UE

EUMC: sfide alla sicurezza e gestione delle crisi al centro dei colloqui del presidente del Comitato militare della UE a Riga

Due i temi chiave della due giorni di visita, il 3 e 4 ottobre scorsi, a Riga, in Lettonia, del presidente del Comitato militare dell’Unione Europea (EUMC, European Military Committee), il generale Patrick de Rousiers: le sfide attuali alla sicurezza e la gestione delle crisi.

Il generale de Rousiers ha discusso di questi temi con il segretario di stato del ministero della Difesa lettone, Janis Sarts, il sottosegretario di stato del ministero degli Esteri lettone, Eduards Stiprais, e con il capo di stato maggiore della Difesa, il generale Raimonds Graube.

Nell’occasione il presidente dell’EUMC ha incontrato anche Ainars Latkovkis, del Comitato per la Difesa, gli Interni e la corruzione del Parlamento lettone.

I colloqui si sono concentrati sul contributo della Lettonia alla politica comune di Difesa e Sicurezza (CSDP, Common Security and Defence Policy), in particolare sugli ulteriori sviluppi strategici delle attività della CSDP in vista del prossimo Consiglio europeo sul tema specifico in programma a dicembre di quest’anno.

L’EUMC è il più alto organismo militare in seno al Consiglio europeo. Si compone dei Capi di stato maggiore della Difesa dei paesi membri, rappresentati dai loro rappresentanti militari; ha funzione di advisor per il comitato di Politica e Sicurezza (PSC), a cui fornisce consulenza per quanto attiene le tematiche militari in ambito UE.

Il generale francese Patrick de Rousiers, attuale presidente dell’EUMC, ricopre l’incarico dal 6 novembre 2012.

Fonte e foto: EUMC Communication office

Defence Cooperation Initiative (DECI): ieri a Udine, nella sede della Julia, i Capi di stato maggiore della Difesa dei paesi aderenti per un battle group europeo e più training

Si è tenuto ieri 18 luglio, a Udine, nella sede della brigata alpina Julia, il secondo Meeting internazionale dei Capi di stato maggiore della Difesa dei paesi che aderiscono alla Defence Cooperation Initiative (DECI).

L’iniziativa, promossa dall’Italia, vede partecipare l’Austria, la Croazia, la Slovenia e l’Ungheria. L’obiettivo è la promozione su base regionale, e tra nazioni europee che condividono gli stessi interessi nel campo della difesa, di un progetto di cooperazione finalizzato a incrementare la stabilità della regione attraverso la partecipazione comune a operazioni internazionali, ovvero ad attività addestrative e formative, da sviluppare nel prossimo futuro.

L’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, Capo di stato maggiore della Difesa italiana, dopo aver dato il benvenuto alle altre delegazioni, e dopo aver rivolto un messaggio augurale a quella croata per il recentissimo ingresso nell’Unione Europea, ha sottolineato come l’attuale momento di recessione economica imponga una razionalizzazione delle risorse e un’esigenza sempre più stringente di cooperazione internazionale finalizzata alla condivisione delle capacità e delle strutture.

Nel corso dell’incontro, i rappresentanti dei citati paesi hanno manifestato la volontà di supportare pienamente, anche in futuro, la DECI e di esplorare da subito gli ulteriori margini di crescita dell’iniziativa stessa, sottolineando il reciproco interesse a condividere le capacità delle rispettive Forze Armate ed evidenziando l’opportunità di continuare assieme a favorire ogni progetto ritenuto utile ai fini della sicurezza e dello sviluppo regionale, nel più ampio contesto della dimensione continentale europea.

È stato raggiunto il pieno accordo sulle principali questioni in agenda, tra tutte la possibilità di offrire all’Unione Europea un battle group nel 2017 a framework DECI e la necessità di aumentare il numero degli eventi addestrativi congiunti.

A termine dei lavori, è stata quindi sottoscritta dai Capi di stato maggiore una dichiarazione congiunta con cui si suggellano gli impegni assunti in tale circostanza e si creano le premesse per le prossime attività e iniziative.

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Fonte: stato maggiore della Difesa

Foto: stato maggiore della Difesa

Afghanistan, RC-W ISAF: la Julia festeggia 15° anniversario della Multinational Land Force. Auguri dal comandante di UNIFIL gen Serra

Ieri, 18 aprile, il personale italiano, sloveno e ungherese inserito nel Regional Command-West (RC-W) di Herat, il comando di ISAF nell’Afghanistan occidentale su base brigata Julia al comando del generale Ignazio Gamba, ha festeggiato il 15° anniversario della costituzione della Multinational Land Force (MLF), l’ unità multinazionale di cui la Julia costituisce la struttura portante.

Esattamente quindici anni fa, era infatti il 18 aprile del 1998, i ministri della Difesa di Italia, Slovenia e Ungheria si riunirono a Udine per firmare il memorandum of understanding che prevedeva la costituzione di una forza terrestre trinazionale a livello di brigata, di cui la Julia avrebbe assunto la guida.

Negli anni a seguire, la brigata friulana è stata potenziata in termini di personale e di unità dipendenti per poter assolvere al meglio i propri compiti in ambito internazionale. Il 10 settembre 2001, infine, con l’arrivo di ufficiali e sottufficiali sloveni e ungheresi, la Julia ha assunto definitivamente la sua configurazione trinazionale di Multinational Land Force.

La MLF è una formazione multinazionale italo-sloveno-ungherese a livello brigata che riceve disposizioni da un Comitato politico-militare trinazionale e può essere impiegata da NATO, ONU, UE e OSCE.

Costituita sull’intelaiatura della brigata alpina Julia, è integrata da un battaglione più supporti fornito da ciascuna delle altre due nazioni, non permanentemente assegnati ma pronti su chiamata.

Dalla sua costituzione, la Julia/MLF è stata impiegata in Kosovo nell’ambito delle operazioni Joint Guardian (2003) e Joint Enterprise (2005), nonché due volte in Afghanistan nell’ambito della missione ISAF (2008 e 2010).

Nel corso del 2007 la MLF è stata validata quale primo European Battle Group messo a disposizione dell’Unione Europea per eventuali interventi in situazioni di crisi.

Dal 24 marzo scorso, sempre in configurazione MLF, la Julia con due unità di manovra a livello reggimento (7° e 8° alpini), unitamente ad assetti di altri suoi reparti, ha assunto per la terza volta la guida dell’RC-W di Herat, nell’ovest dell’Afghanistan, nell’ambito della missione ISAF.

Nell’occasione sono giunti anche gli auguri del comandante della missione UNIFIL in Libano, il generale Paolo Serra, già comandante della Julia/MLF in teatro afgano nel periodo ottobre 2008 – aprile 2009.

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Fonte: RC-W ISAF

Foto: RC-W ISAF

Somalia, per un’Italia più vicina e una buona volta in prima linea

By Guido Keller

Lo scorso 10 dicembre il Consiglio dell’Unione Europea ha approvato il nuovo Crisis Management Concept di EUTM Somalia, e quasi certamente la missione che avrebbe dovuto concludersi entro il 2012, forte di un misurabile successo, verrà a breve prorogata per ulteriori due anni, dopo un’ulteriore piccola estensione di un singolo mese del vecchio mandato, resasi necessaria per ragioni procedurali.

Il prolungamento della missione non è tutto, però. Il governo della Somalia – e non è più, questa, una contraddizione in termini – chiede con decisione che l’azione di EUTM possa essere portata a Mogadiscio.

Circa 3.000 ragazzi sono già stati strappati alla strada, potrebbero aver trovato un futuro, e sono oggi il nocciolo delle forze regolari della Somalia (un totale di circa 10.000 uomini). Una bella percentuale quindi, che in qualche modo può vantarsi di essere in parte responsabile di aver garantito le condizioni di sicurezza minime affinché potessero oggi esserci un Presidente, un Parlamento e un Governo in Somalia laddove dalla caduta di Siad Barre non ci sono stati che scontri, scorribande e violenze di ogni genere.

Mogadiscio è oggi una città in grandissimo fermento, lo spettro degli islamisti di Al Shabaab ne è faticosamente  tenuto fuori dall’impegno della forza di pace dell’Unione Africana, AMISOM, nella quale sono naturalmente subito confluite le reclute di EUTM man mano che l’addestramento veniva completato in Uganda.

Ma cosa chiede oggi il Governo della Somalia, e come si prepara a cambiare la sua ricetta EUTM per incontrare le richieste avanzate?

E soprattutto, qual è il contributo che l’Italia vorrà dare per il nuovo mandato?

Fino a oggi l’Italia ha fornito due team di addestratori, e un paio di posizioni nello staff della missione, per un contributo complessivo in termini di uomini di undici unità. Quarta, quindi, tra i dodici paesi membri impegnati nel contributo di uomini alla missione di stabilizzazione della Somalia.

Nuove possibilità si aprono con il Crisis Management Concept recentemente approvato dai 27 ministri degli Esteri dell’Unione. In che misura l’Italia vorrà e potrà approfittarne per dimostrare la sua vicinanza alle vicende della Somalia?

Le autorità somale vorrebbero sviluppare la loro capacita’ di addestrare le forze di sicurezza in casa propria, senza dover quindi impacchettare e spedire le proprie reclute in Uganda (a spese degli Stati Uniti, onor del vero).

Pertanto, dopo un necessario e contenuto periodo di transizione, la missione dell’Unione Europea dovrà fornire consulenza politico-strategica al ministero della Difesa somalo per lo sviluppo del settore della sicurezza unitamente ad addestramento specifico e mentoring per lo sviluppo di un proprio modello addestrativo.

Assisteremo quindi alla ricostruzione delle Forze Armate Somale a cominciare dalla loro capacità di formare in Somalia nuove leve.

Mogadiscio e la Somalia continuano ad avere un rapporto privilegiato con noi italiani, così dovremmo chiederci quale contributo vogliamo offrire alla stesura di questa pagina di storia.

Sarebbe bello vedere una buona volta l’Italia in prima linea, senza mezzi termini, senza paura di essere tacciati di mire post-coloniali, tesa a ricambiare l’amore che quella gente ancora nutre per il nostro paese.

I meriti di una Somalia finalmente stabile saranno un domani  indiscutibilmente dell’Europa e dei molti altri attori internazionali oggi impegnati e interessati alla sua rinascita e ricostruzione, ma perché lasciare che le nuove generazioni dimentichino il nome italiano della capitale della loro rinata nazione, perché nella loro mente e nel loro cuore Mogadiscio deve lasciare il posto a Mogadishu?

Guido Keller

Foto: ufficio pubblica informazione EUTM Somalia

Multilayer 2012, si conclude a Brindisi l’esercitazione con la Acqui nel ruolo di EU Force HQ

Si è conclusa ieri, 26 ottobre, all’aeroporto militare Pierozzi di Brindisi, l’esercitazione Multilayer 2012, disegnata specificamente per la gestione di crisi internazionali, che ha visto protagonista nel ruolo di EU Force Headquarters la Divisione Acqui, comandata dal generale Roberto D’Alessandro.

L’esercitazione ha testato con successo le procedure di pianificazione dell’Unione Europea e la sua capacità di far interagire la componente militare e quella civile nei processi di risoluzione di possibili crisi internazionali.

Oltre a numerose autorità militari e civili, sia italiane che straniere, sono intervenuti Agostino Miozzo, direttore dello European External Action Service dell’Unione Europea, e il generale Marco Bertolini, Comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze (COMCOI).

Il dottor Miozzo, nel commentare i risultati raggiunti al termine dell’esercitazione Multilayer 2012, ha affermato che “l’esperimento condotto dalla Divisione Acqui, nell’affiancare un gruppo di pianificazione costituito da professionisti civili al consueto gruppo di pianificazione militare, costituisce il primo passo nel tradurre l’approccio omnicomprensivo alla risoluzione delle crisi, tipico dell’Unione Europea, in azione onnicomprensiva, che è esplicita competenza solo di chi si reca e opera sul campo”.

Il generale Bertolini ha rimarcato quanto “gli scenari internazionali siano cambiati e, pertanto, pensare alla Difesa solo in termini nazionali è poco realistico”.

In occasione dell’esercitazione, la Divisione Acqui è stata rinforzata con ufficiali provenienti delle altre quattro Forze Armate italiane oltre a 24 ufficiali rappresentanti di paesi amici e alleati quali l’Austria, il Belgio, la Bulgaria, la Repubblica Ceca, la Francia, la Germania, l’Irlanda, l’Olanda e il Regno Unito.

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Fonte: Comando Divisione Acqui

Foto: Comando Divisione Acqui

In corso a Venezia il IX Simposio per le Marine del Mediterraneo e del Mar Nero. La crisi libica tra gli argomenti in discussione

È stata presentata ieri mattina, in conferenza stampa all’interno dell’Arsenale storico di Venezia, la IX edizione del Regional Seapower Symposium per le Marine del Mediterraneo e del Mar Nero in programma oggi e domani, 17 e 18 ottobre.

Il tema di quest’anno, “Dai ruoli tradizionali alle sfide emergenti nel campo della Maritime Security: l’efficacia delle Forze Navali in un contesto impegnativo e complesso”, affronta i ruoli tradizionali e le nuove sfide di sicurezza marittima delle Forze Navali.

Le Marine presenti sono in tutto 41, 31 operanti nella regione del Mediterraneo allargato (Albania, Algeria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Egitto, Francia, Georgia, Germania, Grecia, Israele, Italia, Libano, Libia, Malta, Marocco, Mauritania, Montenegro, Olanda, Portogallo, Regno Unito, Romania, Russia, Slovenia, Spagna, Senegal, Tunisia, Turchia, Ucraina, U.S.A.) e 10 al di fuori (Argentina, Bangladesh, Brasile, Emirati Arabi Uniti, Giappone, Gibuti, India, Seychelles, Singapore, Sud Africa).

Dodici in tutto le organizzazioni internazionali presenti – incluse NATO e Unione Europea, agenzie e realtà che operano nel settore marittimo, su tutte Fincantieri – suddivise in 6 organizzazioni di livello nazionale e 6 internazionali: Fincantieri, Finmeccanica, Guardia Costiera Italiana, Commissione UE – DG MARE, EU Staff Militare UE, International Maritime Organization, NATO Joint Force Command – Napoli, NATO Maritime Command – Napoli, Comitato Militare NATO, USNAVEUR, 6^ flotta USA, Guardia Costiera USA.

La due giorni di lavori prevede tre sessioni di lavoro, durante le quali saranno sviluppati temi connessi con le più recenti esperienze operative maturate dalle Marine, come la crisi libica e il contrasto alla pirateria, senza trascurare i ruoli più tradizionali di contrasto alle minacce e ai rischi legati al mare.

Il valore aggiunto di questo Simposio, fa notare la stessa Marina Militare, è rappresentato dal confronto di esperienze e problematiche comuni analizzate secondo punti di vista diversificati da parte di interlocutori altamente qualificati. Risultati concreti di queste discussioni sono costituiti da iniziative di successo nate nel corso degli scorsi simposi, come il V-RMTC (Virtual Regional Maritime Traffic Centre) e la sua espansione a livello intercontinentale, il TRMN (Trans Regional Maritime Network), grazie ai quali è stata avviata una rete di scambio dati sul traffico mercantile su scala mondiale.

Il ruolo non solo strategico, ma anche diplomatico delle Marine, è concretamente testimoniato dall’elevato numero di partecipanti a questo Regional Seapower Symposium.

In questo clima di reciproca fiducia tra realtà internazionali diverse, il Simposio di Venezia rappresenta la sintesi della politica di dialogo e cooperazione che caratterizza la Marina Militare.

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Fonte: Marina Militare

Foto: Marina Militare

Cambio al vertice della Acqui: il generale Castellano cede al collega D’Alessandro e va a NRDC-ITA

Dallo scorso 16 marzo il Comando Divisione Acqui ha al suo vertice il generale Roberto D’Alessandro.

Venerdì scorso la cerimonia del cambio al vertice del Comando Divisione Acqui  tra il generale Rosario Castellano e il generale Roberto D’Alessandro ha avuto luogo nella caserma Cavalleri di San Giorgio a Cremano, in provincia di Napoli.

La cerimonia è stata presenziata dal generale Vincenzo Lops, comandante del 2° Comando Forze Operative di Difesa (2° FOD), che ha confermato gli eccellenti livelli addestrativi e operativi raggiunti dalla divisione,  dal Presidente dell’Associazione Nazionale Reduci Divisione Acqui Sezione Campania, l’avvocato Amedeo Arpaia, e da una numerosa rappresentanza di paracadutisti dell’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia (ANPDI) della Sezione di Napoli.

Prima del passaggio di consegne al subentrante generale D’Alessandro, il generale Castellano ha sottolineato nel suo discorso di commiato che “la Divisione Acqui è sicuramente una Divisione atipica, anzi, unica nell’ambito dell’intero comparto Difesa. La Divisione Acqui, e il suo Reparto comando supporti tattici Acqui,  sono capaci di operare a livello interforze e internazionale in contesti sia NATO che Unione Europea. Comandare questa unità così ricca di storia ha significato tanto per me”.

Una unicità confermata dalla recente esercitazione europea, svoltasi lo scorso mese di ottobre nell’area di Persano, in provincia di Salerno, dove la Acqui ha ricevuto il plauso da parte dell’allora Capo di stato maggiore dell’Esercito generale Giuseppe Valotto per il suo importante passo in avanti nell’operatività.

Un progresso che ha consentito alla divisione di essere testata in merito alla capacità di pianificazione e condotta di operazione spiccatamente interforze al di fuori del territorio nazionale.

Il generale Rosario Castellano assumerà l’incarico di Capo di stato maggiore (COS) al comando NATO di corpo d’armata di reazione rapida (NRDC-ITA) di Solbiate Olona, comandato dal generale Giorgio Battisti.

Il generale Roberto d’Alessandro, nuovo comandante della Acqui, proviene dallo stato maggiore dell’Esercito di Roma, dove ricopriva l’incarico di Capo del IV Reparto Logistico.

Ufficiale di artiglieria contraerea, ha  comandato il 1° Gruppo artiglieria contraerea, il 17° reggimento artiglieria contraerea Sforzesca e la brigata corazzata Pinerolo, in particolare nel 2008 è stato vicecomandante della forza dell’Unione Europea (EUFOR) in Bosnia durante l’Operazione Althea, e tra il 2009 e il 2010 è stato il Comandante del Multinational Task Force West in Kosovo nell’ambito dell’operazione Joint Enterprise.

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Fonte: Comando Divisione Acqui

Foto: Comando Divisione Acqui

Nuove sinergie nell’industria della Difesa al centro dei colloqui tra i capi di stato maggiore della Difesa italiana e francese

La partecipazione alle operazioni internazionali, l’addestramento e la preparazione delle Forze Armate, le tematiche NATO e UE e la cooperazione industriale bilaterale sono stati i temi al centro dei colloqui bilaterali italo-francesi svoltisi il 9 e 10 febbraio scorsi a Parigi tra il Capo di stato maggiore della Difesa italiano, generale Biagio Abrate, e il suo omologo francese, l’ammiraglio Edouard Guillaud.

Come si apprende dallo stato maggiore della Difesa italiano, gli incontri delle rispettive delegazioni “si sono svolti in un’atmosfera di cordiale amicizia e fattiva collaborazione” al fine di promuovere tra i due paesi lo sviluppo di nuove sinergie industriali in ambito Difesa.

Il generale Abrate è stato accompagnato in questo viaggio dal generale Salvatore Farina, Capo del III Reparto dello stato maggiore della Difesa (SMD), dal generale Giampaolo Miniscalco, Capo del IV Reparto del Segretariato Generale della Difesa e Direzione Generale degli Armamenti (SGD/DGA), e dal generale Carlo Fortino, Addetto della Difesa in Francia.

Nel corso della sua visita, il generale Abrate ha incontrato al Senato il Senatore Jaques Gautier, vicepresidente della Commissione Affari Esteri, Difesa e Forze Armate, e, all’Eliseo, il generale Benoît Puga, Capo di Stato Maggiore Militare del Presidente della Repubblica Francese. Presente alla colazione di lavoro anche l’ambasciatore d’Italia Giovanni Caracciolo di Vietri.

Fonte: stato maggiore della Difesa

Foto: Italia chiama Italia

Gli Stati Disuniti d’Europa

By Cybergeppetto

Gli Stati Uniti d’America sono una Nazione: loro parlano di “Country” e di “States”, i cittadini di quella nazione sono orgogliosi di essere nati in quella storia e in quella cultura, seppur poco più che bicentenaria; sarà per questo che Bruce Springsten ha scritto “Born in the USA” e non il contrario.

Allo stesso modo gli statunitensi sono orgogliosi di essere nati nei vari Stati che compongono gli USA e le due cose vanno di pari passo; chi, come i texani, ha combattuto per la propria indipendenza si sente anche più americano degli altri.

E’ normale che i ricchi “liberal” dell’ovest considerino “red necks” (colli abbronzati) i vaccari o i contadini puzzolenti che al sud lavorano al sole. Ma fuori dagli Stati Uniti loro sono una Nazione orgogliosa e compatta.

Con tutto il rispetto che gli può essere dovuto, mi stanno tremendamente sulle scatole quando vengono a spiegarti che l’Europa deve “fare di più”. Sarebbe meglio che pensassero a non fare troppi casini con le guerre e guerricciole che scatenano ogni due minuti o con i giochetti finanziari con i quali ci hanno messo nei guai.

L’Europa è molto diversa, gli Stati che la compongono hanno una cultura molto più antica, ma gli europeismi di facciata che i politici d’ogni dove sbandierano non hanno fondamento nei sentimenti della gente.

Gli inglesi non si sentiranno mai europei, loro hanno il Commonwealth, i francesi e i tedeschi saranno sempre molto lieti di comandare gli altri in Europa, gli altri pensano di poter avere più benefici che guai dall’Unione Europea, gli italiani forse pensavano che qualcuno avrebbe pagato loro il debito pubblico. Il trattato di Maastricht ha fatto cambiare loro idea.

Quando chiesi un francobollo per l’Unione Europea in un negozio di Cardiff il negoziante mi rispose a brutto muso “I don’t trust the bastard Europe!” (Non ci credo nella bastarda Europa!). Magari lui non lo sa che il Regno Unito ha avuto grandi favori dall’Unione Europea che, come dovrebbe essere noto, ripartisce in mille rivoli i soldi che incassa dall’IVA di ogni nazione.

Ora noi abbiamo una Unione Europea che ha ricevuto alcuni, modesti, poteri; c’è una moneta unica, ma non c’è una volontà politica unica. E’ monca l’Europa, sono monche le Nazioni, che non battono più la loro moneta.

Dei simpatici vecchi signori, magari ex-comunisti come Giorgio Napolitano, hanno tentato di propinarci a più riprese delle Costituzioni che nessuna Assemblea Costituente aveva votato e che i cittadini di varie nazioni hanno srotolato con molta attenzione nel loro bagno privato…

Gli Stati europei erano oppressi da cancellerie piene di burocrati, ora, fatto un passo in avanti, abbiamo almeno trentamila burocrati in più che, ben pagati e ben vestiti, fanno finta di essere persone serie a Bruxelles. Una città carissima visto che il più fesso di questi signori prende cinquemila euro al mese per fare fotocopie e partecipare a riunioni di cui non si sapranno mai la ragione, l’utilità e i risultati, se non quello di vietare a noi di fare la pizza al mattone o di invecchiare i formaggi nella fossa.

Ho letto con molto interesse l’articolo sul tricolore che, come noto, non nacque in Italia; non vorrei che si fosse fatto lo stesso errore con l’Europa in cui tutto nasce con un vessillo di cui nessun popolo capisce la ratio.

Se gli europei non vogliono che l’Europa sia una Nazione è meglio finirla qui e subito, non ci sentiremo mai europei per fare un favore ai banchieri e ai tecnocrati.

Cybergeppetto

p.s. Alla borsa di Milano si è deciso di mettere il sottofondo musicale alle transazioni finanziarie. Le recenti valutazioni negative del fondo salva stati EU non hanno sinora consentito di suonare l’Inno alla gioia. Dario Argento ha dichiarato di essere molto orgoglioso dalla scelta di utilizzare Profondo Rosso per il debito pubblico italiano.

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L’immagine è tratta da cimicom.it

I mostri della repubblica. Il Consiglio Supremo di Difesa – Parte seconda

By Cybergeppetto

Riprendiamo con sovrana pazienza l’esame del comunicato della Presidenza della Repubblica al fine di capire quale delicata funzione assolve il supremo consesso in argomento.

Avevamo lasciato i nostri eroi che tentavano di introdurre il tema della riduzione degli impegni militari, sempre rimanendo al riparo di una fitta cortina fumogena fatta di retorica; ancora non avevano espresso i concetti che seguono.

“A tal fine, il Consiglio – nel rivolgere il proprio apprezzamento e partecipe omaggio ai militari e civili italiani impegnati con convinzione e spirito di sacrificio nelle missioni internazionali – ha convenuto sull’opportunità di procedere, di concerto con le Istituzioni internazionali e tenuto conto degli sviluppi sul terreno, ad ogni possibile ridefinizione dei nostri contingenti. La ricerca di soluzioni concordate sarà ponderata e tempestiva”.

Qualcuno mi spieghi cosa c’entra l’apprezzamento per quei militari e civili (non è chiara la proporzione fra i due gruppi) che stanno sul terreno e la “ridefinizione” dei nostri contingenti, ammesso che tra essi ve ne siano di civili. Mi è ben chiaro, in ogni caso, che incensare i soldati è utile alla causa della casta, ma nulla ha a che vedere con le scelte di politica estera e di difesa.

In ogni caso il meglio arriva quando si dice che il Consiglio ritiene di procedere a tagliare (tanto per essere chiari) sentendo gli alleati, ONU/NATO/UE e via discorrendo: c’era bisogno di riunire tutti questi emeriti papaveroni della repubblica per dire una cosa del genere? Se l’avessero chiesto a uno studente di diritto col libretto fresco di firma gli avrebbe detto la stessa cosa.

Ma il culmine dell’insostenibile leggerezza della burocrazia viene raggiunto con la frase che dice che le decisioni saranno ponderate e tempestive. Innanzitutto vorrei ben vedere che le decisioni, che non spettano al supremo consiglio, fossero prese senza pensarci e quando ormai si è in ritardo, ma, se non erro, la ponderazione richiede tempo e lo svolgimento di un metodo logico che è nemico della tempestività. I nostri consiglieri saranno anche dei personaggi autorevoli, ma se volassero un po’ più basso, con le parole e con gli stipendi, eviterebbero di dire delle ovvietà e/o delle incongruenze veramente gustose. Ammesso che la gente si diverta allo spettacolo, ammesso che qualcuno l’informi.

Ma i nostri eroi, con grande sprezzo del ridicolo, sono andati oltre: “Con riferimento alla crisi libica, che riveste particolare interesse per l’Italia, è stato effettuato un punto di situazione sull’andamento delle operazioni in corso e sulle loro prospettive. Al riguardo, è stata sottolineata l’opportunità di valutare, insieme agli alleati, le possibili azioni da intraprendere nella situazione post-conflittuale che tende a delinearsi a conclusione della missione in corso su mandato dell’ONU”.

Sarà bene ricordare che da quattro mesi tutti intimano a quel bastardone di Muammar di andarsene e lui fa marameo a destra e a manca; a settembre la NATO chiude bottega perché ha sparato tutti i missili che aveva.

Mi spieghi qualcuno, oltre alla tristezza dell’esame delle operazioni in corso, invero deludenti, cosa c’è da valutare circa la situazione post conflittuale! La pianificazione è una gran bella cosa, ma quando uno l’ha finita la può mettere in un cassetto e… aspetta e spera!

Purtroppo una terza e ultima puntata si rende necessaria…

Cybergeppetto

p.s. L’Accademia della Crusca ha assegnato il premio “Salomè” agli estensori del comunicato stampa relativo all’ultimo Consiglio Supremo di Difesa. La motivazione accenna alla prosa sinuosa che ricorda le movenze della danza del ventre che, in questo caso, hanno inteso allietare la pubblica opinione.

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Foto: Presidenza della Repubblica