Comando Militare Esercito Lombardia

Esercito: il CME Lombardia a Milano AutoClassica con l’Alfa Matta e la Lancia Aprilia del 1939

L'Esercito alla 5^ edizione di Milano Autoclassica5Si è conclusa domenica 20 marzo, fa sapere il Comando Militare Esercito (CME) Lombardia, la partecipazione dell’Esercito alla 5^ edizione di Milano AutoClassica, il salone italiano dell’auto classica e la vetrina di stile per la presentazione di nuovi modelli, andato in scena dal 18 al 20 marzo scorsi alla Fiera Milano Rho.

Moltissimi i visitatori, anche stranieri provenienti da Francia, Inghilterra, Germania e Svizzera, che nella tre giorni di Rho hanno affollato gli spazi del polo espositivo milanese e visitato lo stand allestito dal CME.

Tra le vetture che hanno fatto la storia dell’automobile e le tante anteprime presenti, grande l’interesse del pubblico per il Veicolo Tattico Leggero Multiruolo (VTLM) Lince, il mezzo dell’Esercito impiegato nelle principali missioni internazionali. Tantissimi i giovani e giovanissimi che, attratti dalla possibilità di salire sul blindato, hanno chiesto informazioni ai militari del reggimento di Supporto tattico e logistico (RESTAL) del comando del Nato Rapid Deployable Corps Italy (NRDC-ITA).

L'Esercito alla 5^ edizione di Milano Autoclassica4Parecchi i visitatori interessati anche alla Lancia Aprilia del 1939 targata Esercito Italiano (EI). Si tratta di una vettura dalle brillanti prestazioni, disegnata dalla Lancia per la Mille Miglia e impiegata dall’Esercito.

Dal 1956 è custodita nel Museo Storico della Motorizzazione Militare di Roma, il complesso museale che costituisce l’unica esposizione permanente esistente in Italia dei veicoli che hanno caratterizzato un secolo di storia della Motorizzazione Militare. All’interno delle sale sono presenti più di 300 unità tra automobili e autocarri civili e militari d’epoca e 60 motocicli di elevato valore storico.

Ospite d’eccezione, allo stand dell’Esercito, per Milano AutoClassica 2016, è stata l’Alfa Romeo “Matta” della Scuderia del Portello, la vettura fuoristrada prodotta negli stabilimenti della Casa milanese tra il 1951 e 1955.

L'Esercito alla 5^ edizione di Milano Autoclassica3Nata per sostituire le infaticabili Jeep Willys e Ford recuperate dagli americani, deve il suo nome a un’abile campagna pubblicitaria orchestrata dal colonnello Ferruccio Garbari insieme a Giuseppe Busso e Guido Moroni. Ne furono prodotti 6 prototipi e 2.059 esemplari e quello esposto ha anche partecipato alla Mille Miglia 2015, rievocando i fasti dell’antenata che, nel 1952, vinse la storica competizione (categoria Veicoli militari).

La Scuderia del Portello è un’associazione sportiva italiana dedita all’attività agonistica delle vetture Alfa Romeo, la cui sede ufficiale si trova all’interno del museo storico Alfa Romeo di Arese. Fu fondata ad Arese il 3 febbraio 1982 nell’ambito del Centro direzionale Alfa Romeo e, da allora, è fatta custode del patrimonio storico del Museo di Arese organizzando e promuovendo, da oltre vent’anni, la premiazione dei Campioni Alfa Romeo.

L'Esercito alla 5^ edizione di Milano Autoclassica2Il salone di Rho è stato anche l’occasione, per il pubblico presente, di provare il simulatore di guida di motociclette dell’Esercito Italiano e di ricevere nozioni specifiche sulle tecniche di guida sicura da parte di personale qualificato della Scuola Trasporti e Materiali (TRAMAT) dell’Esercito.

Inoltre, i militari dell’Infoteam del Comando Militare regionale hanno fornito, ai giovani interessati all’arruolamento nell’Esercito, informazioni sulle opportunità professionali in ambito Forza Armata e in particolare notizie dettagliate sulle modalità di partecipazione ai concorsi per l’arruolamento nella Scuola militare Teulié di Milano e Nunziatella di Napoli e informazioni sul bando di concorso per i Volontari in Ferma Prefissata (VFP) di 1 anno.

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Fonte e foto: CME Lombardia

L’Esercito a EXPO 2015 con le fanfare dei Bersaglieri sul Decumano

20150927_EXPO Milano_fanfare dei Bersaglieri_Esercito Italiano (1)Ieri, domenica 27 settembre, quattro fanfare dei bersaglieri in congedo si sono esibite a EXPO Milano 2015, fa sapere il reggimento Artiglieria a cavallo Voloire.

In tutto sono stati più di 100 i fanti piumati che si sono radunati a EXPO 2015, provenienti dalle fanfare Manara di Milano, Colombo di Lecco, Garavaglia di Magenta e Tramonti-Crosta di Lonate Pozzolo.

Le fanfare, dopo aver omaggiato la statua della Madonnina, hanno percorso il Decumano di corsa, tra marce e inni; appena raggiunto Piazza Italia hanno intonato e cantato insieme l’Inno di Mameli.

Alla manifestazione hanno partecipato oltre 200mila visitatori e diverse autorità, tra cui il dottor Giuseppe Priolo, viceprefetto vicario di Milano, la dottoressa Sabrina Marino, vicesindaco di Lonate Pozzolo, e il generale Antonio Pennino, comandante del Comando Militare Esercito (CME) Lombardia.

20150927_EXPO Milano_fanfare dei Bersaglieri_Esercito Italiano (2)L’esibizione, organizzata dall’Associazione Bersaglieri in collaborazione con l’Esercito Italiano, ha concluso le commemorazioni del 145° anniversario della Breccia di Porta Pia. Il 20 settembre 1870, infatti, i Bersaglieri posero fine al potere temporale del papato conquistando Roma, che fu annessa al Regno divenendo da allora la Capitale d’Italia.

L’Esercito Italiano, nell’ambito dell’operazione Strade Sicure, dal 1° maggio sta contribuendo in collaborazione con le Forze dell’Ordine alla sicurezza del sito dell’EXPO con oltre 1.600 militari (cinofili, alpini, bersaglieri, lagunari, paracadutisti, artiglieri, genieri e cavalieri).

20150927_EXPO Milano_fanfare dei Bersaglieri_Esercito Italiano (3)Articoli correlati:

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Il reggimento Voloire in Paola Casoli il Blog

Fonte e foto: reggimento Artiglieria a cavallo

20150927_EXPO Milano_fanfare dei Bersaglieri_Esercito Italiano (4)

L’Esercito marciava…” sotto l’Arco della Pace: la staffetta è oggi a Milano. Foto

Taglio nastro Milano Arco della PaceIn occasione della commemorazione del Centenario dell’inizio della Prima Guerra Mondiale, oggi, 20 maggio, è transitata da Milano, sotto la splendida cornice offerta dall’Arco della Pace, la staffetta militare che sta attraversando l’Italia nell’ambito del progetto “L’Esercito marciava..”.

L’evento ha avuto inizio con il consueto taglio del nastro da parte del Comandante Militare Esercito Lombardia, generale Antonio Pennino, alla presenza delle massime autorità militari e civili, tra le quali il Prefetto di Milano, dottor Francesco Paolo Tronca, il Questore di Milano, dottor Luigi Savina, l’assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro della Regione Lombardia, dottoressa Valentina Aprea, e l’assessore alla Sicurezza, al Comune di Milano, dottor Marco Granelli.

Tedofora Federica Dal Ri sotto l'Arco della PaceIl generale Pennino nel corso del suo intervento ha ricordato che l’iniziativa “L’Esercito marciava…” vuole commemorare il centenario dall’entrata dell’Italia nella Grande Guerra che, a distanza di un secolo, offre uno dei principali spunti di riflessione per evocare l’importanza della pace tra i popoli.

Inoltre, ha continuato, “l’iniziativa rappresenta l’occasione per condividere con la popolazione italiana i valori, i sentimenti, gli ideali dei nostri avi, che sono ancora quelli dell’Esercito di oggi”.

Esercito marciava Arco della PaceInfine, il generale ha concluso evidenziando il ruolo svolto oggi dall’Esercito che grazie alla capacità “dual-use” dei Reparti dell’Arma del Genio, oltre all’impiego operativo nelle missioni internazionali, è in grado di intervenire in ogni momento, in sinergia con gli organi della Protezione Civile e le Prefetture, su tutto il territorio nazionale a supporto della comunità, in attività di pubblica utilità, come testimoniato dal recente intervento in occasione delle alluvioni che hanno colpito il paese.

La staffetta è arrivata da Torino con la tedofora caporal maggiore scelto Federica Dal Rì, mezzofondista di punta del Centro Sportivo Olimpico dell’Esercito, la quale, scortata dagli allievi della Scuola Militare Teulié che portavano un grande drappo tricolore, è transitata sotto l’Arco della Pace, cedendo poi il testimone all’altro staffettista, il Comandante della Scuola Militare Teuliè, colonnello Gioacchino Violante.

TEDOFORO COL. VIOLANTEIl passaggio sotto l’Arco è stato ritmato dal suono della “Batteria Tamburi” degli Allievi della Scuola Militare Teuliè. Il tedoforo subentrante è partito, invece, al suono del bersaglieresco pezzo musicale di “Flick e flock” che ha dato la “carica emotiva” per il successivo tratto del percorso che porterà la staffetta in serata a Brescia, fa sapere l’Esercito.

Nel corso dell’evento, le autorità civili e militari hanno consegnato, agli eredi dei militari che hanno preso parte alla Grande Guerra, copia di quel documento che costituisce la sintesi della storia militare dell’individuo: lo stato di servizio. Nella stessa occasione è stata anche premiata la classe III C della scuola media statale G.B. Rubini di Romano di Lombardia, risultata tra le vincitrici del concorso fotografico “La via della Grande Guerra”, promosso dall’Esercito e rivolto agli studenti con l’obiettivo di coinvolgerli nel ricordo attualizzato della Grande Guerra.

Tedofora Dal Ri sotto drappo tricolorePresenti scolaresche e numeroso pubblico, composto, in buona parte, da componenti delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma che hanno potuto ammirare, negli stand espositivi organizzati dal Comando Militare Esercito Lombardia, i mezzi moderni dell’Esercito, tra cui il Lince, mezzo blindato usato soprattutto nelle missioni internazionali, insieme alle armi e alle uniformi della Grande Guerra dell’Ufficio Storico dello stato maggiore dell’Esercito.

Dall’11 maggio 2015 lungo tutta la Penisola una staffetta di soldati, partendo da cinque diverse località (Trapani, Lecce, Cagliari, Aosta e Bolzano), e correndo ininterrottamente, ha attraversato vie, borghi, paesi, sacrari e città fino a giungere, la sera del 24 maggio, a Trieste dove l’evento musicale, condotto dal professor Umberto Broccoli, in piazza Unità d’Italia, chiuderà ufficialmente l’intera manifestazione (link articoli in calce).

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L’evento conclusivo a Trieste in Paola Casoli il Blog

Il Centenario Grande Guerra in Paola Casoli il Blog

Fonte e foto: Esercito Italiano

Scorcio dispositivo promozionale Arco della Pacxe

passaggio tricolore sotto Arco della Pace

Tra boots on the ground e social media: appunti dalla conferenza La Guerra delle Donne, del CME Lombardia

20150306_Palazzo Cusani Milano_Com Mil Esercito Lombardia_conferenza La Guerra delle Donne_IntlHubPiù comunichi e più il tuo messaggio è efficace. Questa affermazione è qualcosa di più, oggi, del dire che se non comunichi non esisti, lo slogan tanto caro alle scuole di comunicazione di oltre dieci anni fa quando la carta stampata era ancora il padrone quasi indiscusso della comunicazione, mentre il principio della condivisione e dell’interazione online era, forse, ancora allo stadio embrionale in Italia.

Con questo concetto dell’efficacia del messaggio, basato sulla condivisione, ho aperto un recente articolo sul mio blog relativo al nuovo sito online del Corpo d’armata di reazione rapida della Nato (Nrdc-Ita), che ha da poco ridisegnato il proprio website implementandolo con i nuovi profili social sull’onda dell’apertura comunicativa manifestata negli ultimi anni dalla Nato nei confronti dei new media.

Conferenza 6 marzo 2015_Invito_smallPartendo da questa considerazione, proprio sulla base dei cambiamenti che hanno investito il mondo della comunicazione facendo affiorare nuovi bisogni e nuove urgenze comunicative in termini di mezzi e contenuti, ho poi impostato un mio recente intervento nell’ambito di una conferenza che si è tenuta a Palazzo Cusani, Milano, venerdì 6 marzo, mettendo a disposizione dell’interessante evento, organizzato dal Comando Militare Esercito Lombardia nel Centenario della Grande Guerra, la mia esperienza di giornalista così come l’ho vissuta nell’ultimo decennio.

L’intento della mia presentazione era esattamente quello di fornire un punto di vista ulteriore, diretto e attivo, quale strumento per accostarsi alla lettura dei cambiamenti avvenuti nel mondo della comunicazione dal 2004 in poi. L’evento di cui ero ospite, infatti, avendo come obiettivo quello di ripercorrere gli ultimi 100 anni della nostra storia con particolare attenzione al lavoro e all’attività delle donne, ha rappresentato la giusta occasione per parlare dell’evoluzione del mondo del giornalismo.

Ho aperto la mia presentazione, “Giornalismo tra boots on the ground e social media. Un’esperienza personale!”, con un riferimento al “giornalismo fatto con la suola delle scarpe”, come indicava il giornalista e militare Egisto Corradi, inviato del Corriere della Sera nel secondo dopoguerra, ponendolo in contrapposizione al mondo dei social media.

Lo stimolo proposto alla platea era quello di individuare un punto di incontro tra i due elementi, riflettendo sulle caratteristiche dell’uno e dell’altro.

Al di là della soluzione trovata, necessariamente soggettiva e sempre certamente dotata di forti e convincenti motivazioni, individuare un punto di incontro in cui il giornalismo tradizionale vada a braccetto con il mondo dei new media rappresenta, di certo, un momento di estrema riflessione

Se da una parte il giornalista garantisce l’accuratezza delle notizie in modo auspicabilmente certo e oggettivo, dall’altra il citizen journalist, questo spettatore occasionale del fatto stesso nel momento in cui avviene, è in grado di fornire un resoconto immediato, essendo nella maggioranza dei casi la fonte diretta.

E non è detto che questo soggetto non possa essere un giornalista, anche se ciò non è né necessario, né sufficiente.

Tralasciando in questa occasione le polemiche sulla professionalità, concentriamoci proprio sulla pluralità di fonti che il citizen journalism è in grado di offrire. Esempio tra tutti in termini di efficacia, grazie anche alla sua costanza nel narrare, è il blog del ragazzo iracheno indicato con il nome di Salam Pax, che nel 2003 ha offerto al mondo la cronaca dei bombardamenti che avvenivano nella sua città durante la terza guerra del Golfo. Esempio più recente è il filmato, anzi, i filmati, perlopiù girati da privati cittadini con i propri smartphone, dell’attacco ai danni del magazine satirico francese Charlie Hebdo. O, ancora, anche se meno recenti ma di sicuro un punto di riferimento mondiale nella rivoluzione dell’utilizzo dei mezzi quali veicolo di comunicazione, i tweet e i post dei ragazzi protagonisti della Primavera araba, che dal Nord Africa hanno affidato alla rete i loro messaggi per l’umanità.

Tutto questo ha rappresentato indubbiamente un cambio nella scelta del vettore dell’informazione, ovvero il mezzo su cui far viaggiare il proprio messaggio. Cambiamento questo così urgente e frenetico da mettere in discussione la figura del giornalista che consuma la suola delle proprie scarpe, incastonandolo in un fulgido passato e togliendogli il privilegio di essere l’unico testimone o relatore di fatti lontani.

I grandi Mo e Terzani, ma prima ancora l’inimitabile Fallaci, hanno pavimentato la strada per gli inviati moderni. Che a loro volta si sono visti sorpassare in termini di tempismo nella pubblicazione dal nuovo esercito di stringer indipendenti.

Quello che conta ora, sospendendo il giudizio che servirebbe solo a una sterile difesa di posizioni ormai anacronistiche, è la velocità e la capillarità dell’informazione che i nuovi mezzi rendono possibile.

Più comunichi e più si diffonde il tuo messaggio, quindi maggiore è la visibilità. E più è ampia la visibilità, maggiore l’interazione. Con tutti i suoi pro e contro!

Il concetto che caratterizza l’attuale mondo dei social media è apparso chiaro non solo al mondo della comunicazione tradizionale, tutte le maggiori testate tradizionali della carta stampata, hanno rapidamente creato redazioni web per far fronte alla terribile caduta di visibilità e di vendite – nonostante il generoso e copioso abbinamento di inserti e regali a ogni edizione – ma anche agli organismi di comunicazione propri dei vari settori istituzionali. La Difesa, visto che qui siamo in argomento, ha provveduto a delineare i propri profili social ampliando la propria audience in misura importante, mentre la Nato ha cominciato a organizzare specifici corsi sui social media, preparandosi a ciò che l’alta visibilità in un settore comunicativo dalle caratteristiche di interattività e immediatezza rende molto probabile: come affrontare e reagire con successo al presentarsi di una crisi comunicativa.

L’attenzione dell’Alleanza Atlantica si concentra profondamente sui social media, analizzando e gestendo comunicazioni e notizie in tempo reale, monitorando all’istante i messaggi e le news che arrivano dal campo. L’articolo di giornale scritto dal prestigioso inviato diventa il pezzo da collezione, ma non più il foraggio quotidiano: il flusso della comunicazione avviene nell’immediatezza dell’online.

Esiste il rovescio della medaglia, ovviamente. Come nei vecchi articoli di carta stampata ci si fidava ciecamente della firma di punta, solo titolare dell’informazione, ora nel nuovo mezzo anche le falsità sono in agguato. Questo pericolo si evidenzia soprattutto con le attività di trolling, vero e proprio caso di contro informazione o di vera e propria contro propaganda.

Pur non volendo entrare nel dettaglio dell’argomento – cosa che invece approfondisco nelle lezioni sulla gestione della crisi comunicativa che riservo agli addetti ai lavori – ritengo, comunque, doveroso fare un riferimento all’ineluttabilità del presentarsi della crisi di comunicazione come fattore caratterizzante del sistema complessivo.

Tale punto è talmente importante che non ho potuto fare a meno di sottolinearlo anche durante il mio intervento di Palazzo Cusani, dove ho colto l’occasione per dimostrare quanto e come la comunicazione sia cambiata.

Il punto chiave è che sono mutati i vettori dell’informazione: si delineano, quindi, nuove sfide che coinvolgono non solo il lettore, ma investono anche l’analista e lo stesso redattore di post e commenti online.

Ciò che maggiormente rappresenta un passo avanti è quanto il concetto cardine della capillarità e della tempestività, che i social media rendono possibile oggigiorno, abbia colpito l’attenzione e quindi sia stato recepito anche a livello delle strutture istituzionali.

In tale contesto di mutamento e di sviluppo della comunicazione nelle sue forme più moderne e attuali, è estremamente positivo che anche una struttura come la Nato si sia resa protagonista mediante l’attuazione di uno specifico progetto di comunicazione. Infatti l’Allied Command Transformation sta sviluppando, già da due anni, un sistema orientato a diffondere la conoscenza dei nuovi mezzi, basato sulla organizzazione e conduzione di attività di training online rivolte a preparare il proprio personale civile e militare all’uso dei nuovi veicoli di comunicazione e sullo svolgimento di simulazioni appositamente predisposte per gestire, durante le sue esercitazioni, l’intero spettro di utilizzo specifico dei social media.

Paola Casoli