Elisabetta Trenta

MNCG: il Ministro on Trenta in visita in occasione della NATO Double River 2019

Il Ministro della Difesa, on Elisabetta Trenta, si è recata in visita ieri, 20 marzo, a Motta di Livenza (Treviso) per la presentazione dell’esercitazione NATO Double River 2019, attività addestrativa organizzata dal Multinational CIMIC Group (MNCG), si apprende dallo stesso Comando.

“Il Multinational CIMIC Group rappresenta l’unico polo di formazione per la funzione CIMIC [Civil-Military Cooperation] in ambito Difesa, e se oggi è diventato un vero e proprio punto di riferimento in ambito nazionale e NATO lo si deve all’altissima competenza e alla professionalità del personale che vi opera”, ha dichiarato il Ministro incontrando il personale del Multinational CIMIC Group.

Il Ministro ha assistito alla presentazione dell’esercitazione Double River 2019 a cui partecipano nella caserma Mario Fiore, fino al prossimo 22 marzo, specialisti, esperti e mentor provenienti da diversi Paesi e Comandi Europei NATO e degli Stati Uniti.

Nel salutare i contingenti internazionali di Italia, Grecia, Portogallo, Romania, Slovenia e Ungheria, il Ministro si è soffermata sull’importanza dell’attività CIMIC (Cooperazione Civile Militare).

“Abbandonata l’immagine che associava l’attività CIMIC principalmente alla fase post-conflittuale e più precisamente a quella di Stability and Reconstruction, oggi infatti risulta sempre più importante facilitare, promuovere e mantenere il miglior livello di collaborazione tra la componente militare e tutti i non-military actor, si legge dal comunicato.

“Oggi – ha infatti affermato il Ministro della Difesa – sappiamo che è necessario interagire con tutti gli attori civili coinvolti nel conflitto, dalle autorità locali alle organizzazioni internazionali, dalle organizzazioni governative e non governative ai media, per disporre del miglior livello possibile di conoscenza e per una valutazione costante dell’ambiente socio-culturale in cui si opera”.

Nel suo intervento il Ministro ha ricordato i risultati ottenuti in questi anni in diversi teatri, tra i quali Kosovo, Libano, Somalia, Gibuti, Afghanistan e anche nell’ambito della missione europea EUNAVFORMED.

Guardando alle sfide future della NATO, che quest’anno celebra i 70 anni dalla sua fondazione, la titolare del Dicastero ha dichiarato: “La NATO di domani dovrà essere capace di operare sull’intero spettro delle possibili minacce, quale che sia la loro natura o il quadrante geografico di provenienza”.

“L’Italia – ha aggiunto – sostiene con forza, in ambito alleato, la necessità di una NATO capace di guardare e intervenire per fronteggiare tutta la gamma dei rischi e per tutelare direttamente e indirettamente gli interessi prioritari nazionali. Anche per questo, abbiamo spinto per fare del Comando NATO di Napoli un hub per le attività nella regione mediterranea”.

Il Ministro ha quindi seguito alcune fasi dell’esercitazione Double River 2019: “mi ha immerso in una realtà da cui traspare una eccezionale capacità di interpretare e di trovare soluzioni alle nuove sfide con le quali saremo costretti a confrontarci in futuro nella conduzione di operazioni militari”.

Successivamente ha incontrato il personale italiano del Multinational CIMIC Group: “Se oggi è diventato un vero e proprio centro di eccellenza e punto di riferimento in ambito nazionale e NATO lo si deve all’altissima competenza e alla professionalità del personale che vi opera. Oggi voglio ringraziarvi perché il vostro lavoro rappresenta qualcosa di unico nel panorama della Difesa”.

Il Multinational CIMIC Group è un reparto multinazionale della NATO a guida italiana, in grado di ricercare, addestrare e proiettare unità di specialisti nel soccorso e nella ricostruzione di aree sconvolte da conflitti.

CIMIC è l’acronimo che indica la CIvil MIlitary Cooperation, una funzione operativa che presiede all’interazione tra le forze militari e le componenti civili presenti nelle aree di crisi. Costituisce il braccio operativo del Supreme Headquarters Allied Powers in Europe di Mons, Belgio, per la conduzione di operazioni joint e combined nel delicato settore della cooperazione civile e militare. Rappresenta, inoltre, un importantissimo polo di formazione per la funzione CIMIC, l’unico in Italia, di cui si avvalgono anche i nostri alleati.

Fonte e foto: MNCG

Esercito: nuovi alloggi alla Cecchignola, il ministro Trenta in visita con il CaSME gen Farina

Nella mattinata del 28 gennaio scorso, il Ministro della Difesa Elisabetta Trenta, accompagnata dal Capo di Stato Maggiore dell’Esercito (CaSME), Generale di Corpo d’Armata Salvatore Farina, ha visitato gli alloggi appena ristrutturati presso alcune caserme della Città Militare Cecchignola finalizzati a migliorare le condizioni alloggiative del personale impiegato nell’Operazione Strade Sicure a Roma.

È lo stato maggiore dell’Esercito a darne notizia con un comunicato stampa del 28 gennaio.

Il Ministro Trenta, durante l’incontro con il personale militare e civile del Comando comprensorio, ha sottolineato che “l’intervento rientra nell’attuazione del più ampio e ambizioso studio ‘Grandi Infrastrutture – Caserme Verdi’, presentato dallo Stato Maggiore dell’Esercito e voluto dalla Difesa per mettere a disposizione del personale infrastrutture di nuova generazione, efficienti, funzionali, pienamente rispondenti alle normative vigenti, comprensive di aree addestrative, poli alloggiativi per il personale militare e relative famiglie e strutture sportive e socio ricreative aperte anche alla collettività”.

I lavori, eseguiti dal Reparto Operativo del Genio Infrastrutturale (ROGI), hanno visto la messa in opera di interventi di manutenzione di alcune palazzine che hanno consentito di incrementare la capacità alloggiativa con ulteriori 460 posti letto.

Questo intervento fa seguito a quelli già realizzati negli ultimi mesi a Roma, Milano e Cesana Torinese (TO) che hanno consentito l’ammodernamento di oltre 100 alloggi.

Tali misure si inseriscono nell’attuazione delle linee programmatiche illustrate dal gen Farina alle Commissioni Difesa riunite di Camera e Senato, spiega il comunicato stampa, e in particolare per quanto riguarda gli aspetti legati al benessere e alla sicurezza del personale che possa operare e vivere in infrastrutture moderne e sostenibili. In tale contesto, sono state avviate anche le attività propedeutiche per la realizzazione di alcuni progetti pilota al Nord, Centro e Sud Italia.

L’avvio di questo innovativo e moderno studio, “dal basso impatto finanziario trattandosi di un piano ad ampio respiro e concepito per rinnovare un parco infrastrutturale costituito da immobili realizzati da più di 70 anni” – sottolinea il comunicato, consentirà di intervenire con risolutezza e senza indugi avviando un “processo virtuoso” che permetta di poter disporre di un parco infrastrutturale completamente rinnovato con conseguenti ridotti costi di manutenzione, ad alto efficientamento energetico e con materiali ecosostenibili.

“Il progetto – conclude lo stato maggiore dell’Esercito – risulta costo-efficace dal punto di vista economico, anche in relazione al contenimento, in prospettiva, dei costi di funzionamento e dei vantaggi per il personale insiti nell’utilizzo di standard qualitativamente superiori”.

Fonte e foto: PI SME

Difesa, il SSSD Tofalo negli USA: “via libera completo agli F35? È una grande bugia!” A Washington per dossier sicurezza e industria

“Sarà per me un onore rappresentare il Paese in questo sensibile e strategico consesso”, scrive il Sottosegretario di Stato alla Difesa (SSSD) on Angelo Tofalo in viaggio verso gli Stati Uniti, più precisamente per Washington: “Mi aspettano cinque intensi giorni per parlare con i nostri Alleati di Difesa, Sicurezza, Tecnologia, Intelligence e Industria”.

Così riferisce il suo addetto stampa, che aggiunge: l’on Tofalo, facendo riferimento ad alcune notizie apparse oggi sui quotidiani precisa che “Il Messaggero scrive che daremo via libera completo agli F35. È una grande bugia! Non so da chi abbia preso queste informazioni, perché come specificato anche dal ministro [della Difesa, Elisabetta] Trenta, il programma sarà totalmente rivisto. Questa è una assoluta certezza! La valutazione tecnica è ancora in corso, negli USA affronterò invece numerosi altri dossier relativi all’Industria della Difesa e al futuro quindi di nostre aziende strategiche.”

Fonte: Capitano Massimiliano Rizzo Addetto Stampa del Sottosegretario di Stato alla Difesa, On Angelo Tofalo

Foto: @AngeloTofalo profilo twitter

Difesa: il Presidente Mattarella in videoconferenza con i teatri operativi per il messaggio di auguri

Domani, giovedì 20 dicembre 2018, alle 11.00, ha fatto sapere lo stato maggiore della Difesa, al Comando Operativo di vertice Interforze (COI), all’interno dell’ex aeroporto militare di Centocelle Francesco Baracca, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, rivolgerà, in videoconferenza, il tradizionale messaggio augurale per le prossime festività ai militari italiani impegnati nei teatri operativi internazionali.

Saranno presenti al collegamento anche il Ministro della Difesa, on Elisabetta Trenta, e il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Enzo Vecciarelli.

Fonte: PI SMD

Forza NEC: conclusa la 2^ SIO 2018 sotto la guida della Aosta, 25 i reparti dell’Esercito, il nuovo CH-47F e i minidroni tra i mezzi impiegati

Si è conclusa al poligono di Monte Romano, in provincia di Viterbo, la 2^ Sessione di Integrazione Operativa (SIO) 2018 condotta da unità dell’Esercito, nell’ambito della campagna di sperimentazione del progetto congiunto Difesa-Industria, denominato Forza NEC (Network Enabled Capability).

Il Ministro della Difesa Elisabetta Trenta, accompagnata dal Generale Enzo Vecciarelli, Capo di Stato Maggiore della Difesa (CaSMD), e dal Capo di Stato Maggiore dell’Esercito (CaSME), Generale di Corpo d’Armata Salvatore Farina, ha verificato sul campo l’impiego di nuove tecnologie applicate a nuovi mezzi e sistemi di comunicazione che consentiranno di “rendere le operazioni militari più integrate, sicure, protette ed efficaci, spiega l’Esercito con un comunicato stampa del 28 novembre.

Un contributo prezioso grazie al quale, ha sottolineato il Ministro, “l’Italia potrà confermare quel livello di prestigio e visibilità internazionale che è riuscita a ritagliarsi dimostrando di essere all’altezza delle aspettative e di sapersi adattare ai nuovi scenari di riferimento sempre più incerti”.

Lo scopo dell’esercitazione è stato quello di implementare le capacità di operare in modo interamente digitalizzato e interforze, utilizzando i sistemi di comando e controllo, i mezzi tattici nonché gli equipaggiamenti individuali.

In particolare, si apprende, dallo sviluppo del già noto Soldato Futuro sono stati prodotti esemplari di prototipi operativi del sistema individuale al combattimento, che consiste nella “realizzazione di un “sistema soldato”, basato sulla sinergia uomo-dotazione, idoneo ad assolvere i compiti all’altezza dei profondi mutamenti intervenuti nello scenario internazionale, nell’ottica di un contesto duale d’impiego”.

La sua integrazione nel sistema automatizzato di comando e controllo permette il completo inserimento delle unità, fino ai minimi livelli, nel processo di digitalizzazione dei nuovi scenari operativi.

Sono stati, inoltre, impiegati apparati che consentono di inviare in tempo reale i dati per la raccolta delle informazioni, la ricognizione con minidroni per l’intervento da parte delle unità di artiglieria, i quali – inseriti in una cornice più ampia di sistemi di simulazione – contribuiranno a ridurre in maniera considerevole l’impatto ambientale delle esercitazioni.

Dopo il dispiegamento logistico iniziato a metà ottobre per realizzare il posto comando di brigata e gli impianti campali, l’attività operativa è stata condotta grazie all’impiego di 25 reparti dell’Esercito, a guida brigata Aosta, con 1.200 soldati, 118 veicoli tattici, 96 sistemi d’arma, 27 automezzi speciali, 39 autoveicoli commerciali e l’ultima versione dell’elicottero CH 47 nella configurazione “F”, recentemente acquisito dalla Forza Armata, spiega l’Esercito.

“La collaborazione tra Esercito e Leonardo, l’azienda globale italiana ad alta tecnologia nei settori dell’Aerospazio, Difesa e Sicurezza, ha consentito di sperimentare, durante l’esercitazione, sistemi d’arma ed equipaggiamenti ad alto indice tecnologico, – si legge dal comunicato – mettendo in evidenza il contributo prezioso dell’industria nazionale della Difesa per la sicurezza degli uomini e le donne con le stellette, tema centrale nello sviluppo di nuove dotazioni”.

Nel dettaglio, spiega l’Esercito, sono stati impiegati il moderno sistema anti-drone CUAV (Counter Unmanned Aerial Vehicle) e i nuovi mezzi tattici recentemente acquisiti dall’Esercito, come il Veicolo Tattico Medio Multiruolo (VTMM) Orso e il Veicolo Tattico Leggero Multiruolo 2 (VTLM2).

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Fonte e foto: PI SMD

Nunziatella: giura il 231° corso nel Centenario della Vittoria, il ricordo va ai 150 ex allievi caduti nella Grande Guerra

Si è svolta stamane, 17 novembre, nella storica cornice di Piazza del Plebiscito, a Napoli, la cerimonia di Giuramento del 231° corso della Scuola Militare Nunziatella alla presenza del Ministro della Difesa Elisabetta Trenta, del Capo di Stato Maggiore della Difesa (CaSMD) Generale Enzo Vecciarelli e del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito (CaSME) Generale di Corpo d’Armata Salvatore Farina.

Ne ha dato notizia l’Esercito con un comunciato stampa odierno

All’evento hanno preso parte numerose autorità civili, religiose e militari, tra cui il Presidente della Regione Campania, dott Vincenzo De Luca, il Sindaco di Napoli, dott Luigi De Magistris, il Prefetto, dottoressa Carmela Pagano, e il Tenente Colonnello Gianfranco Paglia, Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Hanno fatto da cornice agli 84 allievi, di cui 30 donne, numerosi Labari delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, i Gonfaloni della città metropolitana di Napoli e della Regione Campania e le migliaia di ex-allievi accorsi per stringersi intorno ai giovani giuranti.

Nel corso della cerimonia il Ministro della Difesa, rivolgendosi ai giovani allievi e allieve del 231° corso, subito dopo aver prestato il solenne giuramento di fedeltà alla Repubblica, ha affermato che “la Nunziatella e le altre scuole militari hanno lo scopo principale di formare gli uomini e le donne alla vita militare, ma anche quello di prepararli alla vita e farne dei buoni cittadini che sappiano comprendere le esigenze della gente”.

“Il vostro è un grande privilegio di cui spero vi rendiate conto – ha aggiunto il Ministro – perché la Nunziatella è la scuola militare per eccellenza, nelle cui aule, in 231 anni di storia, sono cresciuti e si sono formati grandi personalità, che hanno contribuito fortemente al progresso del nostro Paese, distinguendosi nei settori più disparati della nostra società”.

Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, gen Vecciarelli, durante il suo intervento ha affermato: “Cari Allievi, quella che vi accoglie non è una community fatta di like, hashtag e solitudine digitale, è una comunità fatta di uomini e donne animati da sentimenti di autentica fratellanza, coraggio, onore e abnegazione, rispetto per le istituzioni. Il giuramento è il momento nel quale ci impegniamo a servire il nostro Paese e la nostra comunità nazionale a cui siamo pronti a donare la Vita”.

Il gen Farina, CaSME, dopo aver ringraziato le autorità intervenute, rivolgendosi agli allievi ha affermato: “La cerimonia odierna consacra una scelta maturata in voi quando, varcando la soglia del Rosso Maniero, vi siete impegnati a dedicare alcuni degli anni più fervidi della vostra vita all’amor di Patria e alla fedeltà verso le Istituzioni. Con il percorso appena intrapreso vi accingete a perseguire valori come onore, disciplina e senso del dovere. Quegli stessi principi che hanno ispirato e forgiato innumerevoli schiere di allievi, così come la consapevole scelta di allontanarvi dalle comodità della vita dei vostri coetanei e dagli affetti dei vostri cari. Proprio ai familiari esprimo la mia più profonda riconoscenza poiché, nel sostenere le vostre aspirazioni, hanno affidato alla Nunziatella la responsabilità della vostra formazione scolastica ed etica, in una fase cruciale della vita. Vi ringrazio per la fiducia che avete riposto nella Scuola e nell’Esercito, e posso dirvi con orgoglio che profonderemo il massimo impegno per dare il meglio”.

Durante la manifestazione si è svolto il rito della Consegna dello spadino, gesto con il quale l’allievo maturando investe tradizionalmente della qualifica di “allievo” il neo giunto alla Scuola.

Quest’anno il Giuramento ha assunto particolare rilevanza nell’ambito delle celebrazioni per il Centenario della Vittoria della Grande Guerra che, conquistata agli ordini del Generale Armando Diaz, di origini napoletane, vide tra i protagonisti di quelle vicende storiche anche numerosi ex-allievi della Nunziatella a cui furono conferite ben otto medaglie d’oro al Valor Militare.

All’ingresso della Scuola fu posizionata, nel 1920, una roccia del Monte Grappa – “Monte Sacro alla Patria” – sormontata da un’aquila e da una bandiera, in memoria dei 150 ex-allievi caduti durante la Prima Guerra Mondiale.

La Scuola Militare Nunziatella, fondata il 18 novembre 1787 come Reale Accademia Militare, con sede sulla collina di Pizzofalcone a Napoli, nello storico edificio che la ospitò fin dalla sua fondazione, è uno dei più antichi istituti di formazione militare d’Italia e del mondo.

Per il ruolo svolto nei tre secoli di attività “nel settore dell’alta formazione, quale motore accademico, sociale ed economico per l’Italia e per tutti i Paesi del Mediterraneo ad essa legati”, è stata dichiarata “Patrimonio storico e culturale dei Paesi del Mediterraneo” da parte dell’Assemblea parlamentare del Mediterraneo. La scuola fin dalle origini è stata luogo di elevata formazione militare e civile, da cui il motto “Preparo alla vita e alle armi”, e ha avuto tra i suoi professori e alunni personalità di elevato valore, riconosciuti sia a livello nazionale sia internazionale.

Fonte e foto: PI SME

Difesa: il gen Vecciarelli è il nuovo Capo di Stato Maggiore della Difesa

Questa mattina, 5 novembre, all’Aeroporto militare di Ciampino, sede del 31° stormo dell’Aeronautica, si è svolta la cerimonia di avvicendamento nella carica di Capo di Stato Maggiore della Difesa (CaSMD) tra il Generale Claudio Graziano e il Generale Enzo Vecciarelli, fa sapere lo stato maggiore della Difesa (SMD) con un comunicato stampa odierno.

Il passaggio del testimone al vertice delle Forze Armate si è svolto alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, del Vicepresidente della Camera, Mara Carfagna, e del Ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, ed è stato salutato dalla partecipazione di numerose autorità civili, militari e religiose.

“In questi ultimi anni abbiamo visto le Forze Armate occupare un ruolo sempre più importante nella vita del Paese – ha affermato il Ministro della Difesa durante la cerimonia del cambio del Capo di Stato Maggiore della Difesa – esse si sono costruite un patrimonio di credibilità, esperienza e capacità, sia di fronte all’opinione pubblica nazionale che a quella internazionale, che dobbiamo preservare in tutti i modi”.

“Oggi – ha continuato il Ministro – sono sempre più impegnate a presidio della sicurezza interna ed esterna del Paese, per il bene dei cittadini”.

Dinanzi a uno schieramento in armi di reparti dell’Esercito, della Marina, dell’Aeronautica, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, il gen Graziano, all’atto della conclusione di circa 44 mesi di responsabilità alla guida dello strumento militare, ha voluto accomiatarsi dagli uomini e dalle donne delle Forze Armate sottolineando che “l’Italia è un Paese di riferimento per la NATO e membro attivo per le Nazioni Unite e tale ruolo ci pone nelle condizioni di poter partecipare da protagonisti a tutti i meccanismi e i progetti di interesse che si sviluppano nell’arena internazionale“.

Il gen Graziano ha poi aggiunto: “La mia esperienza da Capo di Stato Maggiore della Difesa mi lascia, anzitutto, una ferma consapevolezza: quella di aver avuto il privilegio di guidare sul campo i migliori soldati del Mondo. Per questo sono grato alle Istituzioni che mi hanno consentito di vivere questo intenso ed emozionante percorso, costellato di soddisfazioni professionali e morali, ma anche di momenti di preoccupazione, in cui sono stato chiamato ad assumere scelte impegnative, che avrebbero potuto mettere a rischio l’incolumità o la vita stessa dei miei militari. L’ho sempre fatto guardando al bene della Patria, in linea con le missioni assegnate e con le direttive dell’Autorità Politica, e con la consapevole certezza di poter contare sul miglior capitale a disposizione, quello umano, centro di gravità delle Forze Armate. Ad esso va dedicato ogni nostro sforzo e ogni nostra attenzione, senza demagogia, senza secondi fini, sapendo che anche in questo momento, in qualche luogo della terra, un uomo o una donna con il Tricolore cucito sull’uniforme e sulla pelle sta operando in armi, a protezione dei deboli e per la tutela degli interessi nazionali. Negli ultimi trent’anni l’Italia ha maturato prestigio e credibilità proprio dall’efficacia dell’impiego delle sue Forze Armate”.

Il gen Graziano termina il mandato di Capo di Stato Maggiore della Difesa e assumerà, già da domani, a Bruxelles, il prestigioso incarico di Presidente del Comitato militare dell’Unione Europea.

Quale massima autorità militare dell’Unione Europea, il gen Graziano è atteso da molteplici sfide volte al rafforzamento della dimensione di difesa e sicurezza del continente, nell’ambito della PESCO (Cooperazione Strutturata e Permanente nel campo della Difesa) e anche con l’obiettivo di migliorare e rafforzare la cooperazione NATO – UE, strumento fondamentale per fornire una risposta efficace e collettiva alle attuali minacce alla sicurezza, prima tra tutte il terrorismo internazionale.

Dopo il formale passaggio delle insegne, il gen Vecciarelli ha preso la parola e ringraziando il gen Graziano per quanto fatto in un periodo caratterizzato da eccezionali sfide alla sicurezza e da profondi cambiamenti, ha dichiarato: “Intendo continuare a investire sull’elemento umano facendo leva, innanzitutto, sulla forza delle idee, sulla spinta di innovazione che viene dal basso. Dobbiamo saper cogliere il nuovo senza timori, avere il coraggio di stigmatizzare vecchi preconcetti ideologici ma anche allontanare abitudini obsolete e sclerotici status-quo”.

Il nuovo CaSMD ha poi concluso così: “ponendomi idealmente di fronte a ognuno dei miei uomini e donne e innanzi a ogni cittadino italiano mi impegno a profondere ogni mia risorsa fisica, morale e intellettuale per assolvere i doveri costituzionali”.

Il gen Vecciarelli, neo Capo di Stato Maggiore della Difesa, come responsabile dell’area tecnico-operativa della Difesa e dell’impiego dello strumento militare nazionale, si troverà alla guida di circa 180.000 uomini e donne delle Forze Armate, quotidianamente impiegati nelle operazioni, in Italia e all’estero, che vedono oggi il nostro Paese schierare i propri militari in 40 missioni, condotte in 24 paesi/aree geografiche, spiega il comunicato stampa della Difesa.

Tale impegno è finalizzato a fronteggiare le sfide alla sicurezza provenienti da due archi di crisi e instabilità: uno a sud, che dal Medio Oriente investe la sponda nordafricana e la fascia sub-sahariana, e uno a est, che dal Baltico abbraccia il Mar Nero e il Mediterraneo Orientale.

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Capo di SMD: cerimonia di cambio al vertice tra il gen Graziano e il gen Vecciarelli il 5 novembre (29 ottobre 2018)

Fonte e foto: PI SMD

4 novembre 2018, Centenario della fine della Grande Guerra: oggi di fronte a “magnifici, superbi, valorosi militari delle Forze Armate”, così il gen Graziano

L’Italia ha celebrato oggi il “Giorno dell’Unità Nazionale” e la “Giornata delle Forze Armate”, ricorda con un comunicato stampa odierno lo stato maggiore della Difesa (SMD).

Una ricorrenza che quest’anno assume una particolare rilevanza, sottolinea SMD, poiché coincide con il centenario della fine della Grande Guerra e con la formale chiusura del programma istituzionale di commemorazioni del primo conflitto mondiale.

Le celebrazioni odierne hanno preso il via da Roma, con la deposizione di una corona d’alloro al Sacello del Milite Ignoto, presso l’Altare della Patria, da parte del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, accompagnato dal premier Giuseppe Conte, dal Ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, dai presidenti di Senato e Camera, Maria Elisabetta Alberti Casellati e Roberto Fico, e dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Claudio Graziano.

A tributare gli onori al Capo dello Stato e Comandante supremo delle Forze Armate, una Brigata di formazione interforze schierata in tutta l’estensione di Piazza Venezia, il tradizionale sorvolo delle Frecce Tricolori, che hanno colorato di verde, bianco e rosso i cieli di Roma, e il passaggio di una formazione di cinque elicotteri di Esercito, Marina Militare, Aeronautica Militare, Arma dei Carabinieri e Guardia di Finanza.

A seguire, il Capo dello Stato, accompagnato dal Ministro della Difesa e dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, si è portato presso il Sacrario di Redipuglia per rendere un doveroso omaggio ai Caduti, deponendo una corona d’alloro.

Nello stesso momento, il Presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, ha compiuto il medesimo rituale presso il Sacrario Militare dei Caduti d’Oltremare di Bari.

Il momento culmine della giornata – scrive SMD nel comunicato – è stato rappresentato dalla manifestazione in Piazza Unità d’Italia a Trieste, dove il Presidente della Repubblica è giunto intorno alle 11.45.

Preceduta dalle allocuzioni delle autorità, la cerimonia si è sviluppata attraverso più fasi con l’intento di associare alla rievocazione storica alcune delle specificità delle Forze Armate di oggi, rappresentate dai reparti schierati e dalle unità della Marina Militare ormeggiate a Trieste.

La conclusione è stata sancita dal Tricolore disegnato in cielo dalle Frecce Tricolori.

Particolarmente emozionante l’Inno di Mameli intonato dai cantanti del gruppo musicale “Il Volo” e la resa degli onori finali al Presidente della Repubblica con la salva di 21 colpi di cannone.

Ringraziando per la loro odierna presenza i rappresentanti delle nazioni che parteciparono al conflitto, il Presidente della Repubblica ha sottolineato che “celebrare insieme la fine della guerra e onorare congiuntamente tutti i Caduti significa ribadire con forza tutti insieme che alla guerra si preferisce sviluppare amicizia e collaborazione, che hanno trovato la più alta espressione nella storica scelta di condividere il futuro nell’Unione Europea.”

Il Presidente Mattarella ha poi voluto ricordare che “mentre celebriamo questo importante anniversario, 5.600 militari italiani sono impiegati all’estero in missioni di pace delle Nazioni Unite, dell’Alleanza Atlantica, dell’Unione Europea. A essi si aggiungono quasi 8.000 militari impegnati sul territorio nazionale; a tutti loro esprimo la più ampia riconoscenza e la vicinanza del Paese. Grazie per quello che fate e grazie alle vostre famiglie.”

Il Ministro della Difesa per l’occasione ha voluto esprimere il proprio “profondo riconoscimento e ringraziamento alle nostre Forze Armate che, oggi come allora, in queste ore, se pure in modi diversi, stanno soccorrendo migliaia di famiglie isolate, fornendo viveri, corrente elettrica, adoperandosi attivamente affinché sia fatto tutto il possibile per preservare in nostro Paese dalla violenza delle piogge e del maltempo. Le nostre Forze Armate, con la loro opera, testimoniano di essere la spina dorsale di questo Paese.”

Il Capo di Stato Maggiore della Difesa ha sottolineato come purtroppo negli anni del primo dopoguerra mancò la capacità delle nazioni belligeranti di intraprendere un percorso di vera pacificazione europea e quella fu davvero la “vittoria mancata”: non aver saputo, o purtroppo voluto, riconoscere i germi della nascita dei primi totalitarismi e dello scoppio di un nuovo conflitto di dimensione mondiale.

“Da questo ultimo, però – ha proseguito il gen Graziano – l’Europa riuscì finalmente a emergere in una nuova dimensione, prima economica e politica, che si è avviata, nel tempo, ad abbracciare anche quella della sicurezza e della cooperazione militare. A distanza di un secolo, oggi, in questa piazza, di fronte alla cittadinanza, di fronte a voi magnifici, superbi soldati, marinai, avieri, carabinieri e finanzieri italiani, di fronte ai valorosi militari rappresentanti delle Forze Armate dei Paesi amici e alleati d’Europa e degli Stati Uniti, possiamo veramente comprendere e interiorizzare l’eredità della Grande Guerra, e dare valore alle sofferenze di quei soldati”.

La giornata di ricorrenza è stata celebrata con numerose altre iniziative, organizzate in tutto il Paese, alle quali aveva idealmente dato il via il ministro Trenta, lo scorso 18 ottobre, a Ostia, incontrando 450 studenti delle scuole superiori, ai quali è stata illustrato il significato del 4 novembre e sono state mostrate le capacità delle Forze Armate di oggi, ricorda SMD.

Tale incontro ha aperto una serie di appuntamenti nelle scuole di 28 città prescelte, in cui il personale militare incontra gli studenti per parlare del 4 novembre e dell’Unità nazionale.

Il 2 novembre, invece, attraverso una videoconferenza dal Comando Operativo di Vertice Interforze (COI), il ministro Trenta, unitamente al Capo di Stato Maggiore della Difesa, aveva portato il saluto del Paese ai Comandanti dei contingenti militari nazionali impegnati in missioni all’estero.

Il giorno seguente, infine, il Presidente della Repubblica, in una toccante cerimonia, aveva consegnato le decorazioni dell’Ordine Militare d’Italia al Generale di Corpo d’Armata Giovanni Maria Clemente Carlo Fungo, al Generale di Brigata Claudio Minghetti, al Contrammiraglio Fabio Gregori, al Capitano di Fregata Paolo Podico, al Capitano di Corvetta Robert Gelsomino e al Luogotenente Giuseppe Rizzello.

Tante quindi le iniziative organizzate per celebrare degnamente la giornata che segnò la fine di quella che allora venne definita la Grande Guerra, e per rendere omaggio a quanti furono coinvolti in quel sanguinoso conflitto per portare a compimento l’Unità nazionale del nostro Paese.

Fu proprio durante la Prima Guerra Mondiale che, infatti, gli italiani si trovarono per la prima volta fianco a fianco, legati indissolubilmente l’un l’altro sotto la stessa bandiera nella prima drammatica esperienza collettiva che si verificava dopo la proclamazione del Regno.

“Attraverso la Grande Guerra, con il valoroso comportamento di centinaia di migliaia di militari sui fronti e con gli immani sacrifici di un intero popolo, la nostra giovane Nazione – si legge dal comunicato – dimostrò al mondo intero come l’orgoglio di appartenere ad un unico Stato fosse, ormai, divenuto sentimento di popolo: finalmente ‘Fratelli d’Italia’. Proprio per onorare idealmente i sacrifici dei soldati caduti a difesa della Patria, il 4 novembre 1921 ebbe luogo la tumulazione del ‘Milite Ignoto’, nel Sacello dell’Altare della Patria a Roma, e con il Regio decreto n.1354 del 23 ottobre 1922, il 4 Novembre venne dichiarato Festa nazionale”.

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Difesa: 4 novembre, le cerimonie militari a Roma, Redipuglia e Trieste (3 novembre 2018)

Fonte e foto: PI SMD

Difesa: 4 novembre, le cerimonie militari a Roma, Redipuglia e Trieste

Il prossimo 4 novembre, ricorda lo stato maggiore della Difesa, verranno celebrate le ricorrenze “Giorno dell’Unità Nazionale” e “Giornata delle Forze Armate” con una serie di cerimonie militari.

In particolare, alle 8.30, a Roma, all’Altare della Patria in Piazza Venezia, il Presidente della Repubblica, On. Prof. Sergio Mattarella, accompagnato dalle alte Cariche dello Stato e dalle Autorità militari di vertice, deporrà una corona d’alloro al Sacello del Milite Ignoto.

Non mancherà il tradizionale passaggio delle Frecce Tricolori, che coloreranno di verde, bianco e rosso i cieli di Roma, e il sorvolo in formazione di 5 elicotteri (uno per ciascuna Forza Armata – Esercito, Marina Militare, Aeronautica Militare e Arma dei Carabinieri – e della Guardia di Finanza).

A seguire, alle 10.40, presso il Sacrario Militare dei Caduti della Prima Guerra Mondiale di Redipuglia (Gorizia), il Presidente della Repubblica, On. Prof. Sergio Mattarella, accompagnato dal Ministro della Difesa, dottoressa Elisabetta Trenta, e dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Claudio Graziano, deporrà una corona di alloro in ricordo dei Caduti.

Alle 11.45, nella Piazza Unità d’Italia a Trieste, si svolgerà alla presenza del Presidente della Repubblica, accompagnato dal Ministro della Difesa e dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, la cerimonia militare commemorativa che suggellerà anche il termine del ciclo di ricorrenze per il Centenario della Prima Guerra Mondiale.

In piazza sarà schierato un Reparto di formazione interforze, a premessa di un momento rievocativo dell’ingresso, nel 1918, delle truppe italiane a Trieste.

A coronamento della cerimonia, il lancio di un paracadutista militare che porterà in volo la Bandiera italiana e il passaggio delle Frecce Tricolori.

Fonte e foto: PI SMD

Via dall’Iraq: “strategia del successo” per il Min Trenta. “E’ questo il cambiamento?” chiede il gen Santo

By gen Vincenzo Santo

La confusione nelle parole, come al solito

L’Iraq non è un posto tranquillo. Del resto, quale parte del mondo lo è? L‘Iraq, sta cercando di uscire da un decennio maledetto in cui il falso scopo di instaurare la democrazia ha annebbiato, con le risibili fantastiche bugie di Bush e Blair circa ipotetiche pistole fumanti mai trovate, le menti di tutto il mondo. Nascondendo quello che c’è di reale cioè, in soldoni e per semplificare, la necessità strategica americana di presidiare quell’area e di non lasciare spazio ad altri. Soprattutto oggi, che nel quadrante si è affacciata anche la Russia, grazie ai bizzarri entusiasmi occidentali per le primavere arabe.

E ci siamo anche noi italiani. Per quale ragione ci siamo andati a impantanare da quelle parti? Difficile a dirsi. I politici, vecchi e nuovi, diranno per gli interessi nazionali, senza saperli nominare questi interessi. La realtà è più semplice, invece. Siamo lì perché non sappiamo dire di no agli alleati, assumendo erroneamente il fatto che essere in un’alleanza sia di per sé un interesse senza capire che, invece, si sta in un’alleanza solo se l’esserci ci garantisce il conseguimento di uno o più obiettivi che sottendono un nostro interesse o più di uno. E dire che ci siamo andati perché c’eravamo già stati (perché?) o per garantire che l’ENI acquisisse un bel contratto nel 2009 assieme a coreani, iracheni stessi e americani, sono sciocchezze.

Se non si comprendono queste differenze è giocoforza che ne escano poi degli aborti concettuali del tipo “strategia del successo”. Che significa? E poi, come lo si misura questo successo? Una strategia per il successo mi suonerebbe più chiaro.

Ha detto infatti il Ministro della Difesa, in visita a Mosul, che “… come saprete, il Governo italiano sta affrontando il tema della riconfigurazione del nostro impegno in questa area. Sarà la nostra una strategia d’uscita che voglio definire strategia del successo … l’importante non è l’uscita, ma il successo …”. Certo, persino ovvio, non siamo alle olimpiadi.

Tanto per cominciare, si dia uno sguardo al sito della Difesa relativo alla “Prima Parthica”, nella pagina della “missione”. Non esiste una missione, esistono compiti. Cosa molto diversa.

La missione formula anche lo scopo del fare qualcosa (compito) e questo scopo, in poche parole, ci conduce all’end state.

Cioè, in poche parole, l’operazione termina quando quel particolare stato di cose è stato conseguito, alla confluenza di più “linee di sforzo”.

A quella missione si associa un requisito ben specifico di forze che devono essere fornite da qualcuno perché si conduca un’operazione con la quale quella missione venga quindi soddisfatta.

Va da sé che qualsiasi configurazione – ha usato questo termine la Trenta – debba discendere da un’analisi che vada per esempio a dettagliare se si stia facendo la cosa giusta e se quella cosa, pur giusta, la si stia facendo bene.

Ora, mi chiedo, a che punto siamo?

Il Ministro della Difesa ha dichiarato, in quel di Mosul che “… oggi l’Iraq rappresenta il fronte avanzato dell’impegno comune nella lotta contro il terrorismo internazionale e non ci possono essere strategie diverse per combatterlo se non farlo dove si presenta e dove sono le sue radici …”.

Si può essere d’accordo. Tuttavia, non ho colto parole volte a delineare una valutazione in merito. Cioè, si ritiene che il terrorismo, quello con radici in Iraq (ammesso che sia serio fare questa distinzione), che non è solo l’ISIS ben inteso, stia per essere definitivamente sconfitto o già lo è? In questo secondo caso, per quale ragione non si chiude in poche settimane? Se invece sta per esserlo, quali sono le valutazioni fatte per procedere a una riconfigurazione? E se i lavori della ditta Trevi sono terminati, perché tutto il contingente della “Task Force Praesidium” (che viene definita nel suddetto sito, in modo ridicolo, non una missione di combattimento) non rientra subito? Che cosa significa, in questo quadro concettuale “… alleggeriremo la nostra presenza …”? Le forze di sicurezza irachene e i curdi che prepariamo (chissà se ne avevano davvero bisogno) sono pronte? Come si sta misurando quindi, e con quali criteri lo si sta facendo, il successo o meno delle varie componenti nazionali presenti nella condotta delle rispettive attività in Iraq?

Troppe domande? Vero, ma è tempo che gli italiani le inizino a porre per comprendere, dalle risposte, se il cambiamento è reale o solo fuffa.

Gen Vincenzo Santo

Foto dal profilo twitter del Ministro della Difesa on Elisabetta Trenta (@Eli_Trenta)