Giampaolo Di Paola

CESIVA: training, sperimentazione e Forza NEC ma anche obiettivo EU in ambito PESCO

Da punto di riferimento per il training e l’approntamento di Grandi Unità a vero e proprio European Training Certification Centre for European Armies. Sì, perché, diciamolo subito, il Centro Simulazione e Validazione dell’Esercito (CESIVA) ha un livello di ambizione ben definito in dimensione europea, che si colloca nell’ambito della PESCO e si concretizza in un progetto che vede l’Italia leader a Bruxelles, appoggiata per ora dalla Grecia.

Se questo progetto si realizzasse, il CESIVA dovrebbe affrontare una riconfigurazione tale da permettere una decisa internazionalizzazione del centro.

La Caserma Giorgi, dove a Civitavecchia ha sede, verrebbe in parte ricondizionata per arrivare a un modello sulla linea del centro NATO di Bydgoszcz, in Polonia.

Attualmente il CESIVA – che è retto da un generale a due stelle (ora il Generale di Divisione Roberto D’Alessando) e che dipende dal Comando per la Formazione, Specializzazione e Dottrina dell’Esercito (COMFORDOT) ma con l’ambizione di passare sotto la dipendenza del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito (Capo di SME), come sembra del resto già in orientamento – è stato ispirato ai modelli dei centri NATO di Stavanger (Norvegia) e, appunto, di Bygoszcz, secondo quanto indicato nella Linee di indirizzo del Capo di SME 26 marzo 2018.

Nel 2018 ha addestrato 1.057 militari in ambito constructive CPX-CAX (esercitazioni per posti comando, Command Post Exercise e Computer Assisted Exercise) provenienti dalle brigate Friuli, Garibaldi, Julia, Pinerolo, Taurinense e dai reggimenti 5° Alpini e 8° Artiglieria, e destinato ai teatri operativi di Afghanistan, Kosovo, Libano, oltre che al bacino JRRF (Joint Rapid Response Forces).

Nello stesso anno il personale addestrato nei centri di addestramento tattico (CAT) si attesta a 2.513 unità (Bluefor) e 711 unità (Opfor) per un totale di 21 sessioni di training.

I numeri per ambire a una riconfigurazione a livello europeo ci sono dunque tutti. Di più: “gli strumenti tecnici e la professionalità li abbiamo, occorre ulteriore personale e, soprattutto, servono risorse finanziarie”, ha reso noto il Gen. B. Manlio Scopigno, vicecomandante del CESIVA.

Per meglio focalizzarsi sul progetto European Training Certification Centre for European Armies, il Centro ha programmato una conferenza per il prossimo mese di luglio incentrata sul progetto già presentato in ambito PESCO e in attesa di almeno un altro paio di adesioni oltre alla Grecia, questo per poter ottenere un finanziamento che consenta la realizzazione dell’obiettivo di crescita, ha spiegato il Gen Scopigno.

In poche parole, se non vi fossero altre adesioni al progetto, allo stato attuale l’Italia dovrebbe finanziarsi da sola. Qualcosa in termini di interessamento, tuttavia, si sta muovendo a livello tecnico-tattico, come si apprende, manca però il supporto politico che, se la visione strategica non difetta, non può non arrivare.

Al momento il Centro continua a rappresentare un punto di riferimento in ambito nazionale nel settore della simulazione addestrativa. Valuta le capacità di pianificazione e di condotta dei posti comando delle unità, concorrendo all’approntamento di quelle designate all’impiego fuori del territorio nazionale, e sperimenta le componenti del programma di digitalizzazione dell’Esercito.

Valutazione e sperimentazione sono infatti i punti cardine dell’attività del CESIVA, come indica in dettaglio la sua mission nell’esporne i compiti:

o             Valutare le capacità di pianificazione e condotta delle operazioni militari dei posti comando delle unità dell’area operativa del livello ordinativo di reggimento, Brigata e Divisione;

o             Valutare le capacità di pianificazione e condotta delle operazioni militari delle unità dell’area operativa del livello ordinativo plotone, compagnia e battaglione/reggimento;

o             Sperimentare i prodotti dei progetti di sviluppo ovvero di ammodernamento dei sistemi informatici per le aree C4ISTAR e per la simulazione.

L’obiettivo è concorrere all’approntamento generale ovvero specifico delle Unità dell’area operativa dell’Esercito Italiano, passando da una capacità attuale dell’area addestrativa di 140 postazioni di lavoro a un totale di 540, con un incremento di 400 unità.

Un’ulteriore ambizione del Centro è rappresentata dal divenire il punto di coordinamento per lo sviluppo degli scenari esercitativi e per crearne di specifici, cosa che allo stato attuale viene eseguita invece da ogni singolo ente in base alle proprie esigenze. Un salto di qualità che nel 2020 dovrebbe divenire realtà di pari passo alla possibilità di creare e condurre esercitazioni congiunte senza spostarsi dalla sede.

Lo sviluppo successivo è l’inserimento in attività di carattere internazionale, un passo che renderebbe possibile l’obiettivo di networking and federation e con esso la valorizzazione del CESIVA così come auspicato dalle linee di indirizzo del CaSME della fine dello scorso anno.

Una volta consolidata questa struttura non ci sarebbero limiti allo svolgimento di attività la cui training audience potrebbe quindi essere costituita da figure civili e non soltanto militari. Ecco allora spiegata la potenzialità del Centro, che potrebbe allora estendersi anche a esercitazioni di natura civile o a test di piani di contingenza in caso di emergenze. Da qui l’innalzamento del livello di ambizione fino all’ambito PESCO.

Tornando alle attività di training del settore militare, va detto che i numeri raggiunti dal CESIVA sono testimonianza della validità del sistema costruito, che prevede un addestramento di tipo Live, Constructive e Virtual.

Con Live si intende l’addestramento di comandi e unità sul terreno (persone reali, scenario reale, effetti del fuoco simulati); con Constructive l’addestramento di comandi e staff (unità simulate operano in ambienti operativi simulati su input di persone reali): Virtual, infine, è l’addestramento individuale o in team per persone reali in ambiente operativo simulato (ambiente sintetico).

Tutte le performance dei soggetti esercitati sono poi valutate da team di valutatori. Non solo, l’intero sistema di simulazione viene sottoposto a valutazione da parte del Centro.

Qui, nella Caserma Giorgi di Civitavecchia, si sperimenta il progetto Forza NEC.

Per chi segue questo blog, parlare di questo progetto – o di Soldato Futuro, o di capacità netcentric e di net-centric warfare – significa tornare ad articoli vecchi di quattordici anni. Un chiaro riferimento è stato fatto da queste pagine nel 2006, riportando un convegno intitolato “Il soldato del futuro”, tenuto al Centro alti studi Difesa (Casd) di Roma il 22 marzo di quell’anno, e riprendendo il concetto di net-centric warfare di cui si era parlato nel 2005 durante i festeggiamenti per il 144° anniversario dell’Esercito Italiano.

In quell’occasione – era il 3 maggio 2005 – l’allora Capo di SME dell’Esercito, Generale Giulio Fraticelli, aveva fatto riferimento all’aspetto qualitativo dell’Esercito, in cui tecnologia e standard addestrativi e operativi sono sempre più orientati alle dimensioni di multinazionalità e interoperabilità.

“La situazione appare accettabile – sosteneva allora, nel 2005, il Gen. Fraticellianche se occorre fare di più nel comando e controllo, soprattutto in quella che oggi viene definita capacità net-centric”.

“Il convegno sul ‘soldato del futuro’scrivevo il 20 aprile 2006ha fatto emergere l’importanza della persona: il militare equipaggiato di armi e materiali innovativi è un professionista dal profilo culturale elevato. Motivato, adeguato alla vita militare e al successivo rientro nella vita civile. Questa è la nuova figura di soldato che entrerà a far parte della rete di interconnessione chiamata net-centric warfare”.

Un solido progresso è stato fatto per quanto riguarda la partecipazione diretta allo sviluppo dettagliato dei prodotti che realmente servono: se nel 2015 l’Esercito non era in grado di configurare la struttura di questo sistema – ha ricordato il Capo Ufficio Sperimentazione, Col. Raffaele Schena – a partire dal 2016/17 il CESIVA ha configurato un’architettura complessa senza più l’ausilio dell’industria.

Ora il Centro è l’hub dei 7 laboratori ITB (Integration Test Bed) che eseguono test sui sistemi hardware forniti da Leonardo e che lavorano ognuno sulla base della propria specificità con l’interconnessione come obiettivo, al fine di effettuare attività congiunte, creare scenari per attività sperimentali e stimolare così i sistemi C2 (comando e controllo).

Il sistema Forza NEC rimane concentrato sul suo obiettivo originario, ossia sull’interconnessione: elemento già visto in passato a sostegno di tutto il progetto che nel 2006, nelle parole dell’allora Capo di Stato Maggiore della Difesa, Ammiraglio Giampaolo Di Paola, partiva dalla consapevolezza dell’avvenuta mutazione degli scenari di sicurezza e, dunque, dalla necessità di prediligere gli elementi expeditionary, joint e combined.

Era il momento, si pensava, di sfruttare i progressi tecnologici in virtù del concetto di Network Centric Warfare (NCW), sviluppato in area statunitense e ripreso dagli inglesi con la definizione di Network Enabled Capability (NEC).

Sviluppare i due concetti con l’obiettivo di mantenere una superiorità dell’informazione richiedeva comunque un adeguamento delle piattaforme e dei sistemi in uso fino al completo rinnovamento.

Anche perché l’obiettivo di interconnettere i sistemi C2 delle Forze Armate in un’unica rete, in modo da ottenere la loro interazione per raggiungere un’integrazione a livello strategico, si sarebbe realizzato tramite una architettura di Comunicazione, Comando e Controllo e Computer (C4), oltre alla digitalizzazione degli equipaggiamenti delle Forze Armate per connetterli alla rete stessa, ricorda il Col. Schena.

Dal 2006 al 2014, uno studio di fattibilità, unitamente a un project definition, con implementazione a tre spire (concetto di spirale come continua evoluzione e avanzamento), ragionava su una forza terrestre NEC di livello divisionale articolata su 3 brigate digitalizzate, 1 landing force digitalizzata e relativi supporti.

Nel 2010 il concept development & experimentation, inserito come risk reduction phase, prevedeva una spesa di 800 milioni di euro in attività di R&S per realizzare le capacità idonee a testare l’architettura C4ISTAR di una forza digitalizzata e l’implementazione di un ITB Forza NEC.

Successivamente il progetto viene rivisto riducendo le brigate a 2, anziché 3, e mantenendo comunque la landing force.

Il concept development & experimentation, ancora in corso, ha posto quattro obiettivi da realizzare entro il 2021, momento in cui si tireranno finalmente le somme dovendo valutare le questioni di carattere finanziario: Progettazione architetture target e implementazione dei sistemi C4ISTAR di Forza NEC; Integration Test Bed per la Forza NEC; avvio programmi di industrializzazione e realizzazione pre-serie; fornitura principali sistemi C4ISTAR e C2N.

Il progetto rimane il programma di punta per la trasformazione e l’ammodernamento delle Forze Armate, e ogni sei mesi il Capo di SMD viene informato dello stato di avanzamento.

Attualmente si lavora all’estensione della rete di sensori, dal singolo soldato, alla squadra e via fino alla brigata, per arrivare alla divisione.

L’integrazione tra strumenti e unità avviene in collaborazione con l’industria con l’obiettivo di arrivare al prodotto finito attraverso la sperimentazione e la progressione in un’ottica di riduzione del rischio. Gli stress test, di cui uno è in programma in Puglia a fine maggio, avvengono al poligono, presso le unità.

In laboratorio, invece, si stanno eseguendo anche test con modelli cyber, creando attacchi e generando contromisure. Mentre il simulatore operativo rimane il VBS3.

Inevitabile che una volta completata l’integrazione, il prodotto finito faccia nascere nuove sfide in ambito dottrinale. Se in passato, infatti, la radio la faceva da padrona nelle comunicazioni, con il completamento del progetto Forza NEC entrano in gioco anche le e-mail, le chat e tutti quei mezzi di comunicazione che potrebbero rappresentare il rischio di bypassare tutta la catena C2. Un rischio già tuttavia calcolato e già allo studio, che si esplica per ora in una risposta di cross domain solution, il MILS (Multiple Independent Levels of Security). Una soluzione che unisce due diversi livelli di classifica a determinate condizioni.

Anche quest’ultimo verrà testato a maggio, nell’ambito di una progressione ormai lanciata che vedrà sicuramente il CESIVA protagonista delle prossime sfide del virtual training anche in dimensione europea.

Paola Casoli

Marina Militare: apertura dell’Anno Accademico 2013-2014 all’Accademia Navale di Livorno, l’Università del mare

Oggi, giovedì 31 ottobre, alle 11, nell’Accademia Navale di Livorno ha inizio la cerimonia di apertura dell’anno accademico 2013-2014.

L’annuale appuntamento è presenziato dal Capo di stato maggiore della Marina Militare, ammiraglio Giuseppe De Giorgi, e vede la partecipazione di autorità, civili, militari e religiose della Città e della Provincia di Livorno, oltre agli addetti militari e navali stranieri accreditati in Italia e rappresentanti del mondo culturale e universitario degli Atenei di Pisa, Firenze, Genova, Napoli e Trieste, ovvero delle Università convenzionate con l’Accademia Navale per l’attuazione dell’iter di studi dell’Ufficiale della Marina Militare.

La tradizionale lectio magistralis  sarà tenuta dell’ammiraglio Giampaolo Di Paola, ex ministro della Difesa. Interverranno il Comandante dell’Accademia Navale, ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, e il Capo di stato maggiore della Marina.

Nel corso della manifestazione saranno conferiti i riconoscimenti agli ufficiali, aspiranti e allievi dei corsi normali che si sono distinti negli studi e in attitudine professionale nel corso dell’Anno Accademico 2012-2013. Inoltre, a testimonianza del forte legame che unisce la nostra e molte Marine estere, avrà luogo la consegna dei premi promossi dalle Marine di Argentina, Brasile, Cile, Egitto, Francia, Grecia, Messico, Perù, Spagna, Tunisia, Turchia e Venezuela.

Con l’avvio dei nuovi percorsi di studio, i futuri ufficiali della Marina Militare acquisiranno un’elevata professionalità che deriva da una preparazione multidisciplinare di rango universitario, che rispettando i criteri di funzionalità con le esigenze della Forza Armata, integra le figure professionali del militare e del manager.

Per i profili culturali e formativi adottati, l’Accademia Navale, con i suoi 132 anni di storia, continua a essere l’Università del Mare.

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Fonte: Marina Militare

Accademia Militare di Modena: giurano gli Allievi Ufficiali del 194° corso Coraggio

Gli Allievi Ufficiali del 194° corso Coraggio hanno prestato giuramento di fedeltà alla Repubblica nell’Accademia Militare di Modena lo scorso venerdì 15 marzo, alla presenza del ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, del Capo di stato maggiore della Difesa, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, del Capo di stato maggiore dell’Esercito, generale Claudio Graziano e del Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, generale Leonardo Gallitelli.

Durante il suo intervento, il ministro Di Paola ha posto l’accento sui valori coltivati nel prestigioso istituto di formazione: “qui in Accademia apprenderete l’arte del Comando, ma, ancora più importante, imparerete a diventare donne e uomini veri. Tra queste mura intrise di storia verranno riconfermati approfonditi e vissuti quei valori come Onestà, Fiducia, rispetto, impegno a dare prima che a chiedere, coscienza dei propri doveri non solo dei diritti. Questi valori sono il fondamento di una Nazione. La nostra Nazione”.

Il Capo di stato maggiore della Difesa, ammiraglio Binelli Mantelli, rivolto agli allievi, ha sottolineato come “i nostri figli sono le frecce che lanciamo verso il futuro. Le Forze Armate investono sui giovani e ai giovani affidano le loro fortune. Le Forze Armate rappresentano un’eccellenza e un punto di forza dell’intero Paese”.

Il Capo di stato maggiore dell’Esercito, generale Claudio Graziano, dopo aver ringraziato il ministro Di Paola, il Capo di stato maggiore della Difesa, il sottosegretario degli Esteri, Staffan De Mistura, e l’amico Leonardo Gallitelli, “per essere qui oggi, nella casa madre degli Ufficiali dell’Esercito italiano e dell’Arma dei carabinieri”, ha rivolto agli allievi un incoraggiamento: “L’atto solenne di oggi rappresenta un altissimo onore e, insieme, un grande onere di cui dovete essere profondamente orgogliosi, ma anche pienamente consapevoli. La parte più gratificante della vostra carriera militare si svolgerà presso i reggimenti e le brigate che costituiscono il centro di gravità e l’autentica ragion d’essere della forza armata. Brigate dell’Esercito destinate a essere proiettate e impiegate nei teatri operativi di oggi e del futuro ed è per questo che su tale componente operativa sono state concentrate la maggior parte delle risorse disponibili”.

Il generale Graziano ha poi proseguito affermando che “nella situazione che stiamo attualmente vivendo, noi abbiamo un unico dovere: essere di esempio al Paese per coesione e disciplina. La forza dell’Esercito consiste nel poter contare su uomini e donne che sanno intravedere in ogni sfida un’opportunità evolutiva e un’occasione per migliorare se stessi, la nostra Forza armata e l’intero paese”.

Nel suo intervento, il Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, generale Leonardo Gallittelli, ha ricordato “la gratuità del dare, propria di chi porta le stellette”, e, rivolgendosi agli allievi, ha sottolineato: “sarete un riferimento per tutta la comunità nazionale, perchè a voi, la gente guarda con fiducia, e voi sapete esprimere quella fiducia nel futuro che oggi sembra essersi affievolita”.

Il 194° corso è dedicato al generale Rosario Aiosa, medaglia d’oro al valor militare, massima espressione del “coraggio” da cui prende appunto nome il corso che ha appena giurato. Il generale Aiosa ha partecipato alla cerimonia in qualità di “padrino” del corso.

Il 194° corso è composto da 198 allievi Ufficiali, di cui 24 donne. Tra questi, nove sono gli allievi provenienti dai Paesi stranieri: Afghanistan, Giordania, Armenia, Tailandia, Azerbaigian, Niger.

L’Accademia Militare, comandata dal generale dell’Esercito Giuseppe Nicola Tota, fu istituita il 1° gennaio del 1678 con il nome di Reale Accademia, ed è l’Istituto militare di formazione più antico del mondo, precedendo l’Accademia Russa di San Pietroburgo, la Royal Military Academy, l’École Royale Militaire e West Point.

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Fonte: stato maggiore dell’Esercito

Foto: stato maggiore dell’Esercito

UNIFIL, Libano: il ministro Di Paola in visita ai caschi blu italiani, “fondamentali elementi di stabilizzazione”

Il ministro della Difesa, onorevole Giampaolo Di Paola, si è recato in visita lo scorso 10 marzo in Libano accompagnato dal Capo di stato maggiore della Difesa (CaSMD), ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, e dall’ambasciatore Giuseppe Morabito. Ad accoglierlo all’eliporto della base di Naqoura, il Force Commander e Head of Mission di UNIFIL, generale Paolo Serra.

Nel corso dell’incontro con il Force Commander, il ministro ha espresso parole di apprezzamento per la meritoria opera svolta dal personale delle Forze Armate Italiane impegnate nel quadro del delicato mandato contenuto nella risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza dell’ONU, sottolineando come l’elevato contributo fornito dai peacekeeper italiani alla missione sia fondamentale per garantire la stabilità del paese in un contesto regionale molto delicato.

L’onorevole Di Paola ha manifestato la propria soddisfazione per i risultati conseguiti dal personale dispiegato in ambito UNIFIL, evidenziando come il lavoro svolto dagli uomini e dalle donne appartenenti a tutte le Forze Armate sia sempre molto apprezzato da tutte le autorità politiche e militari, nazionali e internazionali, ma soprattutto dalle autorità e dalla popolazione del Libano.

La visita è proseguita presso la base militare italiana di Shama, dove il generale Antonio Bettelli, comandante del settore ovest di UNIFIL attualmente su base brigata aeromobile Friuli, ha accolto il ministro Di Paola, che ha incontrato e salutato i caschi blu del contingente nazionale sottolineando l’importanza del ruolo stabilizzatore svolto da UNIFIL nel contesto regionale.

L’Italia contribuisce alla missione UNIFIL con circa 1.100 soldati e fornisce 4 elicotteri per il supporto aereo. Complessivamente la missione si compone di circa 12mila peacekeeper provenienti da 38 differenti nazioni.

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Fonte: UNIFIL MPIO, UNIFIL Sector West

Foto: UNIFIL MPIO, UNIFIL Sector West

I “fratelli invincibili” dell’ippica ricevono decorazione da CaSMD: i trionfi dei D’Inzeo simbolo di rinascita dell’Italia nel dopoguerra

Nella mattina del 4 marzo scorso, alla presenza del ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, il Capo di stato maggiore della Difesa (CaSMD), ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, ha conferito la Decorazione d’Onore Interforze dello stato maggiore della Difesa a Piero e Raimondo D’Inzeo, i due leggendari “fratelli invincibili” che, con i trionfi conseguiti in Italia e all’estero nell’arco di oltre un ventennio, hanno contribuito a consolidare il nome dell’ippica nazionale nel mondo.

La cerimonia si è svolta presso la Sala degli specchi di Palazzo Caprara, sede dello stato maggiore della Difesa.

Ufficiali rispettivamente nell’Arma di Cavalleria e dei Carabinieri, Piero e Raimondo D’Inzeo hanno partecipato a ben otto edizioni consecutive dei Giochi olimpici, dal 1948 al 1976, riportando, in particolare, un autentico trionfo ai Giochi Olimpici del 1960 a Roma, quando Raimondo conquistò la medaglia d’oro e Piero la medaglia d’argento nel Gran Premio di salto ostacoli.

Nel conferire la decorazione, “un segnale attraverso il quale ricordando il passato si acquisisce la forza per affrontare il futuro”, l’ammiraglio Binelli Mantelli ha ringraziato i fratelli D’Inzeo per aver rappresentato la rinascita dell’Italia nel secondo dopoguerra con la loro maestria e signorilità, esattamente come oggi fanno i nostri uomini e donne impiegati nelle missioni internazionali.

A chiusura dell’incontro il ringraziamento di Piero D’Inzeo, il maggiore dei “fratelli invincibili”, sempre a disposizione del Tricolore, oggi come nel 1948.

La decorazione d’Onore Interforze dello stato maggiore della Difesa è un riconoscimento ad honorem che viene conferita a personale sia militare (in servizio o in quiescenza) sia civile, nazionale o straniero, che abbia contribuito ad accrescere il prestigio dell’Istituzione militare.

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Fonte: stato maggiore della Difesa

Foto: stato maggiore della Difesa

Dai francobolli agli elicotteri. Sono sempre gli interessi di bottega a prevalere

By L’Anacoreta

Qualche giorno fa ero in treno e stavo rientrando a Roma al termine di una attività condotta presso la sede italiana di una grossa azienda internazionale, quando, leggendo un articolo dal titolo “Monti vuole Sarmi e non Di Paola” (tratto da Milano Finanza), ho provato una sensazione di estremo sconforto, direi quasi di disperazione.

Adesso vi spiego il perché di tale stato d’animo.

Con i miei due colleghi avevamo appena concluso un ciclo di formazione rivolto ai dirigenti di questa azienda, il cui tema centrale era stato quello di orientare il gruppo a finalizzare le capacità e le competenze in possesso dei suoi executive, evitando che queste potessero essere disperse assegnando loro funzioni e responsabilità organizzative esclusivamente in base a criteri di scelta rispondenti a logiche di bilanciamento delle correnti interne al gruppo stesso.

In sintesi: se sei stato responsabile del settore risorse umane in un comparto della società prettamente a orientamento industriale, non puoi passare sic et simpliciter a essere responsabile del settore marketing e vendite nell’ambito alimentare! Personalmente ero molto soddisfatto in quanto l’attività aveva avuto un feedback estremamente positivo: i nostri committenti avevano accettato e condiviso tale concetto organizzativo.

Immaginate, invece, la mia delusione quando ho letto l’articolo di MF dove si riportavano le manovre politiche che si sono scatenate per definire i nuovi vertici di Finmeccanica dopo la brillante uscita di scena di Giuseppe Orsi!

Per ricapitolare il contenuto dell’articolo, la situazione descritta è la seguente.

Nella corsa a individuare i nuovi vertici di Finmeccanica, il PD vorrebbe portare al timone del gruppo l’ammiraglio Giampaolo Di Paola, attuale ministro della Difesa.

Il candidato è perfetto: è un esperto di settore (da militare ha ritenuto indispensabile dotare le nostre forze armate di una seconda portaerei), in più è diventato un navigato politico in quanto, durante il suo mandato come ministro, ha parlato e promesso molto ma alla fine non sembra che abbia realizzato in concreto granchè (ha quindi mantenuto lo status quo indispensabile a far sopravvivere questo sistema politico che molto parla e poco fa!). Ma purtroppo esiste un ostacolo.

Infatti, c’è una legge del 2004 che sancisce che debba passare almeno un anno prima che un ex-ministro possa ricoprire incarichi di vertice in società pubbliche o private.

Tuttavia (dato che il candidato “è molto stimato anche dal capo dello Stato”), in totale assenza di una qualsiasi forma di pudore, il partito di Pier Luigi Bersani (il candidato dell’onestà a cui affidare il futuro del nostro paese) ha trovato la soluzione per aggirare tale inopportuno e, direi, berlusconiano cavillo normativo.

Lo strumento che i Bersani & C. hanno pensato per risolvere il problema è quello di varare un apposito decreto che, raccogliendo “il consenso anche delle altre forze politiche”, consenta il passaggio diretto del nostro Ammiraglio da una poltrona all’altra.

In questo modo ancora una volta la ragion di stato (e gli interessi di bottega, soprattutto) trionfano sulle leggi, dimostrando che nel nostro paese si può fare tutto e il contrario di tutto, basta che ci sia l’interesse di un partito o di una parte politica!!!!

Il premier Monti, però, non ci sta e fa sapere che la sua scelta ricadrebbe invece sui nomi di manager pubblici quali Massimo Sarmi (Poste Italiane) e, in seconda battuta, Antonio Mastrapasqua (INPS).

Il criterio di queste possibili candidature non è chiaro, entrambe provengono dalla Sapienza e non dalla Bocconi (è una pecca grave ma, si sa, l’eccezione fa la regola), non hanno operato nel settore specifico di Finmeccanica (maggiore industria del settore Difesa), non hanno problemi di essere riciclati in quanto non sono ministri di un governo dimissionario, chissà …….?

Fermo restando che non metto in dubbio né l’onesta dei candidati né le loro capacità professionali, il mio sconforto è dovuto ai seguenti fattori.

In primo luogo mi colpisce e mi offende la totale assenza, anche minima, di dignità che continuano a dimostrare gli esponenti politici che governano questo paese, quando si fanno beffe del rispetto delle regole che proprio loro stessi hanno approvato e si sono dati.

Se una qualche legge intralcia il conseguimento dei loro interessi di casta e di bottega, allora, calpestando tutto e tutti, la cambiano subito senza pensarci, anzi, lo giustificano come una eccezione indispensabile (anche Machiavelli si rivolterebbe nella tomba davanti a una tale sfacciataggine).

In secondo luogo sono esterrefatto dalla leggerezza con la quale chi governa il paese pretende di spostare un dirigente da un settore a un altro completamente differente, assumendo come scontato che si possa passare tranquillamente dalla gestione dei francobolli a quella degli elicotteri!

Terzo e non ultimo, come contribuente mi fa arrabbiare che nessuno si preoccupi che la Finmeccanica, sbandierata da alcuni giornalisti come “’eccellenza italiana invidiata nel mondo”, sia costretta a pagare 51 milioni, dicasi 51 milioni di euro, per piazzare una commessa di dodici elicotteri.

Se, come ha detto l’ex presidente Orsi, lui ha agito nell’interesse dell’azienda, allora mi viene il sospetto che il prodotto della Finmeccanica non sia assolutamente concorrenziale se necessita di avere una promozione di 51 milioni di euro in bustarelle e che, quindi, questa sbandierata perla di azienda di stato non sia altro che un grosso bluff.

E come contribuente mi riesce difficile accettare di dover mantenere in vita qualche cosa che, alla fine, produce un prodotto di design: bello, ma che non si vende perché non è buono!

Io come cittadino mi vergogno di questa situazione che offende e svilisce il mio paese, purtroppo però da episodi come questo constato che la nostra classe dirigente – presa nel suo insieme senza distinzione alcuna di bandiera o schieramento – ha perso qualsiasi scrupolo e ha abiurato a qualsiasi forma di ritegno morale, dimostrando di essere pronta a tutto pur di pervenire a soddisfare logiche di parte scollegate da qualsiasi razionalità organizzativa.

Calpestare le leggi con l’adozione di provvedimenti ad personam o nominare il presidente di una azienda pubblica in base a valutazioni contrarie a qualsiasi criterio organizzativo, e in assenza di una visione funzionale concreta, sono modalità non degne di una classe dirigente che vuole governare, o che è convinta di essere deputata a governare un paese civile.

L’Anacoreta

Foto: Getty Images/lettera43

Il CaSMD gen Abrate al cambio del CaSMM: chi serve nelle Forze Armate non sarà mai lasciato solo

Si è svolta ieri, 28 gennaio, presso lo stato maggiore della Marina, la cerimonia di avvicendamento tra l’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli e il parigrado Giuseppe De Giorgi al vertice della Marina Militare.

All’evento erano presenti il ministro della Difesa, ammiraglio Giampaolo Di Paola, il Capo di stato maggiore della Difesa (CaSMD), generale Biagio Abrate, e numerose autorità civili, militari e religiose.

L’ammiraglio Binelli Mantelli  lascia “il timone della Marina, la grande e generosa famiglia di cui ho fatto parte fin da adolescente, consapevole di aver ricevuto, in ogni incarico, molto più di quanto io stesso non abbia saputo dare. Cercherò di servire, – ha proseguito l’ammiraglio Binelli Mantelli –  con lo stesso entusiasmo e la stessa dedizione,  una famiglia ancora più grande, quella di tutte le Forze Armate e della Difesa”.

Nel suo intervento, l’ammiraglio De Giorgi ha chiesto ai suoi uomini, donne, militari e civili che in 40 anni di carriera sono stati “maestri e fonte di ispirazione professionale e morale”, oltre che “sostegno nel momento del bisogno”, uno sforzo utile a realizzare “la trasformazione strutturale” della Marina, “fare di più con meno”, ha sottolineato il nuovo Capo di Stato Maggiore della Marina – confermando che la priorità “sarà data al personale, primo assetto portante della Forza Armata”.

Il generale Abrate, nel corso del suo intervento, ha sottolineato come “gli uomini e le donne della Marina Militare, così come dell’Esercito, dell’Aeronautica e dell’Arma dei Carabinieri, che in Italia e in ogni parte del mondo onorano il Tricolore, sovente in contesti operativi severi, sono certi di poter contare su una guida, costante, competente e sensibile, che non li lascerà mai soli, soprattutto nei momenti più difficili”.

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Marina Militare, cambio al vertice dello stato maggiore: l’ammiraglio De Giorgi avvicenda il collega Binelli Mantelli (28 gennaio 2013)

Fonte: stato maggiore Difesa

Foto: stato maggiore Difesa

Auguri di Natale in videoconferenza ai militari dispiegati dal Presidente Napolitano e dal ministro Di Paola

Oggi, 20 dicembre 2012, alle 16,30, nel Comando Operativo di vertice Interforze (COI) di Roma, in via di Centocelle, precisamente all’interno dell’ex aeroporto militare di Centocelle Francesco Baracca, il Signor Presidente della Repubblica, accompagnato dal Signor Ministro della Difesa, rivolgerà, in videoconferenza e alla presenza dei media che riterranno di partecipare, il tradizionale messaggio augurale per le prossime festività ai militari italiani impegnati nei teatri di operazioni internazionali.

Fonte: stato maggiore della Difesa

Foto d’archivio difesa.it

Sottufficiali Esercito Italiano: oggi a Viterbo l’inaugurazione dell’Anno Accademico. Le foto

Questa mattina, 7 dicembre, nella Scuola Sottufficiali dell’Esercito di Viterbo, ha avuto luogo la cerimonia di apertura dell’anno accademico 2012 – 2013 alla presenza del ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola e del Capo di stato maggiore dell’Esercito, generale Claudio Graziano.

Dopo una breve introduzione del comandante della scuola, generale Roberto Ranucci, è intervenuto l’astronauta Paolo Nespoli, ex incursore e ufficiale della Riserva dell’Esercito, con la prolusione dal titolo “Sei mesi fuori dal mondo”.

L’astronauta Nespoli, che ha frequentato la Scuola Sottufficiali trentadue anni fa, ha sottolineato “l’importanza  della formazione e dell’addestramento militare che lo hanno aiutato ad allargare i propri orizzonti e a trovare le soluzioni più idonee a superare gli ostacoli che ha incontrato nel corso della propria vita”.

L’astronauta è stato salutato con affetto dal generale Graziano, che lo ha ringraziato per l’interessante prolusione e per il lustro che continua a dare alla professione militare nella sua nuova professione di astronauta.

Il Capo di stato maggiore dell’Esercito ha poi ringraziato il ministro Di Paola, per la sua partecipazione “che ha conferito particolare solennità alla cerimonia”; il senatore Mauro Del Vecchio; la senatrice Laura Allegrini; il sindaco Giulio Marini; il prefetto di Viterbo, Antonella Scolamiero, e il rettore dell’Università della Tuscia, professor Marco Mancini, perché con la loro presenza testimoniano la vicinanza delle istituzioni alle Forze Armate e all’Esercito.

Rivolgendosi poi agli allievi, il generale Graziano ha rimarcato come “la figura del maresciallo, quale junior leader, nel contesto degli attuali scenari d’impiego è un elemento cardine e irrinunciabile. I marescialli, che l’Esercito impiega principalmente come comandanti di plotone, peculiarità unica in ambito della NATO, hanno saputo fornire un contributo qualificante e prezioso, come il maresciallo Mauro Gigli (promosso sottotenente) caduto in Afghanistan e decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare”.

“Le sfide che vi attendono – ha aggiunto il generale Graziano – non devono intimorirvi, bensì̀ devono essere uno sprone ad agire con maggiore determinazione. Voi dovrete essere attori del cambiamento”.

Il ministro Di Paola, nel suo intervento, ha ricordato che “la parola maresciallo viene dall’arabo ed è l’insieme delle due parole marah, cavallo, e shalk, custode: custode del cavallo, che nel mondo arabo è il patrimonio più importante. Voi siete custodi degli uomini che vi saranno affidati, delle tradizioni e dei valori che vi saranno trasmessi. Non abbiate paura di conoscere di esplorare, abbiate il coraggio di arricchire il vostro patrimonio di conoscenze. Voi vivete una vita in divisa con il Tricolore al braccio, che sicuramente vale la pena di essere vissuta”.

Al termine, dopo i rintocchi della campana del dovere, il Capo di stato maggiore dell’Esercito ha dichiarato aperto l’Anno Accademico 2012 -2013.

La Scuola Sottufficiali è il polo di formazione per i marescialli dell’Esercito che al termine dell’iter formativo conseguiranno, presso l’Università degli Studi della Tuscia, la laurea di primo livello in Scienze organizzative e gestionali, e, presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, la laurea di primo livello in Infermieristica.

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Fonte: stato maggiore dell’Esercito

Foto: stato maggiore dell’Esercito

Sottufficiali Esercito Italiano: oggi a Viterbo l’inaugurazione dell’Anno Accademico

Oggi, venerdì 7 dicembre, alle 10.30, presso la Scuola Sottufficiali dell’Esercito di Viterbo, sarà inaugurato l’Anno Accademico 2012 – 2013.

Alla cerimonia parteciperanno il ministro della Difesa Giampaolo di Paola, il Capo di stato maggiore dell’Esercito, generale Claudio Graziano, e l’ingegnere Paolo Nespoli, astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), che interverrà con la prolusione “Sei mesi fuori dal mondo”.

Fonte: stato maggiore dell’Esercito

Foto: militariforum.it