PIL

La base imponibile del meretricio

Ovvero come ottenere l’erezione del PIL

By Cybergeppetto

Una macchina come tante accosta al lato di uno stradone di periferia di fronte alla “lucciola”, il finestrino si abbassa elettricamente e l’automobilista chiede: “Ah bella! Quanto vuoi?”. “Scontrino o fattura?”, replica la meretrice tirando fuori il lettore di carte di credito. “Mia moglie è anche la mia commercialista, mica le posso portare tutte le tue fatture …”, risponde stizzito il puttaniere motorizzato.

I tempi cambiano e quindi anche l’amore venale si adegua a questi  tempi di buio e di crisi, e, soprattutto, se si vuole davvero eliminare l’IMU, ridurre l’IVA e mantenere un sacco di scansafatiche, bisogna pur trovare dei soldi, e subito. Gli italiani sono molto più avanti rispetto alla loro classe politica, in un recente sondaggio il 55% degli intervistati ha dichiarato di essere favorevole al ripristino delle case di tolleranza e, in particolare, all’imposizione fiscale sulle attività sessuali a pagamento.

Detta così, da un punto di vista meramente economico, sembra l’uovo di Colombo: avevamo bisogno di soldi, li abbiamo trovati. Basta darci dentro, per risollevare il PIL ci vuole l’impegno sia di chi fruisce dell’amore monetizzabile, sia di chi eroga il piacere sessuale a tassametro. Naturalmente bisogna che tutti comprendano il loro ruolo in quest’ora segnata dal destino, il meretricio diventerebbe una sorta di fonte rinnovabile rimettendo in circolo un sacco di energia che, normalmente, viene dissipata.

Dopo la “green” e la “pink”, arriva la “XXX economy” a spazzare via lo spread, il deficit e le “spending reviews”. Così come le prostitute delle retrovie fornivano un contributo importante al morale delle truppe, spesso aumentando la loro attività, così le moderne manager della libido in tempi di social network ci aiuteranno in maniera determinante a riequilibrare la nostra finanza pubblica.

Potrebbe anche succedere un giorno che, ascoltando il telegiornale, ci si sentirà dire che le società del settore del “sex entertainment” hanno fatto salire i listini della Borsa e che la  discesa dei tassi riduce l’indebitamento dello stato.

A quel punto quelli che sostenevano che bisognava ridurre la spesa pubblica verrebbero spernacchiati da tutti gli esperti economici dei partiti pronti a inventarsi ogni sorta di assistenzialismo. Il tutto finirebbe comunque nel “casino” più totale perché i nostri prodi finirebbero per azzuffarsi sulle tutele della posizione di lavoro, insomma sull’applicazione dell’articolo 18 nei bordelli.

In ogni caso, suggerirei molta attenzione nell’applicazione delle aliquote IVA da parte dello stato e degli enti locali, così come bisognerebbe essere indulgenti nell’imposizione della tassa per l’occupazione del suolo pubblico. La politica del rigore fiscale celebre ai tempi del governo Monti finirebbe per allontanarci dall’orgasmo, anche fiscale.

Bisognerebbe anche evitare di far salire troppo i costi di gestione esigendo, per esempio, l’estintore portatile in borsetta per il rispetto delle norme antincendio.

Se tra qualche anno dovessimo accorgerci che questo nuovo tipo di “IVA sessuale” sarà servito solo ad aumentare la casta, beh, credo che saremmo così mal messi che il Paese non potrebbe più nemmeno andare a puttane.

Cybergeppetto

p.s.: 2020, le lucciole delle maggiori società di sfruttamento della prostituzione sono scese in piazza contro le recenti ordinanze che vietano lo svolgimento della prostituzione dopo la mezzanotte. Al grido di “non ammosciate il PIL”, hanno inscenato una grande, ma pacifica, manifestazione.

L’altoforno dell’ideologia non cuoce nemmeno il pane

Brevi considerazioni sui tentativi d’arresto della produzione d’acciaio all’ILVA di Taranto

By Cybergeppetto

Non ho grande simpatia per certi industriali, soprattutto quelli che, sempre in combutta con i politici, i sindacalisti e i banchieri, campano di aiuti di stato e si muovono  in una zona grigia in cui tutti si spartiscono poltrone e soldi pubblici: gli ultimi sono quelli destinati alla “riqualificazione ambientale” del sito di cui ormai tutti i media dissertano.

Ciò premesso, “spegnere” un altoforno è un’attività che non si potrà riprendere se non dopo anni, ammesso che qualcuno abbia i soldi per farlo.

Si tratta di una cosa che, sia pure celata dietro il divieto di utilizzo a fini produttivi,  è insensata e che solo dei talebani del diritto, che prendono come valore assoluto i limiti di leggi e leggine regionali idiote che essi, o loro amichetti,  hanno scritto, per uccidere una realtà produttiva che verrà presto sostituita da altre fuori dall’Italia.

Per morire di cancro a Taranto, come in ogni città d’Italia, bastano le polveri sottili del traffico o le emissioni delle caldaie domestiche a gasolio o tante altre cose ancora, ma di cui nessuno parla.

Visto che tale decisione si suppone essere stata presa per il rispetto di limiti imposti solo in Puglia dalle normative ambientali, si tenga presente che dovrebbero chiudere analoghe attività,  stranamente soggette a vincoli diversi in altre parti d’Italia e magari riferibili a potentati contigui al massimalismo pseudo-ecologista. Insomma, se dobbiamo suicidarci, facciamolo per bene.

Non ci vuole un ingegnere per capire che se l’acciaio non si fonde non ci sarà necessità di lavorarlo, tutto il sistema produttivo che ruota attorno all’“area a caldo” è destinato a seguire la sorte dell’altoforno. Giusto per memoria, si sappia che lo spegnimento di un impianto non più conveniente si programma con uno o due anni d’anticipo.

Bisognerebbe che i nipotini del massimalismo imparassero che, oltre ai principi, spesso falsi e dietro cui si nascondono interessi poco chiari, contano i risultati.

Nel momento in cui l’altoforno sarà spento, il problema sarà risolto, il risultato sarà ottenuto, nessuno inquinerà più.

Non ci vorranno 334 milioni per la bonifica, soldi appena stanziati dal governo, basterà molto meno per comprare un ombrellone agli operai e mandarli al mare. In questi tempi di “spending review” non è male.

Di tutte le inutili discussioni fatte sinora solo una cosa è certa, siamo riusciti ad attribuire a una regione in cui la spesa è fuori controllo dei soldi che finiranno inevitabilmente nel tritacarne dell’intrallazzo. Per fare questo non avremo risolto il problema dell’inquinamento e avremo messo sul lastrico decine di migliaia di persone, indotto incluso. Un bel risultato che si aggiungerà al calo del PIL.

Non abbiamo bisogno della burocrazia europea per fare puttanate, noi…

Cybergeppetto

p.s. “Papà, che succede a Taranto? Non ho capito molto di queste discussioni in TV…”. “Neanche io – risponde piatto il papà – ma riusciremo a sprecare altri soldi e a mettere in pericolo un bel po’ di posti di lavoro, un classico…”

L’immagine è tratta da microeuro.it

Lavorare no? La PA all’epoca della spending review

By Cybergeppetto

I nostri governanti tecnici e le forze politiche, dopo decenni di silenzio, finalmente hanno messo a fuoco un problema: la pubblica amministrazione ha troppa gente in relazione ai servizi che rende ai cittadini.

Fin qui non si può far altro che rendere merito alla nostra classe dirigente per la sua perspicacia, dagli anni Settanta la deriva inefficientista e clientelare della pubblica amministrazione è sotto gli occhi di tutti.

Il fatto è che, ora che siamo sull’orlo del baratro, si pensa bene di fare un passo in avanti licenziando e riducendo gli organici, cosa che, in tempi di recessione, farà decrescere i consumi e contribuirà ad aggravare i problemi del paese.

La cosa tragicomica di quest’orientamento è che abbiamo assunto una gran quantità di persone che non servivano e ora, invece di renderle produttive, pensiamo di tenerle a casa, pagate qualcosa di meno, per non fare nulla.

Da anni il dibattito politico tuona contro gli evasori fiscali, rei di affamare il paese, ma poco si dice sul livello e sulla qualità dei servizi offerti ai cittadini, che sono la ragione per cui le tasse si pagano.

La macchina dello Stato continua a essere vista come un serbatoio di voti, ma non viene in mente a nessuno che se lo Stato fornisse dei servizi adeguati ai cittadini, questi riprenderebbero a lavorare, a produrre, a generare reddito, quello che ci manca per far salire il PIL.

Secondo gli analisti del settore i dipendenti pubblici in Italia sono tre milioni e duecentomila, probabilmente se si considerano tutti coloro che lavorano in quell’area grigia di aziende che nessuno ha il coraggio di chiamare “a partecipazione statale”, ma il cui azionista è lo Stato, o gli enti locali, si arriva a contare circa sei milioni di persone. Tutta questa gente, ha un nome e un cognome, spesso ha anche delle ottime capacità che non vengono sfruttate, perchè non pensare di metterle dove possono essere utili? Magari è più facile che licenziarle, ammesso che sia possibile, e più produttivo che tenerle a casa a far nulla.

La sfida che i politici, i sindacalisti e gli industriali non hanno mai voluto raccogliere è quella di spostare la forza lavoro dove serve, invece di mantenerla dove l’hanno messa le clientele.

L’alternativa è, purtroppo, quella di addentrarsi nel ginepraio della riforma delle pensioni, per creare eccezioni che veramente non hanno senso in un paese in cui la disoccupazione giovanile è al 36 per cento.

Quando si sente ripetere fino alla noia da parte di certi politici che “bisogna trovare delle risorse per fare politiche di sviluppo”, mi cadono le braccia, l’unica risorsa che lo Stato ha, al momento, è il suo personale, e quello deve sfruttare per far ripartire il Paese.

Dopo le discussioni inutili sull’art. 18, altri mesi di discussioni inutili ci attendono su quali rami della pubblica amministrazione vadano tagliati. Risolveremo qualcosa prima che lo spread e la crisi dei debiti sovrani ci scarnifichi?

Cybergeppetto

p.s. “Papà, ho finito il mio curriculum vitae, pensi che riuscirò a trovare un lavoro nella pubblica amministrazione?”. “Bello – replica il vegliardo – ma se non t’iscrivi ad un partito o ad un sindacato ci farai pochino…”

Cyber Epigrammi – Liberalizzazioni, e ora?

By Cybergeppetto

Il governo procede con la sua azione risanatrice per fronteggiare la crisi finanziaria che ci ha portato sull’orlo del fallimento.

Dopo il decreto “Stronca …”, ehm, pardon…, ” Salva Italia”, arriva il decreto “Nebbia…. “, ehm … pardon…, “Cresci Italia”. Si potrebbe avere una crescita del 10% del PIL, dice lui. Dire alla gente di lavorare e ai politici di togliersi dalle balle è improponibile…

Anche se qualche italiano protesta, il governo va avanti, se mai dovesse trovarsi in cattive acque finanziarie o vicino agli scogli dello spread, si potrebbe comunque fare un nuovo governo tecnico, chiamate Schettino! “A bordo cazzo”!

Esercito: mancò il budget, non il valore!

By Cybergeppetto

L’amico Vincenzo Ciaraffa ha scritto su queste pagine un bell’articolo sull’Esercito. Sposo in pieno le sue considerazioni, ma, con tutta la stima che ho per Lui, debbo ricordargli che non parliamo di un Esercito qualsiasi, ma di quello che ha a fianco l’aggettivo Italiano.

E’ un aggettivo che pesa, italiano vuol dire, come giustamente dice Vincenzo, che i politici non hanno una strategia di Difesa e non sanno proprio cosa farsene dell’Esercito, a parte il solito uso come stipendificio.

Gli italiani hanno sempre guardato all’Esercito come quella cosa che si è dissolta l’8 settembre, anche se l’8 settembre si dissolsero il Re e il Duce, cioè i politici d’allora. Si usa dire che l’8 settembre è la festa dello Stato Maggiore, l’edificio dal quale il Re fuggì insieme ai suoi accoliti.

Molti militari rimasero al loro posto per vari giorni, sempre fiduciosi che gli ordini sarebbero arrivati. Mio papà era sergente, il 12 settembre era il più elevato in grado della sua caserma, ci mise quattro giorni a realizzare di che pasta erano fatti i politici, ma alla fine capì l’antifona e se ne andò.

Negli anni Settanta i militari facevano schifo a tutti i politici, soprattutto ai cattocomunisti che magari avevano prima indossato la camicia nera e poi voltato gabbana. Ricordo ancora il disprezzo che i fricchettoni, figli dei fiori e anarco-terroristi, nutrivano per chi aveva una divisa. E’ la solita storia, il cane morde sempre lo straccione.

In tutti questi anni alle Forze Armate, e quindi anche all’Esercito, sono andate solo le briciole del PIL, anche i muri del Consiglio Atlantico durante la Guerra fredda sapevano che non avevamo, e non abbiamo, mai investito abbastanza in sicurezza. Quando è crollato il muro è crollato anche l’Esercito ridotto che c’era per quell’esigenza.

In questi tempi di crisi ricomincia il giochetto dei vetero-che-guevaristi che dicono che le spese militari sono eccessive. Tutti questi parlamentari, opinionisti, socio-cretini e filosofi del menga vadano a visitare le caserme, invece che strapparsi i capelli per gli avanzi di galera, si chiedano quanti soldi ci sono nella caserma X dell’ultimo reparto in fondo a destra, nel tacco, nella punta o sul bordo dello stivale. Si chiedano quanto si spende per la manutenzione o per l’addestramento di base e si facciano due conti. Si chiedano quanti giovani vengono illusi con la ferma breve e poi si ritrovano a culo per terra.

I soldati sono gente comune, che deve fare il proprio dovere, sudare e schiattare al freddo e al gelo finché ne ha la capacità, ma poi lavorare in altre parti della società, come fanno tutti nei paesi anglosassoni. Perché è chiaro che lo zaino sulle spalle lo porti solo sei hai fiato e le giunture ti tengono in piedi. Se poi vuoi andare all’estero devi saper le lingue, le procedure e quant’altro ti serve per sperare di tornare a casa.

Ma i soldati sono cittadini come tutti, i loro doveri sono i doveri di tutti, se non produciamo abbastanza per lo stile di vita che abbiamo, è inutile puntare il dito contro l’altro, quello che spreca, perché è ormai chiaro alle persone con un briciolo di onestà che lo spreco è diffuso in ogni parte della società e a ogni livello.

Per uscirne bisogna lavorare e produrre di più, in ogni parte della società, quelli che dicono che prima tocca agli altri sono i disonesti, che abbiano la divisa o meno.

Cybergeppetto

p.s. Caro Vincenzo, non lo so quando l’Esercito sarà degno di questo nome, temo che nel frattempo sia solo degno del suo Paese, anche se i suoi membri si fanno tanto onore ovunque, in Italia e all’estero. Come tu sai, il motto dell’Esercito rimane “Rei pubblicae salus suprema lex esto”.

Articolo correlato:

“Un Esercito degno di questo nome” (Parte I, Parte II, Parte III) – By Vincenzo Ciaraffa (6 gennaio 2012)

Foto: blogstoria.it

Sotto l’ombrellone dello spaccavetrine

By Cybergeppetto

Ve li ricordate quelli che hanno messo a ferro e fuoco mezza Italia e hanno pure attaccato il Senato? Quelli che protestavano perché si stava uccidendo la loro scuola, il loro futuro? Che fine hanno fatto? Ne incontriamo uno sotto l’ombrellone.

D. Posso chiederle che cosa ha fatto da quando sono finiti i disordini e le proteste contro la riforma della scuola?

R. Beh, io ho una vita molto attiva, al centro sociale ci riuniamo tutti i giorni, facciamo tanti dibattiti, organizziamo delle manifestazioni in sostegno dei nostri amici di Hamas, oppure dei cortei  per sostenere la politica antifascista del governo cubano.

D. Ma, mi scusi, Lei a quale facoltà è iscritto?

R. Io mi ero iscritto a Giurisprudenza, volevo fare il Pubblico Ministero. Ora sono transitato a Scienze Politiche indirizzo internazionale, per fortuna i miei mi pagano le tasse universitarie che questo stato borghese e reazionario usa per impedire al popolo di accedere alla cultura. Tutti dovrebbero poter avere una laurea. Tra un impegno e l’altro provo a studiare qualcosa anch’io.

D. Che cosa vuol fare da grande, l’ambasciatore dei centri sociali?

R. Sarà dura arrivare alla laurea, i baroni che dicevano di essere di sinistra ora ci guardano come appestati e non esiste più il diciotto politico, ma presto o tardi ci arriverò anch’io.

D. Ora che la riforma è passata vi sentite sconfitti?

R. Sicuramente c’è stata una battuta d’arresto delle forze democratiche, ma noi, come ogni anno, torneremo in piazza in autunno e anche parte dell’inverno per protestare contro i tagli alla Scuola. Di più non possiamo fare. I partiti d’opposizione si fanno vedere sui tetti solo quando gli fa comodo…

D. Cosa direte agli studenti nell’ambito degli organismi collegiali di rappresentanza, avete delle soluzioni alternative in questo momento di crisi economica?

R. La Scuola non si tocca, non cominciamo con le scuse sulla crisi economica, i soldi li vadano a prendere a qualcun altro. Vogliamo più borse di studio, più corsi, più insegnanti e più bidelli, bisogna che la Scuola torni a essere un luogo di aggregazione democratica!

D. Il mondo produttivo accusa la Scuola di non preparare i giovani al lavoro, voi cosa rispondete?

R. I padroni non ci avranno come schiavi, noi non stiamo a Scuola per diventare i loro servi, vogliamo dare una dimensione sociale allo studio!

D. D’accordo, ma tutti dicono che bisogna puntare allo sviluppo per far crescere il PIL sennò affondiamo, dove pensate d’andare a lavorare?

R. Secondo Lei uno che frequenta un centro sociale è il tipo da farsi invischiare in logiche capitalistiche e padronali? Noi siamo la coscienza critica del Paese, non possiamo rinunciare al nostro ruolo!

Guardi, Lei la deve finire con queste provocazioni, Lei è un servo dei Padroni. Ragazzi!!! All’attacco!!!

Cybergeppetto

p.s. Anche questa volta Cybergeppetto se l’è cavata con ferite lievi, giudicate guaribili in 5 giorni. L’Editore gli ha detto di continuare con le interviste…

Foto: federazionedellasinistra.com

Criminali, ma…. Persone oneste, punto

By Cybergeppetto

Lo so, ho sbagliato, la televisione non la devo vedere nemmeno d’estate, fa male sentire certe stupidaggini, ma io stavo solo facendo colazione…

Ieri a Bari vi sono stati dei disordini durante i quali degli immigrati, esasperati dall’attesa della definizione delle loro richieste di asilo, hanno bloccato una strada statale, ferito poliziotti e passanti, distrutto un buon numero di automobili.

Il portavoce di una nota organizzazione internazionale impegnata nel soccorso dei rifugiati ha liquidato l’episodio con un “questi episodi sono da condannare, ma …” che era il preludio ad una lunga filippica contro noi italiani che non aiutiamo abbastanza questi tapini.

Finito l’intervento c’era pure un musicista d’accatto che ha intonato una canzoncina sui migranti al pianoforte, giusto per sottolineare la presunta nobiltà del bisogno contro il colpevole egoismo di chi non accetta la violenza.

I crimini non si combattono con il ma, l’ideologia che vede sempre una colpa pubblica che sovrasta quelle private è una cancro che devasta una società che è ormai priva di uno dei suoi elementi di tenuta, la Giustizia.

In una società onesta il criminale è un criminale, senza alcun “ma” che possa addolcirne i tratti, così come le persone oneste sono tali senza alcuna necessità di specificazione, punto.

Il criminale, dopo essere stato condannato come tale, può essere sicuramente aiutato a redimersi, cosa che non coincide necessariamente con il fargli fare meno galera possibile, se e quando si riesce a vedere il criminale in galera.

Non è ben chiaro se questi clandestini siano dotati di una particolare perspicacia che gli ha consentito di capire come vanno le cose in Italia, oppure siano solo indottrinati da lobbies che inquinano le forze politiche e certe organizzazioni internazionali che sanno come si ottiene qualcosa nella penisola.

Il Belpaese è notoriamente basato sulla protesta e sulla difesa ad oltranza dell’interesse personale contro il vituperatissimo interesse generale, quello che tutti i politici nominano e del quale a nessuno interessa granchè.

Il risultato è un paese in balia della criminalità organizzata che ha i suoi migliori alleati nei paladini dei migranti. Un paese stretto tra regole cervellotiche che rendono difficile la creazione di nuovi posti di lavoro e un flusso migratorio inarrestabile che non si può gestire con i paraocchi dell’ideologia. Un paese in cui tutti, i migranti, chiedono di far qualcosa, ma in cui una folle amministrazione pubblica impedisce di far qualsiasi cosa in tempo utile, impegnata com’è nei suoi riti inutili, inopinatamente scambiati per democrazia.

Se tutti quelli che si sbracciano per i migranti, che non sono tutti criminali, andassero a zappare avremmo un deciso incremento di PIL di cui potrebbero beneficiare tutti.

Cybergeppetto

p.s. La portavoce ha ricevuto il premio “Stakanov” per l’opera svolta nella raccolta dei pomodori. Sono ormai lontani i tempi del “ma”, l’era del lavoro ha dissolto rapidamente la nube di ideologia e ozio che si celava dietro la casta internazionale dei fannulloni ideologizzati.

Foto: ilgazzettino.it

La sindrome del Supermercato. L’acquisizione dei sistemi d’arma e la globalizzazione: prima l’uovo o la gallina?

By Cybergeppetto

Il Supermercato è quel luogo in cui si entra sicuri di aver bisogno di alcune cose e poi se ne comprano altre. Si tratta di un percorso tortuoso, pieno di trappole di marketing, in cui non è proprio agevole fare la scelta più conveniente. L’importante è che non si replichi questo meccanismo quando si acquistano sistemi d’arma e, più in generale, beni e servizi della pubblica amministrazione.

Non so a quale “catena” appartenga il supermercato “Farnborough” ma la sensazione che si tratti di una grande kermesse piena di cibi invernali quando l’afa ci opprime è sempre più sviluppata. (altro…)