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Giornata della Marina: nella sua ultima allocuzione il CaSMM De Giorgi denuncia il sottofinanziamento e la dismissione di navi

Nella Giornata della Marina Militare, che si è tenuta oggi 9 giugno a Roma, a Palazzo Marina, il Capo di stato maggiore della Marina, ammiraglio Giuseppe de Giorgi, ha pronunciato la sua ultima allocuzione da Capo di stato maggiore.

Qui di seguito il testo integrale (fonte Marina Militare):

20160609_Giornata della Marina (2)“Signor Presidente della Repubblica, la ringrazio a nome della Marina per aver voluto presenziare alla celebrazione della nostra festa.

È un grande onore per tutti noi, con l’auspicio che la prossima occasione si possa celebrare in mare, secondo una storica consuetudine, a noi particolarmente cara.

Ringrazio inoltre il Ministro della Difesa, il Ministro della Salute, le autorità religiose, civili e militari, i gentili ospiti, per aver voluto testimoniare, con la loro presenza, attenzione e vicinanza alla Marina.

Un grato e devoto pensiero ai caduti ed ai feriti civili e militari che hanno dato la vita in servizio in pace e in guerra. ai decorati e a tutti coloro che hanno servito la Patria con onore e abnegazione.

20160609_Giornata della Marina (1)Si tratta di una celebrazione, quella di oggi, resa particolarmente festosa per il rientro in italia del 2° Capo Girone della Brigata Marina San Marco, dopo 4 anni di lontananza.

Noi tutti esprimiamo a Lei Signor Presidente, al nostro Presidente del Consiglio, al Governo tutto la nostra gratitudine per questo importantissimo risultato. Un grazie particolare al Ministro degli Esteri ed al nostro Ministro della Difesa per la loro opera nelle rispettive competenze e per l’affettuosa vicinanza costantemente dimostrata ai famigliari dei due nostri fucilieri.

La Marina può finalmente stringersi con animo lieto intorno a Capo Latorre, a Capo Girone e alle loro famiglie che con ammirevole stoicismo e patriottismo hanno sopportato questa durissima prova. La Marina vi è costantemente grata anche per l’esempio di disciplina e di compostezza di cui avete dato costantemente prova, unitamente alle vostre famiglie che saluto con affetto. Bentornati a casa!

Ricordiamo oggi l’Impresa di Premuda del 10 giugno 1918, quando il capitano di corvetta Luigi Rizzo ed il guardiamarina Giuseppe Aonzo attaccarono una formazione di navi da battaglia della flotta austro-ungarica, affondando la corazzata Santo Stefano, segnando in maniera irreversibile, le sorti della guerra sul mare. Una guerra sul mare vinta anche grazie alla determinazione e alla visione illuminata del Grande Ammiraglio Paolo Emilio Thaon di Revel, difensore di Venezia, convinto propugnatore dei MAS e della forza aerea della Marina.

Oggi la forza aerea, le navi, i sommergibili, i reparti della brigata San Marco, della squadra navale, gli uomini di COMSUBIN e i mezzi aeronavali delle nostre Capitanerie sono impegnati in mare senza tregua, questa volta non in una guerra tra popoli, ma in una guerra contro la morte e i mercanti di esseri umani, salvando migliaia di diseredati, in fuga da persecuzioni, guerre, fame, disperazione.

Insieme hanno messo in salvo 360.000 migranti distruggendo più di 300 barconi e facendo arrestare quasi 400 scafisti. È stata ed è un’attività certo gratificante, purtroppo troppo spesso dolorosa e molto usurante per i mezzi e il personale, resa sempre più complessa dall’esigenza di coniugare il dovere del soccorso della vita in mare con la necessità di assicurare contemportaneamente la protezione dei soccorritori e la difesa della sicurezza nazionale.

L’attivazione dell’operazione europea a comando italiano Sofia, complementare e sinergica con l’operazione di sicurezza nazionale Mare Sicuro, costituisce indiscutibilmente un grande successo dell’Italia in Europa e un tassello importante nel più ampio quadro delle iniziative in ambito europeo prese dal nostro Governo, tra cui si evidenzia, per le sue indubbie potenzialità strategiche, il cosiddetto Migration Compact, mirato a intervenire nei paesi d’origine della migrazione, nella consapevolezza della sempre maggiore interconnessione tra Corno d’Africa, Costa d’Avorio e Mediterraneo. A riprova, se ce ne fosse bisogno, di come questa parte del mondo, il cosiddetto Mediterraneo allargato, sia di diretto e vitale interesse nazionale.

È stato ed è tuttora, quindi, fondamentale, sostenere la missione europea Sofia, assicurando la partecipazione della nostra Marina con forze navali in grado di mantenerne, per qualità e capacità, la piena credibilità a livello internazionale, a sostegno, aspetto non secondario, del ruolo italiano in Mediterraneo.

Ma la grande migrazione in atto non è la sola sfida che la Marina è chiamata ad affrontare.

L’Italia, costituendo l’anello di raccordo tra l’Europa, l’Africa ed il Vicino Oriente, si propone – per posizione geografica, cultura e storia – quale referente naturale per i paesi nord-africani e mediorientali.

In tale prospettiva, la nazione sta assumendo crescente rilevanza, agendo anche quale partner abilitante dell’Europa, nell’opera di dialogo e cooperazione con i paesi rivieraschi.

Tale orientamento consentirà alla nazione anche di meglio tutelare nel bacino mediterraneo i propri interessi strategici, che includono tanto la sicurezza e lo sviluppo dell’economia, quanto la tutela dell’ambiente e l’utilizzo sostenibile delle risorse energetiche ed alimentari del nostro mare.

Contestualmente, l’Italia dovrà adeguare lo strumento marittimo nazionale in modo da poter rivestire, sin dal tempo di pace, di questa pace tormentata, un ruolo primario nella difesa avanzata e nella sicurezza della regione, attraverso una costante opera di presenza, sorveglianza, deterrenza e capacità d’intervento nel Mar Mediterraneo, nelle acque del Corno d’Africa e della Costa d’Avorio.  In quest’ottica assume grande importanza la presenza continuativa in quei bacini della nostra Marina, non solo in compiti di antipirateria, ma anche di addestramento delle giovani marine locali, di supporto sanitario, di sostegno alla nostra diplomazia, di promozione industriale, dando seguito alle eccellenti esperienze maturate dal Gruppo Cavour nel suo periplo dell’Africa.

Auspico quindi che sia mantenuta nel tempo la nostra partecipazione alla missione europea antipirateria Atalanta, nel cui ambito il contributo italiano è stato particolarmente efficace, come certamente ha potuto apprezzare Lei stesso Signor Presidente nella sua visita, in Oman, a Nave Carabiniere, del cui equipaggio, il comandante Saladino mi ha chiesto di porgerle oggi il suo affettuoso saluto e la rinnovata gratitudine per la Sua visita, così lontano dalla Madrepatria.

La Marina Militare ha tutte le competenze culturali, strategiche, di visione di lungo periodo per affrontare le tempeste all’orizzonte. ma le competenze e l’abnegazione non sono sufficienti se non sostenute da adeguate risorse materiali e finanziarie, con conseguenze che possono essere di grave danno per la nazione.

Nell’ultimo decennio, i fondi per il funzionamento della componente navale sono diminuiti del 65%.

Tale costante sottofinanziamento ha nel tempo eroso il patrimonio d’efficienza e d’addestramento su cui si fondano la nostra prontezza e le nostre capacità operative.

È invece evidente come il mare abbia nel frattempo assunto una valenza sempre più centrale per il benessere e la sicurezza della popolazione.

Il 90% delle merci complessive, viaggiano via nave.

L’Italia, in particolare, situata al centro del Mediterraneo, con i suoi 8.000 chilometri di costa, ultima sua vera frontiera, è un paese a vocazione assolutamente marittima. La sua economia di trasformazione dipende in maniera vitale dalla possibilità d’approvvigionarsi liberamente d’energia, di materie prime e di esportare i propri prodotti.

Siamo il primo paese in Europa per importazione marittima di merci e l’80% del petrolio che consumiamo arriva via mare.

Disponiamo dell’11^ flotta mercantile del mondo e della 3^ flotta peschereccia europea, con oltre 12.700 battelli da pesca e 60.000 addetti del settore.

Il cluster marittimo nazionale genera da solo circa il 3% del PIL.

Il mare rappresenta per l’Italia una fonte di opportunità straordinarie, ma anche di sfide temibili, come la nostra storia ci dovrebbe ricordare.

A fronte di un impegno della Marina esponenzialmente crescente (basti pensare che dal 2012 al 2015, le ore di moto della squadra navale sono aumentate del 71%) la consistenza della flotta si sta sempre più assottigliando.

Nel 2013 annunciavo alle Commissioni Difesa di Camera e Senato, con il sostegno del Ministro pro-tempore, onorevole [Mario] Mauro (a cui va il mio grato saluto) e poi al ministro della Difesa Pinotti, l’esigenza di un intervento strategico di 10 mld di euro in 10 anni per evitare la dissoluzione della flotta.

Evidenziavo infatti come entro il 2025 saremmo stati costretti a dismettere 54 delle 60 navi allora in linea.

Purtroppo non si trattava di una trovata d’effetto. ad oggi abbiamo già dismesso 9 unità, entro il prossimo anno altre 6 lasceranno il servizio, a fronte di sole 4 entrate in linea nel frattempo.

È quindi a mio parere necessario, quale responsabile della capacità marittima nazionale, rappresentare l’esigenza di dare urgente avvio ad una seconda tranche di finanziamenti per la tutela dello strumento marittimo nazionale, completando il programma d’emergenza avviato con la legge di stabilità del 2014.

Cari Marinai, la nostra navigazione non è stata tranquilla, lo sarà ancora meno in futuro; richiederà tutta la vostra inventiva, la vostra determinazione, ma soprattutto richiederà il sostegno politico del Governo e del Parlamento, affinché la capacità marittima nazionale rifiorisca e si consolidi.

Del resto è evidente che sulla strategia marittima, in Mediterraneo, ma non solo, si gioca una grande parte della nostra rilevanza nella politica estera europea.

In questo contesto assume assoluta valenza strategica il nuovo Libro Bianco della Difesa.

La decisione di utilizzare un disegno di legge organico di ampio respiro è senz’altro la migliore garanzia per individuare, attraverso il democratico confronto parlamentare, le soluzioni migliori e piu’ equilibrate.

Le sfide all’orizzonte sono dunque numerose e complesse, ma la Marina, forte delle sue tradizioni e armata del coraggio del suo personale, non teme il futuro.

Oggi come in passato, il personale è la nostra arma decisiva. Indomabile, resiliente, formato dal mare, temprato dalla sua durezza, ispirato dalla sua grandezza.

In questa giornata, il mio pensiero riconoscente si rivolge a tutti i servitori dello Stato, impegnati nella difesa delle istituzioni e della sicurezza nazionale, militari e civili, in Patria e nel mondo.

Sento anche il desidero d’inviare un grato pensiero al personale della componente aeronavale della Guardia di Finanza, alle Crocerossine Volontarie e al personale del Ministero della Sanità, dell’Ordine di Malta e delle onlus che insieme ai Marinai della squadra navale e delle Capitanerie della Marina Militare, affrontano ogni giorno il mare al servizio della Nazione.

Un grazie di cuore ai Carabinieri per la Marina la cui opera è fondamentale per il contrasto della corruzione e per la sicurezza delle nostre basi. bravi Carabinieri.

Consentitemi, però, un saluto particolare ai Marinai in mare e in cielo, impegnati a difesa della libertà di navigazione, della sicurezza delle linee di comunicazione marittime e alla protezione delle nostre navi mercantili; al personale impegnato nelle missioni mare sicuro erede di Mare Nostrum, Nelle operazioni europee Sofia, Atalanta in Oceano Indiano; agli uomini ed alle donne che operano nelle basi, sulle motovedette, sui mezzi di soccorso, negli arsenali, nei porti, nell’accoglienza, negli istituti di formazione, nella struttura di comando centrale.

Onore sempre, a voi, prodi e generosi Marinai d’Italia.

Dal profondo dei nostri cuori

Viva la Marina

Viva l’Italia !!”

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Fonte: Marina Militare

Foto: @ItalianNavy

Marò, Cocer Marina: “tutti uniti per una soluzione onorevole”

Marò_Latorre_Girone_India-ItaliaIn relazione alla vicenda dei due fucilieri della Marina Militare, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, detenuti in India ormai da quasi tre anni (in calce i link ai post sulla questione), il Consiglio Centrale di Rappresentanza dei Militari (Cocer) – Sezione Marina ha diramato oggi questo comunicato stampa:

 

“Il Co.Ce.R. Marina prende atto della proroga di tre mesi del permesso per motivi sanitari concessa a Massimiliano Latorre.

Auspichiamo che questo positivo segnale rappresenti un primo passo per la soluzione onorevole del caso che coinvolge i nostri due fucilieri da quasi tre anni.

Nel corso dell’odierna audizione presso la Commissione Difesa della Camera continueremo a sostenere quanto a suo tempo Latorre e Girone chiesero al paese: rimanere uniti per trovare tutti insieme una soluzione.

Il Co.Ce.R. Marina continuerà a seguire con attenzione gli sviluppi della vicenda ed ogni iniziativa che verrà posta in essere nel supremo interesse dei nostri due colleghi.

FIRMATO: Co.Ce.R. “

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Fonte: Cocer Marina Militare

Foto archivio

Allarmati ma tranquilli. Ossimoro italiano

Pino Daniele:decine di fans in fila davanti a camera ardenteDopo l’attacco di ieri a Parigi al quotidiano satirico Charlie Hebdo la Francia è attonita e il mondo è sdegnato. Il livello di allerta è ora massimo anche in Italia, dove il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha convocato già ieri pomeriggio il Comitato di analisi strategica Antiterrorismo, composto da esperti di antiterrorismo di forze dell’ordine e intelligence.

“Non siamo la Francia, la situazione nel nostro Paese è più tranquilla, ma è evidente che non possiamo sentirci fuori pericolo”, è stato il commento riportato dall’Ansa degli esperti di intelligence e antiterrorismo che ieri hanno seguito le notizie provenienti da Parigi rimanendo in contatto con i servizi dei paesi alleati. L’onorevole Alfano conferma: “Abbiamo pronta una legge per contrastare meglio i foreign fighters”.

Ora ci sentiamo tutti più tranquilli: l’allarme c’è e non c’è, insomma!

Intanto è chiaro che non siamo la Francia, non c’è dubbio. È sicuro che da noi non esistono segni di un probabile attacco, non ce n’è proprio ragione infatti! Da noi non servono attacchi sanguinari contro la libertà di espressione perché da noi, in Italia, la situazione è davvero più tranquilla. Non ci sono intemperanze da colpire. Noi siamo un popolo mite che è pronto a spogliarsi anche dell’intera propria storia in nome dell’accondiscendenza.

Noi la nostra identità l’abbiamo già messa in discussione tutte le volte in cui abbiamo rimosso il presepe dalla scuola elementare, in vista di una ipocrita uguaglianza. Tutte le volte in cui abbiamo sostituito la parola immigrato con migrante, disconoscendo la ricchezza della lingua italiana per compiacere l’illuminismo lessicale della Carta di Roma.

Ai nostri valori abbiamo abiurato nel momento in cui abbiamo acconsentito a togliere il crocifisso dalla camera dell’ospedale per non arrecare disturbo a chi è musulmano, con tanto di disposizioni da parte del direttore sanitario. E persino nel momento in cui alla scuola media del paesino del profondo nord è stato attivato il corso di lingua e letteratura araba per soli figli di arabi, alla faccia della ghettizzazione.

Questo è lo squilibrio di cui siamo testimoni in Italia da anni. L’impoverimento a cui ci siamo assoggettati a furia di disconoscere i nostri valori in nome dell’uguaglianza, che poi in realtà è risultata essere una profonda disuguaglianza con vignette satiriche – questo è oggi l’argomento sotto i riflettori – che se non hanno colpito il Santo Padre hanno bersagliato il presidente Silvio Berlusconi, per non mettersi troppo in gioco insomma.

Noi in Italia non abbiamo nulla da temere. Sul serio. L’opinione pubblica benpensante, rafforzata e nutrita da tutti i nostri vertici istituzionali, sempre squisitamente scevra di equilibrio in nome di chissà quale senso di colpa o anelito di opportunismo, ha già provveduto a ritagliare la nostra fetta di immunità.

Esiliando Oriana Fallaci o imbavagliando Magdi Cristiano Allam, tanto per ricordare i nomi di punta di una azione raffinata e cesellatrice operata anche attraverso le azioni disciplinari impartite dall’ordine dei giornalisti. Ravvisare e punire una presunta intemperanza culturale è stato da sempre lo sforzo di questo italianissimo revisionismo del dopoguerra che include le sferzate dotte dell’onorevole Cécile Kyenge e le comparsate in elegante hijab alla preghiera musulmana del venerdì a Roma della presidente della Camera, onorevole Laura Boldrini.

Niente paura, dunque. Qui in Italia siamo tutti tranquilli e al sicuro. Siamo il paese delle convergenze parallele, dove tutto si fa e non si fa allo stesso tempo: i militari in teatro operativo non fanno la guerra e se sparano (per carità!) lo fanno perché stanno portando la pace; se si addestrano, superando le opposizioni benpensanti, devono poi giustificare l’uso del poligono con una contropartita ambientale a favore della regione ospitante. Come minimo. Si spara e non si spara allo stesso tempo, ecco.

Noi accogliamo chi scende dai barconi con mediatori culturali in grado di non offendere la sensibilità dell’ospite, umilmente pronti a riempire sacchi di spazzatura del cibo offerto e non gradito.
Quando ci siamo ritrovati tra le mani Abdullah Ocalan, e poi Abu Omar e poi ancora Mehmet Ali Agca, ne siamo stati infastiditi, quasi che fossimo stati chiamati a prendere delle decisioni: li avevamo ma non li avevamo, insomma.

Noi ci siamo già spogliati della nostra identità e non rappresentiamo un pericolo. Sappiamo scandalizzarci per l’irriverente business sui centri di accoglienza dei “migranti” così come con altrettanta nonchalance sfoggiamo al bavero delle grandi occasioni il nastrino giallo, in segno di ipocrita solidarietà nei confronti dei due militari italiani abbandonati in India.

Allo stesso modo oggi possiamo sentirci parte di questa emozione corale al cospetto dell’attacco di ieri ammantandoci dell’hashtag #JeSuisCharlie o #NotAfraid: allarmati ma tranquilli.

Paola Casoli

Foto: Ansa

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La Difesa in crisi di identità

Sul risultato non ci sarà poi molto da discutere. Che l’ambiente alla fine risulti pulito, che i migranti trovino interpreti al loro approdo e si sentano bene accolti in terra straniera, che la Difesa finisca per corrispondere maggiormente ai desideri della popolazione, piuttosto che a un fine superiore basato su una visione strategica, insomma, tutto questo alla fine ci farà sentire felici cittadini di un paese democratico.

Tuttavia qualche pulcetta viene da farla. Soprattutto quando la perplessità di fronte a certe scelte davvero non si può nascondere.

È il caso dell’ennesimo esempio di utilizzo dell’Esercito per fare le pulizie, della individuazione di mediatori culturali militari da mettere sulle spiagge di Lampedusa, dell’invito a esprimere il proprio parere online in merito alle direttive che la Difesa dovrà intraprendere, e che pubblicherà poi sul suo Libro Bianco.

Giusto per fare riferimento agli ultimi casi di cronaca, intendiamoci. E non si tratta di interventi di pubblica calamità, tutt’al più di una certa pubblica e limitata utilità, se proprio vogliamo essere speculativi.

Il risultato dell’impegno dei militari della brigata Pinerolo nel Parco nazionale dell’Alta Murgia è certo esemplare. Non si discute. Ma stupisce il ricorso al personale dell’Esercito per svolgere lavori di pulizia che forse, visto che si tratta di un parco nazionale, avrebbero potuto coinvolgere altri attori, dalle guardie ecologiche alla Forestale, dai gruppi di volontariato dei paesi limitrofi alla Protezione Civile locale, con il contributo dei vigili urbani e dei corsi di educazione civica che le associazioni locali avrebbero potuto proporre nell’ottica che prevenire è meglio che curare.

Si è ormai consolidata questa tendenza a utilizzare il personale della Difesa per operazioni come Strade Pulite o pattugliamenti nella Terra dei Fuochi, dove il ritrovamento di un cimitero di auto rubate porta il lettore comune a elogiare l’abilità e la perspicacia dei militari.

È riduttivo. Credo che alla fine risulti anche controproducente.

Se si cerca di vendere questa immagine del militare mastro lindo, non nel senso muscolare del noto personaggio calvo della pubblicità, ma nel più banale senso di colf, alla fine oltre a snaturare il senso delle Forze Armate si finirà anche per indebolire la stessa motivazione che in qualche militare ancora esiste.

Saranno contenti i cittadini, ma è davvero questo il consenso che si vuole creare? Non sarebbe più semplice incentivare corpi di polizia, volontari, gruppi e associazioni preposte già a questi incarichi? Tutto sommato costerebbe molto meno e legittimerebbe l’immagine dei più logici e spesso sconosciuti enti responsabili.

Ma questa è l’Italia che presentiamo a chi approda stremato sulle nostre coste più meridionali. Anzi, a chi viene recuperato a 250 miglia nautiche dalle coste meridionali italiane, ovvero a circa 70 da quelle libiche. D’accordo, è stata fatta una scelta. Mare Nostrum è una operazione nata da un’idea della Marina Militare e dell’allora ministro della Difesa Mario Mauro, era l’ottobre 2013 quando prese il via l’onerosa operazione di recupero e soccorso di migranti al limite delle acque territoriali nordafricane.

Una scelta che ha finito per coinvolgere anche Forze Armate che non avevano neppure in animo di questo progetto della Marina. Un’operazione che poi sta andando avanti con i soldi degli italiani senza l’intervento dell’Europa, che – interpellata a cose fatte – ha risposto di essersi già lavata la coscienza sociale istituendo a suo tempo l’operazione Frontex.

La Difesa, allora, nella sua crisi di identità, con un Presidente della Camera che da bordo di una nave anfibia della Marina sorride all’imponente flusso migratorio verso l’Italia, arricchisce la presenza militare sull’isola di Lampedusa di una manciata di mediatori culturali dell’Esercito: interpreti che accolgono i migranti nella loro lingua madre.

Da un punto di vista umano queste scelte sono perfette. Accontentano anche il più altruista dei francescani, il più generoso dei san martini, il più umanitario dei gini strada. E il risultato in campo opinione pubblica è eccezionale fino a quando il nonno non viene a batter cassa perché vuole un contributo giornaliero pari a quello di un immigrato del CIE, di gran lunga superiore alla pensione minima dei nostri vecchietti.

Domanda: è ancora questa l’immagine che la Difesa vuole dare?

Ni. Ni perché a quanto pare i relatori del Libro Bianco della Difesa per quest’anno dovranno fare i conti con i pareri dei cittadini. Il ministro Pinotti invita infatti a un contributo online tutta la popolazione: “scrivete per aiutarci a costruire il futuro delle Forze Armate”.

Online, come se fosse un sondaggio di Grillo ai suoi grillini. Mh, non era certo questo che si intendeva quando si caldeggiava un maggiore utilizzo del web e dei social da parte della Difesa.

La Difesa deve trovare un’identità. Come se dovesse rifarsi il trucco dopo i pasticci del fa e disfa degli ultimi anni. Come se l’uniforme si fosse sgualcita a furia di attaccarci patacche che non le appartengono ma fanno tendenza: il nastrino di Strade Pulite, tanto per dire.

Una propensione che si può leggere anche nel piccolo, una incertezza del proprio ruolo che diventa davvero una tuta da combattimento sbottonata al baretto delle Grazie, nello spezzino, dove meno di un anno fa un comsubin scafato si faceva bello con la barista locale anticipando “il casino di una imminente esercitazione”. Senza immaginare che tra gli avventori coinvolti nel pavoneggiamento potessero esserci anche giornalisti e militari. In divisa da turista, d’accordo, ma pur sempre giornalisti e militari.

Sarà anche troppo facile sparare sugli incursori adesso che sono al centro della cronaca per il trasferimento forzoso di alcuni di loro dopo il gavettone del 1° giugno scorso al Capo di stato maggiore della Marina, come ci ha riferito Il secolo XIX. Ma è evidente che il momento dell’analisi è arrivato: nosci te ispum, Difesa, cerca la strada dentro di te e risolvi degnamente la questione dei due marò. Questo è infatti lo snodo essenziale per poter poi procedere in una vera e propria ristrutturazione.

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Foto: il “Viandante sul mare di nebbia” di Caspar David Friedrich è di Wikipedia

Marina Militare Italiana in festa per la sua giornata, tutta dedicata all’impresa di Premuda del 1918. Marò per la terza volta in collegamento dall’India

Domani, martedì 10 giugno, presso Palazzo Marina, si svolgeranno le celebrazioni della Giornata della Marina. Saranno presenti il ministro della Difesa, senatrice Roberta Pinotti, e il Capo di stato maggiore della Difesa (CaSMD), ammiraglio Luigi Binelli Mantelli.

A riceverli il Capo di stato maggiore della Marina, l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi.

Nel corso della Giornata della Marina, la Banda musicale della Forza Armata si esibirà a Piazza del Popolo a Roma, dove sarà aperto per l’intera giornata il Centro Mobile Informativo della Marina Militare.

L’istituzione della giornata dedicata alla Marina Militare risale al 13 marzo 1939 ed è dedicata a una delle più significative e ardite azioni compiute sul mare durante la 1ª Guerra Mondiale: l’impresa di Premuda del 10 giugno 1918, quando il comandante Luigi Rizzo e il guardiamarina Giuseppe Aonzo, al comando dei MAS 15 e MAS 21, attaccarono una formazione navale austriaca nelle acque antistanti Premuda, sulla costa dalmata, provocando l’affondamento della corazzata Santo Stefano.

Quest’anno ricorre il centenario della Grande Guerra, durante la quale la Marina Militare si è distinta e ha dato il suo contributo sia nel campo dell’aviazione navale, che nella guerra silenziosa combattuta dai sommergibili in Adriatico, come sottolinea la nota stampa della stessa Forza Armata.

Al termine della cerimonia è previsto un collegamento con  i due Fucilieri di Marina, i marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, che festeggiano la Giornata della Marina per la terza volta consecutiva in India, dove si trovano trattenuti senza una definizione della questione internazionale in cui sono rimasti coinvolti a seguito del supporto antipirateria fornito alla petroliera Enrica Lexie della Compagnia D’Amato.

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Fonte: Marina Militare

Ucraina, te la diamo noi la democrazia

Dopo il vertice della Nato dell’una di oggi, che ha visto i 28 ambasciatori degli stati membri convocati d’urgenza dal segretario atlantico Anders Fogh Rasmussen, visto il peggioramento della situazione in Ucraina, ora sono in riunione anche i ministri italiani della Difesa e degli Esteri, Roberta Pinotti e Federica Mogherini, con il neo premier Matteo Renzi, che ha convocato una riunione “intorno alle 18”, dice l’Ansa.

Mica siamo da meno, noi. Finalmente un governo che ha ben presente che bisogna agire da subito, così non succede più che due servitori dello stato vengano dimenticati in India come è successo ai due marò.

Qui, tuttavia, si parla di argomenti di gran lunga più considerevoli dei due militari che sono stati posti – armati (!!) e in tuta mimetica (!!) – a difesa della petroliera Enrica Lexie. L’argomento della riunione di Renzi e ministre è infatti un vero e proprio vertice sulla situazione in Ucraina: qui si parlerà di diritti umani, di integrità territoriale e di un futuro democratico per la popolazione civile. Tutti temi da promuovere e incentivare con quella meravigliosa idea occidentale di esportare la democrazia come un copia&incolla.

Sono temi importantissimi, non si discute, argomenti su cui probabilmente nessuno tranne il Padreterno potrebbe davvero esprimersi con l’equilibrio e la serenità che tante volte agli esseri umani difetta.

Ma c’è una cosa che davvero stupisce: come potrà Renzi parlare di democrazia? E di democrazia da esportare come un menu takeaway di McDonald’s? Non sembra infatti che in Italia ci sia un tale surplus di democrazia da poterci addirittura permettere di esportarne!

Il premier Renzi non è figlio di espressione democratica. Neanche i suoi ministri sono figli della democrazia. In Italia abbiamo abbandonato la democrazia ormai da tre governi. Come dire che l’Italia e la democrazia hanno una relazione complicata, così complicata che hanno deciso di non frequentarsi più.

Andiamoglielo a dire al cittadino comune, quello che ieri si è trovato l’aumento delle accise al distributore di benzina, che esportiamo la democrazia in Ucraina pagando subito quei “35 miliardi di dollari entro il 2015” richiesto al Fondo Monetario Internazionale dal ministro della Finanze ad interim ucraino, Iuti Kolobovko.

Diciamoglielo al cittadino comune che, mentre lui paga il carburante più caro senza nessun preavviso, pur se Alfano assicura che non ci saranno aumenti di tasse, l’Italia esporta la democrazia! Vedrete che gli verrà da ridere: Ucraina, te la diamo noi la nostra democrazia!

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Fonte: Ansa

Foto: Matteo Renzi a Porta a Porta da mauxa.com

Marò: più dei nastrini gialli poté l’esclusione di Finmeccanica da India Defexpo 2014

La dichiarazione del ministro della Difesa Mario Mauro sul boicottaggio italiano delle missioni antipirateria fino alla positiva risoluzione del caso dei marò, ancora inspiegabilmente detenuti in India, arriva magicamente alla vigilia del salone indiano sulla sicurezza Defexpo 2014, che apre i battenti proprio domani, 6 febbraio, a New Delhi, senza Finmeccanica e il suo gruppo tra gli espositori.

Un tempismo perfetto, quello del ministro. Sfasato giusto giusto di due anni, se vogliamo, dato che la vicenda dei marò ha avuto inizio proprio nel febbraio 2012.

A pensare male non si fa peccato. O si è giornalisti, e si ha l’opportunità di avere tutta la vicenda a portata di un file riassuntivo nel computer. A ben controllare, infatti, il ministro sta tirando fuori gli attributi un po’ in ritardo: due anni dopo l’inizio della vicenda! Quando ormai si è detto di tutto e di più sui media, nelle aule del potere, tra gli uffici dirigenziali di Finmeccanica e della Compagnia D’Amato, l’armatore della Enrica Lexie su cui si trovavano i due marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre per difendere la petroliera dagli attacchi dei pirati.

Una dichiarazione simile fatta proprio alla vigilia del salone indiano sulla sicurezza che ha visto l’esclusione di Finmeccanica, addirittura dopo che aveva già pagato il conto per i suoi stand, è una coincidenza troppo puntuale per essere ignorata.

A pensare male si fa peccato? Allora pensiamo bene: la scelta dell’India di escludere il grosso gruppo industriale rappresenta lo sprone a uno sfoggio di virilità da parte dei nostri vertici. “La partecipazione italiana a future missioni antipirateria è legata alla positiva soluzione della vicenda giudiziaria dei due marò, che dovrà concludersi con il loro rientro a casa con onore”, ha detto il ministro della Difesa Mario Mauro  in audizione alle commissioni congiunte Esteri e Difesa di Camera e Senato.

Che sia la volta buona, insomma. Ormai di nastrini gialli se ne sono visti abbastanza. Per i vertici industriali e mediatici devono esserne stati ordinati a scatoloni interi. Tanti se ne sono visti scintillare sui baveri blu scuro d’ordinanza. Un vezzo, come la bandiera della Marina Militare sui musetti delle Ferrari al Gran Premio di Formula 1 in India nell’ottobre 2012. Un orpello inconcludente, battuto dieci a zero dall’orso che balla con i soldi!

Chissà se il ministro della Difesa indiano, AK Anthony, al momento dell’eliminazione di Finmeccanica da Defexpo 2014 avrà tuonato un tu-per-me-sei-fuori alla maniera del nostro Briatore televisivo di Apprentice. Magari indicando anche l’uscita e accompagnando il verdetto con un ampio gesto del braccio. Sì, fuori. Ma fuori dall’India i due marò!

Per saperne di più:

La vicenda dei marò in Paola Casoli il Blog

L’articolo del Times of India sull’eliminazione di Finmeccanica da Defexpo2014

La Ferrari non ha le palle (26 ottobre 2012)

Marò. Staffan…. casino

By Cybergeppetto

E’ da due anni che il blog predica al vento, mentre una classe dirigente impresentabile guarda per aria senza pretendere il rispetto delle leggi internazionali, fregandosene dell’azione giudiziaria italiana, abbandonando al loro destino due fedeli servitori della Patria per gli interessi di una compagnia di navigazione e per gli affari di una serie di aziende di stato. Stanno proprio a fa’n casino…

Per memoria, l’elenco degli articoli del blog sull’argomento:

Cyber epigrammi – 8 settembre fuori stagione (20/02/2012)

Marò, che ingiustizia (23/02/2012)

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Un nuovo giuramento per le forze armate italiane (06/01/2014)

Un nuovo giuramento per le forze armate italiane

By Cybergeppetto

Il caso dei Marò attualmente “in vacanza” in India si presta a una serie di interessanti e utili riflessioni sul ruolo e il futuro delle Forze Armate italiane.

Come in ogni questione che riguarda i militari, la cosa più importante è il giuramento di fedeltà. La formula attuale è nota a tutti: “Giuro di essere fedele alla Repubblica Italiana, di osservarne la costituzione e le leggi e di adempiere con disciplina e onore tutti i doveri del mio stato per la difesa della Patria e la salvaguardia delle libere istituzioni”.

Bisognerà prendere atto del fatto che le cose sono cambiate, vi era una vecchia Italia in cui i militari davano la vita per il popolo e il popolo si sentiva unito ai suoi soldati da un sentimento di eguale forza.

L’Italia di oggi è molto diversa, si tratta di un paese che è uscito dall’oscurantismo tradizionalista imparando a farsi le canne di mariagiovanna e le pere di eroina durante la contestazione, un paese che si è liberato sessualmente dalle proprie frustrazioni guardando il “drive in” in televisione, un paese che, dopo aver abbandonato le campagne per fare auto al nord, ha abbandonato l’industria dell’auto per partecipare ai casting dei reality show.

Insomma, l’Italia di oggi  si può permettere di lasciare due militari nelle mani di una potenza straniera senza nemmeno avviare una contestazione legale; evidentemente gli interessi economici della compagnia di navigazione “Fratelli d’Amato” e quelli di Finmeccanica sono così importanti da meritare un posto nel giuramento dei militari.

Siccome l’India non ci rende i Marò, magari potremmo aggiungere nel giuramento che i militari italiani devono essere fedeli anche allo stato del Kerala.

Anche perché così tutti quelli che si sono occupati “attivamente” della vicenda, da Mario Monti a Staffan De Mistura, da Corrado Passera a Giampaolo di Paola, da Emma Bonino a Mario Mauro a Giulio Terzi di Sant’Agata, potranno godersi il meritato riposo per le fatiche sostenute nel pasticcio che hanno combinato.

Non capisco tutte queste videoconferenze con l’India, mi meraviglio del Presidente della Repubblica e del ministro della Difesa, che hanno speso vibranti parole d’affetto per i nostri, basta mettere per iscritto che i militari hanno un padrone in più e il gioco è fatto.

Bisogna pur prendere atto del fatto che l’Italia ha nel tempo rinunciato a parti importanti della sua sovranità, i militari stanno sinceramente sulle scatole a grandi parti dell’intellighentzia progressista, è naturale che si considerino più importanti le aziende di stato piene di trombati alle elezioni, piuttosto che quegli sciagattati in divisa che servono solo a presidiare le strade, spalare l’immondizia e vigilare le discariche.

Di recente il ministro della Difesa ha dichiarato che le Forze Armate sono la più grande agenzia umanitaria del paese, magari si può immaginare di fare attività “umanitaria” anche a favore di quelle aziende statali che danno da mangiare a tanti galoppini post elettorali.

Cybergeppetto

p.s. Un nuovo contingente di reclute del reggimento “San Marco” ha giurato fedeltà alla Patria, nella piazza d’armi, alla presenza di familiari e cittadini. Il Comandante ha letto la formula di giuramento:”Giuro di essere fedele alla Compagnia d’Amato, a Finmeccanica e al Kerala….”. Al termine della cerimonia gli amministratori delegati delle due aziende citate nel nuovo giuramento, per l’occasione presenti alla cerimonia, hanno espresso tutta la loro riconoscenza a questo prestigioso reparto della Marina Militare.

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