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CaSMD: il gen Graziano e il gen Hayat, CJCSC, assistono alla Global Capacity, esercitazione delle Forze Speciali guidata dal COMFOSE

Il Capo di Stato Maggiore della Difesa (CaSMD), gen Claudio Graziano, ha ricevuto lunedì 21 maggio, a Roma, a Palazzo Esercito, il Presidente del Comitato dei Capi di Stato Maggiore (CJCSC), Generale Zubair Mahmood Hayat.

Lo rende noto lo stato maggiore della Difesa con un comunicato stampa di oggi, 22 maggio.

Preceduta dalla resa degli onori da parte di un picchetto interforze, presso il cortile di Palazzo Esercito, la visita ha costituito l’opportunità per l’approfondimento dei temi della cooperazione militare e la condivisione di alcune riflessioni sulla situazione internazionale, con specifico riferimento alla minaccia terroristica, fa sapere la Difesa.

Presso l’Ippodromo militare di Tor di Quinto, il gen Hayat ha assistito allo storico carosello del gruppo Squadroni a cavallo dei Lancieri di Montebello e alla rievocazione della Carica, mentre oggi, martedì 22, il Presidente del CJCSC e la delegazione pakistana, accompagnati dal Generale S.A. Roberto Nordio, Sottocapo di Stato Maggiore della Difesa, si è recato presso la Base Addestrativa Incursori (BAI) di Marina di Pisa per assistere all’esercitazione Global Capacity 2018.

L’esercitazione delle Forze Speciali e delle Forze per Operazioni Speciali ha visto impegnati diversi reparti delle Forze speciali e per le operazioni speciali dell’Esercito sotto la guida del Comparto Forze Speciali dell’Esercito (COMFOSE), spiega la Difesa.

In particolare, ad addestrarsi nella base toscana sono stati il 9° reggimento d’Assalto Paracadutista Col Moschin e il 185° reggimento Paracadutisti Ricognizione Acquisizione Obiettivi (RAO), entrambi con sede a Livorno, il 4° reggimento Alpini Paracadutisti Rangers (Verona), il 28° reggimento Pavia (Pesaro) e il 3° reggimento Elicotteri per Operazioni Speciali (REOS) Aldebaran (Viterbo).

L’esercitazione si è articolata in una successione di atti tattici, si apprende, svolti congiuntamente da tutte le unità coinvolte e appartenenti a tutti i domini, terrestre, marittimo e aereo.

Un team di operatori delle Forze Speciali ha, infatti, raggiunto la terra ferma dopo essere stato aviolanciato da un elicottero CH47 insieme ai battelli commando (Rigid Hull Inflatable Boat – RHIB).

Tra le varie attività addestrative, è stato possibile osservare anche come gli operatori delle Forze Speciali siano in grado di portare in salvo, attraverso la condotta di una cosiddetta “operazione di evacuazione di non combattenti”, quei connazionali che dovessero trovarsi in situazioni di rischio all’estero.

L’assalto a un edificio in cui erano detenuti cittadini italiani, con il supporto dell’assetto cinofilo e le tecniche di arresto di un veicolo sospetto, hanno infine concretizzato la capacità del Comparto Forze Speciali dell’Esercito di operare efficacemente anche in un contesto di lotta al terrorismo, tipico dello scenario di sicurezza internazionale di attualità.

“Le Forze Speciali – ha dichiarato il gen Nordiosono un assetto strategico per la tipologia degli obiettivi che riescono a conseguire e assumono una connotazione intrinsecamente inter-forze quale massima espressione dell’interoperabilità e dell’integrazione. Le competenze e le tecniche delle Forze Speciali sono state messe a disposizione anche della collettività, come dimostrato dagli interventi avvenuti in occasione delle zone terremotate in cui è stato possibile, per esempio, raggiungere popolazioni isolate. La capacità ‘dual use’ delle forze speciali è un’ulteriore motivazione per investire in questo settore”.

Il Comando delle Forze Speciali dell’Esercito è un comando a livello di brigata dell’Esercito Italiano che si occupa di gestire tutte le unità di forze speciali, forze per operazioni speciali e di supporto operativo per le operazioni speciali della forza armata. È operativo dal 19 settembre 2014.

“Il COMFOSE – conclude il comunicato – non ha la responsabilità dell’impiego operativo dei propri reparti, ruolo che resta di competenza del Comando interforze per le Operazioni delle Forze Speciali (COFS) alle dirette dipendenze del Capo di Stato Maggiore della Difesa, e la cui attuale articolazione rispecchia appieno l’esigenza sancita dal “Libro Bianco per la Sicurezza Internazionale e la Difesa” di rafforzare e di rendere le capacità esprimibili da parte di Forze Speciali e di Forze per Operazioni Speciali più integrate e idonee a operare in sinergia con le forze convenzionali, potenziando i sistemi di supporto alle stesse in termini di efficienza, efficacia e numero, anche attraverso l’acquisizione di specifici sistemi tecnologici d’avanguardia, specie nel campo della mobilità”.

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Fonte e foto: PI SMD

NRF, eNRF e VJTF: lo strumento militare della NATO dal Summit di Praga a quello del Galles attraverso il Readiness Action Plan

A seguito dell’assunzione del comando – ieri, 10 gennaio – della componente terrestre della NATO Response Force (NRF) 2018 da parte del NATO Rapid Deployable Corps-Italy (NRDC-ITA) di Solbiate Olona, lo stesso Comando di Reazione rapida ha fornito un dettagliato approfondimento sulle peculiarità e gli impieghi dello strumento militare della NATO nei suoi più recenti sviluppi, riproponendone il percorso di formazione dal Summit di Praga del 2002.

Qui in versione integrale aggiornata all’11 gennaio 2018 14.15 CET (fonte NRDC-ITA):

La NATO Response Force (NRF)

La NATO Response Force (NRF) fu lanciata nel 2002 in occasione del Summit NATO di Praga, per essere quindi approvata dai ministri della Difesa alleati nel 2003. Si tratta di uno strumento militare multinazionale e interforze che, per velocità di intervento e capacità operative schierabili, consente all’Alleanza di fronteggiare con immediatezza qualsiasi minaccia della Difesa collettiva o in risposta alle crisi, con tempi di schieramento brevissimi.

In particolare la NRF, costituita da una componente terrestre, una navale, una aerea, una di Forze Speciali e una di Sostegno Logistico Interforze, fornisce all’Alleanza la capacità di schierare in tempi brevissimi una Forza militare altamente specializzata ovunque sia richiesto, per:

–              Intervenire immediatamente in nome della Difesa collettiva (c.d operazioni art. 5 del Trattato di Washinghton);

–              gestire crisi e operazioni a supporto della pace;

–              intervenire in caso di calamità naturali o a protezione di infrastrutture critiche.

In aggiunta, la NRF rappresenta anche un dispositivo per condurre specifiche attività addestrative e per sperimentare nuove tecnologie, ciò con lo scopo di migliorare l’integrazione e la cooperazione fra le Forze.

La decisione di impiegare la NRF può essere presa dal Consiglio del Nord Atlantico (North Atlantic Council – NAC), il più alto organismo di livello politico in seno alla NATO, mentre il Comando della NRF risale al Comandante Supremo Alleato in Europa (Supreme Allied Commander Europe – SACEUR).

La “enhanced” NRF e la Very High Readiness Joint Task Force (VJTF)

Nel 2014, nell’ambito delle misure adottate dalla NATO con il piano d’azione di prontezza (Readiness Action Plan – RAP), creato per porre l’Alleanza in condizione di poter rispondere ai continui mutamenti della sicurezza internazionale, la NRF è stata potenziata.

La NATO, infatti, ha incrementato il dispositivo NRF portandolo a circa 40.000 uomini, e ha aggiunto un “pacchetto” di assetti multinazionali e interforze altamente specialistici, flessibili e in grado di schierarsi in tempi estremamente brevi ovunque sia richiesto.

Si tratta della cosiddetta “Spearhead Force”, meglio conosciuta come Very High Readiness Joint Task Force (VJTF), il cui compito è assicurare la prima e immediata risposta della NATO a possibili crisi o minacce, con la capacità di schierare l’intero dispositivo militare in pochissimi giorni dal preavviso d’ordine.

Come è organizzata la NRF

La NRF si basa su un sistema di rotazione annuale delle forze e dei comandi. Le unità individuate quali componenti del dispositivo vengono sottoposte a un intenso periodo di addestramento volto non solo a migliorare le capacità necessarie per ricoprire il ruolo assegnato, ma anche per superare i severi standard richiesti dalla NATO e verificati da un pool di esperti in occasione di specifiche esercitazioni.

La NRF 2018 si compone di:

  • un elemento di Comando e Controllo fornito dal Comando Alleato Interforze (Joint Force Command) Brunssum (Paesi Bassi);
  • un Comando Componente Terrestre (Land Component Command – LCC), fornito dal NATO Rapid Deployable Corps Italy (NRDC-ITA) di Solbiate Olona (VA);
  • un Comando Componente Navale (Maritime Component Command – MCC), fornito dal French Aero-Naval Rapid Reaction Force (FRMARFOR) di Tolone (Francia);
  • un Comando Componente Aerea (Air Component Command – ACC), fornito dal German Joint Force Command (JFAC) di Kalkar (Germania);
  • un Comando Componente Forze Speciali, fornito dallo Spanish Special Operations Component Command di Minorca (Spagna);
  • la VJTF, composta anch’essa da una componente terrestre, una navale e una aerea; in particolare, la componente terrestre (VJTF-L) è guidata da una Brigata multinazionale di circa 5.000 uomini, completa di assetti navali, aerei e delle Forze Speciali, con capacità di schieramento dai due ai tre giorni ovunque richiesto. Nel 2018, il Comando della Brigata in prontezza (“Stand-By”) sarà tenuto dalla Brigata Corazzata “Ariete”;
  • un Initial Follow-On Forces Group (IFFG), composto da ulteriori Forze ad elevata prontezza, il cui eventuale schieramento è successivo a quello della VJTF. Costituito dalla Brigata che ha terminato l’anno di “Stand-By” ed è nel cosiddetto “Stand-Down”, e da quella che è in approntamento per assumere la funzione nell’anno successivo, la c.d. Brigata “Stand-Up”. Per l’anno in corso queste Brigate sono, rispettivamente, la 12th Armoured Infantry  Brigade (Gran Bretagna) e la 9th Panzerleher Brigade (Germania);
  • diversi assetti specialistici forniti dai Paesi Alleati, tra cui un Battaglione tedesco per la Difesa Chimica, Batteriologica, Radiologica e Nucleare (CBRN) e gli assetti per le Comunicazioni Operative (PSYOPS) e per la Cooperazione Civile-Militare (CIMIC), questi ultimi rispettivamente del 28° Reggimento “Pavia” in Pesaro e del CIMIC Group di Motta di Livenza.

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Fonte: NRDC-ITA

Foto: Eurocorps

Al CASD inizia oggi il primo corso per Gender Advisor NATO, l’attenzione alle donne come strumento di stabilità

Prende avvio oggi, 9 giugno, presso il Centro Alti Studi della Difesa (CASD) a Roma, il primo corso per Gender Advisor organizzato dallo stato maggiore della Difesa.

La nuova figura professionale istituita in ambito NATO supporterà i comandanti nel rendere le Forze Armate sempre più aderenti ai principi delle pari opportunità e dell’uguaglianza di genere, da un lato, e di contribuire a una pace sempre più stabile e duratura nei territori di missione, dall’altro.

Il Gender Advisor dovrà, infatti, operare facendo in modo che in tutte le fasi della missione sia considerata e coinvolta, al massimo livello possibile, anche la componente femminile della popolazione locale, la cui partecipazione va tenuta presente come necessario strumento di stabilizzazione e ricostruzione. Tale approccio, orientato alla prospettiva di genere, rappresenta un moltiplicatore di efficacia per l’impiego dei militari sia in patria che all’estero.

Selezionati in base alla motivazione, alla predisposizione per le relazioni interpersonali e all’attenzione per la prospettiva di genere, i 50 frequentatori – ufficiali, funzionari e dirigenti civili della Difesa, uomini e donne di tutte le Forze Armate e dell’Arma dei Carabinieri – oltre a lezioni teoriche su temi collegati alle pari opportunità, agli studi di genere e all’attuazione delle risoluzioni ONU su ‘donne, pace e sicurezza’, discuteranno di casi concreti e seguiranno esercitazioni pratiche guidate da personale dei reggimenti CIMIC (Civil-Military Cooperation) e PSYOPS (Psychological operations) dell’Esercito e del CoESPU (Center of Excellence for Stability Police Units) dei Carabinieri.

Dal 9 al 20 giugno, docenti universitari esperti di studi di genere, antropologia e comunicazione si alterneranno con professionisti della cooperazione civile e con esperti militari e civili, per sviluppare il corso.

Nella prima saranno affrontati argomenti quali la storia del genere, le pari opportunità, l’immagine e la diffusione di pregiudizi e stereotipi di genere, le devianze comportamentali quali molestie, mobbing, stalking e verranno forniti gli strumenti normativi e comunicativi da acquisire per fronteggiarle.

Nella seconda settimana di lezioni saranno fornite ai frequentatori le informazioni e gli strumenti per orientare le unità impiegate in missione a operare secondo le indicazioni delle risoluzioni ONU e delle direttive NATO che chiedono di sviluppare la missione secondo la prospettiva di genere, tenendo cioè in conto, in ogni fase delle attività, dei differenti bisogni e delle esigenze di uomini, donne, ragazzi e ragazze.

In aggiunta, i docenti affronteranno i temi della violenza di genere come arma di guerra e condurranno esercitazioni pratiche su come opera un Gender Advisor durante una missione operativa.

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Fonte e foto: stato maggiore Difesa

Afghanistan, RC-W ISAF Herat: la Task Force Genio valida i team EOD del 207° Corpo dell’Esercito Afgano

La Task Force Genio italiana di stanza a Herat, operativa nell’ambito del Regional Command-West (RC-W) ISAF su base brigata Taurinense al comando del generale Dario Ranieri, ha appena validato i team del 207° Corpo dell’Esercito Afgano specializzati nella neutralizzazione degli ordigni esplosivi rudimentali e dei residuati bellici.

I team, validati in collaborazione con i Military Advisor Team italiani e una Task Force statunitense, sono denominati EOD (Explosive Ordnance Disposal) e verranno ora assegnati alle unità del genio locali che operano nella regione occidentale dell’Afghanistan, con il sostegno delle forze del’RC-W.

L’addestramento dei team EOD afgani è cruciale in un paese dove, secondo statistiche delle Nazioni Unite, nel 2012 si sono verificate 782 esplosioni di ordigni rudimentali che hanno provocato la morte di 868 persone e il ferimento di altre 1.663, in massima parte civili. Il trend risulta tuttavia in diminuzione del 12% rispetto all’anno prima, anche grazie al potenziamento delle capacità di contrasto alle trappole esplosive da parte dell’Esercito Afgano, che nella regione occidentale ha neutralizzato oltre 600 ordigni negli ultimi dodici mesi, e alle campagne di informazione svolte dalle forze di sicurezza afgane con l’ausilio del 28° reggimento comunicazioni operative di Pesaro.

I team validati, costituiti da militari specializzati e dotati di equipaggiamento di ultima generazione, vanno ad aggiungersi ai sette già in attività nella regione e verranno presto raggiunti da ulteriori cinque team, per un totale di 19, destinati a operare in modo indipendente o con analoghi assetti italiani.

Il percorso formativo degli operatori afgani prevede un primo periodo di addestramento alla Scuola del Genio di Mazar-e-Sharif al termine del quale gli allievi artificieri vengono assegnati ai diversi Corpi dell’Esercito Afgano per le fasi di pre-validazione e di validazione conclusiva.

A questa seconda fase partecipano i genieri del 32° reggimento guastatori della Taurinense di stanza a Torino, comandato dal colonnello Ovidio Esposito, che, oltre a validare i team IEDD, nei mesi scorsi ha contribuito insieme al Military Advisor Team alla formazione di 80 istruttori responsabili, a loro volta, di corsi di base sugli ordigni esplosivi rudimentali in favore di oltre 400 colleghi, secondo il concetto train the trainer.

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Fonte: RC-W ISAF

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