2006

Afghanistan: autobomba sempre più popolari

pubblicato da Embedded il 18 dicembre 2006

Sempre più utilizzate le autobomba in Afghanistan.

Nel pomeriggio afgano di oggi a est di Kandahar una autobomba ha preso di mira un convoglio di Isaf ferendo due militari della coalizione.

Ne dà notizia la cellula PI di Isaf parlando di un Suicide Vehicle Borne Improvised Explosive Device (SVIED). Locuzione che unisce la nota sigla degli esplosivi improvvisati (IED) con la definizione del veicolo usato per il trasporto dell’esplosivo nell’attacco al convoglio.

Fonte: Isaf PIO

Il Kosovo passerà sotto guida UE. E se la Serbia entra in Europa?

pubblicato da Embedded il 11 dicembre 2006

Una guida sul modello dell’High Representative in Bosnia. Questo ha pensato l’Unione Europea per il Kosovo, provincia serba amministrata ad interim dalle Nazioni Unite dal 1999 dopo l’intervento della Nato e da allora in attesa di conoscere il suo destino.

Stando a quanto riferito ieri da B92, che riporta Beta e Vecernje Novosti, l’Unione europea avrebbe già contattato anche paesi terzi come la Russia e la Svizzera per invitarli a partecipare alla futura EU-led mission in Kosovo.

I commenti all’articolo vanno dalle espressioni di estremo nazionalismo alle posizioni più moderate, ma uno in particolare è molto piccante. Eccolo:

If Serbia would succeed in joining EU, it will be funny if one day the EU official in charge of an independent Kosovo (assuming this actually happens) comes from Belgrade!

Fonte: B92

Afghanistan. Attacco suicida contro convoglio Isaf stamane a Kandahar

pubblicato da Embedded il 3 dicembre 2006

Stamane alle 11 ora afgana un convoglio di Isaf che viaggiava nel centro di Kandahar è stato colpito da una autobomba. I tre soldati di Isaf rimasti feriti sono stati trasportati all’ospedale militare nell’aeroporto di Kandahar. Il loro veicolo è rimasto seriamente danneggiato.

L’attentato è avvenuto in una zona di traffico intenso e civili sono rimasti uccisi e feriti. Il loro numero non è confermato, stando a quanto riferisce un comunicato stampa della cellula PI della missione Nato in Afghanistan .

Isaf sta investigando sulla reazione armata nel corso dell’attacco da parte dei militari della missione, che secondo quanto riportato in loco avrebbe causato il ferimento di civili.

Da una settimana i veicoli di Isaf recano esposto un segnale che esorta a tenersi lontani dai mezzi della missione.

Solo il 30 novembre scorso militari di Isaf e forze afgane avevano rinvenuto nel distretto di Sangin nella provincia di Helmand granate per rpg, armi ed equipaggiamento, oltre a due giubbotti per attacchi suicidi. Nel corso dell’operazione sono stati catturati due sospetti leader talebani e altri ribelli. Un militare di Isaf è rimasto ferito lievemente.

This year alone – riferisce il comunicato stampa di Isaf – there have been over 102 suicide attacks in Afghanistan that have resulted in the deaths of approximately 227 afghans and 17 international military troops.

Fonte: Isaf PIO

Commento di un lettore a “Kosovo in vendita?”

pubblicato da Embedded il 1° dicembre 2006

Driton S. ha scritto:

Kosovo e la regione balcanica!

Kosovo e diventata per alcuni cosi complessiva che quando fanno analisi venogono a scrivere le conclusioni che non hanno da fare niente con la realta! strano! Anche i serbi sano benissimo la storia, sano benissimo che i kosovari meritano la indipendenza e sano benissimo che sarano salvati le chiese ortodosse e la parte storica e culturale serba. I kosovari non sono contro le chiese, mai avevano problemi religiosi. Kosovari hano una grande tradizione di risspeto versso gli altri, pero mai accetano di essere sotto amministrazione dei occupanti. Kosovo era elemento costituivo di Yugoslavia, dopo che e caduta quella federazione e precisamente in 1989 Serbia ha occupato il Kosovo e ha cancellato la costituzione di Kosovo di 1974… Cosi la storia di Kosovo ha poco da fare con la storia di Serbia, quelle poche cose (artificialmente creati e poi assorbiti nel tempo dai serbi per causa di potenza che aveva in confronto ai albanesi, crea questo grande dibatito internacionale)… Si puo tante dire, pero concludo: piu di 30% dei serbi secondo una indagine in serbia sano benissimo che Kosovo deve essere indipendente, questo e un fatto che non si puo negare.
Kosovo indipendente – crea una stabilita balcanica e da la possibilita ai quei picoli paesi di avere una integrazione regionale e una coperazione piu forte, altrimenti sara sempre un buco nero fra i paesi balcanici.

Kosovo in vendita?

pubblicato da Embedded il 30 novembre 2006

Prendo spunto da un commento di Bernamil al post di ieri Kosovo: a Pristina corteo prende di mira edifici Unmik:

La situazione in Kosovo è molto meno tranquilla di quello che ci si vuol far credere. Una pessima considerazione è quella che immagina quanto denaro debba essere pagato alla Serbia per liberare il Kosovo. Ma è una pessima considerazione.

Credo che un contratto di acquisto con la Serbia avente per oggetto il Kosovo apparirebbe come la chiara ammissione che sette anni di gestione delle Nazioni Unite non hanno condotto a nulla.

Ufficialmente la questione del Kosovo viene subordinata alla collaborazione della Serbia con il tribunale internazionale dell’Aja nella consegna degli ex leader serbo-bosniaci Ratko Mladic e Radovan Karadzic.

Alla questione della collaborazione è legato anche l’ingresso nella Partnership for peace della Nato, una sorta di anticamera per l’accesso all’Alleanza atlantica. Il vertice informale della Nato a Riga ha intanto evidenziato l’importanza dello status del Kosovo per la stabilizzazione dell’area.

Potrebbe anche essere che tutto questo venga saltato a piè pari per giungere a una rapida conclusione, dato che l’etnia albanese di maggioranza è fortemente intenzionata a raggiungere l’indipendenza e minaccia di far scoppiare nuove violenze. E forse Bruxelles ha già un’idea di cosa fare a seconda della soluzione che l’inviato speciale delle Nazioni Unite in Kosovo Martti Ahtisaari presenterà: l’analista John Zavales delinea tre ipotesi in proposito.

kfor_areaLa regione non è tranquilla, è ovvio (foto scattata a Prizren nell’autunno 2004). C’è in discussione lo status di una provincia che nel suo territorio ospita la culla dell’ortodossia serba ma che è abitata prevalentemente da albanesi.

Che, memori dei tempi di Milosevic, tengono lontani i serbi dalle loro terre e al contempo distruggono i monasteri. La tecnica è chiara: svuotare e distruggere per poi dire che tanto di serbo e ortodosso non c’è nulla e dunque l’unica soluzione è l’indipendenza per un Kosovo abitato prevalentemente da albanesi.

Una strategia agevolata dal silenzio dei media e dal disinteresse dell’opinione pubblica.

Fonti: B92, ft.com Financial Times

Foto: materiale proprio


Kosovo: a Pristina corteo prende di mira edifici Unmik

pubblicato da Embedded il 29 novembre 2006

Il problema del Kosovo e del suo status era stato richiamato ieri, in occasione della notizia del vertice Nato di Riga.

E proprio nel pomeriggio di ieri un corteo di protesta condotto da kosovari di etnia albanese ha preso di mira il quartier generale della Unmik a Pristina, rompendo finestre e gettando vernice rossa contro l’edificio. La polizia della Unmik ha reagito con gas lacrimogeni.

Lunedì scorso le Nazioni Unite, che guidano provvisoriamente la provincia serba dal 1999, hanno riferito di “credibili minacce”, mentre dal 16 novembre le truppe statunitensi sono allertate per un probabile scoppio di violenza dovuto all’insoddisfazione per il rinvio della discussione sullo status del Kosovo.

Fonte: B92

Solbiate Olona si prepara alla Nato Response Force del 2007

pubblicato da Pagine di Difesa il 20 novembre 2006

“Nove mesi in Afghanistan – spiega il generale di corpo d’armata Mauro Del Vecchio, comandante del corpo di reazione rapida italiano per la Nato (Nrdc-it) basato nella caserma Mara a Solbiate Olona – sono una esperienza forte e intensa vissuta senza pause e soste”. E senza pause né soste è stato anche il periodo successivo al rientro in patria degli uomini del generale, che in Afghanistan è stato al comando di 18mila militari di 37 paesi Nato e non-Nato nel corso della missione Isaf-8 dal 4 agosto 2005 al 4 maggio 2006. “Il corpo d’armata – rende noto Del Vecchio – si è immediatamente reinserito nella sede in Italia e le scadenze si sono avvicinate immediatamente”.

Dopo il saluto al contingente dato dalla città di Milano lo scorso 13 maggio, anticipato dalla consegna dell’Ambrogino d’Oro al generale Del Vecchio da parte dell’allora sindaco di Milano Gabriele Albertini, per l’Nrdc-it si sono avvicendati eventi e cerimonie a partire dall’insediamento di un nuovo vice comandante, il generale di divisione britannico David Bill che ha sostituito il collega Roger Lane il 19 settembre.

E poi l’International Day dello scorso 23 settembre, che ha richiesto un pesante impegno organizzativo; per proseguire con l’assunzione del comando della brigata Trasmissioni da parte del generale di brigata Raffaele De Feo, che ha sostituito il collega Ruggero D’Osualdo il 10 ottobre; l’assegnazione il 24 ottobre della bandiera di guerra al reggimento di supporto tattico e logistico, il Restal comandato dal colonnello Gerardo Restaino: “Una assegnazione che conferisce al reggimento un più alto significato alle attività operative e logistiche svolte in terra afgana durante le operazioni Isaf-8 e Italfor-11”.

Ora i militari della Mara sono a Civitavecchia per l’esercitazione Eagle Blade 06, che prepara l’Nrdc-it al prossimo impegno nella rotazione della Nato Response Force (Nrf). “L’anno prossimo torneremo a essere un elemento importante in ambito Nato: la componente terrestre della Nrf”, diceva il generale Del Vecchio già agli inizi dello scorso mese di agosto.

Non sarà la prima volta che l’Nrdc-it assolverà a tale impegno. Nel secondo semestre del 2004, infatti, i militari della Mara costituirono la componente terrestre nella Nrf-3. Questa volta “Nrdc-it parteciperà al progetto Nato Response Force dal 1° luglio 2007 al 15 gennaio 2008 come componente terrestre nella Nrf-9“, specifica il comandante Del Vecchio. La Nrf si avvale di un sistema di rotazione delle forze che è il suo punto di forza, dato che come spiega il comandante “la turnazione è un’organizzazione interna che garantisce l’operatività immediata e il livello di prontezza che la Nato assicura”.

La Nato Response Force è una struttura di pronto impiego per l’Alleanza Atlantica, pronta a intervenire in qualsiasi area di crisi. Finora la forza è stata impiegata per aerotrasportare gli aiuti umanitari stanziati a supporto delle vittime dell’uragano Katrina (settembre 2005) e solo un mese dopo è intervenuta a fini umanitari a sostegno del Pakistan sconvolto dal terremoto.

“Nrf è una struttura che la Nato ha deciso di darsi dal 2002 – sottolinea il generale Del Vecchio – per intervenire con immediatezza in tutti i teatri operativi qualora ce ne fosse necessità”. Le sue principali missioni di impiego sono quelle che prevedono la capacità di reagire con le forze più adatte allo specifico scopo nel più breve tempo possibile. Facendo riferimento solo sulle proprie capacità logistiche la Nrf può operare autonomamente fino a 30 giorni, anche oltre se viene rifornita.

E lo ha dimostrato in occasione dell’esercitazione Steadfast Jaguar 06, che ha avuto luogo lo scorso mese di maggio a Capo Verde arrivando a concludere con il riconoscimento della piena capacità operativa un percorso iniziato nell’ottobre 2003 con la iniziale capacità operativa.

“L’esercitazione di ottobre – anticipava ad agosto Del Vecchio – coinvolgerà le forze di turno: l’obiettivo è la costanza di prontezza operativa”. La Eagle Blade 06 che l’Nrdc-it affronta ora a Civitavecchia costituisce la terza fase di un processo di preparazione che è iniziato con l’addestramento delle unità a livello tattico di responsabilità nazionale, è continuato con l’addestramento delle componenti sotto responsabilità Nato per provarne l’interoperabilità, e si conclude ora con una esercitazione per posto comando, tutta dedicata all’addestramento estensivo delle comunicazioni e alla struttura di comando.

Afghanistan. Catturato qaedista: era in un compound con donne e bambini

pubblicato da Embedded l’8 novembre 2006

Forze alleate e afgane hanno catturato lunedì mattina 6 novembre “un noto terrorista di al-Qaeda e altri cinque estremisti nel corso di una operazione vicino alla città di Khowst”, nell’est dell’Afghanistan a confine con il Pakistan.

Lo riferisce un comunicato stampa del Combined Forces Command-Afghanistan (Cfc-A) . Il colonnello Thomas Collins, che ne è il portavoce, dice che l’operazione “prova che non c’è posto dove nascondersi per gli estremisti”.

L’operazione si è svolta senza che siano stati sparati colpi di arma da fuoco. Il terrorista che è noto per avere legami con la leadership di al-Qaeda è stato trovato con altri cinque estremisti di nazionalità saudita e pakistana, secondo quanto riportato.

Nel comunicato viene riferita anche la presenza di donne e bambini nel compound con gli estremisti, “proving once again that terrorists willingly place non-combatants in danger” ha detto Collins.

Ma potrebbe anche essere vero l’opposto. Cioè che i terroristi si sentono abbastanza tranquilli da potersi permettere di stare in compagnia dei propri familiari. Tra il materiale recuperato nel compound, infatti, c’è anche una videocamera con video di installazioni militari vicine. Saranno stati donne e bambini a fare i filmati?

Fonte: Centcom

1 Commento:

fausto g, Giovedì 9 Novembre 2006 ore 09:14

è acclarato che nelle tattiche di mimetizzazione delle formazioni jihadiste c’è l’utilizzo di donne e bambini.
Le motivazioni non sono univoche. Da un lato la presenza di un ambiente di clan o familiare rende più difficile l’indiduazione dei militanti armati che possono essere scambiati facilmente per pastori o agricoltori. Si complica l’eventuale minaccia di attacco aereo perchè i terroristi conoscono bene quali sono le remore dei comandi Nato o occidentali in genere a fare vittime civili. Tra l’altro nella cultura afgana è difficile che gli uomini sappiano gestire in modo esclusivo le incombenze di supporto. preparazione del cibo, ricambio degli indumenti, ecc. e queste incombenze sminuirebbero il pretigio di chi e leader o aspira a diventarlo. Per questo è necessaria la presenza femminile, anche con uno stuolo di bambini al seguito per non farle apparire strumentali. Ma sempre vengono concepite, da questi seguaci del profeta dediti al Jihad, come esseri inferiori, sottomesse e strumentali all’uomo combattente.

Kosmet: “By renewing our holy shrines we at the same time renew ourselves”

pubblicato da Embedded il 1° novembre 2006

“By restoring our holy shrines we are showing that orthodox serbs want to stay and survive in Kosovo and Metohija, where they have lived for many centuries. Restoration is the greatest encouragement for all serbs wishing to return to their homes, and by renewing our holy shrines we at the same time renew ourselves”.

E’ quanto affermato dal vescovo Teodosije della chiesa ortodossa serba in una intervista a Euronews nel corso di una visita a Prizren in Kosovo e riportata da Kosovo.net il 31 ottobre.

St.George_PrizrenEcco la foto (Kim info service) della cattedrale di San Giorgio a Prizren com’è oggi nel pieno dei lavori di ristrutturazione: cornice del tetto e copertura verranno portate a termine nei prossimi giorni. Nella foto il vescvovo con l’architetto Milan Catic sul tetto della cattedrale di San Giorgio a Prizren.

Fonte: Kosovo.net

Foto: Kim info service

Il presidente serbo Tadic a de Hoop Scheffer: riforme del settore Difesa entro il 2010

pubblicato da Embedded il 20 luglio 2006

Mercoledì 19 luglio il presidente della Serbia Boris Tadic ha fatto visita al quartier generale della Nato a Bruxelles. Con il segretario generale della Nato Jaap de Hoop Scheffer, Tadic ha parlato delle aspirazioni del suo paese a divenire un partner dell’Alleanza Atlantica.

“Un obiettivo raggiungibile” lo ha definito de Hoop Scheffer, che ha fatto riferimento alla cooperazione con il Tribunale internazionale per i crimini della ex Yugoslavia per l’arresto di Ratko Mladic.

Al centro dei colloqui la riforma del settore Difesa della Serbia, dallo scorso maggio separata dal Montenegro a seguito di una attesa espressione referendaria. “Per il 2010 – ha affermato il presidente Tadic – contiamo di portare a termine la prima fase delle nostre riforme”.

“Intendiamo avere un esercito professionale con standard Nato” ha proseguito Tadic, sottolineando il fatto che “potrebbe essere molto utile per la pace e la stabilità nella regione”.

Con questo riferimento il presidente serbo ha portato a Bruxelles il delicato problema della situazione del Kosovo, la regione amministrata ad interim dalle Nazioni Unite divisa tra una maggioranza albanese che aspira all’indipendenza e una presenza puntiforme di monasteri che ne fanno la culla dell’ortodossia serba.