Lady Catherine Ashton

UNIFIL, Libano: il Force Commander gen Serra ha incontrato ieri l’Alto rappresentante europeo Mrs Ashton

Mrs Catherine Ashton, Alto rappresentante per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza dell’Unione Europea e vicepresidente della Commissione europea, accompagnata dall’ambasciatore Angelina Eichorst, Capo della Delegazione dell’Unione Europea in Libano, si è recata ieri in visita alla base avanzata UNIFIL 1-32A di Sector West a guida italiana, accolta dal Force Commander e Head of Mission, generale Paolo Serra, e dal Comandante di Sector West, generale Vasco Angelotti.

Nel corso del breve incontro con il Force Commander, la Baronessa Ashton ha espresso parole di apprezzamento per la determinazione e i lodevoli risultati conseguiti dal personale civile e militare di UNIFIL impegnato nell’attuazione del mandato della Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU in un contesto regionale molto delicato.

Al termine di un aggiornamento informativo sulle attività di UNIFIL in atto, il generale Serra ha manifestato a Mrs Ashton le propria gratitudine per il concreto sostegno fornito dai 12 paesi membri dell’Unione Europea contributori di peacekeeper alla missione ONU in Libano nella prosecuzione dell’impegno teso a garantire l’armonico svolgimento delle operazioni della Missione UNIFIL nel particolare momento di tensione nel Medio Oriente.

Il Force Commander, evidenziando gli obiettivi chiave della missione, ha concluso dicendo che “l’attenzione è molto alta nell’assistenza delle parti, Libano e Israele, per mantenere e consolidare l’impegno per la cessazione delle ostilità nel rispetto della Risoluzione 1701, attuando e perfezionando il coordinamento con le Istituzioni e le Forze Armate libanesi verso un obiettivo comune.”

UNIFIL, composto da circa 12 mila militari provenienti da 36 nazioni e da circa 1.000 dipendenti civili, di cui 700 locali e 300 internazionali, ha conseguito i seguenti obiettivi: un generale rispetto nella cessazione delle ostilità; lo sviluppo di un dialogo fra le parti attraverso l’unico forum, il meeting tripartito, in grado di favorire un processo di confidence building; il dispiegamento, dopo circa 30 anni, delle Forze Armate Libanesi nel sud del Libano e un progressivo aumento delle capacità delle medesime Forze Armate nell’azione di controllo a sud del fiume Litani.

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Fonte: UNIFIL-MPIO

Foto: CMS Fabio BACCELLO

Marò: ma quale figuraccia internazionale, sembra piuttosto un voto di scambio

L’orrore delle prime reazioni mediatiche italiane alla spedizione in India dei due fucilieri di Marina del reggimento San Marco, i marò sotto accusa dalla giustizia indiana per l’uccisione di due pescatori del Kerala, si è accompagnato alla considerazione dell’aggravamento dell’immagine del nostro paese sul piano internazionale.

Ciò è comprensibile, in quanto il timore che l’Italia appaia ora più debole e incerta sul piano internazionale è certamente legittimo. Ma non sembra essere altrettanto fondato. Non sul piano dell’influenza mediatica occidentale, almeno.

Al di fuori di qualche articolo di cronaca e qualche riferimento alla vicenda, che sono agevolmente rintracciabili sugli archivi online di BBC e CNN, la questione dei marò non sembra essere così rilevante sul piano internazionale, quello autorevole e che fa tendenza, intendo.

E infatti non lo è. Secondo una regola giornalistica di rilevanza, innanzi tutto, che tiene in conto ciò che ha valore in rapporto al target di diffusione dei media e, quindi, all’interessamento reale di chi poi se lo va a comprare, il giornale.

Secondo un interesse internazionale, poi, dato che i rapporti Italia-India non rappresentano un elemento di principale attrattiva quale sarebbe lo stesso rapporto tra potenze di rilievo o strategicamente interessanti, penso a Israele, Stati Uniti, Russia e, ai nostri giorni, Siria ed Egitto.

La riprova che la questione non interessa neppure i nostri vicini europei è confermata dalle dichiarazioni di Catherine Ashton, la baronessa rappresentante della politica estera dell’Unione Europea, in risposta alla lettera del gruppo facebook Ridateci i nostri Leoni: “Non sarebbe corretto per l’UE intervenire in una questione che è posta dinanzi alle competenti istanze giudiziarie di uno Stato Straniero.” L’Europa dà appoggio alla lotta alla pirateria, ribadisce il documento di risposta. Nessun dubbio, quello sì ha rilevanza internazionale.

Se poi si va oltre oceano, negli Stati Uniti, la prima cosa che ti chiedono i tassisti non è come stiano andando i rapporti con l’India, ma piuttosto come va la nostra economia e cosa caspita abbiamo intenzione di fare con il nostro governo.

Quello sì che rappresenta un elemento di interesse, perché l’economia italiana – e questo me lo ha confermato recentemente un conoscente che risiede nei Paesi Bassi e che lavora in una multinazionale – è il vero elemento di interesse sia in ambito europeo che statunitense. Siamo la quinta potenza economica nel mondo, questo è l’elemento concreto che davvero interessa la locomotiva globale.

Con questo non intendo dire che i marò non siano di interesse. Lo sono, certo che lo sono, ma solo sul piano interno. Italiano e indiano. Il fallimento della trattativa con l’India, questo “calare le braghe” che ha ricordato a molti una riedizione dell’8 settembre 1943, è un fallimento tutto nostro nei rapporti con l’India. Una notizia che può avere rilevanza giornalistica in India e in Italia.

Avrebbe potuto avere rilevanza internazionale se solo l’Italia avesse giocato fino alla fine la partita a scacchi – già vinta – con l’India, portando lo scacco matto della non restituzione dei marò per spingere l’India ad attuare la minaccia ventilata di togliere l’immunità diplomatica all’ambasciatore italiano a New Delhi, Daniele Mancino.

Allora sì che la relazione tormentata tra Italia e India sarebbe salita alle cronache internazionali occupando le prime pagine.

Perché l’India avrebbe disconosciuto la Convenzione di Vienna, di interesse internazionale, indirizzando minacce concrete a un rappresentante diplomatico. E la diplomazia è questione globale, se toccata si toccano gli interessi di qualsiasi stato del globo. Una rilevanza della notizia indiscutibilmente internazionale, non solamente sul piano mediatico.

La figuraccia non è dunque con l’Europa o con gli Stati Uniti, né tantomeno appare esserlo con l’India, paese che ha dimostrato di non avere una condotta chiara e lineare, per la mancata traduzione in inglese degli atti processuali relativi all’accusa ai marò, in primo luogo, per tutte le scorrettezze che ne sono seguite poi e per la messa in discussione, novità di ieri, e oggi ritrattata, della parola data per iscritto di non applicare la pena di morte nel caso i marò vengano dichiarati colpevoli dal tribunale indiano.

L’unica figuraccia che ha fatto l’Italia è con il proprio popolo. È con gli stessi marò, che sono rientrati in patria per dare il voto a chi poi li avrebbe rispediti in India dopo aver battuto la grancassa della non restituzione in virtù del diritto internazionale.

Questo mangiarsi e rimangiarsi la parola da parte dei vertici diplomatici, militari e politici italiani potrà essere ricordata nel futuro sul piano internazionale qualora l’India dovesse diventare quella gran potenza globale che vorrebbe essere. Perché allora sarà una potenza cresciuta sulle scorrettezze consentite e corroborate dalla debolezza dei vertici dell’Italia.

Il problema, dunque, è tutto nostro. Più che una figuraccia sul piano internazionale c’è invece il timore che la consegna dei due marò rappresenti una sorta di voto di scambio. Sullo sfondo c’è l’ombra dello stallo che si è venuto a creare con l’Agusta Westland per il contratto degli elicotteri che l’India dice di aver sospeso dopo la questione delle tangenti pagate dall’allora ad, Giuseppe Orsi, all’ex capo di stato maggiore dell’Aeronautica indiano, Sahsi Tyagi, notizia riportata dalle cronache giudiziarie dei due paesi.

Una situazione che potrebbe costare cara alla Agusta Westland, del gruppo Finmeccanica, non soltanto per l’affare messo in discussione dopo il lauto incoraggiamento già versato, secondo quanto ci ha fatto sapere la cronaca recente, ma perché in questo modo, e con l’implicazione dei vertici coinvolti nella vicenda giudiziaria, rischia di passare nelle mani degli inglesi della Westland, che ancora non hanno digerito di aver perso il loro impero e male hanno tollerato l’uscita di scena da una joint venture originariamente paritaria.

Questa, semmai, è l’unica implicazione, ora, sul piano internazionale.

E ancora di più preoccupa questa consegna se solo si prova a ipotizzare l’aspettativa di chi attende di conoscere il destino del contratto in sospeso: fa rabbrividire l’idea che qualcuno possa essere in attesa di conoscere la reale efficacia del sacrificio umano appena compiuto.

Ancor più triste appare la faccenda se si avvicina a questo bisbiglio il rumor che sta circolando in facebook a corredo di una foto dei due sfortunati marò. Nella didascalia viene fatto riferimento al ministro della Difesa, che si sarebbe “battuto come un leone in consiglio quel pomeriggio maledetto” e alle “sabbie mobili della politica, degli affari e della pavida/viscida Cooperazione allo sviluppo”; alla richiesta di maggiori chiarimenti la risposta viene procrastinata a martedì prossimo, quando si svelerà il tutto.

Dunque proprio nei prossimi giorni, se l’indiscrezione è fondata, sapremo cosa ha determinato l’immolazione dei due fucilieri della Marina Militare Italiana. Chissà, magari sì sarà una notizia di rilevanza internazionale.

PC

Foto da facebook

Operazione White Crane, nave Cavour ha lasciato Haiti e sta rientrando in Italia

elicotteri Marina sorvolano CavourHa lasciato le acque territoriali haitiane nel pomeriggio di ieri 31 marzo e ora nave Cavour, comandata dal capitano di vascello Gianluigi Reversi, sta navigando alla volta dell’Italia dopo 59 giorni di permanenza nelle acque dell’isola caraibica devastata dal terremoto del settimo grado Richter del 12 gennaio scorso.

L’operazione White Crane è operativamente conclusa. Verrà formalmente dichiarata compiuta all’approdo della nave nel porto di Civitavecchia, che dovrebbe avvenire il prossimo 14 aprile, considerando che per coprire l’intera distanza sono necessari poco più di una decina di giorni e che nave Cavour farà una sosta tecnica di circa una giornata a Las Palmas, nelle Canarie.

L’operazione White Crane comandata da Gianluigi Reversi si è distinta per l’impegno umano supportato da un intenso coinvolgimento emotivo della “squadra Italia”, come ha fatto notare  il portavoce del comandante, il tenente di vascello Michele Carosella. Che ha sottolineato anche come l’innata spinta alla solidarietà del popolo italiano sia stata riconosciuta da Lady Catherine Ashton, l’Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza europea in visita alla nave lo scorso 3 marzo.

Lady Ashton_Cavour“Lady Ashton è rimasta molto colpita dal metodo italiano messo in atto dal migliaio di uomini della squadra Italia”, ha specificato Carosella sottolineando quanto “la fusione tra attori civili e militari abbia realizzato un risultato comune e congiunto grazie alle diverse competenze messe insieme: un grande plauso al comandante dell’operazione e della nave Gianluigi Reversi e al capo missione della Protezione Civile ad Haiti Luigi D’Angelo”.

Del resto – lo stesso Carosella ha fatto notare parlando oggi da bordo di nave Cavour già nelle acque dell’Oceano Atlantico – l’intervento italiano si è esteso anche a forme d’aiuto di diversa natura, inserendosi nelle strutture già presenti sull’isola per implementare il sostegno alla popolazione bisognosa.

Per la nave si è trattato sicuramente di un banco di prova e tutte le potenzialità sono state sperimentate nel corso di questa operazione. Nella camera iperbarica sono stati fatti 52 trattamenti, nell’ospedale sono stati condotti 61 interventi chirurgici e la telemedicina ha supportato il lavoro dei medici del policlinico militare del Celio. “L’aspetto interforze è stato una garanzia di successo”, ha fatto notare Carosella.

I 68 voli Medevac hanno trasportato a bordo 170 pazienti a cui è stata data assistenza sanitaria, mentre i Posti Medici Avanzati (PMA) a terra hanno assistito 1.800 persone.

Non solo. I militari del genio hanno rimosso quasi 10mila metri cubi di macerie, 600 marinai si sono alternati in turni a terra ricoprendo ruoli diversi in base alle necessità del luogo e del momento. Gli elicotteri sono stati impegnati con una media di 8 sortite al giorno.

In tutto sono stati consegnati 12mila chili di alimenti, 36mila litri d’acqua, 176 tonnellate di medicine, 80 tonnellate di materiale vario della Croce Rossa Italiana, 50 moduli abitativi del World Food Programme. “Ma i soli numeri sono sterili, vanno letti nell’ottica dell’intervento pontone galleggiante_white craneumanitario – spiega Michele Carosella – e soprattutto nell’approccio tutto italiano delle circa 900 persone a bordo di nave Cavour impiegate nell’operazione White Crane”.

Altrettanto interessante il sistema di reimbarco dei mezzi, che solo per cause meteorologiche avverse ha potuto esprimersi per la metà delle sue potenzialità. Un pontone galleggiante, una specie di grande zattera, ha consentito di reimbarcare 15 mezzi a viaggio direttamente dalla rampa posteriore della nave. Un nuovo metodo di reimbarco che ha concluso ieri l’attività dell’operazione White Crane nelle acque territoriali haitiane.

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Fonte: nave Cavour

Foto: nave Cavour