Mar Nero

Tra Russia e Stati Uniti. Storia della Georgia indipendente, M.Antollovich/6

By Marco Antollovich

Cap.2.3.2 della tesi “Tra Russia e Stati Uniti. Storia della Georgia indipendente” (M.Antollovich)

La Georgia nel Caos: il ruolo di Edward Shevardnadze. La questione abcasa

All’arrivo di Shevardnadze anche in Abcasia la situazione sembrò, per un breve periodo, migliorare. Venne autorizzata l’apertura di un’università abcasa, di stazioni radio e stazioni televisive in lingua abcasa e la pubblicazione di riviste che non fossero necessariamente in georgiano o in russo.

Quando tuttavia il conflitto in Ossezia del sud sembrava volgere al termine, si susseguirono una serie di attacchi contro la ferrovia georgiana in Abcasia. Secondo la maggior parte degli storici georgiani si trattava di una provocazione di Ardzimba, l’allora leader abcaso, pronto a scatenare un vero e proprio conflitto.

L’Abcasia aveva inoltre nuovamente espresso la volontà di reinstaurare la costituzione abcasa del 1925, mozione respinta dal parlamento georgiano il 25 luglio 1992. Il 14 agosto del 1992 Kitovani marciò alla testa di un contingente di 3.000 uomini per riportare ordine nella regione secessionista. Tale intervento tuttavia non risultava totalmente giustificato, né aveva ricevuto l’approvazione di Shevardnadze, il quale ammise che esistevano “delle intenzioni non manifeste” che avevano spinto Kitovani ad attaccare l’Abcasia.

Più precisamente buona parte dei traffici illeciti georgiani avevano come sbocco preferenziale il vastissimo mercato nero russo: la ferrovia che attraversava l’Abcasia arrivava direttamente a Soci, evitando il tortuoso passaggio attraverso i monti del Caucaso e non è un mistero che Kitovani e Joseliani fossero legati alla criminalità organizzata georgiana. Kitovani, inoltre, come riportato eufemisticamente dallo storico Chervonnaya, “non mostrò una gentilezza angelica” durante l’intervento.

L’ Abcasia decretò la mobilitazione generale, ma le truppe georgiane riuscirono a sfondare, entrando a Sukumi, aiutate da irregolari zviadisti. Gli Zviadisti, sostenitori del’ex presidente Gamsakhurdia (in esilio in Cecenia) preferirono infatti, in un primo momento, sostenere la fazione georgiana piuttosto che i separatisti abcasi, coerentemente con il loro credo nazionalista; mossero dunque dalla loro roccaforte di Gali, in Mingrelia, per unirsi alle forze di Kitovani. Sukhumi venne conquistata, sebbene Gamsakhurdia avesse proibito agli Zviadisti di unirsi all’esercito georgiano.

Il 2 settembre venne decretato il cessate il fuoco. Nonostante l’arrivo di un gruppo di osservatori delle Nazioni Unite (circa 50 membri), il conflitto riprese con intensità crescente. La ripresa delle ostilità era dovuta in gran parte al voltafaccia degli Zviadisti, i quali combattevano ora con gli irregolari abcasi per reintegrare il loro leader in esilio e non erano vincolati dal cessate il fuoco, dichiarato solo dalle milizie georgiane e abcase.

Per la prima volta si unirono alla coalizione abcaso-zviadista migliaia di volontari provenienti dal Nord Caucaso. L’Abcasia, la cui popolazione era musulmana sunnita ed etnicamente molto più vicina alle popolazioni russe (qui non si intende etnicamente russe, ma facenti parte della Federazione Russa) del Caucaso che non ai Georgiani, ricevette consistenti aiuti da Daghestani, Ingusceti, Circassi e irregolari ceceni che avevano fondato il movimento della “Confederazione dei Popoli di Montagna”.

Dopo l’abbattimento di un Su-27 russo, la Georgia ebbe la certezza che la Russia appoggiasse indirettamente i secessionisti abcasi. Nel settembre del 1993 cominciarono a militare nelle fila dei separatisti anche reparti speciali dell’esercito russo, sebbene da Mosca giungessero ferme smentite, accompagnate da dichiarazioni di solidarietà all’integrità territoriale georgiana.

In realtà il fatto che gli Abcasi ricevessero un consistente contributo dai russi risulta un elemento incontrovertibile e comprovato. Agli Abcasi fu concesso di rifornirsi dalla base militare russa di Gudauta, unica base Russa in territorio abcaso, complici molti generali dell’esercito russo che vedevano in Shevardnadze un traditore (Shevardnadze era stato Ministro degli Esteri dell’ Unione Sovietica sotto la presidenza Gorbaciov ed uno dei maggiori sostenitori e promotori delle riforme strutturali che avevano portato allo smembramento dell’ Urss. I più conservatori tra i politici e i militari russi vedevano dunque in Shevardnadze un traditore della patria e dell’ortodossia comunista).

Nel marzo 1993 la testata russa Izvestia confermava il fatto che le forze separatiste avessero ricevuto 72 carri armati e mezzi di artiglieria pesante dai Russi. Nel 1993 la sola città di Sukhumi venne assediata quattro volte. Il 27 luglio 1993 Mosca riuscì a definire il cessate il fuoco e l’allontanamento di tutta l’artiglieria pesante attorno al capoluogo. Sebbene entrambe le parti avessero aderito formalmente, soltanto Shevardnadze rispettò la parola data. Il 16 settembre, approfittando del vantaggio così scorrettamente ottenuto, le truppe abcase sferrarono un ultimo assedio a Sukhumi, che capitolò undici giorni dopo. Nelle settimane che seguirono, 232.000 georgiani furono espulsi dal territorio abcaso dalle truppe di Ardzimba dando vita a una vera e propria pulizia etnica. In quei giorni 4.465 georgiani furono uccisi.

Come, a seguito delle violenze perpetrate in Ossezia del sud, i Georgiani erano stati accusati di genocidio, così ora i Georgiani accusavano gli Abcasi dello stesso crimine.

Il cessate il fuoco prevedeva il dispiegamento di un contingente di pace lungo il confine abcaso-georgiano: considerando che né l’ Unione Europea né le Nazioni Unite erano disposte a stabilire una missione di peacekeeping in loco, si offrì Volontaria la CSI, Comunita degli Stati Indipendenti, composta da Russia, Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Tagikistan, Kazakhstan, Uzbekistan, Tagikistan, (Ucraina e Turkmenistan non hanno mai ratificato il trattato); il mandato di peacekeeping, formalmente sotto tutela della CSI, prevedeva il dispiegamento in campo del solo contingente di pace russo. Tremila soldati russi (che non avevano formalmente preso parte al conflitto) furono stanziati lungo il confine.

Le Nazioni Unite misero a disposizione cento osservatori disarmati in territorio georgiano. L’Abcasia venne posta sotto embargo dalla stessa CSI (gennaio 1996) e vennero chiusi i confini con la Russia.

L’isolamento abcaso sarebbe durato fino al 1999 e sarebbe costato alla nuova repubblica all’incirca 11 miliardi di dollari. Il conflitto con l’Abcasia era dunque terminato, ma non quello contro gli Zviadisti, che si accingevano a riconquistare l’ormai indifesa Georgia. Questa volta, tuttavia, giunse a Shevardnadze l’inaspettato aiuto di Mosca; un aiuto certamente non disinteressato. L’esercito georgiano in brevissimo tempo, supportato da irregolari russi, sconfisse la milizia zviadista, che si ritirò in Abcasia e lo stesso Gamsakhurdia uscì di scena, suicidandosi misteriosamente nel suo rifugio in Cecenia. Sebbene la stessa moglie del ex-presidente avesse testimoniato una forte depressione nel marito, il suicidio, per le modalità e le tempistiche con cui venne commesso, lascia presumere una partecipazione russa all’atto estremo.

Il prezzo che i Russi chiesero a Shevardnadze per l’aiuto fornito fu tuttavia molto elevato, poiché la Georgia dovette entrare a pieno titolo nella Comunità degli Stati indipendenti il 9 ottobre 1993. Dovette inoltre siglare nel febbraio del 1994 un accordo di amicizia con l’ingombrante vicino russo, accompagnato dalla firma di trattati economici, dal consenso alla permanenza di militari russi nelle ex-basi sovietiche e dall’accettazione del russo Grachev come ministro della Difesa.

Marco Antollovich

Seguirà L’ epoca di Shevardnadze

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Mappa fornita dall’autore

La regione del Grande Mar Nero a cavallo tra Europa e Asia; focus sulle interrelazioni con la Bulgaria, A.Miykova/4

By Anna Miykova

Cap 1.3 della tesi “La regione del Grande Mar Nero a cavallo tra Europa e Asia; focus sulle interrelazioni con la Bulgaria” (Anna Miykova)

Il concetto di Wider Black Sea Region

L’approccio al problema di questa regione è indubbiamente complesso e il pronostico dello storico rumeno Gheorghe Brătianu con riferimento al destino del Mar Nero è illuminante: “il teatro offerto dal bacino del Mar Nero favorisce […] considerazioni che oltrepassano i problemi regionali e vengono rapportati alle forze che agiscono sulla storia universale”.

L’identità geografica della regione è costruita in primis dagli stati rivieraschi: la Bulgaria e la Romania a ovest, l’Ucraina e la grande Russia a nord, la Georgia a est, e le ampie coste settentrionali della Turchia a sud.

A rendere ancor più complessa la materia, tuttavia, è il fatto che la regione stessa si presenta estremamente composita per ragioni storiche ben note, basti pensare alle numerose genti che si sono susseguite nei secoli e che popolano quelle terre ancor oggi: traci, greci, sciti, romani, bizantini, turchi, proto bulgari, russi e molti altri. A un osservatore attento non può sfuggire il fatto che considerarla come regione unitaria sia solo un’elaborazione del pensiero strategico delle grandi potenze.

È senza dubbio vero che la realtà geografica delle risorse, delle vie di trasporto e delle poste in gioco territoriali è un dato che oggettivamente unisce concettualmente i rapporti fra le nazioni e le regioni dell’area. E’ però altrettanto vero, che le differenze culturali, sociali e politiche sedimentatesi lungo il corso della storia non possano non influire a loro volta, rendendo improbabile – se non impossibile – l’unitarietà delle percezioni dei vari attori regionali riguardo ai propri interessi nella regione del Mar Nero.

Un’analisi più approfondita non può prescindere dall’inclusione di Stati che seppur diversi e più lontani, contribuiscono oggi a caratterizzare in profondità una regione che ha progressivamente ampliato i suoi confini. Pertanto, Armenia, Azerbaigian, Moldavia e Grecia, benché non siano Stati litoranei, diventano naturali protagonisti a livello regionale per storia, prossimità e stretti legami con gli altri “vicini”.

Il concetto di regione del “grande Mar Nero”, che include anche questi Stati, trae le sue origini da due fatti principali. Il primo è il tentativo, fatto soprattutto per volere della Turchia dopo la disgregazione dell’URSS, di istituzionalizzare le relazioni economiche degli Stati del bacino del Mar Nero, del Mar Egeo e del Mar Caspio (sponda occidentale) nell’Organizzazione per la Cooperazione Economica del Mar Nero o BSEC. Sono quindi stati cooptati nel progetto insieme agli Stati rivieraschi, paesi che non sono direttamente bagnati dal Mar Nero. L’importanza dell’interconnessione tra i tre bacini marittimi era evidente fin dall’inizio per gli operatori economici ed energetici.

Il secondo tentativo è stato l’elaborazione del concetto di Wider Black Sea Region (WBSR) da parte di un think-tank euro-atlantico – German Marshall Fund of the United States – all’inizio del decennio scorso. Alcuni studiosi tra cui Ronald Asmus, Svante Cornell e Gareth Winrow hanno evidenziato quanto lo spazio geografico – politico lungo la direttrice Mar Caspio – Balcani fosse diventato ormai fondamentale per il controllo degli equilibri eurasiatici, per i rapporti tra Russia e Occidente e per la solidità dell’asse euro-atlantico nei rapporti con il Medio Oriente.

Si potrebbe ulteriormente discutere se la WBSR incorpori anche i due paesi chiave per l’approvvigionamento energetico, Kazakistan e Turkmenistan, il cui sbocco sul Mar Caspio è dal lato orientale del grande lago salato.

Sul piano della politica di sicurezza energetica, la risposta risulta affermativa data l’inseparabilità dei due paesi centrasiatici dalle dinamiche geo-economiche della direttrice Transcaucaso – Mar Nero – Europa centro-orientale. In questo senso, tuttavia, la regione chiamata Greater Caspian region e la regione del “grande Mar Nero” tendono a sovrapporsi e si aprirebbe la questione dell’appartenenza o meno dell’Iran alla WBSR.

Il concetto di Wider Black Sea Region è praticamente contemporaneo a quello di Greater Middle East e la sua genesi è riconducibile alla rielaborazione dello spazio geopolitico da parte statunitense agli albori del XXI secolo. Si tratta invero di un periodo in cui la minaccia delle reti terroristiche di ispirazione islamica, le ambizioni militari dei cosiddetti “Stati canaglia”, l’ascesa della potenza cinese, il tentativo russo di tornare potenza globale e la sfida per le risorse strategiche divengono aspetti distinti ma correlati della sfida al primato statunitense nel sistema internazionale.

Sul piano storico e geopolitico, la regione allargata è divenuta, dopo la fine della Guerra Fredda, una vasta area–perno che mette in comunicazione l’asse euro–atlantico con la Russia, l’Asia centrale e il Medio Oriente. Ma essa è anche il limes culturale fra l’Occidente, la Russia – perennemente alle prese con la secolare questione del suo rapporto con l’Europa – e il mondo musulmano.

Ne consegue che la regione del Mar Nero potrebbe assumere due vesti opposte: da un lato, come afferma il geografo e geopolitologo Saul Bernard Cohen, essa potrebbe diventare una “porta” (gateway) in grado di mettere in comunicazione in modo virtuoso l’area geostrategica occidentale, a conduzione statunitense e incentrata sul dominio dei mari, con quella eurasiatica, imperniata sulla potenza russa e con l’area mediorientale.

Dall’altro, potrebbe diventare una grande “area di frattura” (shatterbelt) nel sistema internazionale, cioè contraddistinta da conflitti regionali (si parla di conflitti congelati in Transnistria, Abkhazia, Ossezia del Sud, Nagorno-Karabakh) peggiorati dall’ingerenza di grandi potenze esterne.

Di conseguenza, la possibilità di degenerazione dei conflitti latenti pone seri interrogativi in tema di sicurezza energetica. La capacità di alcuni Stati di assicurare la continuità nelle forniture energetiche, grazie agli oleodotti e gasdotti che attraversano il loro territorio, sarebbe infatti dimidiata qualora i guerriglieri separatisti decidessero di colpire tali infrastrutture.

Da un lato proprio l’interesse economico-energetico e dall’altro la nuova prospettiva del problema politico e strategico della regione (toccando implicitamente anche la sicurezza), dovuta all’acceleramento dei processi di globalizzazione e integrazione regionale, ha attirato l’interesse di 3 macro-attori geopolitici: l’Unione Europea, la NATO e la Russia.

In primo luogo, l’Unione Europea è interessata alla geopolitica del Mar Nero tanto per ragioni di sicurezza e stabilità, poiché la Politica Europea di Vicinato include anche una strategia per l’Est Europa e il Mar Nero, quanto per ragioni economiche, considerando la dipendenza dell’Unione dalle risorse energetiche russe.

Inoltre, per rafforzare il suo ruolo all’interno della regione del “grande Mar Nero”, l’UE firmò degli accordi di collaborazione con l’Ucraina (perno geostrategico nel Mar Nero) e con la Moldavia, ammettendo la Romania e la Bulgaria come candidate all’adesione nella comunità. A sua volta, l’adesione dei due paesi assunse il significato di garantire una zona di sicurezza nei Balcani, contesto inter‐regionale di interferenze cristiano‐musulmane.

In secondo luogo, la NATO ha esteso la sua influenza sia alla parte orientale che meridionale del bacino del Mar Nero, includendo nelle sue strutture e concludendo accordi operativi con la Turchia, la Romania e la Bulgaria; di contro, le ex-repubbliche sovietiche Georgia, Azerbaigian e Armenia hanno espresso già dal 2004 la loro volontà di aderire al Patto Atlantico e sono state ammesse al “Partenariato per la Pace”. Inoltre, sia l’Ucraina, sia la Russia hanno firmato un accordo bilaterale di partenariato con l’Alleanza.

In ultimo, la Federazione Russa – principale forza economica e militare della regione del Mar Nero sino allo smembramento del comunismo – ha dovuto affrontare negli ultimi anni la necessità di costruirsi una nuova identità geopolitica.

Con riferimento alla quantità di risorse che la Federazione Russa possiede, non solo per la vastità del suo territorio, ma anche per la ricchezza del suo sottosuolo, la Russia dispone delle più grandi riserve di risorse minerarie del mondo. Circa 1/3 dei giacimenti mondiali di minerali metallici e di carbon fossile si trovano in territorio russo e si ritiene anche che la nazione possieda ingenti riserve di petrolio. Nei pressi di Kursk è situato un ingente giacimento di minerali di ferro, mentre giacimenti minori di manganese si trovano nella zona degli Urali. E’ stata inoltre riscontrata una forte presenza di nichel, il tungsteno, il cobalto. La Russia possiede inoltre importanti quantitativi di minerali metallici non ferrosi, come ad esempio il rame, presente in grandi quantità negli Urali. Fino al 1955 il carbone era la principale fonte energetica, sostituito negli anni Settanta dal petrolio e dal gas naturale ricavati soprattutto dai giacimenti della Siberia occidentale e della fascia Volga-Urali. Nel 2003 la produzione di energia da centrali termoelettriche copriva il 64,7% della produzione totale di energia. Anche dal punto di vista militare essa può a ragione essere definita la potenza maggiore della Regione perché possiede la flotta più grande (Flotta russa del Mar Nero).

Fatta eccezione per le controversie con l’Ucraina per il controllo marittimo in Crimea, la Russia ha manifestato la sua intenzione di consolidare la propria posizione geopolitica nel suo “prossimo vicinato” (strategia elaborata nel 2007) che include il mantenimento, tramite il Mar Nero, dell’accesso ai “mari caldi”. Inoltre, sotto l’aspetto economico è nota la politica aggressiva di Gazprom e Lukoil sulla piazza energetica della WBSR, che ha coinvolto gli altri Stati della regione: Bulgaria, Grecia, Turchia e Romania.

Infine, per contrapporsi all’influenza dell’Alleanza Atlantica e dell’UE, la Russia ha rafforzato le sue collaborazioni con gli Stati della CSI  (Comunità degli Stati Indipendenti, in russo: Sodružestvo Nezavisimych Gosudarstv: è una confederazione composta da nove delle repubbliche dell’ex Unione Sovietica) – Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan – attraverso la costituzione dell’Unione Economica Eurasiatica (2005) e l’avvio del progetto di un sistema monetario unico (2010).

Non dimentichi di un attore di grande rilevanza della regione come la Turchia, riscontriamo come questo Paese promuova una politica piuttosto contraddittoria riguardo al Mar Nero, tentando di mantenerlo “mare chiuso”. Essa si serve, a questo fine, del controllo degli Stretti Turchi (Bosforo e Dardanelli), che sono gli unici accessi al bacino semichiuso. Nonostante la “questione degli stretti” sia stata per alcuni secoli il teatro di aspri scontri tra la Turchia e la Russia, oggi i due attori principali muovono i primi passi verso una strategia collaborativa.

Il puzzle geopolitico appena descritto consta di macro attori ma lascia anche spazio per un pluralismo geopolitico variegato. Gli Stati più piccoli sono senza ombra di dubbio attori dai ruoli più dimessi, ma per ciò stesso non meno incisivi e interessanti. Questa è la motivazione che ci ha spinti a soffermarci su uno in particolare, ovvero sul ruolo rivestito dalla Bulgaria.

Si tratta di uno Stato che per la sua posizione geografica aspira a crescere e superare i “ristretti” confini nazionali per affermarsi come attore attivo all’interno della politica della WBSR. E lo fa contemporaneamente nelle vesti di Stato sovrano con una “situazione” strategica comoda (sbocco sul mare) e nelle vesti di membro dell’UE e della NATO, che gli conferisce un maggiore potenziale estero e amplia il suo campo di manovra, necessario per perseguire questo obiettivo.

Anna Miykova

Seguirà La Bulgaria

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Mappa di novinite.com

Giovani analisti, Nuove leve: il portale di cultura della Bulgaria ripubblica la tesi di Anna Miykova

Il sito Bulgaria-Italia (www.bulgaria-italia.com), “portale dedicato alla conoscenza reciproca tra bulgari e italiani riguardo le notizie, storia, arte, cultura, letteratura, economia, politica, turismo, folklore”, ha iniziato a ripubblicare da Paola Casoli il Blog la tesi di Anna Miykova per l’interesse che desta e l’attualità che rappresenta.

La tesi, intitolata La regione del Grande Mar Nero a cavallo tra Europa e Asia – Focus sulle interrelazioni con la Bulgaria, ha cominciato a essere pubblicata su queste pagine dallo scorso 25 novembre 2013.

I primi tre post sono già stati pubblicati sul sito Bulgaria-Italia ai link:

Il ruolo della Bulgaria nella regione del “grande mar Nero”

La regione del “Grande Mar Nero”. Pontos Euxeinos o Kara Deniz: origine e caratteristiche geografiche (2)

La regione del Grande Mar Nero – Cenni storici (3)

La regione del Grande Mar Nero a cavallo tra Europa e Asia; focus sulle interrelazioni con la Bulgaria, A.Miykova/3

By Anna Miykova

Cap 1.2 della tesi “La regione del Grande Mar Nero a cavallo tra Europa e Asia; focus sulle interrelazioni con la Bulgaria” (Anna Miykova)

Cenni storici

Il Mar Nero era noto già ai popoli e alle culture dell’Antichità che popolavano le sponde orientali del Mar Mediterraneo. I navigatori fenici più impavidi ed esperti visitavano le sue coste e commerciavano con i suoi abitanti. Costoro non lasciarono però traccia o descrizione alcuna né della loro navigazione né del mare.

Le relazioni tra i Paesi del Mar Nero e i Paesi latini, che oggi appaiono se non disinteressati almeno distratti rispetto a questa regione strategica (Mar Nero) del Mediterraneo, nel passato erano intensissime in entrambe le direzioni. Il clima marino molto più mite del Baltico e meno torrido di quello adriatico o mediterraneo attirò infatti i commercianti Greci, che circa 2.700 anni fa costruirono la prima città sul Mar Nero, Histria e poi Tomis (oggi Constanta, dove fu esiliato il poeta Ovidio) e Callatis (ora Mangalia).

Nell’VIII secolo a.C. i Greci furono i primi ad avventurarsi più in profondità sulle sue coste e le colonizzarono. Una descrizione dettagliata delle loro scoperte geografiche fu redatta da Erodoto (storico greco del V sec. a.C., ‘Ηρόδοτος, Herodotos, nacque ad Alicarnasso, 484 a.C. e morì a Thurii attorno al 425 a.C.; famoso per aver descritto paesi e persone da lui conosciute in numerosi viaggi), il quale sulla base del vasto materiale geografico che raccolse nei suoi viaggi e contenuto nella sua “Istoria”, può a ragione essere definito non solo il padre della storia ma anche della geografia. A quell’epoca, la potenza marittima dei Greci si era già sviluppata e cresceva rapidamente. In continua comunicazione con l’Asia Minore, i principali centri mercantili dell’epoca furono Efeso e Mileto, e l’Italia meridionale, le coste di quei paesi e delle isole vicine si erano popolate di colonie, e i Greci avevano già fondato insediamenti sulle coste dell’Egitto e della Spagna.

Erano penetrati in Persia e Siria fino a spingersi in India. Incoraggiati dai successi delle loro imprese e animati dal desiderio di estendere il commercio – tra il VI e il VII sec. a.C. i greci svolsero il ruolo di mediatori nel commercio tra l’Oriente e la Grecia; in seguito divennero gli intermediari tra Oriente e Occidente -, provarono a dare sempre nuove direzioni alle loro migrazioni. Così il Mar Nero attirò ben presto la loro attenzione, poiché offriva maggiori vantaggi per il commercio. La navigazione – non essendo particolarmente pericolosa nei mesi estivi – non esigeva grandi imbarcazioni; il tragitto dalla Grecia alle rive più lontane richiedeva poco tempo; il carattere stesso del litorale e la configurazione delle sue rive, disseminate di baie, anfratti e insenature, favorivano l’insediamento di colonie.

Il dominio dei Cimmeri per mare e su terra stava concludendosi e ciò fu il segnale della partenza dei Greci. In un lasso di tempo relativamente breve un’immensità di colonie e di porti punteggiarono la coste del Mar Nero, la maggioranza dei quali fu opera dei Milesi. “Allora questo mare perse il suo antico nome di inospitale per prendere quello di ospitale”. Essi inviarono dapprima alcuni coloni verso le rive settentrionali, poi nell’anno 634 eressero la città Tira. Due anni più tardi, Sinope, distrutta dai Cimmeri, fu ricostruita da questi abili mercanti, la cui sagacia segnò il brillante destino di quella città. Nello stesso anno un’altra colonia si insediò sulle rive meridionali e fondò Amiso; Apollonia fu fondata nel 609; Odessa nel 572. Infine, una volta preso l’avvio, questo movimento di colonizzazione delle rive del Mar Nero non si interruppe più.

I Cimmeri (gr. Κιμμέριοι) erano un’antica popolazione, forse tracia, nell’VIII sec. a.C. invase l’Asia Minore portando devastazione, finché verso il VII sec. a.C. fu scacciata dal re Aliatte di Lidia. Dai Cimmeri prende il nome la Crimea, un tempo nota come Cimmeria, dove essi si stanziarono. In archeologia sono designati come un insieme di tribù, probabilmente affini agli iranici delle steppe, che come narra Erodoto furono scacciate dagli Sciti dalla loro primitiva sede a nord del Mar Nero. Pare che la parte occidentale sia confluita nei Traci, mentre altri devastarono l’Anatolia ed il Vicino Oriente dalla metà del VIII al VII secolo a.C. ed infine furono sconfitti dagli Assiri. Vengono citati nelle cronache tardo assire con il nome di Gimirrai, essendo menzionati insieme agli Ashguzai, probabilmente gli Sciti o Saci. È anche possibile che siano menzionati nell’Antico Testamento, nella tavola delle nazioni con il nome di Gomer, discendente di Jafet. Gli Assiri percepivano una qualche affinità tra i Saci e i Cimmeri ed infatti chiamavano questi ultimi anche col nome di Saci Ugutumki, purtroppo dal significato non chiaro. Se ne conoscono tre re: Teushpa, Tugdamme, Sandakshatra. Si può notare che Teushpa e Sandakshatra sono di chiara derivazione iranica.

Dai Cimmeri prende il nome la Crimea, un tempo nota come Cimmeria.

Ai Greci seguirono i Romani che vi costruirono castri, strade e mura di difesa, oltre alla Via militaris di Traiano, che collegava Belgrado a Costantinopoli (Tsarigrad). Dopo la vittoria di Traiano contro i Daci, Apollodoro di Damasco costruì ad Adamclisi il monumento Tropaeum Traiani, simile alla Colonna Traiana. A Bartın si ritrovano i resti di una strada romana, risalente al tempo dell’Imperatore Claudio.

Quando l’imperatore Costantino I decise la costruzione di una nuova capitale per l’Impero, il sito ideale venne individuato in quello di Bisanzio (poi rinominata Costantinopoli), che si trovava al centro di eccellenti vie di comunicazione sia terrestri che marine verso i principali centri dell’Impero, che dominava gli stretti strategici del Bosforo e dei Dardanelli e che, per la sua dislocazione al culmine di una sorta di penisola, risultava facilmente difendibile.

Nel Medioevo arrivarono nel Mar Nero i Genovesi, i Veneziani, i Pisani e altri popoli che ne hanno forgiato l’identità come mare di scambi di merci e culture; i flussi andavano dall’Italia al Mar Nero che, aperto ai Genovesi dopo il trattato di Ninfeo del 1261, era divenuto in pochi anni uno dei principali centri del traffico internazionale. Ai porti della costa settentrionale giungevano i prodotti e le mercanzie delle regioni circostanti, che vi arrivavano attraverso la via fluviale del Volga e di Sarai, nonché quelle dell’Asia centrale e del Catai che vi giungevano attraverso l’itinerario del Caucaso e del Caspio.

L’emporio principale del Mar Nero divenne Caffa, fondata dai Genovesi nel 1266, e assurta subito ad una prosperità superiore a quella di tutti i porti concorrenti. Caffa (oggi Feodosia), per circa due secoli è stata una delle più importanti città del Mediterraneo, arrivando anche demograficamente ai livelli di Bisanzio. Ciò fu dovuto in prevalenza ai Genovesi, che sfruttarono la posizione strategica del suo porto sulla grande via commerciale tra il lontano Oriente ed Occidente europeo. I Genovesi ottennero dal Khan Mangu-Timur le terre su cui si sviluppò Caffa con la licenza di potervi edificare case e magazzini per le merci.

Da allora nacquero numerose altre colonie genovesi che si svilupparono in tutta la Crimea e la regione arriverà a contare, secondo Murzakevic (Nikolay Murzakevic, Storia delle colonie genovesi in Crimea. Strategie imprenditoriali alla ricerca di nuovi mercati, Sagep, Genova, 1992 7), ben un milione di persone. Nel nord della Turchia, a 80 km da Bolu, nei pressi di Akçakoca, si trovano ancora oggi le rovine di un castello genovese. Transitavano per il porto di Caffa tutte le merci e gli schiavi (di cui Caffa era uno dei principali mercati), e i suoi empori commerciali erano i più ricchi e vivaci del tardo Medioevo, con un declino che inizierà solo con la frammentazione politica dell’Asia Centrale e la conseguente crisi della sicurezza dei trasporti fra il Mar Nero e la Cina.

La colonia, e tutti gli altri insediamenti che per circa 200 anni le orbitano attorno, hanno avuto alterne vicende. Nel maggio del 1308, dopo otto mesi di assedio da parte dei tartari, i Genovesi bruciarono la città fuggendo per mare, per poi tornare non molto tempo dopo con il successore del precedente Khan, favorevole alla loro presenza. Il 1° giugno 1475 con l’invasione turco-ottomana terminò questa parte del mondo coloniale genovese.

I Veneziani, invece, frequentavano Tana, alla foce del Don, già prima del 1269. Più tardi, anche altri Italiani cominciarono la penetrazione nel Mar d’Azov. Le carte nautiche dei primi anni del Trecento segnano un porto pisano sulla costa settentrionale. I Pisani, non potendo sostenere la concorrenza genovese in pieno Mar Nero, si erano infatti insediati in quell’angolo estremo. Sulla costa meridionale del Mar Nero, Trebisonda, sede dell’Imperatore Comneno, aveva la medesima preminenza di Caffa sulla sponda opposta. Sergey Karpov Pavlovic narra come dal XIII al XV secolo, Venezia e Genova pur essendo rivali collaborassero sia a Trebisonda che a Tana. La posizione di Trebisonda era infatti strategica perché punto di partenza per l’Estremo Oriente convergendovi la strada per Tabriz, capitale dell’Impero dei Mongoli Persiani, una via che attraversava tutta l’Asia Minore sboccando nel Mediterraneo.

Il Mar Nero era quindi, già ai tempi della competizione fra Genovesi e Veneziani, un’appendice del Mediterraneo, ma costituiva anche il suo “ponte marittimo” verso l’Asia, un ruolo che non è completamente scomparso, anche se ora è importante quasi solo per fini di strategia militare, per proiettare potenza in Asia.

Nel 1435 quando gli Ottomani occuparono Costantinopoli – e la rinominarono in seguito Istanbul – il Mar Nero fu virtualmente chiuso al traffico marittimo con la chiusura degli stretti, attraversabili solo dietro pagamento di dazi elevatissimi. Solo circa 400 anni dopo, nel 1856, il Trattato di Parigi riaprirà il mare al libero commercio di tutte le nazioni.

In passato il Mar Nero era il terminale dell’antica Via della Seta che collegava l’Europa attraverso il Caucaso e l’Asia Centrale con l’Estremo Oriente, e più precisamente con la Cina.

L’antica Via della Seta era costituita dal reticolo che si sviluppava per circa 8.000 km, fatto di itinerari terrestri, marittimi e fluviali, lungo i quali nell’antichità si erano snodati i commerci tra gli imperi cinesi e l’Occidente. Le vie carovaniere attraversavano l’Asia centrale e il Medio Oriente, collegando Chang’an (oggi Xi’an), in Cina, all’Asia Minore e al Mediterraneo attraverso il Medio Oriente e il Vicino Oriente. Le diramazioni si estendevano poi a est alla Corea e al Giappone e, a Sud, all’India.

Il nome apparve per la prima volta nel 1877, quando il geografo tedesco Ferdinand von Richthofen (1833-1905) pubblicò l’opera Tagebucher aus China. Nell’Introduzione von Richthofen nomina la Seidenstraße, la «Via della seta». La via della seta terrestre si divideva in due fasci di strade, uno settentrionale e uno meridionale. Un ramo della via settentrionale, viaggiava lungo il fiume Oxus (oggi Amu Darya), passava tra Mar Caspio e Aral e raggiungeva la penisola di Crimea nella località detta La Tana. Quindi, attraversando Mar Nero e Mar di Marmara raggiungeva Bisanzio, navigando nell’Egeo settentrionale, nello Ionio e nell’Adriatico arrivava fino a Venezia.

Oggi rappresenta uno dei corridoi di passaggio di TRACECA, il corridoio di trasporto transcontinentale – Transport Corridor Europa Caucassus Asia. Assicura pertanto un collegamento strategico tra l’Asia ed i Balcani, libero da interferenze da parte di autorità statali, ma è anche la via per un gran numero di attività illegali, in particolar modo il contrabbando di droga e armi, dirette verso i mercati clandestini dell’Europa Occidentale; bloccare questo flusso, che è una delle fonti maggiori del benessere, vuoi per i paesi della sponda orientale, vuoi per i Balcani, è ancora una relativamente bassa priorità per i paesi litoranei, nonostante l’interesse e le pressioni dell’UE.

Anna Miykova

Seguirà Il concetto di Wider Black Sea Region

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La regione del Grande Mar Nero a cavallo tra Europa e Asia; focus sulle interrelazioni con la Bulgaria, A.Miykova/2

By Anna Miykova

Cap 1 della tesi “La regione del Grande Mar Nero a cavallo tra Europa e Asia; focus sulle interrelazioni con la Bulgaria” (Anna Miykova)

La regione del “Grande Mar Nero”. Pontos Euxeinos o Kara Deniz: origine e caratteristiche geografiche

All’epoca dell’illustre poeta greco Omero si riteneva che il Mar Nero fosse un bacino d’acqua semichiuso e connesso al Mar Mediterraneo. Negli ultimi decenni dell’VIII sec. a.C., quando i Greci si misero alla ricerca di commerci e di nuove terre da popolare, attraversando il Bosforo giunsero nel Mar Nero. In seguito navigarono in due direzioni: a nord – dove scoprirono le foci dei fiumi Istros (Danubio), Tiras (Dn’estr) e Boristen (Dn’epr), a est – sulle coste dell’Asia Minore e da lì sulle coste del Caucaso dove nell’immaginario comune si riteneva finisse il mondo (il Prometeo di Eschilo è incatenato “alla fine della Terra” – tra i monti caucasici). Secondo gli antichi Greci, dal Caucaso in poi iniziava un mondo popolato da esseri fantastici, e durante i loro lunghi viaggi furono proprio gli Elleni a scoprire la penisola di Crimea e il Mar d’Azov.

La prima impressione che essi ebbero del Mar Nero non fu positiva. Rispetto al Mar Egeo, esso appariva ai loro occhi impetuoso, freddo, non possedeva isole e sulle sue coste abitavano popoli selvaggi e sconosciuti; per questo motivo fu denominato Axeinos (Πόντος ʾΆξεινος), ovvero mare inospitale. Pontos Axeinos è con molta probabilità il più antico nome del Mar Nero. Alcuni secoli più tardi, dopo aver costruito colonie sulle sue coste e avendo assunto più familiarità con esso, lo rinominarono Pontos Euxeinos, ovvero ospitale. La denominazione moderna, tuttavia, è giunta in Europa tramite la lingua turca: in turco il Mar Nero porta il nome di ‘Kara Deniz’ (mare nero) da cui lo stesso nome bulgaro Cherno More.

Il Mar Nero ha un’origine relativamente recente. Secondo una teoria avanzata negli anni ‘90, in un’epoca posteriore alla glaciazione sarebbe avvenuta una inondazione che sommerse le coste originarie del mar Nero (l’ipotesi dell’inondazione preistorica del Mar Nero fu avanzata nel 1996 da due geologi della Columbia University: William Ryan e Walter Pitman. L’analisi dei sedimenti del Mar Nero nel 2004 da parte di un gruppo di ricerca paneuropeo Assemblage – Noah Project ha confermato la conclusione dei due studiosi).

Pare infatti che, attorno al 5600 a.C., il Mar Nero fosse isolato dal resto del Mar Mediterraneo; si trattava di un bacino di acqua dolce – probabilmente un lago – e si riteneva che il suo livello si attestasse sui 100 metri al di sotto di quello dei mari salati del pianeta.

Appare del tutto logico pensare che sulle sponde di un lago d’acqua dolce così vasto, siano fiorite diverse comunità protostoriche. Circa 7000 anni fa, sarebbe però ceduta la diga naturale in corrispondenza dell’attuale Bosforo, che isolava il Mar Nero dal Mar Mediterraneo: un’immensa cascata durata un anno si sarebbe riversata nel lago, il cui livello si sarebbe sollevato con estrema rapidità, sommergendo tutti gli abitati umani. I loro occupanti sarebbero fuggiti disperatamente per disperdersi poi nella valle del Danubio ed in quella del Tigri e dell’Eufrate.

Il Mar Nero ha oggi forma ellittica ed è al centro di una regione che è situata a cavallo tra l’Europa sud-orientale e l’Asia minore. E’ connesso al Mar d’Azov attraverso lo stretto di Kerch, mentre il suo collegamento con le acque aperte del mar Mediterraneo – per il tramite del Mar Egeo – avviene attraverso lo stretto del Bosforo, il Mar di Marmara e quindi lo stretto dei Dardanelli (oggi i due stretti vengono comunemente chiamati “Stretti Turchi”).

Ha una superficie di circa 436.400 km² (escluso il Mar d’Azov) e una percentuale di salinità pari a circa 17‰. In profondità, oltre i 150 m, questo valore aumenta drasticamente. La differente stratificazione della salinità è dovuta all’immissione di acque dolci dei maggiori fiumi europei – Don, Dn’epr, Dn’estr, Danubio – nel suo bacino. Di conseguenza, una minore salinità viene riscontrata fino ai 150-180 metri. Il punto più profondo del mare si trova a 2212m. Le sue coste sono poco frastagliate e quelle maggiormente marcate da insenature si trovano a nord, dove l’unica grande penisola è quella di Crimea (Ucraina).

Una particolare caratteristica delle acque del Mar Nero è la forte presenza di solfato di idrogeno pari a 11 – 14 ml/l che si concentra a partire da una profondità di 120 – 150m dal fondale marino fino al fondo del mare; queste condizioni sono risultate proibitive per la vita di qualsiasi essere vivente al di sotto di questo limite ad eccezione di alcuni batteri anaerobici. Ad una profondità tra 100 e 200 m del Mar Nero non vi è quasi più rimescolamento delle acque. La differenza tra la salinità dell’acqua in superficie e quella degli strati più profondi è un elemento permanente e caratterizzante delle sue acque. Questo fa sì che il 90% del volume d’acqua sia del tutto privo di ossigeno.

Di conseguenza, la vita marina è del tutto assente, e i prodotti dell’uomo, non soggetti all’usuale processo di arrugginimento e di marcescenza, si preservano per secoli. Solo pochi anni fa, ad esempio, dei robot subacquei localizzarono una nave bizantina posata sul fondo, praticamente intatta. Ciò potrebbe sembrare una nota di folclore, se non fosse una garanzia che condotte subacquee, posate sul fondo nella parte profonda del mar Nero, possono durare molto più a lungo, e/o potrebbero essere fatte di materiali meno costosi. Il carattere anossico del Mar Nero lo rende un unicum sulla terra, fatto peraltro dovuto al debole contatto con le acque del mare aperto. Il Bosforo e i Dardanelli sono infatti stretti poco profondi e non permettono un ricambio completo delle acque.

Anna Miykova

Seguirà Cenni storici

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La regione del Grande Mar Nero a cavallo tra Europa e Asia; focus sulle interrelazioni con la Bulgaria, A.Miykova/1

By Anna Miykova

Introduzione della tesi “La regione del Grande Mar Nero a cavallo tra Europa e Asia; focus sulle interrelazioni con la Bulgaria” (A.Miykova)

Tempo fa, leggendo un articolo del Prof. Devedzhiev, presidente dell’Associazione geopolitica bulgara, mi hanno colpito queste parole: “Con un velo di dispiacere constato che gli ambienti scientifici in Bulgaria, ma anche i pubblicisti, la politica e gli attori statali vantano conoscenze e dimostrano competenze sulla geopolitica globale, mentre sulla Bulgaria resta l’eco del vuoto. Non una parola, né un urlo di salvezza sul suo destino sfortunato di “isola” infrastrutturale con le conseguenti perdite nazionali irreparabili che questo triste fatto ha comportato”.

Mi trovo alquanto d’accordo. A prima vista, guardando la cartina dell’Europa, la Bulgaria non risalta particolarmente all’occhio. È uno Stato piuttosto piccolo – forse in passato non lo era? – che confina a Nord con la Romania, a Sud con la Grecia e la Turchia, a Ovest con la Serbia e la Macedonia e a Est con una distesa d’acqua: il mar Nero; il mare che ne ha influenzato la politica, la geografia e le sue relazioni con l’esterno. E lo stesso è vero per tutti gli altri grandi attori della regione circostante che in un modo o nell’altro determinano l’immagine odierna della Bulgaria: la grande Russia, la Georgia, l’Ucraina, gli Stati del Caucaso, nonché la NATO, gli Stati Uniti e l’UE.

Il motivo che mi ha spinta ad interrogarmi sul ruolo della Bulgaria nella regione del “grande mar Nero” è la volontà di dare delle risposte concrete. Essa è davvero solo un’isola infrastrutturale, un territorio di passaggio? Quali sono le sue reali potenzialità? Quale ruolo ha assunto o potrà assumere la Bulgaria nel suo prossimo futuro, come attore – sebbene piccolo – all’interno del complesso gioco geopolitico che si delinea nel Mar Nero?

Il presente lavoro verrà suddiviso in cinque capitoli tematici. Nella prima parte sarà analizzato il Mar Nero sotto l’aspetto geografico e le sue origini storiche, portando l’esempio della famosa teoria di Ryan e Pittman sull’inondazione storica che avrebbe trasformato il lago di acqua dolce – allora esistente – nell’attuale bacino marittimo e quindi salato. Verrà data una breve descrizione dei popoli antichi che vi abitarono e la colonizzazione delle sue coste, dove si vedrà come anche nell’Antichità la funzione di arteria commerciale del Mar Nero fosse una delle sue principali funzioni. Seguirà una dettagliata spiegazione sulla nascita del concetto di “Wider Black Sea Region” – introdotto per la prima volta ad opera del German Marshall Fund – e sugli attori principali che nutrono un interesse per questa regione. Il capitolo si concluderà con un breve inquadramento storico che delinea le cosiddette “tre catastrofi nazionali” della Bulgaria – ovvero la Seconda guerra balcanica, il Primo e il Secondo conflitto mondiale – e le rispettive gravi perdite sia in termini territoriali che in termini umani. In aggiunta, si percorrerà velocemente il periodo successivo alla Seconda guerra mondiale, con le relative influenze sovietiche e gli sviluppi politici successivi.

Il secondo capitolo è interamente incentrato sulla cooperazione economica nella regione del mar Nero. Infatti, verrà trattata la nascita e lo sviluppo dell’Organizzazione per la cooperazione economica del mar Nero di cui fa parte anche la Bulgaria. Si analizzeranno in modo approfondito le sue funzioni, la sua struttura e gli organi politici nonché esecutivi dell’organizzazione. Poi, si darà una descrizione delle funzioni del suo strumento finanziario – la Banca per il commercio e lo sviluppo del Mar Nero – e i principali progetti bulgari che la Banca ha finanziato. Si farà riferimento a dati economici fornitici dalle Istituzioni finanziarie internazionali e i programmi o progetti che hanno beneficiato dei loro fondi. E per concludere, verrà affrontata la prospettiva e il ruolo della Bulgaria all’interno della BSEC e si analizzeranno i progetti transfrontalieri per i quali lo Stato ha versato fondi nazionali.

Nel terzo capitolo ci si addentrerà nell’analisi più prettamente marittima delle principali sfide e dei rischi che possono minacciare il Mar Nero, portando ad esempio gli incidenti della superpetroliera rumena Indipendenta e del sequestro della nave passeggeri Avrasya. In seguito, ci si soffermerà sull’analisi della principale forza operativa degli Stati litoranei del Mar Nero – BLACKSEAFOR – e si vedrà come la Bulgaria si sia impegnata in prima persona per dare l’input per la creazione di una forza navale congiunta a cui partecipa anche la Russia. Infine, verranno toccati in modo più approfondito i tratti salienti della cosiddetta “questione degli Stretti turchi” e il ruolo degli attori principali, ovvero Russia e Turchia, cercando di spiegare l’importanza di questi “accessi” alle acque del mare aperto per tutti gli Stati della regione, nonché per fini di proiezione di potenza o di operazioni militari.

Il penultimo capitolo si incentrerà principalmente sull’analisi del lungo iter che ha portato la Bulgaria a inserirsi nelle strutture euro-atlantiche. In primo luogo, si passeranno in rassegna gli iniziali contatti diplomatici e politici utili per l’avvicinamento e la reciproca conoscenza tra i leader politici bulgari e l’Alleanza atlantica. Seguiranno, poi, i principali programmi di partenariato della Bulgaria con la NATO, nonché quelli atti a preparare lo Stato alla “preadesione” al Patto atlantico. Ci si soffermerà sul difficile e ambiguo percorso – definito neutralismo – della classe politica statale che ha condotto, non senza difficoltà, a chiedere l’adesione della Bulgaria alla NATO. In conclusione, si vedrà come il principale membro della NATO – gli Stati Uniti – e l’Alleanza stessa attuino i loro interessi nella regione del Mar Nero, e in particolare nella Bulgaria (attraverso le basi aeree nel territorio bulgaro), non solo per fini di stabilizzazione ma anche per fini militari globali.

Nel quinto e ultimo capitolo, verrà analizzato il percorso della Bulgaria come membro dell’UE, soffermandosi in particolar modo sulla politica europea nella regione del Mar Nero. Si toccheranno le aree di cooperazione della Sinergia del mar Nero e si vedrà come lo Stato bulgaro persegua gli obiettivi definiti dall’UE. In ultimo, si tratterà l’importanza delle forniture energetiche per l’UE e per la Bulgaria in particolare, analizzando i principali progetti statali in costruzione. In questa analisi, emergerà anche il ruolo chiave della Russia in particolare per il trasporto energetico legato al progetto South Stream (alternativo al progetto Nabucco) sostenuto dall’UE per raggirare la dipendenza dal grande Paese fornitore.

Alla fine di questo lavoro, si proporranno delle conclusioni personali sul ruolo della Bulgaria nell’ intricato schema geopolitico che si delinea nella regione del Grande Mar Nero.

Anna Miykova

Foto: bulgaria-italia.com

In corso a Venezia il IX Simposio per le Marine del Mediterraneo e del Mar Nero. La crisi libica tra gli argomenti in discussione

È stata presentata ieri mattina, in conferenza stampa all’interno dell’Arsenale storico di Venezia, la IX edizione del Regional Seapower Symposium per le Marine del Mediterraneo e del Mar Nero in programma oggi e domani, 17 e 18 ottobre.

Il tema di quest’anno, “Dai ruoli tradizionali alle sfide emergenti nel campo della Maritime Security: l’efficacia delle Forze Navali in un contesto impegnativo e complesso”, affronta i ruoli tradizionali e le nuove sfide di sicurezza marittima delle Forze Navali.

Le Marine presenti sono in tutto 41, 31 operanti nella regione del Mediterraneo allargato (Albania, Algeria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Egitto, Francia, Georgia, Germania, Grecia, Israele, Italia, Libano, Libia, Malta, Marocco, Mauritania, Montenegro, Olanda, Portogallo, Regno Unito, Romania, Russia, Slovenia, Spagna, Senegal, Tunisia, Turchia, Ucraina, U.S.A.) e 10 al di fuori (Argentina, Bangladesh, Brasile, Emirati Arabi Uniti, Giappone, Gibuti, India, Seychelles, Singapore, Sud Africa).

Dodici in tutto le organizzazioni internazionali presenti – incluse NATO e Unione Europea, agenzie e realtà che operano nel settore marittimo, su tutte Fincantieri – suddivise in 6 organizzazioni di livello nazionale e 6 internazionali: Fincantieri, Finmeccanica, Guardia Costiera Italiana, Commissione UE – DG MARE, EU Staff Militare UE, International Maritime Organization, NATO Joint Force Command – Napoli, NATO Maritime Command – Napoli, Comitato Militare NATO, USNAVEUR, 6^ flotta USA, Guardia Costiera USA.

La due giorni di lavori prevede tre sessioni di lavoro, durante le quali saranno sviluppati temi connessi con le più recenti esperienze operative maturate dalle Marine, come la crisi libica e il contrasto alla pirateria, senza trascurare i ruoli più tradizionali di contrasto alle minacce e ai rischi legati al mare.

Il valore aggiunto di questo Simposio, fa notare la stessa Marina Militare, è rappresentato dal confronto di esperienze e problematiche comuni analizzate secondo punti di vista diversificati da parte di interlocutori altamente qualificati. Risultati concreti di queste discussioni sono costituiti da iniziative di successo nate nel corso degli scorsi simposi, come il V-RMTC (Virtual Regional Maritime Traffic Centre) e la sua espansione a livello intercontinentale, il TRMN (Trans Regional Maritime Network), grazie ai quali è stata avviata una rete di scambio dati sul traffico mercantile su scala mondiale.

Il ruolo non solo strategico, ma anche diplomatico delle Marine, è concretamente testimoniato dall’elevato numero di partecipanti a questo Regional Seapower Symposium.

In questo clima di reciproca fiducia tra realtà internazionali diverse, il Simposio di Venezia rappresenta la sintesi della politica di dialogo e cooperazione che caratterizza la Marina Militare.

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Fonte: Marina Militare

Foto: Marina Militare

Al via oggi a Venezia il IX Simposio delle Marine del Mediterraneo e del Mar Nero

Prende il via oggi a Venezia, nell’Arsenale della Marina Militare, la nona edizione del Regional Seapower Symposium (RSS). I lavori proseguiranno fino al prossimo 18 ottobre.

Il seminario riunisce professionalità militari e civili con l’obiettivo di approfondire con nuovo sguardo le tematiche marittime regionali inerenti l’area del Mediterraneo e del Mar Nero, in cui l’Italia può giocare un ruolo da protagonista.

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Fonte: Marina Militare

Il logo dell’RSS 2012 è della Marina Militare

Ex Vigilant Skies 2011 mette insieme jet russi e Nato contro il terrorismo nei cieli

Da ieri 6 giugno e fino al prossimo 10 giugno i jet Sukhoi dell’Aeronautica Russa e gli F-16 delle Aeronautiche di Polonia e Turchia, paesi facenti parte della Nato, si esercitano insieme nei cieli dell’est europeo, sopra Polonia e Mar Nero.

Come sottolinea Armed Forces International che ne dà notizia, si tratta della prima esercitazione militare che vede aerei da combattimento russi addestrarsi con i colleghi polacchi e turchi, che sono membri dell’Alleanza Atlantica.

L’esercitazione, nominata Vigilant Skies 2011, si svolge su uno scenario che ripropone le minacce terroristiche di attualità per testare l’efficacia della Nato-Russia Council Cooperative Airspace Initiative (NRC CAI) stabilita tra Nato e Federazione Russa, e destinata a garantire la sicurezza dei viaggiatori dei cieli dei rispettivi spazi aerei.

Per dare modo alla Nato di iniziare a verificare la raggiunta capacità operativa del CAI, i jet da combattimento coinvolti nella Vigilant Skies 2011 devono affrontare due missioni antiterrorismo nei cieli.

La prima vede impegnati oggi 7 giugno un paio di F-16 multiruolo polacchi, che decollano da Cracovia, alle prese con un volo sotto attacco terroristico da intercettare e seguire prima di essere passato in consegna ai jet da combattimento russi.

Una missione che prevede una lotta simulata a bordo dell’aereo dirottato con il lieto fine per gli esercitati, ma con la distruzione dei sistemi di navigazione dell’aeromobile. Un incidente che permetterà di testare le capacità russe nel condurre l’aereo dirottato alla salvezza, con atterraggio a Malbork, in Polonia.

La seconda missione, prevista per domani 8 giugno sui cieli del Mar Nero, simula un altro volo dirottato, ma in assenza di comunicazioni. In questo caso saranno i turchi insieme con i russi a cooperare nell’intercettazione dell’aereo in mano ai terroristi.

Leggi anche Ex Bold Monarch 11, la prima volta del sottomarino russo con la Nato (31 maggio 2011)

Fonte: Armed Forces International, NATO

Foto: logo CAI da Polish Air Navigation Services Agency, Sukhoi russo Su-30 da News from Poland