Elisabetta Trenta

Difesa: il Presidente Mattarella in videoconferenza con i teatri operativi per il messaggio di auguri

Domani, giovedì 20 dicembre 2018, alle 11.00, ha fatto sapere lo stato maggiore della Difesa, al Comando Operativo di vertice Interforze (COI), all’interno dell’ex aeroporto militare di Centocelle Francesco Baracca, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, rivolgerà, in videoconferenza, il tradizionale messaggio augurale per le prossime festività ai militari italiani impegnati nei teatri operativi internazionali.

Saranno presenti al collegamento anche il Ministro della Difesa, on Elisabetta Trenta, e il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Enzo Vecciarelli.

Fonte: PI SMD

Forza NEC: conclusa la 2^ SIO 2018 sotto la guida della Aosta, 25 i reparti dell’Esercito, il nuovo CH-47F e i minidroni tra i mezzi impiegati

Si è conclusa al poligono di Monte Romano, in provincia di Viterbo, la 2^ Sessione di Integrazione Operativa (SIO) 2018 condotta da unità dell’Esercito, nell’ambito della campagna di sperimentazione del progetto congiunto Difesa-Industria, denominato Forza NEC (Network Enabled Capability).

Il Ministro della Difesa Elisabetta Trenta, accompagnata dal Generale Enzo Vecciarelli, Capo di Stato Maggiore della Difesa (CaSMD), e dal Capo di Stato Maggiore dell’Esercito (CaSME), Generale di Corpo d’Armata Salvatore Farina, ha verificato sul campo l’impiego di nuove tecnologie applicate a nuovi mezzi e sistemi di comunicazione che consentiranno di “rendere le operazioni militari più integrate, sicure, protette ed efficaci, spiega l’Esercito con un comunicato stampa del 28 novembre.

Un contributo prezioso grazie al quale, ha sottolineato il Ministro, “l’Italia potrà confermare quel livello di prestigio e visibilità internazionale che è riuscita a ritagliarsi dimostrando di essere all’altezza delle aspettative e di sapersi adattare ai nuovi scenari di riferimento sempre più incerti”.

Lo scopo dell’esercitazione è stato quello di implementare le capacità di operare in modo interamente digitalizzato e interforze, utilizzando i sistemi di comando e controllo, i mezzi tattici nonché gli equipaggiamenti individuali.

In particolare, si apprende, dallo sviluppo del già noto Soldato Futuro sono stati prodotti esemplari di prototipi operativi del sistema individuale al combattimento, che consiste nella “realizzazione di un “sistema soldato”, basato sulla sinergia uomo-dotazione, idoneo ad assolvere i compiti all’altezza dei profondi mutamenti intervenuti nello scenario internazionale, nell’ottica di un contesto duale d’impiego”.

La sua integrazione nel sistema automatizzato di comando e controllo permette il completo inserimento delle unità, fino ai minimi livelli, nel processo di digitalizzazione dei nuovi scenari operativi.

Sono stati, inoltre, impiegati apparati che consentono di inviare in tempo reale i dati per la raccolta delle informazioni, la ricognizione con minidroni per l’intervento da parte delle unità di artiglieria, i quali – inseriti in una cornice più ampia di sistemi di simulazione – contribuiranno a ridurre in maniera considerevole l’impatto ambientale delle esercitazioni.

Dopo il dispiegamento logistico iniziato a metà ottobre per realizzare il posto comando di brigata e gli impianti campali, l’attività operativa è stata condotta grazie all’impiego di 25 reparti dell’Esercito, a guida brigata Aosta, con 1.200 soldati, 118 veicoli tattici, 96 sistemi d’arma, 27 automezzi speciali, 39 autoveicoli commerciali e l’ultima versione dell’elicottero CH 47 nella configurazione “F”, recentemente acquisito dalla Forza Armata, spiega l’Esercito.

“La collaborazione tra Esercito e Leonardo, l’azienda globale italiana ad alta tecnologia nei settori dell’Aerospazio, Difesa e Sicurezza, ha consentito di sperimentare, durante l’esercitazione, sistemi d’arma ed equipaggiamenti ad alto indice tecnologico, – si legge dal comunicato – mettendo in evidenza il contributo prezioso dell’industria nazionale della Difesa per la sicurezza degli uomini e le donne con le stellette, tema centrale nello sviluppo di nuove dotazioni”.

Nel dettaglio, spiega l’Esercito, sono stati impiegati il moderno sistema anti-drone CUAV (Counter Unmanned Aerial Vehicle) e i nuovi mezzi tattici recentemente acquisiti dall’Esercito, come il Veicolo Tattico Medio Multiruolo (VTMM) Orso e il Veicolo Tattico Leggero Multiruolo 2 (VTLM2).

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Fonte e foto: PI SMD

Nunziatella: giura il 231° corso nel Centenario della Vittoria, il ricordo va ai 150 ex allievi caduti nella Grande Guerra

Si è svolta stamane, 17 novembre, nella storica cornice di Piazza del Plebiscito, a Napoli, la cerimonia di Giuramento del 231° corso della Scuola Militare Nunziatella alla presenza del Ministro della Difesa Elisabetta Trenta, del Capo di Stato Maggiore della Difesa (CaSMD) Generale Enzo Vecciarelli e del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito (CaSME) Generale di Corpo d’Armata Salvatore Farina.

Ne ha dato notizia l’Esercito con un comunciato stampa odierno

All’evento hanno preso parte numerose autorità civili, religiose e militari, tra cui il Presidente della Regione Campania, dott Vincenzo De Luca, il Sindaco di Napoli, dott Luigi De Magistris, il Prefetto, dottoressa Carmela Pagano, e il Tenente Colonnello Gianfranco Paglia, Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Hanno fatto da cornice agli 84 allievi, di cui 30 donne, numerosi Labari delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, i Gonfaloni della città metropolitana di Napoli e della Regione Campania e le migliaia di ex-allievi accorsi per stringersi intorno ai giovani giuranti.

Nel corso della cerimonia il Ministro della Difesa, rivolgendosi ai giovani allievi e allieve del 231° corso, subito dopo aver prestato il solenne giuramento di fedeltà alla Repubblica, ha affermato che “la Nunziatella e le altre scuole militari hanno lo scopo principale di formare gli uomini e le donne alla vita militare, ma anche quello di prepararli alla vita e farne dei buoni cittadini che sappiano comprendere le esigenze della gente”.

“Il vostro è un grande privilegio di cui spero vi rendiate conto – ha aggiunto il Ministro – perché la Nunziatella è la scuola militare per eccellenza, nelle cui aule, in 231 anni di storia, sono cresciuti e si sono formati grandi personalità, che hanno contribuito fortemente al progresso del nostro Paese, distinguendosi nei settori più disparati della nostra società”.

Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, gen Vecciarelli, durante il suo intervento ha affermato: “Cari Allievi, quella che vi accoglie non è una community fatta di like, hashtag e solitudine digitale, è una comunità fatta di uomini e donne animati da sentimenti di autentica fratellanza, coraggio, onore e abnegazione, rispetto per le istituzioni. Il giuramento è il momento nel quale ci impegniamo a servire il nostro Paese e la nostra comunità nazionale a cui siamo pronti a donare la Vita”.

Il gen Farina, CaSME, dopo aver ringraziato le autorità intervenute, rivolgendosi agli allievi ha affermato: “La cerimonia odierna consacra una scelta maturata in voi quando, varcando la soglia del Rosso Maniero, vi siete impegnati a dedicare alcuni degli anni più fervidi della vostra vita all’amor di Patria e alla fedeltà verso le Istituzioni. Con il percorso appena intrapreso vi accingete a perseguire valori come onore, disciplina e senso del dovere. Quegli stessi principi che hanno ispirato e forgiato innumerevoli schiere di allievi, così come la consapevole scelta di allontanarvi dalle comodità della vita dei vostri coetanei e dagli affetti dei vostri cari. Proprio ai familiari esprimo la mia più profonda riconoscenza poiché, nel sostenere le vostre aspirazioni, hanno affidato alla Nunziatella la responsabilità della vostra formazione scolastica ed etica, in una fase cruciale della vita. Vi ringrazio per la fiducia che avete riposto nella Scuola e nell’Esercito, e posso dirvi con orgoglio che profonderemo il massimo impegno per dare il meglio”.

Durante la manifestazione si è svolto il rito della Consegna dello spadino, gesto con il quale l’allievo maturando investe tradizionalmente della qualifica di “allievo” il neo giunto alla Scuola.

Quest’anno il Giuramento ha assunto particolare rilevanza nell’ambito delle celebrazioni per il Centenario della Vittoria della Grande Guerra che, conquistata agli ordini del Generale Armando Diaz, di origini napoletane, vide tra i protagonisti di quelle vicende storiche anche numerosi ex-allievi della Nunziatella a cui furono conferite ben otto medaglie d’oro al Valor Militare.

All’ingresso della Scuola fu posizionata, nel 1920, una roccia del Monte Grappa – “Monte Sacro alla Patria” – sormontata da un’aquila e da una bandiera, in memoria dei 150 ex-allievi caduti durante la Prima Guerra Mondiale.

La Scuola Militare Nunziatella, fondata il 18 novembre 1787 come Reale Accademia Militare, con sede sulla collina di Pizzofalcone a Napoli, nello storico edificio che la ospitò fin dalla sua fondazione, è uno dei più antichi istituti di formazione militare d’Italia e del mondo.

Per il ruolo svolto nei tre secoli di attività “nel settore dell’alta formazione, quale motore accademico, sociale ed economico per l’Italia e per tutti i Paesi del Mediterraneo ad essa legati”, è stata dichiarata “Patrimonio storico e culturale dei Paesi del Mediterraneo” da parte dell’Assemblea parlamentare del Mediterraneo. La scuola fin dalle origini è stata luogo di elevata formazione militare e civile, da cui il motto “Preparo alla vita e alle armi”, e ha avuto tra i suoi professori e alunni personalità di elevato valore, riconosciuti sia a livello nazionale sia internazionale.

Fonte e foto: PI SME

Difesa: il gen Vecciarelli è il nuovo Capo di Stato Maggiore della Difesa

Questa mattina, 5 novembre, all’Aeroporto militare di Ciampino, sede del 31° stormo dell’Aeronautica, si è svolta la cerimonia di avvicendamento nella carica di Capo di Stato Maggiore della Difesa (CaSMD) tra il Generale Claudio Graziano e il Generale Enzo Vecciarelli, fa sapere lo stato maggiore della Difesa (SMD) con un comunicato stampa odierno.

Il passaggio del testimone al vertice delle Forze Armate si è svolto alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, del Vicepresidente della Camera, Mara Carfagna, e del Ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, ed è stato salutato dalla partecipazione di numerose autorità civili, militari e religiose.

“In questi ultimi anni abbiamo visto le Forze Armate occupare un ruolo sempre più importante nella vita del Paese – ha affermato il Ministro della Difesa durante la cerimonia del cambio del Capo di Stato Maggiore della Difesa – esse si sono costruite un patrimonio di credibilità, esperienza e capacità, sia di fronte all’opinione pubblica nazionale che a quella internazionale, che dobbiamo preservare in tutti i modi”.

“Oggi – ha continuato il Ministro – sono sempre più impegnate a presidio della sicurezza interna ed esterna del Paese, per il bene dei cittadini”.

Dinanzi a uno schieramento in armi di reparti dell’Esercito, della Marina, dell’Aeronautica, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, il gen Graziano, all’atto della conclusione di circa 44 mesi di responsabilità alla guida dello strumento militare, ha voluto accomiatarsi dagli uomini e dalle donne delle Forze Armate sottolineando che “l’Italia è un Paese di riferimento per la NATO e membro attivo per le Nazioni Unite e tale ruolo ci pone nelle condizioni di poter partecipare da protagonisti a tutti i meccanismi e i progetti di interesse che si sviluppano nell’arena internazionale“.

Il gen Graziano ha poi aggiunto: “La mia esperienza da Capo di Stato Maggiore della Difesa mi lascia, anzitutto, una ferma consapevolezza: quella di aver avuto il privilegio di guidare sul campo i migliori soldati del Mondo. Per questo sono grato alle Istituzioni che mi hanno consentito di vivere questo intenso ed emozionante percorso, costellato di soddisfazioni professionali e morali, ma anche di momenti di preoccupazione, in cui sono stato chiamato ad assumere scelte impegnative, che avrebbero potuto mettere a rischio l’incolumità o la vita stessa dei miei militari. L’ho sempre fatto guardando al bene della Patria, in linea con le missioni assegnate e con le direttive dell’Autorità Politica, e con la consapevole certezza di poter contare sul miglior capitale a disposizione, quello umano, centro di gravità delle Forze Armate. Ad esso va dedicato ogni nostro sforzo e ogni nostra attenzione, senza demagogia, senza secondi fini, sapendo che anche in questo momento, in qualche luogo della terra, un uomo o una donna con il Tricolore cucito sull’uniforme e sulla pelle sta operando in armi, a protezione dei deboli e per la tutela degli interessi nazionali. Negli ultimi trent’anni l’Italia ha maturato prestigio e credibilità proprio dall’efficacia dell’impiego delle sue Forze Armate”.

Il gen Graziano termina il mandato di Capo di Stato Maggiore della Difesa e assumerà, già da domani, a Bruxelles, il prestigioso incarico di Presidente del Comitato militare dell’Unione Europea.

Quale massima autorità militare dell’Unione Europea, il gen Graziano è atteso da molteplici sfide volte al rafforzamento della dimensione di difesa e sicurezza del continente, nell’ambito della PESCO (Cooperazione Strutturata e Permanente nel campo della Difesa) e anche con l’obiettivo di migliorare e rafforzare la cooperazione NATO – UE, strumento fondamentale per fornire una risposta efficace e collettiva alle attuali minacce alla sicurezza, prima tra tutte il terrorismo internazionale.

Dopo il formale passaggio delle insegne, il gen Vecciarelli ha preso la parola e ringraziando il gen Graziano per quanto fatto in un periodo caratterizzato da eccezionali sfide alla sicurezza e da profondi cambiamenti, ha dichiarato: “Intendo continuare a investire sull’elemento umano facendo leva, innanzitutto, sulla forza delle idee, sulla spinta di innovazione che viene dal basso. Dobbiamo saper cogliere il nuovo senza timori, avere il coraggio di stigmatizzare vecchi preconcetti ideologici ma anche allontanare abitudini obsolete e sclerotici status-quo”.

Il nuovo CaSMD ha poi concluso così: “ponendomi idealmente di fronte a ognuno dei miei uomini e donne e innanzi a ogni cittadino italiano mi impegno a profondere ogni mia risorsa fisica, morale e intellettuale per assolvere i doveri costituzionali”.

Il gen Vecciarelli, neo Capo di Stato Maggiore della Difesa, come responsabile dell’area tecnico-operativa della Difesa e dell’impiego dello strumento militare nazionale, si troverà alla guida di circa 180.000 uomini e donne delle Forze Armate, quotidianamente impiegati nelle operazioni, in Italia e all’estero, che vedono oggi il nostro Paese schierare i propri militari in 40 missioni, condotte in 24 paesi/aree geografiche, spiega il comunicato stampa della Difesa.

Tale impegno è finalizzato a fronteggiare le sfide alla sicurezza provenienti da due archi di crisi e instabilità: uno a sud, che dal Medio Oriente investe la sponda nordafricana e la fascia sub-sahariana, e uno a est, che dal Baltico abbraccia il Mar Nero e il Mediterraneo Orientale.

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Capo di SMD: cerimonia di cambio al vertice tra il gen Graziano e il gen Vecciarelli il 5 novembre (29 ottobre 2018)

Fonte e foto: PI SMD

4 novembre 2018, Centenario della fine della Grande Guerra: oggi di fronte a “magnifici, superbi, valorosi militari delle Forze Armate”, così il gen Graziano

L’Italia ha celebrato oggi il “Giorno dell’Unità Nazionale” e la “Giornata delle Forze Armate”, ricorda con un comunicato stampa odierno lo stato maggiore della Difesa (SMD).

Una ricorrenza che quest’anno assume una particolare rilevanza, sottolinea SMD, poiché coincide con il centenario della fine della Grande Guerra e con la formale chiusura del programma istituzionale di commemorazioni del primo conflitto mondiale.

Le celebrazioni odierne hanno preso il via da Roma, con la deposizione di una corona d’alloro al Sacello del Milite Ignoto, presso l’Altare della Patria, da parte del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, accompagnato dal premier Giuseppe Conte, dal Ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, dai presidenti di Senato e Camera, Maria Elisabetta Alberti Casellati e Roberto Fico, e dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Claudio Graziano.

A tributare gli onori al Capo dello Stato e Comandante supremo delle Forze Armate, una Brigata di formazione interforze schierata in tutta l’estensione di Piazza Venezia, il tradizionale sorvolo delle Frecce Tricolori, che hanno colorato di verde, bianco e rosso i cieli di Roma, e il passaggio di una formazione di cinque elicotteri di Esercito, Marina Militare, Aeronautica Militare, Arma dei Carabinieri e Guardia di Finanza.

A seguire, il Capo dello Stato, accompagnato dal Ministro della Difesa e dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, si è portato presso il Sacrario di Redipuglia per rendere un doveroso omaggio ai Caduti, deponendo una corona d’alloro.

Nello stesso momento, il Presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, ha compiuto il medesimo rituale presso il Sacrario Militare dei Caduti d’Oltremare di Bari.

Il momento culmine della giornata – scrive SMD nel comunicato – è stato rappresentato dalla manifestazione in Piazza Unità d’Italia a Trieste, dove il Presidente della Repubblica è giunto intorno alle 11.45.

Preceduta dalle allocuzioni delle autorità, la cerimonia si è sviluppata attraverso più fasi con l’intento di associare alla rievocazione storica alcune delle specificità delle Forze Armate di oggi, rappresentate dai reparti schierati e dalle unità della Marina Militare ormeggiate a Trieste.

La conclusione è stata sancita dal Tricolore disegnato in cielo dalle Frecce Tricolori.

Particolarmente emozionante l’Inno di Mameli intonato dai cantanti del gruppo musicale “Il Volo” e la resa degli onori finali al Presidente della Repubblica con la salva di 21 colpi di cannone.

Ringraziando per la loro odierna presenza i rappresentanti delle nazioni che parteciparono al conflitto, il Presidente della Repubblica ha sottolineato che “celebrare insieme la fine della guerra e onorare congiuntamente tutti i Caduti significa ribadire con forza tutti insieme che alla guerra si preferisce sviluppare amicizia e collaborazione, che hanno trovato la più alta espressione nella storica scelta di condividere il futuro nell’Unione Europea.”

Il Presidente Mattarella ha poi voluto ricordare che “mentre celebriamo questo importante anniversario, 5.600 militari italiani sono impiegati all’estero in missioni di pace delle Nazioni Unite, dell’Alleanza Atlantica, dell’Unione Europea. A essi si aggiungono quasi 8.000 militari impegnati sul territorio nazionale; a tutti loro esprimo la più ampia riconoscenza e la vicinanza del Paese. Grazie per quello che fate e grazie alle vostre famiglie.”

Il Ministro della Difesa per l’occasione ha voluto esprimere il proprio “profondo riconoscimento e ringraziamento alle nostre Forze Armate che, oggi come allora, in queste ore, se pure in modi diversi, stanno soccorrendo migliaia di famiglie isolate, fornendo viveri, corrente elettrica, adoperandosi attivamente affinché sia fatto tutto il possibile per preservare in nostro Paese dalla violenza delle piogge e del maltempo. Le nostre Forze Armate, con la loro opera, testimoniano di essere la spina dorsale di questo Paese.”

Il Capo di Stato Maggiore della Difesa ha sottolineato come purtroppo negli anni del primo dopoguerra mancò la capacità delle nazioni belligeranti di intraprendere un percorso di vera pacificazione europea e quella fu davvero la “vittoria mancata”: non aver saputo, o purtroppo voluto, riconoscere i germi della nascita dei primi totalitarismi e dello scoppio di un nuovo conflitto di dimensione mondiale.

“Da questo ultimo, però – ha proseguito il gen Graziano – l’Europa riuscì finalmente a emergere in una nuova dimensione, prima economica e politica, che si è avviata, nel tempo, ad abbracciare anche quella della sicurezza e della cooperazione militare. A distanza di un secolo, oggi, in questa piazza, di fronte alla cittadinanza, di fronte a voi magnifici, superbi soldati, marinai, avieri, carabinieri e finanzieri italiani, di fronte ai valorosi militari rappresentanti delle Forze Armate dei Paesi amici e alleati d’Europa e degli Stati Uniti, possiamo veramente comprendere e interiorizzare l’eredità della Grande Guerra, e dare valore alle sofferenze di quei soldati”.

La giornata di ricorrenza è stata celebrata con numerose altre iniziative, organizzate in tutto il Paese, alle quali aveva idealmente dato il via il ministro Trenta, lo scorso 18 ottobre, a Ostia, incontrando 450 studenti delle scuole superiori, ai quali è stata illustrato il significato del 4 novembre e sono state mostrate le capacità delle Forze Armate di oggi, ricorda SMD.

Tale incontro ha aperto una serie di appuntamenti nelle scuole di 28 città prescelte, in cui il personale militare incontra gli studenti per parlare del 4 novembre e dell’Unità nazionale.

Il 2 novembre, invece, attraverso una videoconferenza dal Comando Operativo di Vertice Interforze (COI), il ministro Trenta, unitamente al Capo di Stato Maggiore della Difesa, aveva portato il saluto del Paese ai Comandanti dei contingenti militari nazionali impegnati in missioni all’estero.

Il giorno seguente, infine, il Presidente della Repubblica, in una toccante cerimonia, aveva consegnato le decorazioni dell’Ordine Militare d’Italia al Generale di Corpo d’Armata Giovanni Maria Clemente Carlo Fungo, al Generale di Brigata Claudio Minghetti, al Contrammiraglio Fabio Gregori, al Capitano di Fregata Paolo Podico, al Capitano di Corvetta Robert Gelsomino e al Luogotenente Giuseppe Rizzello.

Tante quindi le iniziative organizzate per celebrare degnamente la giornata che segnò la fine di quella che allora venne definita la Grande Guerra, e per rendere omaggio a quanti furono coinvolti in quel sanguinoso conflitto per portare a compimento l’Unità nazionale del nostro Paese.

Fu proprio durante la Prima Guerra Mondiale che, infatti, gli italiani si trovarono per la prima volta fianco a fianco, legati indissolubilmente l’un l’altro sotto la stessa bandiera nella prima drammatica esperienza collettiva che si verificava dopo la proclamazione del Regno.

“Attraverso la Grande Guerra, con il valoroso comportamento di centinaia di migliaia di militari sui fronti e con gli immani sacrifici di un intero popolo, la nostra giovane Nazione – si legge dal comunicato – dimostrò al mondo intero come l’orgoglio di appartenere ad un unico Stato fosse, ormai, divenuto sentimento di popolo: finalmente ‘Fratelli d’Italia’. Proprio per onorare idealmente i sacrifici dei soldati caduti a difesa della Patria, il 4 novembre 1921 ebbe luogo la tumulazione del ‘Milite Ignoto’, nel Sacello dell’Altare della Patria a Roma, e con il Regio decreto n.1354 del 23 ottobre 1922, il 4 Novembre venne dichiarato Festa nazionale”.

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Difesa: 4 novembre, le cerimonie militari a Roma, Redipuglia e Trieste (3 novembre 2018)

Fonte e foto: PI SMD

Difesa: 4 novembre, le cerimonie militari a Roma, Redipuglia e Trieste

Il prossimo 4 novembre, ricorda lo stato maggiore della Difesa, verranno celebrate le ricorrenze “Giorno dell’Unità Nazionale” e “Giornata delle Forze Armate” con una serie di cerimonie militari.

In particolare, alle 8.30, a Roma, all’Altare della Patria in Piazza Venezia, il Presidente della Repubblica, On. Prof. Sergio Mattarella, accompagnato dalle alte Cariche dello Stato e dalle Autorità militari di vertice, deporrà una corona d’alloro al Sacello del Milite Ignoto.

Non mancherà il tradizionale passaggio delle Frecce Tricolori, che coloreranno di verde, bianco e rosso i cieli di Roma, e il sorvolo in formazione di 5 elicotteri (uno per ciascuna Forza Armata – Esercito, Marina Militare, Aeronautica Militare e Arma dei Carabinieri – e della Guardia di Finanza).

A seguire, alle 10.40, presso il Sacrario Militare dei Caduti della Prima Guerra Mondiale di Redipuglia (Gorizia), il Presidente della Repubblica, On. Prof. Sergio Mattarella, accompagnato dal Ministro della Difesa, dottoressa Elisabetta Trenta, e dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Claudio Graziano, deporrà una corona di alloro in ricordo dei Caduti.

Alle 11.45, nella Piazza Unità d’Italia a Trieste, si svolgerà alla presenza del Presidente della Repubblica, accompagnato dal Ministro della Difesa e dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, la cerimonia militare commemorativa che suggellerà anche il termine del ciclo di ricorrenze per il Centenario della Prima Guerra Mondiale.

In piazza sarà schierato un Reparto di formazione interforze, a premessa di un momento rievocativo dell’ingresso, nel 1918, delle truppe italiane a Trieste.

A coronamento della cerimonia, il lancio di un paracadutista militare che porterà in volo la Bandiera italiana e il passaggio delle Frecce Tricolori.

Fonte e foto: PI SMD

Via dall’Iraq: “strategia del successo” per il Min Trenta. “E’ questo il cambiamento?” chiede il gen Santo

By gen Vincenzo Santo

La confusione nelle parole, come al solito

L’Iraq non è un posto tranquillo. Del resto, quale parte del mondo lo è? L‘Iraq, sta cercando di uscire da un decennio maledetto in cui il falso scopo di instaurare la democrazia ha annebbiato, con le risibili fantastiche bugie di Bush e Blair circa ipotetiche pistole fumanti mai trovate, le menti di tutto il mondo. Nascondendo quello che c’è di reale cioè, in soldoni e per semplificare, la necessità strategica americana di presidiare quell’area e di non lasciare spazio ad altri. Soprattutto oggi, che nel quadrante si è affacciata anche la Russia, grazie ai bizzarri entusiasmi occidentali per le primavere arabe.

E ci siamo anche noi italiani. Per quale ragione ci siamo andati a impantanare da quelle parti? Difficile a dirsi. I politici, vecchi e nuovi, diranno per gli interessi nazionali, senza saperli nominare questi interessi. La realtà è più semplice, invece. Siamo lì perché non sappiamo dire di no agli alleati, assumendo erroneamente il fatto che essere in un’alleanza sia di per sé un interesse senza capire che, invece, si sta in un’alleanza solo se l’esserci ci garantisce il conseguimento di uno o più obiettivi che sottendono un nostro interesse o più di uno. E dire che ci siamo andati perché c’eravamo già stati (perché?) o per garantire che l’ENI acquisisse un bel contratto nel 2009 assieme a coreani, iracheni stessi e americani, sono sciocchezze.

Se non si comprendono queste differenze è giocoforza che ne escano poi degli aborti concettuali del tipo “strategia del successo”. Che significa? E poi, come lo si misura questo successo? Una strategia per il successo mi suonerebbe più chiaro.

Ha detto infatti il Ministro della Difesa, in visita a Mosul, che “… come saprete, il Governo italiano sta affrontando il tema della riconfigurazione del nostro impegno in questa area. Sarà la nostra una strategia d’uscita che voglio definire strategia del successo … l’importante non è l’uscita, ma il successo …”. Certo, persino ovvio, non siamo alle olimpiadi.

Tanto per cominciare, si dia uno sguardo al sito della Difesa relativo alla “Prima Parthica”, nella pagina della “missione”. Non esiste una missione, esistono compiti. Cosa molto diversa.

La missione formula anche lo scopo del fare qualcosa (compito) e questo scopo, in poche parole, ci conduce all’end state.

Cioè, in poche parole, l’operazione termina quando quel particolare stato di cose è stato conseguito, alla confluenza di più “linee di sforzo”.

A quella missione si associa un requisito ben specifico di forze che devono essere fornite da qualcuno perché si conduca un’operazione con la quale quella missione venga quindi soddisfatta.

Va da sé che qualsiasi configurazione – ha usato questo termine la Trenta – debba discendere da un’analisi che vada per esempio a dettagliare se si stia facendo la cosa giusta e se quella cosa, pur giusta, la si stia facendo bene.

Ora, mi chiedo, a che punto siamo?

Il Ministro della Difesa ha dichiarato, in quel di Mosul che “… oggi l’Iraq rappresenta il fronte avanzato dell’impegno comune nella lotta contro il terrorismo internazionale e non ci possono essere strategie diverse per combatterlo se non farlo dove si presenta e dove sono le sue radici …”.

Si può essere d’accordo. Tuttavia, non ho colto parole volte a delineare una valutazione in merito. Cioè, si ritiene che il terrorismo, quello con radici in Iraq (ammesso che sia serio fare questa distinzione), che non è solo l’ISIS ben inteso, stia per essere definitivamente sconfitto o già lo è? In questo secondo caso, per quale ragione non si chiude in poche settimane? Se invece sta per esserlo, quali sono le valutazioni fatte per procedere a una riconfigurazione? E se i lavori della ditta Trevi sono terminati, perché tutto il contingente della “Task Force Praesidium” (che viene definita nel suddetto sito, in modo ridicolo, non una missione di combattimento) non rientra subito? Che cosa significa, in questo quadro concettuale “… alleggeriremo la nostra presenza …”? Le forze di sicurezza irachene e i curdi che prepariamo (chissà se ne avevano davvero bisogno) sono pronte? Come si sta misurando quindi, e con quali criteri lo si sta facendo, il successo o meno delle varie componenti nazionali presenti nella condotta delle rispettive attività in Iraq?

Troppe domande? Vero, ma è tempo che gli italiani le inizino a porre per comprendere, dalle risposte, se il cambiamento è reale o solo fuffa.

Gen Vincenzo Santo

Foto dal profilo twitter del Ministro della Difesa on Elisabetta Trenta (@Eli_Trenta)

Difesa, CASD: cerimonia di apertura dell’Anno Accademico 2018/19 il 30 ottobre

Il prossimo 30 ottobre, alle 10.00, nella storica cornice di Palazzo Salviati a Roma, sede del Centro Alti Studi per la Difesa (CASD), avrà luogo la cerimonia di apertura dell’Anno Accademico 2018/2019, ha fatto sapere lo stato maggiore della Difesa (SMD).

L’evento segnerà l’inizio ufficiale della 70^ Sessione dell’Istituto Alti Studi per la Difesa (IASD) e del 21° Corso Superiore di Stato Maggiore Interforze (ISSMI).

Alla cerimonia saranno presenti, tra le numerose autorità civili, religiose e militari, il Ministro della Difesa, on Elisabetta Trenta, e il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Claudio Graziano, che verranno accolti dal Presidente del Centro Alti Studi per la Difesa, Generale di Corpo d’Armata Massimiliano Del Casale.

Il programma prevede l’intervento del Direttore Generale del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (DIS), Prefetto Alessandro Pansa, che terrà una lectio magistralis su tematiche afferenti l’attuale scenario geo-strategico e, in particolare, le dinamiche e le sfide che sempre più caratterizzano il quadro di sicurezza nazionale e internazionale.

Il CASD, massimo organismo nel campo della formazione avanzata interforze, opera da anni in stretto collegamento con numerose università italiane e con i maggiori istituti paritetici internazionali, contribuendo in maniera significativa alla diffusione della “cultura della Difesa”, sottolinea SMD.

Ciò avviene soprattutto attraverso il perfezionamento della formazione professionale e culturale degli Ufficiali di alto rango e dei Dirigenti civili della Pubblica Amministrazione.

Nell’Anno Accademico 2018/19 i frequentatori IASD e ISSMI sono 212 in totale, tra i quali 36 Ufficiali provenienti da 29 Paesi amici e alleati e 22 civili.

“L’ampia adesione, dimostrazione del prestigio di cui gode l’Istituzione, consente di affermare il ruolo di assoluto rilievo che il Centro svolge nel campo della cosiddetta ‘diplomazia militare’, strumento importante per la creazione delle premesse necessarie a una solida stabilizzazione delle relazioni internazionali”, sottolinea SMD.

Il panorama didattico spazierà su tematiche di interesse strategico e operativo, dal diritto umanitario alla politica industriale, dall’economia alla ricerca tecnologica avanzata, dalla comunicazione istituzionale alla mediazione e gestione delle situazioni di crisi.

Tutto ciò attraverso la discussione e il confronto con eminenti conferenzieri, consentendo una feconda interazione da cui possono scaturire ulteriori spunti per riflessioni, nuove proposte e progetti, grazie anche ai vari momenti esercitativi e all’elaborazione di tesi individuali e per gruppi di lavoro.

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Il CASD in Paola Casoli il Blog

Fonte e foto: PI SMD

“Generali parassiti”: il gen Carletti scrive al Ministro della Difesa, on Trenta

Ho inviato questa lettera una ventina di giorni fa, ma non ho ancora ricevuto risposta”, spiega a Paola Casoli il Blog oggi, 11 ottobre, il gen Giulio Carletti, ufficiale dell’Esercito in pensione dal 2012, che, a seguito delle definizioni negative del vicepremier Luigi Di Maio (nella foto formiche.net con il Ministro della Difesa, on Elisabetta Trenta) ai danni degli ufficiali dell’Esercito in pensione, chiede al Ministro Trenta il motivo del “suo totale silenzio sull’argomento a nostra difesa”.

Ecco il testo integrale, che il gen Carletti ha ormai deciso di cominciare a diffondere tra i colleghi:

“Egregia Signora Ministro della Difesa,

è con estremo rammarico che mi trovo costretto a inviarLe la seguente missiva inerente un tema di attualità: le cosiddette pensioni d’oro.

E con la stessa franchezza le dico subito il motivo: il suo totale silenzio sull’argomento a nostra difesa da quando il suo collega Luigi Di Maio sparando a zero nel mucchio ci ha definiti “Parassiti di Stato”.

Vede Signora Ministro, quando si vuole offendere qualcuno bisogna possedere un’etica inattaccabile, le doti intellettuali e culturali necessarie, le corrette motivazioni basate sulla verità oggettiva dei fatti e sul diritto, ma ancor di più conoscenza profonda di quello che si dice e a chi ci si rivolge.

Orbene, non la starò a tediare con il mio modesto curriculum (può tranquillamente farselo portare da un mio collega in servizio).

Le dirò solo che il sottoscritto è stato decorato con ben CINQUE CROCI al MERITO dell’ESERCITO e che i nostri destini si sono già incrociati in quel di Nassiriya quando rivestivo l’incarico di Vice Comandante del contingente nell’ambito dell’Operazione “Antica Babilonia 10” e Lei quello di Consigliere Politico.

Ecco perché quando qualcuno parla a vanvera come il suo collega Di Maio, mi sovviene un moto di stizza perché penso a quello che ho fatto nella mia vita per la nostra Nazione e a chi si è permesso di offendermi: infatti, basta leggere il suo curriculum per capire con chi si ha a che fare.

E insieme a me, questo signore ha offeso nel profondo dell’animo tutti gli altri Servitori dello Stato militari e civili che hanno dato tutte le loro energie per il bene comune assumendosi molto spesso responsabilità enormi dalle quali dipendeva anche la vita di sottoposti e civili.

Non credo di dover aggiungere altro essendo Lei uno dei rarissimi Ministri della Repubblica ad aver servito in armi la Nazione in operazioni.

Io sono andato in pensione nel 2012, quando l’allora Governo Monti decise che le Forze Armate si sarebbero dovute ridurre di ulteriori 20.000 unità tra Ufficiali e Sottufficiali e quindi procedendo ad inviare in ARQ [Aspettativa per Riduzione di Quadri, ndr] centinaia di Quadri.

Già allora per non essere additato al pubblico ludibrio decisi di optare per la Riserva invece di andare in ARQ e successivamente in Ausiliaria (il popolo si lamentava che gli Ufficiali e i Sottufficiali potessero stare “a casa” senza fare nulla facendosi pagare lo stipendio).

E questo con oltre 41 anni di servizio e nel rispetto delle leggi vigenti.

E ora per il suo collega io sarei un ladro!

Non credo proprio visto che solo nell’ultimo quinquennio ho versato oltre 220.000 euro di contributi.

Inoltre, il sottoscritto ha già donato oltre 50.000 euro di contributi ai pensionati più svantaggiati avendo ricevuto una pensione relativa a 40 anni di servizio ed avendo versato contributi per circa 41 anni e tre mesi.

Altresì il sottoscritto ogni anno contribuisce con il 21,3 per cento delle sue tasse al pagamento delle pensioni sociali per complessivi 7.000 euro (fonte Fisco).

Ora io dopo questo, non solo sarei un ladro ma anche un parassita: mi dispiace ma non ci sto e non ci stanno nemmeno tutti i miei colleghi in pensione e anche quelli in servizio.

Le ricordo che oltre ad avere una specificità lavorativa le Leggi dello Stato in vigore stabiliscono dei limiti di età ben precisi per le Forze Armate e per le Forze di Polizia differenziandoci dai Professori Universitari e dai Magistrati che possono andare in pensione a 70 anni e oltre.

Allora i punti sono due:

  • o il sottoscritto è un ladro e parassita perché si è attenuto alle Leggi dello Stato;
  • oppure, se volete cambiare le regole, faccia approvare un semplice emendamento, consentendomi di rientrare in servizio p.e. [permanente effettivo, ndr] o in ausiliaria fino al compimento del mio 75° anno di vita (visto che per tale età sono ancora idoneo ad essere richiamato quale riservista in servizio) reintegrandomi in ruolo e grado e poi ricalcoleremo la pensione che mi toccherà.

La prego, non si abbassi alla facile demagogia populistica del suo collega, le pensioni d’oro son ben altre e Lei lo sa perfettamente e non sto qui a discutere del livello per cui arbitrariamente si stabilisce che una pensione diventa improvvisamente d’oro (4.000, 4.500 o 5.000 euro) ma solo dei principi e dell’etica morale che sono alla base di un patto sottoscritto a suo tempo con lo Stato.

E pensare che una volta una semplice stretta di mano valeva più di mille contratti e patti, ma i tempi cambiano e i valori si perdono.

Spero solo che abbia il tempo e la voglia di rispondermi.

Con stima, augurandoLe buon lavoro per il bene delle Forze Armate e per il bene della Nostra Nazione.

Gen. B. (ris) Giulio Carletti

Foto: formiche.net

COMFOP SUD: Il Ministro della Difesa on Trenta in visita ai reparti della Garibaldi

Oggi, 8 ottobre, il Ministro della Difesa, on Elisabetta Trenta, accompagnata dal Comandante delle Forze Operative Sud (COMFOP SUD), Generale di Corpo d’Armata Rosario Castellano, ha visitato i reparti della brigata Garibaldi di stanza a Persano, scrive lo stesso Comando in una nota stampa odierna.

Tra i comandi visitati dal Ministro, l’8° reggimento Artiglieria e il 4° reggimento Carri, unità operative della Brigata, il reggimento Logistico Garibaldi che fornisce il supporto logistico alle attività addestrative e operative, sia in Patria che all’estero, a tutti i reparti della Grande Unità e il Comando Comprensorio di Persano, che gestisce l’area demaniale e coordina le attività addestrative e l’utilizzo dei moderni sistemi di simulazione utilizzati dall’Esercito e presenti nel comprensorio militare.

Il ministro Trenta e il gen Castellano sono stati ricevuti dal Comandante della brigata Bersaglieri Garibaldi, Generale di Brigata Diodato Abagnara, che in un breve office call ha illustrato le potenzialità del cmprensorio militare di Persano e le attività in corso e future della Brigata.

Dopo aver salutato le Bandiere e gli Stendardi di Guerra dei reparti, il Ministro ha incontrato il personale schierato in Piazza d’armi, circa 1.000 tra personale militare e civile: “Vi ringrazio per quello che fate sia in Patria che all’estero con professionalità e competenza, dimostrandovi sempre all’altezza del compito. Il contributo che fornite da anni nell’ambito dell’Operazione Strade Sicure è prezioso e grandemente apprezzato dai cittadini per il senso di rassicurazione sociale e solidarietà che la vostra presenza trasmette. Oggi, desidero ringraziarvi a nome di tutti gli italiani per la determinazione e la dedizione con cui assolvete i vostri compiti, per il servizio che prestate per il bene del Paese e della collettività internazionale”.

Fonte e foto: COMFOP SUD