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Sector West, UNIFIL: il MilAd gen Loitey nell’avamposto UN-P 1-31, dai Lancieri di Montebello sulla Blue Line

Ieri, giovedì 11 maggio si è conclusa la visita a una delle basi avanzate del contingente italiano in Libano con la missione UNIFIL da parte del Ten. Gen. Carlos Humberto Loitey (Uruguay), Military Advisor (MilAd) per le Nazioni Unite e responsabile del Sotto-Segretariato Generale.

È un comunicato stampa odierno del Sector West (SW) di UNIFIL a darne notizia.

Il Ten. Gen. Carlos Humberto Loitey, che ricopre l’incarico dal 22 novembre 2016, è deputato alla supervisione e all’assistenza di alcuni organi delle Nazioni Unite quali il Segretariato Generale, il Consiglio di Sicurezza, il Department of Political Affairs e il Department of Peacekeeping Operations (DPKO) ed è dirigente esecutivo e politico delle missioni militari di mantenimento della pace, tra cui UNIFIL, spiega il comunicato del SW.

Il Comandante della missione UNIFIL, il generale dell’Esercito Irlandese Micheal Beary, e il Comandante della Joint Task Force – Lebanon, il generale Francesco Olla, hanno accolto il MilAd nella base “UN-P 1-31”, l’avamposto dei caschi blu italiani che senza sosta monitora la zona di confine tra Libano e Israele attraverso attività di pattugliamento motorizzato e appiedato lungo la cosiddetta Blue Line, la linea di demarcazione dettata dalle Nazioni Unite il 7 giugno del 2000.

Nella base avanzata, dove attualmente è stanziato un plotone dei Lancieri di Montebello, il MilAd ha avuto occasione di approfondire, attraverso un briefing informativo, le tematiche connesse sia alla definizione esatta della citata Blue Line da parte delle autorità libanesi e israeliane, sia alle attività previste dalla Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite 1701 che il contingente italiano svolge dal 2006 con l’Operazione Leonte.

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Fonte e foto: SW UNIFIL

UNIFIL, Sector West: il saluto del gen Paolo Serra in scadenza del suo mandato di comandante di UNIFIL in Libano. Gli succede il gen Luciano Portolano

In prossimità del termine del suo mandato, il Force Commander and Head of Mission di UNIFIL, generale Paolo Serra, è giunto oggi, 9 luglio, in visita presso la base Millevoi di Shama,  sede del Sector West (SW) – Joint Task Force Lebanon (JTF-L) e del contingente italiano in Libano.

Accolto all’arrivo dal comandante del settore, generale Fabio Polli, il comandante di UNIFIL ha ricevuto aggiornamenti sulle principali attività dei caschi blu e sugli sviluppi della situazione operativa nell’area a leadership italiana.

Successivamente, nell’incontrare i comandanti delle unità del SW, il generale Serra ha sottolineato, ancora una volta, l’importanza del lavoro svolto da UNIFIL, evidenziando i risultati conseguiti negli ultimi anni nell’implementazione della Risoluzione 1701, in particolare nel supporto alle Forze Armate Libanesi (LAF), nell’assistenza alla popolazione locale e nel monitoraggio della cessazione delle ostilità. Ha quindi ringraziato il personale di tutte le nazioni per l’impegno profuso nella missione, esortandolo a proseguire gli sforzi in favore della sicurezza e della pace in questa delicata area del Medio Oriente.

Al Sector West di UNIFIL, oltre all’Italia, partecipano contingenti provenienti da Finlandia, Irlanda, Ghana, Malesia, Corea del Sud, Slovenia, Tanzania e Brunei, per un totale di circa 3.200 peacekeeper.

Attualmente il comando del settore è affidato alla 132^ brigata corazzata Ariete, al comando del generale Polli.

Al generale Serra succederà, al comando di UNIFIL, il generale Luciano Portolano.

Il Capo di stato maggiore della Difesa, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, aveva espresso tutta la propria soddisfazione per la nomina del gen Portolano da parte del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, lo scorso 17 giugno, affermando che “Tale nomina conferma il grande lavoro e i risultati dalla leadership italiana della missione attualmente affidata al generale di divisione Paolo Serra nel segno della continuità dell’impegno dell’Italia per la stabilizzazione dell’area medio-orientale”.

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Fonte e foto: SW UNIFIL

UNIFIL, Libano: incontro tra il sottosegretario generale delle operazioni peacekeeping all’ONU, Mr.Ladsous, e il comandante di UNIFIL, gen Serra

Nei due giorni scorsi, il 23 e 24 giugno 2014, Mr. Hervé Ladsous, United Nations Under Secretary General for Peacekeeping Operations,  é giunto in visita ufficiale a UNIFIL, accolto dal Head of Mission e Force Commander,  generale Paolo Serra.

Nel corso dell’incontro che il Force Commander ha tenuto presso la UNIFIL House a Beirut, alla presenza degli ambasciatori dei paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite  (Cina, Francia e Gran Bretagna) a Beirut, Mr Ladsous ha espresso parole di vivissimo   apprezzamento per la meritoria opera svolta dal personale civile e militare di UNIFIL impegnato nell’attuazione del delicato mandato della Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, sottolineando l’elevato profilo della missione, fa sapere il comunicato stampa di UNIFIL.

Al termine di un aggiornamento informativo sulla situazione operativa, il generale Serra ha espresso a Mr.Ladsous  la propria gratitudine per il concreto sostegno offerto nella prosecuzione dell’impegno teso a garantire l’armonico svolgimento delle operazioni della missione UNIFIL in questo momento estremamente delicato per gli equilibri regionali.

Nel prosieguo della visita, Mr. Ladsous, accompagnato dal Force Commander, ha incontrato il primo ministro libanese, Mr.Tammam Salam; lo speaker del Parlamento, Mr.Nabih Berri; e  il comandante delle Forze Armate Libanesi (LAF), generale Jean Kahwagi, che unanimemente hanno sottolineato l’efficacia degli sforzi congiunti e il consenso delle istituzioni e della popolazione libanese  a testimonianza del successo che la missione ONU sta conseguendo nell’adempimento del mandato.

Di seguito, l’alta autorità delle Nazioni Unite é giunta nella base di Naqoura, dove ha incontrato il personale civile e militare della missione per estendere parole di ringraziamento e apprezzamento per gli eccellenti risultati conseguiti nell’esecuzione del delicato mandato, sottolineando l’efficacia delle operazioni sul terreno in stretto coordinamento con le LAF (Lebanese Armed Forces) quale prova concreta di una situazione stabile nel sud del Libano in un periodo di peculiare fragilità per il Medio Oriente.

UNIFIL si compone circa 12.000 militari provenienti da 38 nazioni e 1.000 dipendenti civili, di cui 700 locali e 300 internazionali. Il dato fornito comprende anche la componente navale forte di 8 navi e di 1.000 marinai, costituenti la Maritime Task Force operante lungo le coste libanesi, e ITALAIR,  costituita da 6 elicotteri.

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Fonte e foto: UNIFIL MPIO

UNIFIL, Libano: concluso incontro tra il direttore UN Asia e Medio Oriente, Izumi Nakamitsu, con il comandante di UNIFIL, gen Paolo Serra

Il Director of Asia and Middle East Division, Office of Operations – DPKO (Department for Peacekeeping Operations), signora Izumi Nakamitsu, è giunta nel sud del Libano in visita ufficiale a UNIFIL il 18 e 19 gennaio scorsi, dove è stata accolta dal Force Commander e Head of Mission, generale Paolo Serra.

Nel corso dell’incontro, la signora Nakamitsu ha espresso parole di apprezzamento per la meritoria opera svolta dal personale civile e militare di UNIFIL impegnato nell’attuazione del delicato mandato della Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, sottolineando l’elevato profilo della missione. Ha poi avuto la possibilità di visitare alcune basi avanzate dei Settori West (a guida italiana) e East (a guida spagnola), dedicando particolare attenzione a quelle dislocate lungo la Blue Line, che rappresenta la linea di riferimento dell’avvenuto ripiegamento delle Forze israeliane nel 2000.

UNIFIL al momento si compone di circa 12mila militari, provenienti da 38 nazioni, e 1.000 dipendenti civili, di cui 700 locali e 300 internazionali. Il dato fornito comprende anche la componente navale forte di 7 navi e di 1.000 marinai, costituenti la Maritime Task Force operante lungo le coste libanesi, e l’Aviation Unit, costituita da 6 elicotteri.

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Fonte: UNIFIL MPIO

Foto: CMC Fabio Baccello

UNIFIL, Libano: conclusa la due giorni di visita ufficiale del sottosegretario ONU per il peacekeeping, la missione mantiene un alto profilo

Hervé Ladsous, sottosegretario generale alle operazioni di peacekeeping dell’ONU (United Nations Under Secretary General for Peacekeeping Operations), si è recato in visita ufficiale a UNIFIL, dove è stato accolto dal Force Commander e Head of Mission, generale Paolo Serra.

Il sottosegretario Ladsous ha espresso parole di apprezzamento per la meritoria opera svolta dal personale civile e militare di UNIFIL impegnato nell’attuazione del delicato mandato della risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, sottolineando l’elevato profilo della missione.

Al termine di un aggiornamento informativo sulle attività in atto, il generale Serra ha manifestato a Mr.Ladsous la propria gratitudine per il concreto sostegno offerto nella prosecuzione dell’impegno teso a garantire l’armonico svolgimento delle operazioni della missione UNIFIL in questo momento estremamente delicato per gli equilibri regionali.

Nei due giorni di permanenza nell’area di operazione di UNIFIL, Mr. Ladsous ha incontrato gli equipaggi della fregata Constituição della Maritime Task Force (MTF) di UNIFIL, ha visitato diverse basi avanzate dei Settori East e West (a guida italiana), dedicando particolare attenzione a quelle dislocate lungo la Blue Line, ovvero la linea di riferimento per l’avvenuto ripiegamento delle Forze israeliane.

Al termine del conflitto del 2006, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, attraverso la risoluzione 1701 dell’11 agosto 2006, ha rafforzato, sotto la guida dell’allora Force Commander generale Claudio Graziano, la presenza della missione UNIFIL, assegnandole ulteriori compiti di controllo, assistenza e supporto da attuarsi in stretta coordinazione con le Forze Armate Libanesi (LAF) nel sud del Libano.

UNIFIL al momento si compone di circa 12mila militari, provenienti da 37 Nazioni, e 1.000 dipendenti civili, di cui 700 locali e 300 internazionali. Il dato fornito comprende anche la componente navale forte di 8 navi e di 1.000 marinai, costituenti la Maritime Task Force operante lungo le coste libanesi. e l’Aviation Unit costituita da 5 elicotteri.

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Fonte: MPIO-UNIFIL

Foto: 1°Mar Mauro Montaquila/ MPIO-UNIFIL

Sudan, Abyei: fallimento del DPKO delle Nazioni Unite. Germania e Regno Unito pensano a intervento

Sono un centinaio le persone che hanno perso la vita a causa delle violenze nell’Abyei in fiamme, secondo l’amministrazione della regione che si trova al confine tra nord e sud del Sudan.

E’ dallo scorso mese di marzo che la popolazione ha cominciato ad abbandonare l’area, ormai scappando in massa in seguito al recente schieramento sull’intero territorio da parte dell’esercito del nord (SAF) e all’intensificarsi degli scontri. Neppure i Medici senza Frontiere sono più in grado di svolgere il loro lavoro a favore dei civili in difficoltà.

La situazione è in stallo da mesi.

Lo scorso 3 giugno il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha ammonito l’esercito del nord del Sudan affinché si ritiri dalla regione contesa dell’Abyei, l’area petrolifera che non ha ancora potuto scegliere se annettersi al nord o al sud del Sudan per l’impossibilità di determinare gli aventi diritto al voto.

Ma oltre agli ammonimenti sembra che l’Onu non faccia nient’altro. Un rapporto esclusivo della Reuters datato 4 giugno rivela infatti “l’assenza dei peacekeepers durante gli scontri”.

Secondo quanto riferito, i caschi blu si sarebbero addirittura nascosti “rinchiudendosi nelle loro caserme per un paio di giorni”. Sono le parole di un diplomatico delle Nazioni Unite rimasto anonimo, a cui si aggiungono i commenti di altri suoi colleghi nel descrivere una condotta “patetica” e “pessima”.

La reazione dei vertici del dipartimento di peacekeeping (DPKO) dell’Onu a New York sembra sia stata furiosa.

La missione Onu sul terreno, composta da caschi blu dello Zambia, per ora non si pronuncia.

Mentre un intervento militare in area è già stato ventilato sia in seno alla House of Lords, dove il 25 maggio scorso si è discusso dell’incapacità delle Nazioni Unite di difendere i civili, sia dal ministro della Difesa tedesco Thomas de Maizière, convinto che vi siano grandi aspettative per un intervento militare della Germania in area.

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Fonti: Sudan Tribune, Reuters/Alertnet, German-Foreign Policy

Foto: REUTERS/Stuart Price/UNMIS/Handout/A patrol from the international peacekeeping operation passes a destroyed United Nations truck that was part of a convoy transporting northern soldiers out of the Abyei area in the Todach area, north of Abyei town, in this handout picture released by the United Nations Mission in Sudan May 30, 2011.

Libano: un anno e mezzo di silenzio su Unifil

Dall’inizio della missione Unifil nell’agosto 2006 ai media italiani non è stato concesso un solo accredito per intrupparsi con il contingente italiano e documentare le attività dei nostri militari in teatro operativo. Attività per le quali lo stesso contribuente dà sostegno economico e per questo ha diritto a conoscere la destinazione del suo contributo, soprattutto in un teatro operativo che vede impegnato un contingente nazionale di poco inferiore a quello schierato in Kosovo.

In questo modo il comandante francese Alain Pellegrini prima e quello italiano Claudio Graziano poi hanno potuto operare senza troppi ficcanaso in cerca di news, strettamente coordinati con la cellula strategica al dipartimento peacekeeping dell’Onu (ricordate quell’incarico per cui il generale Fabrizio Castagnetti era stato silurato a vantaggio del collega Giovanni Ridinò? Ne avevo scritto su Embedded. All’epoca dell’ufficializzazione della sua candidatura Castagnetti aveva dichiarato al Corriere della Sera che "Una missione sotto il comando dell’Onu crea un sacco di guai.Glielo dirò chiaramente al ministro della Difesa (Arturo Parisi, ndr").

Addirittura, tornando agli accrediti per i media, alla richiesta di eventuale appoggio logistico in Libano veniva risposto che “non ci sono neppure le strutture di accoglienza per i giornalisti”.

Questa era la situazione un annetto fa. Peccato che i grandi network che spesano i grandi inviati non abbiano comunque approfittato delle loro risorse per spedire in teatro giornalisti che documentassero la situazione sul campo. Mi ricordo solo di un servizio importante fatto dalla Rai e poi i miei neuroni si sono mangiati il resto. Qualcos’altro ci sarà pur stato ma di fatto niente di approfondito.

Così ora non c’è proprio da stupirsi se Haarezt e Israele approfittano di questa situazione di ignoranza dell’opinione pubblica italiana per tentare di tirare acqua al loro mulino. A loro di sicuro non sarà sfuggita questa mancanza di informazione, si trattava solo di trovare il momento più conveniente per giocare la carta delle accuse.

C’è sempre la dichiarazione ufficiale dei vertici della missione, per carità, ma se ci fosse stato anche l’appoggio delle cronache fatte dai media italiani sull’attività dei militari in teatro libanese quelle dichiarazioni poggerebbero indiscutibilmente su basi solide. Tanto si sa che ai giornalisti intruppati non esperti del teatro operativo in cui vengono inviati è possibile mostrare solo una faccia della medaglia, nell’eventualità in cui ci sia qualcosa da nascondere.