Giu 15, 2013
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La base imponibile del meretricio

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Ovvero come ottenere l’erezione del PIL

By Cybergeppetto

Una macchina come tante accosta al lato di uno stradone di periferia di fronte alla “lucciola”, il finestrino si abbassa elettricamente e l’automobilista chiede: “Ah bella! Quanto vuoi?”. “Scontrino o fattura?”, replica la meretrice tirando fuori il lettore di carte di credito. “Mia moglie è anche la mia commercialista, mica le posso portare tutte le tue fatture …”, risponde stizzito il puttaniere motorizzato.

I tempi cambiano e quindi anche l’amore venale si adegua a questi  tempi di buio e di crisi, e, soprattutto, se si vuole davvero eliminare l’IMU, ridurre l’IVA e mantenere un sacco di scansafatiche, bisogna pur trovare dei soldi, e subito. Gli italiani sono molto più avanti rispetto alla loro classe politica, in un recente sondaggio il 55% degli intervistati ha dichiarato di essere favorevole al ripristino delle case di tolleranza e, in particolare, all’imposizione fiscale sulle attività sessuali a pagamento.

Detta così, da un punto di vista meramente economico, sembra l’uovo di Colombo: avevamo bisogno di soldi, li abbiamo trovati. Basta darci dentro, per risollevare il PIL ci vuole l’impegno sia di chi fruisce dell’amore monetizzabile, sia di chi eroga il piacere sessuale a tassametro. Naturalmente bisogna che tutti comprendano il loro ruolo in quest’ora segnata dal destino, il meretricio diventerebbe una sorta di fonte rinnovabile rimettendo in circolo un sacco di energia che, normalmente, viene dissipata.

Dopo la “green” e la “pink”, arriva la “XXX economy” a spazzare via lo spread, il deficit e le “spending reviews”. Così come le prostitute delle retrovie fornivano un contributo importante al morale delle truppe, spesso aumentando la loro attività, così le moderne manager della libido in tempi di social network ci aiuteranno in maniera determinante a riequilibrare la nostra finanza pubblica.

Potrebbe anche succedere un giorno che, ascoltando il telegiornale, ci si sentirà dire che le società del settore del “sex entertainment” hanno fatto salire i listini della Borsa e che la  discesa dei tassi riduce l’indebitamento dello stato.

A quel punto quelli che sostenevano che bisognava ridurre la spesa pubblica verrebbero spernacchiati da tutti gli esperti economici dei partiti pronti a inventarsi ogni sorta di assistenzialismo. Il tutto finirebbe comunque nel “casino” più totale perché i nostri prodi finirebbero per azzuffarsi sulle tutele della posizione di lavoro, insomma sull’applicazione dell’articolo 18 nei bordelli.

In ogni caso, suggerirei molta attenzione nell’applicazione delle aliquote IVA da parte dello stato e degli enti locali, così come bisognerebbe essere indulgenti nell’imposizione della tassa per l’occupazione del suolo pubblico. La politica del rigore fiscale celebre ai tempi del governo Monti finirebbe per allontanarci dall’orgasmo, anche fiscale.

Bisognerebbe anche evitare di far salire troppo i costi di gestione esigendo, per esempio, l’estintore portatile in borsetta per il rispetto delle norme antincendio.

Se tra qualche anno dovessimo accorgerci che questo nuovo tipo di “IVA sessuale” sarà servito solo ad aumentare la casta, beh, credo che saremmo così mal messi che il Paese non potrebbe più nemmeno andare a puttane.

Cybergeppetto

p.s.: 2020, le lucciole delle maggiori società di sfruttamento della prostituzione sono scese in piazza contro le recenti ordinanze che vietano lo svolgimento della prostituzione dopo la mezzanotte. Al grido di “non ammosciate il PIL”, hanno inscenato una grande, ma pacifica, manifestazione.

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Inchiostro antipatico