ENI

La Marina Militare sperimenta oggi il biocombustibile sul cacciatorpediniere Duilio

_caio_duilioLa Marina Militare continua la sperimentazione del biocombustibile a base di Green Diesel a bordo delle unità della squadra navale. Oggi, 4 giugno, a La Spezia, ha luogo la sperimentazione sul cacciatorpediniere Caio Duilio, mentre il prossimo 18 giugno, a Taranto, la sperimentazione verrà effettuata per la prima volta su un sommergibile, il Gazzana.

L’attività in mare servirà a documentare con ulteriori misurazioni che il gasolio formulato con il 50% di biocarburante è una valida alternativa al combustibile derivato dal petrolio, confermando così la qualificazione tecnica del gasolio verde. Il biocarburante prodotto con tecnologia ECOFINING presso la bioraffineria ENI di Porto Marghera è infatti già stato incluso nella specifica tecnica del gasolio individuato dal codice NATO F76.

I problemi legati all’inquinamento, al surriscaldamento, e, più in generale, all’impatto ambientale delle attività umane, sono tematiche di grande attualità, alle quali la Marina pone sempre grande attenzione. Per questo sono state intraprese iniziative concrete per la salvaguardia dell’ambiente e dell’ecosistema marino in particolare, come sottolinea il comunicato stampa della stessa Forza Armata.

In tale ambito si inquadra il progetto “Flotta Verde”, che nasce dall’esigenza di individuare un prodotto alternativo al combustibile navale di origine petrolifera attualmente utilizzato a bordo, in linea con i recenti orientamenti sulla sicurezza energetica dell’Alleanza Atlantica e di contrasto ai cambiamenti climatici dell’Unione Europea.

Gli obiettivi del progetto Flotta Verde prevedono entro il 2015 la certificazione delle unità di prima linea della squadra navale all’impiego del gasolio verde a specifica F76, ovvero green F76; entro il 2016 la Flotta Verde in navigazione, una formazione di unità navali operanti in Mediterraneo con il 50% dell’energia da fonti alternative al petrolio; entro il 2020 la riduzione fino al 40% della dipendenza dal petrolio della squadra navale. Oltre alle nuove unità faranno parte della nascente Flotta Verde anche quelle attualmente in linea con mirati interventi di riqualificazione energetica.

Gli hashtag per parlarne sui social sono #FlottaVerde #Biofuel #MarinaMilitare

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Fonte e foto: Marina Militare

Tra Russia e Stati Uniti. Storia della Georgia indipendente, M.Antollovich/15 – La questione energetica. Il ruolo del Caucaso

By Marco Antollovich

Cap 2: Pedina di un nuovo grande gioco. La questione energetica – Il ruolo del Caucaso

Il ruolo del Caucaso

Come nei secoli passati, il Caucaso continua a rivestire un ruolo geostrategico fondamentale nella nuova corsa all’oro. Sebbene caratterizzata da una perenne e profonda instabilità, le cancellerie europee e statunitensi hanno identificato proprio in quella fascia tra il Mar Caspio e il Mar Nero la testa di ponte verso l’Asia Centrale.

Non bisogna dimenticare che l’embargo che grava sull’Iran lo rende una pedina esterna al nuovo grande gioco energetico; la Russia invece, come già detto precedentemente, controlla già la stragrande maggioranza delle pipeline esistenti in Asia centrale. Si deve inoltre aggiungere che i fermenti indipendentisti di alcune repubbliche russe come la Cecenia costituiscono un problema analogo a quello caucasico.

Il Dagestan e la Cecenia costituivano infatti un passaggio obbligato non solo per i gasdotti e gli oleodotti russi che partono dalle coste del Mar Caspio, ma anche la sola opzione per il trasporto degli idrocarburi azeri, prima che l’Occidente offrisse una via alternativa.

Considerando l’annosa questione del Nagorno Karabakh, un oleodotto che raggiungesse la Turchia via Armenia risultava impossibile da attuare: l’unica soluzione, pertanto, era rappresentata dalla Georgia. Durante la presidenza Shevardnadze il mondo aveva potuto assistere ad un rapido avvicinamento georgiano all’Occidente. Con Saakashvili la Georgia si sarebbe sentita, de facto, parte dell’Occidente, sancendo il definitivo distacco dalla Russia.

Gli investimenti occidentali e il processo di democratizzazione interno avevano reso Tbilisi un partner economico e politico fidato, in grado di attirare capitali esteri sempre maggiori. Le repubbliche secessioniste di Abkhasia e Ossezia del Sud, sebbene ledessero l’integrità territoriale georgiana e creassero notevoli problemi nella politica interna del paese, non costituivano un problema poiché periferiche e complessivamente lontane dal percorso delle future pipeline.

Il primo passo verso la realizzazione di una pipeline al di fuori del territorio russo fu la costruzione di un oleodotto, il Baku – Supsa che, partendo dalla capitale azera, trasportava il petrolio dai giacimenti di Chirag e Guneshi fino al porto georgiano di Supsa sul Mar Nero. La realizzazione di questo progetto fu resa possibile grazie ai fondi del consorzio AIOC. Non bisogna dimenticare la rilevante presenza occidentale nel consorzio che raggiungeva il 60% di quote azionistiche, sommando il 45% delle compagnie americane al 17,12%detenuto dalla BP.

Una quota non trascurabile del 6,75% era stata assegnata inoltre alla TPAO turca, rendendo la partecipazione della Lukoil ( 10%), complessivamente di poco peso.

La partecipazione turca al nuovo grande gioco non si sarebbe limitata alle quote azionistiche dell’AIOC. Grazie ai legami con Georgia e Azerbaigian avrebbe potuto rappresentare un vero e proprio trait-d’union tra il Caucaso e l’Europa.

La creazione di un’asse orizzontale avrebbe reso la Turchia un valido partner economico a livello regionale; il fatto che Istanbul fosse inoltre un membro di non poco peso all’interno dell’Alleanza Atlantica rendeva i risvolti di una cooperazione turco-caucasica maggiormente rilevanti più da un punto di vista politico che economico.

La Turchia si è progressivamente avvicinata molto alla Georgia, corridoio di transito indispensabile per gli idrocarburi del Caspio verso l’Occidente, nell’ottica di evitare Russia e Iran. Istanbul diventerà il primo partner commerciale georgiano nel 2008 e azero nel 2010. La relazione preferenziale con le due Repubbliche Caucasiche ebbe inizio quando, forte dell’appoggio dell’amministrazione Clinton, venne formulato per la prima volta un progetto volto a collegare Baku ad un porto turco, Cheyan, con la finalità di esportare gli idrocarburi del Caspio in Europa.

La realizzazione della pipeline Baku-Tbilisi-Cheyan avrebbe costituito una svolta per le politiche energetiche europee e statunitensi, un successo “per aumentare e diversificare l’offerta energetica mondiale […] la conquista più importante nella politica estera americana del 1999” (J. Zarifian, Les Etats-Unis au Sud Caucase Post-Sovietique, pag. 182).

Il progetto costituiva una vittoria per l’amministrazione Clinton, poiché l’oleodotto avrebbe attraversato soltanto paesi alleati statunitensi, by-passando Armenia, Russia e Iran, ma la realizzazione di questo progetto faraonico risultava tutto fuorché facile da concretizzare: la costruzione della pipeline, terminata nel 2005 e lunga 1.764 km, sarebbe costata gli investitori 3,9 miliardi di dollari. Il pagamento di una cifra tale fu possibile solo grazie ai finanziamenti delle compagnie petrolifere occidentali, de facto padrone dell’oleodotto: più del 30% delle quote apparteneva infatti alla BP, 8,71% alla Staoil norvegese, l’ 8,4% alla Chevron, il 2,5% alla ConocoPhilips e il 2,36% alla Hess, tutte e tre americane.

Le restanti quote spettavano a Italia, Francia, Turchia, Giappone e il 25% alla SOCAR azera (Rispettivamente: Eni 5%, Total 5%, TPAO 6,5%, Impex 2,5%) Sebbene la Georgia non possedesse quote azionistiche e quindi non potesse beneficiare dei dividendi da queste derivanti, si può affermare con certezza che la costruzione del BTC abbia avuto e continui ad avere un impatto positivo sull’economia georgiana, come giustamente analizza l’economista georgiano Vladimir Papava. Lo statista di Tbilisi afferma infatti che si poté assistere a un miglioramento sia a livello micro economico che macro economico. Più precisamente, quattro erano gli obiettivi specifici che la Georgia avrebbe voluto raggiungere grazie al piano di investimenti internazionale:

1. aumento delle entrate e conseguente miglioramento delle capacità economiche del paese;

2. miglioramento del settore agricolo;

3. rilancio della qualità della vita attraverso una modernizzazione delle infrastrutture;

4. aumento dell’ autonomia delle comunità nei programmi di sviluppo sociale.

Per quanto concerne l’aspetto prettamente interno, le tasse di transito derivanti dal passaggio del petrolio azero in territorio georgiano garantivano a Tbilisi un’entrata di 1,86 dollari per tonnellata. La cifra, che potrebbe sembrare irrisoria di primo acchito, ammontava ad un complessivo annuale di 62,5 milioni di dollari all’anno, per un totale di 2,5 miliardi di dollari dilazionato in 40 anni (George Eradze, Mark Hudson, David Jinjolia, et al., “Economic Trends”, Georgian Economic Trends).

L’investimento diretto da parte statunitense, che ebbe inizio a partire dalla prima fase di costruzione dell’oleodotto, ammontò a 514.670 milioni di dollari soltanto in Georgia, creando inoltre 2.750 nuovi posti di lavoro; il tasso di disoccupazione registrò un drastico calo del 33,3%, mentre il Prodotto Interno Lordo aumentò del 6,6%.

Le entrate ottenute grazie al BTC consentirono allo stato georgiano di investire il nuovo patrimonio nella costruzione di infrastrutture, nell’educazione e nel sistema sanitario.

La realizzazione della pipeline ebbe inoltre profonde ripercussioni sul sistema di alleanze che andava formandosi nell’area: Georgia e Azerbaigian si dimostrarono partner fidati e alleati preziosi sia per gli Stati Uniti che per la Turchia. (altro…)

Donne e Forze Armate: quando il talento sostiene la crescita oggi a Palazzo Esercito in due tavole rotonde. Il contributo del primo ministro della Difesa donna, sen.Pinotti

Oggi, 3 luglio, dalle 10 alle 13.30, presso la Biblioteca Militare Centrale di Palazzo Esercito, in via XX settembre a Roma, si svolge l’evento Dalla difesa all’impresa: missioni al femminile, organizzato da Valore D, associazione che riunisce 112 grandi aziende per promuovere lo sviluppo del talento femminile in azienda e nelle organizzazioni, in collaborazione con l’Esercito Italiano.

Dopo un saluto di apertura della vicepresidente di Valore D, Barbara Saba, direttore generale Fondazione Johnson & Johnson, il ministro della Difesa Roberta Pinotti aprirà i lavori.

A seguire la prima tavola rotonda, moderata dal direttore di RAINews24, Monica Maggioni, proporrà un confronto sul ruolo delle donne nelle Forze Armate a sostegno della crescita delle imprese nei teatri operativi in cui è presente l’Esercito Italiano. Parteciperanno alla discussione  il generale Claudio Graziano, Capo di stato maggiore dell’Esercito Italiano,  il capitano Francesca Giardulli, già membro del Female Engagement Team (FET) in Afghanistan, e Umberto Saccone, senior vice president security di ENI.

Porteranno, inoltre, la loro testimonianza anche Sara Scagliotti, geoscience manager di ENI, e Sima Pajman, direttrice del carcere femminile di Herat.

Nella seconda tavola rotonda, moderata dal giornalista Andrea Purgatori, il ministro Pinotti racconterà il percorso professionale che l’ha portata a diventare la prima donna a ricoprire questa carica nella storia della Repubblica Italiana, condividendo la propria esperienza con il pubblico in sala, attraverso il confronto con tre donne manager delle aziende associate a Valore D: Maria Mariniello del gruppo industriale Maccaferri, Valentina Saffioti, direttore della comunicazione di AstraZeneca Italia, e Iliana Totaro, responsabile people care presso ENEL.

L’attività sarà trasmessa in diretta streaming e visibile dal sito web dell’Esercito Italiano

Fonte e foto: Esercito Italiano

Marina Militare, Scilla 2014 esercitazione tutta “green”: gasolio navale verde per le navi COMFORPAT impiegate nell’attività addestrativa

Si è conclusa il 28 maggio l’esercitazione antinquinamento Scilla 2014, principale attività addestrativa in tema di protezione ambientale organizzata annualmente dalla Marina Militare.

Quest’anno, per la prima volta, la Scilla 2014 è stata un’esercitazione “green”. Infatti, dopo la sperimentazione dello scorso gennaio (link articoli sulla Flotta Verde in calce), tutte le navi della Marina impegnate nell’esercitazione hanno utilizzato l’innovativo gasolio navale verde, a specifica NATO F76, ricavato da biomasse vegetali  e prodotto negli stabilimenti Eni di Venezia – Porto Marghera.

L’esercitazione si è articolata in due giornate: il  27 maggio si è svolto il Seminario antinquinamento, presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Messina, mentre nella giornata successiva ha avuto luogo, nelle acque antistanti la città di Scilla, l’esercitazione navale.

Sono stati impegnati nella simulazione di attività di antinquinamento marino i pattugliatori Orione, Cassiopea e Vega del Comando delle Forze da Pattugliamento per la Sorveglianza e la Difesa costiera di Augusta, COMFORPAT,  insieme alla motocisterna costiera Favignana nel ruolo della petroliera sinistrata.

I pattugliatori impiegati durante l’esercitazione, sono concepiti per intervenire efficacemente in caso di emergenze ambientali marine anche su vasta scala, disponendo di sistemi di disinquinamento per affrontare le criticità di un’emergenza ambientale nazionale, confermando l’efficacia e la prontezza di una risorsa a disposizione del paese.

La Marina Militare italiana è la prima in Europa a sperimentare operativamente il green diesel, in anticipo anche rispetto alla scadenza europea che prevede l’uso del 10% di frazione bio entro il 2020.

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Fonte e foto: Marina Militare

Salone Internazionale del Libro di Torino: bilancio positivo per la Difesa, “una XXVII edizione da non dimenticare”

È ormai una partecipazione consueta quella del ministero della Difesa al Salone Internazionale del Libro di Torino. Quest’ultima edizione, in particolare, la XXVII, che si conclude proprio oggi 12 maggio, è stata definita come una “edizione da non dimenticare” dalla stessa Difesa nel suo comunicato stampa conclusivo dell’evento.

Il ministero della Difesa ha richiamato nel suo stand, al padiglione 3 del Lingotto Fiere, visitatori di ogni età e, soprattutto, dagli interessi più vari. A partire dagli studenti, coinvolti anche dalla vicinanza con il ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca; attraverso gli insegnanti stessi, molti dei quali hanno partecipato agli incontri culturali nello stand della Difesa intervenendo con domande e richieste di approfondimenti; fino ai visitatori più curiosi di avvicinarsi a un mondo ancora poco conosciuto ai più.

Lo spazio espositivo del ministero della Difesa ha funzionato concretamente da finestra aperta sul mondo militare.

Di più: oltre alla presentazione di molti prodotti editoriali e importanti progetti interministeriali, lo stand della Difesa ha costituito anche un appropriato luogo di incontro e scambio culturale sulle varie tematiche riguardanti il mondo militare.

Autorità civili, religiose e militari che hanno fatto visita allo stand del padiglione 3 hanno applaudito al lavoro svolto quotidianamente a sostegno della vita umana nel mondo, elogiando i militari per la loro professionalità e il loro impegno al servizio del paese.

L’ultimo giorno di salone, il quinto, è iniziato con la partecipazione del generale Paolo Bosotti, Comandante della Regione Militare Nord, del professor Alessandro Barbero e del generale in ausiliaria Franco Apicella, per la presentazione del volume “Alle radici della cavalleria medievale”, in cui l’autore Franco Cardini ripercorre la nascita del Corpo di Cavalleria dell’Esercito e la creazione del mito del Cavaliere quale guerriero a cavallo.

I Carabinieri, invece, hanno concluso con una pratica dimostrazione di come operano gli artificieri dell’Arma con un Robot antisabotaggio, mentre l’Esercito ha affrontato il tema della bonifica dei residuati bellici presentando le sue capacità dual use e il progetto Robot sminatore, sviluppato con la direzione scolastica regionale del Piemonte.

Nel tardo pomeriggio la Marina Militare ha presentato il progetto denominato PON PACS – Programma Operativo Nazionale, Port and Coastal Survey: un progetto finanziato dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) e cofinanziato dal ministero dell’Interno con lo scopo di garantire il libero e sicuro utilizzo delle vie di comunicazione, in particolare la sicurezza delle aree portuali e costiere che riveste un’importanza prioritaria, essendo l’economia italiana fortemente dipendente dal traffico marittimo.

La stessa Marina Militare ha chiuso i lavori del Salone di Torino con l’illustrazione del progetto denominato Flotta Verde e i risultati della sperimentazione effettuata in collaborazione con Eni per l’utilizzo del biocarburante Green Diesel F76 .

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Fonte e logo: stato maggiore della Difesa

Marina Militare, Flotta Verde: siglata la cooperazione con la US Navy per produzione di biocarburanti. Produzione di green diesel al via nella biorefinery di Porto Marghera

È stato firmato ieri, 2 aprile, nella Biorefinery Eni di Venezia, l’accordo di cooperazione tra la Marina Militare Italiana e la Marina Militare Americana, alla presenza del Capo di stato maggiore della Marina Militare (CaSMM), ammiraglio Giuseppe De Giorgi, e del Segretario della Marina degli Stati Uniti d’America (SECNAV), Ray Mabus.

Obiettivo dell’accordo, fa sapere il comunicato stampa della Marina Militare, l’interoperabilitá dei carburanti di nuova generazione per le navi e per gli aereomobili: le due marine hanno sperimentato con successo nei mesi scorsi miscele al 50% bioderivate e i risultati sono di grande auspicio anche per le altre marine dell’Alleanza Atlantica, riducendone la dipendenza dal petrolio.

Il Segretario della Marina degli Stati Uniti d’America, Ray Mabus, ha dichiarato: “La Marina e il corpo dei Marines si sono dati l’ambizioso obiettivo di utilizzare carburanti per il 50% derivanti da fonti alternative entro il 2020. Nel 2012 la Marina degli Stati Uniti ha presentato la Great Green Fleet, un gruppo navale dotato di mezzi aerei e navali che operano utilizzando fonti energetiche alternative. Questo accordo, significativo e importante, consentirà lo scambio di informazioni e dati tra la Marina Militare Italiana e quella degli Stati Uniti, in modo che possano operare al meglio in futuro, puntando a una minore dipendenza dal petrolio e a una maggiore sicurezza energetica”.

La frazione di qualità premium si produrrà in scala industriale presso la biorefinery Eni di Venezia a partire da maggio 2014. La biorefinery di Venezia è il primo esempio al mondo di raffineria petrolifera convertita per produrre biocarburanti da oli vegetali, anche di seconda e terza generazione: un risultato industriale con importanti ricadute sul territorio, che trasforma il tradizionale sistema della raffineria in un nuovo ciclo “verde”.

“Esprimo la mia soddisfazione per essere testimone, insieme al Segretario della Marina degli Stati Uniti, di una iniziativa così importante nei settori strategici dell’energia e della tutela ambientale. L’accordo di oggi – ha dichiarato il Capo di stato maggiore della Marina Militare Italiana, ammiraglio Giuseppe De Giorgi – mira a perseguire la piena interoperabilità dei carburanti alternativi per le unità navali delle due Marine, attraverso la condivisione dei risultati delle sperimentazioni. Questo accordo è un passo significativo verso l’incremento della sicurezza energetica, grazie alla minore dipendenza dal petrolio, a una maggiore attenzione all’ecosostenibilità e a una maggiore diversificazione delle fonti di approvvigionamento”.

“La nuova famiglia di navi che intendiamo costruire – ha aggiunto l’ammiraglio De Giorgi – sarà caratterizzata da bassissime emissioni e dalla possibilità di utilizzare carburanti alternativi. Queste navi sono concepite per esprimere le loro capacità di intervento anti inquinamento e di supporto alla popolazione in caso di calamità. Sono il segno tangibile del processo di trasformazione della Marina in senso duale”.

Eni, che a breve avvierà a Venezia la produzione nazionale di biocarburanti da fonti sostenibili certificate, è stata rappresentata dal direttore della raffineria, ingegner Michele Viglianisi, e dal vicepresidente esecutivo del settore Ricerca, Sviluppo tecnologico e Progetti di Eni Refining & Marketing, ingegner Giacomo Rispoli.

“La Raffineria Eni di Venezia – ha spiegato l’ingegner Rispoli –  è la prima raffineria al mondo oggetto di riconversione da raffineria convenzionale a green refinery. Dopo un anno e mezzo di attività per la progettazione, processi  autorizzativi, messa in opera modifiche impiantistiche, nel maggio 2014 avvierà i nuovi impianti green con carica vegetale, in attesa della disponibilità nel mercato di feedstock diversi, quali oli di frittura, grassi animali e altri waste del ciclo agricolo”.

La Marina Militare Italiana è la prima in Europa a sperimentare operativamente il green diesel, in anticipo anche rispetto alla scadenza europea che prevede l’uso del 10% di frazione bio entro il 2020.

Hashtag per la condivisione sui social: #FlottaVerde  #Biocarburanti

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Marina Militare, progetto Flotta Verde: domani la firma dell’accordo di cooperazione tra Marina Militare Italiana e Marina Militare Americana. Green diesel prodotto in biorefinery Eni di Porto Marghera (1° aprile 2014)

La Flotta Verde della Marina Militare in Paola Casoli il Blog

Fonte e foto: Marina Militare

Marina Militare, progetto Flotta Verde: domani la firma dell’accordo di cooperazione tra Marina Militare Italiana e Marina Militare Americana. Green diesel prodotto in biorefinery Eni di Porto Marghera

Domani, mercoledì 2 aprile, alle 15, nella Biorefinery Eni di Porto Marghera, in provincia di Venezia, il Capo di stato maggiore della Marina Militare (CaSMM), ammiraglio Giuseppe De Giorgi (foto d’archivio), e il Segretario della Marina degli Stati Uniti d’America (SECNAV), Ray Mabus, firmeranno l’accordo di cooperazione in occasione dell’imminente avvio della produzione nazionale di biocarburanti da fonti sostenibili certificate.

Obiettivo dell’accordo l’interoperabilità dei carburanti di nuova generazione per le navi e per gli aeromobili: le due marine hanno sperimentato con successo nei mesi scorsi (link articoli in calce) miscele al 50% bioderivate e i risultati sono di grande auspicio anche per le altre marine dell’Alleanza Atlantica, aprendo la strada verso la riduzione della dipendenza dal petrolio.

A rappresentare l’Eni sarà il vicepresidente esecutivo del settore Ricerca, Sviluppo tecnologico e Progetti di Eni Refining & Marketing, ingegnere Giacomo Rispoli.

La frazione di qualità premium si produrrà in scala industriale presso la biorefinery Eni di Venezia a partire da aprile 2014. La biorefinery di Venezia è il primo esempio al mondo di raffineria petrolifera convertita per produrre biocarburanti da oli vegetali, anche di seconda e terza generazione: un risultato industriale con importanti ricadute sul territorio, che trasforma il tradizionale sistema della raffineria in un nuovo ciclo “verde”.

La Marina Militare italiana è la prima in Europa a sperimentare operativamente il green diesel, in anticipo anche rispetto alla scadenza europea che prevede l’uso del 10% di frazione bio entro il 2020, fa sapere il comunicato stampa della Marina Militare.

I giornalisti che si saranno accreditati entro le 15 di oggi, martedì 1° aprile, dal sito della Marina Militare, potranno seguire l’agenda del programma:

Ore 14.30  arrivo presso la Raffineria Eni, via dei Petroli, 4 – Porto Marghera – Venezia;

–              A seguire trasferimento a mezzo minibus presso la “sala gialla”;

–              Ore 15.00 inizio cerimonia;

–              Ore 15.40 inizio della conferenza stampa;

–              Question time;

–              Ore 16.10 fine della conferenza stampa;

–              Ore 16.20 interviste;

–              Ore 16.30 visita riservata alla stampa all’interno della raffineria.

Hashtag per la condivisione: #FlottaVerde  #Biocarburanti

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La conferenza di presentazione del progetto Flotta Verde a Roma nel novembre 2013 in Paola Casoli il Blog

Marina Militare, progetto Flotta Verde: pattugliatore Foscari prima unità con carburante bio Green Diesel F76. Obiettivi e scadenze (16 febbraio 2014)

La Marina Militare si fa “verde”: “una green navy a impatto zero grazie al gas naturale liquefatto”, dichiara il CaSMM amm De Giorgi in paertura del workshop Flotta Verde (23 novembre 2013)

Fonte e foto: Marina Militare

Marina Militare, progetto Flotta Verde: pattugliatore Foscari prima unità con carburante bio Green Diesel F76. Obiettivi e scadenze

Era stato lanciato nel novembre scorso il Progetto verde per una “green Navy”, così come l’aveva definito il CaSMM, ammiraglio Giuseppe De Giorgi, il 21 novembre 2013 nel corso della giornata di lavoro sul ruolo della Marina Militare per l’impiego del GNL (gas naturale liquefatto) nella propulsione navale, attività svolta in preparazione della seconda conferenza nazionale Italia-Mediterraneo del prossimo aprile 2014 (link articolo in calce).

Ora, nell’ambito dell’ottava edizione del Big Blu, il Salone Internazionale della Nautica e del Mare che si conclude oggi alla FIera di Roma, Marina Militare ed Eni hanno presentato i risultati della sperimentazione del bio carburante Green Diesel F76, gli obiettivi del progetto Flotta Verde e i programmi per i prossimi anni.

Il vicepresidente esecutivo del settore Ricerca, sviluppo tecnologico e progetti di Eni, ingegnere Giacomo Rispoli, presente al salone, ha dichiarato che “Eni è lieta di partecipare con la Marina Militare Italiana a questo interessante progetto della Flotta Verde” e che c’è contentezza “per il risultato dell’attività scientifica e della ricerca, poiché attraverso essa la Marina Militare italiana è la prima in Europa a sperimentare operativamente il green diesel, in anticipo anche rispetto alla scadenza europea che prevede l’uso del 10% di frazione bio entro il 2020”.

Il pattugliatore d’altura Foscari della Marina Militare è la prima unità della Flotta Verde e continuerà la propria attività operativa in mare impiegando il “gasolio verde” per i servizi di propulsione e generazione elettrica di bordo.

La sperimentazione continuerà per certificare le unità navali della base di Taranto.

Sono stati intanto avviati i lavori per la definizione di un protocollo di sperimentazione del carburante avio formulato con il 50% di green get fluel che si chiuderà con un volo sperimentale di prova.

Gli obiettivi del Progetto Flotta Verde prevedono:

2016 – Flotta Verde in navigazione: una formazione di unità navali operanti con il 50% dell’energia da fonti alternative al petrolio;

2020 – Riduzione del 40% dei coefficienti di emissione di CO2 e inquinanti atmosferici della Squadra Navale rispetto ai livelli attuali.

Con il programma di rinnovamento della Flotta recentemente avviato, la Marina Militare promuove l’eccellenza industriale italiana e il vantaggio competitivo in settori strategici come quelli dell’energia, della cantieristica, della motoristica e dell’automazione.

Faranno parte della nascente Flotta Verde:

– le nuove unità, attualmente in fase di progetto secondo i più innovativi criteri di eco design;

– le unità in linea, con mirati interventi di qualificazione energetica.

Navi militari eco-efficienti permetteranno in futuro di ridurre il consumo di derivati petroliferi, contribuendo al raggiungimento degli impegni assunti dall’Italia e dall’Unione Europea in campo internazionale sul contenimento delle emissioni di inquinanti atmosferici e di gas serra, in accordo con le linee guida della Strategia Energetica Nazionale.

Il progetto Flotta Verde, della durata di circa un anno, nasce dall’esigenza operativa di individuare un prodotto alternativo al combustibile navale di origine fossile (gasolio codice NATO F76), utilizzato a bordo delle Unità Navali. L’obiettivo strategico è quello di assicurare la disponibilità di un combustibile in grado di arginare, in parte, ai rischi di approvvigionamento da paesi a forte instabilità socio-politica, dall’altro quello di sottolineare con iniziative concrete l’impegno della Marina Militare a favore delle problematiche ambientali, tramite l’utilizzo di combustibili alternativi a quelli derivati dal petrolio come il gas naturale liquefatto e i carburanti non fossili.

Il combustibile richiesto contiene una percentuale significativa di componenti di origine rinnovabile (superiore al 50%) e, nel contempo, deve soddisfare le severe specifiche NATO dei combustibili a uso militare, per i quali è escluso l’utilizzo di componenti bio-derived di tipo tradizionale, quali il FAME. Tali componenti, infatti, presentano caratteristiche che risultano non compatibili con i sofisticati propulsori utilizzati sui mezzi navali militari.

A dicembre 2012 è stato sottoscritto un accordo di collaborazione tra Marina Militare ed Eni per lo sviluppo e la sperimentazione, a bordo di unità navali messe a disposizione dalla Marina, di un biocombustibile composto per almeno il 50% da GreenDiesel™ ottenuto attraverso la tecnologia “Ecofining™”, sviluppata da Eni in collaborazione con Honeywell-UOP.

Nel primo semestre 2013 è stata messa a punto la formulazione ottimale del combustibile, tramite una serie di test di laboratorio e prove al banco su motori, utilizzando le strutture del Centro Ricerche di San Donato. Nel secondo semestre è stata individuata la formulazione più idonea e si sono conclusi i test sia a banco che in sala emissioni sul prodotto finale.

Dopo aver sperimentato con successo il 29 gennaio scorso il nuovo carburante formulato da Eni e dalla Marina Militare, ottenuto con il 50% di prodotto bioderivato di seconda generazione ricavato da fonti sostenibili, il pattugliatore Foscari ha imbarcato 30 metri cubi di green F76 che impiegherà nei prossimi mesi per l’attività operativa che sarà chiamata a svolgere.

Questa prima sperimentazione ha portato alla produzione complessiva di circa 30 metri cubi di combustibile, di cui circa la metà è costituito da GreenDiesel™ prodotto in un impianto in USA su tecnologia Ecofining eni/Honeywell-UOP, e l’altra metà è gasolio di alta qualità proveniente dalla raffineria di Sannazzaro.

I risultati delle prove sono stati eloquenti: il passaggio da un combustibile all’altro è avvenuto senza alcuna variazione delle prestazioni e dei parametri termodinamici dei motori di propulsione e dei generatori. La riduzione misurata delle emissioni di anidride carbonica e di emissioni inquinanti è in linea con le attese. Il nuovo prodotto è compatibile con le macchine e con i circuiti esistenti senza apportare alcuna modifica e senza adottare particolari accorgimenti.

Per il 2014 la sperimentazione proseguirà coinvolgendo più unità navali con propulsori di diverse caratteristiche. Saranno pertanto utilizzati quantitativi maggiori di prodotto (circa 150 metri cubi) a partire dal Green Diesel™ che sarà prodotto nella Bioraffineria Eni di Venezia, in avviamento nei primi mesi del 2014.

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Fonte e foto: Marina Militare

Elogio dello spread giuridico e di altre beltà progressiste

By Cybergeppetto

Come sarebbe bello se lo spread premiasse le sentenze con le quali la magistratura, soprattutto quella permanentemente dedicata a sanzionare i nemici del progresso, ribadisce il concetto di legalità verso coloro che non vogliono capire che, dura lex sed lex, l’Italia è un paese così fico che la legge può decidere di mandare in galera gli oppositori politici non già qualificandoli come “sovversivi”, ma bollandoli come criminali comuni.

Basterebbe una sentenza alla settimana per ridurre gli interessi sul debito, tanto di queste cause se ne fanno ormai da vent’anni, ne sa qualcosa Bettino Craxi e sarà bene che ci rifletta anche il successore di Mister B. Non ci vorrà molto, appena spunta, a capire da quale parte soffia il vento giudiziario.

Peccato che i mercati finanziari siano così attaccati al denaro, evidentemente non colgono il significato di certe maratone giudiziarie: l’Italia è la culla del diritto, sarà per questo che il diritto italiano, e in particolare quello “ambrosiano”, è l’unico che riesce a motivare in lunghe sentenze la chiusura di quasi tutti i partiti politici, anche se, bisogna dirlo, almeno uno ha resistito. Evidentemente i broker internazionali, dediti alla compravendita di titoli di stato, non capiscono quanto sia sublime una sentenza che dichiara incostituzionale l’esclusione da una fabbrica di un sindacato che non rappresenta nessuno là dentro, e che magari perde anche le consultazioni interne all’azienda.

Il diritto, soprattutto quello del lavoro, è così avanzato da stabilire che un operaio che blocca una linea di produzione non è un sovversivo che depreda il PIL, ma è un combattente per la libertà assetato di diritti, soprattutto se i suoi glieli pagano gli altri.

È una vera jattura il fatto che i gestori di fondi “private equity” non capiscano quanto sia avanzato il nostro paese, quanto siano progredite le nostre “baby pensioni” degli anni Settanta, quanto siano “strategiche” le nostre aziende a partecipazione statale (ENI, ENEL, FINMECCANICA), quanto sia efficiente la nostra pubblica amministrazione.

Peccato che i gestori di fondi d’investimento su scala globale non capiscano quanto sia grande un paese di cultura come la nostra, non dico che debbano conoscere Dante Alighieri, ma almeno potrebbero rendersi conto che la penisola ha dato i natali a Dario Fo, noto premio Nobel, e a Maurizio Crozza, leader indiscusso della sinistra. Magari capirebbero che è importante finanziare certi carrozzoni… ehm, organismi culturali, che rischiano di morire perché, boia il governo ladro, non sono finanziati per film edopere teatrali “impegnate”, culturali e piene di ottima ideologia pre-muro di Berlino. La visione di queste opere sarebbe così profittevole per i banchieri che si potrebbe pensare a una discesa dei tassi d’interesse e a un aumento del credito, magari a fondo perduto.

È veramente strano il fatto che, mentre in Italia si passa il tempo a magnificare le conquiste sociali e ogni sorta di beltà della nostra nazione rispetto al mondo, all’estero siano così ingrati da non capire quanto siamo bravi e si ricordino di noi solo per spillarci dei folli interessi sul debito che finanzia le “conquiste sociali” che non siamo in grado di pagarci.

Cybergeppetto

p.s.: Un amico straniero mi ha chiesto come mai mandiamo in galera Mister B. Per far vedere che sono un bravo italiano io gli ho chiesto: “Perché, voi che gli fate agli oppositori politici, non li insultate chiamandoli criminali, giaguari, caimani, psiconani come lui? Li lasciate in libertà?”