Frank Kendall

Oltre l’F-35

Il Pentagono sta già guardando al futuro dopo l’F-35 e l’F-22. Quando i due caccia andranno in pensione – ma si parla di decadi – ci vorrà qualcosa che rispecchi il mutamento della guerra sempre più fatta di drone che di piloti in volo.

Sarà uno studio lungo diciotto mesi a valutare il lavoro in rete di veicoli con pilota e veicoli senza pilota, ovvero gli unmanned aerial vehicle (UAV) conosciuti, appunto, come drone. È Frank Kendall, il sottosegretario alla Difesa per le acquisizioni, a dare queste indicazioni riportate da Bloomberg News il 22 ottobre scorso.

L’oggetto dello studio concettuale sarà una rete dove le due tipologie di mezzi verranno messe in sistema con capacità d’arma del tutto innovative. Dalla guerra elettronica in poi, per intenderci.

L’obiettivo è preparare il Pentagono all’abbandono dei jet caccia così come li conosciamo oggi, l’F-22, o come li stiamo per conoscere, l’F-35.

Il prezzo dell’impresa è sui 20 o 30 milioni di dollari messi a disposizione dall’ente che sponsorizza la futuristica concept definition, ovvero la Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA), e che si occupa di mantenere al top l’equipaggiamento del Pentagono.

L’F-35 della Lockheed Martin darà di sicuro una grande soddisfazione, riconosce Kendall, ma “non è troppo presto per cominciare a prendere in considerazione una nuova generazione di veicoli”. Nel progetto sono coinvolti anche Marina e Aeronautica, che hanno le loro versioni personalizzate di F-35 la cui produzione durerà fino al 2035.

Il Pentagono fa conto di 8mila ore volate per ognuno dei 2.443 F-35 nell’arco di trent’anni, giusto per avere una proiezione di massima sull’uso dei mezzi. Per l’F-35, ovvero il programma Joint Strike Fighter, si sono spesi quasi 400 miliardi di dollari e molte critiche, visto che il costo è lievitato del 70% rispetto a quanto preventivato in origine. Per l’F-22, intanto, si sta parlando di 12 miliardi di dollari da spendere in riqualificazione del mezzo, che ha inciso per 67 miliardi di dollari ed è stato concepito come caccia del XXI secolo ai tempi della Guerra fredda.

Lo studio sarà aperto alle valutazioni e alle proposte delle Forze Armate statunitensi, senza nessun preconcetto su quella che sarà “la natura del dominio aereo nei decenni futuri”, ha fatto sapere Kendall.

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Fonte: Bloomberg

Foto: Bloomberg/Lockheed Martin

Primo F-35 Lightning II consegnato dalla Lockheed Martin al Regno Unito

Il Regno Unito ha accolto il primo F-35 Lightning II di Lockheed Martin, nella versione per il mercato internazionale, nel corso di una cerimonia tenutasi giovedì 19 luglio scorso a Fort Worth, in Texas, alla presenza di alcuni vertici del ministero della Difesa britannico e del Dipartimento della Difesa statunitense.

“Non è un caso che la nostra prima consegna di un F-35 a livello internazionale venga fatta al Regno Unito – ha affermato il presidente e CEO della Lockheed Martin, Bob Stevens –  perché senza lo straordinario contributo di innovazione proveniente da questo Paese oggi non avremmo avuto niente da celebrare”.

Il Regno Unito, infatti, è stato il primo degli otto partner internazionali a siglare la propria partecipazione al programma F-35, e ora ha in progetto di acquisire l’F-35B a decollo corto e atterraggio verticale (STOVL).

Il ritiro dal servizio dell’Harrier nel dicembre 2010, come ricorda un articolo di Armed Forces Int’l News, aveva lasciato un vuoto in attesa di essere colmato proprio dall’F-35, che vanta caratteristiche tecniche decisamente migliori: maggiore autonomia (150 miglia in più), doppia velocità di crociera e una linea che lo rende di difficile individuazione dai radar.

Alla cerimonia  di consegna a Fort Worth erano presenti, in rappresentanza dei rispettivi governi, anche l’onorevole Philip Hammond, segretario di Stato UK per la Difesa, e Frank Kendall, sottosegretario alla Difesa USA con delega ad Acquisizioni, Tecnologia e Logistica.

La Lockheed Martin, come si apprende dal comunicato dell’azienda stessa, sta sviluppando l’F-35 insieme a suoi principali partner industriali, Northrop Grumman e BAE Systems.

Basata nel Regno Unito, BAE Systems contribuisce al programma F-35 con un ricco patrimonio di capacità, inclusa l’esperienza con le tecnologie del decollo corto e l’atterraggio verticale, cicli di produzione avanzati ed efficienti nonché una struttura di supporto per test e sistemi di volo; inoltre è responsabile della fusoliera posteriore, del sistema di alimentazione e dei dispositivi di sicurezza e di salvataggio piloti.

Il Regno Unito avrà un ruolo fondamentale nella produzione dell’F-35 a livello globale, nello sviluppo e nel supporto delle attività previste nei prossimi 40 anni, con un notevole beneficio economico per tutto il Paese.

L’F-35 è un caccia di quinta generazione, caratterizzato da una combinazione unica di capacità stealth avanzate, velocità supersonica, elevata manovrabilità, sensor fusion, capacità network-enabled e supporto avanzato. Tre distinte varianti dell’F-35 andranno a sostituire i velivoli A-10 e F-16 della US Air Force, il velivolo F/A-16 della US Navy, i velivoli F/A-18 e AV8-B Harrier della US Marine Corps, e una varietà di caccia di almeno altri nove paesi.

Con quartier generale a Bethesda, Maryland, Lockheed Martin ha oltre 126mila dipendenti in tutto il mondo ed è impegnata principalmente nelle attività di ricerca, progettazione, sviluppo, produzione e mantenimento di sistemi, prodotti e servizi ad alto contenuto tecnologico, sottolinea l’azienda. Nel 2010 il Gruppo ha registrato un fatturato pari a 46,5 miliardi di dollari.

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Fonte: Lockheed Martin, Armed Forces Int’l News

Foto: Lockeed Martin/Armed Forces Int’l News