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Sector West, UNIFIL: primo corso C-IED a favore delle LAF da parte degli istruttori italiani del Combat Support Battalion

Nei giorni scorsi è stato svolto, a Shama presso il Comando del Settore Ovest (Sector West, SW) di UNIFIL a guida Italiana su base brigata Paracadutisti Folgore, al comando del gen Rodolfo Sganga, il primo corso di C-IED Awareness, focalizzato sulla lotta agli ordigni improvvisati, a favore delle Forze Armate Libanesi (LAF).

È lo stesso Sector West a darne notizia con un comunicato stampa di oggi, 12 marzo.

Gli istruttori del Combat Support Battalion (CS Bn), su base 8° reggimento Guastatori Paracadutisti, con il supporto degli assetti cinofili del Centro Veterinario Militare, hanno condotto l’attività sviluppandola con fasi teorico-pratiche, con lo scopo di formare i militari libanesi nel delicato settore degli ordigni esplosivi improvvisati e di quelli inesplosi.

Più in dettaglio, si apprende, gli istruttori del Combat Support Battalion hanno fornito ai frequentatori le nozioni di base per riuscire a riconoscere il munizionamento regolamentare e le procedure da adottare in presenza di ordigni inesplosi (UXOs) o ordigni improvvisati esplosivi (IEDs) al fine di ridurre il rischio per le forze che operano sul terreno e per saper gestire eventuali incidenti.

L’attività operativa, che rientra nel bacino delle operazioni condotte quotidianamente insieme alle Forze Armate Libanesi, è stata particolarmente apprezzata poiché mirata a incrementare ulteriormente il livello tecnico professionale dell’apparato preposto a garantire la sicurezza nel sud del Libano nel rispetto delle Risoluzioni 1701 e 2373 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, sottolinea il comunicato.

Nell’ambito della missione ONU in Libano, il Combat Support Battalion è l’unità che garantisce il supporto alle forze di manovra assicurando unità per la bonifica degli ordigni, il contrasto alla minaccia chimica, biologica, radioattiva e nucleare (CBRN) e le comunicazioni per il contingente italiano e per tutte le nazioni operanti nel Sector West di UNIFIL.

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Fonte e foto: SW UNIFIL; PI SMD

UNIFIL, Libano: concluso corso UXO e Mines Awareness degli specialisti EOD per le Forze Armate Libanesi

Si è concluso il 28 agosto scorso,  nella base Millevoi di Shama, nel Libano del sud, sede della Joint Task Force Lebanon (JTF-L), un corso sulle tecniche di riconoscimento degli ordigni inesplosi e delle mine (UXO and Mines Awareness Course) tenuto dai militari del contingente italiano di UNIFIL, attualmente su base brigata Ariete, a favore dei colleghi delle Forze Armate Libanesi (LAF).

Gli specialisti EOD (Explosive Ordnance Disposal) di UNIFIL hanno tenuto lezioni teoriche e pratiche per incrementare le conoscenze e applicare le procedure per mettere in sicurezza l’area interessata dal rinvenimento di una potenziale minaccia e consentire agli specialisti le successive operazioni di bonifica.

Il corso UXO and Mines Awareness rientra nel programma addestrativo predisposto dal contingente italiano a beneficio dei militari libanesi, che comprende anche corsi sulle tecniche per il controllo della folla (Anti Riot and Crowd Control Techniques), sulle tecniche di primo soccorso (Basic Life Support) oltre che sulla condotta delle attività operative.

Il supporto alle LAF è uno dei compiti principali assegnati al contingente UNIFIL dalla risoluzione 1701 delle Nazioni Unite, unitamente al monitoraggio della cessazione delle ostilità e all’assistenza alla popolazione locale, attività per le quali i militari della brigata Ariete si sono a lungo preparati in patria e svolgono ora in teatro operativo con professionalità, trasparenza e imparzialità.

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Fonte e foto: Sector West UNIFIL

UNIFIL, Libano: i caschi blu si addestrano con le Forze Armate Libanesi nel poligono di Ebel Es Saqi

Nella mattinata dello scorso 30 luglio, i caschi blu italiani della Joint Task Force Lebanon (JTF-L), appartenenti all’ 11° reggimento bersaglieri, che in teatro operano nell’ambito della Task Force di ITALBATT, unità di manovra del contingente italiano su base reggimento Lancieri di Novara alle dipendenze del colonnello Elio Babbo, hanno svolto un’esercitazione a fuoco presso il poligono di Ebel Es Saqi, nel sud del Libano, cui hanno preso parte i colleghi dell’esercito libanese.

Oltre all’attività in poligono, i programmi addestrativi predisposti dai militari italiani a beneficio di quelli libanesi comprendono corsi sul riconoscimento degli ordigni e delle mine (UXO and Mine Awareness), sulle tecniche di controllo della folla (Anti Riot and Crowd Control Techniques) e sul Primo Soccorso (Basic Life Support).

Il supporto alle Forze Armate Libanesi (LAF) è uno dei compiti principali assegnati al contingente UNIFIL dalla risoluzione 1701 delle Nazioni Unite, unitamente al monitoraggio della cessazione delle ostilità e all’assistenza alla popolazione locale; attività per le quali i militari della brigata Ariete, di cui i Lancieri di Novara fanno parte, si sono a lungo preparati in patria e svolgono in teatro operativo con professionalità, trasparenza e imparzialità, come sottolinea il comunicato del Sector West di UNIFIL.

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Fonte e foto: Sector West UNIFIL

UNIFIL, Libano: i caschi blu italiani addestrano le LAF sulle tecniche di primo soccorso. Concluso a Shama il Basic Life Support

Prosegue l’intensa attività addestrativa svolta dal contingente italiano di UNIFIL, attualmente su base brigata Ariete al comando del generale Fabio Polli, in favore dei militari delle Forze Armate Libanesi (LAF).

Nei giorni scorsi, fa sapere un comunicato del Sector West di UNIFIL, i caschi blu hanno organizzato e condotto, presso la sede della Joint Task Force Lebanon (JTF-L) di Shama, un corso di Basic Life Support (BLS) cui hanno partecipato trentadue soldati delle LAF. L’attività, coordinata dagli specialisti medico-sanitari e dai trainer del contingente, si è sviluppata tra lezioni teoriche e pratiche con l’obiettivo di incrementare le capacità d’intervento per primo soccorso dei frequentatori.

In particolare, il personale si è addestrato sulle procedure da adottare, tra l’altro, in situazioni di arresto cardiopolmonare, di traumi da incidente stradale o da esplosione di ordigni e di ferite da conflitto a fuoco.

Il corso BLS rientra nel programma addestrativo predisposto dal contingente italiano a beneficio dei militari libanesi, programma che comprende anche corsi sulle tecniche per il controllo della folla, come l’Anti-riot and crowd control techniques da poco concluso (link articolo in calce), sul riconoscimento degli ordigni e delle mine (UXO and mines awareness), oltre che sulla condotta delle attività operative.

Il supporto alle LAF è uno dei compiti principali assegnati al contingente UNIFIL dalla risoluzione 1701 delle Nazioni Unite, unitamente al monitoraggio della cessazione delle ostilità e all’assistenza alla popolazione locale, attività per le quali i militari della brigata Ariete si sono a lungo preparati in patria e svolgono ora, in teatro operativo, con professionalità, trasparenza e imparzialità.

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UNIFIL, Libano: addestramento anti-riot congiunto dei caschi blu italiani con le Forze Armate Libanesi (28 maggio 2014)

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Fonte e foto: UNIFIL Sector West

UNIFIL, Libano: addestramento anti-riot congiunto dei caschi blu italiani con le Forze Armate Libanesi

La scorsa settimana – fa sapere un comunicato stampa del Sector West di UNIFIL, il contingente italiano attualmente su base brigata Ariete al comando del generale Fabio Polli – venti militari delle Forze Armate Libanesi (LAF) hanno partecipato a un’intensa fase di addestramento congiunto denominata Crowd and Riot Control Techniques, condotta dal personale del contingente italiano di UNIFIL.

In particolare, l’attività era finalizzata all’insegnamento delle tecniche e delle procedure da adottare per il controllo della folla, in situazioni di pericolo e di minaccia per l’ordine pubblico.

Oltre agli elementi delle LAF hanno partecipato al training anche venti appartenenti alla Task Force di ITALBATT, unità di manovra italiana a guida del reggimento Lancieri di Novara.

L’addestramento si è sviluppato tra lezioni teoriche e pratiche che hanno consentito al personale frequentante di acquisire le conoscenze di base e le capacità di intervento “anti-riot”.

Al termine dell’impegnativa settimana di lavoro, culminata con un’esercitazione conclusiva, il colonnello Elio Babbo, comandante di ITALBATT, ha consegnato ai partecipanti il meritato attestato di frequenza.

Ulteriori attività addestrative congiunte verranno effettuate prossimamente, a partire dai corsi di  Basic Life Support (BLS), UXO and Mine Awareness e poi nuovamente Crowd and Riot Control Techniques, già programmati nelle settimane a venire.

Il supporto alle Forze Armate Libanesi è uno dei compiti più importanti assegnati al contingente UNIFIL dalla Risoluzione 1701 delle Nazioni Unite, unitamente al monitoraggio della cessazione delle ostilità e all’assistenza alla popolazione locale, compiti per i quali il personale della brigata Ariete sta operando con assoluta professionalità, trasparenza e imparzialità.

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Fonte e foto: UNIFIL Sector West

Mali, guerra e crisi. L’Intersos distribuisce kit prima necessità, difficile tracciare spostamento profughi

Sta aumentando il profilo di rischio del Mali, sia dal punto di vista dell’azione militare che nell’ottica umanitaria. L’organizzazione per l’emergenza umanitaria Intersos ha fatto sapere lo scorso 29 gennaio che “nell’area di Mopti le famiglie dispongono di cibo solamente per due settimane, poi le scorte non basteranno”.

La guerra sta sconvolgendo il nord del paese, fa sapere l’organizzazione, che chiede sostegno alla propria azione, ma l’emergenza che colpisce la maggioranza della popolazione è la crisi alimentare: il Sahel è afflitto da mesi di siccità accompagnata da prezzi del cibo sempre più alti.

Non è bastato il buon raccolto del 2012 nel sud, si apprende, a risollevare le condizioni di moltissime famiglie nel nord, che si sono trovate di fronte a un doppio problema per la sicurezza alimentare: la siccità e l’occupazione delle milizie ribelli. Le conseguenze della guerra rendono difficile l’approvvigionamento del nord, molti corridoi di distribuzione degli aiuti sono inaccessibili e la carenza di cibo crea allarme per l’impatto creato su una popolazione impoverita e malnutrita già da lungo tempo. Nella regione desertica del Sahel ogni anno circa 300mila bambini perdono la vita per effetto della malnutrizione, fa sapere Intersos che continua l’azione di assistenza agli sfollati nelle province di Mopti e Sevarè, zona di cerniera tra nord e sud del paese, con distribuzione di kit di prima necessità per poter dormire, cucinare e lavarsi.

“Le persone arrivano in autobus o a piedi portando con loro pochissimi effetti personali e sono bisognose di tutto. Sono accolte dalle famiglie residenti, già messe a dura prova dalle prime ondate di sfollati. Circa 5mila nuovi sfollati sono andati a sommarsi ai 230mila che trovano riparo dalla guerra. Il lavoro di raccolta dati dei bisogni e delle vulnerabilità, svolto dal nostro staff in queste settimane – specifica Intersos – rende possibile oggi portare aiuto a chi è in maggiore stato di necessità e urgenza”. Ma è importante sostenere l’azione di emergenza in un momento in cui le ritorsioni peggiorano lo stato generale di insicurezza.

“Seguiamo da vicino il caso di 26 donne ricoverate all’ospedale pubblico di Mopti, 6 di loro sono vittime di uno stupro di gruppo. Sono lontane dalle loro famiglie e necessitano di sostegno per poter trascorrere il periodo di ricovero ospedaliero”, spiega Federica Biondi, coordinatrice dell’intervento umanitario di Intersos in Mali.

A mettere in grave pericolo la sicurezza dei bambini, soprattutto nelle zone rurali, sono gli ordigni inesplosi, i cosiddetti UXO. Sembra ne siano rimasti molti sul terreno ed è una questione da affrontare immediatamente per evitare nuove vittime. In aggiunta, dall’inizio della guerra molte scuole sono state danneggiate e le lezioni interrotte, lasciando senza educazione migliaia di bambini.

Gli sfollati finora assistiti da Intersos indicano di voler rientrare a casa appena le condizioni di sicurezza lo permetteranno. Il flusso di persone che dal nord fuggono verso il sud è accompagnato da un movimento, ancora limitato, di persone verso nord, a partire dalla capitale Bamako, nelle zone liberate dall’esercito francese e maliano. “Bisogna prepararsi per il possibile ritorno di oltre 230mila sfollati e poi di 150mila rifugiati”, sottolinea Marco Rotelli, Segretario generale di Intersos da Bamako.

“E’ molto complicato tracciare gli spostamenti in regioni così enormi e dove in molte aree l’accesso è ancora impossibile, l’esperienza insegna che la presunta calma nelle città nuovamente sotto controllo del governo maliano non è detto che si mantenga senza nuove violenze. Non possiamo escludere nuovi esodi e spostamenti nei paesi confinanti. Ancor più preoccupante la situazione delle zone non urbane del Mali, dove il disordine è prevedibile e molto meno controllabile, potrebbero verificarsi vendette, incursioni e rappresaglie, limitando la possibilità di assicurare assistenza umanitaria”, conclude Rotelli.

Intersos in Mauritania da marzo 2012 assiste i rifugiati dal Mali nel campo profughi di Mberra. Oggi oltre 55mila persone, soprattutto donne e bambine, vi trovano accoglienza e riparo.

Fonte: Intersos

Foto: Giornalettismo

L’intensa attività dei militari italiani in Afghanistan

pubblicato da Pagine di Difesa il 31 ottobre 2005

Dieci razzi per Rpg, cinque missili controcarro per razziera da elicottero, un lanciarazzi da 107 mm, 17 pacchi esplosivi con congegno elettrico-meccanico inseriti in una cintura, munizionamento di vario calibro e spolette per attivare razzi da 107 mm. Tutto questo materiale esplosivo scoperto lo scorso 27 ottobre era occultato in un vecchio fabbricato nella campagna a sud di Kabul, più di preciso a Chahar Asyab.

Il ritrovamento è avvenuto nel corso di una operazione congiunta tra i militari italiani del 9° reggimento alpini e gli uomini della polizia locale Kcp (Kabul City Police), che hanno agito sulla base di una investigazione messa a punto dalle fonti di intelligence italiane. Il materiale, già catalogato, è stato fatto brillare in zona sicura dai nuclei Eod (Explosive Ordnance Disposal) della brigata multinazionale Kmnb-8 (Kabul Multinational Brigade) in cui è inserita la componente operativa italiana basata sugli alpini della brigata Taurinense.

La Kmnb-8, comandata dal 20 luglio dal generale di brigata italiano Claudio Graziano, ha il compito di sostenere il processo di consolidamento delle istituzioni democratiche afgane e opera sul territorio tramite pattugliamenti volti a incrementare la sicurezza nell’area di Kabul. Le operazioni condotte dai militari della brigata hanno l’obiettivo sia di prevenire attacchi condotti con razzi, come quelli già verificatisi nelle ultime settimane contro installazioni di Isaf e delle istituzioni locali e della comunità internazionale, sia di scongiurare attacchi terroristici, come quello condotto contro una pattuglia francese a metà ottobre.

La Kmnb-8 ha a disposizione dal 27 ottobre i tre elicotteri CH-47 Chinook dell’esercito italiano che ai primi di settembre erano stati schierati a Herat con funzione di rinforzo durante il periodo elettorale. Nel corso dei due mesi nella provincia occidentale i tre elicotteri della task force Eracle hanno svolto attività operative per un totale di 100 missioni e 110 ore di volo, trasportando più di 1.500 militari di Isaf e permettendo ad altri 600 di entrare in confidenza con le procedure di elimbarco e di elisbarco operativo.

L’elicottero CH-47 Chinook può trasportare 33 militari completamente equipaggiati o imbarcare due mezzi di trasporto o carichi appesi ai tre ganci esterni fino a un totale di nove tonnellate di peso. I tre velivoli provengono dal 1° reggimento Antares di Viterbo e sono giunti in Afghanistan ai primi di settembre a bordo di aerei cargo Antonov A127: rotori e piloni di coda erano stati smontati per il trasporto e la ricomposizione dei pezzi giunti separatamente è stata possibile grazie a uno studio effettuato da tecnici militari in collaborazione con l’azienda Agusta.

Mentre i CH-47 rientrati a Kabul garantiscono una maggiore operatività alla Kmnb-8 nell’ambito delle attività per il raggiungimento di un ambiente stabile e sicuro a Kabul, nella provincia occidentale di Herat è stata rinvenuta due settimane fa una mina con congegno a tempo nei pressi dell’abitazione del governatore Sayed Hussein Anwari. L’ordigno è esploso ma non ha causato danni grazie all’intervento coordinato degli specialisti del genio militare italiano e della polizia locale.

Questo ritrovamento nell’ovest del paese conferma che l’Afghanistan è uno degli Stati con il maggior numero di mine disseminate sul territorio. Risulta infatti che siano presenti nell’area almeno 640 mila mine antiuomo e anticarro più alcuni milioni di ordigni inesplosi, definiti tecnicamente con il termine di Uxo (Unexploded Ordnance). Il team di ricostruzione provinciale (Provincial Reconstruction Team) di Herat, comandato dal colonnello Amedeo Sperotto, ha organizzato un corso di tre giorni per istruire gli uomini della polizia locale al riconoscimento di mine e ordigni esplosivi e alle azioni da intraprendere per la messa in sicurezza della popolazione e delle aree interessate.

Il corso, nato da una richiesta specifica del governatore della provincia di Herat, Sayed Hussein Anwari, è stato seguito da 18 ufficiali appartenenti rispettivamente alla Border Police (polizia di frontiera), National Police (polizia nazionale), Highway Police (polizia stradale), National Defense Security (forze di sicurezza nazionali) e National Army (esercito).

Il rapporto di fiducia e di rispetto che si è consolidato nel corso del periodo elettorale tra il Prt a guida italiana di Herat e il governatore della provincia e le istituzioni locali si è rafforzato ulteriormente lo scorso 27 ottobre. Nel pomeriggio di quel giorno nove militari del contingente italiano con gli spagnoli della Quick Reaction Force hanno domato un incendio scoppiato presso l’abitazione del governatore Anwari.

I militari erano coordinati dal Regional Area Coordinator West (Rac-W) generale di brigata aerea Umberto Rossi. Gli uomini dell’Aeronautica militare erano già intervenuti per domare incendi in altre occasioni: in una caserma dell’Afghanistan National Army, sulla pista dell’aeroporto per soccorrere un aereo afgano atterrato con il motore in fiamme e in favore della popolazione locale minacciata dalla esplosione di alcune cisterne civili contenenti carburante.

La Forward Support Base (Fsb), che ha sede nell’aeroporto di Herat, e il Prt hanno ricevuto la scorsa settimana la visita del generale britannico Sir John Reith, vicecomandante delle Forze alleate in Europa. Il generale Reith è stato accolto dal generale Rossi, che l’ha accompagnato in visita a Camp Vianini sede del Rac-W e del Prt e alla base di supporto costruita dall’Aeronautica militare. Nel corso della visita a Camp Vianini il colonnello Amedeo Sperotto, e il comandante della cellula di cooperazione civile-militare (Cimic), il maggiore Corrado Valle, hanno illustrato al generale Reith l’attività del Prt nell’ambito della missione Isaf e i lavori di ricostruzione e di ristrutturazione in atto.

I futuri lavori di ampliamento dell’aeroporto di Herat sono stati delineati al generale britannico dal comandante della Fsb, il colonnello spagnolo Miguel Moreno Alvarez, e dal vicecomandante, il colonnello italiano Maurizio Cocciolone. I quattro Prt coordinati dal generale Rossi operano secondo diverse metodologie di lavoro commisurate alle caratteristiche dell’area in cui sono installati. In uno di questi, situato a Farah, il 28 ottobre si è verificato un tentativo di attacco contro l’ingresso. L’uomo che ha cercato di lanciare una bomba a mano è stato ucciso dai militari del Prt.

Isaf si è rammaricata per l’uccisione ma fa sapere che i militari hanno agito per autodifesa nel diritto di difendere la loro vita e quella degli altri in una situazione di rischio. Lo stesso uomo, prima di dirigersi verso il Prt per lanciare la granata, aveva tentato di colpire un veicolo di una organizzazione non-governativa. E’ stato invece più grave il bilancio di un attacco avvenuto in pieno centro cittadino a Mazar-i-Sharif, provincia del nord sede di un Prt, per opera di un gruppo di uomini armati ai danni di militari britannici del Military Observation Team (Mot). Un militare è morto e cinque sono rimasti feriti, ora ricoverati all’ospedale di Kunduz.

Uomini dell’Afghan National Army e della Afghan National Police hanno messo in sicurezza l’area dell’attacco, mentre Eng Zarar Ahmad, facente funzione di ministro degli Interni afgano, ha confermato l’arresto dei responsabili. Isaf ha apprezzato la rapida reazione delle forze di polizia locali e l’immediata apertura di una inchiesta. Intanto slitta la comunicazione dei risultati definitivi delle elezioni parlamentari avvenute lo scorso 18 settembre. I circa 2.300 ricorsi contro presunti brogli e irregolarità stanno rallentando la procedura di divulgazione dei dati finali.