mercoledì, gennaio 25th, 2012 178 views
Una giornata interamente dedicata alla portaerei italiana Cavour con l’evento in programma oggi 25 gennaio denominato Ambasciatori a bordo.
Si tratta, fa sapere la Marina Militare, di un’iniziativa che permette di visitare la portaerei in sosta nel porto di Civitavecchia. All’evento sono invitati gli Ambasciatori dei Paesi NATO, della UE e altri importanti partner mediterranei e mediorientali, oltre ai media nazionali e stranieri.
L’iniziativa, organizzata congiuntamente dal ministero della Difesa e dal ministero degli Affari Esteri, intende mostrare agli ospiti la portaerei Cavour, che costituisce uno dei più importanti asset della nostra Difesa, mettendo in luce allo stesso tempo la sinergia operativa che intercorre tra i due ministeri sui temi più stringenti di attualità internazionale nel campo della sicurezza, quali la lotta al terrorismo e alla pirateria, la tutela dei diritti umani e la gestione di crisi di varia natura.
Esteri e Difesa, spiega inoltre la Marina, costituiscono i “poli di due più ampie entità: da un lato, quella civile del dialogo, della diplomazia, della cooperazione allo sviluppo e dell’institution building; dall’altro, quella militare della hard security e del peace-keeping necessaria per garantire una dissuasione credibile e, sempre più spesso, la salvaguardia di popolazioni innocenti oltre alla difesa territoriale nostra e dei nostri alleati”.
Le moderne sfide globali richiedono “risposte immediate e flessibili” e la portaerei Cavour, già protagonista dell’Operazione White Crane in supporto alla popolazione di Haiti colpita dal terremoto nel 2010, è un esempio di come offrire tali risposte, garantendo la massima efficacia operativa in scenari di crescente difficoltà.
Il programma prevede l’imbarco degli ospiti e la partenza dal porto di Civitavecchia tra le 9 e le 9.45 di stamane.
Durante le attività di navigazione si terranno gli interventi specifici in tema di Difesa ed Esteri, mentre tra le 12.15 e le 13.15, immediatamente dopo un briefing illustrativo, avranno luogo le attività dimostrative aero-navali.
Dopo il pranzo inizierà la visita della nave.
Lo sbarco a Civitavecchia è previsto tra le 16 e le 16.30.
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Fonte: Marina Militare Italiana
Foto: Marina Militare Italiana
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domenica, novembre 20th, 2011 144 views
Il 18 novembre scorso si è svolta nella caserma Crisafulli – Zuccarello di Messina, sede del 5° reggimento Fanteria Aosta, la cerimonia militare per il rientro della brigata meccanizzata Aosta dall’operazione Leonte 10 in Libano.
La cerimonia si è svolta alla presenza del Capo di stato maggiore dell’Esercito generale Giuseppe Valotto (nella foto, a ds, con il generale Gualtiero De Cicco, comandante della brigata Aosta), che ha espresso riconoscimento per l’attività svolta durante il mandato di sei mesi nell’ambito della missione Unifil, e delle più alte autorità civili e militari locali.
La brigata meccanizzata Aosta aveva assunto il comando del Settore Ovest di Unifil, nel sud del Libano, il 9 maggio 2011, con il fine di assolvere la missione di peace-keeping discendente dall’applicazione della risoluzione 1701(2006) del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
I compiti prevedevano il controllo capillare del territorio, per garantire il cessate il fuoco lungo la Blue Line, e lo svolgimento di progetti e attività di cooperazione civile-militare, per contribuire alla ricostruzione e allo sviluppo della regione.
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La Blue Line in Paola Casoli il Blog
Leonte 10 in Paola Casoli il Blog
UNIFIL in Paola Casoli il Blog
Fonte: brigata meccanizzata Aosta
Foto: brigata meccanizzata Aosta
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venerdì, ottobre 21st, 2011 268 views
Il Capo di stato maggiore dell’Esercito Italiano, generale Giuseppe Valotto (foto), ha fatto visita oggi 21 ottobre al Comando di Reazione Rapida della NATO in Italia (NRDC – ITA), comandato dal generale Giorgio Battisti (foto), attualmente schierato nell’area addestrativa di Civitavecchia per l’esercitazione Eagle Roster 3 2011.
L’esercitazione in corso, che si concluderà alla fine della prossima settimana, è finalizzata a testare gli uomini, la struttura e le procedure del comando sulle capacità di pianificazione e di condotta di operazioni combat o di peacekeeping, sull’efficienza e l’adeguatezza degli assetti operativi, comunicativi e sulla capacità di sostegno logistico lontano dalla normale sede di servizio.
Nelle aree addestrative di Civitavecchia, Monte Romano e Bracciano, a circa 600 chilometri di distanza dalla sede di Solbiate Olona, si sono dispiegati 1300 uomini, 300 mezzi, 150 tende, 130 containers e materiali ed equipaggiamenti da campo.
Il dispiegamento è avvenuto con 2 navi, dal porto di Genova, e 6 aeromobili, dall’aeroporto di Malpensa, oltre al trasporto su rete autostradale e ferroviaria.
Al termine della visita il generale Valotto si è congratulato per il lavoro svolto dai militari, e rivolgendosi al comandante di Nrdc-Ita, generale Battisti, ha sottolineato: “Avete dimostrato ancora una volta che il Comando NATO di Solbiate Olona rappresenta una realtà moderna su cui l’Esercito, il Paese e la NATO possono fare pieno affidamento”.
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CoE – Centres of Excellence – The NATO Rapid Deployable Corps Italy in Solbiate Olona (Part I and Part II)
L’NRDC-ITA in Paola Casoli il Blog
Fonte: PAO NRDC-ITA
Foto: PAO NRDC-ITA
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lunedì, novembre 8th, 2010 26 views
Preparati a reagire prima di ogni evenienza, in una parola proattivi.
E’ l’obiettivo dell’addestramento virtuale che i militari dell’Esercito Australiano stanno seguendo prima di un dispiegamento di cinque mesi con incarichi di peacekeeping nelle Isole Salomone.
La simulazione del territorio di dispiegamento con tutte le sue caratteristiche permette agli addestrati di prendere coscienza di quanto sperimenteranno fisicamente durante la missione reale. Mezzi e armi inclusi, secondo le parole del tenente colonnello Cameron McDougall del Royal Tasmanian Regiment riportate da Armed Forces International, che cita Sky News.
E’ da qualche anno ormai che la realtà virtuale viene utilizzata in fase di addestramento con sempre maggiore intensità. Non sono soltanto i simulatori di volo a consentire ai piloti delle varie forze aeree di prendere confidenza con mezzi e missioni, ma anche mezzi terrestri e armamenti virtuali permettono alle forze di terra di esercitarsi nelle proprie competenze, con grande vantaggio nella preparazione individuale.
Un modo di operare in preparazione di quanto avverrà. Con l’obiettivo di estendere la realtà virtuale anche in situazioni di reazione a fatti già accaduti, come nel caso dei disturbi post-traumatici (Post Traumatic Stress Disorder, PTSD). Un settore in cui i ricercatori militari statunitensi stanno già lavorando.
Fonte: Armed Forces Int’l
Foto: defencetalk.com
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lunedì, ottobre 25th, 2010 74 views
Si pone come spifferatore del web e strumento per giornalisti, ma in realtà Wikileaks passa solo roba vecchia.
Giornalisticamente parlando, i file segreti sulla guerra in Iraq sono una accozzaglia di dati vecchi e inutilizzabili riferiti a episodi già noti (o almeno immaginabili, visto che stiamo parlando di una guerra raccontata da tempo) degli anni scorsi.
Come se fossero stati dimenticati in un cassetto dall’ultimo stagista chiamato a sostituire le ferie in agosto, questi quasi 400mila file sono stati riversati così come sono stati trovati e con tutta la loro muffa direttamente sul web.
Neppure un tentativo di metterli in ordine. Wikileaks non ha fatto neanche lo sforzo di mettere in correlazione i vari report delle unità sul terreno.
Difficile per un giornalista utilizzare Wikileaks come fonte per la guerra in Iraq. E’ stantio. I dati arrivano solo fino al gennaio 2009, quindi due anni fa.
Ma il discorso sarebbe diverso se Julian Assange, l’ex hacker editor in chief di Wikileaks, ci proponesse qualcosa di attuale e stuzzicante, magari un Diario della resistenza talebana, o un Prontuario di Hamas.
Con i dettagli delle forze ribelli dispiegate sul terreno e una mappa delle tane dei terroristi, allora sì che Wikileaks sarebbe originale e sbancherebbe il suo server incapace di sopportare i miliardi di clic contemporanei dei giornalisti di tutto il mondo.
La realtà è che il gioco mediatico nelle aree di crisi è presto fatto: le forze regolari sono trasparenti, mentre quelle irregolari non lo sono. E’ l’asimmetria del conflitto.
Sulle forze di opposizione non sono dunque disponibili dati o file segreti da spifferare, mentre in una qualsiasi operazione di peacekeeping tutto è reperibile: dal mandato, che è pubblico, alla costituzione e al dispiegamento delle forze.
Ciò che viene protetto, ça va sans dire, sono gli uomini sul terreno. E’ l’insieme delle cosiddette informazioni riservate, ovvero tutti quei dati prevalentemente relativi a spostamenti od operazioni imminenti che, se spifferati in prossimità dell’azione programmata, mettono in serio pericolo la vita degli uomini in operazioni.
Il raccontarlo qualche anno dopo non fa più notizia.
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Wikileaks non molla: pronti 400mila file segreti sulla guerra in Iraq (18 ottobre 2010)
Edizione straordinaria. Wikileaks e i segreti di Pulcinella – By Cybergeppetto (4 agosto 2010)
Ma che ne è stato del gran segreto di Wikileaks? Ci siamo persi qualche cosa? (4 agosto 2010)
Foto: Julian Assange in Reuters
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venerdì, agosto 6th, 2010 188 views
By Cybergeppetto
UNIFIL is in place since 1978, although it’s not the oldest UN mission, given that UNMOGIP in Pakistan started in 1949: it is easy now to consider the effectiveness of a mission that is involved in the loop created by the UN Security Council Resolution 1701 and the impossible task to disarm the Hezbollah Group.
Interposition is an easy but useless task and, as in Pakistan and in other areas of the world, will continue for ages.
The UN Department for Peace Keeping Operations will continue to be bigger and bigger, so much to manage these operations worldwide.
The UN Office for Coordination of Humanitarian Activities will continue to be bigger and bigger, so much to coordinate a lot of humanitarian efforts belonging to organizations that do not have any intention to be coordinated. (continua…)
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sabato, novembre 7th, 2009 282 views
La brigata corazzata Ariete ha lasciato il comando del Settore Ovest alla brigata aeromobile Friuli. E’ iniziato così ieri mattina 6 novembre, con un trasferimento di bandiera e di responsabilità nella base Ficuciello di Tbinin, l’impegno della brigata Friuli nel sud del Libano con la missione Leonte 7 in ambito Unifil (United Nation Interim Force in Lebanon).
A continuare le attività in teatro libanese nel rispetto della risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu ci penseranno ora gli uomini comandati dal generale di brigata Luigi Francavilla, comandante della Friuli, che ha assunto ieri dal cedente pari grado generale Carmelo De Cicco il comando della forza multinazionale Settore Ovest nel sud del Libano.
Al passaggio di consegne erano presenti il generale di divisione Tommaso Ferro, al vertice del Comando operativo di vertice interforze, il massimo comando operativo italiano al comando del capo di stato maggiore della Difesa; il comandante di Unifil, generale di divisione Claudio Graziano; l’ambasciatore italiano a Beirut, Gabriele Checchia; le autorità locali civili, militari e religiose; il personale di Unifil.
Alla brigata Ariete “il merito di avere condotto le attività di competenza nel pieno rispetto della risoluzione 1701 Onu consolidando l’immagine del contingente italiano”, sottolinea il comunicato stampa dal teatro operativo. Una risoluzione finalizzata al mantenimento di pace e sicurezza nel Libano meridionale tramite la collaborazione tra Unifil e le autorità militari e civili del luogo.
Per la brigata Friuli la missione Leonte 7 rappresenta il sesto impegno operativo fuori area dopo l’Albania nel 1997, la Bosnia nel 1998, il Kosovo nel 2000, l’Iraq nel 2004 e l’Afghanistan nel 2008.
Un teatro di peacekeeping puro, il Libano del sud, in cui gli uomini della Friuli hanno già potuto apprezzare la vicinanza della popolazione locale durante il periodo di handover. Il consenso è forte ed è percepibile tanto che il contingente italiano viene visto come un punto di riferimento, secondo quanto osservato dagli stessi militari dispiegati.
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Leonte 7: la Friuli conclude l’ex Pegaso 09 e saluta il contingente in partenza per il Libano (30 settembre 2009)
Fonte: cellula PI, Joint Task Force Lebanon – Sector West
Foto: passaggio bandiera Onu (a sx gen.Francavilla, a ds gen.De Cicco) – cellula PI, Joint Task Force Lebanon – Sector West
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giovedì, settembre 24th, 2009 60 views
“Non abbiamo avuto attacchi oggi, siamo stati fortunati” dice un ufficiale tedesco in Afghanistan al rientro alla base dopo un giro di pattuglia nell’area a responsabilità tedesca di Kunduz, nell’Afghanistan settentrionale.
E i suoi uomini tirano un respiro di sollievo alla vista dei loro shelter. Non sono gli unici, quest’estate la stampa inglese riportava di giovani soldati che si raccoglievano in preghiera prima di uscire dalla base. Se lo fanno gli anglicani significa che di pace ce n’è proprio poca in queste operazioni.
Eppure i tedeschi, come tutti gli altri militari di Isaf, stanno portando la pace dove prima non c’era.
Prima non c’era? Mah, stando all’articolo pubblicato da Military.com che l’ha preso da Agence France-Presse sembra che un annetto fa il nord-Afghanistan fosse relativamente pacifico. Poi si sono inseriti i tedeschi di Isaf e si sono trovati nel pieno della guerra: “Metà dei miei mezzi erano sotto attacco”, riferisce l’ufficiale tedesco della pattuglia di cui sopra.
Ora la situazione sembra peggiorare di giorno in giorno, con i militari coinvolti nella revisione delle loro capacità in continuazione poiché “gli insurgents stanno apprendendo sempre più dai loro errori, osservano come reagiamo e si adattano. Noi dobbiamo restare imprevedibili e cambiare le nostre tattiche ogni momento”.
Chiaro che la realtà sul terreno continua a cambiare: talebani che si spostano da una provincia all’altra, armi ed esplosivi che circolano senza problemi (un afgano mi diceva che le armi sono dappertutto e chiunque può averne una), progetti di fattura occidentale che creano perplessità nella gente del luogo.
Una recente testimonianza di un ufficiale italiano ricordava che la realizzazione di un pozzo d’acqua in un villaggio afgano aveva portato guerra e insurgents in un’area prima assolutamente pacifica. Tanto che il pozzo alla fine venne irrimediabilmente danneggiato, togliendo di nuovo l’acqua agli abitanti del villaggio ma ristabilendo la pace.
Fonte: Military.com
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mercoledì, settembre 2nd, 2009 91 views
Se l’attività di peacekeeping debba risultare redditizia o meno alla nazione che vi investe le proprie risorse – umane e non – è forse più questione di morale che di politica. Senza troppo scomodare accenni di colonialismo.
Però viene da pensare che già che ci troviamo in un teatro operativo con uomini e mezzi impegnati a garantire sicurezza e gestire attività di Cooperazione civile-militare (Cimic), tanto vale promuovere anche legami di tipo economico con la nazione ospitante.
I contatti già stabiliti tramite il Cimic e la sicurezza ricostituita nelle aree di responsabilità dei comandanti delle nazioni contributrici, oltre all’immagine della propria nazione esportata dagli stessi militari attraverso il loro operato, sono elementi che vanno a costituire un valido substrato per l’inserimento in area di attività economiche e imprenditoriali. Che equivale a mettere a frutto il denaro che la nazione ha investito aderendo alla missione.
Il peacekeeping acquisterebbe allora un significato ancora più concreto e orientato al futuro.
E’ un’osservazione facilmente strumentalizzabile a seconda del credo storico-politico del lettore. Però anche un modo per non gettare anni di lavoro e vite umane relegando un impiego fuori area alla memoria storica.
Per noi italiani che abbiamo una naturale predisposizione alla creazione di legami sociali e culturali con altre popolazioni, per noi insomma che siamo espansivi e simpatici, dovrebbe essere un gioco da ragazzi.
Al momento ci ha pensato la Germania a bagnarci il naso e a promuovere il proprio paese all’estero con iniziative artistico-culturali orientate a veicolare attività economiche.
E’ successo in Kosovo. Nell’ex-provincia serba stanno infatti per celebrarsi le Settimane della cultura tedesca, una manifestazione che ormai “è diventata una vera e propria tradizione” secondo quanto riferisce il portale di informazione New Kosova Report.
La Germania ha messo dunque a frutto il proprio impegno di uomini, mezzi e anni di lavoro fuori area creando il famoso substrato dove inserire il sistema paese. L’Italia per il momento sta a guardare e lascia l’esplorazione di aree nuove all’iniziativa privata di singoli pionieri, a chi cioè viene in mente di rivolgersi agli uffici per il commercio estero se non a contatti già singolarmente instaurati.
Non si capisce se si tratti di semplice individualismo. Ma forse c’è carenza di visione geostrategica.
Si tratterebbe solo di attualizzare e far conoscere il proprio paese in terre lontane in modo sistematico con eventi organizzati da trasformare in appuntamenti fissi. Ben vengano le iniziative culturali come quella tedesca in Kosovo, è tutta promozione che rende redditizi anni di peacekeeping.
Foto: www.einsatz.bundeswehr.de
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