Lug 4, 2012
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Lavorare no? La PA all’epoca della spending review

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By Cybergeppetto

I nostri governanti tecnici e le forze politiche, dopo decenni di silenzio, finalmente hanno messo a fuoco un problema: la pubblica amministrazione ha troppa gente in relazione ai servizi che rende ai cittadini.

Fin qui non si può far altro che rendere merito alla nostra classe dirigente per la sua perspicacia, dagli anni Settanta la deriva inefficientista e clientelare della pubblica amministrazione è sotto gli occhi di tutti.

Il fatto è che, ora che siamo sull’orlo del baratro, si pensa bene di fare un passo in avanti licenziando e riducendo gli organici, cosa che, in tempi di recessione, farà decrescere i consumi e contribuirà ad aggravare i problemi del paese.

La cosa tragicomica di quest’orientamento è che abbiamo assunto una gran quantità di persone che non servivano e ora, invece di renderle produttive, pensiamo di tenerle a casa, pagate qualcosa di meno, per non fare nulla.

Da anni il dibattito politico tuona contro gli evasori fiscali, rei di affamare il paese, ma poco si dice sul livello e sulla qualità dei servizi offerti ai cittadini, che sono la ragione per cui le tasse si pagano.

La macchina dello Stato continua a essere vista come un serbatoio di voti, ma non viene in mente a nessuno che se lo Stato fornisse dei servizi adeguati ai cittadini, questi riprenderebbero a lavorare, a produrre, a generare reddito, quello che ci manca per far salire il PIL.

Secondo gli analisti del settore i dipendenti pubblici in Italia sono tre milioni e duecentomila, probabilmente se si considerano tutti coloro che lavorano in quell’area grigia di aziende che nessuno ha il coraggio di chiamare “a partecipazione statale”, ma il cui azionista è lo Stato, o gli enti locali, si arriva a contare circa sei milioni di persone. Tutta questa gente, ha un nome e un cognome, spesso ha anche delle ottime capacità che non vengono sfruttate, perchè non pensare di metterle dove possono essere utili? Magari è più facile che licenziarle, ammesso che sia possibile, e più produttivo che tenerle a casa a far nulla.

La sfida che i politici, i sindacalisti e gli industriali non hanno mai voluto raccogliere è quella di spostare la forza lavoro dove serve, invece di mantenerla dove l’hanno messa le clientele.

L’alternativa è, purtroppo, quella di addentrarsi nel ginepraio della riforma delle pensioni, per creare eccezioni che veramente non hanno senso in un paese in cui la disoccupazione giovanile è al 36 per cento.

Quando si sente ripetere fino alla noia da parte di certi politici che “bisogna trovare delle risorse per fare politiche di sviluppo”, mi cadono le braccia, l’unica risorsa che lo Stato ha, al momento, è il suo personale, e quello deve sfruttare per far ripartire il Paese.

Dopo le discussioni inutili sull’art. 18, altri mesi di discussioni inutili ci attendono su quali rami della pubblica amministrazione vadano tagliati. Risolveremo qualcosa prima che lo spread e la crisi dei debiti sovrani ci scarnifichi?

Cybergeppetto

p.s. “Papà, ho finito il mio curriculum vitae, pensi che riuscirò a trovare un lavoro nella pubblica amministrazione?”. “Bello – replica il vegliardo – ma se non t’iscrivi ad un partito o ad un sindacato ci farai pochino…”

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Inchiostro antipatico