Il Capo di stato maggiore dell’Esercito, generale Graziano, alla cerimonia di chiusura dei CaSTA 2012

sabato, febbraio 4th, 2012 120 views

Si sono conclusi ieri pomeriggio i Campionati Sciistici delle Truppe Alpine (CaSTA) 2012 con una cerimonia in piazza del Magistrato, a San Candido, in provincia di Bolzano, alla presenza del generale Claudio Graziano, Capo di stato maggiore dell’Esercito.

Il generale Graziano, alpino tra gli alpini, ha sottolineato che “queste competizioni rappresentano un valido strumento per verificare il livello addestrativo raggiunto dalle unità di fanteria alpina e, in generale, dalla fanteria leggera, che continuano a rappresentare il nucleo centrale della trasformazione dell’Esercito italiano e dei futuri scenari operativi internazionali”.

All’evento istituito nel 1931, giunto quest’anno alla sua 64° edizione, hanno preso parte anche le delegazioni di Spagna, Stati Uniti, Argentina, Libano, Macedonia e Slovenia. Oltre mille atleti militari hanno partecipato alle gare, tra cui circa 100 donne, si apprende dal comunciato stampa dello stato maggiore dell’Esercito.

I trofei in palio erano cinque. Il Trofeo dell’amicizia, aggiudicato dal Centro Addestramento Alpino dell’Esercito Italiano seguito da Spagna e USA; il Trofeo medaglie d’oro, l’International Federation of Mountain Soldier Trophy e il Trofeo medaglia d’oro Silvano Buffa, conquistati dal 4° reggimento alpini paracadutisti; il Trofeo delle truppe alpine, per lo slalom femminile di Coppa Europa.

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Fonte: stato maggiore dell’Esercito

Foto: stato maggiore dell’Esercito, Truppe Alpine

Cecchignola, Roma: l’ordinario militare Monsignor Pelvi celebra la Giornata della pace

mercoledì, gennaio 18th, 2012 70 views

E’ il luogo formativo dei sacerdoti che eserciteranno il ministero sacerdotale tra i militari, la Cecchignola.

Per questo Monsignor Pelvi, Ordinario Militare per l’Italia, ha celebrato ieri 17 gennaio la Giornata della Pace presso il Seminario che è situato nella cittadella militare della Cecchignola, come sottolinea un articolo del quotidiano L’Avvenire (qui dal sito dell’Ordinariato Militare).

Alla funzione religiosa, officiata da Monsignor Pelvi, hanno partecipato il Capo di stato maggiore dell’Esercito, generale Claudio Graziano, e i vertici delle altre Forze Armate.

“I militari”, ha dichiarato l’arcivescovo, “sono protagonisti e costruttori di un futuro migliore. Orientati prontamente a una vocazione di amore possono diventare una risorsa per la pace se vivono la loro libertà in relazione con Dio. E’ nel dono di sè infatti che si vive il servizio al bene della famiglia umana”.

Fonti: Ordinariato Militare in Italia, stato maggiore Esercito

Foto: Corpo Polifonico Salvo d’Acquisto

Il generale Serra al comando di Unifil, ministri Di Paola e Terzi: conferma della centralità politica e strategica dell’Italia

martedì, gennaio 3rd, 2012 376 views

“La nomina di Serra – affermano i ministri Giulio Terzi, Esteri, e Giampaolo Di Paola, Difesa – è una significativa conferma della centralità politica e strategica del ruolo attivo svolto dall’Italia per promuovere la stabilità e la sicurezza dell’area mediterranea e mediorientale, le cui dinamiche sono di fondamentale incidenza sulla sicurezza internazionale”.

Si conclude così la nota del ministero degli Affari Esteri sulla nomina del generale Paolo Serra a comandante della missione Onu in Libano Unifil, decisa dal Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon.

Il predecessore italiano di Serra è stato il generale Claudio Graziano, che ha comandato Unifil dal 2007 al 2010 per poi diventare Capo di Gabinetto dell’allora ministro della Difesa Ignazio La Russa. Lo stesso ministro che nell’ottobre 2011 lo ha poi nominato Capo di stato maggiore dell’Esercito italiano, carica che il generale Graziano attualmente ricopre nel governo Monti.

Il generale Paolo Serra, alpino, ha comandato la brigata alpina Julia in Afghanistan tra il 2008 e il 2009, immediatamente prima di ricoprire l’incarico di Capo di stato maggiore del Nato Rapid Deployable Corps – Italy (NRDC-ITA) di Solbiate Olona, allora comandato dal generale Gian Marco Chiarini.

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Fonte: ministero degli Affari Esteri, Ansa

Foto: Museo degli Alpini di Darfo

Nuovi vertici Difesa: l’ultima occasione per innovare l’Esercito. O sarà ancora la solita bufala?

giovedì, dicembre 22nd, 2011 187 views

By L’Anacoreta

Qualche giorno fa, mentre scorrevo i quotidiani del mattino, ho letto un interessante articolo dove il Ministro della Difesa, in modo piuttosto brusco, rispediva al mittente tutte le richieste (indicate con il termine di “pizzini”), che da più parti erano già arrivate sul suo tavolo, per intercessioni a favore di questo o quell’altro ente al fine di evitare paventati tagli o riduzioni.

Il concetto ribadito dal Ministro è stato che i tagli, indispensabili visto il momento, sarebbero stati sostenuti da tutti indistintamente.

L’altro giorno, poi, nella ridda di comunicati e proclami che affollano i media nostrani sulla necessità di mettere in atto provvedimenti urgenti atti a salvare il nostro Paese, anche il nuovo Capo di stato maggiore dell’Esercito ha dichiarato che il futuro della forza armata sarà caratterizzato da un processo di riduzione.

Tutta questa sovraesposizione mediatica dei vertici della difesa, tesa a dimostrare la volontà di contribuire al risanamento dei conti pubblici mettendo in atto la collaudata formula “tagli (di bilancio) quindi riduzione (di unità) = risparmio (abbiamo fatto la nostra parte – anche se non interessa a nessuno se saremo in grado di fare ciò che ci verrà chiesto)”, mi fa temere che la soluzione individuata darà luogo, probabilmente, all’ennesimo lifting estetico estemporaneo della struttura dell’esercito con ulteriore riconfigurazione di ciò che esiste già ma con un nome diverso e sempre meno efficiente.

Dando per scontato che un’assegnazione di bilancio inferiore alla previsione effettuata implica automaticamente una diminuzione delle risorse effettive, ebbene, la reazione dovrebbe essere in primis quella di ridefinire quali siano i compiti sostenibili alla luce delle nuove (risicate) risorse disponibili prima di sbandierare riduzioni e ristrutturazioni (M. de la Palisse non avrebbe saputo dir meglio!!!!).

Quindi, pur accettando che la situazione critica in cui l’Italia (come il resto d’Europa) sta annaspando richieda l’adozione di misure di rigore dalle quali il comparto difesa non può rimanere escluso, la soluzione al problema dei tagli di bilancio effettuati dalla manovra Monti non può concretizzarsi semplicemente nell’eliminare alcuni “pezzi” della struttura militare o nel “tagliare” alcune migliaia di posizione organiche, senza variare compiti e impegni.

Ritengo che la situazione possa essere colta per “osare” qualche cosa di più della solita rimescolatina con lacrima finale per dire che addestramento delle truppe, ricerca e ammodernamento soffriranno terribilmente per i tagli di bilancio, ma continuando, comunque, a dire signorsì a ogni starnuto politico e svenandosi per partecipare da protagonisti in attività dall’alto profilo operativo quali la raccolta rifiuti, lo spalaggio neve, il pattugliamento sobborghi, il rimpatrio dei clandestini e via dicendo.

E’ vero che, mancando un obiettivo generale che definisca nel dettaglio quale struttura l’Esercito debba avere per contribuire al conseguimento dell’interesse nazionale nel XXI secolo (manca infatti qualsiasi discussione seria e produttiva in tale senso), la soluzione più semplice per assorbire una diminuzione delle risorse economiche è quella di tagliare gli enti, il personale e gli investimenti senza pretendere una preventiva riduzione dei compiti e degli impegni.

E’ anche vero, però, che esiste un’altra soluzione – più difficile certamente – che è quella di analizzare e studiare quali capacità debbano essere mantenute affinché l’Esercito possa comunque assolvere i compiti che gli sono stati assegnati, definendo chiaramente quello che in futuro potrà essere fatto e quello che invece non sarà possibile fare per le mutate disponibilità di bilancio.

Mi rendo conto che la soluzione di questo dilemma richiede il coraggio (sino a ora mai evidenziato da parte dei vertici militari) di mettere in discussione un sistema che dà per scontato l’accettazione immediata e acritica di qualsiasi riduzione di bilancio, senza che venga sollevato alcun dubbio sulla possibilità di assolvere gli stessi compiti con risorse differenti.

Intendiamoci bene: una situazione di crisi come quella che interessa il nostro Paese impone la  necessità di manovre finanziarie che investano tutti i settori. E quello della Difesa non può essere escluso.

E’ naturale, quindi, che i vertici militari accettino senza critiche le riduzioni imposte dalla volontà politica; quello che però dovrebbero avere il coraggio morale di fare è di pretendere che oltre i “tagli di bilancio” l’autorità politica ridefinisca anche le funzioni che le Forze armate devono assolvere riducendone i compiti in relazione alle risorse disponibili.

L’adozione di questo comportamento e di questa correttezza morale è quello che si richiede ai vertici dell’Esercito, non la solita rassegnazione piagnucolosa da Cenerentola lasciata a casa dal ballo, ma una presa di posizione chiara e leale che imponga non solo la ridefinizione dei compiti e delle funzioni richiesti ma fissi chiaramente i limiti di impiego della Forza armata.

La nomina di un Capo di stato maggiore “giovane”, con un lungo mandato davanti a sé, ha alimentato in molti dei miei amici che vestono la divisa le speranze di un cambiamento significativo – direi epocale – nella storia militare patria.

La necessità di affrontare questa crisi offre immediatamente l’occasione di nutrire queste speranze, concretizzandole, in quanto un atteggiamento deciso darebbe il segnale che c’è la volontà di cambiare, di svoltare, di crescere in tutti i sensi, non piangendosi addosso per i fondi non assegnati, ma esponendo chiaramente quali capacità di contribuire all’interesse nazionale rimangono all’Esercito alla luce dei tagli e quali invece non possono più essere garantite.

Questa è l’occasione da non perdere per osare qualche cosa di più e di nuovo rompendo con il passato e proiettando l’Esercito verso un futuro che sembra mancargli da sempre.

L’Anacoreta

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Foto: stato maggiore Esercito

Cambiamento, la parola chiave del nuovo corso di smE con il generale Graziano al vertice

mercoledì, dicembre 7th, 2011 254 views

Cambiamento è la parola chiave che è risuonata nel corso della cerimonia di avvicendamento nella carica di Capo di stato maggiore dell’Esercito (CsmE) tra il generale Giuseppe Valotto e il generale Claudio Graziano, che si è svolta ieri 6 dicembre presso l’ippodromo militare Generale Pietro Giannattasio a Roma.

Cambiamento è il concetto espresso dal ministro della Difesa Giampaolo Di Paola nel suo intervento: “Tocca a noi portare avanti il cambiamento, per poter essere vincitori domani. Questa strada della trasformazione è ineludibile e va affrontata con coraggio, perché è l’unica strada possibile per mantenere l’efficacia e l’efficienza di quello strumento militare che è garanzia di sovranità e indipendenza di ogni nazione”.

Gli ha fatto eco il nuovo CsmE, il generale Graziano, che assumendo la carica di vertice ha ricordato la capacità di adeguamento dell’Esercito nei confronti delle varie fasi di cambiamento storiche: “L’Esercito ha già attraversato fasi di riorganizzazione: alcune per far fronte alle evoluzioni degli scenari, altre per superare momenti di sfavorevole congiuntura economica. Abbiamo sempre saputo superare con successo questi momenti. E’ la nostra forza: il mestiere delle armi insegna a essere flessibili, a sapersi addestrare, a confrontarsi con imprevisti. E anche questa volta non saremo da meno”.

La flessibilità nel far fronte al cambiamento è stata sottolineata anche dal rapido excursus sintetizzato dal generale Valotto, che lascia le Forze Armate dopo quarantacinque anni di servizio: “Abbiamo ottemperato a tutti i compiti che ci sono stati dati, da quelli più difficili e insidiosi in teatri operativi come l’Afghanistan, l’Iraq, il Libano, i Balcani, a quelli non meno importanti come il Ciad e Haiti. Per non parlare, poi, degli impegni sul territorio nazionale come le Operazioni Strade Sicure e Strade Pulite, l’emergenza terremoto in Abruzzo, il vertice del G8 a L’Aquila e altre emergenze locali”.

Il generale Valotto, comunica lo stato maggiore dell’Esercito, “lascia il servizio attivo dopo oltre 43 anni dalla nomina a ufficiale dei Carristi e una prestigiosa carriera che lo ha portato a ricoprire importanti incarichi presso lo stato maggiore Esercito, lo stato maggiore Difesa e all’estero, in particolare, come Comandante della Brigata Multinazionale a Sarajevo e Comandante delle Forze NATO in Kosovo dal 1 settembre 2005 al 1 settembre 2006. Dal 2008 al 2009 è stato il Comandante del Comando Operativo di vertice Interforze e dal settembre 2009 al 6 dicembre 2011 è stato Capo di stato maggiore dell’Esercito”.

Il nuovo CsmE, generale Claudio Graziano, è stato “nominato ufficiale degli Alpini nel 1974, dal 10 febbraio 2010 ha assunto l’incarico di Capo di Gabinetto del ministro della Difesa dopo una lunga carriera al comando di unità operative. In particolare, il Generale Graziano nel 2005 è stato Comandante della Brigata Multinazionale Kabul in Afghanistan e nel 2007 è stato nominato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Comandante della Forza di Pace e Capo della Missione UNIFIL in Libano”.

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Fonte: Esercito Italiano

Foto: Esercito Italiano

Il generale Graziano da oggi Capo di stato maggiore dell’Esercito. La cerimonia in diretta web sul sito dell’Esercito Italiano

martedì, dicembre 6th, 2011 324 views

Alle 10,30 di oggi 6 dicembre, presso il Centro Ippico Militare Pietro Giannattasio di Tor di Quinto a Roma, sede del reggimento Lancieri di Montebello (8°), il generale Giuseppe Valotto, Capo di stato maggiore dell’Esercito cedente, cede l’incarico al collega Claudio Graziano, subentrante.

La cerimonia sarà trasmessa in diretta web sul sito dell’Esercito Italiano a partire dalle ore 10.30.

Una biografia del generale Graziano con le onorificenze italiane e straniere è reperibile anche su Wikipedia.

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Fonte: Esercito Italiano

Foto: Fidest

Cerimonia di avvicendamento del Capo di stato maggiore dell’Esercito: domani il generale Valotto cede l’incarico al generale Graziano nell’ippodromo militare Generale Giannattasio

lunedì, dicembre 5th, 2011 217 views

Domani 6 dicembre 2011, alle ore 10.30, nell’Ippodromo militare Generale Giannattasio di viale Tor di Quinto 118, il generale Giuseppe Valotto cederà l’incarico di Capo di stato maggiore dell’Esercito al collega Claudio Graziano.

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Il generale Claudio Graziano in Paola Casoli il Blog

Il generale Giuseppe Valotto in Paola Casoli il Blog

Fonte: stato maggiore Esercito

Foto: lavocedelvolturno.com

La nomina del generale Graziano a capo di smE: un invito di La Russa a voltare pagina?

martedì, ottobre 18th, 2011 1.314 views

By L’Anacoreta

Metti il dopocena del sabato, di sabato scorso 15 ottobre, e il solito gruppo di amici a commentare le ultime novità: la crisi economica, il tira e molla sulla approvazione della legge di bilancio, l’ennesima disavventura della coalizione di governo, il quotidiano intervento dell’inquilino del Colle e così via.

Aggiungici la profonda delusione per la piega violenta che aveva vanificato il significato pacifico della marcia degli indignados nostrani, tenutasi quel pomeriggio a Roma, che i telegiornali e i notiziari hanno propinato in bella vista con il solito mix di scontri di piazza degni delle recenti immagini della Primavera Araba tra le flange dei dimostranti (delinquenti imbecilli e impuniti direi) e le forze dell’ordine.

In aggiunta alle immagini, già di per sé avvilenti e preoccupanti, c’era poi tutto il teatrino degli esponenti politici che, con le solite facce di circostanza, avevano deplorato i fatti, condannato i violenti, scusato i manifestanti che “hanno ecceduto nell’esternare la loro sacrosanta rabbia”, accusato – immancabilmente direi – il Governo di non aver saputo gestire l’emergenza, chiesto la testa di Berlusconi, osannato alla libertà di espressione e così via.

Ne andava di conseguenza che il nostro morale di cittadini e di rappresentati di questo Paese era vieppiù notevolmente scosso.

Mano a mano che venivamo annichiliti dal generale senso di impotenza nel vedere un Paese, il nostro Paese, che piano piano sembra sfaldarsi e avviarsi alla chetichella verso un baratro civile e sociale, più che economico-finanziario, la discussione è scivolata verso altri temi.

Nella nostra comitiva di amici vi sono anche un paio di ufficiali delle forze armate che non hanno mancato di informarci della nomina del nuovo capo di stato maggiore dell’Esercito. La novità degna di nota, e che aveva secondo loro reso interessante e importante la notizia, era il fatto che il prescelto era il più giovane dei generali di corpo d’armata attualmente in servizio.

Mi spiego. Di solito viene scelto per tale incarico un generale prossimo al raggiungimento dei limiti di età, il cui mandato quindi, tra termini naturali e proroghe e proroghine, non superi l’anno e mezzo massimo due.

Questa scelta, invece, di puntare su un giovane rappresenta un’assoluta novità che sconvolge un sistema sclerotizzato di equilibri interni alla forza armata, togliendo tutte quelle certezze acquisite che contraddistinguono in genere le strutture che si basano sulla assoluta aderenza a rituali organizzativi rigidi e consolidati nel tempo.

A dire il vero, nei giorni passati, scorrendo i giornali avevo intravisto qualche ritaglio in trentesima pagina nel quale si addebitava al ministro della Difesa di voler promuovere a un’alta carica un altro ufficiale (dopo il generale Abrate, attuale capo della Difesa) il cui merito maggiore sembrava essere quello di essere stato, anche lui, un suo stretto collaboratore. Ma avevo liquidato la cosa come il solito pettegolezzo per poter attaccare un membro dell’esecutivo.

Malignamente mi ero infatti detto che il povero onorevole La Russa (foto) – non essendo stato coinvolto in festini orgiastici con escort e personaggi dello spettacolo, non avendo neanche ricevuto in dono (a sua insaputa) un appartamento o una villa in posti esotici o à la page, non avendo, meschino lui, neanche un procedimento penale pendente o possibile – quale esponente di spicco del governo un qualche peccato lo dovesse almeno avere. Favoriva i più stretti collaboratori nella scalata alle nomine di vertice della Difesa!!!!!!!!

Quando però i miei amici in divisa hanno sollevato l’argomento della nomina mi hanno stuzzicato l’interesse e ho chiesto loro di spiegarmi un po’ meglio il senso che davano a questa nomina inconsueta.

Da quello che ho potuto cogliere, la nomina era attesa e il nome del possibile prescelto circolava con insistenza da un certo tempo. Quindi questo atto non ha preso alla sprovvista i miei amici e il loro ambiente.

Quello che semmai li ha meravigliati è stato che il candidato di cui si era più volte parlato, giudicato da tutti come un outsider, messo in mezzo solo per smuovere un po’ le acque e scaldare l’interesse per la nomina – garantita e senza scossoni – di uno dei senatori, alla fine sia risultato realmente quello prescelto (quello unto dal ministro).

Insomma, ci avevano sperato senza illudersi troppo che una scelta di questo genere, definita senza mezzi termini epocale e innovativa, potesse concretizzarsi.

Quello che mi ha realmente meravigliato e che mi ha fatto pensare, è stata la soddisfazione che sembra pervadere i miei amici, e anche una parte consistente del loro ambiente.

Questa misurata euforia, questo è il punto fondamentale, non riguarda la scelta della persona in sé  – il generale Graziano (foto), infatti, non sembra essere considerato né più bravo, né più capace, né più illuminato o neppure più simpatico o benvoluto di altri possibili candidati, ma è connessa al fatto che il nuovo capo ha davanti un periodo lunghissimo di servizio attivo. Cinque anni sono un’eternità per un mandato al vertice di una organizzazione come quella militare.

Questo fattore, la lunghezza del mandato, è quello che ha acceso le speranze dei miei amici; ha alimentato le loro aspettative in un corso nuovo che possa spezzare l’immobilismo del passato; ha fatto intravedere una possibile svolta in grado di rigenerare un ambiente stanco, demotivato e disilluso sulle capacità del proprio sistema di vertice.

Il riflettere sulla soddisfazione che i miei amici hanno dimostrato nell’interpretare la nomina mi ha portato a formulare due considerazioni.

La prima, amara.

Il messaggio che ho colto è stato il seguente: “non importa chi venga eletto, non importa se sia l’uomo giusto o il migliore, l’importante è che assicuri stabilità. Che la sua azione sia giudicata alla fine positiva o negativa non importa, il fatto che comunque possa lavorare per un periodo ti tempo eccezionalmente lungo alla fine comunque sarà un bene”.

La seconda, di speranza.

I militari, almeno secondo il parere dei miei due amici, sono stanchi di vivere una situazione interna di incertezza e di perenne ristrutturazione. La voglia di stabilità, di progetti concreti e consolidati, di programmi sviluppati e conclusi, di fiducia in vertici presenti e non effimere comparse, rappresenta una necessità impellente a cui non poter più rinunciare.

A questo punto mi viene spontanea una terza considerazione.

Ovviamente il mondo militare non è un corpo estraneo al nostro Paese; esso, infatti, rappresenta uno spicchio, una frazione orizzontale dell’intero sistema sociale, politico e civile, quindi ciò che i suoi appartenenti pensano sentono e provano è in realtà in linea e del tutto simile con le aspettative, le speranze, le ambizioni, le aspirazioni degli altri cittadini del nostro Paese.

Di conseguenza, alla fine della mia serata tra amici, la domanda che mi sono posto è stata la seguente.

Una scelta così innovativa – effettuata peraltro da un esponente del nostro sistema politico – come quella di nominare un outsider, facendo piazza pulita di tutto ciò che lo precede, sgomberando la scena con un solo colpo da tutta una serie di persone che in qualche modo risultano compromesse dal fallimento della situazione attuale, non potrebbe essere vista come un segnale di ripresa e di volontà di superare un momento di impasse che quella amministrazione sta vivendo da molto tempo?

In molti settori e in molti campi il mondo militare è stato il precursore per altri settori della vita civile del Paese, che ha adottato e mutuato modelli e sistemi sviluppati dai militari.

Se consideriamo tale fenomeno, forse la chiave di lettura di questa nomina può essere proprio questa: un invito da parte del mondo militare a voltare pagina, non perdendosi inutilmente a discutere all’infinito su chi sia il migliore o il più degno nel doversi assumere le responsabilità di svolgere il ruolo di timoniere del sistema, ma nel rompere gli indugi e nominare questo timoniere dandogli la fiducia, cioè il tempo per poter sviluppare il suo progetto.

Se questo è realmente il concetto che ha determinato le scelte del ministro della Difesa allora il nuovo capo di stato maggiore ha davanti a sé una sfida epocale: dovrà dimostrare che l’immobilismo che sta portando il nostro Paese verso una lenta decadenza può essere sconfitto. Se la persona a cui concediamo la nostra fiducia ha la possibilità di poter lavorare e di sviluppare un programma con alle spalle la sicurezza di un mandato lungo e coerente.

L’Anacoreta

Foto: il ministro Ignazio La Russa e il generale Claudio Graziano in Libano, missione Leonte 2009/associazionelagunari

Generaaalii, a riposo! Come mandare a casa i generali di corpo d’armata

venerdì, ottobre 14th, 2011 714 views

By Sugar Lady

Un, due, oplà. Un rapido magheggio nello spettacolo del sabato pomeriggio ed ecco il preludio di un nuovo progetto di Difesa materializzarsi nell’esplosione di stelline glitterate al centro della pista.

La nomina del generale Claudio Graziano a Capo di stato maggiore dell’Esercito, proposta avanzata dal ministro della Difesa Ignazio La Russa prima della riunione odierna del Consiglio dei Ministri e poi confermata ufficialmente, ha proprio l’aria di voler rappresentare una ventata di freschezza nel mondo dei generali di corpo d’armata e delle loro nomine. Come una spruzzata di Glade al gelsomino dentro l’armadio alla naftalina della nonna!

Una manovra dettata dalle ristrettezze economiche – sempre il braccino corto ‘sti maschietti!, e dalla conseguente necessità di sbarazzarsi di un po’ di generaloni in attesa di terminare il loro servizio esattamente come lo avevano sognato da ragazzi in Accademia.

Il generale Graziano è giovane, gli mancheranno almeno cinque anni prima di mettersi le pantofole e inventarsi un blog da infarcire tra una briscola e una gita al santuario, quindi farà in tempo a vedere invecchiare senza proroghe i colleghi più giovani di lui, mentre gli altri se ne andranno a poco a poco in pensione.

Un vero risparmio in termini di proroghe, dunque, e una prelusione a una ristrutturazione riduttiva dell’Esercito, conseguente ai tagli di bilancio per la Difesa che finora non avevano ancora toccato i generali di corpo d’armata.

Chissà se le aziende della Difesa, quelle più quotate, intendo, si accontenteranno di una ventina di futuri generali che non siano stati capi di stato maggiore dell’Esercito. Si sa che certe nomine riempiono la bocca più di un babà ripieno di crema – e infestano gli uffici più degli acari della polvere!

Sugar Lady

I gradi da generale di corpo d’armata sono di Neonisi

Leonte 7: la Friuli alla guida del Settore Ovest di Unifil

sabato, novembre 7th, 2009 282 views

Passaggio bandiera ONULa brigata corazzata Ariete ha lasciato il comando del Settore Ovest alla brigata aeromobile Friuli. E’ iniziato così ieri mattina 6 novembre, con un trasferimento di bandiera e di responsabilità nella base Ficuciello di Tbinin, l’impegno della brigata Friuli nel sud del Libano con la missione Leonte 7 in ambito Unifil (United Nation Interim Force in Lebanon).

A continuare le attività in teatro libanese nel rispetto della risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu ci penseranno ora gli uomini comandati dal generale di brigata Luigi Francavilla, comandante della Friuli, che ha assunto ieri dal cedente pari grado generale Carmelo De Cicco il comando della forza multinazionale Settore Ovest nel sud del Libano.

Al passaggio di consegne erano presenti il generale di divisione Tommaso Ferro, al vertice del Comando operativo di vertice interforze, il massimo comando operativo italiano al comando del capo di stato maggiore della Difesa; il comandante di Unifil, generale di divisione Claudio Graziano; l’ambasciatore italiano a Beirut, Gabriele Checchia; le autorità locali civili, militari e religiose; il personale di Unifil.

Alla brigata Ariete “il merito di avere condotto le attività di competenza nel pieno rispetto della risoluzione 1701 Onu consolidando l’immagine del contingente italiano”, sottolinea il comunicato stampa dal teatro operativo. Una risoluzione finalizzata al mantenimento di pace e sicurezza nel Libano meridionale tramite la collaborazione tra Unifil e le autorità militari e civili del luogo.

Per la brigata Friuli la missione Leonte 7 rappresenta il sesto impegno operativo fuori area dopo l’Albania nel 1997, la Bosnia nel 1998, il Kosovo nel 2000, l’Iraq nel 2004 e l’Afghanistan nel 2008.

Un teatro di peacekeeping puro, il Libano del sud, in cui gli uomini della Friuli hanno già potuto apprezzare la vicinanza della popolazione locale durante il periodo di handover. Il consenso è forte ed è percepibile tanto che il contingente italiano viene visto come un punto di riferimento, secondo quanto osservato dagli stessi militari dispiegati.

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Fonte: cellula PI, Joint Task Force Lebanon – Sector West

Foto: passaggio bandiera Onu (a sx gen.Francavilla, a ds gen.De Cicco) – cellula PI, Joint Task Force Lebanon – Sector West

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