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Estonia: la VJTF della Nato non basta, serve base permanente per contrastare la minaccia russa

20150412_Reuters-BBC online_pres Estonia_Toomas IlvesLa Russia potrebbe prendersi l’intera Estonia ancor prima che una forza di reazione rapida della Nato sia in grado di dispiegarsi. In sostanza è proprio questo che ha fatto notare il presidente dell’Estonia, Toomas Ilves, parlando al Daily Telegraph britannico meno di una settimana fa.

Dopo il rafforzamento dell’unione dei cinque Stati nordici contro la minaccia rappresentata dalla Russia (link articolo in calce), evidenziato da un articolo del norvegese Aftenposten del 9 aprile, a pochi giorni di distanza anche l’inglese Daily Telegraph, qui rilanciato da BBC online, riprende i timori dei vicini di casa della Russia.

La Very High Readiness Joint Task Force (VJTF) della Nato, nuovissimo strumento ancora in fase di completamento, nato dal summit del Galles del settembre 2014 (link articolo in calce), sarebbe dunque meno rapida di una azione russa contro Tallinn, secondo il presidente Ilves.

Ilves ha spiegato che le truppe russe potrebbero raggiungere la capitale estone Tallinn, “che dista appena 218 chilometri dal confine russo a Narva”, in sole quattro ore.

I cinquemila uomini della VJTF, invece, si possono dispiegare nel giro di 48 ore a protezione dei membri est europei nel caso di una aggressione russa.

E il presidente Ilves in questo periodo si sente molto minacciato. Dai sorvoli militari russi sull’area, dalle esercitazioni ai confini e dalla “retorica belligerante” di Mosca: “Abbiamo esercitazioni [da parte russa] che vengono condotte a ridosso del nostro confine e che vedono impiegati dai 40 agli 80mila soldati. E poi siamo noi a essere accusati di aggravare la situazione … con la Russia che sostiene che ci saranno da prendere contromisure”, ha affermato al Daily Telegraph.

Attualmente in Estonia c’è un contingente Nato composto da una compagnia di fanteria statunitense di 150 elementi che staziona temporaneamente in area, perché il Nato-Russia Founding Act del 1997 proibisce la presenza stanziale di tali truppe. L’Estonia, da parte sua, ha un esercito di 5.300 elementi, ma deve fare affidamento sulla Nato per la sicurezza dei suoi cieli.

Per il presidente Ilves ora sembra proprio arrivato il momento di rivedere quell’accordo, vecchio di 18 anni, e di stanziare una base Nato permanente in Estonia, perché le 48 ore di dispiegamento della VJTF rappresentano senz’altro “un’ottima iniziativa, ma probabilmente, in termini reali, troppo tardiva”.

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Fonte e foto: BBC online (foto Reuters)

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20150410_Aftenposten Norvegia_i cinque ministri nordiciFarsi trovare pronti per ogni emergenza: questo il motto che unisce la Difesa dei cinque stati nordici Danimarca, Finlandia, Norvegia, Svezia e Islanda. Niente di nuovo in tema di quella solidarietà e cooperazione che unisce il nord in una intesa di lunga data se non fosse che ora, di fronte alle nuove sfide internazionali, “i cinque” hanno deciso di andare ben oltre.

Così, come riporta un articolo del quotidiano norvegese Aftenposten di venerdì 10 aprile, una cooperazione militare più forte, ed estesa anche agli Stati baltici, è stata siglata in forma di una vera e propria dichiarazione quale diretta risposta all’aggressività manifestata dalla Russia, scomodo vicino delle nazioni nordiche, come spiega sin dalle prime righe il documento.

I firmatari dell’accordo sono: Ine Eriksen Søreide, ministro della Difesa della Norvegia; Nicolai Wammen, ministro della Difesa della Danimarca; Carl Haglund, ministro della Difesa della Finlandia; Gunnar Bragi Sveinsson, ministro degli Esteri dell’Islanda; Peter Hultqvist, ministro della Difesa della Svezia.

Dal documento, pubblicato dal quotidiano di Oslo, emerge la chiara volontà di condurre insieme più attività esercitative e di scambiare più informazioni, per non farsi cogliere di sorpresa dalle emergenze che dovessero delinearsi in ambiente terrestre, navale e aereo nell’area baltica, scandinava e, soprattutto, artica.

Ma i concetti chiave della cooperazione non vertono solo intorno a un incremento del numero di esercitazioni da svolgere insieme, bensì anche a una più stretta collaborazione industriale, in particolare in ambito Difesa, e allo scambio di informazioni di intelligence, oltre al trattamento di materiale cyber in piena cooperazione.

Interesse nei confronti di questo accordo è già stato manifestato sia da paesi europei, quali Polonia, Olanda, Germania e Gran Bretagna, attratti da questo concetto di cooperazione estesa nell’ambito della Difesa; sia dagli Stati Uniti, che a fine maggio condurranno quasi certamente insieme con le Forze Armate dei paesi nordici l’esercitazione Arctic Challenge, di previsto svolgimento in territorio norvegese e svedese.

Ci si aspetta infatti che gli USA prendano parte all’esercitazione di primavera con un considerevole numero di caccia F-16 basati nel Regno Unito, secondo quanto riferisce Aftenposten, citando contestualmente il commento della professoressa Janne Haaland Matlary, consigliere del ministro della Difesa norvegese: “Va tenuto conto del fatto che ci saranno reazioni negative da parte russa, e comunque ciò non andrà enfatizzato”.

“Due anni fa – ricorda Haaland Matlary – la Norvegia aveva dato avviso alla Russia dell’esercitazione Joint Viking nel Finmark, contea al confine con la Russia [all’estremo nord del paese, ndr], prevista nel 2015: questo bastò a determinare una dura reazione verbale dai vertici di Mosca”.

Intanto dall’Aftenposten si apprende che l’unione siglata dai “cinque” non intende sostituirsi alla Nato e che gli stati firmatari non sono obbligati a combattere gli uni per gli altri, ma di certo l’accordo costituisce una più credibile deterrenza, da raggiungere attraverso un maggior numero di impegni e di esercitazioni militari, specialmente in Lettonia e nella regione del Finmark, attività che si sono rese “assolutamente necessarie”.

L’obiettivo è raggiungere una preparazione specifica per poter operare in quelle particolari aree del pianeta, dove solo chi si è addestrato nel peculiare ambiente nordico può contare di far fronte all’impegno. È il motivo per cui già la Svezia e la Finlandia si stanno spostando verso nord per i loro addestramenti.

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Fonte e foto: Aftenposten