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UNIFIL: primi incontri con le autorità per il gen Del Col, all’indomani dell’assunzione del comando della missione Onu in Libano

Il Generale di Divisione Stefano Del Col, nelle sue prime visite ufficiali come Force Commander e Head of Mission di UNIFIL, ha incontrato a Beirut il presidente del Libano, Michel Aoun, il Presidente del Parlamento, Nabih Berri, e il Comandante delle Forze Armate Libanesi, Generale Joseph Aoun, ha fatto sapere ieri, 10 agosto, la stessa UNIFIL con un comunicato stampa.

L’alto Ufficiale italiano, Comandante di UNIFIL dal 7 agosto scorso, ha incontrato il designato Primo Ministro Saad Hariri e il Ministro degli Affari Esteri e dell’Immigrazione, Gebran Bassil.

I colloqui sono stati incentrati sulla situazione politica in Libano, sull’implementazione e il rinnovo del mandato di UNIFIL secondo le risoluzioni ONU 1701 e 2373 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, nonché sulla situazione operativa della Missione nel sud del Libano, con particolare attenzione alla continua e forte cooperazione tra i Caschi blu di UNIFIL e l’Esercito Libanese.

“Sono estremamente grato alle autorità libanesi per la calorosa accoglienza ricevuta, per lo straordinario supporto alla missione UNIFIL e per il profondo impegno nei confronti della risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”, ha dichiarato il gen Del Col dopo gli incontri, avvenuti nelle giornate dell’8 e 9 agosto.

“Il supporto incessante e sincero che UNIFIL riceve quotidianamente dalle autorità libanesi è essenziale per il successo della missione”, ha aggiunto l’Alto Ufficiale.

Nel corso dei colloqui, il gen Del Col ha affermato che durante il proprio mandato agirà conformemente a quanto previsto dalla risoluzione ONU 1701 e successive risoluzioni, e ha inoltre sottolineato l’importanza delle relazioni della missione con la popolazione locale.

“Questa – ha sottolineato il Comandante di UNIFIL – è la mia terza missione nel sud del Libano e, in continuità con il passato, continuerò a lavorare nel pieno rispetto dei diversi credi religiosi, delle tradizioni e delle sensibilità culturali della popolazione ospitante”.

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Fonte e foto: UNIFIL

Difesa: il CaSMD gen Graziano e il ministro Trenta incontrano i massimi vertici politici del Libano

Il Capo di Stato Maggiore della Difesa (CaSMD), Generale Claudio Graziano, ha incontrato il 6 agosto scorso, a Beirut, il Comandante delle Forze Armate della Repubblica del Libano, il Generale Joseph Aoun.

Lo rende noto lo stato maggiore della Difesa con un comunicato stampa del 6 agosto.

Nel corso dei colloqui, si apprende, i due alti ufficiali si sono confrontati sulla situazione della sicurezza nella regione e sui rapporti bilaterali tra le Forze Armate dei due Paesi.

“Le Forze Armate Libanesi – ha sottolineato il gen Graziano – rivestono un ruolo fondamentale per garantire il quadro istituzionale e la stabilità del Libano sia sul fronte interno sia nei confronti di minacce esterne.”

“Per questo motivo – ha continuato il Capo di SMD – oltre alla consistente partecipazione all’operazione UNIFIL, l’Italia schiera la Missione Bilaterale MIBIL, rivolta all’implementazione di programmi di formazione e addestramento a favore delle “Lebanese Armed Forces”.

Il gen Graziano ha inoltre sottolineato l’importanza di continuare a operare con la massima sinergia per conseguire il comune obiettivo di preservare la stabilità nell’area.

“Il gen Aoun – si legge dal comunicato stampa – ha ringraziato il prezioso apporto della Difesa per il Paese e in particolare ha rimarcato l’elevata professionalità dei militari italiani che svolgono, nell’ambito della missione bilaterale, compiti di formazione e addestramento a favore delle Forze Armate Libanesi con ottimi risultati”.

Il CaSMD, fa sapere la Difesa, sta accompagnando il Ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, nella sua prima visita ufficiale in Libano, durante la quale stanno incontrando i massimi vertici politici del Paese.

Il ministro Trenta e il gen Graziano hanno assistito ieri, 7 agosto, alla cerimonia di cambio del Force Commander di UNIFIL, nell’occasione hanno salutato il contingente italiano.

Il gen Graziano è stato Force Commander e Head of Mission di UNIFIL per un mandato di tre anni dal 2007 al 2010, ricorda la Difesa.

Oggi, sono circa 1.100 gli uomini e le donne impegnati nel sud del Libano nella missione UNIFIL e 25 quelli che operano nell’ambito della Missione Bilaterale (MIBIL).

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Fonte e foto: PI SMD

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“Questa è un’area del mondo che è sempre sotto l’attenzione internazionale ed è un luogo in cui s’incrociano molte tensioni, quindi il ruolo di UNIFIL e in particolare dell’Italia è fondamentale per continuare a garantire la cessazione delle ostilità tra le parti” ha affermato il Capo di Stato Maggiore della Difesa (CaSMD), Generale Claudio Graziano, a margine della cerimonia del cambio al comando della missione Unifil in Libano, che vede nuovamente un generale italiano – il Generale Di Divisione Stefano del Col – quale Force Commander e Capo Missione, subentrando al gen Michael Beary.

È lo stato maggiore della Difesa a renderlo noto con un comunicato stampa ieri, 7 agosto.

“UNFIL – ha continuato il gen Grazianosta svolgendo il suo delicato compito con equidistanze e con fermezza. Sicuramente un ruolo fondamentale è giocato dalle Forze Armate libanesi (LAF) che, come dice la [Risoluzione Onu] 1701, sono i veri protagonisti nel mantenimento della stabilità dell’area.”

Il compito di UNIFIL, ha spiegato il Capo di SMD, è quello di supportare le LAF nel creare un ambiente sicuro e in questi contenuti le Forze Armate Italiane forniscono un apporto decisivo anche attraverso l’addestramento che assicurano alle forze locali tramite la missione bilaterale MIBIL.

Il gen Graziano ha poi salutato insieme al Ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, il personale italiano che opera nella Terra dei Cedri.

“Le donne e gli uomini italiani, i nostri militari, sono tra i migliori soldati al mondo e hanno la capacità d’interpretare il ruolo di soldati della pace, soldati della sicurezza in un modo impeccabile perché sanno, se necessario, impugnare le armi ma sempre per la difesa dei deboli e sempre dando protezione e sicurezza a chi ne ha bisogno”, ha concluso il gen Graziano.

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Fonte e foto: PI SMD

UNIFIL: il gen Del Col nominato nuovo Comandante, subentrerà al gen Beary in agosto

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha nominato il Maggiore Generale Stefano Del Col Capo della Missione e Comandante di UNIFIL (in foto d’archivio), si apprende dallo stesso sito web della missione in Libano in data 12 luglio.

Il gen Del Col prenderà il posto dell’irlandese gen Michael Beary, che concluderà il suo incarico il 7 agosto 2018.

Dal sito web di UNIFIL:

Secretary-General appoints Major General Stefano Del Col of Italy as Head of Mission and Force Commander of the United Nations Interim Force in Lebanon (UNIFIL)

United Nations Secretary-General António Guterres today announced the appointment of Major General Stefano Del Col of Italy as Head of Mission and Force Commander of the United Nations Interim Force in Lebanon (UNIFIL).

Major General Del Col succeeds Major General Michael Beary of Ireland, who will complete his assignment on 7 August 2018.  The Secretary-General is grateful to Major General Beary for his exemplary service and leadership of UNIFIL over the past two years.

Major General Del Col has had a long and distinguished career in the Italian Army.  As a Staff Officer in the Italian Army, he served as Special Projects Section Chief, as NATO Force Planning Section Chief and as Italian Army Liaison Officer to the British Army.  From 2009 to 2011, he served as Defence Strategy and Operations Policy Branch Chief at the Defence Staff Headquarters in Rome.  Since 2015, Major General Del Col has been the Senior Deputy Chief of the Cabinet Office of the Minister of Defence.

He has extensive international operational experience, including in Kosovo, Lebanon and Libya.  He served with UNIFIL in 2008 as Battalion Commander and in 2014-2015 as Commander of Sector West and Italian Contingent Commander.

Born in 1961, Major General Del Col holds a Bachelor’s degree in Strategic Sciences and a Bachelor’s degree (with distinction) in International Relations and Diplomatic Sciences from the University of Trieste.  He also holds a Master’s degree in Strategic Sciences from the University of Turin and a Master’s degree in International Military Studies from the University of Milan.

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Fonte e foto d’archivio: UNIFIL

Mogadiscio, Somalia: si è celebrato in Libano il 25° anniversario della morte del sottotenente Millevoi

La base di Shama, nel Libano meridionale, è dedicata al sottotenente Medaglia d’Oro al Valor Militare Andrea Millevoi, caduto a Mogadiscio nell’ambito dell’operazione umanitaria dell’ONU UNOSOM II – “Ibis”, nella denominazione italiana – per opera di un cecchino appartenente ai miliziani somali. La base, sede del Sector West di UNIFIL, è dedicata e intitolata alla Medaglia d’Oro.

È lo stato maggiore della Difesa che con un comunicato stampa odierno rende nota l’attività in memoria del sottotenente Millevoi da parte del contingente italiano schierato a Shama.

Alla cerimonia, particolarmente sentita, hanno preso parte volontariamente anche i colleghi stranieri, si apprende.

Il gen Paolo Fabbri, Comandante del Sector West (SW) di UNIFIL, dopo l’Alzabandiera ha reso gli onori ai Caduti e deposto una corona d’alloro davanti alla lapide realizzata in ricordo del Sottotenente Millevoi. Il ceppo fu realizzato dai militari della brigata Meccanizzata Granatieri di Sardegna, alla quale apparteneva il giovane ufficiale nel 1993, poiché effettivo al reggimento Lancieri di Montebello (8°).

“Millevoi – ricorda la Difesa – fu il terzo caduto italiano in quella che viene ricordata come Battaglia del pastificio, nella quale persero la vita anche il paracadutista di leva Pasquale Baccaro e il sergente maggiore Stefano Paolicchi.”

«Comandante di plotone blindo pesanti “CENTAURO”, inquadrato nel contingente italiano inviato in Somalia nell’ambito dell’operazione umanitaria voluta dalle Nazioni Unite,” – si legge nella motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Militare – “partecipava con il 183º Reggimento Paracadutisti “NEMBO” al rastrellamento di un quartiere di Mogadiscio. Nel corso dei successivi combattimenti, proditoriamente provocati da miliziani somali, con perizia ed intelligenza concorreva con le forze alle sue dipendenze allo sganciamento di alcuni carri rimasti intrappolati nell’abitato. Dopo avere scortato un mezzo adibito allo sgombero di alcuni militari feriti, si riportava nella zona del combattimento e incurante dell’incessante fuoco nemico coordinava l’azione dei propri uomini e contrastava personalmente con l’armamento leggero di bordo l’attacco nemico. Per conferire più efficacia alla sua azione di fuoco, si sporgeva con l’intero busto fuori dal mezzo esponendosi al tiro di un cecchino che lo colpiva mortalmente. Cadeva con le armi in pugno offrendo un chiarissimo esempio di coraggio, determinazione, assoluto sprezzo del pericolo ed elevatissimo senso del dovere sublimato dal supremo sacrificio. Mogadiscio, 2 luglio 1993.»

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Fonte e foto: PI SMD

UNIFIL, TF Italair: volo sanitario d’emergenza per casco blu in crisi respiratoria

I caschi blu italiani della Task Force (TF) Italair, unità di volo che opera nella missione UNIFIL (United Nations Interim Force In Lebanon), hanno recentemente svolto un volo sanitario d’urgenza per evacuare un casco blu, non italiano, di UNIFIL affetto da crisi respiratoria.

È lo stato maggiore della Difesa a darne notizia con un comunicato stampa del 25 giugno.

Ricevuta l’attivazione da parte del Mission Air Operation Center (MAOC), si apprende, l’elicottero AB-212 in configurazione sanitaria è decollato tempestivamente dall’eliporto di Naqoura e ha raggiunto in pochi minuti la base delle Nazioni Unite, dove era in servizio il peacekeeper in grave emergenza sanitaria.

Il militare, dopo essere stato stabilizzato dal personale medico dell’AMET (Air Medical Evacuation Team) che, insieme agli equipaggi di Italair, costituisce parte integrante dell’assetto di CASEVAC (Casualties Evacuation), è stato imbarcato sull’elicottero e trasferito immediatamente presso l’Ospedale Saint George di Beirut per ricevere le cure necessarie.

Gli equipaggi della Task Force Italair, fondata nel 1979, attualmente agli ordini del col Luca Piperni, è l’unità più antica della missione UNIFIL, nonché l’unico reparto di volo interforze schierato dall’Italia in un teatro operativo estero, spiega lo stato maggiore della Difesa.

Gli equipaggi di Esercito, Marina Militare e Aeronautica Militare con i sei elicotteri AB-212 sono pronti a decollare in meno di 30 minuti per effettuare differenti tipologie di missioni – tra cui anche eventuali evacuazioni sanitarie – e giornalmente voli di ricognizione e di osservazione in tutta l’area di operazione, in particolare lungo la Blue Line, la linea di demarcazione esistente tra il Libano e Israele, nel rispetto della Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza.

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Fonte e foto: PI SMD

 

Sector West, UNIFIL: cambio al CSS Bn, i Paracadutisti della Folgore cedono il comando agli Alpini della Julia/MLF

I Paracadutisti del reggimento Logistico Folgore, impegnati nell’ambito della missione in Libano UNIFIL, hanno ceduto il comando del Combat Service Support Battalion (CSS Bn) al reggimento Logistico Julia.

La cerimonia di passaggio di consegne al comando dell’unità logistica italiana dell’Esercito presente in Libano tra il reggimento Logistico Folgore e il reggimento Logistico Julia si è svolta martedì 22 maggio presso la sede del Comando del Sector West della missione UNIFIL, nella base UNP 2-3 di Shama, fa sapere in dettaglio il Sector West (SW).

Alla presenza del gen Paolo Fabbri, Comandante del Sector West di UNIFIL e della brigata Alpina Julia – Multinational Land Force (MLF), il col Salvatore Pisciotta ha ceduto il comando al col Michele Losavio.

Il CSS Bn, su base reggimento Logistico Folgore, dal novembre 2017 ha garantito il supporto logistico a favore di tutti i reparti militari italiani presenti in Libano e ha altresì svolto tutte le attività logistiche anche a favore di tutti i contingenti militari stranieri presenti nel Sector West di UNIFIL.

In particolare, negli ultimi sei mesi i Paracadutisti hanno percorso più di 200.000 km lungo le principali vie di comunicazione stradali libanesi per assicurare il trasporto di personale, mezzi e materiali in afflusso e deflusso dall’Italia e le attività logistiche di rifornimento di viveri, acqua e carburante a favore di tutte le principali basi italiane presenti nella parte meridionale del Libano.

La componente mantenimento, con più di 15.000 ore di lavorazione prodotte, ha altresì provveduto alla riparazione e manutenzione di tutti veicoli militari italiani impiegati in operazione.

Grazie alle attività di medical care, che hanno permesso di curare più di 1.400 civili libanesi, il CSS Bn ha contribuito notevolmente a incrementare la percezione positiva e la fiducia nei confronti dei Caschi Blu italiani presenti in Libano nell’ambito della Missione in Libano UNIFIL.

Nel corso della cerimonia, il col Pisciotta, dopo aver ringraziato i propri uomini e donne, le autorità locali e la popolazione civile libanese, ha sottolineato l’importanza del supporto logistico ricordando il sacrificio degli autieri italiani che, proprio nel corso della Battaglia degli Altipiani nel maggio 1916, riuscirono a trasferire in brevissimo tempo migliaia di soldati dal fronte dell’Isonzo a quello degli Altipiani, assicurando il successo della manovra italiana.

Il reggimento Logistico Julia di Merano è alla prima partecipazione alla missione UNIFIL da quando nel 2014 è passato alle dipendenze della brigata Alpina Julia.

Nel 2009, tuttavia, con la vecchia denominazione di 24° reggimento Dolomiti, aveva già preso parte alla missione in Libano, spiega il SW.

Con la cerimonia del cambio al comando del Combat Service Support Battalion si completa il rientro in Italia di tutti i reparti della brigata Paracadutisti Folgore e lo schieramento di tutti quelli della brigata Julia/MLF.

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Fonte e foto: SW UNIFIL

Sector West, UNIFIL: cambio a ITALBATT, il Savoia Cavalleria (3°) cede la responsabilità al 7° Alpini

Lo Stendardo di Savoia Cavalleria ha lasciato il Libano il 24 aprile scorso dopo alcuni mesi di attività operativa nel Libano del sud.

Il passaggio di responsabilità tra il reggimento Savoia Cavalleria (3°) e il 7° reggimento Alpini è avvenuto nella serata del 24 aprile, fa sapere lo stesso Savoia Cavalleria attraverso il sito web istituzionale dello stato maggiore della Difesa.

Il col Cristian Margheriti, al Comando della Task Force costituita dai baschi amaranto del Savoia Cavalleria (3°) e quelli del 183° reggimento Nembo, ha ceduto al col Antonio Arivella, Comandante del 7° reggimento Alpini, che per la specifica esigenza d’impiego inquadra anche il gruppo squadroni del reggimento Piemonte Cavalleria (2°), la responsabilità dell’area di competenza di ITALBATT, nel sud della Terra dei Cedri.

Dall’ottobre scorso, i peacekeeper della brigata Paracadutisti Folgore hanno operato sotto l’egida delle Nazioni Unite nel rispetto della risoluzione 1701 e 2373 con i compiti principali di monitorare e prevenire la cessazione delle ostilità, di supportare le Forze Armate Libanesi (LAF) nella condotta delle attività di controllo nel Sud del Paese, nonché di assistere la popolazione locale con i progetti di Cooperazione Civile e Militare.

Le quasi 9.000 attività operative svolte nel corso dei 6 mesi di mandato, si legge dal sito della Difesa, sono il “termometro” dell’intenso impegno che ha visto gli uomini e le donne di ITALBATT lavorare notte e giorno anche in stretta cooperazione con le LAF. Attenzione mirata al pattugliamento lungo la linea di demarcazione denominata Blue Line, senza mai mettere in secondo piano le proficue sessioni addestrative con le forze di sicurezza locali.

Parallelamente e con il medesimo, concreto, approccio, si sono svolte le numerose attività di cooperazione con le istituzioni locali.

“Donazioni di materiale didattico e sanitario non hanno visto soluzione di continuità – si apprende in dettaglio – raggiungendo tutte le 19 municipalità esistenti nell’area. Non meno importante il contributo dei medici della Task Force della Folgore, con quasi 1.000 pazienti visitati durante le numerose Medical Care svolte, soprattutto a favore di anziani e bambini delle comunità più disagiate”.

Nel suo discorso di commiato il col Cristian Margheriti ha ringraziato le tantissime autorità locali civili e religiose, incontrate quotidianamente nel corso di questi mesi, la cui collaborazione ha reso possibile la condivisione di una linea di azione comune mirata ai bisogni della popolazione: “accoglienza, rispetto e solidarietà i sentimenti che hanno accompagnato i rapporti di questo intenso periodo di lavoro”.

Non è mancato, nel suo intervento, il riconoscimento dell’eccezionale spirito di collaborazione manifestato dalle Forze di sicurezza Libanesi e dell’apporto professionale, di altissimo livello, espresso dai caschi blu serbi, inquadrati nel battaglione a guida italiana.

“Il successo della Task Force è il successo dei soldati di ITALBATT, questa esperienza rimarrà nei vostri cuori perché ognuno di voi ha contribuito ancora una volta a portare Pace e stabilità” ha infine commentato il 103° Comandante di Savoia Cavalleria rivolgendosi ai suoi Paracadutisti, riporta il sito della Difesa.

Il Comandante della brigata Julia, gen Paolo Fabbri, subentrato pochi giorni fa al Comando della Joint task Force Lebanon – Sector West, ha presenziato alla cerimonia passando ufficialmente il Comando di ITALBATT, a guida italiana, nelle mani del col Arivella e confermando i tangibili successi ottenuti dalla Task Force dei paracadutisti di Savoia Cavalleria e del Nembo durante il mandato semestrale appena concluso.

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Fonte e foto: rgt Savoia Cavalleria (3°), SMD

Sector West, UNIFIL: TOA a Shama, alla Folgore subentra la Julia/MLF, per la prima volta in conformazione DECI

Lo stato maggiore della Difesa ha comunicato oggi, 16 aprile, che “Il Generale di Brigata Rodolfo Sganga, Comandante della Brigata Paracadutisti Folgore, dopo sei mesi di attività ha ceduto al Generale di Brigata Paolo Fabbri, Comandante della Brigata Alpina Julia, il comando del Settore Ovest della Missione UNIFIL costituito da circa 4.000 peacekeeper provenienti da 12 differenti Nazioni”.

Nei sei mesi di mandato, i Paracadutisti italiani, seguendo la linea operativa dei predecessori, nell’ottica dell’obiettivo e dello sforzo comune delle Forze Armate Italiane impiegate nelle Missioni Fuori Area, hanno operato nel rispetto delle risoluzioni 1701 e 2373 delle Nazioni Unite, tese a garantire la cessazione delle ostilità nel sud del Libano, la libertà di movimento, il supporto alle Forze Armate Libanesi e la sicurezza della popolazione locale, spiega lo stato maggiore della Difesa.

In questo periodo, si apprende, sono state incrementate notevolmente le attività operative, passate nell’ultimo anno da una media di 200 a oltre 240 al giorno, e sono stati più di 450 gli uomini delle Forze di Sicurezza Libanesi che hanno svolto attività addestrative con i militari italiani.

In totale sono state 1.650 le attività di Cooperazione Civile Militare (CIMIC) condotte a supporto della popolazione locale e circa 260 sono state le attività svolte dai medici italiani, sia a domicilio presso le 108 municipalità del settore che presso le basi del contingente italiano, visitando oltre 2.200 persone.

Nel discorso di commiato, il gen Sganga ha ringraziato le autorità locali civili e religiose presenti e incontrate quotidianamente nel corso di questi mesi.

“Autorità pubbliche straordinarie – riporta la Difesa – così vicine alle esigenze del proprio popolo, e senza il supporto delle quali il lavoro come UNIFIL non avrebbe potuto essere così eccezionalmente aderente alle esigenze della popolazione”.

Il Comandante del Sector West (SW) ha concluso il proprio intervento ringraziando gli uomini e le donne in uniforme delle Forze di sicurezza Libanesi, “veri protagonisti della sicurezza del popolo libanese”, e tutti i caschi blu internazionali che hanno operato fianco a fianco con i soldati italiani, dimostrandosi ogni giorno, anche nelle differenze culturali e operative “un elemento di forza straordinaria”.

La brigata Folgore ha operato con successo durante il suo mandato semestrale in un contesto estremamente fragile che è stato caratterizzato da diversi episodi destabilizzanti di notevole rilievo a livello regionale con riflessi politici, sociali ed economici nel delicato scacchiere medio-orientale, sottolinea la Difesa.

La brigata Alpina Julia / Multinational Land Force (MLF), alla prima partecipazione alla missione UNIFIL in Libano, si schiererà  per la prima volta in assoluto in conformazione DECI (Defence Cooperation Initiative), che prevede l’impiego insieme ai militari italiani nelle cellule del Comando e nelle unità di manovra di Leonte XXIV non solo di personale di Slovenia e Ungheria, ma anche di Austria e Croazia, “a testimonianza della volontà di costruire ancora di più solide capacità per stringere le relazioni nell’area sud adriatica dell’Europa e renderle un esempio da seguire”, conclude il comunicato stampa.

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Fonte e foto: PI SMD

Sector West, UNIFIL: il cane anti-esplosivo Jimmy, detto Gamain, muore in servizio a Shama

“Questa mattina, durante lo svolgimento di un regolare turno di servizio per il controllo anti-esplosivo sui veicoli in ingresso presso la base di Shama, sede del Comando del Settore Ovest di UNIFIL, attualmente su base Brigata Paracadutisti ‘Folgore’, è deceduto Jimmy – detto Gamain – uno dei cani del nucleo cinofili del Contingente Italiano schierato in Libano”.

È con queste righe che lo stato maggiore della Difesa annuncia nella serata di oggi, 3 aprile, il decesso di Jimmy, pastore belga malinois di 11 anni, inquadrato presso il Gruppo Cinofili del Centro Militare Veterinario di Grosseto e attualmente in missione in Libano con il contingente italiano.

Il decesso, spiega la Difesa nel comunicato stampa, sarebbe da ricondurre a un malore.

Jimmy, che era prossimo alla pensione, ha svolto il proprio servizio per oltre 10 anni, inquadrato nel Gruppo Cinofili del Centro Militare Veterinario. Era già stato impiegato, per ben sei volte, in missioni all’estero in Afghanistan, in Kosovo e in Libano.

A nulla sono valsi i tentativi di rianimarlo, prima, da parte del suo conducente, un Caporal Maggiore Capo dell’Esercito, e, poi, da parte dell’Ufficiale veterinario del contingente, prontamente intervenuto sul posto, si legge dal comunicato odierno.

I cani impiegati nei nuclei cinofili per la ricerca degli esplosivi vengono selezionati da cuccioli, attraverso una valutazione delle loro capacità e della loro indole caratteriale.

Affidati a un militare conducente, con cui condivideranno tutta la loro carriera – “ma, spesso, anche la pensione, poiché sempre più frequentemente i conducenti chiedono poi l’affido di questi cani al termine del loro servizio”, spiega lo stato maggiore della Difesa – effettuano, insieme al proprio “commilitone umano”, un corso di formazione e addestramento della durata di un anno.

Durante il corso, l’animale, oltre a instaurare un rapporto del tutto speciale con il proprio conducente, attraverso il gioco e le associazioni a esso correlate impara a ricercare, individuare e segnalare opportunamente la presenza di sostanze esplosive.

Negli anni, l’impiego di unità cinofile all’interno dei contingenti militari nazionali è divenuto fondamentale per contrastare il pericolo degli ordigni esplosivi improvvisati (IED), una delle minacce più subdole per i militari che operano nei teatri operativi di tutto il mondo.

“Per questo, la scomparsa di uno di questi ‘militari a quattro zampe’ determina sempre costernazione per la loro preziosa e insostituibile opera, volta a garantire la sicurezza e l’incolumità dei propri ‘commilitoni umani’”, conclude il comunicato stampa.

Fonte e foto: PI SMD