si è dimostrato un veicolo ottimo, versatile, estremamente affidabile, facile da gestire e da manutenzionare, la cui formula generale ha costituito, peraltro, la base di partenza di quasi ogni APC/AIFV sviluppato successivamente nel campo occidentale.

Adottato dalle nostre Forze Armate inizialmente nella versione a benzina, e successivamente nella versione diesel (M113 A1 costruito su licenza dalla OTO Melara), e definito Veicolo Trasporto Truppe (VTT) nella nomenclatura italiana, il mezzo ha avuto una diffusione estesissima, essendo stato utilizzato praticamente da tutte le Armi e le specialità dell’Esercito in tutte le sue versioni.

La versione di base è stata usata come VTT, carro comando, carro ambulanza, carro osservatorio (una versione di produzione artigianale sviluppate in un paio di esemplari e usata principalmente dalle Divisioni corazzate durante lo svolgimento di esercitazioni sul terreno).

A fianco di questa sono poi state introdotte in servizio numerose varianti sviluppate sulla base del mezzo come l’M106 con mortaio da 107 e da 120 mm, l’M113 Tow con il sistema c/c TOW, l’M577 con scafo rialzato per uso come posto comando, l’M548 trasporto munizioni per artiglieria semovente, e il SIDAM con sistema c/a quadruplo da 25 mm.

L’OTO Melara negli anni ’70, per ovviare al principale punto debole del progetto originario costituito dalla protezione limitata e dalla conseguente impossibilità di fare agire la squadra trasportata dal suo interno senza costringerla all’appiedamento per combattere, sviluppò sullo scafo dell’M113 una evoluzione del mezzo dando vita a un Veicolo da Combattimento Corazzato (VCC) con le sue varianti VCC-1 e VCC-2, che ha prolungato la vita operativa del mezzo sino alla entrata in servizio della nuova linea di AIFV ruotati.

Parliamo ora del modello presentato.

Premesso che esistono in commercio innumerevoli riproduzioni dell’M113 nelle sue infinite varianti, la mia scelta è ricaduta sul modello della Tamiya (M113 U.S. Personnel Carrier – codice di riferimento MM140 anche riportato come 35040|40) in scala 1/35. Il prezzo oscilla intorno ai 25/30 euro.

Anche se il modello è decisamente datato (1974), l’ho preferito perché si tratta di un prodotto estremamente ben fatto (che regge bene il confronto anche con la concorrenza iper-tecnologica del giorno d’oggi), che oltre a catturate perfettamente la fisonomia del mezzo, ha il suo punto di forza nella semplicità costruttiva e nella flessibilità a essere trasformato in qualsiasi versione si voglia, sia usufruendo delle enorme disponibilità di prodotti in commercio (conversioni, accessori, fotoincisioni e prodotti in resina o altro), sia dando fondo alla propria verve creativa di “modellisti veri” (quelli che creano in proprio qualche cosa di personale e non quelli che si limitano ad assemblare prodotti perfetti ma privi di anima!!!!!).

Aprendo la scatola abbiamo tre sprue in plastica di buona qualità, di cui due stampate in verde oliva (treno di rotolamento, scafo, portelloni di accesso ecc.), una in grigio chiaro (interni e motore), lo scafo del mezzo in due parti, i cingoli in vinile, un set di decal per due versioni (una USA e una Repubblica Federale Tedesca), più un libretto con istruzioni e indicazioni in stile Tamiya.

Completano il tutto due ulteriori sprue in plastica verde con cinque figurini (U.S. Army epoca Vietnam) e relativo abbondante armamento ed equipaggiamento (che possono essere accantonati senza rimpianti perché il loro livello di qualità risente del tempo passato).

Il modello si assembla perfettamente senza dare nessun problema (l’ingegneria costruttiva della Tamiya è, per quanto mi riguarda, imbattibile), il livello di dettaglio è molto elevato: il kit offre una buona riproduzione dell’interno della camera di combattimento, del posto di pilotaggio e del motore che possono essere apprezzati lasciando aperti i portelloni del mezzo (ovviamente esistendo ampi margini per un super dettaglio si può avere un modello molto interessante).

Il treno di rotolamento è preciso e con un livello di dettaglio accurato nella sua semplicità; i cingoli, ancorché in vinile, sono di buona fattura e precisi nel disegno.

Tanto per rimanere aderente al concetto di riprodurre materiali in servizio nelle nostre Forze Armate, la versione che ho presentato è quella di un M113 usato come posto comando per batterie semoventi.

Il passaggio da un M113 a un M113 A1 non è così complicato. Innanzitutto, il motore va leggermente modificato essendo quello del kit un motore a benzina, mentre quello della versione A1 è diesel (foto e riferimenti alla mano, plasticare, tubicini e filo di piombo di vario diametro e il gioco è fatto!).

Poi ci sono da modificare il serbatoio interno del combustibile, che ha una forma leggermente differente e il parafango posteriore che presenta una scanalatura da riempire; per il resto non ci sono altri lavori da effettuare.

Per trasformarlo in posto comando ho attuato una serie di piccole modifiche e di aggiunte e varianti.

Per prima cosa ho invertito la posizione della barra che sostiene il seggiolino del capo carro spostandola a contatto con la parete del vano motore; poi ho costruito i supporti laterali per le radio (RV 4 e RV3 con relativi cablaggi e cavi di antenna).

Tavolinetto, cofano scrittoio e cassa pubblicazioni per l’Ufficiale al Tiro sono stati ricostruiti in base alla documentazione fotografica di riferimento, così pure i telefoni E8, la tavoletta per il tiro e il tubo custodia per il goniometro.

Sul tetto del carro ho inserito il rullo porta cavetto telefonico e ho aggiunto il goniometro M12 costruendolo con vari elementi di plasticard, montato sul treppiede realizzato in tubi di ottone di varia misura. Carte topografiche, accessori vari ed equipaggiamento hanno decorato l’interno e l’esterno del mezzo dando un senso di confusione organizzata.

Le decal con le scritte interne in italiano, gli stanag della Divisione Ariete, le targhe e la bandiera italiana sono stati realizzati in proprio con stampante a getto e carta da decal.

Per aggiungere un tocco di vita ho aggiunto un figurino (cannibalizzato da elementi Tamiya e completato con stucco Green Stuff) una napoletana per il caffè e un fornellino auto costruiti con palsticard e filo di piombo. Una basetta con una vegetazione quasi autunnale et voilà, il modello è servito.

In sintesi, il kit della Tamiya ha i suoi anni ma risulta ancora valido sia dal punto di vista tecnico sia per l’ottimo rapporto qualità/prezzo. Come detto precedentemente, il montaggio è privo di problemi, il dettaglio di base è di livello ottimo, le misure e le forme sono corrette e coerenti con i documenti di riferimento. In più il modello può essere convertito nella versione che meglio incontra i nostri desideri di veder riprodotto uno dei mezzi più diffusi e più importanti che hanno servito nel nostro esercito.

Per concludere si può dire che l’M113 rappresenta una splendida opportunità per sbizzarrirsi con la fantasia e con la creatività, riproducendo la nostra versione con insegne E.I. di un mezzo davvero speciale.

Mithra

Foto: Mithra

Forze Armate in scala: il Fiat G55 Centauro

By Mithra

Il modello che viene proposto in questa edizione è quello del Fiat G55 Centauro. Questa macchina rappresenta una delle migliori realizzazioni in campo aeronautico prodotte dall’industria nazionale durante il secondo conflitto mondiale.

Le origini del progetto risalgono al 1939 e fanno seguito alle specifiche tecniche emanate dalla Direzione Generale Costruzioni e Approvvigionamenti (DGCA) per un aereo da caccia da combattimento in grado di sostituire gli aerei monoplani della prima serie, allora in servizio.

Il risultato finale risultò essere un aereo monoplano, monoposto, con ala bassa a sbalzo, con struttura e rivestimento interamente metallici, potenziato da un propulsore in linea (RA.1050 RC.581 Tifone, versione, su licenza del tedesco, DM605A-1 da 12 cilindri a V), veloce, agile, maneggevole, potentemente armato (tre cannoni MG 151/20 da 20 mm e due mitragliatrici Breda Mod. 1935da 12,7 nella configurazione finale), che si sarebbe rivelato uno dei migliori aerei dell’Asse (superiore ai pari modelli tedeschi secondo la valutazione comparata effettuata da una apposita commissione germanica nel 1943).

Dal punto di vista operativo, anche se ottenne il battesimo del fuoco con le insegne della Regia Aeronautica (20°gr. del 51°Stormo) partecipando alla difesa di Roma (Roma – Ciampino e Cagliari – Capoterra) nei mesi precedenti all’armistizio con pochi esemplari della serie 0, la sua storia si svolge nei reparti della Aeronautica Nazionale Repubblicana (ANR) dove rimane attivo sino al termine del conflitto.

Nel dopoguerra i G55 (nelle varie versioni) rimasti contribuiranno a equipaggiare i reparti della nascente Aeronautica Militare, per poi essere ceduti a forze aeree straniere (Argentina, Giordania).

In sintesi, il G55 può essere considerato come l’apice raggiunto della nostra industria aeronautica in materia di sviluppo e costruzione di aerei da caccia sino all’avvento del motore a getto, costituendo l’esempio eclatante di quell’insieme di pregi e difetti che hanno caratterizzato (e ancora caratterizzano!!!) la concezione, lo sviluppo e la realizzazione dei prodotti nazionali nel campo della difesa.

Il modello proposto è quello di un G55 Centauro della ditta Special Hobby (SPH48087 Fiat G.55A Post War Service) in scala 1/48.

La ditta della Repubblica Ceca, unica marca a produrre in questa scala questo interessante aereo, presenta un soggetto in servizio nel dopoguerra e propone tre versioni appartenenti a differenti forze aeree (Italia, Argentina e Giordania). La realizzazione del modello che propongo si riferisce, invece, a un Centauro con insegne della ANR (1^Squadriglia/2° Gruppo Caccia).

Analizziamo il prodotto. Il box art, il disegno, non particolarmente accattivante, riproduce un aereo con insegne giordane; aprendo la scatola abbiamo cinque stampate (quattro in plastica grigia e una trasparente) un set di fotoincisioni, una busta con alcuni particolari in resina (una capottatura alternativa del cofano motore, le canne dei cannoni alari e il collimatore), il foglio delle decal e il libretto delle istruzioni. Il tutto a un prezzo onesto di circa 33 euro.

Il prodotto può essere considerato di qualità medio alta; la plastica è buona, si lavora facilmente, il livello di definizione nel complesso è soddisfacente (la pannellatura e i particolari esterni sono accennati, ma abbastanza corretti), l’abitacolo è l’unica parte dove il dettaglio sia stato curato in modo particolare (le foto incisioni – peraltro ottime – si riferiscono quasi esclusivamente alla cabina di pilotaggio), per il resto motore, vano carrelli e carrelli stessi sono piuttosto spartani e risentono di una mancanza di attenzione al dettaglio e al particolare. Il tettuccio è stampato in un pezzo singolo, la plastica è abbastanza spessa ma la trasparenza è buona.

Le parti in resina sono piuttosto mediocri e non costituiscono quel valore aggiunto che, invece, altre case sono in grado di proporre.

Le istruzioni, stampate in bianco e nero, presentano una breve descrizione storica, 12 passaggi per la costruzione e i riferimenti per le differenti livree; mancano spesso di chiarezza e dimenticano le indicazioni per alcuni pezzi il cui posizionamento è dovuto all’osservazione della cover, alle fonti di riferimento e alla buona volontà. Da ultimo gli sprue non hanno riportati riferimenti numerici alle varie parti (si deve fare riferimento alla numerazione dei pezzi disegnata nello schema fornito con le istruzioni) e spesso mancano anche i punti di riscontro sul modello stesso, particolare questo che complica un po’ l’assemblaggio in alcune fasi.

Per quanto riguarda la costruzione, questa risulta abbastanza agevole (un po’ di pazienza è necessaria nell’assemblaggio dell’abitacolo dove le fotoincisioni richiedono un extra time che alla fine però ripaga), le varie componenti si assemblano abbastanza bene, con un limitato uso di stucco sulla fusoliera (cofanatura del motore) e un’abbondante dose sul punto di congiunzione della pianta alare con la fusoliera, dove deve essere eliminato uno scalino pronunciato.

In definitiva, alla fine del processo di montaggio si ottiene un buon modello, che con pochi accorgimenti può acquisire quel tocco in più (qualche dettaglio al carrello, rifacimento dell’antenna con del plasticare più sottile, sostituzione delle canne dei cannoni alari e del tubo di Pitot con elementi in metallo, apertura della capottatura per evidenziare l’abitacolo) per fare bella figura anche al cospetto di più blasonati prodotti come Hesegawa, Tamiya o Eduard.

In alternativa alle soluzioni proposte dalla scatola della Special Hobby ho scelto di riprodurre un esemplare in servizio nella ANR, appartenente alla 1^Squadriglia/2° Gruppo Caccia (pilotato dal Ten. Ugo Drago), di stanza a Pavia – Cascina Vaga nel maggio del 1944, con un camouflage geometrico particolare a tre tonalità di colore (nocciola, marrone mimetico e verde oliva) e con le superfici inferiori in grigio azzurro.

Trattandosi di un Centauro Serie I ho scelto la capote del motore con le due armi da 12, 7 in caccia, mentre ho aggiunto i due cannoni da 20 mm con la caratteristica copertura aerodinamica sulle ali, il tutto utilizzando i pezzi contenuti nel modello.

Le insegne provengono da un apposito set di decal della Tauro Model (Art.48/502 ANR insegne BF109, G55 e SM79), mentre il numero del velivolo e lo stemma sul muso sono stati effettuati artigianalmente con mascherine.

Per rendere vivo il modello ho aperto la capote e ho inserito un figurino (ARB480097 German Luftwaffe pilot WWII for Bf 109 late v.)

Il prodotto offerto dalla Special Hobby ci permette, quindi, di aggiungere alla nostra collezione di mezzi che hanno fatto la storia delle nostre Forze Armate un soggetto particolare e immancabile, che ha il pregio di aver rimarcato la competitività e la capacità che hanno da sempre contraddistinto, a livello concettuale e progettuale, la nostra industria.

Mithra

Foto: Mithra

Forze Armate in scala: l’M18 Hellcat

By Mithra

Considerare il modellismo, (specialmente quello statico) un hobby da eterni bambinoni che ancora giocano con i soldatini, è una visione alquanto diminutiva e molto semplicistica, ma ancora abbastanza diffusa nell’immaginario collettivo.

Ma la pratica del modellismo in realtà non è soltanto un hobby o un passatempo da adolescente, è molto di più!

È una continua sfida con se stessi per migliorare le proprie capacità; è voglia di produrre ogni volta qualche cosa sempre più bello; è l’osservazione del nostro piccolo mondo per trarre una nuova fonte d’ispirazione; è un tuffo nella storia alla ricerca di notizie e di riferimenti per il nostro nuovo progetto sia esso un veicolo militare oppure un’auto sportiva.

Il mondo del modellismo è variegato e amplissimo e non potrebbe essere certo racchiuso in poche pagine.

L’intento dichiarato è quello di aprire una finestra virtuale, trattando in parallelo argomenti inerenti al settore della Difesa, ma dal punto di vista del modellista, secondo una prospettiva che privilegi, in prima battuta, soprattutto quei mezzi che, prestando servizio nel corso degli anni nei nostri reparti e nelle nostre unità, hanno fatto la storia delle Forze Armate Italiane.

Nell’immediato dopoguerra uno dei problemi che la Difesa dovette affrontare fu quello della disponibilità di armamenti per la ricostruzione delle Forze Armate.

Per quanto riguarda l’Esercito, ma non solo, per i primissimi anni venne utilizzato, principalmente, il materiale prodotto dall’industria nazionale durante il conflitto, in ragione della esiguità delle unità (e soprattutto della “leggerezza” delle stesse) imposta dai trattati internazionali; tuttavia a seguito della crescita della tensione nei rapporti tra i vecchi Alleati a cavallo degli anni 40’ e’50, l’Esercito subì una riorganizzazione imponente che richiese la disponibilità di materiale completamente differente in termini qualitativi e quantitativi.

La soluzione immediata fu quella di equipaggiare le nuove unità con il surplus di mezzi che Americani (e Britannici in misura minore) avevano reso disponibile con la riduzione dei loro contingenti dislocati nella nostra Penisola.

Per qualche anno, quindi, troviamo in servizio una moltitudine di mezzi diversi e nelle versioni più disparate (basti pensare al carro Sherman, di cui erano in servizio nelle stesse nostre unità una quantità di modelli e di versioni impressionanti).

Un incubo logistico e un dilemma addestrativo, per i Quadri del tempo ma, per il modellista, un’occasione eccezionale, un vero paradiso dell’immaginazione e della fantasia.

Dato questo breve doveroso preambolo, il nostro primo soggetto è rappresentato dal semovente caccia carri M18 Hellcat.

Si tratta di un tank destroyer, di concezione e produzione USA, basato sullo scafo del carro leggero M24, armato con una bocca da fuoco da 76mm, alloggiata in una torretta a cielo aperto e in possesso di ottime doti balistiche complessive.

Veloce, maneggevole, affidabile e potentemente armato costituì una spiacevole sorpresa per la controparte tedesca, in quanto risultò efficace e letale nel suo ruolo di caccia carri.

Il nostro modello è prodotto dalla taiwanese AFV Club (AF 35015) nella scala 1/35.

Perché questo modello? Innanzitutto perché questo mezzo, insieme ai semoventi M10 e M36, ha rappresentato il principale sistema contro/carri delle nostre Divisioni corazzate per quasi tutti gli anni ’50 (e quindi merita un posticino non indifferente nella bacheca dei veicoli storici), in secondo luogo perché la ditta taiwanese offre nel kit l’opzione di riprodurre un veicolo con le insegne italiane!!!!! (opportunità rarissima nel panorama modellistico).

Vediamo il modello nel dettaglio. La box art, semplice ma d’impatto visivo, rappresenta un modello con marking USA, la scatola lateralmente presenta una panoramica con fotografie del modello evidenziandone i particolari, cosa che apprezzo particolarmente, in quanto piuttosto utile per avere un’idea del contenuto (non riesco a comprare a scatola chiusa!!!).

Aprendo la confezione abbiamo 5 sprue in plastica verde, ognuno inserito in una busta di plastica trasparente, che ne preserva il contenuto da eventuali danni; un ulteriore sacchetto contiene lo scafo, stampato in un unico blocco e i cingoli in vinile nero (di ottima fattura!!!), come valore aggiunto la confezione offre anche la canna della bocca da fuoco tornita in alluminio (nessuna necessità quindi di costose aggiunte per il dettaglio del modello. OK!!!!!).

A completamento del tutto un generoso foglio di decal per otto diverse versione tra cui quella targata E.I..

Il libretto delle istruzioni è in bianco e nero ma chiaro, esaustivo e consente di completare il kit in 21 fasi.

Il modello risulta in scala corretta, la qualità delle stampate è ottima (secondo l’elevato standard orientale), la plastica è relativamente morbida, facile da lavorare e quasi priva di imperfezioni.

Il kit è superbamente dettagliato: camera di combattimento, interno torretta e cannone sono riprodotti con ricchezza di particolari e fedeltà, consentendo di montare un ottimo modello OOB (Out-Of-the-Box).

Per i patiti del super dettaglio il kit rappresenta una opportunità ghiottissima in quanto, essendo un semovente a cielo aperto, gli interni risultano completamente visibili e qui ci si può sbizzarrire come si vuole.

Inoltre, considerando il concetto un po’ vago di standardizzazione applicato dalle unità in cui il mezzo fece servizio, equipaggiamenti, carichi esterni e interni e colorazioni lasciano ampio sfogo alla creatività individuale.

Nel particolare, i punti di forza sono rappresentati dal cannone nel suo complesso, dettagliato e ricco di particolari, dalla riproduzione della torretta e dalla Browning 0,50’ ricca di elementi che catturano l’essenza di questa intramontabile icona.

Punti deboli: assenza di dettagli del vano motore, e se vogliamo proprio spaccare il capello, forse i cingoli avrebbero potuto essere riprodotti direttamente in plastica a sezioni (ma è molto soggettivo).

Il prezzo è onesto, si aggira sui 35 euro (dipende dal rivenditore), ragionevole per la qualità e il contenuto della scatola (senza le esagerazioni di altre marche!!!!).

In sintesi, il kit consente di realizzare un ottimo modello, sicuramente dettagliato e corretto, offrendo la possibilità di riprodurre un soggetto, magari poco noto ma sicuramente di impatto, che occupa un posto di rilievo nel panorama dei corazzati che hanno prestato servizio nell’Esercito Italiano.

Mithra