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MBDA Storm Shadow: in corso di preparazione in Italia e in Inghilterra i test di volo sotto la guida di Alenia Aermacchi

20140804_Eurofighter Typhoon_Storm Shadow_Alenia Aermacchi_photo L. CaliaroUna serie di test a terra sono stati completati presso le sedi di Alenia Aermacchi (Finmeccanica) a Torino – Caselle e presso la BAE Systems a Warton, nel Lancashire in preparazione delle prove di volo per i missili MBDA Storm Shadow che si svolgeranno nel Regno Unito entro la fine dell’anno. È il consorzio Eurofighter a darne notizia in un suo comunicato stampa.

Con una prima serie di prove a terra sono stati sottoposti all’Electro Magnetic Compatibility (EMC) test il velivolo italiano Instrumented Production Aircraft 2 (IPA2) e il britannico Typhoon BS11 , dotati di due missili da crociera Storm Shadow MBDA. Il test EMC garantisce l’integrità dei sistemi elettrici a bordo.

20140804_Eurofighter Typhoon_Storm Shadow_Alenia Aermacchi_photo L. Caliaro (2)Dopo queste prove, i missili sono stati preparati per il volo posizionando una serie di punti di tracciamento laser che renderanno possibile l’analisi precisa della traiettoria dell’arma.

È Finmeccanica-Alenia Aermacchi, con il supporto degli ingegneri della MBDA, che conduce il programma di integrazione dello Storm Shadow sul Typhoon e che, con il supporto degli ingegneri della BAE Systems, condurrà i successivi test di volo nella base inglese.

I prossimi test si basano sul risultato positivo del precedente test sostenuto in Italia lo scorso anno (link articolo in calce), quando per la prima volta lo Storm Shadow è stato lanciato da un Typhoon. Nei test in programma, il missile sarà rilasciato dai velivoli italiani IPA2 e ne verrà studiata nel dettaglio tutta la sua traiettoria.

20140804_Eurofighter Typhoon_Storm Shadow_Alenia Aermacchi_photo L. Caliaro (3)Lo Storm Shadow è un missile dal design stealth, a lungo raggio, di alta precisione, già in servizio sui Tornado della RAF (Royal Air Force). È stato già testato in operazioni sia in Iraq che in Libia, dimostrando precisione e potenza nel neutralizzare bunker e altri bersagli di rilievo.

Alenia Aermacchi è una delle tre aziende partner del programma Eurofighter.

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Alenia Aermacchi in Paola Casoli il Blog

MBDA in Paola Casoli il Blog

Fonte e foto: Eurofighter via Alenia Aermacchi (photo credits L.Caliaro)

I primi quarant’anni del Tornado Panavia

Il Panavia Tornado ha festeggiato i suoi primi 40 anni il 16 settembre scorso a Manching, in Germania, esattamente dove aveva volato per la prima volta il 14 agosto 1974.

Alla cerimonia erano presenti oltre 800 ospiti provenienti dal settore industriale, governativo e militare, convenuti tutti per celebrare una storia di successo lunga quasi mezzo secolo e firmata da tre nazioni fondatrici: Germania, Gran Bretagna e Italia.

“Una storia – sottolinea il comunicato stampa dell’azienda – che ha visto il Panavia Tornado raggiungere più di tre milioni di ore di volo, oltre al coinvolgimento in operazioni in Iraq, Kuwait, Bosnia ed Herzegovina, Kosovo, Afghanistan, Libia e Africa”.

Sono circa mille gli esemplari di Panavia Tornado prodotti e consegnati alle Aeronautiche di Italia, Germania, Gran Bretagna e Arabia Saudita.

Proprio all’Arabia è stato consegnato l’ultimo esemplare nel marzo 1998, rendendo il Tornado il programma di cooperazione aeronautico militare europeo più grande della storia.

Fonte e foto: Panavia

Gli ospiti nella foto sono da destra a sinistra:

Air Marshal Gregory Bagwell, Deputy Commander (Operations) at RAF Air Command

Dr. Welf-Werner Degel, Managing Director Panavia Aircraft GmbH

Lieutenant General Peter Schelzig, Vice Chief of Staff of the Federal Armed Forces Germany

Lieutenant General Maurizio Lodovisi, Chief of Italian Air Force Operations.

Lieutenant General Mohammad Al Shalan, Commander of Royal Saudi Air Force

Alan Thornber, Former Procurement Director and deputy MD Panavia GmbH

Prof. Gero Madelung, first Managing Director of Panavia GmbH

Colonel Andreas Korb, Commander Tactical Fighter Wing 33, German Air Force

Incidente aereo di due Tornado dell’Aeronautica Militare: cordoglio del CaSMD, amm Binelli Mantelli, e del CaSME, gen Graziano

Il Capo di stato maggiore della Difesa (CaSMD), ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, “al termine delle difficili e impegnative operazioni di ricerca condotte a seguito dell’incidente aereo che ha visto coinvolti due velivoli Tornado del 6° Stormo di Ghedi, Brescia, in cui sono deceduti il capitano pilota Mariangela Valentini, il capitano pilota Alessandro Dotto, il capitano navigatore Giuseppe Palminteri e il capitano navigatore Paolo Piero Franzese, ha espresso il suo profondo cordoglio e la affettuosa vicinanza per l’insanabile perdita alle famiglie dei militari coinvolti e al Capo di stato maggiore dell’Aeronautica Militare a nome delle Forze Armate e suo personale”.

Così scrive in un suo comunicato stampa lo stato maggiore della Difesa a operazioni di ritrovamento completate, quando anche l’ultimo corpo, quello del capitano pilota Mariangela Valentini, è stato ritrovato a Poggio Anzù, in provincia di Ascoli Piceno, quattro giorni dopo l’incidente aereo del 19 agosto scorso.

“E’ un contributo pesantissimo – ha sottolineato l’ammiraglio Binelli Mantelli – che  il personale delle Forze Armate paga per l’addestramento che quotidianamente conduce con professionalità  e senso del dovere, nel rispetto delle norme di sicurezza, per mantenere gli standard operativi richiesti per partecipare alle missioni in Patria e all’estero.”

Allo stesso modo, il Capo di stato maggiore dell’Esercito (CaSME), generale Claudio Graziano, ha espresso il cordoglio personale e della Forza Armata.

“L’Esercito condivide il dolore dell’Aeronautica”, ha affermato il CaSME con riferimento ai caduti nel tragico incidente nei cieli delle Marche mentre erano impegnati in un volo addestrativo. “Gli uomini e le donne dell’Esercito si stringono alle famiglie dei caduti e ai fratelli in armi dell’Aeronautica Militare, nel cordoglio più profondo, in sincera comunione di spirito”, ha concluso il generale Graziano rivolgendosi al Capo di stato maggiore dell’Aeronautica Militare, generale Pasquale Preziosa, per testimoniargli la propria vicinanza e quella di tutto l’Esercito Italiano.

Fonte: Difesa; Esercito Italiano

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Foto: ilgiorno.it

Alenia Aermacchi, Finmeccanica: prima fase di test completata con successo per lo Storm Shadow sullo Eurofighter Typhoon. Equipaggiamento di due missili in deep attack

Alenia Aermacchi, azienda del gruppo Finmeccanica, ha comunicato di aver completato la prima fase di test per l’integrazione del sistema missilistico a lungo raggio Storm Shadow sullo Eurofighter Typhoon.

L’azienda italiana ne dà notizia in un comunicato stampa odierno, in cui rivela maggiori dettagli.

Nel dare conferma dell’inizio dei test risalente allo scorso dicembre 2013, eseguiti sul velivolo IPA2 (Instrumented Production Aircraft 2), Alenia Aermacchi fa sapere che nella versione deep attack lo Eurofighter Typhoon sarà equipaggiato con due missili Storm Shadow, salvaguardando la sua capacità di trasportarne 8 air-to-air e garantendo così la sua autonomia di combattimento dentro e fuori l’area interessata.

I test, rivela ulteriormente l’azienda, hanno già interessato vari aspetti aeromeccanici per l’integrazione del missile nell’aereo e ulteriori test di volo sono stati pianificati di pari passo al progredire del programma verso la completa integrazione.

Il prossimo step, fa sapere Alenia Aermacchi, sarà il cosiddetto ‘inert drop-test’ (rilascio di inerte), seguito da altri test per la raccolta di dati ambientali. A quel punto verranno condotti voli avionici e test specifici sul rilascio del missile con l’obiettivo di testarne appieno l’integrazione funzionale.

Per Alberto Gutierrez, CEO di Eurofighter, “Dopo questi voli di prova, e dopo il completamento del processo di qualificazione, lo Storm Shadow entra nella lista degli armamenti disponibili. Ciò vedrà la realizzazione di un ulteriore consolidamento delle capacità air-to-ground dello Eurofighter Typhoon. Si tratta di un altro passo significativo verso l’arricchimento delle capacità”.

Al Farnborough International Air Show di luglio 2014, Eurofighter ha confermato che la NETMA, (NATO Eurofighter and Tornado Management Agency), ha ufficialmente fatto un ordine di integrazione del missile a largo raggio Storm Shadow.

Lo Storm Shadow è un missile dal design stealth, a lungo raggio, di alta precisione, già in servizio sui Tornado della RAF (Royal Air Force). È stato già testato in operazioni sia in Iraq che in Libia, dimostrando precisione e potenza nel neutralizzare bunker e altri bersagli di rilievo.

Alenia Aermacchi è una delle tre aziende partner del programma Eurofighter.

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Fonte e foto: Alenia Aermacchi (photo credits L.Caliaro)

Libia, no-fly zone realizzata per gli Usa. Ministro La Russa conferma distruzione contraerea libica da parte dei Tornado italiani

La conferma della realizzazione della no-fly zone da parte degli Usa è arrivata ieri sera dall’ammiraglio statunitense Mike Mullen, capo del Joint Chief of Staff, attraverso la CNN, come riportato da Globalsecurity.

“Abbiamo lavorato sodo per pianificare tutto questo in un breve periodo di tempo”, ha affermato l’ammiraglio nel comunicare che la no-fly zone è stata stabilita già al secondo giorni di attività aeree nell’ambito dell’operazione Odyssey Dawn.

Allo stesso modo, da parte italiana, il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha confermato che i Tornado italiani, decollati dall’aeroporto di Birgi a Trapani ieri sera alle 20.00 e rientrati alle 22.20, hanno neutralizzato la contraerea libica per consentire la realizzazione della no-fly zone. “L’opera potrebbe considerarsi completata”, ha detto il ministro La Russa così come riportato dall’agenzia italiana Ansa.

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Fonte: Globalsecurity, Ansa

Foto: settori competenza no-fly zone/Globalsecurity

Piloti da caccia si nasce?

Altissime velocità ad altissima quota, con manovre repentine in cui la concentrazione deve essere al massimo livello così come il rendimento cognitivo. Nessuno spazio per le incertezze. Per non parlare dell’errore, che è assolutamente vietato.

Questo è ciò che viene richiesto ai piloti di aerei come il Tornado o il più recente Eurofighter Typhoon. Prestazioni elevate che solo pochi selezionati possono garantire. Ma che avranno mai questi piloti qui nel cervello?

Se lo sono chiesto i ricercatori dello University College London (UCL), dando inizio a uno studio sul cervello di undici piloti di aerei da caccia della Royal Air Force (RAF).

Partendo dalla domanda iniziale se piloti da caccia si nasca o si diventi, e quindi se l’esperienza insegni mano a mano che le difficoltà crescono, i ricercatori londinesi hanno sottoposto gli undici piloti a test cognitivi caratterizzati da un brevissimo tempo di reazione e intensi stimoli di distrazione, come l’Eriksen Flanker test.

Stesso test per un campione di undici persone dello stesso intervallo di età, ma che svolgono lavori meno impegnativi. Risultato a favore dei piloti.

Ma l’uno a zero presto diventa un uno pari con un test successivo, dimostrando che la prontezza e infallibilità dei riflessi sono in relazione al compito assegnato.

I piloti non sono i top gun che ci immaginavamo? In realtà la risposta definitiva ancora non c’è, anche se ulteriori prove individuano nelle connessioni tra diverse aree di cervello la vera differenza tra i Tom Cruise che pilotano gli F-14 e le persone che fanno lavori meno impegnativi.

“Non è che le aree interessate del cervello siano più grandi – spiega il professore a capo dello studio in corso all’UCL, Masud Husain – ma sono le connessioni tra le aree chiave del cervello a essere diverse. Se poi le persone nascano con queste differenze o se le sviluppino con l’esperienza, attualmente ancora non si sa”.

Fonte: Armed Forces Int’l

Foto: www.tomcruise.com

Red Flag Alaska 2010, sono in partenza con i loro Tornado gli equipaggi militari italiani

E’ prevista oggi 3 giugno la partenza dei Tornado ECR e IDS rispettivamente da Piacenza e da Ghedi per la base aerea americana di Eielson in vista della prossima esercitazione Red Flag in Alaska. In totale una dozzina di velivoli che sui cieli a nord dell’Oceano Pacifico saranno impegnati operativamente dal 18 al 25 giugno prossimi in una combat training exercise insieme con colleghi provenienti da Belgio, Giappone e Stati Uniti.

L’esercitazione, conosciuta fino al 2006 con il nome di Cope Thunder, è mirata a incrementare le capacità di sopravvivenza in ambienti combat degli equipaggi esercitati. Offre un ampio spettro di minacce e ogni scenario è fatto su misura secondo gli obiettivi del training.

I partecipanti sono divisi in forze di difesa e di offesa, rispettivamente i Rossi e i Blu, e si muovono in un ambiente simulatamente ostile. Di norma durante la Red Flag vengono svolte due missioni combat al giorno.

Gli equipaggi arrivano circa una settimana prima dell’inizio dell’esercitazione per poter effettuare voli di orientamento nella fase preparatoria e per prendere conoscenza delle restrizioni di volo locali.

Immediatamente dopo la Red Flag, dopo un breve periodo di sosta, gli equipaggi italiani saranno coinvolti fino al prossimo 9 luglio nell’esercitazione Distant Frontier.

Fonte: Eielson AFB, Aeronautica Militare Italiana

Foto: Aeronautica Militare Italiana

Centenario dell’aeroporto di Cameri. Un pezzo di cielo

091004_Gabarda CameriSe ne è rimasta immobile tutto il tempo, affascinata dall’azzurro del cielo dopo l’orlo bianco della tenda tesa sopra il palco. C’erano comandanti militari che parlavano di cose a lei incomprensibili come i cambiamenti epocali e lo sviluppo tecnologico. Tutti discorsi difficili da seguire per lei che era nata nel 1912.

Avrebbe voluto volare per davvero, questo sì. Le sarebbe piaciuto alzarsi ancora in volo come quella prima volta del suo battesimo dell’aria. Ma era una primavera lontana, quella del 1913. Ancora non esistevano i Tornado, non c’erano gli Eurofighter e la Pattuglia Acrobatica Nazionale. E soprattutto l’aeroporto di Cameri non aveva ancora cento anni.

Sentì tintinnare delle chiavi. Le sue chiavi stavano passando dalle mani del presidente del Circolo del 53 a quelle del comandante dell’aeroporto di Cameri. Pensò di poter finalmente respirare di nuovo la vita e la brezza della linea di volo che luccicava davanti a lei, oltre la tenda e il palco.

“Potrebbe volare ancora, certo”, assicura il maresciallo di prima classe del Circolo del 53 che ha seguito tutta la sua ricostruzione “fedelissima all’originale”, dai listelli in compensato di pino ai sessanta metri quadri di tela in puro lino.

E la Gabarda – il Gabardini Monoplano costruito 97 anni fa nell’allora Aerodromo di Cameri come aeroplano scuola – capì d’un tratto che non avrebbe mai più annusato l’aria dei cieli di Cameri, né avrebbe più affrontato un decollo a sessanta chilometri orari spingendo al massimo il suo motore rotativo Gnome da 7 cilindri e 50 cavalli. Capì che il suo tempo era ormai finito ancor prima che il Tornado e lo Eurofighter sconquassassero i cuori degli spettatori del centenario con accelerazioni che insultano la forza di gravità.

091004_centinatura ala GabardaLa Gabarda rimase silenziosa, ormai estranea a tutto quello che le girava intorno. Spiegava le sue ali con i listelli in legno messi bene in vista, legati e stretti uno all’altro in un’architettura di centine tenute strette da nodi fatti a mano.

“Solo nodi Savoia”, sottolinea ai visitatori il maresciallo di prima classe Aniello Ciccarello (in foto), solo nodi Savoia fatti a mano uno a uno per un aereo che non ha più i suoi disegni originali e che è stato ricostruito sulla base di quanto riportato dal letto di un ospedale da uno dei primi operai dell’epoca, che a quindici anni già lavorava al monoplano nelle officine dell’aeroporto di Cameri.

091004_Gabarda Ciccarello“Ho raccolto quelle spiegazioni – dice Ciccarello – fino al più piccolo dettaglio e ho ricostruito la Gabarda sotto forma di modellino nell’occasione della nascita di uno dei miei nipoti: da lì ha avuto origine l’idea di riprodurre fedelmente il monoplano”.

Circa quattro mesi di lavoro, di cui tre settimane solo per l’elica in legno costruita a mano la scorsa estate da un esperto 87enne, e sei /sette persone coinvolte nel progetto hanno permesso all’aeroporto di Cameri di festeggiare i suoi cent’anni  con la presenza del monoplano che in fondo è stato la sua fortuna.

Cameri non ci sarebbe stato se la Gabarda non vi fosse stata costruita. E senza di lei nessun capo di stato maggiore dell’Aeronautica avrebbe potuto definire quell’aeroporto “culla dell’aeronautica” lo scorso 4 ottobre 2009.

Dietro al palco, lontano dall’azzurro del cielo, la Gabarda posò docilmente per qualche foto: con i suoi costruttori, con i comandanti, con le autorità.

Finirà in un museo. Oh sì, questo lei lo sa già. Spera solo di non finire in fondo a un hangar sempre chiuso: “Che mi lascino almeno una finestra aperta e senza tende. Con un pezzo di cielo”.

Foto: materiale proprio