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Migranti: la Marina trasferisce a Malta donna all’ottavo mese di gravidanza

20150824_Marina Militare_migranti_Dignity-Grecale (2)Nella notte, fa sapere la Marina Militare con un comunicato stampa, una migrante all’ottavo mese di gravidanza, che faceva parte di un gruppo di migranti soccorsi dalla nave Dignity 1 di Medici senza Frontiere (MSF), è stata trasferita con l’elicottero di nave Mimbelli della Marina Militare presso una struttura sanitaria di Malta.

Il trasbordo è avvenuto con i mezzi della Marina Militare dalla nave mercantile Dignity 1 di MSF alla fregata Grecale in pattugliamento nel Mediterraneo. Successivamente l’elicottero di nave Mimbelli ha trasferito la donna presso un ospedale di Malta.

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Fonte e foto: Marina Militare

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Un anno di Califfato: “spetta a noi decidere se contrastarlo o permettergli di prosperare”

FILE - This undated file image posted on a militant website on Tuesday, Jan. 14, 2014 shows fighters from the al-Qaida linked Islamic State of Iraq and the Levant (ISIL) marching in Raqqa, Syria. The past year, ISIL _ has taken over swaths of territory in Syria, particularly in the east. It has increasingly clashed with other factions, particularly an umbrella group called the Islamic Front and with Jabhat al-Nusra, or the Nusra Front, the group that Ayman al-Zawahri declared last year to be al-Qaida’s true representative in Syria. That fighting has accelerated the past month. (AP Photo/militant website, File)

By Filippo Malinverno

Era il 29 giugno del 2014 quando Abu Bakr al-Baghdadi si autoproclamò Califfo del neonato Stato Islamico, un’entità dai cupi interessi e dalla struttura tutt’altro che ben definita. Uno Stato che, privo di qualsiasi legittimazione politica a livello internazionale, sembrava, almeno inizialmente, una sorta di drôle d’État, uno “Stato per finta”.

Purtroppo non ci volle molto per capire che in realtà questo Is era ben più che una semplice organizzazione terroristica nata da una costola di Al Qaeda in Iraq.

Dopo il primo discorso del Califfo nel luglio 2014 vennero le terribili decapitazioni, poi le conquiste militari, riportate velocemente una dietro l’altra e apparentemente inarrestabili: le ultime a Ramadi e Palmira, quest’ultima patrimonio dell’UNESCO, dei cui tesori non si conosce ancora precisamente il destino.

Oltre alla perdita di Tal Abyad al confine con la Turchia, le uniche note stonate della campagna bellica islamica sono state l’assedio di Kobane, rotto dai miliziani curdi dopo circa quattro mesi, e la riconquista della città di Tikrit da parte dell’esercito iracheno nello scorso aprile.

Troppo poco per costringere le milizie dell’Is alla ritirata, tanto più che in questi ultimi mesi i soldati di Al-Baghdadi hanno evidentemente acquisito una capacità di combattere su più fronti che prima non avevano, senza contare l’ingente aumento di risorse economiche derivato dalle rendite petrolifere, dal mercato nero e dal sostegno finanziario di alcuni paesi senza identità (gli arabi del Golfo?).

Se alle abilità degli islamici uniamo la palese insufficienza delle forze di Assad e di Baghdad, dovuta sì alla scarsità di materiale bellico moderno, ma anche al basso morale delle truppe, scopriamo dunque che, dopo un anno di esistenza, il Califfato di Raqqa non è più solo il gruppo di sanguinari guerriglieri che si pensava.

Di fronte a questa minaccia qual è stata la reazione dell’Occidente?

I raid aerei guidati dalla coalizione a comando americano hanno dato risultati contraddittori: da una parte gli attacchi aerei hanno ostacolato l’espansione territoriale dell’Is, supportando le truppe di terra irachene e siriane (combinazione fino a qui poco fruttuosa), ma dall’altra hanno permesso al Califfo di propagandare contro il demone occidentale e arruolare ancor più soldati alla sua causa, non solo in Medio Oriente.

L’ottimismo sulla buona riuscita dei raid era eccessivo e l’intervento di Europa e Stati Uniti troppo poco incisivo, soprattutto in Siria, dove la strategia della coalizione non ha mai saputo individuare quale fosse il vero nemico (l’Is o Bashar al-Assad?) ed è stata minata da una lacerante ipocrisia: si vorrebbe indebolire il regime siriano, ma il vuoto da esso lasciato rischierebbe di essere colmato dallo Stato Islamico, che attualmente occupa la maggior parte del territorio intorno a Damasco.

Per arginare la sua espansione occorrerebbe un intervento massiccio e deciso, ma l’impiego di truppe di terra appare al momento un’ipotesi lontana e non percorribile: del resto le nefaste esperienze in Afghanistan e Iraq hanno provocato ferite non ancora rimarginatesi. Che fare dunque?

Ho la sensazione che, al momento, nessun leader europeo o americano abbia un’idea precisa sulla giusta soluzione e, quanto meno nel medio periodo, si continueranno a utilizzare bombardamenti aerei in grado solamente di contenere l’esercito islamico, senza costringerlo alla difensiva (almeno fino a quando i siriani e gli iracheni riusciranno a organizzare un’efficace controffensiva).

Il consolidamento dell’Is in Medio Oriente ha portato con sé un’altra evidente conseguenza: una maggiore diffusione del terrorismo fondamentalista nel mondo. Se prima gli attacchi terroristici erano ispirati da organizzazioni clandestine nascoste, ora esiste un punto di riferimento forte e affermato che sostiene attivamente queste iniziative omicide.

Il Califfato islamico costituisce una potentissima calamita per i terroristi di tutto il mondo, non solo incoraggiando gli attentati e rivendicandoli, ma anche attirando a favore della propria causa persone di ogni genere: al di là dell’estrazione sociale, della nazionalità e del credo religioso, sembra che il messaggio di Al-Baghdadi sia in grado di coinvolgere un numero impressionante di seguaci, talmente eterogenei che la stessa missione islamica radicale dell’Is appare come motivazione di facciata utile a coprirne altre.

Ogni miliziano ha i suoi interessi e combatte per il proprio futuro, nascosto dietro il fine ultimo di far trionfare l’Islam: mentre il siriano o l’iracheno combattono per le terre a loro promesse, il jihadista europeo, spesso di origini arabe ma in molti casi privo di legami con questo mondo, combatte contro l’Occidente e tutto ciò che rappresenta, per cercare nuove opportunità o per semplice fanatismo.

Così come esiste la via che conduce aspiranti miliziani islamici dall’Europa verso la Mesopotamia, esiste, o meglio, esistono, anche quelle che portano veri e propri soldati dal Medio Oriente in Europa: sono queste forse le vie più pericolose per noi occidentali, perché rintracciare le infiltrazioni è estremamente difficile e il flusso di migranti che costantemente giunge dalla Siria o dalla Libia complica queste operazioni.

Le rotte di penetrazione dell’Is in Europa sono principalmente tre, come ben evidenziato da Alfred Hackensberger in un articolo recentemente pubblicato su “Die Welt”: la prima è quella che, passando per il Bosforo, permette ai miliziani di recarsi in Grecia e da lì proseguire verso altri paesi dell’UE; la seconda passa invece per i paesi dell’ex-Jugoslavia e i travagliati Balcani, mentre la terza per la Bulgaria, dove pare che la mafia locale abbia enormi rendite dovute alla vendita di passaporti ai jihadisti.

Una volta approdati in Europa, per questi non è difficile confondersi tra i rifugiati e richiedere asilo in un paese dell’Unione: per farlo basta infatti un passaporto siriano che dimostri la volontà dell’individuo di fuggire da una situazione di guerra, così come previsto dal diritto internazionale; e reperire i passaporti non è impossibile, dato che si possono trovare sul mercato nero oppure possono essere rilasciati direttamente dagli uffici anagrafici siriani controllati dall’Is.

Esiste anche una quarta via di penetrazione, per ora poco battuta ma che potrebbe diventare molto gettonata in futuro, soprattutto se il teatro di instabilità cronica dovesse persistere: si tratta di quella che dalla Libia vedrebbe i potenziali terroristi giungere in Italia a bordo dei barconi di migranti. Certo, è il percorso più complicato dei quattro, ma la mancanza di un governo unitario e forte in loco non permette alle autorità di arginare il fenomeno: manca uno Stato, e senza Stato non ci sono controlli.

Tutto ciò in appena un anno di Isis. Nessuno sa cosa succederà fra due, ma potremmo dover essere pronti a ridisegnare i confini del Medio Oriente fino a oggi conosciuto. Che ci piaccia o no, nella Mezzaluna fertile è nato un nuovo attore molto influente: spetta a noi decidere se contrastarlo o permettergli di prosperare.

Filippo Malinverno

Foto: giornale.it

Allarmati ma tranquilli. Ossimoro italiano

Pino Daniele:decine di fans in fila davanti a camera ardenteDopo l’attacco di ieri a Parigi al quotidiano satirico Charlie Hebdo la Francia è attonita e il mondo è sdegnato. Il livello di allerta è ora massimo anche in Italia, dove il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha convocato già ieri pomeriggio il Comitato di analisi strategica Antiterrorismo, composto da esperti di antiterrorismo di forze dell’ordine e intelligence.

“Non siamo la Francia, la situazione nel nostro Paese è più tranquilla, ma è evidente che non possiamo sentirci fuori pericolo”, è stato il commento riportato dall’Ansa degli esperti di intelligence e antiterrorismo che ieri hanno seguito le notizie provenienti da Parigi rimanendo in contatto con i servizi dei paesi alleati. L’onorevole Alfano conferma: “Abbiamo pronta una legge per contrastare meglio i foreign fighters”.

Ora ci sentiamo tutti più tranquilli: l’allarme c’è e non c’è, insomma!

Intanto è chiaro che non siamo la Francia, non c’è dubbio. È sicuro che da noi non esistono segni di un probabile attacco, non ce n’è proprio ragione infatti! Da noi non servono attacchi sanguinari contro la libertà di espressione perché da noi, in Italia, la situazione è davvero più tranquilla. Non ci sono intemperanze da colpire. Noi siamo un popolo mite che è pronto a spogliarsi anche dell’intera propria storia in nome dell’accondiscendenza.

Noi la nostra identità l’abbiamo già messa in discussione tutte le volte in cui abbiamo rimosso il presepe dalla scuola elementare, in vista di una ipocrita uguaglianza. Tutte le volte in cui abbiamo sostituito la parola immigrato con migrante, disconoscendo la ricchezza della lingua italiana per compiacere l’illuminismo lessicale della Carta di Roma.

Ai nostri valori abbiamo abiurato nel momento in cui abbiamo acconsentito a togliere il crocifisso dalla camera dell’ospedale per non arrecare disturbo a chi è musulmano, con tanto di disposizioni da parte del direttore sanitario. E persino nel momento in cui alla scuola media del paesino del profondo nord è stato attivato il corso di lingua e letteratura araba per soli figli di arabi, alla faccia della ghettizzazione.

Questo è lo squilibrio di cui siamo testimoni in Italia da anni. L’impoverimento a cui ci siamo assoggettati a furia di disconoscere i nostri valori in nome dell’uguaglianza, che poi in realtà è risultata essere una profonda disuguaglianza con vignette satiriche – questo è oggi l’argomento sotto i riflettori – che se non hanno colpito il Santo Padre hanno bersagliato il presidente Silvio Berlusconi, per non mettersi troppo in gioco insomma.

Noi in Italia non abbiamo nulla da temere. Sul serio. L’opinione pubblica benpensante, rafforzata e nutrita da tutti i nostri vertici istituzionali, sempre squisitamente scevra di equilibrio in nome di chissà quale senso di colpa o anelito di opportunismo, ha già provveduto a ritagliare la nostra fetta di immunità.

Esiliando Oriana Fallaci o imbavagliando Magdi Cristiano Allam, tanto per ricordare i nomi di punta di una azione raffinata e cesellatrice operata anche attraverso le azioni disciplinari impartite dall’ordine dei giornalisti. Ravvisare e punire una presunta intemperanza culturale è stato da sempre lo sforzo di questo italianissimo revisionismo del dopoguerra che include le sferzate dotte dell’onorevole Cécile Kyenge e le comparsate in elegante hijab alla preghiera musulmana del venerdì a Roma della presidente della Camera, onorevole Laura Boldrini.

Niente paura, dunque. Qui in Italia siamo tutti tranquilli e al sicuro. Siamo il paese delle convergenze parallele, dove tutto si fa e non si fa allo stesso tempo: i militari in teatro operativo non fanno la guerra e se sparano (per carità!) lo fanno perché stanno portando la pace; se si addestrano, superando le opposizioni benpensanti, devono poi giustificare l’uso del poligono con una contropartita ambientale a favore della regione ospitante. Come minimo. Si spara e non si spara allo stesso tempo, ecco.

Noi accogliamo chi scende dai barconi con mediatori culturali in grado di non offendere la sensibilità dell’ospite, umilmente pronti a riempire sacchi di spazzatura del cibo offerto e non gradito.
Quando ci siamo ritrovati tra le mani Abdullah Ocalan, e poi Abu Omar e poi ancora Mehmet Ali Agca, ne siamo stati infastiditi, quasi che fossimo stati chiamati a prendere delle decisioni: li avevamo ma non li avevamo, insomma.

Noi ci siamo già spogliati della nostra identità e non rappresentiamo un pericolo. Sappiamo scandalizzarci per l’irriverente business sui centri di accoglienza dei “migranti” così come con altrettanta nonchalance sfoggiamo al bavero delle grandi occasioni il nastrino giallo, in segno di ipocrita solidarietà nei confronti dei due militari italiani abbandonati in India.

Allo stesso modo oggi possiamo sentirci parte di questa emozione corale al cospetto dell’attacco di ieri ammantandoci dell’hashtag #JeSuisCharlie o #NotAfraid: allarmati ma tranquilli.

Paola Casoli

Foto: Ansa

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Mare Nostrum, Marina Militare: bilancio dei migranti soccorsi nel fine settimana, sono quasi 3mila compresi i 507 in arrivo a Vibo Valentia su mercantile Blue Emerald

Nell’ambito dell’operazione Mare Nostrum sono 2.372 i migranti soccorsi in più interventi dalle navi della Marina Militare e dalle motovedette delle Capitanerie di porto in questo fine settimana nello Stretto di Sicilia, fa sapere la stessa marina Militare.

Il pattugliatore Borsini ha sbarcato ieri ad Augusta 493 migranti, tra loro 107 donne e 95 minori.

La fregata Virginio Fasan che ha bordo 837 persone (di cui 95 donne e 149 minori) arriverà nella giornata di domani a Salerno. A bordo sono presenti anche i migranti recuperati dal pattugliatore Sirio.

Nave Diciotti della Capitaneria di porto dirige per Brindisi, dove è previsto l’arrivo per oggi pomeriggio, con a bordo 592 migranti (78 sono le donne, 102 i minori).

Il pattugliatore Orione, in tre interventi, ha recuperato 281 migranti (21 donne e 5 minori). La nave è in trasferimento verso le coste italiane, a bordo anche il corpo senza vita di un uomo recuperato durante l’ultimo intervento. In zona unità della Marina militare continuano le ricerche di eventuali dispersi.

La motovedetta Fiorillo la notte tra domenica e lunedì ha imbarcato 169 (11 donne e 12 minori) migranti intervenendo su un barcone in difficoltà a nord delle coste libiche.

Ha partecipato nella fase di avvistamenti ad alcuni natanti in difficolta anche un velivolo Atlantic dell’Aeronautica Militare.

Ai migranti recuperati dal dispositivo Mare Nostrum sono da aggiungere i 507 migranti (71 donne e 95 minori) a bordo della nave mercantile Blue Emerald. La nave arriverà nel tardo pomeriggio di oggi a Vibo Valentia.

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Fonte e foto: Marina Militare

Mare Nostrum: bilancio del fine settimana, 4mila migranti salvati in 72 ore. Oggi nave San Giusto a Reggio Calabria con 1593 migranti

Durante lo scorso fine settimana i mezzi aeronavali della Marina Militare, insieme ai mezzi della Capitaneria di Porto, sono stati continuamente impegnati nel soccorso ai numerosi migranti in arrivo dalle coste del nord Africa.

Tra venerdì e domenica sera sono state assistite quasi 4.000 persone dalle navi impegnate nell’operazione Mare Nostrum, tra cui le fregate Scirocco, Euro e Fasan, il pattugliatore Libra,  la corvetta Chimera e la nave anfibia San Giusto e gli elicotteri imbarcati, i pattugliatori Fiorillo e Diciotti della Capitaneria di Porto.

Il Pattugliatore Diciotti della Capitaneria di Porto ha trasportato 910 migranti. La Fregata Scirocco ha sbarcato lo scorso sabato 323 migranti a Napoli.

La fregata Fasan è arrivata nella mattinata di ieri a Salerno con 1.040 migranti.

La nave anfibia San Giusto, con a bordo 1.593 migranti, arriverà oggi, in mattinata, a Reggio Calabria.

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Fonte e foto: Marina Militare

L’Esercito accoglie i migranti a Lampedusa. Tra i militari anche mediatori culturali

Nella mattinata di ieri, 31 maggio, i militari dell’Esercito, impiegati a Lampedusa nell’ambito dell’operazione Strade Sicure, hanno accolto i 271 immigrati, tra cui 29 donne e 12 bambini, giunti al molo Favarolo a bordo di due imbarcazioni della Guardia Costiera e una della Guardia di Finanza.

I migranti di origine eritrea sono stati soccorsi a sud dell’isola di Lampedusa e sono stati prontamente accolti in banchina dal personale dell’esercito dell’Operazione Strade Sicure. Tra i militari sono presenti anche i mediatori culturali dell’Esercito.

Il compito dei mediatori culturali, oltre a quello di garantire la sicurezza del Centro di Soccorso e Prima Accoglienza, è anche quello di dare assistenza agli immigrati. Il contributo offerto agli immigrati e, conseguentemente, ai soccorritori si è rilevato spesso indispensabile per scongiurare situazioni di pericolo.

I militari che operano a Lampedusa sono inquadrati nel Raggruppamento Strade Sicure Sicilia occidentale al comando del colonnello Marco Buscemi.

L’attività che svolge il personale della Forza Armata a Lampedusa conferma la grande versatilità dell’Esercito, oggi più che mai risorsa per il Paese.

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Migranti: a Trapani l’Esercito insegna l’integrazione in un convegno della Cooperativa Badia Grande, che gestisce il CARA di Salina Grande (2 maggio 2014)

L’Operazione Strade sicure in Paola Casoli il Blog

Fonte e foto: stato maggiore Esercito

Mare Nostrum: la Marina Militare assicura altri sei scafisti alla giustizia. Quattro di loro avrebbero danneggiato il barcone causando il naufragio del 12 maggio

La strategia di contrasto ai trafficanti di esseri umani, portata avanti dall’Operazione Mare Nostrum,  ha condotto all’arresto da parte della Squadra mobile di Palermo di due scafisti di nazionalità egiziana, in relazione allo sbarco di migranti effettuato dal pattugliatore Sirio della Marina Militare lo scorso 2 maggio a Palermo.

Per i due uomini l’accusa è quella di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.  Entrambi avevano cercato di nascondersi tra i clandestini ma, in base ai racconti dei migranti, è emerso che erano proprio i due ad aver pilotato il barcone durante la traversata.

Altri quattro scafisti di nazionalità magrebina, tunisina e marocchina sono stati arrestati dagli agenti della Squadra mobile della Questura di Catania, indiziati del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, omicidio plurimo e naufragio a seguito dell’evento del 12 maggio scorso.

Dalle prime indagini è emerso che i responsabili della tragedia avrebbero causato un’avaria all’imbarcazione su cui viaggiavano oltre 200 migranti, causando il naufragio e il decesso di 17 persone, comprese due bambine e alcune donne.

Dall’inizio dell’Operazione Mare Nostrum, il 13 ottobre 2013, gli scafisti consegnati alla Giustizia sono stati in totale oltre 200, di cui  137 direttamente dal personale della Marina Militare. 43.422 i migranti portati in salvo.

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Gli scafisti individuati nel corso dell’operazione Mare Nostrum in Paola Casoli il Blog

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Fonte e logo Op Mare Nostrum: Marina Militare

Migranti: a Trapani l’Esercito insegna l’integrazione in un convegno della Cooperativa Badia Grande, che gestisce il CARA di Salina Grande

“L’accoglienza parte dalla formazione dei nuovi cittadini e gli uomini e le donne dell’Esercito, abituati a rapportarsi nelle missioni all’estero con popoli e culture diverse, costituiscono un’eccellenza in queste attività”, fa sapere lo stato maggiore dell’Esercito che comunica di un convegno specifico dedicato all’integrazione degli immigrati.

È dunque su questo presupposto che a Trapani si è svolto, il 28, 29 e 30 aprile scorsi, il convegno Formare per educare ed essere cittadini del mondo, organizzato dalla Cooperativa Badia Grande in collaborazione con l’Esercito Italiano e dedicato ai migranti ospiti del Centro Accoglienza Richiedenti Asilo (CARA) di Salina Grande, in provincia di Trapani.  La cooperativa Badia Grande, diretta dalla dottoressa Maria Concetta Papa, gestisce il CARA di Trapani nel quale sono ospitati 260 migranti.

Sicurezza e sorveglianza del centro sono garantite da anni,  nell’ambito dell’operazione Strade Sicure,  dai bersaglieri del 6° reggimento dell’Esercito. Proprio dalla sinergia tra Esercito e società civile nasce l’iniziativa di spiegare agli ospiti del centro le leggi del nostro paese, le regole per la richiesta di asilo e, non ultime, le principali usanze e costumi italiani da rispettare per potersi sempre più integrare e diventare futuri cittadini.

Per questa iniziativa l’Esercito ha messo in campo i propri mediatori culturali, soldati italiani di origine africana che parlano anche le lingue dei migranti e che, oltre a prestare opera di traduzione, testimoniano con la loro stessa presenza l’integrazione possibile. Nel corso del convegno è intervenuto anche il dottor Tommaso Mondello, responsabile dell’immigrazione per la prefettura.

Nella sola provincia  di Trapani sono circa 2mila le domande di asilo politico in Italia.

Proprio grazie alla partecipazione alle missioni all’estero, l’Esercito ha sviluppato una attenta sensibilità alle problematiche legate alle persone che vivono o provengono da paesi in guerra, o con gravi problemi umanitari, e opera in questi territori nel pieno rispetto delle culture e delle usanze locali per il mantenimento della sicurezza e il miglioramento delle condizioni sanitarie, sociali ed economiche delle popolazioni.

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Fonte e foto: stato maggiore Esercito

Marina Militare: sono 1079 i migranti soccorsi nel fine settimana nell’ambito dell’operazione Mare Nostrum

Le navi della Marina Militare ieri hanno soccorso due barconi carichi di migranti a sud di Lampedusa, fa sapere la Marina Militare, portando così il conto complessivo delle vite salvate nel fine settimana a 1079: tra loro 64 minori e un neonato.

Sono stati gli elicotteri del dispositivo aero-navale dell’Operazione Mare Nostrum a individuare i due barconi ieri mattina, domenica 16 febbraio, constatando la scarsa galleggiabilità dovuta all’eccessivo numero di persone a bordo.

La nave anfibia San Giusto e la fregata Espero hanno soccorso il primo barcone, recuperando 244 migranti tra cui 41 donne e 11 minori; la fregata Aliseo e la rifornitrice Stromboli hanno soccorso il secondo, in cooperazione con due motovedette della Capitaneria di Porto, portando in salvo 263 migranti, tra cui 30 donne, 35 minori e un neonato.

Il susseguirsi di questi eventi nelle ultime 72 ore ha portato così al recupero di 1.079 migranti, di cui 816 sono a bordo di Nave San Giusto che li sbarcherà domani ad Augusta; i restanti 263 invece saranno portati a terra in un porto ancora da definirsi con le motovedette della Capitaneria di Porto.

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Fonte e foto: Marina Militare

Naja, Patria nostra

By Cybergeppetto

La politica italiana è sempre fonte d’inesauribile e involontaria comicità, non puoi leggere in pace il giornale che vieni colto da moti d’irrefrenabile simpatia.

Oggi è di turno il ministro Mauro, che ha indicato qual è il problema principale dell’Italia dei giorni nostri, l’integrazione, e ha anche indicato la soluzione: far fare il servizio militare agli immigrati. Se i francesi hanno la legione straniera, il cui motto “Legio, Patria nostra” è famoso in tutto il mondo, anche noi potremmo fare lo stesso.

Che meraviglia! Potremo ricostruire tanti corpi militari di tradizione italiana che c’erano nelle nostre ex colonie. Per esempio l’operazione Strade sicure potrebbe essere affidata ai “basci buzuk”, la polizia eritrea che fu il primo reparto coloniale italiano.

Qualcuno di voi si ricorderà il vecchio e solitario ascaro di guardia al comando italiano a Mogadiscio nel ’93, presto potrebbe diventare il padre nobile di interi reparti con il turbante o con la kefiah, che per molto tempo andava di moda tra i ragazzi di buona famiglia cattocomunista. Gli immigrati con il più elevato profilo fisico potrebbero essere arruolati addirittura negli “ascari del cielo”, i primi paracadutisti dell’Esercito Italiano.

I Carabinieri attualmente impiegati nelle missioni internazionali potrebbero essere sostituiti dagli “Zaptiè”, il personale coloniale dei “reali carabinieri”, che saranno sicuramente in grado di spiegare il rispetto di qualsiasi legge nei teatri di crisi, foss’anche la Sharia, la legge coranica.

Nelle missioni che vengono eufemisticamente definite “ad elevato attrito”, potremmo impiegare i “dubat”, la fanteria irregolare somala, truppe appiedate, ma che avevano anche una specialità montata su dromedari.

In quanto a truppe montate su quadrupedi avremmo un’ampia scelta, che va dai “meharisti”, truppe cammellate eritree e libiche, ai “savari”, reparti di cavalleria libica, fino agli “spahis” cavalieri scelti di tradizione ottomana.

Si potrebbe continuare all’infinito, dai “cacciatori d’Africa”, alla “milizia coloniale” passando attraverso le numerose formazioni di bersaglieri, alpini e reparti del genio costituiti durante la guerra d’Abissinia.

Finalmente si ritorna al concetto di Patria imparato sotto le armi: il prossimo ministro della Difesa, che sarà sicuramente Kalid Chaouki, ricorderà i fatti d’arme dell’Amba Alagi e dell’Amba Aradam. E’ ben probabile che la sconfitta di Adua diventi la nuova festa delle Forze Armate.

Certo bisogna che il ministro Mauro, finchè è in carica, si renda conto che ci sono anche tanti italiani che non hanno fatto il servizio militare e che dovrebbero essere “integrati” anche loro.

Per esempio, i giovani dei centri sociali, che già hanno la kefiah in dotazione, potrebbero fare la guardia agli ospedali da campo in giro per il mondo.

Gli obiettori di coscienza, soprattutto quelli che, successivamente, hanno ottenuto il porto d’armi, potrebbero fare la guardia ai punti sensibili.

Insomma, tra galoppini elettorali, faccendieri, veline, tronisti e fancazzisti d’ogni tipo, ci sono tanti italiani da rieducare al concetto di Patria, anzi, “Naja, Patria nostra!”,  il nuovo motto dell’Esercito che sostituirà il vecchio e incomprensibile “Salus Rei Publicae, suprema lex esto”…

Cybergeppetto

p.s.: Dall’Ansa riportiamo un’ ultimora dal Libano: “Conflitto a fuoco nel Libano del sud tra “Zaptiè” ed “Hezbollah”, i miliziani filo siriani hanno reagito sparando con armi pesanti ai nostri “carabinieri immigrati” che gli avevano contestato la mancanza del triangolo e il mancato funzionamento degli indicatori di direzione sulle loro auto…

L’immagine è tratta da Wikipedia