Polonia

Ucraina: in Crimea la Russia gioca di soft power in contropiede

La crisi in Crimea: Perché l’Occidente teme il diritto di auto-determinazione?

By Marco Antollovich

Il 16 marzo si è tenuto in Crimea il referendum sul ritorno della regione ucraina all’interno della Federazione Russa. Uno schiacciante 96,6% dei voti ha confermato la volontà della popolazione russa o russofona e filo-russa di “ritornare a casa”, come affermano numerosi elettori intervistati all’uscita dai seggi elettorali. Le bandiere della Federazione Russa inondano le piazze di Simferopoli e Sebastopoli, rispettivamente capitale della Repubblica autonoma di Crimea e città più popolata, in un clima di festa. I numerosi osservatori internazionali provenienti da 23 paesi (grandi esclusi i rappresentanti di OSCE e CSI) non hanno riscontrato brogli, testimoniando inoltre un clima di apparente tranquillità; le milizie pro-russe, non vengono percepite come una minaccia dalla maggioranza della popolazione. Ciò non vale, tuttavia, per i membri della minoranza ucraina sostenitrice del nuovo governo di Kiev e della comunità tartara che, temendo ripercussioni, hanno già cominciato ad abbandonare la penisola.

Sergey Aksyonov, de facto nuovo leader della regione, si è recato il 17 marzo a Mosca per discutere il processo di annessione alla Federazione Russa. Non si conosce ancora quale sarà il grado di autonomia né il suo status amministrativo, ma La Crimea ritorna sotto l’autorità di Mosca dopo sessant’anni. Il presidente russo Vladimir Putin ne ha riconosciuto l’indipendenza in quanto espressione della volontà della popolazione residente in Crimea e ha siglato con Aksyonov l’accordo per rendere la l’ex Oblast’ Autonomo parte integrante della Federazione, suscitando critiche e sdegno dalle cancellerie Occidentali, sostenitrici dell’integrità territoriale ucraina. Le proteste contro il governo di Kiev stanno dilagando in tutta l’area russofona del paese, da Karkhov a Donetsk, da Zaporože ad Odessa (etnicamente a maggioranza Ucraina, ma russofona all’ 82%), alle porte dell’Europa e ciò spaventa l’Occidente. Il Cremlino risulta il solo ad aver approvato il risultato del referendum: l’Unione Europea e gli Stati Uniti hanno già adottato delle sanzioni economiche come ritorsione nei confronti dell’atteggiamento russo, congelando i depositi esteri e ponendo restrizioni ai visti di 21 personalità russe e ucraine filo-russe. Tra questi l’ex-presidente ucraino Viktor Yanukovich, il vice-primo ministro Dimitry Rogozin e il vice-ammiraglio Alexander Vitko, a capo della Flotta Russa del Mar Nero.

L’azzardo di Putin rischia di costare alla Russia pesanti sanzioni economiche da parte di Europa e Stati Uniti, tra cui l’esclusione dal prossimo vertice del G8, già in programma a Soči, che probabilmente verrà spostato all’Aja. Tuttavia non è la scontata condanna occidentale a preoccupare maggiormente il Cremlino, bensì altre forze da sempre molto più vicine a Mosca: la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del 15 marzo in cui veniva dichiarato invalido il futuro referendum in Crimea ha ricevuto 13 voti favorevoli, l’ovvio voto contrario della Federazione Russa e l’astensione della Cina. Pechino si discosta dunque dalla politica del Cremlino, sia forse per i buoni rapporti economici esistenti con l’Ucraina, sia forse per non aprire un secondo vaso di Pandora, dopo il precedente rappresentato dal riconoscimento del Kosovo da parte dell’Occidente, considerando le minacce secessioniste rappresentate dal Tibet e dallo Xinjiang, il Turkestan Orientale. Soltanto Nuova Delhi, vera voce fuori dal coro nel contesto internazionale, fa sapere tramite il consigliere per la sicurezza nazionale Shivshankar Menon che “vi sono in gioco interessi russi legittimi” in Crimea, riporta “The Times of India”.

Almeno per il momento tuttavia, anche il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko e il suo omologo kazako Nursultan Nazarbaev sembrano aver preso le distanze da Mosca: entrambi infatti, sebbene abbiano aderito alla neonata Unione Doganale, non sembrano particolarmente inclini ad appoggiare le decisioni del leader russo. In Bielorussia e Kazakhstan, forse i più fedeli alleati del Cremlino sin dal 1991, sta avvenendo una progressiva apertura verso i mercati e le politiche occidentali; lo stesso presidente Nazerbaev si è proposto come mediatore tra la Russia, l’Unione Europea e gli Stati Uniti. Il presidente Lukashenko invece, ancora totalmente dipendente dalle forniture energetiche russe, ha accolto 6 Sukhoi-27 e 3 aerei da trasporto dell’ aviazione russa nella base di Bobruisk in Bielorussia, sebbene non abbia riconosciuto l’esito del referendum.

E’ chiaro che la Russia stia agendo da sola contro tutti. L’accusa rivolta dalle cancellerie occidentali di non rispettare l’integrità territoriale ucraina si scontra con un altro diritto fondamentale: l’auto-determinazione dei popoli. In realtà le analogie con il Kosovo non sono poche e sembra che il diritto internazionale, in questo caso, sia un diritto a senso unico, poiché gli Stati Uniti hanno rinunciato alla difesa dell’ integrità territoriale serba a vantaggio dei diritti della popolazione kosovara; oggi avviene esattamente il contrario. A mio avviso, tuttavia, il problema maggiore risulta proprio la problematicità insita nella carta giocata da Mosca: l’autodeterminazione dei popoli, usata anche dagli Stati Uniti per intervenire nell’area balcanica, potrebbe destabilizzare la nuova realtà est-europea e centroasiatica venutasi a creare nei vent’anni successivi alla dissoluzione del colosso sovietico. Non a caso infatti anche gli alleati bielorussi e kazaki sono restii a riconoscere l’esito del referendum tenutosi in Crimea: se la Federazione usa le minoranze russe come leva per un espansionismo territoriale al di fuori dei propri confini nei confronti del nuovo governo di Kiev, la Bielorussia potrebbe essere il prossimo bersaglio nel caso in cui la politica di Lukashenko si discostasse da quella del Cremlino. La “Russia Bianca”, ancor più dell’Ucraina, è una nazione divisa tra Russia e Polonia e lo stesso concetto di etnia bielorussa viene giudicata fittizia da alcuni critici e dagli stessi Russi. Lo stesso vale per il Kazakhstan, uno stato che, alla vigilia dello scioglimento dello Unione Sovietica, accoglieva una minoranza russa del 38% in gran parte emigrata, ma tutt’ora molto numerosa: si stima infatti che in territorio kazako siano ancora presenti circa 4 milioni e 500 mila Russi (su una popolazione di meno di 18 milioni di abitanti).

Se la difesa del principio di autodeterminazione della popolazione russa, ma anche russofona, diventasse il cavallo di battaglia del Cremlino, in una rilettura umanitaria e messianica della dottrina Primakov, nemmeno le Repubbliche Baltiche, ormai membri di NATO e Unione Europea, potrebbero sentirsi totalmente al sicuro. Tale percezione della minaccia russa ha spinto infatti le cancellerie baltiche ad acconsentire al dispiegamento di arerei da guerra statunitensi nelle basi lituane e polacche; Polonia e Lituania si sono inoltre appellate all’articolo 4 della Carta Atlantica per convocare una riunione straordinaria della NATO.

Sembra difficile che il Cremlino rinunci definitivamente al suo consuetudinario uso nell’hard power come extrema ratio, ma in questa occasione il soft power espresso attraverso il referendum pare aver disarmato le cancellerie europee e statunitensi. La Russia spaventa perché sta combattendo con le “armi” più care alle democrazie occidentali, come la lotta agli estremisti di destra filo-nazisti del nuovo governo di Kiev e la difesa della volontà della popolazione sulla base dei principi wilsoniani, dell’articolo 1 della Carta Delle Nazioni Unite e dall’ Atto finale di Helsinki del 1975. E’ paradossale che la conferenza di Helsinki, vista un tempo come un grande successo nel tentativo di disgregare i membri del Blocco Orientale dall’interno, ora si possa ritorcere contro i suoi maggiori sostenitori sancendo la riconquista russa dei territori perduti.

Marco Antollovich

Dello stesso autore anche l’analisi sulla situazione della Transnistria:

Transnistria: un conflitto congelato da vent’anni nell’interesse delle grandi potenze e delle élite russe e ucraine, Marco Antollovich (18 marzo 2014)

Foto fornita dall’autore, “Il 16 marzo noi scegliamo: [ nazismo] o [Russia]?”

NATO-Ucraina: concluso il NAC richiesto dalla Polonia nella cornice dell’art 4 del Trattato. Il SecGen convoca per domani un NATO-Russia Council

A conclusione del vertice del North Atlantic Council (NAC) della NATO, tenutosi oggi su richiesta della Polonia, che ha invocato l’articolo 4 del Trattato Atlantico rilevando nella crisi ucraina una minaccia alla sicurezza dei paesi alleati (link articolo in calce), il Segretario generale Anders Fogh Rasmussen ha rilasciato una dichiarazione in cui si conferma l’unità di intenti tra paesi membri e la forte coesione nella condanna al comportamento della Russia, che violando il diritto internazionale nonostante i continui richiami, attenta alla stabilità euro-atlantica.

Il Segretario generale Rasmussen, nel suo stand up affidato al canale youtube, comunica che verranno intensificati i controlli sulle implicazioni di sicurezza che questa crisi può rappresentare nei confronti degli alleati.

Mentre si mantiene aperto il dialogo con l’Ucraina, fa sapere Rasmussen, domani si terrà una riunione del NATO-Russia Council.

Fonte: NATO ChannelTV Youtube

NATO-Ucraina: riunione del NAC su richiesta della Polonia sotto articolo 4 del Trattato Atlantico

Il North Atlantic Council (NAC) della NATO si riunisce oggi con i suoi 28 ambasciatori su richiesta della Polonia con riferimento all’articolo 4 del Trattato Atlantico.

L’articolo richiamato dalla Polonia riguarda la minaccia verso un paese membro, come specifica il dettato: “Le parti si consultano qualora, secondo l’opinione di una di esse, l’integrità territoriale, l’indipendenza politica o la sicurezza di una delle parti risulti minacciata”.

La Polonia ha percepito come una minaccia gli sviluppi degli eventi in Ucraina e teme che questi possano risultare in serie implicazioni alla sicurezza e alla stabilità dell’area euro-atlantica.

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Fonte e foto: Nato

M-346: Alenia Aermacchi Finmeccanica firma con la Polonia contratto da 280 mil di euro per fornitura di otto velivoli addestratori

Alenia Aermacchi, società di Finmeccanica, ha firmato con il ministero della Difesa polacco un contratto per la fornitura di otto velivoli da addestramento avanzato M-346 Master, fa sapere un comunicato stampa odierno dell’azienda.

La firma del contratto segue l’annuncio relativo alla selezione dell’aereo e ha un valore di circa 280 milioni di euro. La fornitura comprende, oltre agli otto velivoli, anche il supporto logistico, l’addestramento per piloti e tecnici, nonché un sistema di addestramento a terra che include la realizzazione di aule dedicate e di supporti didattici.

Dopo Italia, Singapore e Israele, la Polonia è il quarto cliente dell’M-346, considerato il velivolo da addestramento più avanzato oggi disponibile sul mercato e l’unico al mondo concepito appositamente per addestrare i piloti destinati ai velivoli militari ad alte prestazioni di ultima generazione. Con l’ordine polacco il numero di M-346 a oggi ordinati sale a 56 esemplari.

Il velivolo italiano è risultato aggiudicatario della commessa al termine di una gara alla quale hanno partecipato i principali concorrenti internazionali.

L’M-346 si distingue per i bassi costi di acquisizione e operativi e adotta soluzioni progettuali innovative: è un velivolo con comandi di volo digitali Fly-by-Wire con ridondanza quadrupla che, grazie all’ottimizzazione della configurazione aerodinamica, garantisce la piena manovrabilità fino ad angoli di attacco superiori a 30 gradi. Questo, combinato con la configurazione bimotore, la duplicazione e ridondanza del sistema elettrico e idraulico, la scelta di equipaggiamenti allo stato dell’arte, si traduce in livelli di sicurezza per il velivolo e l’equipaggio e rendono l’M-346 il velivolo da addestramento tattico pre-operativo più moderno al mondo.

L’M-346 è equipaggiato con un sistema avionico digitale pienamente rappresentativo dei caccia di ultima generazione fra i quali l’F-16 Block 52+ in servizio con la Forza Aerea Polacca e può essere impiegato in tutte le fasi dell’addestramento avanzato e pre-operativo, consentendo così una notevole riduzione delle ore di addestramento che dovranno essere svolte sulle più costose macchine di prima linea.

L’M-346 dispone di un avanzato sistema di Embedded Tactical Training Simulation (ETTS) che consente non solo di emulare una suite completa di sensori, contromisure e armamenti, ma anche di generare uno scenario tattico virtuale, simulando forze aeree, navali e terrestri, ostili o amiche, che interagiscono in tempo reale con il velivolo durante lo svolgimento delle missioni addestrative.

L’Integrated Training System (ITS) di Alenia Aermacchi, oltre al velivolo M-346, comprende anche un esaustivo Ground Based Training System (GBTS), che permette all’allievo pilota di familiarizzare con le procedure e anticipare a terra le attività addestrative che poi svilupperà in volo.

Il GBTS, scelto dalla Polonia, include la fornitura di simulatori di volo con differenti gradi di complessità (Full Mission Simulator, Flight Training Device ed un Emergency Procedure Trainer). Inoltre, Alenia Aermacchi realizzerà sull’aeroporto di Deblin, dove saranno basati gli M-346 della Forza Aerea Polacca, aule equipaggiate con Computer Based Training per piloti e manutentori e fornirà ulteriori strumenti e sistemi didattici tra cui un Training Management Information System, che consente una gestione complessiva dell’Integrated Training System.

L’Alenia Aermacchi M-346 è il velivolo da addestramento più avanzato oggi disponibile sul mercato ed è l’unico al mondo concepito appositamente per addestrare i piloti destinati ai velivoli militari ad alte prestazioni di ultima generazione. Grazie alle innovative caratteristiche tecniche che implementa e all’adozione dei più recenti criteri di progettazione “design-to-cost” e “design-to-maintain”, l’M-346 si distingue per i bassi costi di acquisizione e operativi. Inoltre, il ridotto numero di ore necessarie alla sua manutenzione rendono la macchina eccellente dal punto di vista del rapporto costo-efficacia.

L’addestratore M-346 è equipaggiato con un sistema avionico digitale pienamente rappresentativo dei caccia di ultima generazione, tra i quali Eurofighter, Gripen, Rafale, F-16, F-18, F-15, F-22 e il futuro F-35.

L’ampio inviluppo di volo dell’M-346, l’elevato rapporto spinta/peso e l’estrema manovrabilità, lo rendono un velivolo in grado di rappresentare, per l’allievo pilota, condizioni di volo simili a quelle dei velivoli da combattimento su cui sarà destinato a operare, massimizzando così l’efficacia dell’addestramento.

L’M-346 è dotato di punti d’attacco che permettono il trasporto di carichi esterni fino a 3000 Kg ed è caratterizzato dall’integrazione di Helmet Mounted Display, comandi vocali e In-Flight Refuelling Probe. Grazie alle eccellenti prestazioni combinate alla possibilità di installare Electronic Warfare System, Tactical Data Link, Multi-Mode Radar e kit di riduzione della segnatura radar, l’M-346 raggiunge ottimi livelli di sopravvivenza ed efficacia, durante operazioni in scenari ostili.

Il GBTS di Alenia Aermacchi include l’addestramento accademico in aula (Academic Training System) e simulatori di volo con differenti gradi di complessità (Simulation Based Training, Flight Training Device e Full Mission Simulators). Sono inoltre disponibili Mission Support System, elemento centrale di configurazione e distribuzione dati con velivolo e GBTS, e un Training Management Information System che consente una gestione complessiva dell’Integrated Training System.

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Fonte e foto: Alenia Aermacchi

Una proposta di cooperazione strategica all’Afghanistan da parte della Polonia

Un accordo di cooperazione strategica è stato proposto giovedì 27 settembre scorso dal presidente polacco Bronislaw Komorowski (foto) al suo omologo afgano Hamid Karzai.

I due capi di stato hanno discusso nei dettagli la proposta di accordo. In argomento anche il tipo di assistenza e supporto all’Afghanistan che verrà dalla Polonia dopo il 2014.

Attualmente sono dispiegati in Afghanistan circa 2.500 militari polacchi, di base nella provincia di Ghazni a sud della capitale Kabul.

Komorowski ha assicurato la continuazione dell’assistenza da parte del suo paese anche oltre il 2014 nel settore dell’addestramento, garantendo il contributo nel training alle forze di sicurezza afgane.

Il presidente Karzai si consulterà ora con il ministro degli Esteri e con il suo Consiglio di sicurezza nazionale, il National Security Council.

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La Polonia vuole comperare settanta elicotteri per il suo esercito (26 settembre 2012)

Fonte: PakTribune

Foto: Wall Street Journal

La Polonia vuole comprare settanta elicotteri per il suo esercito

É il primo ministro polacco Donald Tusk a delineare pubblicamente la necessità in termini numerici di elicotteri militari della Polonia. La dichiarazione del primo ministro, relativa alla decisione di comprare 70 elicotteri per l’Esercito polacco in un’ottica di accelerazione dell’ammodernamento dei mezzi in dotazione, compare oggi sull’agenzia polacca PAP.

Si tratta di una dichiarazione che appare come un passo significativo da parte della Difesa, dato che la Polonia, come ex stato del blocco orientale, ha ancora 250 elicotteri dell’era sovietica da sostituire nei prossimi anni.

La consegna dei primi elicotteri è attesa per il 2014, ha detto Tusk, parlando di un costo gigantesco, ma evitando di fornire precisazioni. I conti, tuttavia, sono presto fatti se si pensa che a marzo la gara d’appalto lanciata dalla Polonia per 26 elicotteri multiruolo per l’esercito si aggirava tra i 360 e i 720 milioni di euro.

In Polonia sono presenti due impianti di produzione di elicotteri, uno italo-britannico, l’AgustaWestland, e l’altro americano, la Sikorsky Aircraft.

L’AgustaWestland ha comprato nel 2010 la PZL Swidnik, che produce gli elicotteri Sokol usati nelle operazioni di soccorso sia dai vigili del fuoco che dall’esercito. Nei programmi della AgustaWestland c’è la produzione di elicotteri AW 109, AW 119, AW 139 e pezzi dell’AW 101 a Swidnik, nel sud della Polonia.

La Sikorsky, da parte sua, ha cominciato a produrre la nuova versione di Black Hawk S70i per l’esportazione nell’impianto PZL Mielec, anch’esso nel sud della Polonia.

Entrambe le aziende potrebbero essere interessate dalla richiesta formulata pubblicamente oggi da Tusk.

La Polonia è membro NATO dal 1999 e fa parte dell’Unione Europea dal 2004.

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Fonte: AFP via DefenseNews

Foto: topnews.in

Ex Vigilant Skies 2011 mette insieme jet russi e Nato contro il terrorismo nei cieli

Da ieri 6 giugno e fino al prossimo 10 giugno i jet Sukhoi dell’Aeronautica Russa e gli F-16 delle Aeronautiche di Polonia e Turchia, paesi facenti parte della Nato, si esercitano insieme nei cieli dell’est europeo, sopra Polonia e Mar Nero.

Come sottolinea Armed Forces International che ne dà notizia, si tratta della prima esercitazione militare che vede aerei da combattimento russi addestrarsi con i colleghi polacchi e turchi, che sono membri dell’Alleanza Atlantica.

L’esercitazione, nominata Vigilant Skies 2011, si svolge su uno scenario che ripropone le minacce terroristiche di attualità per testare l’efficacia della Nato-Russia Council Cooperative Airspace Initiative (NRC CAI) stabilita tra Nato e Federazione Russa, e destinata a garantire la sicurezza dei viaggiatori dei cieli dei rispettivi spazi aerei.

Per dare modo alla Nato di iniziare a verificare la raggiunta capacità operativa del CAI, i jet da combattimento coinvolti nella Vigilant Skies 2011 devono affrontare due missioni antiterrorismo nei cieli.

La prima vede impegnati oggi 7 giugno un paio di F-16 multiruolo polacchi, che decollano da Cracovia, alle prese con un volo sotto attacco terroristico da intercettare e seguire prima di essere passato in consegna ai jet da combattimento russi.

Una missione che prevede una lotta simulata a bordo dell’aereo dirottato con il lieto fine per gli esercitati, ma con la distruzione dei sistemi di navigazione dell’aeromobile. Un incidente che permetterà di testare le capacità russe nel condurre l’aereo dirottato alla salvezza, con atterraggio a Malbork, in Polonia.

La seconda missione, prevista per domani 8 giugno sui cieli del Mar Nero, simula un altro volo dirottato, ma in assenza di comunicazioni. In questo caso saranno i turchi insieme con i russi a cooperare nell’intercettazione dell’aereo in mano ai terroristi.

Leggi anche Ex Bold Monarch 11, la prima volta del sottomarino russo con la Nato (31 maggio 2011)

Fonte: Armed Forces International, NATO

Foto: logo CAI da Polish Air Navigation Services Agency, Sukhoi russo Su-30 da News from Poland

Joint Force Training Centre, COE CTS Workshop: centri di eccellenza ed esperti di settore in sostegno al training

Si sono riuniti il 30 e 31 maggio scorso a Bydgoszcz, nel Joint Force Training Centre (JFTC) della Nato in Polonia, i rappresentanti di otto centri di eccellenza (CoEs) e del Supreme Allied Commander Transformation Headquarters (SACT HQ) di Norfolk, oltre a elementi dello stesso JFTC.

L’obiettivo dell’incontro, nominato Centres of Excellence’s Support to Collective Training (COE CTS) Workshop e condotto dalla Transformation Network Branch del SACT HQ, era l’individuazione e la discussione di nuove idee per migliorare la cooperazione tra il JFTC e i CoEs attraverso la definizione di nuovi ambiti da cui esperti e think tank possono fornire efficace supporto.

Come ha specificato lo stesso comandante del JFTC, il generale Pavel Macko, gli esperti rappresentano un serbatoio di capacità e di esperienza di cui il JFTC “ha bisogno al fine di portare avanti la propria missione”, che è quella di fornire l’addestramento di livello tattico per le operazioni militari in corso.

La discussione si è concentrata sulla definizione delle esigenze principali per un efficace supporto al JFTC e ha fornito le indicazioni per il miglior utilizzo delle capacità dei CoEs in ambiente addestrativo ed esercitativo.

E’ emersa inoltre l’urgenza di migliorare le procedure comunicative tra CoEs e JFTC. Al fine di garantire un flusso comunicativo all’altezza delle necessità sono stati creati dei punti di contatto (POCs) da entrambe le parti.

Tra i CoEs che hanno partecipato all’evento erano presenti: il Civil-Military Co-operation COE (CCOE), il COE Defence Against Terrorism (COE DAT), il COE for Operations in Confined and Shallow Waters (COE CSW), il Joint Air Power Competence Centre, il Military Engineering Centre of Excellence (MILENGCOE), il NATO Cooperative Cyber Defence COE ( NATO CCD COE), il NATO Human Intelligence (HUMINT) COE e il NATO Joint Chemical, Biological, Radiological and Nuclear Defence COE (JCBRN Defence COE).

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Fonte: JFTC

Foto: NATO