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Migranti: a Trapani l’Esercito insegna l’integrazione in un convegno della Cooperativa Badia Grande, che gestisce il CARA di Salina Grande

“L’accoglienza parte dalla formazione dei nuovi cittadini e gli uomini e le donne dell’Esercito, abituati a rapportarsi nelle missioni all’estero con popoli e culture diverse, costituiscono un’eccellenza in queste attività”, fa sapere lo stato maggiore dell’Esercito che comunica di un convegno specifico dedicato all’integrazione degli immigrati.

È dunque su questo presupposto che a Trapani si è svolto, il 28, 29 e 30 aprile scorsi, il convegno Formare per educare ed essere cittadini del mondo, organizzato dalla Cooperativa Badia Grande in collaborazione con l’Esercito Italiano e dedicato ai migranti ospiti del Centro Accoglienza Richiedenti Asilo (CARA) di Salina Grande, in provincia di Trapani.  La cooperativa Badia Grande, diretta dalla dottoressa Maria Concetta Papa, gestisce il CARA di Trapani nel quale sono ospitati 260 migranti.

Sicurezza e sorveglianza del centro sono garantite da anni,  nell’ambito dell’operazione Strade Sicure,  dai bersaglieri del 6° reggimento dell’Esercito. Proprio dalla sinergia tra Esercito e società civile nasce l’iniziativa di spiegare agli ospiti del centro le leggi del nostro paese, le regole per la richiesta di asilo e, non ultime, le principali usanze e costumi italiani da rispettare per potersi sempre più integrare e diventare futuri cittadini.

Per questa iniziativa l’Esercito ha messo in campo i propri mediatori culturali, soldati italiani di origine africana che parlano anche le lingue dei migranti e che, oltre a prestare opera di traduzione, testimoniano con la loro stessa presenza l’integrazione possibile. Nel corso del convegno è intervenuto anche il dottor Tommaso Mondello, responsabile dell’immigrazione per la prefettura.

Nella sola provincia  di Trapani sono circa 2mila le domande di asilo politico in Italia.

Proprio grazie alla partecipazione alle missioni all’estero, l’Esercito ha sviluppato una attenta sensibilità alle problematiche legate alle persone che vivono o provengono da paesi in guerra, o con gravi problemi umanitari, e opera in questi territori nel pieno rispetto delle culture e delle usanze locali per il mantenimento della sicurezza e il miglioramento delle condizioni sanitarie, sociali ed economiche delle popolazioni.

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Fonte e foto: stato maggiore Esercito

Naja, Patria nostra

By Cybergeppetto

La politica italiana è sempre fonte d’inesauribile e involontaria comicità, non puoi leggere in pace il giornale che vieni colto da moti d’irrefrenabile simpatia.

Oggi è di turno il ministro Mauro, che ha indicato qual è il problema principale dell’Italia dei giorni nostri, l’integrazione, e ha anche indicato la soluzione: far fare il servizio militare agli immigrati. Se i francesi hanno la legione straniera, il cui motto “Legio, Patria nostra” è famoso in tutto il mondo, anche noi potremmo fare lo stesso.

Che meraviglia! Potremo ricostruire tanti corpi militari di tradizione italiana che c’erano nelle nostre ex colonie. Per esempio l’operazione Strade sicure potrebbe essere affidata ai “basci buzuk”, la polizia eritrea che fu il primo reparto coloniale italiano.

Qualcuno di voi si ricorderà il vecchio e solitario ascaro di guardia al comando italiano a Mogadiscio nel ’93, presto potrebbe diventare il padre nobile di interi reparti con il turbante o con la kefiah, che per molto tempo andava di moda tra i ragazzi di buona famiglia cattocomunista. Gli immigrati con il più elevato profilo fisico potrebbero essere arruolati addirittura negli “ascari del cielo”, i primi paracadutisti dell’Esercito Italiano.

I Carabinieri attualmente impiegati nelle missioni internazionali potrebbero essere sostituiti dagli “Zaptiè”, il personale coloniale dei “reali carabinieri”, che saranno sicuramente in grado di spiegare il rispetto di qualsiasi legge nei teatri di crisi, foss’anche la Sharia, la legge coranica.

Nelle missioni che vengono eufemisticamente definite “ad elevato attrito”, potremmo impiegare i “dubat”, la fanteria irregolare somala, truppe appiedate, ma che avevano anche una specialità montata su dromedari.

In quanto a truppe montate su quadrupedi avremmo un’ampia scelta, che va dai “meharisti”, truppe cammellate eritree e libiche, ai “savari”, reparti di cavalleria libica, fino agli “spahis” cavalieri scelti di tradizione ottomana.

Si potrebbe continuare all’infinito, dai “cacciatori d’Africa”, alla “milizia coloniale” passando attraverso le numerose formazioni di bersaglieri, alpini e reparti del genio costituiti durante la guerra d’Abissinia.

Finalmente si ritorna al concetto di Patria imparato sotto le armi: il prossimo ministro della Difesa, che sarà sicuramente Kalid Chaouki, ricorderà i fatti d’arme dell’Amba Alagi e dell’Amba Aradam. E’ ben probabile che la sconfitta di Adua diventi la nuova festa delle Forze Armate.

Certo bisogna che il ministro Mauro, finchè è in carica, si renda conto che ci sono anche tanti italiani che non hanno fatto il servizio militare e che dovrebbero essere “integrati” anche loro.

Per esempio, i giovani dei centri sociali, che già hanno la kefiah in dotazione, potrebbero fare la guardia agli ospedali da campo in giro per il mondo.

Gli obiettori di coscienza, soprattutto quelli che, successivamente, hanno ottenuto il porto d’armi, potrebbero fare la guardia ai punti sensibili.

Insomma, tra galoppini elettorali, faccendieri, veline, tronisti e fancazzisti d’ogni tipo, ci sono tanti italiani da rieducare al concetto di Patria, anzi, “Naja, Patria nostra!”,  il nuovo motto dell’Esercito che sostituirà il vecchio e incomprensibile “Salus Rei Publicae, suprema lex esto”…

Cybergeppetto

p.s.: Dall’Ansa riportiamo un’ ultimora dal Libano: “Conflitto a fuoco nel Libano del sud tra “Zaptiè” ed “Hezbollah”, i miliziani filo siriani hanno reagito sparando con armi pesanti ai nostri “carabinieri immigrati” che gli avevano contestato la mancanza del triangolo e il mancato funzionamento degli indicatori di direzione sulle loro auto…

L’immagine è tratta da Wikipedia

Finmeccanica: la crisi impone un piano di rilancio e Alenia si integra con Aermacchi

Un’unica azienda, un unico nome, un’unica sede. Per una maggiore aggressività verso i mercati.

Alenia Aermacchi, questo il nome del prodotto dell’integrazione, avrà la sua sede in Lombardia, in provincia di  Varese, abbandonando la Campania.

La scelta di accompagnare al pensionamento 1.200 dipendenti, affidandone un migliaio agli ammortizzatori sociali e prevedendo una sensibile esternalizzazione dei servizi, secondo il piano presentato alle organizzazioni sindacali il 16 settembre scorso, “è frutto di una riflessione approfondita delle complesse analisi del mercato in una logica di costante confronto tanto all’interno, quanto all’esterno dell’azienda”, ha dichiarato l’amministratore delegato di Alenia Aeronautica e Alenia Aermacchi Giuseppe Giordo.

“Ci auguriamo – ha auspicato l’ad – un sostegno da parte del Governo italiano in modo da consentire a Finmeccanica e all’Italia di mantenere la capacità di progettare, produrre, testare e supportare logisticamente un velivolo completo ad ala fissa”.

Il riferimento è al “possibile sviluppo in partnership di un nuovo velivolo civile (Area Sud)”,  secondo il piano di rilancio riportato nel comunicato stampa dell’azienda, “oltre naturalmente a un maggior coinvolgimento, anche con attività di ingegneria e di produzione, nel programma SuperJet 100 e al ramp up produttivo del business regionale ATR. Un’intesa internazionale, con forte orientamento verso il mercato,  per il possibile sviluppo di un nuovo velivolo UAV (Area Nord)”.

La fusione era già stata accennata a fine luglio, quando Giuseppe Orsi, amministratore delegato del gruppo, aveva indicato tale opzione come un primo passo verso una maggiore efficienza.

La posizione di debolezza nei confronti dei mercati, con una carenza di ordini che rispecchia l’atteggimento della Difesa e una situazione economica globalmente depressa, non giova neppure all’andamento del titolo Finmeccanica a Piazza Affari, che dopo la debolissima apertura di oggi sta tendendo al ribasso (grafico Yahoo Finanza).

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Fonti: Finmeccanica, Reuters

Foto: M-346 sulla pista di Venegono Superiore di aviation-report.com, grafico titolo Finmeccanica aggiornato alle 10.26 di oggi 19 settembre di Yahoo Finanza

La maga Circe e la parabola

By Cybergeppetto

L’Occidente visto in TV

Chiamiamolo Omar, l’aspirante clandestino che attraverso una parabola si collega con il mondo occidentale, forse conosce un pò di francese, mastica un pochino d’italiano, ma non c’è bisogno di capire la lingua..

L’Occidente è un posto bellissimo, un immagine vale più di mille parole, un video anche centomila, basta guardare le tv internazionali con la parabola, un continente pieno di ballerine con le chiappe e le poppe traboccanti, dove la gente guadagna i soldi con le lotterie, con i reality show e, se proprio deve lavorare, compra le cose con “comode rate”.

Novello Ulisse davanti alla Maga Circe, ma senza tappi alle orecchie, Omar viene rapito da trasmissioni in cui si parla di automobili bellissime, di luoghi turistici da sogno, di “movida” delle grandi città. Ci sono anche un sacco di programmi TV in cui si parla di gastronomia e di fitness, di riduzione dello stress e di qualità della vita.

La gente in Occidente passa il tempo a chiacchierare nelle trasmissioni televisive, sono buffi, a volte sembra quasi che litighino, per riappacificarsi vanno in un’altra trasmissione da un giudice televisivo per mettersi d’accordo, anche se poi sembra quasi che litighino ancora.

A sentire la TV gli italiani, per esempio, sono tutti pronti a riceverlo, le ragazze s’innamoreranno di lui al volo, sono anche libere e disinibite, non dovrebbe avere difficoltà a sposarne quattro, come dice il Corano, basterà farle lavorare come fanno le donne del suo paese e la vita scorrerà tranquilla anche per lui.

I datori di lavoro lo assumeranno subito, se proprio vorrà lavorare, anche se non gli è chiaro che cosa facciano gli occidentali per avere così tanti posti di lavoro liberi. Può darsi che ci sia qualcuno che non si comporterà bene con lui, ma saranno solo casi isolati.

Omar ci ha provato a far qualcosa al paese suo, ma comandano gli sceicchi e i delinquenti, o stai con loro, o non sei nessuno, tanto vale pagargli qualcosa in denaro come pegno, qualche piccolo rischio in mare e potrà trovarsi in nuovo mondo e in un nuovo continente.

In Occidente, per fortuna, non ci sono sceicchi che agitano la frusta o la forca, quando la gente protesta viene subito accontentata e i politici che ha visto in TV sono molto simpatici, anche se, a volte, alzano la voce tra di loro.

Molti prima di lui sono partiti, alcuni erano anche delinquenti, dicono tutti che stanno bene e che non ci sono problemi.

Suo Papà gli pagherà il viaggio, lui darà i soldi ai delinquenti che organizzano i viaggi per mare, anche se la cosa non gli piace, non esiste alternativa. Lui ha diritto di partire prima di sua sorella, la donna viene dopo, e, oltretutto, non può andare da sola in un posto come l’Occidente, bello ma pieno di persone immorali.

Un amico a Parigi, a Berlino o Milano lo aiuterà a sistemarsi, bisogna solo mettere qualcosa nello zaino e partire.

Cybergeppetto

p.s. Omar è arrivato, ha rischiato la vita in mare, è scappato dal centro di identificazione ed espulsione, ha ottenuto la cittadinanza con una sanatoria, ha lavorato in nero per lunghi anni raccogliendo pomodori, le donne italiane non lo degnano di uno sguardo, ora ha un lavoro regolare con il quale pagare la pensione agli italiani che non vogliono fare il lavoro che è stato lasciato a lui.

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Foto: parabole decorate sui balconi dal blog BlogOlanda