ISIS

Difesa, Il CaSMD gen Graziano: “ISIS geograficamente sconfitto in Iraq con il supporto della Coalizione, ma resta un fenomeno magmatico”

“L’ISIS è stato sconfitto da un punto di vista geografico e la coalizione ha supportato le forze irachene che, combattendo una lunga battaglia e pagando un prezzo elevato, sono riusciti a sradicare il terrorismo nella sua forma territoriale, ma l’ISIS non è scomparso, rimane occulto ed è diventato un fenomeno che può definirsi magmatico.”

Così il Capo di stato Maggiore della Difesa (CaSMD), Generale Claudio Graziano, secondo quanto ha riferito ieri, 17 settembre, lo stato maggiore della Difesa, citando l’intervista di Rai News24 durante la visita del Generale al contingente italiano schierato nell’ambito della Coalizione anti Daesh.

“Per eliminare definitivamente il terrorismo di questo tipo – ha sottolineato il gen Graziano – ci vorrà ancora molto tempo”.

“Le forze irachene stanno operando bene, ma è importante che la comunità internazionale continui ad assicurare loro l’addestramento e il supporto per metterle davvero in condizione di poter garantire la sicurezza del Paese”, ha poi aggiunto il Capo di SMD.

“Come abbiamo visto il terrorismo può essere sconfitto geograficamente, cambiare nome, cambiare regione e area ma non sarà mai debellato definitivamente fino a quando non saranno eliminate le ragioni per cui è nato.

L’Iraq è in una situazione critica e di forte instabilità da moltissimi anni e io credo che rimanga importante avere la consapevolezza, a livello internazionale, dell’importanza di dover supportare ancora il Paese affinché non si ricrei più una situazione analoga a quella esistente quando l’Isis ha preso il controllo di vaste aree di questo Paese.”

L’Italia è il secondo Paese contributore dopo gli Stati Uniti in termini di personale che opera nell’ambito della Coalizione multinazionale composta da 79 membri, tra Paesi e Organizzazioni regionali e internazionali.

Fonte: PI SMD

Foto: In Terris

KTCC, Prima Parthica: concluso il corso CBRN degli istruttori del 7° Difesa NBC a favore delle KSF

Il Mobile Training Team CBRN, del Kurdistan Training Coordination Center (KTCC) della missione in Iraq, ha concluso il primo corso alla difesa da rischio chimico-biologico-radiologico-nucleare (CBRN) in favore delle Kurdistan Security Forces (KSF).

Più in dettaglio, si apprende da un comunicato stampa odierno di Prima Parthica, gli istruttori CBRN del 7° reggimento Difesa NBC dell’Esercito Italiano, inquadrati per la missione in Iraq nel Kurdistan Training Coordination Center (KTCC), hanno concluso con successo il primo corso Unit Specialist Training Course (USTC) CBRN (Chemical, biological, radiological and nuclear) nell’ambito dell’Operazione Prima Parthica.

Il corso, pianificato e condotto interamente da personale italiano del KTCC, è durato 6 settimane e si è svolto in favore del 3° battaglione della 5^ Regional Brigade delle Kurdish Security Forces, con lo scopo di accrescerne la capacità di Force Protection contro la specifica minaccia CBRN.

In tale quadro, gli istruttori del 7° reggimento Difesa NBC di Civitavecchia“unità specialistica deputata a porre in essere le attività tecnico-tattiche necessarie a garantire il continuo delle operazioni in presenza di minaccia CBRN”, spiega il comunciato – hanno completato la formazione di 12 militari (sottufficiali e soldati) che costituiranno il bacino dei futuri trainer in materia di difesa CBRN presso le unità di appartenenza, implementandone la capacità a sopravvivere e continuare a operare in ambiente contaminato.

“Il corso è stato suddiviso in quattro fasi principali – spiega il comunciato – che hanno portato i discenti a ottenere competenze e capacità sufficienti a poter essere successivamente impiegati come addestratori presso le proprie unità”.

I vertici militari delle Forze di Sicurezza della Regione Autonoma del Kurdistan iracheno, durante la cerimonia di consegna degli attestati di partecipazione svoltasi alcuni giorni fa, hanno avuto parole di apprezzamento per l’attività svolta dagli specialisti del 7° reggimento Difesa NBC, riconoscendo nel contempo l’importanza di approfondire questa tematica, auspicando il proseguimento dei corsi a elevato contenuto tecnico.

Il KTCC, agli ordini del col Angelo Iachetti, è composto da oltre 300 militari provenienti da 8 nazioni europee, tra cui Italia, Germania, Olanda, Finlandia, Svezia, Gran Bretagna, Ungheria e Slovenia, facenti parte della “coalizione globale”, si apprende dal comunicato, creata nel settembre 2014 per sconfiggere il terrorismo internazionale e Daesh.

L’Italia fornisce circa 110 istruttori ed è il maggiore contributore del Centro.

“Dopo la ritirata del sedicente Stato Islamico – scrive Prima Parthica – il personale addestrato dal KTCC continua a garantire la sicurezza delle aree ormai liberate dall’ISIS, testimoniando lo sforzo nazionale compiuto – e ancora in atto – per la sconfitta di Daesh e del terrorismo internazionale”.

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Fonte e foto: PAO Italian National Contingent Command Land, Erbil (IRAQ)

KTCC, Erbil: addestrati nuovi istruttori militari con l’Advanced Instructor Course

Si è concluso recentemente, si apprende da un comunicato stampa del 20 aprile dello stato maggiore della Difesa, un intenso periodo addestrativo della durata di 24 settimane, condotto dagli istruttori dell’Esercito Italiano inseriti nel Kurdistan Training Coordination Center (KTCC) a favore di 30 sottufficiali – selezionati dal Ministero dei Peshmerga – inquadrati nelle Forze di Sicurezza della Regione Autonoma del Kurdistan Iracheno.

L’Advanced Instructor Course (AIC) ha avuto l’obiettivo di addestrare le unità della Kurdish Security Forces (KSF) su un’ampia gamma di argomenti, con lo scopo di fornire la capacità alle KSF di auto-sostenersi nell’addestramento.

In particolare, l’addestramento si è concentrato su una combinazione di attività in grado di fornire ai futuri istruttori nozioni ed esempi pratici su come pianificare, organizzare e condurre lezioni teorico-pratico, sia a livello squadra che a livello plotone, su tematiche che riguardano Check Point, Posti di Osservazione, Force Protection, movimenti di pattuglia in ambiente urbano e non urbano, uso e maneggio delle armi e nozioni di base sugli esplosivi.

L’AIC rappresenta lo sforzo principale del KTCC. Al termine del corso, infatti, gli stessi istruttori formati saranno a loro volta in grado di condurre l’addestramento delle unità Peshmerga senza l’ausilio dei militari della Coalizione.

I rappresentanti delle Forze di Sicurezza del Kurdistan Iracheno, intervenuti alla cerimonia di consegna degli attestati di partecipazione, hanno espresso grande soddisfazione per l’eccellente livello addestrativo raggiunto dai frequentatori.

Il KTCC è composto da oltre 350 militari provenienti da 8 nazioni europee, tra cui Italia, Germania, Olanda, Finlandia, Svezia, Gran Bretagna, Ungheria e Slovenia, facenti parte della “coalizione Globale”, creata nel settembre 2014, per sconfiggere il terrorismo internazionale e Daesh.

L’Italia, con circa 110 istruttori dell’Esercito, è il maggiore contributore e, a turnazione con la Germania, fornisce il Comandante dell’organizzazione addestrativa internazionale.

“Il personale addestrato dal KTCC ha preso parte ai combattimenti contro il sedicente Stato Islamico – spiega lo stato maggiore della Difesa – e continua a garantire la sicurezza delle aree ormai liberate da ISIS testimoniando lo sforzo nazionale compiuto – e ancora in atto- per la sconfitta di Daesh e del terrorismo internazionale”.

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Fonte e foto: PI SMD

Iraq: riapre la strada principale tra Mosul e Duhok grazie al processo di normalizzazione dell’area

La libertà di movimento nel nord dell’Iraq ha appena ricevuto un positivo incremento grazie ai militari italiani e alle Forze di sicurezza irachene che operano nell’area della Diga di Mosul.

“Le Forze di Sicurezza irachene – spiega in dettaglio lo stato maggiore della Difesa con un comunicato stampa di oggi, 19 gennaio – hanno permesso la riapertura, dopo oltre tre anni, della principale strada che collega la città di Mosul con la vicina provincia di Duhok, nella Regione Autonoma del Kurdistan Iracheno”.

Nell’ambito del processo di normalizzazione dell’area della Diga di Mosul, sottolinea la Difesa, i militari italiani hanno coadiuvato le Forze di Sicurezza Irachene e Curde nella realizzazione di una cornice di sicurezza che consentisse alla popolazione di potersi nuovamente muovere liberamente attraverso le due Province.

Con la riapertura dei check point lungo il confine della Regione Autonoma del Kurdistan, infatti, migliaia di famiglie potranno ritrovarsi, dopo diversi anni di separazione, e il processo di stabilizzazione potrà svilupparsi anche su una delle principali direttrici del Nord dell’Iraq.

Chiusa alla fine del 2014, dopo che le Forze Irachene e Curde avevano limitato l’espansione del Daesh, dalla Provincia di Ninewa (Mosul) a quella di Duhok, la strada era rimasta inaccessibile al transito attraverso la Kurdish Defence Line, che segnava il principale fronte difensivo dalle forze del sedicente stato islamico, spiega lo stato maggiore della Difesa.

La sua chiusura aveva tuttavia impedito, per anni, di poter mantenere le relazioni tra le due aree e, in molti casi, non aveva più permesso alle famiglie di mantenere rapporti, influenzando anche l’economia dell’area.

“La riapertura dell’importante arteria stradale – sottolinea il comunicato stampa – rappresenta un altro rilevante indicatore del miglioramento della situazione della sicurezza nell’area della diga di Mosul e raffigura concretamente l’importante lavoro svolto dai militari italiani che, in coordinamento con le forze di sicurezza irachene e curde, hanno tangibilmente favorito il processo di normalizzazione”.

“In tale contesto, fondamentale si è rivelata sia la presenza sul terreno dei nostri militari presso la diga sia il lavoro svolto dagli addestratori dell’Esercito che, in questi ultimi anni, hanno trasferito alle forze dell’esercito e della polizia irachene e curde le capacità operative necessarie per sconfiggere l’ISIS e per ritornare verso una situazione di normalità”, conclude lo Stato maggiore.

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Fonte e foto: stato maggiore della Difesa

Task Force Praesidium, OIR: il gen White, comandante della coalizione anti-ISIS, in visita sulla Diga di Mosul

Il gen Robert White, Comandante delle Operazioni della Coalizione anti ISIS in Iraq, ha visitato il contingente italiano della Task Force (TF) Praesidium presso la Diga di Mosul, si apprende dalla stessa TF Praesidium via sito web della Difesa.

“La visita del gen White, seconda in ordine di tempo dopo quella dello scorso agosto, – specifica la Difesa dal suo sito istituzionale –  ha avuto lo scopo di valutare le azioni intraprese dalla Praesidium dopo il 17 ottobre, data in cui l’area della diga è passata sotto il controllo delle Forze di Sicurezza irachene”.

L’incontro con le componenti irachene insistenti nell’area, per un aggiornamento operativo congiunto con il Comandante della TF Praesidium, ha permesso al gen White di constatare il livello di integrazione e interoperabilità raggiunti.

In particolare, si apprende, il Comandante del Combined Joint Forces Land Component Command (CJFLCC) ha sottolineato la capacità di condividere le informazioni per creare un sistema integrato dove tutte le componenti, cui è demandata la sicurezza dell’area della diga, si interfacciano costantemente.

“Parole di apprezzamento al gen White, per il lavoro del 3° reggimento Alpini, sono giunte, in modo particolare, dal Counter Terrorism Service, che ha sottolineato le elevatissime capacità operative del reparto italiano con il quale, grazie alla comune volontà di cooperare e interagire, è stato realizzato un sistema di sicurezza dell’area efficiente e pronto a reagire a ogni minaccia”, sottolinea la Difesa.

Prima di lasciare la base per la Training Area, il gen White, si è complimentato per la capacità dimostrata di relazionarsi con tutte le parti per lo sviluppo di un piano di Civil Affair a supporto del processo di stabilizzazione della provincia di Ninewa.

Tale piano, supportato e coordinato dalla TF Praesidium, ha permesso alle organizzazioni governative (GOs) di riprendere quei progetti che consentiranno il ritorno alla normalità.

Parole di apprezzamento sono giunte anche per la gestione del delicato fenomeno del ripopolamento dell’area, che ha portato in poco più di due mesi oltre 12mila persone a far ritorno dai campi profughi in cui avevano trovato rifugio durante la presenza dell’Isis.

Presso l’area training il Comandante del CJFLCC ha potuto verificare le diverse attività addestrative condotte dalla TF Praesidium a favore delle Forze di Sicurezza irachene.

Il gen White ha assistito alle sessioni di addestramento realizzate in funzione di specifici obiettivi formativi: dal Counter IED a favore dell’Esercito iracheno chiamato spesso a bonificare le aree di ripopolamento, al controllo dei check point da parte della Polizia, sino al più complesso Mountain Warfare e Urban Training a favore del Counter Terrorism Service per l’arrampicata in assetto operativo.

“Tutte azioni intraprese dalla TF Praesidium per ottenere un sistema di sicurezza integrato che possa operare in modo standardizzato e che consenta una piena interoperabilità tra le componenti in campo”, conclude la Difesa dal suo sito web istituzionale.

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Fonte e foto: TF Praesidium via difesa.it

 

Prima Parthica OIR, Iraq: dagli Alpini una via ferrata e un corso di Mountain Warfare Basic Skills vicino alla Diga di Mosul

Un corso di Mountain Warfare Basic Skills e una palestra di roccia con difficoltà sino al quinto grado.

A vantaggio dell’addestramento dei Peshmerga a Mosul, in Iraq, gli alpini attualmente impiegati nella Task Force Praesidium, nell’ambito della missione Prima Parthica dell’Operazione Inherent Resolve in Iraq, hanno realizzato un plesso addestrativo con 12 vie di arrampicata.

La cerimonia di inaugurazione della nuova palestra di roccia realizzata dagli Alpini della Task Force Praesidium presso il sedime della Diga di Mosul, spiega lo stato maggiore della Difesa dal suo sito istituzionale con una nota del 19 settembre, si è svolta alla presenza di numerose rappresentanze delle componenti militari locali e di Coalizione.

“La cerimonia – precisa nel dettaglio lo stato maggiore della Difesa – è stata presieduta dal Comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze (COI), Ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, accompagnato dal Comandante del Contingente Italiano e Deputy Commanding General for Training presso il Combined Joint Force Land Component Command – Operation Inherent Resolve (CJFLCC-OIR), Generale di Brigata Francesco Maria Ceravolo”.

La realizzazione del plesso addestrativo discende dall’interesse che le Forze di Sicurezza curdo-irachene operanti nell’area della diga hanno mostrato verso le capacità operative delle truppe da montagna, si apprende, particolarmente adatte a un ambiente dalle caratteristiche orografiche come quelle che si trovano nell’area circostante l’infrastruttura idraulica, l’imponente diga di Mosul.

L’area addestrativa, battezzata “Monte Nero” a memoria della vetta conquistata dal 3° reggimento Alpini nella Prima Guerra Mondiale, è in grado di fornire un ampio ventaglio di elementi utili alla formazione montana degli allievi, ed è stata messa in sicurezza e attrezzata con una via ferrata e con 12 vie di arrampicata di difficoltà variabile sino al quinto grado, alcune delle quali intitolate a militari curdi caduti nel corso degli scontri con l’Isis.

Sotto il coordinamento del Kurdistan Training Coordination Center (KTCC), l’Unità addestrativa multinazionale a guida italiana, la palestra a breve permetterà l’avvio del primo corso di Mountain Warfare Basic Skills, svolto dagli istruttori alpini a favore del Battaglione Kommando degli Zaravani delle Forze di Sicurezza Curde.

L’Italia partecipa con la Missione Prima Parthica, secondo contributore dopo gli USA, all’Operazione Inherent Resolve, OIR, di contrasto al terrorismo internazionale: sono 1.500 i militari appartenenti a tutte le Forze Armate impiegati nelle sedi di Baghdad ed Erbil nell’addestramento delle Forze di Sicurezza curde (Peshmerga) e irachene.

I militari italiani assicurano a tutta la Coalizione, con un Task Group aeromobile dislocato presso l’aeroporto di Erbil, la capacità di Personal Recovery (PR) in tutto il quadrante settentrionale del teatro iracheno.

“Nell’ambito di tale missione– conclude la Difesa – la Task Force Praesidium, con i suoi 500 uomini e donne dell’Esercito Italiano, garantisce la sicurezza al sedime della diga dove la ditta italiana Trevi Spa sta operando per mettere in sicurezza l’infrastruttura idraulica e scongiurarne il rischio di una catastrofe ambientale”.

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Fonte e foto: Op Prima Parthica via difesa.it

KTCC, Erbil: il sistema controcarro Folgore contro l’ISIS a fianco dei curdi

20160119_KTCC_Iraq_sistema Folgore per Zeravani (5)Gli addestratori italiani del Mobile Training Teams (MTTs) hanno avviato un nuovo corso addestrativo sull’impiego del sistema d’arma controcarro Folgore a favore degli Zeravani, unità militare appartenente alle Forze di Sicurezza Curde impegnata in prima linea nella lotta contro il daesh.

L’addestramento al Folgore fa parte di un pacchetto formativo nazionale coordinato con il Kurdistan Training Coordination Center (KTCC) e incluso nel 9° ciclo addestrativo in essere a Erbil, nell’Iraq curdo, e fa seguito all’esplicita richiesta del comandante degli Zeravani, generale Dler, come fa sapere lo stato maggiore della Difesa italiano dal suo sito istituzionale in una notizia datata 19 gennaio.

20160119_KTCC_Iraq_sistema Folgore per Zeravani (7)Il corso, si apprende, avrà una durata di una settimana ed è indirizzato alla formazione di 10 nuovi militari Zeravani oltre al consolidamento dell’addestramento già effettuato lo scorso anno dagli addestratori italiani sul sistema d’arma controcarro a completamento dell’operazione “Acciaio lavorato”, che si concluse con la consegna di 50 Folgore e annesso munizionamento alla Regione autonoma del Kurdistan iracheno.

Il comandante degli Zeravani ha espresso sincera gratitudine per la capacità addestrativa espressa dai militari italiani che, anche grazie all’impiego del Folgore, ha consentito alle Forze curde di fronteggiare i pericoli del campo di battaglia e di neutralizzare numerosi attacchi suicida che hanno coinvolto i suoi uomini nelle ultime operazioni militari nell’area di Sinjar.

20160119_KTCC_Iraq_sistema Folgore per Zeravani (8)In particolare, il sistema Folgore va ad integrarsi con altri sistemi d’arma che sono stati donati alle Forze di Sicurezza curde dalle altre nazioni della coalizione internazionale che, dal settembre del 2014, supporta l’Iraq non solo attraverso l’offerta addestrativa ma anche in termini di aiuti in armamento, materiali ed equipaggiamento.

Si tratta di un programma di formazione che comprende molteplici attività, quali l’addestramento alle procedure contro gli ordigni esplosivi improvvisati, al primo soccorso sanitario, alle tecniche di tiro di precisione contro l’attività nemica di cecchinaggio, all’impiego dei sistemi d’arma a tiro indiretto e al movimento tattico diurno e notturno in contesti urbani e in campo aperto.

20160119_KTCC_Iraq_sistema Folgore per Zeravani (4)Il 9° ciclo addestrativo, condotto dagli istruttori delle 7 nazioni presenti a Erbil (Italia, Germania, Olanda, Ungheria, Finlandia, Norvegia e Gran Bretagna), è iniziato circa una settimana fa e si concluderà alla fine della prima decade del prossimo febbraio. Con questo corso saranno oltre 6.000 i militari curdi addestrati, dei quali quasi 3.000 dagli istruttori italiani.

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Fonte e foto: KTCC via Difesa

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20160119_KTCC_Iraq_sistema Folgore per Zeravani (3)20160119_KTCC_Iraq_sistema Folgore per Zeravani (2)

KTCC, Erbil: concluso l’8° corso di fanteria per 260 peshmerga

KTCC_Erbil_Prima Parthica_istruttori militari italiani (1)Gli addestratori militari del contingente italiano del Kurdish Training Coordination Centre (KTCC), dislocati a Erbil e nel nord dell’Iraq curdo, hanno da poco concluso l’8° ciclo addestrativo di cinque settimane tenuto a favore di 260 Peshmerga, fa sapere lo stesso KTCC il 24 dicembre scorso tramite il sito istituzionale dello stato maggiore della Difesa.

I Peshmerga impegnati in esercitazioni finali che si sono svolte in diverse aree addestrative del Kurdistan iracheno hanno dimostrato di aver acquisito sul campo la piena capacità operativa che consentirà loro di condurre le operazioni militari contro l’autoproclamatosi Stato Islamico.

In particolare, le Forze di Sicurezza Curde, su richiesta del Ministry of Peshmerga, sono state addestrate dai trainer italiani e della coalizione al combattimento nei centri urbani, all’applicazione delle procedure contro ordigni improvvisati (C-IED), all’ esecuzione del primo soccorso sanitario, all’impiego dei sistemi d’arma di precisione e al tiro indiretto.

KTCC_Erbil_Prima Parthica_istruttori militari italiani (4)Il comandante del contingente italiano e i trainer, al termine delle esercitazioni addestrative, hanno ricevuto il sentito ringraziamento dei comandanti delle Forze di Sicurezza Curde, consapevoli di aver migliorato nei vitali aspetti tattici che gli consentiranno di vincere e di sopravvivere sul complesso campo di battaglia.

I 200 militari italiani, sui 600 del KTCC rappresentato da 7 nazioni europee, sono il maggiore contingente contributore in termini di addestratori e dal gennaio 2015 hanno addestrato oltre 2.200 peshmerga su un totale di 5.000.

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Fonte e foto: Difesa

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KTCC_Erbil_Prima Parthica_istruttori militari italiani (2)

KTCC, a Erbil si conclude un corso di addestramento e ne inizia subito un altro: per i Peshmerga contro l’ISIS

20151113_KTCC_Erbil_trining the Peshmerga (18)Si sono concluse la scorsa settimana le attività addestrative condotte dagli istruttori militari del Kurdish Training Coordination Centre (KTCC) a guida italiana di Erbil, in Iraq, a vantaggio di 150 militari curdi, come chiarisce la Difesa nel darne notizia dal suo stesso sito istituzionale lo scorso 13 novembre.

Il corso, della durata complessiva di una settimana, ha compreso diverse attività quali la condotta di azioni tattiche nei centri abitati, la conoscenza delle procedure C-IED (contro ordigni esplosivi improvvisati), l’addestramento al tiro diretto di precisione con le armi portatili (corso sniper) e un corso di Force Protection per la sicurezza delle caserme e delle aree addestrative curde.

20151113_KTCC_Erbil_trining the Peshmerga (16)Contemporaneamente, si apprende, gli istruttori del team A&A (Advise and Assist) del contingente italiano hanno iniziato l’addestramento sull’impiego dei mortai a favore di 12 Peshmerga della Counter Terrorism Division.

Il corso della durata di tre settimane, prevede attività tecniche di specialità quali l’impiego del mortaio da 120 mm ad anima liscia, da 80 e 60 mm in dotazione alle Kurdish Security Forces, la preparazione topografica per l’orientamento dei mortai nell’area di schieramento, il calcolo dei dati di tiro, le comunicazioni via radio per l’osservazione del tiro e la disciplina del fuoco.

Inoltre personale dello staff del Comando italiano sta addestrando oltre 30 ufficiali curdi sull’impiego delle procedure e delle metodologie proprie dell’intelligence militare.

20151113_KTCC_Erbil_trining the Peshmerga (15)Il contingente italiano, dislocato nel Kurdistan iracheno e composto da circa 200 uomini e donne, dallo scorso gennaio ha addestrato oltre 2.000 Peshmerga su un totale di circa 5.000 formati dai trainer della coalizione, costituita da 7 nazioni europee: Italia, Germania, Gran Bretagna, Norvegia, Finlandia, Olanda e Ungheria.

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Fonte e foto: KTCC via Difesa

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NRDC-ITA fa il punto di situazione sul fianco sud della NATO con un workshop a Palazzo Cusani a Milano

20151001_NRDC-ITA_Palazzo Cusani_Milano (1)Si è aperto con l’auspicio di delineare una valutazione delle criticità del fronte sud della NATO l’international workshop intitolato “Assessing the Crisis on Nato’s Southern Flank”, tenutosi il 1° ottobre a Palazzo Cusani, a Milano, presso la sede del corpo di reazione rapida della Nato in Italia (NRDC-ITA, NATO Rapid Deployable Corps-Italy).

Il seminario, organizzato proprio da NRDC-ITA con il patrocinio del ministero della Difesa italiano, si proponeva di stimolare il dibattito per percorrere tutte le possibili opzioni verso una strategia collettiva appropriata alle sfide alla sicurezza e alla stabilità provenienti da Nord Africa e Medio Oriente, con un’apertura a esaminare anche Africa subsahariana, Iran, Israele e Arabia Saudita.

Questo è infatti il “fianco sud” come si è inteso considerare l’arco territoriale da prendere in esame sulla base delle contingenze storiche e di cronaca che interessano la nostra attualità.

20151001_NRDC-ITA_Palazzo Cusani_Milano (2)Una vasta zona geografica che ha trovato nei relatori presenti i più appropriati esperti del settore, a partire dal colonnello dell’Aeronautica Luca Semeraro, dell’Italian Joint Intelligence Centre, che ha presentato una approfondita analisi d’area; attraverso le testimonianze del giornalista Domenico Quirico, colto e appassionato interprete delle sue esperienze anche come prigioniero in Siria di gruppi islamici radicali; le analisi sul contesto storico e politico del fronte sud portate dal professor Vittorio Emanuele Parsi, docente dell’Università Cattolica e tenente colonnello della riserva selezionata della Marina; per finire con la puntuale presentazione della situazione politica sullo scacchiere internazionale dell’Iran fornita dal dottor Nicola Pedde, direttore dell’Institute for Global Studies. Gli interventi sono stati moderati dalla giornalista di Sky TG24 Tonia Cartolano.

Su tutto ha dominato la presentazione inziale del generale Riccardo Marchiò, comandante di NRDC-ITA, che in fase di apertura lavori ha affermato che “il fianco sud è ora oggetto di valutazione sotto i nostri occhi”, invitando a una proficua giornata di lavori che si colloca nella necessità della Nato di far fronte a nuovi stimoli provenienti da nuove direzioni.

“Il fianco sud è stato finora trascurato – ha spiegato subito il col Semeraro – e si è trattato di un errore strategico”, come è poi emerso dall’arco di crisi preso in esame dall’ufficiale dell’Aeronautica nel corso del suo intervento, che ha toccato non solo i paesi che si affacciano sul Mediterraneo, come anticipato, ma anche il Mali, Israele, l’Eritrea, l’Iran e l’Arabia Saudita.

La lucida testimonianza del giornalista Quirico, che ha riportato fedelmente la dimensione quotidiana dell’estremista islamico “a contatto con la morte inflitta o subita in ogni istante della sua vita”, ha corroborato idealmente le definizioni dei tre grandi fallimenti dell’Occidente fatte dal col Semeraro: mancanza di prevenzione, di intervento efficace e di strategia condivisa.

Elementi a cui ha fatto eco il professor Parsi con la denuncia di una grave mancanza di impegno nell’intervento e di visione strategica. Un difetto di progettazione che lascerebbe un pericoloso vuoto anche ammesso di riuscire a eliminare il problema dell’estremismo, oggi individuato come ISIS, o come ISIL, o Daesh, o nuovo Califfato.

L’Iran entra di prepotenza nella valutazione dell’arco di crisi, per la sua importanza storica e soprattutto per i suoi risvolti strategici nello scacchiere internazionale, ha fatto emergere infine Nicola Pedde.

Tutto ciò di cui si è discusso oggi, tuttavia, non prescinde dall’attività della Russia e dalle sue velleità territoriali, decisamente connesse con il fianco sud. Agli sviluppi delle azioni di Vladimir Putin in territorio siriano, molto recentemente, e in area Mar Nero, appena qualche mese fa, è stato fatto riferimento di continuo nella prospettiva di una visione strategica collettiva.

Proprio l’attenzione alla Russia in contemporanea al focus sul fianco sud ha stimolato la richiesta da parte di Paola Casoli il Blog di un chiarimento di quale possa essere la migliore direzione da prendere da parte della Nato nella sua attività addestrativa.

Questo in particolare alla vigilia della Trident Juncture 2015, vasto evento esercitativo con uno scenario decisamente aperto a sud dopo le precedenti ambientazioni baltiche, e alla luce della dichiarazione del generale Hans-Lothar Domröse, comandante dell’Allied Joint Force Command (JFC) di Brunssum, che alla Reuters ha sottolineato l’impossibilità della Nato di scegliersi la minaccia est o sud e la necessità, invece, di addestrarsi per entrambe.

Per il col Semeraro “il fronte est rappresenta un nemico identificato, mentre il sud quello variegato con interessi non ancora chiari”. Importante dunque “stabilire quale sia il nemico e quale la priorità”. Altrettanto importante per il dottor Pedde un investimento di attenzione alla sicurezza e alle disuguaglianze, motore di instabilità. Mentre il professor Parsi conclude mettendo l’accento sulla necessità che la Nato protegga la propria popolazione e sottolinea la minaccia portata dal fronte sud ai fondamentali culturali non solo della vicina Italia, ma anche di tutto l’Occidente.

“La mia domanda iniziale di un assessment su una delle minacce verso la Nato, quale quella rappresentata dalle sfide lanciate dal fianco sud – ha dichiarato il comandante gen Marchiò – ha generato un vivace scambio di opinioni nel rispetto delle posizioni di ognuno e nell’ottica del ruolo di difesa che la Nato ha nei confronti dei suoi 28 paesi”.

“Considero conseguito l’obiettivo del workshop”, ha poi definitivamente concluso il comandante di NRDC-ITA.

PC

Qui l’articolo Reuters con la dichiarazione del gen Domröse

Foto proprie