Regia Aeronautica

Forze Armate in scala: il bombardiere medio FIAT BR 20 Cicogna

By Mithra

Il soggetto dell’articolo di questa settimana rappresenta un altro velivolo storico che ha prestato servizio con i colori della Regia Aeronautica: il bombardiere medio FIAT B.R. 20 Cicogna.

L’aereo, come i caccia C.R. 32 e C.R. 42, è stato uno dei prodotti di elevata qualità che la FIAT ha saputo realizzare negli anni ’30, grazie all’opera di uno dei suoi più illustri e prolifici progettisti, l’Ingegnere Celestino Rosatelli.

Forse meno famoso e meno conosciuto rispetto agli altri citati modelli, il B.R. 20 condivide, però, con questi due aerei lo stesso destino; un progetto concettualmente innovativo e brillante ma, purtroppo, di effimera durata, perché travolto da un progresso tecnico-tattico al quale sia l’industria e sia vertici militari nazionali non sono stati in condizione di formulare risposte e soluzioni adeguate.

Il B.R. 20 viene sviluppato a cavallo della metà degli anni ’30, a seguito di una precisa esigenza di dotare l’Aeronautica di un bombardiere medio di concezione moderna, in grado di portare un carico bellico utile elevato e con un esteso raggio di autonomia.

Il progetto che la FIAT propone, e che risulterà selezionato, è quello di un monoplano interamente di costruzione metallica con superfici con rivestimento misto (duralluminio e tela – novità assoluta nel mondo aeronautico del tempo) che adotta una serie di caratteristiche tecniche innovative per il settore aeronautico nazionale: è un monoplano con ala bassa, con doppia deriva di coda, è un bimotore, ha il carrello retrattile a scomparsa nelle gondole dei motori, possiede un armamento difensivo adeguato sistemato in torrette girevoli, il suo carico bellico è alloggiato verticalmente nella stiva.

Sviluppato in tempi ristretti il B.R. 20 si rivela un ottimo areo, estremamente moderno per gli standard del periodo, che dà buona prova delle sue caratteristiche tecnico – tattiche durante l’impiego operativo sia nella Guerra di Spagna, nelle fila dell’Aviazione Legionaria, sia nelle operazioni condotte dal Giappone durante la guerra con la Cina.

In relazione a tali successi l’aereo, introdotto in servizio nella Regia Aeronautica nell’ultimo periodo degli anni ’30 con grande entusiasmo, costituirà la spina dorsale delle unità da Bombardamento Medio, nella fase iniziale del Secondo Conflitto Mondiale.

Purtroppo, come accennato precedentemente, la difficoltà dei vertici militari nel discostarsi da una visione operativa rigida e poco sensibile ad analisi di ampio respiro (il profeta del concetto del dual use non era ancora nato al tempo!!!) coniugata all’improvviso ictus della creatività, che sembra aver colpito la nostra industria nell’immediato anteguerra, hanno avuto come conseguenza che la Cicogna mostrasse rapidamente i segni del tempo.

Le prestazioni, divenute modeste in riferimento agli standard tecnici in continua evoluzione, la mancanza di soluzioni qualificanti per migliorare il progetto (le varianti principali introdotte in linea riguardavano esclusivamente una revisione del posizionamento della parte anteriore, dell’armamento di bordo e poco altro), le elevate perdite subite dalle unità e la disponibilità di apparecchi differenti e dalle migliori prestazioni, determinarono il progressivo ritiro della Cicogna dalla prima linea, relegando l’aereo a ruoli di secondo piano e per l’addestramento degli equipaggi.

In definitiva il B.R. 20 è stato un ottimo velivolo dalle caratteristiche tecniche notevoli al momento della sua introduzione in servizio, ma essendo il frutto di un progetto pensato e realizzato con scarsa sensibilità nei riguardi dell’evoluzione vertiginosa della tecnologia, si è dimostrato obsoleto nel giro di pochissimi anni. Insomma nulla di nuovo nel panorama nazionale!!!!

Non perdiamoci in altre considerazioni scioviniste e passiamo a esaminare il modello.

Questa volta abbiamo un vero e proprio pezzo vintage, in quanto si tratta di una edizione limitata prodotta dalla Italeri in scala 1/72 (cod. 0103, prezzo che varia tra i 20 e i 25 Euro) che qualche anno fa ha rimesso sul mercato la Cicogna con le stampate della sua prima edizione anni ’70.

Quando l’ho vista non ho potuto resistere e l’ho acquistata immediatamente.

Tutto di questo modello ha un sapore rétro: l’art box, la confezione e l’imballaggio, le stampate prodotte con una plastica giallina e quasi croccante – se mi si passa il termine non tecnico – in quanto dura e difficile da trattare, la rivettatura in rilievo e la pannellatura in positivo, la rusticità dei dettagli del cockpit e degli interni in generale e l’assoluta mancanza di fotoincisioni o parti in resina! È stato un tuffo nella mia infanzia modellistica!!!!!!

Aprendo la scatola abbiamo di fronte quattro stampate di cui tre di plastica colore giallo senape (con tante abbondanti sbavature e segni di estrattori…che generano subito emozioni perdute) e una di plastica trasparente (le vetrature riprodotte sono spesse alle volte come colli di bottiglia) che comprendono anche il piedistallo per l’esposizione del modello, un foglio di decal (dire essenziale è riduttivo, quindi senza le decine di noiosissimi stencil e minuscole scritte che siamo abituati ad avere nei modelli di oggi) e infine un libretto di istruzioni sintetico e, quasi, criptico (è richiesto un certo sforzo di immaginazione e una buona dose di creatività per interpretare alcuni passaggi) la cui chicca è costituita dalle indicazioni per la verniciatura (il sistema identificativo definito dal Federal Standard non è considerato affidabile e si preferisce sostituirlo con nomi più semplici e con disegni!!!!).

Per l’assemblaggio (fortunatamente possiamo ricorrere, invece, allo sviluppo tecnico che ha permesso di rinunciare alla limetta da unghie della mamma e al tagliabalsa di vecchia memoria) dobbiamo fare un po’ di lavoro extra per dare un po’ di respiro al dettaglio spartano del modello originale.

Dopo qualche ora di lavoro, l’impiego di stucco, di listelli di evergreen in abbondanza e il ricorso alle meraviglie nascoste nella scatola degli avanzi, il prodotto è risultato non del tutto malvagio (direi quasi agréable).

Ho deciso di lasciare inalterati sia la rivettatura sia la pannellatura, tanto per sottolineare il fascino vintage.

Le restanti fasi dell’assemblaggio scorrono via senza particolari problemi. Notevole è il perfetto incastro delle ali alla fusoliera e dei piani di coda che non richiedono stuccatura alcuna, motori e carrello sono molto spartani ma non necessitano di interventi speciali.

Un discorso a parte meritano i trasparenti. Un certo disallineamento si riscontra nell’assemblaggio del muso, comprensivo dell’installazione dell’arma e, soprattutto, nella capote del posto di pilotaggio. Nulla di trascendentale che un po’ di pazienza e molta lima e stucco non possano correggere.

L’unico grosso problema è dato dallo spessore dei trasparenti che rende difficile apprezzare il lavoro di upgrade dell’abitacolo e della postazione del puntatore.

La versione scelta è quella di un B.R. 20 M (M per modificato in quanto rappresenta la versione migliorata con alcune minori modifiche nella struttura e, nel particolare, un nuovo profilo del muso con una differente installazione dell’armamento).

La livrea invece, è quella di una Cicogna del 4° Sqn. BT, dell’11° Gr. BT, 13° Stormo BT operante nell’ambito del C.A.I. (Corpo Aereo Italiano: formazione della Regia Aeronautica che partecipò alle fasi finali della cosiddetta Battaglia di Inghilterra – spedizione sfortunata e non annoverabile tra i successi!!!) di base in Belgio sul finire del 1940.

Cosa dire a conclusione? Il modello dichiara apertamente i suoi anni e qui risiede il suo fascino.

In un mondo dove oramai la ricerca del “superiperdettaglio” ha raggiunto livelli sicuramente patologici e dove fotoincisioni e aftermarket in resina consentono di avere riproduzioni più fedeli dell’originale stesso, un modello di questo tipo consente di fare un tuffo nel passato e di trascorrere qualche ora serena senza assilli di performance da concorso!

Assemblato così dalla scatola (lo so, Out Of the Box farebbe più fino, ma in questo caso siamo di fronte a un prodotto totalmente autarchico …quindi ci siamo capiti lo stesso!!!) il B.R. 20 che si ottiene è un onesto e simpatico modellino.

Volendo ci si può sbizzarrire e si può stravolgere il kit con un totale restyling: interni, cockpit, motori, carrello, armamento, rivettatura e pannellatura sono sicuramente settori che meriterebbero attenzione, e chi ne ha voglia trarrebbe enorme soddisfazione.

In sintesi, un buon modello per un weekend di serenità (dopo aver assolto tutti gli obblighi del fine settimana: spesa, partita dei figli e lavoretti domestici!!) onesto nella sua versione vintage, che ci consente di aggiungere alla nostra collezione un aereo che ha avuto un posto importante nel nostro panorama azzurro, sicuramente all’avanguardia al momento della sua introduzione in servizio, anche se ha dovuto cedere il passo a una tecnologia incalzante che gli ha tolto il palcoscenico di miglior bombardiere medio solo dopo pochi anni dalla sua progettazione.

Mithra

Forze Armate in scala: il Fiat CR 42 Falco

By Mithra

Il modello di questa settimana rappresenta il velivolo che ha costituito l’apice dell’evoluzione del concetto di biplano in campo aeronautico.

Il progetto, firmato dall’Ing. Celestino Rosatelli, viene sviluppato alla fine degli anni ’30 come evoluzione del CR 32 Freccia corrispondendo perfettamente al concetto operativo di aereo da caccia che ancora risultava predominante nella Regia Aeronautica al tempo: un biplano, monomotore con motore radiale, con spiccate doti di maneggevolezza adatte al combattimento manovrato (il volo acrobatico è una caratteristica fondamentale nella preparazione del pilota italiano del tempo), con armamento in caccia, a carrello fisso e di struttura composita (legno, alluminio e tela).

Il risultato di questo progetto sarà il CR 42, un sesquiplano dalle caratteristiche eccellenti (per la sua formula operativa), ultimo esemplare di una generazione di aerei biplani (Gloster Gladiator, Polikarpov I-15, Henschel 123) che, ancora impiegati nelle fasi iniziali del secondo conflitto mondiale in virtù delle loro buone caratteristiche complessive, saranno surclassati dai velivoli di concezione moderna (monoplani ad ala bassa, con struttura in alluminio, carrello retrattile, motore in linea, e potentemente armati).

Nonostante la formula ormai superata, il CR 42 ha conseguito due primati: quello di essere l’aereo italiano prodotto in maggior numero di esemplari e quello di essere stato l’ultimo biplano ad abbattere un aereo nemico in combattimento manovrato (1945).

Aereo robusto ed estremamente maneggevole, il CR 42 era un biplano sesquiplano con struttura in lega leggera ricoperta in lega di alluminio e tela, con motore radiale (FIAT A.74 RC 38 versione di produzione nazionale del Pratt & Whitney R- 1830 SC/4 Twin Wasp), carrello a triciclo posteriore fisso, abitacolo aperto, armato di due mitragliatrici in caccia sistemate sopra la cofanatura del motore.

Mezzo molto apprezzato dai piloti, anche se di concezione operativa superata, svolse con apprezzabile successo le funzioni di caccia durante le fasi iniziali del conflitto per poi essere impiegato come aereo da attacco al suolo e caccia notturno (anche con insegne tedesche) nel prosieguo della guerra. Notevole il successo commerciale all’estero (Belgio, Ungheria, Svezia e Finlandia) a conferma della bontà del progetto in sé.

E veniamo al modello in oggetto.

Tra le differenti proposte disponibili, ho scelto il CR 42 della Italeri in scala 1/48 (serie Aviation Glory WWII Aces n.2702) in quanto il kit propone il Falco nella versione da caccia, con la possibilità di scegliere tra 6 differenti livree ed esemplari rappresentanti piloti che si sono particolarmente distinti ai comandi del CR 42.

Il soggetto riprodotto è quello dell’aereo del Ten. Enzo Martissa 91a Sq./ 10°gr./4°Stormo El Adem, Tobruk, Libia 1940, pilota pluridecorato che abbatté con questo aereo un Gloster Gladiator.

Aprendo la scatola troviamo una serie di stampate in plastica grigia, di buona qualità complessiva morbida facilmente lavorabile, una stampata clear con il parabrezza, un superbo foglio di decal per le sei versioni riportate sul box art (4 Regia Aeronautica, 1 ungherese e 1 belga) e un libretto di istruzioni in bianco e nero ma ben dettagliato e con facili riferimenti per la colorazione dei particolari.

Il modello è sufficientemente dettagliato tanto che la versione OOB (Out Of the Box) risulta pienamente soddisfacente e di ottima qualità.

L’abitacolo è ben riprodotto (la struttura a guscio in tubi di alluminio è fedelmente rappresentata), il motore stellare risulta discretamente dettagliato, pannellature esterne e forme sono riprodotte accuratamente e con rispetto delle misure. Buona la riproduzione della ricopertura della fusoliera che richiama la tela del rivestimento originale.

Il modello si presta a essere arricchito nei dettagli nel caso dei maniaci del super realismo. Per quanto mi riguarda mi sono limitato ad aprire la capottatura del motore e ad arricchire di qualche particolare il FIAT A.74.

All’ambientazione è stato dato un tocco di vita aggiungendo un figurino della CMK (F48061 Italian pilots WW II) rappresentante il Ten. Martissa nelle mie intenzioni.

Vediamo adesso il dettaglio tecnico del kit.

Come detto la plastica è di buona qualità, si lavora bene e non presenta grosse imperfezioni (qualche flash ma limitato e gli immancabili segni degli estrattori, tutti però in aree prive di dettaglio e non visibili).

La qualità delle stampate è buona anche se nei pezzi molto piccoli tende a essere leggermente meno definita.

L’allineamento dei vari pezzi è ottimo, nessuna deformazione né nelle due parti della fusoliera né nelle ali. L’abitacolo e il motore rappresentano i pezzi forti dell’intero modello.

L’uso delle stuccature è limitatissimo, praticamente nullo, a conferma dell’ottima ingegneria complessiva del modello.

La parte del montaggio più complessa riguarda (ovviamente) il posizionamento e l’allineamento dell’ala superiore. Gli elementi della controventatura sono un po’ deboli e tendono a spezzarsi con facilità; inoltre sono di non agevole posizionamento e il loro corretto assemblaggio richiede una dose di pazienza notevole e un pizzico di esperienza.

Alla fine, comunque, il risultato è apprezzabile. La carenatura del carrello è forse la parte meno dettagliata dell’intero modello.

Le decal sono ottime e si applicano senza alcun problema.

In un eccesso di campanilismo autarchico ho usato per la verniciatura il set della Lifecolor Regia Aeronautica WWII (C S19), che riproduce con sufficiente fedeltà le vernici usate. Probabilmente è un mio difetto, ma l’applicazione ad aerografo si è rivelata estremamente complessa (un incubo dosare correttamente diluizione del colore e pressione dell’aria – variavano per ogni colore della stessa confezione!!!!!) tanto da non consigliarne l’uso se non dotati di molta, molta pazienza.

In definitiva, la Italeri ha prodotto un Falco piacevole da costruire, di buon livello complessivo (ottimo il rapporto qualità/prezzo come sempre caratteristica della casa emiliana) che ci consente di aggiungere alla nostra collezione una riproduzione fedele di un aereo famoso e giustamente apprezzato dai nostri piloti.

Se la sua formula operativa era decisamente superata (un 50% di responsabilità tra comparto industriale pigro verso l’adozione di soluzioni meno convenzionali e la mancanza di visione nello sviluppo delle dottrine di impiego e quindi di specifiche tecniche adeguate da parte degli Stati Maggiori – nihil sub solem novum!!!!!) occorre sottolineare, comunque, che il CR 42 si è dimostrato un aereo dal discreto successo che, nelle mani dei nostri piloti, ha contribuito a mettere in evidenza quelle capacità e quelle caratteristiche che hanno sempre contraddistinto il personale delle nostre Forze Armate in ogni situazione.

Mithra

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Forze Armate in scala by Mithra

Savoia Marchetti Historical Group: omaggio all’ing Marchetti, padre dell’S.55 X della trasvolata di Balbo. Convegno ed esposizione aeromodello su disegni anni Trenta

ling-alessandro-marchetti-sul-suo-s-55-della-crociera-de-pinedo“L’eredità dell’ingegner Alessandro Marchetti a cinquant’anni dalla sua scomparsa” è il titolo del convegno in programma sabato 3 dicembre alle 10 a Volandia, organizzato dal Parco e Museo del Volo e dal Savoia Marchetti Historical Group, in collaborazione con il Gruppo Lavoratori Seniores SIAI Marchetti e l’Associazione Amici di Volandia.

L’evento intende rendere “omaggio a un uomo e imprenditore che ha fatto la storia dell’industria aeronautica del territorio della provincia di Varese e non solo, padre di quell’S.55 X che solcò l’Oceano nella memorabile trasvolata di Balbo e della cui ricostruzione in scala reale è possibile già vedere i primi risultati: il convegno del 3 dicembre sarà infatti l’occasione per presentare al pubblico le parti già finite della replica dell’S.55 X, ovvero i timoni e le derive, ricostruzioni effettuate sui disegni originali e con le tecniche degli anni Trenta”, fa sapere un comunicato stampa del Gruppo Lavoratori Seniores (GLS) Siai Marchetti.

luigi-cape-italo-balbo-e-alessandro-marchettiA 50 anni dalla scomparsa dell’ingegner Marchetti saranno dunque un convegno e una esposizione delle prime parti realizzate del modello dell’idrovolante S.55 X a far rivivere un primato tutto italiano, suggellato dalla trasvolata del decennale della Regia Marina in idrovolante sull’Oceano Atlantico, straordinaria impresa di Italo Balbo.

Volandia, luogo prescelto per ospitare la replica dello storico idrovolante in dimensioni reali dall’apertura alare pari a 24 metri, con il Savoia Marchetti Historical Group e con altre associazioni coinvolte rende così omaggio all’ingegner Marchetti che, insieme all’imprenditore lombardo Luigi Capè, fu protagonista della trasformazione di una segheria in un’industria aeronautica che arrivò a impiegare più di 11.000 persone senza contare l’indotto.

Ad arricchire l’evento del 3 dicembre ci sarà anche un’esposizione di memorabilia, fa sapere il GLS Siai Marchetti, tra cui un busto celebrativo di Alessandro Marchetti, il suo tecnigrafo da lavoro, il diario, un libro voli e un motore Isotta Fraschini “Asso” del tipo che equipaggiò il velivolo.

lo-stormo-degli-idrovolanti-s-55-x-sorvola-le-alpi-nella-crociera-italia-usa-del-1933Ad aprire i lavori del convegno saranno i rappresentanti del Parco e Museo del Volo, cui seguiranno gli interventi del sindaco di Cori, città natale di Marchetti, del nipote dell’illustre progettista e di varie personalità del mondo aeronautico.

Parteciperà anche il team della Sezione Divulgazione Storica Multimediale dello Stato Maggiore dell’Aeronautica, si apprende.

Un focus sarà riservato anche alle finalità storiche e culturali del gruppo di appassionati che hanno costituito il “Savoia Marchetti Historical Group” e stanno lavorando sulla replica dello storico idrovolante.

L’evento sarà preceduto da una mostra-conferenza commemorativa il 2 dicembre presso il Comune di Sesto Calende.

 trasvolata-di-balbo-_idrovolante-savoia-marchetti_locandina-decennale-1933“L’impresa dell’S55 – ha dichiarato Marco Reguzzoni, presidente di Volandia  – è stata nella storia uno degli eventi che ha dato lustro all’industria aeronautica e non solo del nostro Paese. Ricostruire questo famoso idrovolante che traversò l’Atlantico in uno stormo di 24 apparecchi è un obiettivo che Volandia è orgogliosa di supportare”.

Per Fillippo Meani, coordinatore del  Savoia Marchetti Historical Group, “la finalità della replica è dimostrare che quando gli sforzi imprenditoriali, progettuali e istituzionali si uniscono, non vi sono traguardi irraggiungibili…”.

I timoni e le derive sono stati realizzati dall’Aerosviluppi di Lonate Pozzolo e il timone di profondità dalle Officine Villella di Sesto Calende, due dei primi sponsor che hanno aderito all’importante iniziativa.

“Altre parti sono in fase di realizzazione grazie alla generosità delle ditte Merletti Aerospace, Gilegno di Grossoni Ernesto e Figli, Aviotecnica Srl, Faber di Stilo Massimo, Falegnameria Franchini, G&B Barberi, Bonomi di Bonomi Arnaldo & C. e Bramante Model & Service”, conclude il comunicato rimandano all’interessante evento.

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Fonte e foto: GLS Siai Marchetti

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Dagli “assi” italiani della Seconda guerra mondiale la testimonianza del coraggio a compensazione delle carenze tecnologiche

By Giuliano Da Frè

Giuliano Da Frè ha intervistato Mirko Molteni (foto), autore di L’Aviazione italiana 1940-1945. Azioni belliche e scelte operative, a margine della presentazione del libro avvenuta al museo Volandia di Malpensa lo scorso 15 dicembre. Ne è nato un revival del coraggio e dell’abilità dei piloti italiani della Seconda guerra mondiale, oltre a un riferimento al loro importante ruolo nella segnalazione del preoccupante gap tecnologico che ha caratterizzato i mezzi in uso all’epoca.

Delle vicende dell’Aeronautica italiana nella Seconda guerra mondiale si è scritto molto in passato. Perché questa scelta?

“E’ vero, della storia dell’aviazione italiana impegnata nel conflitto si è parlato molto, soprattutto tra gli anni ’50 e ’70; ma l’ultimo libro dedicato all’argomento con una visione d’insieme è del 1991. Non che nel frattempo siano emerse grandi novità sul piano storiografico. Tuttavia ho voluto riprendere in mano l’argomento con un’ottica un po’ diversa: raccontandolo attraverso le testimonianze dei piloti italiani, assi e semplici gregari impegnati quotidianamente a volare in azioni rischiose con aerei quasi sempre superati, definiti a volte ‘casse da morto’. Storie che ho raccolto intervistando i superstiti, o rispolverando poco conosciuti testi di memorie scritti dai veterani del conflitto”.

Quindi una storia dell’Aeronautica italiana raccontata dalla voce dei protagonisti …

“Il mio libro punta molto sulle testimonianze individuali, senza però abdicare alla precisione del racconto tecnico-militare, riconfermando attraverso esperienze di prima mano che l’aviazione italiana fu costretta da carenze tecniche e dottrinali a puntare tutto sul fattore umano: coraggio, abilità, spirito di sacrificio, talvolta rassegnazione, in misura assai maggiore rispetto a quanto avveniva nelle forze aeree degli altri Paesi in guerra”.

Ci sono episodi che mettono in luce il tentativo fatto dai nostri piloti per ridurre il crescente gap tecnologico che ne limitava il rendimento sul campo di battaglia?

“Per fare un esempio, fin dai primi mesi del conflitto la Regia Aeronautica scoprì amaramente che l’impiego di bombardieri in quota con ordigni a caduta libera contro le formazioni navali in movimento era fallimentare. Il successivo adattamento del trimotore da bombardamento SM.79 Sparviero, conosciuto come ‘il Gobbo Maledetto’, al ruolo di aerosilurante assicurò indiscutibili successi contro il naviglio nemico solo al prezzo di notevoli sacrifici per gli equipaggi, che si trovarono a dover attaccare a volo radente le navi nemiche con un grosso trimotore che offriva una larghissima sezione frontale. Un bersaglio ideale, per le batterie contraeree imbarcate sulle navi della Royal Navy”.

Scelte diverse da quelle fatte dagli altri paesi?

“Sì, decisamente. Stati Uniti, Gran Bretagna e Giappone (che prima della guerra svilupparono in maniera specifica l’aviazione navale e materiale aeronautico da imbarcare sulle portaerei, ndr) affidarono la specialità aerosilurante soprattutto a monomotori più piccoli e agili, molto difficili da colpire e più adatti all’attacco aeronavale”.

I piloti da caccia italiani sono stati molto apprezzati, anche se alla fine non sono riusciti a difendere lo spazio aereo nazionale. Cosa emerge dai racconti dei protagonisti?

“Sin dal 1940 i piloti da caccia dovettero confrontarsi con velivoli nettamente superiori, affrontando uno dei migliori ‘cacciatori” della guerra, lo Spitfire inglese, con biplani che dal punto di vista concettuale erano vecchi di 20 anni. Facendo miracoli. Quando poi poterono impiegare aerei decisamente più avanzati (Macchi 205, Fiat G.55), si trovarono ad affrontare le enormi formazioni di bombardieri pesanti alleati, come le Fortezze volanti che stavano demolendo le città italiane, con un pugno di velivoli. Tra 1940 e 1945 l’Italia costruì poco più di 10.000 aerei, contro i 100.000 degli alleati tedeschi, i 120.000 britannici e ai ben 280.000 americani. Pochi di questi mezzi erano di tipo moderno, e divennero operativi troppo tardi per sperare di mutare le sorti del conflitto”.

Giuliano Da Frè

Foto: Giuliano Da Frè

Piaccia o meno, ricordate anche lui

By Cybergeppetto

Il 29 aprile 1945 il Maggiore Pilota Adriano Visconti veniva falciato da una raffica di mitra alle spalle nel cortile della caserma del reggimento “Savoia Cavalleria” a Milano, con lui fu ucciso anche il suo aiutante maggiore, Sottotenente Pilota Valerio Stefanini. I due furono finiti con dei colpi di pistola a bruciapelo dai partigiani comunisti in quel momento rappresentati dalla X brigata Redi e X brigata Rocco.

Visconti, Comandante del 1° Gruppo Caccia dell’Aviazione Nazionale Repubblicana, aveva sottoscritto un accordo controfirmato da rappresentanti della Regia aeronautica, del C.L.N.A.I., del C.L.N. e da 4 capi partigiani (tra i quali Aldo Aniasi “Iso”, poi deputato e sindaco di Milano).

L’accordo garantiva la libertà ai sottufficiali e agli avieri del Gruppo, l’incolumità personale di tutti gli ufficiali, nonché l’impegno di consegnarsi alle autorità militari italiane o alleate, come prigionieri di guerra. Quando furono uccisi, Visconti e Stefanini erano quindi tutelati dalle Convenzioni di Ginevra e come tali avrebbero dovuto essere rispettati e custoditi.

Adriano Visconti è il più grande degli assi italiani della 2a guerra mondiale con 26 vittorie accreditate (19 aerei abbattuti nella Regia aeronautica e 7 nell’Aeronautica repubblicana) e 18 probabili, secondo le graduatorie straniere. Durante tutto il conflitto ha sostenuto 72 combattimenti aerei, per i quali gli furono conferite, al Valor Militare, 2 medaglie di bronzo, 6 d’argento, 3 croci di ferro, 1 promozione per merito di guerra. Per queste ragioni è ricordato anche nella galleria degli Assi del Museo Nazionale dell’Aria e dello Spazio di Washington.

Il suo oblio in Patria è dovuto alla barbarie di una parte politica che, dopo averlo ucciso, ha preferito far fare carriera ai suoi assassini.

Ripeto in quest’occasione che i morti non hanno colore politico, non ci sono quelli buoni e quelli cattivi, ritengo, inoltre, di dover aggiungere che un assassinio è sempre un crimine anche se a commetterlo non è un nazifascista scellerato, ma un partigiano comunista che si atteggerà a paladino della libertà solo perché miracolato dall’amnistia di Togliatti.

E’ il caso di rammentare che il Capo dello Stato ha dichiarato che “piaccia o meno il contributo dei partigiani è stato fondamentale per restituire dignità, indipendenza e libertà al Paese” e ha parlato di “sforzo da compiere per ricomporre in spirito di verità” la storia del Paese e per giungere a “un comune sentire storico”.

Al fine di compiere lo sforzo di cui si parla, piaccia o meno al Presidente, rammento che molte ricerche storiche hanno ormai accertato che la componente comunista della Resistenza si abbandonò a ogni sorta di crimini e atrocità dal ’43 al ’48 e che si batté per l’instaurazione della dittatura in Italia, grazie a Dio perdendo.

Nessuna persona onesta potrà mai considerare quelle persone e quei valori come fondanti della convivenza civile.

Piaccia o meno al Presidente, sul piano tecnico militare l’apporto delle formazioni partigiane fu del tutto ininfluente, la Campagna d’Italia si protrasse infatti per quasi due anni senza nessuna accelerazione della liberazione della penisola che, in ogni caso, dobbiamo agli alleati.

Adriano Visconti, uno dei pochi difensori dei cieli d’Italia dai bombardamenti indiscriminati e terroristici degli alleati, riposa in pace tra i caduti della Repubblica Sociale Italiana nel campo 10 del Cimitero di Musocco a Milano.

Cybergeppetto

p.s. Adriano Visconti entra nell’abitacolo del suo rombante Macchi MC 205 “Veltro”, saluta il suo motorista dicendo : “Sto molto meglio chiuso qui dentro, che a passeggio nelle caserme dei liberatori, là dove mi aspettano posso andarci direttamente in volo”.

Le immagini di Adriano Visconti e del suo velivolo personale sono tratte dal gruppo di Facebook a lui intitolato.

Sulla Liberazione:

Guerra di Liberazione. La brigata aeromobile Friuli commemora la liberazione di Riolo e onora i caduti dell’allora gruppo di combattimento Friuli (11 aprile 2011)