Norvegia

Trident Juncture 2018: il COM JFC NP amm Foggo III visita la Italian Multinational Brigade schierata in Norvegia

Trident Juncture, COM JFC NP amm Foggo visita la Ariete

Il Comandante dell’Allied Joint Force Command Naples (JFC NP), Ammiraglio James Gordon Foggo III, direttore dell’esercitazione Trident Juncture attualmente in svolgimento in Norvegia, ha visitato ieri a Lesja il comando dell’Italian Multinational Brigade, l’unità a elevata prontezza operativa a guida italiana che, nel quadro della enhanced NATO Response Force (eNRF), costituisce per il 2018 la Very High Readiness Joint Task Force Land Brigade (VJTF), ha fatto sapere con un comunciato stampa odierno la stessa Brigata.

Ricevuto presso la base di Vidflotten dal gen Angelo Michele Ristuccia, comandante del contingente italiano e dell’Italian Multinational Brigade, l’alto ufficiale americano ha prima incontrato il personale delle diverse nazionalità che compongono in Norvegia la Brigata (oltre all’Italia: Spagna, Albania, Slovenia, Montenegro, Francia, Portogallo, Ungheria e Lituania) e, successivamente, ha assistito all’illustrazione del posto comando (main e forward command post), “manifestando interesse e apprezzamento per le soluzioni tattiche adottate nelle diverse configurazioni”, spiega il comunicato.

Durante il cordiale colloquio con il gen Ristuccia, l’amm Foggo ha espresso grande ammirazione per le notevoli capacità operative e logistiche espresse dall’Italia, come dimostrato dallo schieramento in teatro di un così articolato e complesso dispositivo militare.

Alla Trident Juncture, la più importante esercitazione organizzata dall’Alleanza Atlantica dalla fine della guerra fredda, con 50.000 militari schierati provenienti da 31 diverse nazioni, 150 aerei, 70 navi e oltre 10.000 veicoli terrestri, le Forze Armate Italiane sono presenti con gli assetti dell’Esercito che, con il coordinamento del NATO Rapid Deployble Corps – Italy (NRDC-ITA) di Solbiate Olona, compongono la VJTF Land Brigade (Very High Readiness Joint Task Force), attuale punta di lancia dell’Alleanza.

Per il 2018, la brigata terrestre della Very High Readiness Joint Task Force è costituita su base 132° Brigata corazzata Ariete (Comando Brigata, 11° reggimento Bersaglieri, del 10° reggimento Genio Guastatori, reggimento logistico Ariete, Reparto Comando e Supporti Tattici Ariete), con il rinforzo del 187° reggimento Paracadutisti, il supporto del 7° reggimento Trasmissioni, del 1° reggimento Artiglieria da montagna, della Scuola di Commissariato di Maddaloni e di una compagnia di Polizia Militare fornita dal 13° reggimento Carabinieri.

Alla Trident Juncture, conclude il comunicato, partecipano anche assetti dell’Aeronautica militare rischierati a Bodø, nella contea di Nordland.

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Fonte e foto: #TRJE18 Italian Multinational Brigade PAO

 

NATO: la Norvegia dà asilo a ex ufficiali turchi ricercati da Erdogan con l’accusa di terrorismo dal golpe del luglio 2016

Prestavano servizio nei comandi NATO in posizioni di staff. Sono gli ufficiali dismessi nelle ore successive al tentato golpe avvenuto in Turchia il 15 luglio 2016 e comandati a rientrare in patria per rispondere delle accuse di terrorismo e cospirazione, in realtà per affrontare un destino davvero molto oscuro.

La maggior parte di loro ha chiesto asilo politico nei paesi dove prestavano servizio e dove vivevano con le loro famiglie.

In una situazione di incertezza internazionale in merito al trattamento da riservare a questi ex ufficiali turchi, che all’improvviso si sono ritrovati – esuli –  senza lavoro e senza passaporto, la Norvegia rompe gli indugi e concede loro asilo politico.

Della storia e del percorso di alcuni di questi ex ufficiali residenti nel paese scandinavo ne ho fatto un e-book in inglese disponibile su Kindle Store: “Escaping from Erdoğan. Norway grants political asylum to five former Turkish officers”.

Alla vigilia del referendum costituzionale turco, in programma il 16 aprile prossimo, Escaping from Erdoğan apre uno scorcio su quello che è il profondo cambiamento messo in atto in Turchia dal presidente Recep Tayyip Erdoğan – ovvero un “Neo Ottomanismo”, nelle parole di un ex ufficiale turco – e, allo stesso tempo, alza il velo su una importante e cruciale decisione della Norvegia, destinata a generare effetti sul piano internazionale.

Questo il link al Kindle Store di Amazon per Escaping from Erdoğan. Norway grants political asylum to five former Turkish officers

Paola Casoli

US Marines: prossimamente in 300 in Norvegia. Per la sicurezza dell’Europa

sesjon-pa-varnes_forsvaretDa GQ Italia:

300 marine mettono base in Norvegia, a un passo dalla Russia – (Paola Casoli)

Da gennaio in 300 saranno stanziati a 1.500 km dalla Russia: un piccolo contingente su base rotazionale semestrale

Qui non sai mai se i bagliori della notte siano più ufo o più missili russi. Poi finisce sempre che è un assaggio di aurora boreale, ma intanto si gioca d’anticipo nel cuore della Norvegia: da gennaio quassù, intorno al 63° parallelo, ci verranno i marine americani.

Una nuova Iwo Jima? No, sembra di no. Per ora si parla di 300 – degli attuali 182.000 operativi “semper fidelis” – attesi nella base militare di Værnes, alle porte di Trondheim, a 1.400 chilometri da Hammerfest, la città più a nord del mondo a detta dei norvegesi. Questo secondo il quotidiano locale Adressa, che il 10 ottobre scorso ha riportato le parole del ministro della Difesa norvegese Ine Eriksen Søreide in conferenza ai primi di ottobre con il Segretario della Difesa americano Ashton Carter a Oslo: una piccola forza su base rotazionale semestrale ma niente di permanente, insomma.

ph-cr-u-s-marine-corps-photo-by-cpl-dalton-a-prechtreleasedIl governo norvegese ci sta comunque ancora lavorando, come ha poi spiegato l’americana CNN, che ha chiesto al generale Niel E. Nelson, comandante delle US Marine Forces in Europa e in Africa, se davvero la Norvegia costituisca il nuovo fronte, visti i venti da guerra fredda che stanno tirando qui in giro.

«Una limitata presenza – ha spiegato il comandante americano – potrebbe certamente rafforzare il già solido legame [degli Stati Uniti] con la Norvegia e la capacità di lavorare insieme».

Un momento, penserai, ma la Norvegia è membro Nato dal 1949, ovvero fin dalla nascita dell’Alleanza Atlantica. Infatti, eccoci al punto: «Se approvata dal governo norvegese, la presenza dei marine in Norvegia aumenterà la capacità della Nato di aggregare e impiegare forze in nord Europa con estrema rapidità», chiarisce il top brass. E ti fa venire in mente che Putin è dietro l’angolo, visto che la Norvegia condivide duecento chilometri di frontiera con la Russia, su nel Finnmark.

La mossa di portare i marine nel paese dei troll e degli elfi è solo uno degli ultimi provvedimenti attuati per incrementare la collaborazione con gli alleati europei con l’obiettivo di una maggiore stabilità nell’area.

wwwiwojimacombondlflageL’online statunitense Military.com, che fa capo a una organizzazione di militari e veterani, oltre che di famiglie militari e Guardia Nazionale, ricorda in proposito il recente programma Allied Maritime Basing Initiative, che prevede il dispiegamento di piccoli contingenti di marine americani anche a bordo di navi francesi, olandesi e spagnole, il tutto per far fronte con rapidità a eventuali crisi e per “rassicurare i partner a fronte dell’ostilità russa nell’est Europa”.

I marine, comunque, non sono nuovi nel regno vichingo: lo scorso mese di febbraio hanno preso nuovamente parte alla principale esercitazione invernale delle Forze Norvegesi, la Cold Response 2016, tra le nevi della contea di Trøndelag. Era già successo negli anni precedenti.

Ai liberali, centristi, socialisti, democratici cristiani e sinistra norvegese l’idea di un contingente di marine di stanza in Norvegia non piace, ma è anche vero che i sudditi di re Harald V sono i più grandi contributori della difesa secondo l’Istituto Demoskopika: con 1.870 euro a testa all’anno, i norvegesi sono quelli che più ci tengono alla loro difesa rispetto a tutti gli altri cittadini europei. Qui, sappilo, le ragazze sono anche nelle forze speciali.

Se tutto sarà confermato, dunque, i marine arriveranno a Værnes tra due mesetti. Vale a dire in pieno inverno. Quando cioè le fiamme dell’aurora boreale sfavilleranno indifferentemente per turisti e per orsi, pardon, per l’orso russo, se passerà da queste parti.

Se sei un appassionato di ufologia, infine, vale la pena ricordarti che a meno di un centinaio di chilometri in linea d’aria da Trondheim, verso sud, compaiono da oltre due decenni le misteriose luci di Hessdalen: ufo, esperimenti di missili russi o chissà che cosa. Ma intanto, dopo periodi di 20 segnalazioni a settimana, ci sono scienziati al lavoro sul terreno e webcam sempre puntate sulla valle degli avvistamenti, proprio alle spalle della futura base dei marine, a 1.500 chilometri dalla Russia.

(Ph Cr: U.S. Marine Corps photo by Cpl. Dalton A. Precht/released: iwojima.com; Forsvaret)

Fonte: GQ Italia

NATO JWC: cambio tra il gen Wolski e il gen Reudowicz, che promuoverà “non solo il JWC, ma anche la Norvegia”. Le foto

20160721_NATO JWC_change gen Wolski-gen ReudowiczIl generale polacco Andrzej Marek Reudowicz ha assunto il comando del NATO Joint Warfare Centre (JWC) di Stavanger, in Norvegia, lo scorso 21 luglio, subentrando al generale tedesco Reinhard Wolski che era al comando dal 24 settembre 2014.

La cerimonia del cambio di comando è stata presieduta dal generale francese Denis Mercier, NATO Supreme Allied Commander Transformation (SACT), basato a Norfolk, in Virginia (Stati Uniti).

Il gen Wolski ha inteso sottolineare, nel suo indirizzo di saluto, la peculiarità del JWC, comando dell’Alleanza pienamente dedicato all’addestramento, alla formazione e all’assistenza dei comandi militari e del personale: “Ecco a cosa serve il JWC, a supportare e assistere i comandanti nel raggiungimento dei livelli di ambizione della NATO”, ha dettagliato il comandante uscente.

A35V1913award1Il nuovo comandante, gen Reudowicz, ha fatto riferimento non solo alla perfetta complessità ormai raggiunta dalla struttura del JWC, ma anche al paese ospitante: “é un piacere sentire dell’inestimabile supporto novegese al JWC e al suo personale. Mi auguro che la cooperazione con la autorità locali, il Capo della Polizia e i rappresentanti del Ministero della Difesa continui e si accresca”.

E ha concluso così: “Prometto che promuoverò non solo il JWC, ma anche la Norvegia”.

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Fonte e foto: JWC PAO

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NRDC-ITA: cambio alla brigata di Supporto, il gen Poccia cede il comando al col Ridella

20150911_NRDC-ITA_TOA brigata Supporto_Poccia-RidellaSi è svolta oggi, 11 settembre, nella caserma Ugo Mara di Solbiate Olona, sede del Corpo di reazione rapida della NATO in Italia (NRDC-ITA), la cerimonia di cambio al comando della brigata di Supporto tra il generale Giuseppe Poccia, cedente, e il colonnello Domenico Ridella, subentrante. Lo rende noto oggi un comunicato stampa dello stesso NRDC-ITA.

Alla presenza del comandante di NRDC-ITA, generale Riccardo Marchiò, il generale Poccia ha lasciato il comando della prestigiosa grande unità dopo quasi un anno di intensa attività addestrativa e operativa, svolta sia in patria sia fuori dal territorio nazionale.

La brigata, sotto la sua guida, è stata impegnata nel supporto al Comando della NATO con l’impiego di tutti i propri assetti specialistici pregiati nell’articolata serie di attività addestrative svolte nei mesi passati, culminata con l’impegnativa esercitazione Trident Jaguar 15 svoltasi lo scorso aprile in Norvegia e finalizzata a conferire la qualifica di Comando interforze al Comando NRDC-ITA (link articoli in calce).

Oltre a svolgere i propri compiti istituzionali in ambito NATO, la brigata di Supporto ha fornito concorso alle forze di Polizia sul territorio metropolitano milanese per le esigenze di controllo del territorio, nell’ambito delle operazioni Strade Sicure ed EXPO, partecipando all’impegno congiunto delle Forze Armate, e in particolare dell’Esercito, quale risorsa per il paese.

Il generale Poccia assumerà la carica di vicecomandante dell’Istituto Geografico Militare in Firenze.

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Fonte e foto: NRDC-ITA

KTCC, Prima Parthica: i ministri Difesa ed Esteri della Norvegia aggiornati a Erbil su training Peshmerga

20150824_KTCC Erbil_Min Ine Eriksen Søreide_Min Børge Brende (3)Il Comandante italiano del KTCC (Kurdish Training Coordination Centre) di Erbil, in Iraq, ha accolto i ministri della Difesa e degli Affari Esteri della Norvegia, Ine Eriksen Søreide e Børge Brende, in visita presso la sede del comando, fa sapere la stessa Difesa dal suo sito web in data 24 agosto.

Il Comandante ha illustrato ai due Ministri le attività addestrative a favore dei Peshmerga, su richiesta del Ministry of Peshmerga (MoP), illustrando l’attività condotta e i risultati conseguiti.

In particolare, si apprende, il Comandante ha sottolineato l’importanza della sinergia di intenti tra i partner della coalizione del KTCC e i rappresentanti del MoP, tesa al contrasto della minaccia jhadista attraverso l’addestramento delle Forze di Sicurezza Curde.

20150824_KTCC Erbil_Min Ine Eriksen Søreide_Min Børge Brende (2)Al termine dell’incontro i Ministri norvegesi hanno espresso parole di apprezzamento per la meritoria opera svolta dagli istruttori della coalizione nel quadro del delicato momento storico, evidenziando l’elevato profilo della missione.

Il KTCC è composto al momento da circa 530 uomini e donne appartenenti a 7 nazioni (Italia, Germania, Gran Bretagna, Norvegia, Olanda, Finlandia e Ungheria) e dallo scorso gennaio ha addestrato circa 4.000 Forze di Sicurezza Curde, delle quali circa 1.500 sono state formate da 120 militari italiani nell’addestramento di base di fanteria.

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Fonte e foto: difesa.it

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Trident Jaguar 15: NRDC-ITA apre il capitolo delle esercitazioni “non article 5”. Chiaro messaggio NATO

20140424_NATO JWC_TRJR15_gen Primicerj COMFOTER_gen Marchiò NRDC-ITAAprendo gli interventi nella giornata dedicata ai visitatori vip nell’ambito dell’esercitazione Trident Jaguar 15, attualmente in corso nel NATO Joint Warfare Centre (JWC) di Stavanger, il generale italiano Mirco Zuliani, vicecomandante dell’Allied Command Transformation (ACT) NATO di Norfolk, in Virginia, ha inteso sottolineare che “il Distinguished Visitors Day (DVDay) è l’elemento visibile di una lunga preparazione durata ben 18 mesi”.

E oggi, 24 aprile, nel “comando NATO più settentrionale”, come ha ricordato il generale tedesco Reinhard Wolski, comandante del JWC, proprio mentre l’esercitazione Trident Jaguar 15 sta coinvolgendo il comando italiano di reazione rapida della NATO (NRDC-ITA) di Solbiate Olona, si mettono a frutto quei lunghi mesi di preparazione: per il JWC stesso, responsabile dell’intera architettura dell’esercitazione, e per NRDC-ITA, che come training audience finora sta svolgendo un ottimo lavoro, come lo stesso gen Wolski ricordava nella sua intervista di mercoledì 22 aprile (link articolo in calce).

Ed è proprio il comando italiano NRDC-ITA ad aprire la serie delle esercitazioni Trident Jaguar destinata a esercitare e a valutare i comandi di livello operativo joint che sono necessari alla NATO per poter gestire tutte le possibili aree di crisi come previsto dal livello di ambizione che l’Alleanza ha definito nel vertice di Lisbona nel 2010, dimostrando contemporaneamente di saper trasformare la propria struttura adeguandola ai mutamenti dello scenario geopolitico.

Subito dopo il comando italiano, infatti, sarà il similare comando inglese, ARRC (Allied Rapid Reaction Corps), a esercitarsi su uno scenario, come quello utilizzato da NRDC-ITA, caratterizzato da una situazione geopolitica complessa che bilancia effetti militari con situazioni politiche, basato su dati reali: a partire dalla geografia – l’area scandiva baltica; passando attraverso le infrastrutture realmente esistenti; per finire con paesi coinvolti che fanno realmente parte dell’Alleanza Atlantica.

La componente politica, mai come ora, rappresenta un elemento di fondamentale importanza nello sviluppo e nella condotta dell’esercitazione. L’ambiente operativo di riferimento, appositamente creato per la serie di esercitazioni Trident Jaguar, consente di ricreare uno scenario complesso i cui fattori militari e politici sono ideali per poter impiegare una forza multinazionale, tale da condurre operazioni del livello operativo joint a prevalente orientamento terrestre idonee a testare con realismo un Comando di una Task Force Joint secondo le procedure della NATO.

Questa trasformazione presuppone una “mentalità interforze più ampia”, come ha sottolineato il generale Riccardo Marchiò, comandante dell’NRDC-ITA, parlando oggi nell’auditorium del JWC di Stavanger.

Del resto, questo nuovo ruolo, che si indirizza a una tipologia di operazioni full spectrum e che può vedere un impiego della NATO sia come entità a sé stante, sia sotto l’egida di un mandato ONU o UE, corrisponde in modo diretto all’evoluzione dell’Alleanza così come indicato anche dalle risultanze del summit del Galles del settembre 2014. In tale contesto, infatti, il JTF HQ rappresenta la risposta ideale per far fronte a ogni sfida proveniente da un ambiente cosiddetto di hybrid warfare.

“È una questione di responsabilità crescente”, ha affermato il gen Zuliani. In cui “è necessario essere preparati per ogni evenienza, anzi, per il caso peggiore possibile”, gli ha fatto eco il vicecomandante del JFC di Napoli, il generale canadese Michael Day, sottolineando quanto sia importante “avere effetti deterrenti e dimostrare le proprie capacità”.

Un chiaro messaggio della NATO – “many voices, one message”, lo ha definito il gen Day – in un momento in cui, come ha evidenziato il vicecomandante inglese di NRDC-ITA, generale Sir George Norton, si assiste a una ”instabilità nel settore meridionale”.

Il periodo è dunque propizio per dare il via alla serie di esercitazioni Trident Jaguar, il cui obiettivo, sottolinea il comandante del JWC, gen Wolski, “è addestrare NRDC-ITA e ARRC per primi in operazioni non article 5”.

La mentalità più ampia a cui fa riferimento il gen Marchiò non prescinde tuttavia da una continua formazione, come ha dichiarato il comandante italiano dai microfoni dell’auditorium: “dobbiamo guardare al futuro”.

Ed è una visione che si basa sulla profonda comprensione degli attori presenti nell’ambito di una crisi, sottolinea il capo di stato maggiore di NRDC-ITA, generale Maurizio Boni. Un percorso già delineato nella esercitazione Eagle Joker 14 di Lecce, che in ottobre 2014 ha visto dispiegate 1.693 persone a centinaia di chilometri dalla sede di Solbiate Olona, come ricorda lo stesso gen Boni nel fornire i dati dell’attività che aveva condotto l’NRDC-ITA a ottenere la validazione nazionale come JTFHQ.

Oggi sono circa 1.100 gli uomini e le donne di NRDC-ITA che stanno sviluppando la Trident Jaguar 15 a Stavanger, provenienti dalle 12 nazioni rappresentate nel comando italiano. A completamento del complesso organico dell’esercitazione, l’Italia ha partecipato con il concorso di numerose cellule di risposta che hanno rappresentato la componente terrestre con le brigate Folgore, Julia, Granatieri di Sardegna, Friuli e Genio, quella marittima con il Maritime Component Command e quella aerea con il Joint Force Air Component Command, come esposto dal J7 di NRDC –ITA, colonnello Aldo Maria Vergano.

Tutta l’esercitazione è completamente ospitata all’interno del JWC. Ed è da questa collina che domina il fiordo di Stavanger che la NATO manda il suo messaggio di coesione e forza a concretizzare quanto stabilito e concordato dall’Alleanza nel recente summit del Galles.

Il rappresentante dello stato maggiore italiano presente a questa importante giornata, che vede l’Alleanza lanciare un messaggio forte di deterrenza e dimostrazione delle proprie rinnovate capacità, è stato il comandante delle Forze Operative Terrestri (COMFOTER), generale Alberto Primicerj.

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Foto: NRDC-ITA PAO

Trident Jaguar 15: NRDC-ITA “sta lavorando molto bene”, la soddisfazione del comandante del NATO JWC, gen Wolski

COM_JWC_gen Reinhard WolskiÈ molto soddisfatto il comandante del NATO Joint Warfare Centre (JWC) di Stavanger, il generale tedesco Reinhard Wolski, di come sta lavorando il NATO Deployable Corps-Italy (NRDC-ITA) nell’ambito dell’esercitazione Trident Jaguar 15, in svolgimento in questi giorni in Norvegia.

“NRDC-ITA sta procedendo molto bene – ha dichiarato il gen Wolski in un’intervista rilasciata nel pomeriggio di oggi a Paola Casoli il Blog presso “l’unico comando NATO in tutta la Norvegia”, come ci tiene a sottolineare il comandante.

Di più. Per il gen Wolski il comando di reazione rapida di Solbiate Olona “costituisce una delle migliori training audience mai avute finora”.

“Si tratta di persone molto ben preparate – ha fatto sapere il generale tedesco – e mi sento di dire che sono soddisfatto”.

NRDC-ITA sta attualmente conducendo l’esercitazione Trident Jaguar 15 finalizzata a certificarla come un Comando Operativo Interforze (Joint Task Force Headquarters, JTF) in grado di gestire operazioni complesse, sincronizzando le attività della componente terrestre, con quelle navale e aerea, proprio come richiesto dalle direttive dell’Alleanza Atlantica sulla base dei propri livelli di ambizione.

TRJE15_gen Marchiò NRDC-ITA COM_gen Boni NRDC-ITA COSQuesta esercitazione condotta dal comando italiano è la prima del suo livello a essere interamente ospitata presso il JWC, il comando NATO totalmente dedicato alle esercitazioni a partire dalla loro progettazione, attraverso la direzione, per finire con le lessons learned relative al lavoro svolto.

Un processo che da solo richiede circa 15 mesi di preparazione: “mentre NRDC-ITA sta svolgendo la sua Trident Jaguar 15, noi stiamo già guardando alle prossime tre esercitazioni”, ha infatti spiegato il gen Wolski, facendo riferimento alla preparazione specifica del suo comando nell’architettura di eventi così complessi che coinvolgono comandi del livello operativo in scenari con le forze della NATO impiegate in base ai criteri dell’articolo 5 del Trattato Atlantico e al di fuori dello stesso articolo.

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Foto: JWC

NRDC-ITA in piena Trident Jaguar 15: oggi lo startex dell’esercitazione per la validazione Nato al JWC di Stavanger

NRDC-ITA_Trident Jaguar 15Inizia oggi la fase attiva dell’esercitazione Trident Jaguar 15 in svolgimento al NATO Joint Warfare Centre di Stavanger, in Norvegia, che vede coinvolto come principale protagonista il NATO Rapid Deployable Corps-Italy (NRDC-ITA) di Solbiate Olona, comandato dal generale Riccardo Marchiò.

Con l’esecuzione di questo evento addestrativo, NRDC-ITA deve dimostrare di poter operare quale comando di livello operativo in grado di gestire una JTF (Joint Task Force).

Si tratta quindi di dare concretezza al percorso addestrativo iniziato l’anno scorso, che prevede la trasformazione di NRDC-ITA in un Comando Operativo Interforze (Joint Task Force Headquarters, JTF) in grado di gestire operazioni complesse, sincronizzando le attività della componente terrestre, con quelle navale e aerea come richiesto dalle direttive dell’Alleanza Atlantica sulla base dei propri livelli di ambizione.

Il personale coinvolto nell’esercitazione si trova ora a gestire le complessità di uno scenario incredibilmente realistico che comprende il coinvolgimento e l’attiva partecipazione non solo della componente militare, ma anche di tutte le differenti entità civili che concorrono a configurare la riproduzione di un ambiente reale.

Ciò consentirà al comando, che ha una grande capacità di schieramento rapido, di poter anche controllare operazioni più complesse, interagendo appunto con tutte le componenti che sono presenti nelle aree di crisi e che si trovano a operare in linea integrata insieme alla parte militare.

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Foto: NRDC-ITA PAO

Stati nordici più uniti contro la minaccia russa: intelligence e cooperazione con Stati baltici a difesa dell’Artico

20150410_Aftenposten Norvegia_i cinque ministri nordiciFarsi trovare pronti per ogni emergenza: questo il motto che unisce la Difesa dei cinque stati nordici Danimarca, Finlandia, Norvegia, Svezia e Islanda. Niente di nuovo in tema di quella solidarietà e cooperazione che unisce il nord in una intesa di lunga data se non fosse che ora, di fronte alle nuove sfide internazionali, “i cinque” hanno deciso di andare ben oltre.

Così, come riporta un articolo del quotidiano norvegese Aftenposten di venerdì 10 aprile, una cooperazione militare più forte, ed estesa anche agli Stati baltici, è stata siglata in forma di una vera e propria dichiarazione quale diretta risposta all’aggressività manifestata dalla Russia, scomodo vicino delle nazioni nordiche, come spiega sin dalle prime righe il documento.

I firmatari dell’accordo sono: Ine Eriksen Søreide, ministro della Difesa della Norvegia; Nicolai Wammen, ministro della Difesa della Danimarca; Carl Haglund, ministro della Difesa della Finlandia; Gunnar Bragi Sveinsson, ministro degli Esteri dell’Islanda; Peter Hultqvist, ministro della Difesa della Svezia.

Dal documento, pubblicato dal quotidiano di Oslo, emerge la chiara volontà di condurre insieme più attività esercitative e di scambiare più informazioni, per non farsi cogliere di sorpresa dalle emergenze che dovessero delinearsi in ambiente terrestre, navale e aereo nell’area baltica, scandinava e, soprattutto, artica.

Ma i concetti chiave della cooperazione non vertono solo intorno a un incremento del numero di esercitazioni da svolgere insieme, bensì anche a una più stretta collaborazione industriale, in particolare in ambito Difesa, e allo scambio di informazioni di intelligence, oltre al trattamento di materiale cyber in piena cooperazione.

Interesse nei confronti di questo accordo è già stato manifestato sia da paesi europei, quali Polonia, Olanda, Germania e Gran Bretagna, attratti da questo concetto di cooperazione estesa nell’ambito della Difesa; sia dagli Stati Uniti, che a fine maggio condurranno quasi certamente insieme con le Forze Armate dei paesi nordici l’esercitazione Arctic Challenge, di previsto svolgimento in territorio norvegese e svedese.

Ci si aspetta infatti che gli USA prendano parte all’esercitazione di primavera con un considerevole numero di caccia F-16 basati nel Regno Unito, secondo quanto riferisce Aftenposten, citando contestualmente il commento della professoressa Janne Haaland Matlary, consigliere del ministro della Difesa norvegese: “Va tenuto conto del fatto che ci saranno reazioni negative da parte russa, e comunque ciò non andrà enfatizzato”.

“Due anni fa – ricorda Haaland Matlary – la Norvegia aveva dato avviso alla Russia dell’esercitazione Joint Viking nel Finmark, contea al confine con la Russia [all’estremo nord del paese, ndr], prevista nel 2015: questo bastò a determinare una dura reazione verbale dai vertici di Mosca”.

Intanto dall’Aftenposten si apprende che l’unione siglata dai “cinque” non intende sostituirsi alla Nato e che gli stati firmatari non sono obbligati a combattere gli uni per gli altri, ma di certo l’accordo costituisce una più credibile deterrenza, da raggiungere attraverso un maggior numero di impegni e di esercitazioni militari, specialmente in Lettonia e nella regione del Finmark, attività che si sono rese “assolutamente necessarie”.

L’obiettivo è raggiungere una preparazione specifica per poter operare in quelle particolari aree del pianeta, dove solo chi si è addestrato nel peculiare ambiente nordico può contare di far fronte all’impegno. È il motivo per cui già la Svezia e la Finlandia si stanno spostando verso nord per i loro addestramenti.

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Fonte e foto: Aftenposten