Archive for maggio, 2008
giovedì, maggio 8th, 2008 55 views
Da oggi 8 maggio a lunedì 12 maggio le quattro Forze Armate italiane saranno rappresentate nello stand della Difesa alla Fiera del libro di Torino.
Per i visitatori sarà possibile non solo entrare in contatto con il mondo militare e approfondirne la conoscenza, ma anche parlare direttamente con i teatri operativi di Afghanistan, Bosnia, Iraq, Kosovo, Libano e con le unità della Marina Militare in navigazione. Questo grazie al collegamento via satellite che permette di attuare videoconferenze con i comandi delle missioni a molti chilometri di distanza.
Durante tutto il periodo dell’esposizione torinese verranno presentate dalla Difesa alcune opere editoriali secondo il seguente calendario:
8 maggio: lo stato maggiore dell’Esercito (smE), lo stato maggiore dell’Aeronautica (smA) e l’Arma dei Carabinieri presenteranno specifiche pubblicazioni rispettivamente alle 17.00 (smE e smA) e alle 12.00.
Nello stesso giorno alle 16.00 verrà presentato l’opuscolo SMS dagli studenti sul tema 2 giugno: un messaggio di pace per i giovani del futuro, che rientra nell’ambito del progetto interministeriale La pace si fa a scuola, siglato nel novembre 2006 dai ministri della Difesa Arturo Parisi e dell’Istruzione Giuseppe Fioroni per avviare una serie di attività congiunte volte alla diffusione della cultura della pace.
10 maggio: lo stato maggiore della Marina (smM) presenterà una pubblicazione storica specifica alle 16.00.
11 maggio: presentazione di pubblicazione storica da parte di smE alle 11.00.
Lo stand è al padiglione 3.
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mercoledì, maggio 7th, 2008 117 views
E’ un flash di agenzia della Tanjug a dare la notizia ieri sera 6 maggio dell’intervento russo nella ricostruzione dei luoghi sacri per gli ortodossi in Kosovo.
Il ministero degli Esteri serbo starebbe già lavorando a un piano per la partecipazione della Russia in un intervento di restauro proprio a seguito delle istruzioni date dall’(oggi ex) presidente russo Vladimir Putin.
L’opera di restauro sul territorio del Kosovo rientra in un progetto Unesco, che nel 2004 ha inserito il monastero di Visoki Decani (foto) nell’elenco del Patrimonio mondiale dell’umanità.
Questo nuovo intervento russo si aggiunge all’invio di aiuti umanitari per le enclaves serbe del Kosovo iniziato con un primo volo di aiuti da Mosca a Belgrado lo scorso 2 aprile.
Foto: materiale proprio
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martedì, maggio 6th, 2008 48 views
Si festeggia oggi 6 maggio 2008 il 147° anniversario della costituzione dell’Esercito Italiano, “… una ulteriore, significativa tappa di una storia lunga e indissolubilmente legata a quella del nostro Paese – dichiara il capo di stato maggiore della Difesa generale Vincenzo Camporini – una storia ricca di pagine gloriose, scritta da uomini e donne che hanno sempre servito l’Italia con straordinaria dedizione, professionalità, ardimento e, soprattutto, con tenace motivazione ed esemplare senso del dovere”.
Le celebrazioni avranno luogo a partire dalle 10.30 nell’ippodromo militare “Generale di corpo d’armata Pietro Giannattasio” di Tor di Quinto a Roma, alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Quest’anno ricorre anche il 90° anniversario della vittoria della Prima Guerra Mondiale, ricorda il sito dell’Esercito Italiano, e in questa occasione saranno presenti tutte le bandiere dei reparti dell’Esercito attualmente in patria. Una medaglia d’oro al Valore dell’Esercito verrà assegnata alla bandiera di guerra del 152° reggimento di fanteria Sassari per le virtù dimostrate nella missione Antica Babilonia in Iraq.
Le celebrazioni si concluderanno con una dimostrazione di capacità operative di un complesso aeromobile e una visita alla mostra dedicata alla Grande Guerra e alle tecnologie del soldato del futuro.
Due anni fa il 145° anniversario dell’Esercito Italiano era stato funestato dalla morte in Afghanistan del tenente Manuel Fiorito, residente a Verona ma in forza al 2° reggimento alpini di Cuneo, e del maresciallo Luca Polsinelli, nato a Orbetello e in forza al 9° reggimento alpini dell’Aquila.
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lunedì, maggio 5th, 2008 37 views
La sua foto era dappertutto. E spesso si trattava di un ritratto formato poster appeso nel bel mezzo della parete: dietro le reception degli hotel, dietro il bancone dei bar, negli stabilimenti balneari della costa slava.
Il maresciallo Tito, all’anagrafe Josip Broz, era onnipresente in tutta la Jugoslavia del dopoguerra. E soprattutto negli anni Settanta, da quando cioè divenne presidente a vita della Repubblica Federale Socialista della Jugoslavia (Sfrj).
Ieri 4 maggio era il ventottesimo anniversario della sua morte.
Viene ricordato come un dittatore, un despota, uno sterminatore di italiani in Istria. Ha saputo mantenere la Jugoslavia in una posizione intermedia tra l’Occidente e l’allora blocco sovietico resistendo a pressioni opposte. Ha goduto della sua vita fino in fondo e senza censure. I nostalgici dicono di lui sei stati, cinque nazioni, quattro lingue, tre religioni, due alfabeti e un solo Tito.
A dieci anni dalla sua morte iniziarono a concretizzarsi i separatismi che determinarono l’attuale situazione geopolitica balcanica.
A chi piaceva Tito? Difficile dirlo senza cadere nelle categorie della retorica. Ma è certo che ancora oggi c’è chi lo ricorda con trasporto (la foto presa da B92 ritrae macedoni ieri a Belgrado davanti alla sua tomba): “se fosse ancora qui non dovremmo riunirci per cercare sicurezza”, diceva un albanese cattolico nella musulmana Klina intervistato lo scorso mese di dicembre all’interno della sua casa compound (una fattoria fortificata che riunisce un intero clan secondo l’uso dell’etnia albanese in Kosovo).
E a una trentina di chilometri di distanza un serbo ortodosso che vive nella enclave di Goradzevac gli faceva eco così: “Se fosse vivo, noi oggi potremmo ancora lavorare tutti insieme nella fabbrica della birra di Pec”.
Fonte: B92, Wikipedia, materiale proprio
Foto: B92, Osservatorio Balcani
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venerdì, maggio 2nd, 2008 47 views
Dall’inizio della missione Unifil nell’agosto 2006 ai media italiani non è stato concesso un solo accredito per intrupparsi con il contingente italiano e documentare le attività dei nostri militari in teatro operativo. Attività per le quali lo stesso contribuente dà sostegno economico e per questo ha diritto a conoscere la destinazione del suo contributo, soprattutto in un teatro operativo che vede impegnato un contingente nazionale di poco inferiore a quello schierato in Kosovo.
In questo modo il comandante francese Alain Pellegrini prima e quello italiano Claudio Graziano poi hanno potuto operare senza troppi ficcanaso in cerca di news, strettamente coordinati con la cellula strategica al dipartimento peacekeeping dell’Onu (ricordate quell’incarico per cui il generale Fabrizio Castagnetti era stato silurato a vantaggio del collega Giovanni Ridinò? Ne avevo scritto su Embedded. All’epoca dell’ufficializzazione della sua candidatura Castagnetti aveva dichiarato al Corriere della Sera che "Una missione sotto il comando dell’Onu crea un sacco di guai.Glielo dirò chiaramente al ministro della Difesa (Arturo Parisi, ndr").
Addirittura, tornando agli accrediti per i media, alla richiesta di eventuale appoggio logistico in Libano veniva risposto che “non ci sono neppure le strutture di accoglienza per i giornalisti”.
Questa era la situazione un annetto fa. Peccato che i grandi network che spesano i grandi inviati non abbiano comunque approfittato delle loro risorse per spedire in teatro giornalisti che documentassero la situazione sul campo. Mi ricordo solo di un servizio importante fatto dalla Rai e poi i miei neuroni si sono mangiati il resto. Qualcos’altro ci sarà pur stato ma di fatto niente di approfondito.
Così ora non c’è proprio da stupirsi se Haarezt e Israele approfittano di questa situazione di ignoranza dell’opinione pubblica italiana per tentare di tirare acqua al loro mulino. A loro di sicuro non sarà sfuggita questa mancanza di informazione, si trattava solo di trovare il momento più conveniente per giocare la carta delle accuse.
C’è sempre la dichiarazione ufficiale dei vertici della missione, per carità, ma se ci fosse stato anche l’appoggio delle cronache fatte dai media italiani sull’attività dei militari in teatro libanese quelle dichiarazioni poggerebbero indiscutibilmente su basi solide. Tanto si sa che ai giornalisti intruppati non esperti del teatro operativo in cui vengono inviati è possibile mostrare solo una faccia della medaglia, nell’eventualità in cui ci sia qualcosa da nascondere.
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giovedì, maggio 1st, 2008 154 views
La Nato ha cominciato a ridefinire i compiti di Kfor, secondo quanto riportato oggi 1° maggio da B92 che cita l’agenzia Beta come fonte.
Il portavoce dell’Alleanza Atlantica James Appathurai ha riferito a Bruxelles mercoledì scorso della volontà degli ambasciatori dei 26 paesi membri di discutere la missione Kfor, che vede impegnati attualmente in Kosovo circa 17mila uomini, “in order to adjust to the development of the situation on the ground".
Secondo quanto riferito dal portavoce questo allineamento alla situazione attuale verrà sviluppato dalla leadership militare sulla base di linee guida politiche e “tutto ciò che la Nato farà, sarà in accordo con il mandato delle Nazioni Unite e con il consenso dei 26 paesi membri”. Il progetto di un nuovo piano operativo terrà in considerazione nuovi compiti non meglio definiti dal portavoce della Nato.
Il piano di ridefinizione della missione Kfor sarebbe in realtà dettato da una richiesta specifica della Spagna, che non ha riconosciuto l’indipendenza del Kosovo unilateralmente dichiarata lo scorso 17 febbraio e che ora insiste affinché la missione si mantenga su linee di neutralità rispetto alla questione dello status. Questo quanto riporta GrNet citando un’agenzia Apcom del 30 aprile.
Il quotidiano spagnolo El Pais avrebbe anche anticipato la notizia secondo cui i nuovi compiti di Kfor saranno lo smantellamento del Kpc (Kosovo Protection Corps-Tmk), la formazione di una forza di sicurezza e il sostegno alla nascita di una agenzia di supervisione dei corpi di sicurezza. “Un sottile esercizio di eufemismo – secondo El Pais riportato da GrNet - visto che la forza di protezione somiglia molto ad un esercito (anche se limitato nei numeri e negli armamenti) e l’agenzia a un ministero della Difesa e dell’Interno".
Fonte: B92, GrNet
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giovedì, maggio 1st, 2008 812 views
La Fiat di Torino e la Zastava Automobili di Kragujevac hanno concluso nel pomeriggio di ieri 30 aprile un contratto di cooperazione a Belgrado, annuncia l’agenzia Tanjug. Il ministro dell’Economia Mladjan Dinkic e il vice presidente dell’azienda italiana Alfredo Altavilla hanno sottoscritto un memorandum di intesa, cooperazione strategica e investimenti congiunti con la previsione di inizio produzione di un nuovo modello di veicolo di Classe A entro la fine del 2009.
Secondo l’intesa saranno 200mila le auto prodotte all’anno. A seguire, nel 2010, verranno prodotti anche uno o più modelli di Classe B incrementando a 300mila il numero di veicoli fabbricati a Kragujevac.
Le quote: 70% alla Fiat e il rimanente 30% allo stato serbo.
In serata il ministro serbo delle Finanze Mirko Cvetkovic ha dichiarato che il memorandum firmato dall’italiana Fiat e dalla serba Zastava è uno degli investimenti più importanti per la Serbia.
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