NATO CMRE

Difesa: termina la Italian Minex 2018. Impiegati anche veicoli autonomi subacquei

Termina oggi, 30 maggio, l’esercitazione Italian Minex 2018 che ha visto impegnate, per due settimane, nove unità di quattro nazionalità differenti nelle acque della Sicilia orientale, fa sapere lo stato maggiore della Difesa con un comunicato stampa odierno.

Le attività addestrative si sono svolte in uno scenario che prevedeva un’elevata minaccia nemica simulata da unità di superficie e assetti elicotteristici.

Il Comando dell’esercitazione, si apprende, è stato affidato al Comandante delle Forze di Contromisure Mine, ammiraglio Davide Berna, imbarcato sulla fregata Euro, designata flag ship dell’esercitazione.

All’esercitazione hanno preso parte due gruppi di cacciamine di cui il primo con unità del Standing NATO Mine Counter Measure Group 2 (SNMCMG2), al comando del CDR Justin Hains imbarcato sulla nave inglese Enterprise, formato da tre cacciamine, tra cui l’italiano Alghero, il turco Anamur e lo spagnolo Segura; e il secondo, sotto il Comando del Comandante della Cinquantaquattresima Squadriglia dei Cacciamine Costieri Italiani, capitano di fregata Daniele Di Giacomo, con quatto navi, tre italiane (nave Crotone, nave Termoli e nave Numana) e la spagnola Tambre.

I cacciamine, spiega il comunicato stampa, sono unità dotate di sistemi a elevato tasso tecnologico impiegati anche per la ricerca subacquea e la rimozione dai fondali di ordigni bellici, nonché per l’individuazione e messa in sicurezza di relitti e beni archeologici sommersi.

Tali attività sono finalizzate a garantire il libero accesso ai porti e mantenere aperte le vie di comunicazione marittime assicurando il libero transito delle unità mercantili e la sicurezza della navigazione contribuendo in maniera sostanziale all’incolumità di quanti dal mare e sul mare operano quotidianamente e traggono il frutto del proprio lavoro.

L’esercitazione ha visto anche la partecipazione di due team di veicoli subacquei, uno italiano e uno del Centre for Maritime Research and Experimentation (CMRE), imbarcati rispettivamente su nave Numana e su nave Enterprise.

L’ impiego di questi sofisticati veicoli autonomi subacquei permette di effettuare una fedele riproduzione dei fondali, individuando oggetti sommersi e garantendo la loro rimozione senza mettere a rischio l’operatore.

Rientrati oggi nel porto di Augusta, i cacciamine Italiani riprenderanno il mare nei prossimi giorni per raggiungere la base della Spezia. Mentre i cacciamine del gruppo NATO continueranno la loro attività nel Mediterraneo.

Articoli correlati:

Lo SNMCMG2 in Paola Casoli il Blog

Il CMRE in Paola Casoli il Blog

La Italian Minex in Paola Casoli il Blog

Fonte e foto: stato maggiore Difesa

Marina: nave Alghero conclude la Spanish Minex 2018 e prosegue le attività con lo SNMCMG2

“Il cacciamine della Marina Militare Alghero – ha fatto sapere la Marina Militare con un comunicato stampa del 14 maggio – ha terminato l’esercitazione multinazionale Spanish Minex 2018 e, dopo una breve sosta nel porto di Palma di Maiorca, è ripartito ieri, 14 maggio, per proseguire le attività in mare insieme all’unità inglese Enterprise, al cacciamine turco Anamur e al cacciamine spagnolo Segura che costituiscono lo Standing Nato Mine Counter Measures Group 2 (SNMCMG2)”.

La Spanish Minex è un’esercitazione multinazionale con cadenza annuale, spiega la Marina, che si svolge nelle acque antistanti le Isole Baleari e che quest’anno, oltre alle unità navali inserite nel gruppo NATO, ha visto la partecipazione dei cacciamine della Marina Spagnola, dell’unità della marina greca Evropi e del dispositivo europeo COMEUROMARFOR, composto dalla corvetta portoghese Viana do Castello e dal cacciamine spagnolo Duero.

L’esercitazione, iniziata lunedì 30 aprile con la partenza delle unità navali dal porto di Mahon, ha permesso agli equipaggi di addestrarsi nella ricerca e neutralizzazione di mine navali, rappresentate da simulacri inerti, ed è stata condotta simulando una situazione di crisi internazionale tra due Paesi, con un alto livello di minaccia nemica di superficie e aerea per le navi della coalizione, si apprende dal comunicato.

La Spanish Minex 2018 ha visto la presenza eccezionale del NATO Centre for Maritime Research and Experimentation (C.M.R.E.), imbarcato a bordo dell’Enterprise con l’obiettivo di testare le capacità degli Autonomous Underwater Vehicles (AUVs) in supporto alle operazioni di contromisure mine.

Il dispositivo NATO, che fornisce all’alleanza una capacità operativa indispensabile per assicurare in tempo di crisi il libero accesso ai porti e la sicurezza della navigazione, proseguirà in questi giorni la navigazione verso le coste siciliane per partecipare all’esercitazione nazionale Mare Aperto e Italian Minex, svolgendo attività di sorveglianza marittima, controllo del traffico mercantile ed esercitazioni con l’obiettivo di mantenere un adeguato livello addestrativo e conseguire una migliore interazione tra gli equipaggi delle diverse nazionalità.

 

Il cacciamine Alghero (approfondimento della Marina Militare):

Nave Alghero, al comando del Tenente di Vascello Davide E. TAMBORINI, è la terza Unità Cacciamine della classe Gaeta consegnata alla Marina Militare nel marzo 1993. L’Unità, composta da un equipaggio di 44 militari, è in grado di svolgere attività di localizzazione, identificazione, neutralizzazione di mine navali, residuati bellici e di ordigni per garantire la sicurezza della navigazione.

Per effettuare queste operazioni l’unità è dotata di veicoli subacquei filoguidati Remotely Operated Vehicle (ROV) e si avvale di operatori del Gruppo Operativo Subacquei (GOS) della Marina Militare.

Nel 2015 ha terminato importanti lavori che hanno interessato l’apparato sonar, la camera iperbarica e modifiche strutturali al fine di rendere ancor più performante l’Unità.

Il Sonar e la camera iperbarica sono apparecchiature peculiari e indispensabili alle attività operative della nave per la localizzazione, identificazione e neutralizzazione di mine navali, residuati bellici e di ordigni che possono essere presenti in mare mettendo a rischio la sicurezza delle navi in transito.

L’unità, nel corso delle sue attività, viene inoltre impiegata per la protezione degli interessi della nazione come il controllo delle frontiere marittime, la salvaguardia ed il soccorso delle vite umane in mare e la sorveglianza del rispetto dell’ecosistema marino con finalità antinquinamento.

Il gruppo SNMCMG2 è uno dei quattro gruppi navali permanenti che compongono la forza marittima di reazione rapida della NATO.

Il gruppo di contromisure mine, infatti, fornisce all’alleanza una capacità operativa indispensabile per assicurare, in tempo di crisi, il libero accesso ai porti e la sicurezza della navigazione.

La forza marittima multinazionale, attualmente comandata dal Commander Justin HAINS della Royal Navy imbarcato sull’Unità multiruolo HMS Enterprise, è composta, oltre che dal Cacciamine della Marina Militare Italiana, dal cacciamine della Marina Militare Turca TCG ANAMUR e dal cacciamine della Marina Militare Spagnola ESPS SEGURA.

Fonte e foto: Marina Militare

Questo post è stato ripubblicato da forzearmate.eu – visita il link da qui

Marina: l’Italia ritorna nell’Artide con la High North 17, la Marina fornisce piattaforme e strumenti

“Dopo quasi 90 anni l’Italia ritornerà in Artide con la Campagna High North 17 per svolgere una campagna di ricerca scientifica in mare”, annuncia la Marina Militare nel comunicato stampa con cui dà notizia della conferenza stampa di presentazione del programma che si svolgerà oggi, 27 giugno, all’Istituto Idrografico della Marina alle 10.

La Marina Militare, attraverso l’Istituto idrografico della Marina e con la collaborazione dei più importanti enti di ricerca nazionali (CNR, OGS, ENEA), fornisce le sue piattaforme e i suoi strumenti per sostenere la ricerca in ambito marino, contribuire alla conoscenza dell’ambiente e delle sue evoluzioni e garantire la sicurezza, il libero scambio e il libero utilizzo delle risorse marine.

La “Campagna High North 17” si svolgerà dal 9 al 29 luglio a bordo della nave da ricerca della Marina Militare Alliance e vedrà il coinvolgimento dei ricercatori del Centre for Maritime Research and Experimentation (CMRE) NATO.

Articoli correlati:

Il CMRE NATO in Paola Casoli il Blog

Fonte: Marina Militare

Foto: sapere.it

Marina e INVG: a bordo del veliero Vespucci a La Spezia la Storia dell’Oceanografia per 30 studenti universitari

Vespucci in navigazione_Marina MilitareDall’11 al 18 ottobre, a bordo della nave scuola Amerigo Vespucci della Marina Militare, ormeggiata presso l’Arsenale Militare di La Spezia, si svolgerà il Corso di Formazione Scientifica sulla “Storia dell’Oceanografia”, rivolto a 30 studenti provenienti da diverse università italiane.

È la stessa Marina Militare a darne notizia con un comunicato stampa.

L’obiettivo del corso, promosso dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) in collaborazione con la Marina Militare, è di far conoscere ai partecipanti le tecnologie e le metodologie oceanografiche impiegate nel passato per comprenderne l’evoluzione storica, si apprende.

Il programma del corso prevede lo svolgimento di attività pratica e lezioni teoriche a bordo del prestigioso veliero della Marina Militare a cura di esperti di tecnologie marine di ieri e di oggi, tra cui figura il personale specializzato dell’Istituto Idrografico della Marina (IIM) e del Centro di Supporto Sperimentazione Navale (CSSN), del Centro NATO Centre for Maritime Research and Experimentation (CMRE), dell’Historical Oceanography Society (HOS),  Distretto Ligure delle Tecnologie Marine (DLTM), Scuola Internazionale di Tecnologie Marine (SITM) e del Monitoraggio Ambientale e Ricerca Innovativa Strategica (MARIS): saranno affrontate tematiche riguardanti la fisiologia subacquea, l’ambiente marino, la navigazione marina e l’esplorazione del mare.

Durante la settimana, gli studenti avranno la possibilità di visitare alcune strutture della Marina Militare come l’Istituto Idrografico di Genova e il Centro di Supporto Sperimentazione Navale nonché il NATO Centre for Maritime Research and Experimentation a La Spezia.

Articoli correlati:

Il NATO CMRE in Paola Casoli il Blog

Marina e INVG in Paola Casoli il Blog

Fonte e foto: Marina Militare

euRathlon 2015: conclusa a Piombino la Grand Challenge robotica. La classifica vincitori

20150925_euRathlon 2015 (4)Si è conclusa venerdì 25 settembre, nella vecchia centrale Enel di Tor del Sale, a Piombino, la grande sfida europea tra droni e robot euRathlon 2015, giocata sullo scenario dell’incidente di Fukushima del 2011.

L’esercitazione multidominio, iniziata lo scorso 17 settembre, a Piombino, in provincia di Livorno, ha visto coinvolti oltre 40 robot, 150 partecipanti e 18 squadre concorrenti provenienti da università e da centri ricerca di tutto il mondo (link articoli correlati), determinati a trovare nuove e vincenti soluzione per fronteggiare le catastrofi ambientali e proteggere l’umanità dagli incidenti di vaste dimensioni.

20150925_euRathlon 2015 (5)Ispirato all’incidente di Fukushima del 2011, l’evento esercitativo, che è finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del Settimo Programma Quadro (7PQ) e organizzato dal Centro NATO per la Ricerca Marittima e la Sperimentazione (CMRE) della Spezia su mandato del consorzio euRathlon, era stato presentato venerdì 4 settembre in Regione Toscana, ente tra i patrocinatori dell’iniziativa, alla presenza di rappresentanti del CMRE, del Comune di Piombino e della Regione stessa.

La manifestazione, aperta al pubblico in tutte le sue fasi, ha registrato un buon successo con oltre 1.200 presenze in totale in 9 giorni di gare ed eventi collaterali.

Ecco la classifica, suddivisa per gare, fornita dallo stesso CMRE:

GRAND-CHALLENGE 2015

I premio del valore di 10mila euro alla squadra multidominio creata ad hoc per affrontare questa difficile sfida Cobham (Germania), Università di Girona (Spagna), ISEP/INESC TEC (Portogallo)

II premio pari merito a Bebot (Svizzera) + TomKyle (Germania)

II premio pari merito a ICARUS (Belgio, Germania, Polonia, Portogallo, Spagna)

PREMIO SPECIALE IEEE (sponsor) PER AUTONOMIA

ICARUS (Belgio, Germania, Polonia, Portogallo, Spagna)

PREMIO SPECIALE IEEE (sponsor) PER COLLABORAZIONE MULTI-ROBOT

ICARUS (Belgio, Germania, Polonia, Portogallo, Spagna)

PREMIO SPECIALE TEXAS INSTRUMENTS (sponsor) per INNOVAZIONE

Scenario terrestre: Bebot (Svizzera)
Scenario marino: Università di Girona (Mare)
Scenario aereo: ICARUS (Belgio, Germania, Polonia, Portogallo, Spagna)

PREMIO SAUC-Europe (per squadre composte almeno al 75% da studenti)

I premio a Università di Girona (Spagna)

II premio a ENSTA Bretagne I (Francia)

III premio a TomKyle (Germania)

COMPETIZIONE A DOPPIO DOMINIO TERRA-ARIA

I premio a Cobham (Germania) e ISEP/INESC TEC (Portogallo)

II premio a ICARUS (Belgio, Germania, Polonia, Portogallo, Spagna)

COMPETIZIONE A DOPPIO DOMINIO TERRA-MARE

I premio a Cobham (Germania) e Università di Girona (Spagna)

II premio a ICARUS (Belgio, Germania, Polonia, Portogallo, Spagna)

III premio a TomKyle (Germania) e Bebot (Svizzera)

COMPETIZIONE A DOPPIO DOMINIO MARE-ARIA

Cancellata per vento

COMPETIZIONE A SINGOLO DOMINIO Mare 1

I premio a Università di Girona (Spagna)

II premio a ENSTA Bretagne I (Francia)

III premio a AUGA (Spagna)

COMPETIZIONE A SINGOLO DOMINIO Mare 2

I premio a Università di Girona (Spagna)

II premio a ENSTA Bretagne I (Francia)

III premio a AUGA (Spagna)

COMPETIZIONE A SINGOLO DOMINIO Aria 1

I premio a ICARUS (Belgio, Germania, Polonia, Portogallo, Spagna)

II premio a ISEP / INESC TEC (Portogallo)

III premio pari merito a ENSTA 1 e 2 (Francia)

COMPETIZIONE A SINGOLO DOMINIO Aria 2

I premio ENSTA 1 (Francia)

II premio ENSTA 2 (Francia)

COMPETIZIONE A SINGOLO DOMINIO Terra 1

I premio pari merito a Bebot (Svizzera) e Cobham (Germania)

III premio a SARRUS (Spagna)

COMPETIZIONE A SINGOLO DOMINIO Terra 2

I premio a Cobham (Germania)

II premio a pari merito ICARUS (Belgio, Germania, Polonia, Portogallo, Spagna)

II premio a pari merito Bebot (Svizzera)

Premi in denaro da destinare a ulteriori sviluppi del team e della tecnologia sono previsti anche per tutte le altre squadre vincitrici.

Articoli correlati:

EuRathlon 15: grand challenge tra robot e droni per il bene dell’umanità (22 settembre 2015) – da GQItalia

euRathlon 15: si gioca in Italia la Grand Challenge europea tra droni e robot, 18 le squadre in gara da tutto il mondo (16 settembre 2015)

EuRathlon 15: presentata a Firenze la Grand Challenge tra robot e droni in programma a Piombino (7 settembre 2015)

NATO CMRE presenta euRathlon 15, la competizione europea di robotica che si terrà in Italia (3 settembre 2015)

Il NATO CMRE in Paola Casoli il Blog

euRathlon 2015 in Paola Casoli il Blog

Fonte e foto: NATO CMRE

EuRathlon 15: grand challenge tra robot e droni per il bene dell’umanità

20150921_GQ Italia_#eurathlon2015_PCasoliDa GQ Italia online:

“Robot e droni si sfidano a euRathlon 15 per il bene dell’umanità”, di Paola Casoli

A Piombino l’esercitazione che mette in sistema robot e droni per la ricerca e il soccorso degli esseri umani nelle catastrofi. Ricordi Fukushima nel 2011? Stesso scenario, ma il soccorso è tutto tech

Robot autonomi e droni esploratori, in grado di cooperare tra loro in sistemi complessi per salvare l’umanità dalle catastrofi. È questa la grande sfida del futuro di cui euRathlon 15, mega competizione robotica in corso a Piombino, sta testando lo stato dell’arte. Ma se stai pensando alla Maria-robot di Metropolis o alla realtà aumentata di Ingress sei decisamente fuori strada. Qui si è più vicini ai bot che al golem. E te ne accorgi quando lo vedi direttamente con i tuoi occhi, perché qui sì che lo puoi fare: euRathlon è aperta al pubblico fino alla fine delle gare, il 25 settembre.

Qui, nella vecchia centrale Enel di Tor del Sale, in uno scenario da day after che riproduce realisticamente l’incidente di Fukushima del 2011, i concorrenti devono elaborare una strategia di salvataggio degli infortunati, architettando un software senza neppure la parvenza di un bug, e poi affidare il proprio robot al dominio per cui si gareggia, acqua, aria o terra che sia. Guidandolo da remoto.

Una volta depositato il robot sottomarino in acqua, tanto per far riferimento alla scenografica Grand Challenge, il concorrente non può più toccarlo fino alla fine della sfida, ma deve recuperare i manichini che simulano i dispersi guardando un monitor. In terra e in mare. Entro 100 minuti massimo. Se si finisce in mezzora il giudice premia nel punteggio, perché presuppone che l’infortunato sia ancora in vita al momento del recupero.

Ma non è finita qui. Una volta effettuato il recupero, o appena si sono chiusi i bracci delle valvole delle tubature con infiltrazioni, a seconda del task che ti dà il giudice, ecco che parte la corsa a mappare in 3D l’area dell’incidente. Se sei tra il pubblico devi usare una telecamera anche tu, a questo punto, per vedere bene cosa succede.

Un videogame, dici? No, molto di più. «E’ tutta un’altra cosa, scherzi!», chiarisce subito Francesco Fanelli, giovanissimo team leader (qui nessuno arriva ai 30!) dell’UniFI team del Laboratorio di Modellazione Dinamica e Meccatronica (MDM Lab) – Dipartimento di ingegneria industriale dell’Università di Firenze, unica squadra italiana in gara. «Con i miei 16 colleghi portiamo qui a euRathlon i robot Feelhippo e Marta, che gareggiano negli scenari di mare, e Batigol, un quadricottero in alluminio per il dominio aria: ci mettiamo alla prova come squadra, perfezionando le nostre doti di pianificazione e coordinamento. Ma di videogame, credimi, non c’è proprio niente».

La sfida da vincere è quella di portare in salvo le persone, altro che espugnare la Resistenza conquistando Portali, insomma! Ma c’è un grande interrogativo in euRathlon, che è poi quello che caratterizza tutta la robotica degli ultimissimi anni: come far cooperare tra loro gli automi.

«Realizzare robot autonomi collaboranti e metterli poi in sistema al servizio dell’uomo è il problema a cui la ricerca sta facendo fronte», spiega Gabriele Ferri, direttore tecnico di euRathlon 15. Il destino di questo evento complesso, organizzato dal Centro Nato per la ricerca marittima e sperimentazione (CMRE) di La Spezia su mandato del consorzio europeo euRathlon, è infatti il creare le basi dell’impiego degli automi nella ricerca e soccorso degli esseri umani colpiti dalle catastrofi. «Da qui – continua Ferri – usciranno nuove idee per la comunità, con nuove strategie di approccio all’emergenza».

Intanto la challenge robotica sta stuzzicando l’interesse dell’industria, che tra i gazebo delle squadre coinvolte è alla ricerca delle idee e delle persone più promettenti. In euRathlon sono coinvolti 150 giovani in 18 squadre. Arrivano da Belgio, Francia, Germania, Canarie, Norvegia, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Spagna e Ungheria. È in programma anche una serie di eventi collaterali alla challenge vera e propria, che vanno dalle conferenze alle dimostrazioni robotiche, come il Robot-Era, del BioRobotics Institute della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, e, direttamente dal Darpa Robotics Challenge di Los Angeles, la prima dimostrazione in Europa dei robot umanoidi per la ricerca e il salvataggio Walk-Man (IIT con Centro Enrico Piaggio), unico italiano ed europeo presente, e il sudcoreano DRC-HUBO (KAIST). L’evento è finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del Settimo Programma Quadro (7PQ).

Gli hashtag per parlarne: #eurathlon2015 e #Piombino

(Ph Cr CMRE; euRathlon)

Click qui per l’articolo originale di GQ Italia

euRathlon 15 in Paola Casoli il Blog

NATO CMRE, La Spezia: al via i test ingegneristici per la Glisten15, che raccoglierà dati anche per la comunità scientifica

GLISTEN Media DayHanno preso il via ieri, 17 agosto, e si protrarranno fino al 21, i test ingegneristici che precedono l’esercitazione Glisten15, del Centro per la Ricerca Marittima e la Sperimentazione (CMRE) della Spezia, in programma dal 26 agosto al 9 settembre prossimi nelle acque a nord dell’Isola d’Elba.

La campagna oceanografica Glisten15 testerà nuovi sensori e soluzioni per la caratterizzazione dell’ambiente marino tramite l’utilizzo di robot sottomarini senza propulsione, i glider. Gli scienziati del CMRE e i loro partner opereranno a bordo della nave oceanografica Alliance.

A bordo della nave oceanografica della NATO Alliance, gli scienziati del CMRE e i loro partner, di nove istituzioni provenienti da Canada, Italia, Norvegia, Stati Uniti e Regno Unito, raccoglieranno dati oceanografici, geofisici e acustici non solo utilizzando metodi tradizionali ma anche sfruttando nuove piattaforme robotiche particolarmente rispettose dell’ambiente come i glider, veicoli subacquei senza pilota e senza propulsione.

In particolare, fa sapere il centro di sperimentazione NATO, la ricerca si concentrerà sull’affidabilità e la versatilità di nuovi sensori e soluzioni sviluppati dal CMRE per” spingere un po’ più in là la frontiera scientifica nella caratterizzazione dell’ambiente marino”.

Glisten rientra proprio in quel settore di ricerca del Centro NATO dedicato alla conoscenza dell’ambiente marino, il programma EKOE (letteralmente Environmental Knowledge and Operational Effectiveness), che offre soluzioni scientifiche e tecnologiche ai paesi NATO e alle Marine nazionali per migliorare i modelli previsionali delle caratteristiche del mare.

“Da questo tipo di ricerche possono trarre giovamento anche altri ricercatori e la comunità locale per una più efficace protezione dell’ambiente stesso – spiega Yong-Min Jiang, responsabile della campagna Glisten15 per il CMRE – i dati raccolti saranno infatti messi a disposizione della comunità scientifica su richiesta”.

La flotta di glider del CMRE, sette in totale, sarà impiegata in Glisten per lo studio delle proprietà dei fondali, della colonna d’acqua e della superficie. La campagna include inoltre un lavoro di caratterizzazione dei fondali tramite l’ascolto del rumore ambientale naturale generato dalle onde.

Grazie a idrofoni, anche montati sui questi robot silenziosi che essendo senza motore non disturbano affatto la raccolta dati, gli scienziati cercheranno di identificare i tipi di fondali presenti nell’area e le caratteristiche dei vari strati di sedimenti.

Articoli correlati:

Il NATO CMRE in Paola Casoli il Blog

Fonte e foto: CMRE

NATO CMRE, progetto Icarus: dal prossimo anno sarà un robot a dare soccorso alle persone in mare

20150715_NATO STO CMRE_ICARUSIl 9 e 10 luglio scorsi, nella base della Marina Portoghese di Alfeite (Almada), a Lisbona, 24 partner da 9 paesi hanno dato dimostrazione del sistema ICARUS (Integrated Components for Assisted Rescue and Unmanned Search Operations), prodotto finale dell’omonimo Progetto Europeo finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del Settimo Programma Quadro.

Il contributo del Centro NATO per la Ricerca Marittima e la Sperimentazione (CMRE) nello sviluppo della componente marittima del progetto europeo ICARUS, in cui robot aerei e di superficie si integrano e collaborano in autonomia, si è rivelato essenziale.

Iniziato nel 2012, ICARUS ha sviluppato robot che potranno aiutare i soccorritori a localizzare e salvare persone in pericolo in zone colpite da disastri e calamità, in mare e in terra.

La ricerca e soccorso robotizzata (in inglese: Unmanned Search and Rescue, SAR) può essere di grande aiuto ai soccorritori per operare più velocemente, in maggior sicurezza, e salvare così più vite umane. In mare, dove i tempi di sopravvivenza per un disperso sono ridotti e anche la vita dei soccorritori può essere a rischio in particolari condizioni, l’aiuto dei robot è ancora più essenziale. Veicoli di superficie senza pilota (Unmanned Surface Vehicles, USVs) in grado di trasportare e rilasciare zattere di primo soccorso possono davvero fare la differenza, sottolinea nel suo comunicato stampa lo stesso CMRE.

La dimostrazione che ha avuto luogo a Lisbona ha coinvolto i partner di progetto portoghesi (CINAV, INESC, ESRI), spagnoli (EURECAT e INTEGRASYS), svizzeri (ETHZ), italiani (Calzoni), polacchi (IMM) e belgi (SpaceApplicationServices), oltre ovviamente agli esperti del CMRE.

Nelle acque del Tago è stato simulato un disastro marittimo: “Pensiamo per esempio a una nave passeggeri in difficoltà o addirittura a un naufragio, magari in condizioni meteo-marine proibitive. Robot possono essere di grande aiuto alle squadre di soccorso soprattutto quando per queste è impossibile operare in sicurezza”, ha spiegato Aníbal Matos, ricercatore della INESC TEC (INESC Technology and Science) e docente alla facoltà di Ingegneria dell’Università di Porto (FEUP), tra i responsabili dell’evento.

Nella dimostrazione sono stati utilizzati veicoli autonomi di superficie (Unmanned Surface Vehicles, USVs) e aerei (Unmanned Aerial Vehicles, UAVs), in grado di lavorare insieme in una rete che ne accresce interoperabilità e quindi indipendenza. Il CMRE, all’interno del Progetto, si è occupato proprio dello sviluppo di questa capacità, integrando nuovi software su una piattaforma USV esistente creata dall’azienda italiana L3 Calzoni.

“Grazie all’apporto tecnologico, assolutamente all’avanguardia, del CMRE, il sistema è in grado di portare a termine missioni SAR con minima supervisione da parte dell’uomo – ha spiegato Stefano Fioravanti, Scientist in Charge CMRE per ICARUS – Tutte le componenti robotiche collaborano tra loro nel network ICARUS, compresa la piccola piattaforma di salvataggio studiata da INESC-TEC per l’avvicinamento fisico ai naufraghi”.

Il sistema sarà pronto per l’uso a inizio 2016, quando ufficialmente il progetto verrà chiuso. Tra gli utilizzatori finali vi sono i team SAR della Marina Belga e di quella Portoghese che hanno espresso interesse per le future applicazioni.

Ex NATO Undersea Research Centre (NURC), lo STO-CMRE (Science and Technology Organization – Centre for Maritime Research and Experimentation) si occupa di ricerca scientifica, innovazione e tecnologia, in settori come la difesa delle installazioni e delle forze marittime da terrorismo e pirateria, la costruzione di reti sicure, lo sviluppo delle componenti marittime di supporto alle operazioni e di quadri operazionali integrati, i sistemi di contromisure mine, la protezione non letale dei porti, la lotta antisommergibile, modellazione e simulazione, e la mitigazione dei rischi per i mammiferi marini. Il Centro si avvale quotidianamente di due unità, la nave da ricerca NRV Alliance, 93 metri di lunghezza per 3180 tonnellate di dislocamento, in grado di navigare anche in oceano aperto, e il CRV Leonardo, vascello più piccolo, particolarmente adatto per le operazioni costiere. Il CMRE ha in dotazione strumenti e sensori per attività di ricerca in mare di primaria importanza a livello scientifico.

Articoli correlati:

Il NATO CMRE in Paola Casoli il Blog

Fonte e foto: NATO CMRE

Il CMRE NATO realizza robot per la sorveglianza dei mari nell’ambito del progetto europeo Perseus

NATO CMRE_waveglider with towfishIl Centro NATO per la Ricerca Marittima e la Sperimentazione (CMRE) ha messo a punto, nell’ambito del progetto europeo Perseus, sistemi robotici per la sorveglianza passiva in real-time dell’ambiente marino.

Le tecnologie convenzionali per la sorveglianza passiva non riescono facilmente a rilevare imbarcazioni veloci, che in genere hanno deboli segnature radar e non utilizzano il sistema di identificazione automatica AIS. Per risolvere questo problema il CMRE è stato chiamato a lavorare all’interno del progetto europeo Perseus.

NATO CMRE_wavegliderPerseus (acronimo di Protection of European BoRders and Seas through the IntElligent Use of Surveillance), è un progetto europeo tra i più significativi del Settimo Programma Quadro finanziato dalla Commissione Europea. Portabandiera del segmento dedicato a sviluppo e ricerca nella sicurezza marittima, Perseus è coordinato dall’azienda tecnologica spagnola Indra.

Nell’ambito di Perseus, che si è formalmente chiuso il 30 giugno scorso, scienziati e ingegneri del CMRE hanno ideato, sviluppato e dimostrato un sistema per la sorveglianza sottomarina passiva continua, in grado di elaborare i dati acquisiti e fornire risultati e allarmi in tempo reale.

L’obiettivo è stato raggiunto integrando soluzioni tecnologiche innovative a bordo di piattaforme mobili senza pilota quali i glider (veicoli autonomi sottomarini in grado di planare sott’acqua semplicemente mutando la distribuzione della massa interna) e i Wave Glider (veicoli autonomi di superficie, dotati di un sistema sommerso che, per muoversi, converte il moto ondoso in energia).

Il sistema ideato dal CMRE, e costituito da un sonar passivo all’avanguardia, si è rivelato particolarmente efficace nella scoperta, localizzazione e classificazione delle imbarcazioni grazie alla capacità di monitoraggio continuo e in real-time dell’ambiente marino.

La piattaforma ha dato prova di sapere operare anche in aree ampie, senza impatto ambientale, in modo affidabile e discreto. I dati elaborati a bordo dei glider e dei Wave Glider, anche con nuovi algoritmi per la classificazione dei natanti, sono stati messi a disposizione non solo del CMRE ma anche dei centri di controllo nazionali previsti da Perseus, a scopo di visualizzazione e per ulteriori analisi.

Il Wave Glider è stato inoltre adattato e testato per operare in acque costiere poco profonde, tramite integrazione di tecnologie a basso costo come normali videocamere ottiche o termiche e piccoli radar utili per le rilevazioni sopra la superficie. Permettendo così la fusione tra la percezione dello scenario sottomarino e di quello sopra la superficie, tale soluzione tecnologica potrebbe rivelarsi molto utile per una più efficace e veloce individuazione di anomalie nel traffico marittimo.

Quello sviluppato dal CMRE è il primo sistema completo di sorveglianza acustica sottomarina, costituito da robot in grado di navigare per lunghi periodi di tempo. In futuro la tecnologia potrà essere sfruttata all’interno di network complessi di monitoraggio di aree sensibili e di interesse.

Lo STO-CMRE (Science and Technology Organization – Centre for Maritime Research and Experimentation) è l’ex NATO Undersea Research Centre (NURC). Si occupa di ricerca scientifica, innovazione e tecnologia, in settori come la difesa delle installazioni e delle forze marittime da terrorismo e pirateria, la costruzione di reti sicure, lo sviluppo delle componenti marittime di supporto alle operazioni e di quadri operazionali integrati, i sistemi di contromisure mine, la protezione non letale dei porti, la lotta antisommergibile, modellazione e simulazione, e la mitigazione dei rischi per i mammiferi marini.

Il Centro si avvale quotidianamente di due unità, la nave da ricerca NRV Alliance, 93 metri di lunghezza per 3.180 tonnellate di dislocamento, in grado di navigare anche in oceano aperto, e il CRV Leonardo, vascello più piccolo, particolarmente adatto per le operazioni costiere. Il CMRE ha in dotazione strumenti e sensori per attività di ricerca in mare di primaria importanza a livello scientifico.

Articoli correlati:

Il NATO CMRE in Paola Casoli il Blog

Fonte e foto: CMRE

Interoperabilità nella NATO: il CMRE della Spezia si esercita a Bydgoszcz in Polonia

logoNATO-CMREÈ in corso dal 9 al 25 giugno 2015, presso il Joint Force Training Centre (JFTC) di Bydgoszcz, in Polonia, l’esercitazione annuale NATO Coalition Warrior Interoperability eXploration, eXperimentation, eXamination, eXercise (CWIX), focalizzata a migliorare l’interoperabilità dei sistemi NATO, a cui stanno partecipando per la terza volta consecutiva scienziati e ingegneri del Centro NATO per la Ricerca Marittima e la Sperimentazione (CMRE), parte della NATO Science and Technology Organization, con sede a La Spezia.

Questa edizione ospita 15 Paesi NATO e 4 Paesi partner (Partnership for Peace).

NATO CMRE_centre_entrance_500In quanto più grande evento dell’Alleanza in questo settore, CWIX è un’esercitazione chiave per aiutare la NATO a individuare le prossime sfide in tema di interoperabilità, soprattutto in un’ottica di condivisione di risorse e compiti come prevedono molte delle iniziative congiunte in corso – tra queste: il Readiness Action Plan- RAP, la Federated Mission Networking – FMN, la Smart Defence e la Connected Forces Initiative – CFI.

Prontezza e interoperabilità sono cruciali per garantire alle forze alleate un’efficiente collaborazione in ogni fase, come si addice a una forza efficace e coesa.

Come Centro NATO per la ricerca marittima, il CMRE porta ormai da tre anni alla CWIX il proprio prezioso contributo, che al momento consta di sei strumenti, pienamente integrati nello scenario dell’esercitazione, in ambito meteo-oceanografico (Geospatial and Meteorological and Oceanographic – GeoMETOC), marittimo e decisionale (Joint/Operational Command focus area).

In particolare, l’apporto scientifico del Centro consiste in informazioni e previsioni oceanografiche; data fusion da fonti molteplici ed eterogenee; mappe di rischio sviluppate sulla base di dati ambientali, quali per esempio quelle che considerano i rischi provenienti da piccole imbarcazioni; stima delle prestazioni degli apparati sonar per pianificazione a livello tattico; modelli e schemi di rotte marittime fuori dalle normali linee di traffico; pianificazione automatica delle missioni per veicoli di superficie e sottomarini.

L’obiettivo principale della sperimentazione CMRE è quello di provare la piena ed efficiente integrazione di questi strumenti nei sistemi di comando e controllo (C2) dei Paesi NATO e Partner. Per farlo vengono utilizzati protocolli e interfacce web all’avanguardia così come NATO standard. Potenzialità e deficit saranno oggetto di analisi per un miglioramento complessivo delle performance.

Lo STO-CMRE (Science and Technology Organization – Centre for Maritime Research and Experimentation), ex NATO Undersea Research Centre (NURC), si occupa di ricerca scientifica, innovazione e tecnologia, in settori come la difesa delle installazioni e delle forze marittime da terrorismo e pirateria, la costruzione di reti sicure, lo sviluppo delle componenti marittime di supporto alle operazioni e di quadri operazionali integrati, i sistemi di contromisure mine, la protezione non letale dei porti, la lotta antisommergibile, modelli e simulazione, e la mitigazione dei rischi per i mammiferi marini.

Il Centro si avvale quotidianamente di due unità, la nave da ricerca NRV Alliance, 93 metri di lunghezza per 3.180 tonnellate di dislocamento, in grado di navigare anche in oceano aperto, e il CRV Leonardo, vascello più piccolo, particolarmente adatto per le operazioni costiere.

Il CMRE ha in dotazione strumenti e sensori per attività di ricerca in mare di primaria importanza a livello scientifico.

Articoli correlati:

Il NATO CMRE in Paola Casoli il Blog

Fonte: NATO CMRE

Foto: Oceans’15 MTS/IEEE Genova; NURC