Agusta Westland

Lombardia Aerospace Cluster: Aermacchi, Agusta Westland, Secondo Mona e CGS nel progetto dedicato alle scuole tecniche lombarde

logo Distretto Aerospaziale LombardoIl distretto aerospaziale lombardo, Lombardia Aerospace Cluster, ha appena comunicato un rendiconto del progetto avviato poco prima dello scorso Natale (link articolo in calce) e dedicato alla formazione dei docenti delle scuole tecniche lombarde nell’ambito del concetto di alternanza scuola-lavoro.

Si tratta di un bilancio decisamente positivo, fa sapere il Distretto in un comunicato stampa dello scorso 30 marzo, con ben 23 docenti partecipanti, provenienti da 10 scuole delle province di Milano e Varese, per un totale di 32 ore di formazione, di cui 16 in azienda, e 4 imprese coinvolte: Aermacchi, AgustaWestland, (divisioni della One Company Finmeccanica) Secondo Mona e OHB-CGS (Compagnia Generale per lo Spazio).

Un progetto – ricorda il comunicato – partito a dicembre 2015 e conclusosi il 16 marzo scorso, pensato per realizzare un confronto concreto tra mondo della scuola e delle imprese e, di conseguenza, rinnovare gli insegnamenti trasferiti dai docenti ai ragazzi in aula.

Un valore aggiunto per le varie iniziative di alternanza scuola-lavoro, che l’industria aerospaziale della Lombardia ha voluto portare con il coinvolgimento del corpo docente degli istituti tecnici, consentendo un aggiornamento sulle competenze di maggiore rilevanza del settore dall’esperienza diretta.

Il percorso di aggiornamento – che si inquadra in un più ampio documento di intesa che vede collaborare le aziende del Lombardia Aerospace Cluster e Regione Lombardia, Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia e Confindustria Lombardia – è stato realizzato in parte alla LIUC – Università Cattaneo di Castellanza e in parte sotto forma di visita alle aziende.

Gli obiettivi erano far conoscere le aree e i ruoli di inserimento dei neo-diplomati nelle aziende, stimolare l’interazione e lo scambio di conoscenza tra scuola e industria, condividere coi professori verso quali orizzonti si sta muovendo il sistema manifatturiero legato all’aerospazio per tradurre queste informazioni in un’azione didattica efficace per il futuro occupazionale dei ragazzi e per la competitività delle imprese.

“Il corso – ha sottolineato, a sua volta il presidente del Lombardia Aerospace Cluster, Carmelo Cosentino – ha offerto ai docenti un inquadramento generale sul posizionamento dell’industria aerospaziale lombarda con un focus sui profili professionali di più stretto interesse per le imprese e sulla lean production. In azienda poi, affiancati da figure chiave aziendali, hanno visitato i reparti e le aree a elevato inserimento di diplomati delle realtà industriali del territorio.”

“I docenti coinvolti – ha spiegato Cosentino – hanno molto apprezzato la formazione svolta nelle imprese: per progettare insieme la scuola del futuro i docenti sono infatti entrati nel cuore produttivo delle fabbriche aeronautiche di Vergiate, Cascina Costa, Venegono (Finmeccanica), Somma Lombardo (Secondo Mona) e per il settore spaziale a Milano in OHB-CGS, dove si progettano e producono piattaforme per le missioni spaziali Infine, sono stati guidati in un laboratorio di progettazione metodologica per creare nuovi contenuti e nuove proposte formative da introdurre a scuola. Un percorso dalla teoria, alla pratica che ha visto coinvolte scuole e imprese in un processo virtuoso e collaborativo. Questo nostro progetto costituisce un punto di riferimento per l’alternanza scuola-lavoro in tutti i settori industriali della Lombardia”.

“Un’occasione unica – ha raccontato Claudia Mona, della Secondo Mona di Somma Lombardo – che ha aperto le porte agli insegnanti. Ai docenti è stata data l’opportunità di toccare con mano tutte le varie fasi produttive di un’azienda storica, con una produzione moderna, ben oltre l’immaginario. I professori hanno dimostrato un grandissimo interesse ed è stata occasione apprezzata anche dai nostri capireparto che si sono resi disponibili a raccontarsi e, insieme, si sono ritrovati a confrontarsi e immedesimarsi con i docenti.”

“Il minimaster H&A per Docenti di istituti tecnici che si è svolto presso la sede di Milano di OHB CGS SpA – ha confermato Paolo Cerabolini di CGS-Compagnia Generale per lo Spazio di Milano – si è rivelato un’esperienza molto stimolante poiché ha permesso una buona interazione tra scuola e industria. I docenti tutti hanno mostrato vivo interesse alla realtà aziendale, al suo funzionamento e alle sue necessità in termini di requisiti formativi richiesti al personale. Si è creato al termine del corso, un momento di discussione con ampio e proficuo scambio di vedute con i partecipanti al master, interessati a come poter svolgere al meglio il loro ruolo di formatori per offrire agli alunni gli strumenti per un migliore inserimento nel mondo del lavoro”.

“Sono certo – ha aggiunto Cerabolini – che i confronti avuti potranno essere il seme per contribuire a una formazione sempre più mirata alla crescita di figure professionali adeguate anche alla realtà industriale di un’azienda a tecnologia avanzata come la nostra”.

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Fonte e foto: Lombardia Aerospace Cluster

La SIAI Marchetti compie 100 anni: una raccolta fondi per celebrare la storia aeronautica dell’Italia e del mondo

Centenario SIAI Marchetti

Nel 2015 cade il centesimo anniversario della fondazione della SIAI Marchetti, storica industria aeronautica di Sesto Calende, in provincia di Varese.

Il Comune di Sesto Calende, insieme con il Gruppo Lavoratori Seniores della SIAI, intende celebrare il centesimo anniversario dell’azienda con una serie di specifici eventi, nei prossimi mesi di giugno e luglio, che ripercorrano il ruolo avuto dalla SIAI Marchetti nella storia della città.

2015_centenario SIAI Marchetti - Sesto CalendeUna evoluzione che ha visto il passaggio dalle prime costruzioni aeronautiche con l’uso primario del legno fino al modernissimo Centro di simulazione del volo di AgustaWestland.

La SIAI Marchetti è stata protagonista nella storia dell’aviazione sia in Italia sia nel mondo. Il periodo prebellico è stato caratterizzato dalle grandi imprese aviatorie italiane compiute con aeroplani della allora Savoia Marchetti, che hanno dimostrato al mondo il forte sviluppo della tecnologia italiana nel settore aeronautico.

Il periodo postbellico ha registrato il successo industriale e commerciale del velivolo addestratore SF260, costruito e venduto dalla SIAI in circa 1000 unità. La SIAI ha poi sviluppato l’innovativo addestratore a getto S211, oggi commercializzato da Alenia-Aermacchi con la sigla M345.

La celebrazione del centenario della fondazione permette di rivivere momenti salienti della storia della SIAI attraverso una serie di eventi che si svolgeranno sui luoghi stessi che hanno visto la sua storia, rinverdendo il legame tra il territorio e la Società. Una occasione irripetibile non solo per ogni appassionato di aviazione, ma anche per i neofiti del settore.

2015_Centenario SIAI Marchetti_Progetto-B.docxL’iniziativa del Comune di Sesto Calende e del Gruppo Lavoratori Seniores SIAI ha bisogno del supporto dei donatori e per questo ha creato un sito dedicato alla raccolta fondi, finalizzato alla realizzazione di un programma di eventi completamente dedicato al centenario (link in calce).

L’auspicio è di poter raccogliere un capitale di 100mila euro per rendere possibile una serie di occasioni di incontro, conoscenza e celebrazione di un secolo di storia aeronautica firmato SIAI Marchetti e Sesto Calende.

2015_Centenario SIAI Marchetti Sesto CalendeNel programma degli organizzatori è prevista l’esposizione nell’ area municipale di Sesto Calende del velivolo storico della SIAI Marchetti SM.80 bis, un anfibio costruito nel 1934 e attualmente conservato nel Museo Caproni di Trento.

Per tutto il periodo delle celebrazioni, giugno e luglio 2015, sarà visitabile il prototipo del S211 costruito da SIAI Marchetti nel 1981, velivolo di innegabile valore in quanto ha costituito l’ingresso della SIAI nel settore dei velivoli a getto. Ad esso sarà collegato un evento di presentazione di un libro dedicato al suo sviluppo oltre che agli altri prodotti della storia della SIAI.

Nella sede ristrutturata dell’ex-Idroscalo Sant’Anna sarà esposta una serie di documenti storici custoditi dal Gruppo Lavoratori Seniores della SIAI Marchetti-Sezione di Sesto Calende. L’idroscalo Sant’Anna è il luogo da cui hanno spiccato il volo tutti i velivoli idrovolanti e anfibi progettati e costruiti dalla SIAI Marchetti.

È prevista inoltre una serie di conferenze tematiche rivolte a ricordare alcuni aspetti rilevanti della storia della SIAI Marchetti su diverse aree di interesse:

• SIAI Marchetti e i suoi lavoratori
• La SIAI Marchetti e il territorio
• Futuro della industria aeronautica e del territorio
• Gli Atlantici

I principali negozi di Sesto esporranno per il periodo della celebrazione un documento storico SIAI Marchetti (tipicamente disegni originali, volumi, modellini, ecc) facenti parte della storia della Società.

È in programma un concorso per gli studenti delle scuole primarie/secondarie di Sesto Calende per lo svolgimento di un tema avente come oggetto fatti e persone collegate alla SIAI Marchetti. Il concorso sarà concluso da premiazione.

Verrà effettuata la proiezione di una serie di pellicole di argomento aeronautico, sia passato che moderno, senza tralasciare l’arte: sarà infatti organizzata l’esposizione di aeropittura futurista, o comunque di contenuto aeronautico, nell’area municipale di Sesto Calende, con l’esposizione di opere provenienti da importanti collezioni italiane private e pubbliche.

In concomitanza con altre manifestazioni locali a Sesto Calende sarà organizzata l’esposizione di materiale aeronautico e memorabilia finalizzati alla presentazione ed eventuale scambio di materiale aeronautico passato e recente collegato alla storia della SIAI Marchetti.

In giorni dedicati sarà possibile la visita della campana Santa Maria sulla torre campanaria di Sesto Calende, fusa negli anni 30 per ricordare i grandi voli transatlantici dei velivoli della SIAI Marchetti di quel periodo.

In considerazione del grande numero di velivoli idrovolanti e anfibi costruiti nel passato dalla SIAI Marchetti e dei loro successi internazionali, sarà organizzata sul fiume Ticino nell’area di Sesto Calende una manifestazione per idromodelli radiocomandati. Verranno presentati in volo modelli SIAI Marchetti e altri della stessa categoria.

Questo il programma dettagliato (fonte SIAI Marchetti):

13 giugno: Cerimonia inaugurazione nel Municipio di Sesto Calende;

13 giugno-25 luglio: Esposizione velivoli SIAI storici e moderni presso Municipio di Sesto Calende/ Idroscalo S. Anna;

13 giugno-25 luglio: Esposizione documenti storici e modelli SIAI nell’Idroscalo S. Anna / Sesto Calende;

13 giugno-25 luglio: Mostra aeropittura futurista nel Municipio di Sesto Calende;

13 giugno: Premiazione concorso scuole e testimonianze storiche nella Sala Marna – Sesto Calende;

21 giugno: Manifestazione Internazionale idromodelli radiocomandati presso il Ticino di Sesto Calende;

4-5 luglio: Mostra-scambio materiale aeronautico nelle vie di Sesto Calende;

11 luglio: Presentazione libro “Dall’acqua al cielo” e Progetto “Zero” nelle Officine Villella di Sesto Calende;

giugno-luglio: Conferenze su storia SIAI e sviluppo Industria Aeronautica nella Sala Marna-Sesto Calende

giugno-luglio: Proiezioni cinematografiche su tema aeronautico nella Sala Marna-Sesto Calende;

giugno-luglio: week end con visita alla campana “S. Maria” degli “atlantici” nella Torre campanaria di Sesto Calende;

25 luglio: Chiusura

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Fonte: SIAI Marchetti

Foto: SIAI Marchetti

Libano-Missione peacekeeper: conclusa al Vittoriano a Roma la mostra ideata dalla brigata Friuli e presentata dall’istituto culturale italo-libanese

Si è conclusa lunedì 14 aprile, a dieci giorni dalla sua inaugurazione, la mostra Libano – Missione Peacekeeper presentata dall’Istituto Culturale Italo Libanese in collaborazione con l’Esercito Italiano e con il patrocinio del ministero della Difesa presso il sacrario delle bandiere del Vittoriano in Roma.

Grande affluenza di pubblico, più di 12mila persone, per una esposizione ideata e realizzata dalla brigata Friuli di Bologna che, dalla sua prima presentazione nell’aprile 2013 a Tiro nei mesi trascorsi in servizio per la missione UNIFIL  nel sud del Libano, ha in questa occasione rinnovato totalmente la sua veste grafica ed espositiva grazie al significativo supporto degli sponsor del progetto  Giemme, Iveco Defence e AgustaWestland.

Più di cento fotografie e immagini, numerosi filmati di repertorio, racconti e cronache della presenza italiana nella Terra dei cedri a partire dal 1979, hanno suscitato l’interesse e la curiosità dei visitatori – anche e soprattutto stranieri – per un percorso storico-antologico sulla missione di pace più longeva dell’Esercito Italiano e sui sentimenti di stima e riconoscenza che legano alla nostra nazione la popolazione libanese.

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Fonte e foto: brigata aeromobile Friuli

Marò: ma quale figuraccia internazionale, sembra piuttosto un voto di scambio

L’orrore delle prime reazioni mediatiche italiane alla spedizione in India dei due fucilieri di Marina del reggimento San Marco, i marò sotto accusa dalla giustizia indiana per l’uccisione di due pescatori del Kerala, si è accompagnato alla considerazione dell’aggravamento dell’immagine del nostro paese sul piano internazionale.

Ciò è comprensibile, in quanto il timore che l’Italia appaia ora più debole e incerta sul piano internazionale è certamente legittimo. Ma non sembra essere altrettanto fondato. Non sul piano dell’influenza mediatica occidentale, almeno.

Al di fuori di qualche articolo di cronaca e qualche riferimento alla vicenda, che sono agevolmente rintracciabili sugli archivi online di BBC e CNN, la questione dei marò non sembra essere così rilevante sul piano internazionale, quello autorevole e che fa tendenza, intendo.

E infatti non lo è. Secondo una regola giornalistica di rilevanza, innanzi tutto, che tiene in conto ciò che ha valore in rapporto al target di diffusione dei media e, quindi, all’interessamento reale di chi poi se lo va a comprare, il giornale.

Secondo un interesse internazionale, poi, dato che i rapporti Italia-India non rappresentano un elemento di principale attrattiva quale sarebbe lo stesso rapporto tra potenze di rilievo o strategicamente interessanti, penso a Israele, Stati Uniti, Russia e, ai nostri giorni, Siria ed Egitto.

La riprova che la questione non interessa neppure i nostri vicini europei è confermata dalle dichiarazioni di Catherine Ashton, la baronessa rappresentante della politica estera dell’Unione Europea, in risposta alla lettera del gruppo facebook Ridateci i nostri Leoni: “Non sarebbe corretto per l’UE intervenire in una questione che è posta dinanzi alle competenti istanze giudiziarie di uno Stato Straniero.” L’Europa dà appoggio alla lotta alla pirateria, ribadisce il documento di risposta. Nessun dubbio, quello sì ha rilevanza internazionale.

Se poi si va oltre oceano, negli Stati Uniti, la prima cosa che ti chiedono i tassisti non è come stiano andando i rapporti con l’India, ma piuttosto come va la nostra economia e cosa caspita abbiamo intenzione di fare con il nostro governo.

Quello sì che rappresenta un elemento di interesse, perché l’economia italiana – e questo me lo ha confermato recentemente un conoscente che risiede nei Paesi Bassi e che lavora in una multinazionale – è il vero elemento di interesse sia in ambito europeo che statunitense. Siamo la quinta potenza economica nel mondo, questo è l’elemento concreto che davvero interessa la locomotiva globale.

Con questo non intendo dire che i marò non siano di interesse. Lo sono, certo che lo sono, ma solo sul piano interno. Italiano e indiano. Il fallimento della trattativa con l’India, questo “calare le braghe” che ha ricordato a molti una riedizione dell’8 settembre 1943, è un fallimento tutto nostro nei rapporti con l’India. Una notizia che può avere rilevanza giornalistica in India e in Italia.

Avrebbe potuto avere rilevanza internazionale se solo l’Italia avesse giocato fino alla fine la partita a scacchi – già vinta – con l’India, portando lo scacco matto della non restituzione dei marò per spingere l’India ad attuare la minaccia ventilata di togliere l’immunità diplomatica all’ambasciatore italiano a New Delhi, Daniele Mancino.

Allora sì che la relazione tormentata tra Italia e India sarebbe salita alle cronache internazionali occupando le prime pagine.

Perché l’India avrebbe disconosciuto la Convenzione di Vienna, di interesse internazionale, indirizzando minacce concrete a un rappresentante diplomatico. E la diplomazia è questione globale, se toccata si toccano gli interessi di qualsiasi stato del globo. Una rilevanza della notizia indiscutibilmente internazionale, non solamente sul piano mediatico.

La figuraccia non è dunque con l’Europa o con gli Stati Uniti, né tantomeno appare esserlo con l’India, paese che ha dimostrato di non avere una condotta chiara e lineare, per la mancata traduzione in inglese degli atti processuali relativi all’accusa ai marò, in primo luogo, per tutte le scorrettezze che ne sono seguite poi e per la messa in discussione, novità di ieri, e oggi ritrattata, della parola data per iscritto di non applicare la pena di morte nel caso i marò vengano dichiarati colpevoli dal tribunale indiano.

L’unica figuraccia che ha fatto l’Italia è con il proprio popolo. È con gli stessi marò, che sono rientrati in patria per dare il voto a chi poi li avrebbe rispediti in India dopo aver battuto la grancassa della non restituzione in virtù del diritto internazionale.

Questo mangiarsi e rimangiarsi la parola da parte dei vertici diplomatici, militari e politici italiani potrà essere ricordata nel futuro sul piano internazionale qualora l’India dovesse diventare quella gran potenza globale che vorrebbe essere. Perché allora sarà una potenza cresciuta sulle scorrettezze consentite e corroborate dalla debolezza dei vertici dell’Italia.

Il problema, dunque, è tutto nostro. Più che una figuraccia sul piano internazionale c’è invece il timore che la consegna dei due marò rappresenti una sorta di voto di scambio. Sullo sfondo c’è l’ombra dello stallo che si è venuto a creare con l’Agusta Westland per il contratto degli elicotteri che l’India dice di aver sospeso dopo la questione delle tangenti pagate dall’allora ad, Giuseppe Orsi, all’ex capo di stato maggiore dell’Aeronautica indiano, Sahsi Tyagi, notizia riportata dalle cronache giudiziarie dei due paesi.

Una situazione che potrebbe costare cara alla Agusta Westland, del gruppo Finmeccanica, non soltanto per l’affare messo in discussione dopo il lauto incoraggiamento già versato, secondo quanto ci ha fatto sapere la cronaca recente, ma perché in questo modo, e con l’implicazione dei vertici coinvolti nella vicenda giudiziaria, rischia di passare nelle mani degli inglesi della Westland, che ancora non hanno digerito di aver perso il loro impero e male hanno tollerato l’uscita di scena da una joint venture originariamente paritaria.

Questa, semmai, è l’unica implicazione, ora, sul piano internazionale.

E ancora di più preoccupa questa consegna se solo si prova a ipotizzare l’aspettativa di chi attende di conoscere il destino del contratto in sospeso: fa rabbrividire l’idea che qualcuno possa essere in attesa di conoscere la reale efficacia del sacrificio umano appena compiuto.

Ancor più triste appare la faccenda se si avvicina a questo bisbiglio il rumor che sta circolando in facebook a corredo di una foto dei due sfortunati marò. Nella didascalia viene fatto riferimento al ministro della Difesa, che si sarebbe “battuto come un leone in consiglio quel pomeriggio maledetto” e alle “sabbie mobili della politica, degli affari e della pavida/viscida Cooperazione allo sviluppo”; alla richiesta di maggiori chiarimenti la risposta viene procrastinata a martedì prossimo, quando si svelerà il tutto.

Dunque proprio nei prossimi giorni, se l’indiscrezione è fondata, sapremo cosa ha determinato l’immolazione dei due fucilieri della Marina Militare Italiana. Chissà, magari sì sarà una notizia di rilevanza internazionale.

PC

Foto da facebook

Marò: il loro rientro è nei meandri dell’affaire Finmeccanica più che nelle stanze della Farnesina

By Vincenzo Ciaraffa

Quando il 5 luglio del 1950 fu ucciso, non si sa bene da chi né dove, tra le armi del bandito Salvatore Giuliano fu ritrovato un mitra Thompson che recava incisa sul calcio di legno la seguente scritta: «Carabinieri! Per voi vedo malo e oscuro cammino».

Cosa, poi, c’entri quella scritta con Finmeccanica, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marò del San Marco da un anno illegalmente trattenuti in India perché accusati di avere sparato a due pescatori indiani, forse lo vedremo nelle prossime settimane, per adesso cerchiamo di capire cosa sta succedendo in Italia, oltre alle dimissioni del papa e una bruttissima campagna elettorale.

Il GIP del tribunale di Busto Arsizio ha disposto l’arresto del presidente di Finmeccanica, Giuseppe Orsi, con l’accusa di corruzione internazionale, peculato e concussione, per delle tangenti da 51 milioni di euro che sarebbero state pagate da Finmeccanica ad alti gradi dell’esercito indiano per agevolare la vendita di dodici elicotteri AW101.

Lo stesso GIP, e con le medesime accuse di Orsi, ha disposto misure restrittive anche per l’amministratore delegato dell’azienda consociata costruttrice degli elicotteri, l’Augusta Westland, e per i supposti intermediari della mazzetta. Il governo indiano (in verità non troppo scandalizzato) ha chiesto all’Italia l’accesso alle informazioni riguardanti l’inchiesta, accesso ovviamente negato perché il procedimento giudiziario è ancora nella fase delle indagini preliminari. Poi il Ministero della Difesa indiano, facendo lo gnorri, ha deciso di inviarci in casa (pensate, gli indiani!) dei propri 007 per far luce sulla sospetta corruzione negli alti gradi dell’esercito ed è probabile che anche a loro non sarà consentito di andare a mettere il naso negli atti giudiziari in fattispecie.

L’India  – come Latorre e Girone stanno sperimentando da un anno sulla loro pelle –  non possiede quella che potremmo definire  una “raffinata” cultura giuridica e, pertanto, potrebbe non prendere bene il fatto che a dei suoi funzionari siano sbattute le porte in faccia in questa fase preliminare del procedimento e reagire, così, a qualche forma di ritorsione contro il nostro Paese. Se ciò dovesse verificarsi, indovinate un po’ con chi se la prenderebbe?

Ma troppo presi da una campagna elettorale che, senza tregua, dura ormai da vent’anni, i politici italiani a questa evenienza non hanno neppure pensato, limitandosi a commentare la notizia degli arresti avvenuti in Finmeccanica: Berlusconi ha detto che è inutile fingere di cadere dal pero perché «così fan tutte» in Italia e all’estero; Monti ha rivendicato a sé il merito dell’inchiesta (e Montepaschi, no. Nevvero?). Bersani, poi, ha anticipato l’intenzione di varare un’ennesima legge anticorruzione se mai diventerà premier: di quale legge anticorruzione va cianciando costui (incominciasse a fare anticorruzione nei feudi del PD come Montepaschi…) se, nel caso dei marò, è stato proprio lo Stato italiano a non aver le carte in regola!

Lo stesso soggetto (lo Stato italiano), infatti, mentre da un lato trattava con l’India per la fornitura di mezzi e tecnologia militare giacché principale azionista di Finmeccanica, dall’altro doveva darsi da fare per portare i due marò a casa.

Le domande sono: «L’Italia poteva fare la voce grossa con un soggetto al quale stava vendendo tecnologia militare e distribuendo – pare – 51 milioni di euro in mazzette? Poteva instaurare un cazzuto contenzioso con un compagno di merende, come avrebbe detto la buonanima di Pacciani?».

Ai magistrati  – senza la cui opera ventennale è innegabile che il Paese sarebbe affogato nella cloaca  della corruzione istituzionalizzata –  vorremmo ricordare, invece, un paio di cosine. Se è vero che gli Stati non si possono amministrare unicamente con i Paternostro, è vero anche che essi non si possono governare come il “Club dei virtuosi” e che, spesso, la loro sopravvivenza fonda su operazioni che non definiremmo immacolate in condizioni normali. Le regole del gioco di queste operazioni non esistono perché gli addetti ai lavori, in virtù di un ingaggio politico di massima, devono spesso improvvisare sul terreno contro un nemico, mutevole, invisibile e molto pericoloso perché agisce nell’ombra.

Infliggere, poi, dieci anni di carcere a chi questo gioco ha dovuto condurre, come nel caso del Generale Pollari, ci sembra un tantino fuori luogo. Peraltro, chi difende lo Stato per “vie diversamente democratiche” si ritrova sempre a giocare un gioco le cui regole – lo ripetiamo! – non sono state scritte da lui.

Questo vale anche per la vendita di materiale all’estero, specialmente nei Paesi del terzo mondo, dove la mazzetta è ormai diventata un istituto imprescindibile da ogni tipo di consorzio commerciale. Adesso la cosa che temiamo di più è che gli indiani disdicano l’ordinativo dei dodici elicotteri e inseriscano l’Italia nella lista nera di quelle nazioni che non venderanno più neppure un bullone a casa loro. Infatti, se ciò dovesse malauguratamente accadere, ci verrebbero a mancare l’unica, reale arma di pressione su di una nazione che sta armando vertiginosamente e che, perciò, ha grande fame di tecnologia europea.

Sì, perché è inutile fingere un grande sforzo politico per liberare i marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone: la loro libertà si costruisce nei meandri delle mazzette dell’affaire Finmeccanica, mica nelle stanze della Farnesina. Ecco perché a proposito della liberazione dei nostri due marò ci siamo ricordati del mitra di Salvatore Giuliano: «Per voi vedo malo e oscuro cammino».

Vincenzo Ciaraffa

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Cyber epigrammi – Mandateci Finmeccanica dai Marò – By Cybergeppetto (29 maggio 2012)

Foto: trasportando.com

Dai francobolli agli elicotteri. Sono sempre gli interessi di bottega a prevalere

By L’Anacoreta

Qualche giorno fa ero in treno e stavo rientrando a Roma al termine di una attività condotta presso la sede italiana di una grossa azienda internazionale, quando, leggendo un articolo dal titolo “Monti vuole Sarmi e non Di Paola” (tratto da Milano Finanza), ho provato una sensazione di estremo sconforto, direi quasi di disperazione.

Adesso vi spiego il perché di tale stato d’animo.

Con i miei due colleghi avevamo appena concluso un ciclo di formazione rivolto ai dirigenti di questa azienda, il cui tema centrale era stato quello di orientare il gruppo a finalizzare le capacità e le competenze in possesso dei suoi executive, evitando che queste potessero essere disperse assegnando loro funzioni e responsabilità organizzative esclusivamente in base a criteri di scelta rispondenti a logiche di bilanciamento delle correnti interne al gruppo stesso.

In sintesi: se sei stato responsabile del settore risorse umane in un comparto della società prettamente a orientamento industriale, non puoi passare sic et simpliciter a essere responsabile del settore marketing e vendite nell’ambito alimentare! Personalmente ero molto soddisfatto in quanto l’attività aveva avuto un feedback estremamente positivo: i nostri committenti avevano accettato e condiviso tale concetto organizzativo.

Immaginate, invece, la mia delusione quando ho letto l’articolo di MF dove si riportavano le manovre politiche che si sono scatenate per definire i nuovi vertici di Finmeccanica dopo la brillante uscita di scena di Giuseppe Orsi!

Per ricapitolare il contenuto dell’articolo, la situazione descritta è la seguente.

Nella corsa a individuare i nuovi vertici di Finmeccanica, il PD vorrebbe portare al timone del gruppo l’ammiraglio Giampaolo Di Paola, attuale ministro della Difesa.

Il candidato è perfetto: è un esperto di settore (da militare ha ritenuto indispensabile dotare le nostre forze armate di una seconda portaerei), in più è diventato un navigato politico in quanto, durante il suo mandato come ministro, ha parlato e promesso molto ma alla fine non sembra che abbia realizzato in concreto granchè (ha quindi mantenuto lo status quo indispensabile a far sopravvivere questo sistema politico che molto parla e poco fa!). Ma purtroppo esiste un ostacolo.

Infatti, c’è una legge del 2004 che sancisce che debba passare almeno un anno prima che un ex-ministro possa ricoprire incarichi di vertice in società pubbliche o private.

Tuttavia (dato che il candidato “è molto stimato anche dal capo dello Stato”), in totale assenza di una qualsiasi forma di pudore, il partito di Pier Luigi Bersani (il candidato dell’onestà a cui affidare il futuro del nostro paese) ha trovato la soluzione per aggirare tale inopportuno e, direi, berlusconiano cavillo normativo.

Lo strumento che i Bersani & C. hanno pensato per risolvere il problema è quello di varare un apposito decreto che, raccogliendo “il consenso anche delle altre forze politiche”, consenta il passaggio diretto del nostro Ammiraglio da una poltrona all’altra.

In questo modo ancora una volta la ragion di stato (e gli interessi di bottega, soprattutto) trionfano sulle leggi, dimostrando che nel nostro paese si può fare tutto e il contrario di tutto, basta che ci sia l’interesse di un partito o di una parte politica!!!!

Il premier Monti, però, non ci sta e fa sapere che la sua scelta ricadrebbe invece sui nomi di manager pubblici quali Massimo Sarmi (Poste Italiane) e, in seconda battuta, Antonio Mastrapasqua (INPS).

Il criterio di queste possibili candidature non è chiaro, entrambe provengono dalla Sapienza e non dalla Bocconi (è una pecca grave ma, si sa, l’eccezione fa la regola), non hanno operato nel settore specifico di Finmeccanica (maggiore industria del settore Difesa), non hanno problemi di essere riciclati in quanto non sono ministri di un governo dimissionario, chissà …….?

Fermo restando che non metto in dubbio né l’onesta dei candidati né le loro capacità professionali, il mio sconforto è dovuto ai seguenti fattori.

In primo luogo mi colpisce e mi offende la totale assenza, anche minima, di dignità che continuano a dimostrare gli esponenti politici che governano questo paese, quando si fanno beffe del rispetto delle regole che proprio loro stessi hanno approvato e si sono dati.

Se una qualche legge intralcia il conseguimento dei loro interessi di casta e di bottega, allora, calpestando tutto e tutti, la cambiano subito senza pensarci, anzi, lo giustificano come una eccezione indispensabile (anche Machiavelli si rivolterebbe nella tomba davanti a una tale sfacciataggine).

In secondo luogo sono esterrefatto dalla leggerezza con la quale chi governa il paese pretende di spostare un dirigente da un settore a un altro completamente differente, assumendo come scontato che si possa passare tranquillamente dalla gestione dei francobolli a quella degli elicotteri!

Terzo e non ultimo, come contribuente mi fa arrabbiare che nessuno si preoccupi che la Finmeccanica, sbandierata da alcuni giornalisti come “’eccellenza italiana invidiata nel mondo”, sia costretta a pagare 51 milioni, dicasi 51 milioni di euro, per piazzare una commessa di dodici elicotteri.

Se, come ha detto l’ex presidente Orsi, lui ha agito nell’interesse dell’azienda, allora mi viene il sospetto che il prodotto della Finmeccanica non sia assolutamente concorrenziale se necessita di avere una promozione di 51 milioni di euro in bustarelle e che, quindi, questa sbandierata perla di azienda di stato non sia altro che un grosso bluff.

E come contribuente mi riesce difficile accettare di dover mantenere in vita qualche cosa che, alla fine, produce un prodotto di design: bello, ma che non si vende perché non è buono!

Io come cittadino mi vergogno di questa situazione che offende e svilisce il mio paese, purtroppo però da episodi come questo constato che la nostra classe dirigente – presa nel suo insieme senza distinzione alcuna di bandiera o schieramento – ha perso qualsiasi scrupolo e ha abiurato a qualsiasi forma di ritegno morale, dimostrando di essere pronta a tutto pur di pervenire a soddisfare logiche di parte scollegate da qualsiasi razionalità organizzativa.

Calpestare le leggi con l’adozione di provvedimenti ad personam o nominare il presidente di una azienda pubblica in base a valutazioni contrarie a qualsiasi criterio organizzativo, e in assenza di una visione funzionale concreta, sono modalità non degne di una classe dirigente che vuole governare, o che è convinta di essere deputata a governare un paese civile.

L’Anacoreta

Foto: Getty Images/lettera43

Addestramento pre-Afghanistan per la Merlin Helicopter Force della Raf: è la Exercise Merlin Vortex in Usa

Merlin Ex Merlin VortexE’ iniziata la Exercise Merlin Vortex per gli equipaggi della Royal Air Force nella Naval Air Facility di El Centro a San Diego, in California. Obiettivo l’addestramento a operare in condizioni estreme con temperature in tutto simili a quelle che gli equipaggi troveranno in Afghanistan: picchi di caldo fino ai 50 gradi centigradi diurni.

La varietà delle caratteristiche del terreno offerta dall’area di esercitazione permette agli equipaggi si raggiungere alti livelli di preparazione a tutto vantaggio del dispiegamento in Afghanistan previsto per il prossimo mese di dicembre.

Il deserto californiano consente inoltre di provare tecniche di atterraggio in condizioni particolarmente “polverose”. Mentre le diverse altezze dei rilievi montuosi porteranno gli equipaggi dei Merlin ad addestrarsi in condizioni limite, secondo la nota diffusa dal ministero della Difesa britannico.

Questa esercitazione di quattro mesi ha preso inizio quando ancora in UK non sono sopite le critiche agli equipaggiamenti dei Merlin destinati all’Afghanistan.

Da circa un mese, infatti, la rivelazione di un equipaggiamento inadatto a scongiurare le conseguenze di proiettili e di attacchi condotti con rpg ha messo in crisi l’immagine degli elicotteri Merlin della Raf, oltre che quella dei leader politici del Regno Unito.

Le dichiarazioni provenivano da piloti britannici – irritati per essere stati ignorati nelle loro richieste di blindature ed equipaggiamenti migliori – in un periodo in cui i decessi dei soldati britannici al fronte stava aumentando di pari passo all’aumento degli attacchi Ied condotti sulle strade. Elemento che spiega quanto si delineasse necessaria la presenza di mezzi da trasporto per via aerea in un’area così insidiosa quale l’Afghanistan.

Il Merlin è un elicottero da trasporto di fabbricazione anglo-italiana in grado di fornire supporto essenziale alle operazioni di terra. E’ conosciuto anche con la sigla EH-101 e viene costruito negli stabilimenti italiani della Agusta Westland del Gruppo Finmeccanica di Vergiate, in provincia di Varese, e in quelli britannici di Yeovil, nel Somerset.

Articolo correlato: Ex Merlin Vortex Usa: equipaggi della Raf pronti al decollo, destinazione Afghanistan (6 novembre 2009)

Fonti: MoD, Armed Forces Int’l, Agusta Westland, Daily Telegraph

Foto: MoD (Crown Copyright/MoD 2009)