Gen 4, 2013
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Guardiamo in faccia la realtà (parte IV)

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segue dalla Parte III

By Vincenzo Ciaraffa


Incomprensione della realtà

Alla possibilità che il Paese potesse migliorare grazie al pool di Mani Pulite ci credemmo un po’ tutti, anche se all’epoca non volemmo vedere un’altra solare realtà: l’etica di una classe dirigente non si può costruire a colpi di avvisi di garanzia! Neppure si poteva sperare che “quella” classe dirigente fosse in grado di rigenerare se stessa e, pertanto, avremmo dovuto pretendere la convocazione degli Stati Generali della società italiana in cui fissare nuove regole di governo e, conseguentemente, stipulare per la prima volta un contratto sociale tra governanti e governati.

Questo non avvenne e, com’era logico attendersi, anche la Seconda Repubblica (del malaffare) si sarebbe frantumata sotto le randellate della magistratura con l’aggravante, questa volta, che le conseguenze saranno spalmate su non sappiamo quante generazioni a venire. Peraltro, la mancanza di un minimo di capacità previsionale della classe politica e dirigente su di una a crisi economica e finanziaria che era alle viste da almeno dieci anni ha colto impreparato un Paese che ha già sul groppone un debito pubblico di 2.000 miliardi di euro.

Lungi dal guardare – finalmente! – in faccia la realtà e comprendere che senza riforme radicali, vere, in campo costituzionale e istituzionale nessuna strategia potrà trarre il Paese dalla sabbie mobili in cui sta sprofondando, gli eletti dal popolo si affidarono a un non eletto dal popolo sperando che questi facesse un miracolo.

A parte che già un fatto del genere la dice lunga sul nostro senso della democrazia ma anche della decenza, i miracoli li fanno i santi e il professor Monti non risulta che lo sia mai stato, anche perché proveniente dal quel diabolico mondo economico e finanziario i cui disinvolti giochetti (come la trasformazione dell’economia in finanza) sono stati la causa prima della crisi.

Nonostante ciò, sperammo sinceramente che egli riuscisse a salvare sia l’economia, sia la democrazia italiana, e dopo Berlusconi non vi voleva molto. E, invece, non ha salvato né l’una, né l’altra e anche qui per due ragioni che nessuno vuol vedere.

Di quale democrazia parliamo in un Paese, dove un signor nessuno, eletto da nessuno, nel giro di ventiquattro ore è stato nominato dal Presidente della Repubblica senatore a vita e capo del governo? Questo fatto non ci ricorda qualcosa che avvenne nel 1922? Soltanto un imperatore romano, Caligola, si era permesso una tale impudenza quando nominò senatore un cavallo, il quale però  – detto a parziale discarico di Caligola –  non ebbe il potere di imporre tasse a getto continuo, giustificandole con la costruzione della ripresa economica e industriale del Paese.

Per carità, noi ci guardiamo bene dall’addebitare a Mario Monti guasti che datano secoli e, anche se non siamo bocconiani, un dubbio ci viene: se una ripresa economica e industriale fonda sulla crescita/tenuta dei consumi interni e delle esportazioni, vuol dire che i cittadini dovrebbero avere più soldi da spendere e il costo dei prodotti dovrebbe essere appetibile almeno quanto quello dei Paesi competitori in un regime di libero mercato.

Ma incentrare una fantomatica ripresa sulle tasse, cioè riducendo la capacità di spesa dei cittadini, e sull’aumento del costo del lavoro, penalizzando le esportazioni, non va nella direzione opposta? Non a caso, la ripresa nel 2013 annunciata un anno fa dal capo del governo ormai dimissionario, è diventata una ripresina. E saremo già fortunati se ci sarà almeno una ripresina perché tutto rema contro di essa, perfino lo Stato che non fa produrre alle nostre imprese neppure le divise delle Forze Armate e delle forze di Polizia, preferendo acquistarle a buon mercato da industrie manifatturiere straniere!

In altri termini i governanti italiani vorrebbero incoraggiare i consumi e, quindi, la produzione riducendo sul lastrico i potenziali consumatori e, allo stesso tempo, togliendo quel po’ di produzione che resta alle imprese nazionali: ma per cortesia, il prossimo capo del governo andate a cercarlo tra i lavoratori socialmente utili invece che alla Bocconi!

In occasione dell’annunciato ritiro dell’appoggio al governo Monti da parte del PDL, neppure il Presidente della Repubblica ha voluto guardare in faccia la realtà quando ha dichiarato “Vediamo cosa ne pensano i mercati”.

Vediamo cosa ne pensano i mercati? Signor Presidente, andando di questo passo, tra poco il problema non sarà cosa ne pensano i mercati (che, comunque, se ne sono impipati della dipartenza di Monti) ma di ordine pubblico, perché una buona parte degli italiani sarà ridotta alla fame! E la fame è sempre stata una cattiva consigliera.

A questo punto o, come ci esorta a fare neppure molto convinto Bill Emmott, affrontiamo la realtà storica, politica e sociale del nostro Paese, o soccomberemo sotto di essa. Non abbiamo scelta.

Vincenzo Ciaraffa

Foto: egittologia.net

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