Il Pentagono si appassiona ad Android

mercoledì, gennaio 4th, 2012 175 views

Buone notizie per gli androidini: ora il Pentagono comincia ad aprire le porte alla versione 2.2 del sistema operativo Android di Google.

A comunicarlo tra gli altri è telefonino.net in un articolo dello scorso 29 dicembre 2011, che riferisce della nuova apertura del Dipartimento della Difesa americano.

Nella sua recente Security Technical Implementation Guide, si apprende, il Dipartimento della Difesa ha approvato l’utilizzo di device Android  da parte dei suoi dipendenti.

Tuttavia qualche limitazione c’è ancora. Infatti l’unico smartphone attualmente qualificato è il Dell Venue che, secondo le direttive, deve utilizzare Android in versione 2.2 e non avere l’Android Market installato, mentre l’accesso al web è consentito solo tramite un proxy server.

E’ comunque un segnale interessante per tutti gli androidini: una mossa che consentirà l’uso di device diversi dai soliti smartphone Blackberry, imperanti nel settore grazie alla sicurezza offerta.

In più, la Defense Information Systems Agency sta esaminando anche gli iPhone e gli iPad, finora non approvati a causa dell’”ecosistema strettamente controllato da Apple”, un protocollo che rende difficile l’installazione dei software di sicurezza previsti dal Dipartimento.

Tag smartphone in Paola Casoli il Blog

iPad per le Forze Armate di Singapore (7 luglio 2011)

Applicazioni per smartphone sul campo di battaglia (24 maggio 2011)

Fonte: telefonino.net, tuttoandroid.net

Foto: android.hdblog.it

Libano, Unifil: i caschi blu italiani a tutela del tripartite meeting tra Israele, Libano e Unifil

giovedì, dicembre 15th, 2011 164 views

Oggi 15 dicembre, come si apprende dallo stato maggiore della Difesa, ha avuto luogo il tripartite meeting tra Israele, Libano e Unifil al crossing point di Naqoura, unico punto di attraversamento e di incontro tra il Libano e Israele nel Libano del sud.

A garantirne la sicurezza, fa sapere il comunicato stampa dello stato maggiore della Difesa, ci hanno pensato i caschi blu italiani della brigata meccanizzata Pinerolo, che dallo scorso 7 novembre ha il compito di assicurare la cornice di sicurezza al meeting, “presupposto indispensabile per lo svolgimento di appuntamenti così sensibili per la stabilità dei due paesi”.

I colloqui, si apprende, generalmente avvengono con cadenza mensile. Si tratta di incontri bilaterali, mediati dal comandante di Unifil, mirati alla discussione e risoluzione di temi molto spesso legati alla sicurezza.

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Fonte: stato maggiore della Difesa

Foto: stratfor/echo-sierra.net

Difesa, Iniziativa 5+5 del Mediterraneo Occidentale: sì a un quartier generale contro le crisi

martedì, dicembre 13th, 2011 75 views

La consapevolezza dell’implacablità delle crisi ha portato i ministri della Difesa dei paesi che aderiscono all’Iniziativa 5+5 del Mediterraneo Occidentale a valutare un piano per la costituzione di un quartier generale non permanente, a rotazione tra i paesi membri, per interventi in caso di crisi umanitarie determinate da catastrofi naturali.

E’ questa la conclusione a cui sono giunti i ministri della Difesa di Algeria, Francia, Italia, Libia, Malta, Mauritania, Marocco, Portogallo, Spagna e Tunisia, a margine della riunione tenutasi in Mauritania sabato 10 e domenica 11 dicembre, a cui ha partecipato il ministro della Difesa Giampaolo di Paola.

L’Iniziativa 5+5 del Mediterraneo Occidentale, nata a Parigi il 21 dicembre 2004, rappresenta un foro di collaborazione nel settore della difesa e della sicurezza per migliorare, “tramite la realizzazione di attività pratiche e attraverso lo scambio di idee e di esperienze”, come spiegato dal sito della Difesa, la reciproca comprensione e la fiducia nell’affrontare i comuni problemi della sicurezza.

In dettaglio, l’iniziativa promuove la collaborazione in tema di sorveglianza marittima, sicurezza aerea, addestramento ed educazione, contributo delle Forze Armate alla protezione civile, cooperazione nel ricerca e soccorso.

Fonte: ministero della Difesa

Foto: la carta del Mediterraneo è di Teorie su Atlantide

Afghanistan, l’RC-W ISAF a sostegno umanitario dell’orfanotrofio di Farah per la sicurezza e il consenso

giovedì, novembre 24th, 2011 80 views

Sono attività umanitarie e, al tempo stesso, vere e proprie operazioni mirate ad accrescere il quadro di sicurezza nell’area quelle che le task force del Regional Command West (RC-W), su base brigata Sassari, stanno compiendo nell’ambito delle Operazioni autunnali nell’Afghanistan occidentale, sotto responsabilità italiana nell’ambito della missione NATO ISAF.

La recente distribuzione ad opera della Task Force South su base reggimento Sassari di materiale scolastico e di cancelleria, donato dall’Istituto Jacopo Nizzola di Trezzo d’Adda, Milano, a favore dell’orfanotrofio della città di Farah, rientra proprio nel quadro delle attività umanitarie dell’RC- W a favore della popolazione civile.

Sono numerosi i progetti umanitari che vengono realizzati da parte delle Task Forces e dei quattro Provincial Recostruction Teams (PRTs) che operano su tutta l’area di responsabilità, di cui uno italiano, costituito dal 3° reggimento Bersaglieri, responsabile della provicia di Herat.

L’obiettivo, oltre all’aspetto genuinamente umanitario, è quello di implementare la presenza sul territorio nell’ambito delle Operazioni autunnali in corso, e a premessa di quelle invernali, in tutta l’area di responsabilità dell’RC- W.

In relazione alla recente donazione all’orfanotrofio, l’RC-W fa sapere che l’Istituto tecnico statale Jacopo Nizzola di Trezzo, che ha permesso la realizzazione di questo progetto, mantiene un legame molto forte con il 152° reggimento Sassari per finalizzare progetti futuri sullo sviluppo dell’istruzione nella provincia di Farah.

L’orfanotrofio, si apprende, era stato inaugurato proprio dalla Task Force South l’11 aprile 2010. Alla sua realizzazione contribuirono in modo sostanziale e determinante le famiglie dei Sassarini dalla Sardegna e alcune associazioni benefiche no profit come la Soroptimist International e la San Giacomo, entrambe di Sassari, il Comune di Ploaghe, Sassari, e la Croce Gialla. Attualmente l’istituto ospita 193 orfani, di età compresa tra i 4 e i 12 anni, dei quali 60 bambine.

L’operazione di distribuzione è avvenuta alla presenza di autorità locali, tra cui il capo Dipartimento provinciale per le Politiche giovanili, signora Elah Noorzai, e rientra nel quadro delle attività umanitarie dell’RC- W a favore della popolazione civile.

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L’RC-W in Paola Casoli il Blog

La brigata Sassari in Paola Casoli il Blog

Fonte: RC-W ISAF

Foto: RC-W ISAF

Afghanistan, RC-W ISAF: sicurezza e consenso le parole chiave delle operazioni autunnali della Sassari

domenica, ottobre 30th, 2011 128 views

Sicurezza del territorio e consenso sono le parole chiave delle operazioni autunnali del Regional Command West (RC-W) ISAF, su base brigata Sassari.

Le Task Forces (TFs) della brigata Sassari, si apprende dal comunicato stampa dell’RC-W, hanno appena concluso un’intensa fase di attività operative autunnali su tutta l’area di responsabilità, consolidando la sicurezza sul territorio e i rapporti con la popolazione.

Il rinvenimento da parte della TF South, su base 152° reggimento Sassari e responsabile della provincia di Farah, di 100 chilogrammi di esplosivo, 1 mortaio, 4 razzi, 1 mitragliatrice Dashka calibro 12,7, 1 fucile AK 47, un cannone calibro 106, numerose munizioni e granate d’artiglieria, utilizzabili per la composizione di Improvised Esplosive Devices (IED), è un segno di aumentata sicurezza per la popolazione dell’area.

Il rinvenimento è avvenuto durante un’operazione di controllo e ricerca, che si è conclusa con il sequestro del materiale. All’operazione hanno partecipato forze afgane dell’Esercito (ANA), della Polizia (ANP) e un’unità statunitense, tutte operanti alle dipendenze dell’RC-W.

Alla sicurezza si è affiancata l’attività di sostegno alla popolazione con la consegna di medicinali e materiale scolastico, e con l’avvio di un progetto per la realizzazione di un impianto di approvvigionamento idrico nel villaggio di Lash e Jovien.

L’attività è stata condotta in piena collaborazione con l’ANA, lo Human Terrain Team (HTT) e con il Direttore provinciale del Recostruction Reabilitation (RRD), responsabili della scelta del villaggio a cui destinare il progetto.

Materiale di conforto è stato consegnato anche al carcere femminile di Herat da parte del Provincial Reconstruction Team (PRT) italiano, su base 3° reggimento Bersaglieri, che ha provveduto alla distribuzione di materiali alla presenza delle autorità civili e militari della provincia.

Alle 120 detenute e ai loro 80 figli attualmente presenti nella struttura sono stati distribuiti  medicinali, 40 stufe per il riscaldamento e kit scolastici. Materiali preziosi, tenuto conto dell’avvicinarsi della stagione invernale.

Con l’occasione il Female Engagement Team (FET) del PRT italiano ha confermato il proprio impegno a migliorare la condizione femminile nella società afgana.

Con le ultime attività dell’RC-W risultano evidenti i progressi che favoriscono la fase di ripopolamento di quelle aree dove, grazie agli aiuti umanitari, aumenta la presenza di afgani che avviano le attività umane e danno impulso all’economia locale, distaccandosi dall’influsso dei  cosiddetti malign actors.

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Fonte: RC-W ISAF

Foto: RC-W ISAF

Un lavoro per l’indignato

mercoledì, ottobre 19th, 2011 121 views

By Cybergeppetto

La foto (qui da Ansa) l’hanno vista tutti. L’indignato che scaglia l’estintore si distingue per la dinamicità della posa, roba da far invidia al famoso discobolo di Mirone.

Eppure c’è un particolare che in quest’epoca di culto della sicurezza del lavoro salta agli occhi: attaccata all’estintore in volo c’è ancora la scheda di manutenzione, quella che riporta con tanto di data tutte le volte in cui l’attrezzo è stato scaricato e ricaricato per rispettare le normative antinfortunistiche.

Ora che l’hanno arrestato, presto scarcerato e/o agli arresti domiciliari, potrà riflettere sull’opportunità che ha avuto di trovare un lavoro – perche no? – come addetto alla manutenzione degli estintori. Così come gli hacker vengono assunti dalle società di programmazione, le chiamano software house, così come gli scassinatori vengono assunti dalle ditte che producono serrature, non vedo motivi ostativi all’assunzione degli indignados nelle ditte per il controllo delle scadenze degli estintori.

Allorquando il nostro eroe avrà finito di scontare la sua pena, che dovrebbe essere scontata in galera, ma che tanto verrà ridotta cosicchè lui  passerà più fuori che dentro, potrà dedicarsi a curare la sua antica arma, magari facendola volteggiare mentre controlla la data dell’ultima ricarica.

Sarebbe un grande traguardo ricordando che  lo sventurato prima appiccava il fuoco alla macchine e poi scaricava per aria l’estintore, finendo poi  per tirarlo in testa alle forze dell’ordine.

La redenzione passa anche per un foglietto di carta con delle date sopra, nella vita puoi incazzarti quanto ti pare, sbraitare quanto vuoi, alla fine te la fai passare e ti metti a lavorare, soprattutto se hai sempre votato per i populisti che si sono fottuti i soldi per le loro pensioni fin dagli anni Settanta e ora ti guardano con aria compassionevole dimenticando che hanno lavorato e fatto lavorare i loro amici per diciannove anni, sei mesi e un giorno.

La pazienza e la cura delle schede di manutenzione è un antidoto sicuro alla rabbia dell’indignado, la sicurezza che si genera avrà il potere di far diminuire il numero di macchine date alle fiamme.

Naturalmente ci sono altre opportunità alle quali gli indignados non hanno pensato, basta riflettere un attimo per capire che tutti quelli che hanno rovesciato i cassonetti potrebbero lavorare nella aziende municipalizzate per la raccolta dei rifiuti, quelli che spaccavano le vetrine delle banche potrebbero diventare delle guarde giurate per evitare le rapine e molto altro ancora.

Insomma, il corteo del 15 scorso deve essere considerato un’opportunità di crescita, un anelito di speranza, un punto di svolta per il nostro PIL.

Dall’indignazione alla produttività il passo potrebbe essere breve.

Cybergeppetto

p.s. “er pelliccia”, un tempo noto alle cronache per aver partecipato ai gravissimi disordini del 15 ottobre 2011, è stato insignito della croce di cavaliere del lavoro per l’ormai lunga militanza nel campo della sicurezza antincendio e per l’esempio dato nel trasformare la protesta in proposta; consegna il premio il capo del movimento degli indignados.

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Indignarsi è più facile che lavorare – By Cybergeppetto (16 ottobre 2011)

Foto: Ansa

Corea del Sud, proteste contro base navale sull’isola di Jeju. Interviene polizia antisommossa

lunedì, settembre 5th, 2011 124 views

E’ dal mese di giugno, fa sapere la BBC, che una folla formata da leader politici e religiosi, oltre che da gruppi locali, sta bloccando la costruzione di una base navale sull’isola di Jeju, nella Corea del Sud.

Il timore degli attivisti è che, oltre a danneggiare l’ambiente, la base – aperta anche alle navi statunitensi  - finisca per rappresentare una provocazione per la Cina, che potrebbe sentirsi minacciata dalla presenza di navi da guerra nel Mar Giallo.

La base navale di Gangjeong, che dovrebbe essere completata nel 2014, è destinata a ospitare venti navi da guerra a protezione delle tratte marittime mercantili attraverso cui passa la maggior parte del traffico commerciale della Corea del Sud.

Per il governo coreano si tratta di un affare da 680 milioni di euro di importanza vitale per la sicurezza nazionale, con un indotto non trascurabile a tutto vantaggio della popolazione locale.

Venerdì scorso, per disperdere i manifestanti sono intervenuti un migliaio di poliziotti antisommossa. Non era più possibile ritardare la prosecuzione dei lavori.

Le Coree in Paola Casoli il Blog

Fonte: BBC

Foto: Reuters/BBC, ecolocalizer.com

Sud Sudan e Stati Uniti militarmente insieme per una strategia di sicurezza

domenica, agosto 28th, 2011 129 views

Il comandante dello United States Africa Command (Africom), generale Carter F. Ham, si è recato in Sud Sudan il 24 agosto scorso per discutere della contribuzione da parte statunitense nella stesura di una strategia di sicurezza governativa nello stato appena nato.

E’ stato il presidente Salva Kiir a chiedere l’aiuto di Washington nella costruzione di una capacità militare del Sud Sudan, divenuto ufficialmente indipendente lo scorso 9 luglio dopo un referendum unanimemente favorevole alla secessione dal nord di Omar al-Bashir.

Gli argomenti discussi, come indicato dal Sudan Tribune, si sono concentrati su un partenariato militare tra Stati Uniti e Sud Sudan per la creazione di una piattaforma comune da cui affrontare le future sfide in tema di sicurezza.

Il Sud Sudan in Paola Casoli il Blog

Fonte: Sudan Tribune

Photo courtesy of U.S. Embassy Juba, South Sudan/Africom

Torturati e detenuti in Iraq alla stregua di terroristi. Ora i due contractor umiliati possono far causa a Rumsfeld

martedì, agosto 9th, 2011 91 views

Da contractor – in Iraq, nel 2006 – se l’erano vista davvero brutta. Donald Vance e Nathan Ertel, cittadini americani impiegati nella Shield Group Security (SGS), rappresentavano una seria minaccia secondo i loro stessi connazionali e così sono stati trattati.

Arrestati e messi in detenzione a Camp Cropper (foto/Getty), l’ex prigione di Saddam Hussein vicino all’aeroporto di Baghdad, hanno subìto torture e maltrattamenti da incubo, come da loro stessi raccontato cinque anni fa. Ora, secondo quanto riportato oggi da BBC online, possono far causa a Donald Rumsfeld, l’allora Segretario della Difesa americano.

E’ stata una corte d’appello federale, con una sentenza che stabilisce la mancanza di immunità in quel caso per l’ex capo del Pentagono Rumsfeld, a consentire indirettamente a Vance ed Ertel di sporgere denuncia per quanto subìto.

Questi i fatti. Vance ed Ertel erano allora impiegati in una compagnia di sicurezza privata (PMC) irachena, la SGS, che forniva servizi di sicurezza, rilevazione delle minacce, comunicazioni radio e satellitari, addestramento, interpretariato e pianificazione d’emergenza in Iraq.

Ma qualcosa sembrava non funzionare per il verso giusto. Vance, aiutato da Ertel, cominciò a raccogliere le prove di un sistema di vendita di armi sottobanco attraverso la SGS che arrivava fino agli impiegati dei ministeri iracheni. Di più, per i due contractor la compagnia avrebbe addirittura pagato con denaro contante a ufficiali iracheni la propria influenza pubblica.

In tutta risposta ai due contractor vennero repentinamente ritirati i permessi di ingresso nella Green Zone di Baghdad. I due  vennero prelevati dai loro uffici e brutalmente perquisiti. Poi incarcerati. Ertel se la cavò con un mese e mezzo, Vance invece stazionò a Camp Croppel per oltre tre mesi.

Ora entrambi possono chieder conto a Rumsfeld delle torture fisiche e psicologiche subìte durante la prigionia, quando veniva loro impedito di ripararsi dalle luci abbaglianti, dal frastuono e dal gelo sparati sui loro volti nel più totale isolamento.

Secondo la corte d’appello di Chicago, infatti, Vance ed Ertel hanno presentato sufficienti elementi a dimostrazione del fatto che Rumsfeld ha “personalmente stabilito” la linea di condotta in violazione dei diritti costituzionali dei due contractor in corso di detenzione.

La parola passa ora alla difesa di Rumsfeld.

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The Private Security Firms and their current role – By Jethro S. (1° luglio 2011)

Fonti: BBC, NYT, Pardon my Paradox blog, Global Post

Foto: David Furst/AFP/Getty Images dal Global Post

Iraq, via i militari americani che ne sarà dell’esercito dei 5.500 contractors sul terreno?

lunedì, luglio 25th, 2011 144 views

Che ne sarà dei 5.500 contractors americani presenti in Iraq una volta che i militari US se ne saranno andati completamente?

Diventeranno una brigata combat? Chi li comanderà dal prossimo gennaio 2012 e, soprattutto, quali saranno le loro regole di ingaggio nel gestire la sicurezza dei diplomatici americani presenti nel paese?

In un articolo esclusivo di Danger Room del 22 luglio, rilanciato lo stesso giorno da ProPublica, questi quesiti sollevano pesanti interrogativi sul futuro di un paese ancora instabile dopo una guerra ufficialmente conclusa il 1° maggio 2003.

L’incertezza sul domani e l’impossibilità di accedere ai progetti futuri del Dipartimento di Stato mettono in difficoltà Stuart Bowen, lo Special Inspector General for Iraq Reconstruction (SIGIR), praticamente il successore di quello che è stato il Coalition Provisional Authority (CPA) iracheno di Paul Bremer.

Il SIGIR ha infatti confermato a Danger Room di non essere riuscito ad avere le informazioni necessarie dal Dipartimento di Stato nonostante negli ultimi mesi si sia espressamente dedicato con il suo team a ottenere indicazioni su come verranno gestiti questi contractors.

In particolare, quali saranno le regole di ingaggio? E quale sarà il canale attraverso cui i contractors riporteranno eventuali problemi connessi alla sicurezza a cui poi si dovrà dare adeguata risposta per la giusta reazione sul terreno?

Il Dipartimento di Stato, da parte sua, sembra aver fornito sempre la stessa risposta a Bowen: lei si occupi di ricostruzione, che al resto ci pensiamo noi.

Ma secondo Ramzy Mardini, un analista dell’Institute for the Study of War appena rientrato da un periodo trascorso in Iraq, “il Dipartimento di Stato non ha la percezione dell’impegno che sta per assumersi”. E in più “non ha nessuna esperienza nel gestire un esercito privato”.

E’ infatti ancora vivo il ricordo dell’incidente di Nisour Square a Baghdad nel settembre 2007, quando contractors della Blackwater uccisero diciassette civili iracheni. Allora, ricorda l’articolo, la strage aveva rappresentato il risultato di uno scarso controllo sul crescente numero di contractors assunti per la sicurezza dei diplomatici nelle zone di guerra.

E oggi?

Secondo la testimonianza di Ramdi, l’Iraq viene ancora considerata una zona di guerra dai  contractors, dato che l’atteggiamento con cui proteggono i diplomatici è uguale a quello di sempre a bordo di “macchine blindate, armati fino ai denti e con occhiali da sole scuri”.

Di più, sembra che a garantire spostamenti sicuri verrà addirittura impiegata anche una flotta di elicotteri del Dipartimento di Stato. Sarebbe la prima volta che succede, sottolinea l’articolo.

Il problema principale, fa notare Danger Room, sembra essere una “mancanza di coinvolgimento ai piani alti”, che sfocia nell’inefficienza e nell’incapacità di concludere una questione aperta, “abbozzando l’idea che i militari americani lasceranno l’Iraq nel medesimo modo in cui ci sono entrati: senza un piano degno del nome”.

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The Private Security Firms and their current role – By Jethro S. (1° luglio 2011)

Fonte: Danger Room/ProPublica

Foto: Danger Room

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