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EUTM Somalia: siglata policy per creazione di un defence sector somalo, con tanto di addestramento autonomo, tra il comandante gen Mingiardi e il viceministro Difesa

È stato siglato di ieri, 6 aprile, il documento che sancisce le procedure e i principi, individuandone gli obiettivi, per le attività di mentoring e advising fornite alle autorità somale.

La firma dell’Advisory and Mentoring Concept, redatto dallo Strategic Advisory team della missione EUTM Somalia, è avvenuta nel corso di una riunione nel quartier generale EUTM a Mogadiscio con il comandante della missione europea, generale Massimo Mingiardi; lo strategic advisor del ministro della Difesa, colonnello Massimiliano Perrotta, e il viceministro della Difesa della Somalia, Abdallah Hussain Ali’.

Il documento stabilisce procedure e principi delle attività di advisory e mentoring, definendone gli obiettivi; nel dettaglio, la creazione di un Defence Sector in seno al governo articolato in una Security Institution, che faccia riferimento alle autorità politiche, e in un Security Sector, che faccia affidamento su un sistema di addestramento somalo, con tanto di strutture e programmi propri.

Le attività di advising e mentoring delle autorità somale sono parte del programma di supporto condotto dalla missione EUTM Somalia nella cornice dell’impegno europeo nel paese africano, un “comprehensive engagement” che è stato sviluppato in un’ottica di risposta ai bisogni del popolo somalo e del suo governo con l’obiettivo della stabilità.

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Fonte e foto: EUTM Somalia

Somalia, per un’Italia più vicina e una buona volta in prima linea

By Guido Keller

Lo scorso 10 dicembre il Consiglio dell’Unione Europea ha approvato il nuovo Crisis Management Concept di EUTM Somalia, e quasi certamente la missione che avrebbe dovuto concludersi entro il 2012, forte di un misurabile successo, verrà a breve prorogata per ulteriori due anni, dopo un’ulteriore piccola estensione di un singolo mese del vecchio mandato, resasi necessaria per ragioni procedurali.

Il prolungamento della missione non è tutto, però. Il governo della Somalia – e non è più, questa, una contraddizione in termini – chiede con decisione che l’azione di EUTM possa essere portata a Mogadiscio.

Circa 3.000 ragazzi sono già stati strappati alla strada, potrebbero aver trovato un futuro, e sono oggi il nocciolo delle forze regolari della Somalia (un totale di circa 10.000 uomini). Una bella percentuale quindi, che in qualche modo può vantarsi di essere in parte responsabile di aver garantito le condizioni di sicurezza minime affinché potessero oggi esserci un Presidente, un Parlamento e un Governo in Somalia laddove dalla caduta di Siad Barre non ci sono stati che scontri, scorribande e violenze di ogni genere.

Mogadiscio è oggi una città in grandissimo fermento, lo spettro degli islamisti di Al Shabaab ne è faticosamente  tenuto fuori dall’impegno della forza di pace dell’Unione Africana, AMISOM, nella quale sono naturalmente subito confluite le reclute di EUTM man mano che l’addestramento veniva completato in Uganda.

Ma cosa chiede oggi il Governo della Somalia, e come si prepara a cambiare la sua ricetta EUTM per incontrare le richieste avanzate?

E soprattutto, qual è il contributo che l’Italia vorrà dare per il nuovo mandato?

Fino a oggi l’Italia ha fornito due team di addestratori, e un paio di posizioni nello staff della missione, per un contributo complessivo in termini di uomini di undici unità. Quarta, quindi, tra i dodici paesi membri impegnati nel contributo di uomini alla missione di stabilizzazione della Somalia.

Nuove possibilità si aprono con il Crisis Management Concept recentemente approvato dai 27 ministri degli Esteri dell’Unione. In che misura l’Italia vorrà e potrà approfittarne per dimostrare la sua vicinanza alle vicende della Somalia?

Le autorità somale vorrebbero sviluppare la loro capacita’ di addestrare le forze di sicurezza in casa propria, senza dover quindi impacchettare e spedire le proprie reclute in Uganda (a spese degli Stati Uniti, onor del vero).

Pertanto, dopo un necessario e contenuto periodo di transizione, la missione dell’Unione Europea dovrà fornire consulenza politico-strategica al ministero della Difesa somalo per lo sviluppo del settore della sicurezza unitamente ad addestramento specifico e mentoring per lo sviluppo di un proprio modello addestrativo.

Assisteremo quindi alla ricostruzione delle Forze Armate Somale a cominciare dalla loro capacità di formare in Somalia nuove leve.

Mogadiscio e la Somalia continuano ad avere un rapporto privilegiato con noi italiani, così dovremmo chiederci quale contributo vogliamo offrire alla stesura di questa pagina di storia.

Sarebbe bello vedere una buona volta l’Italia in prima linea, senza mezzi termini, senza paura di essere tacciati di mire post-coloniali, tesa a ricambiare l’amore che quella gente ancora nutre per il nostro paese.

I meriti di una Somalia finalmente stabile saranno un domani  indiscutibilmente dell’Europa e dei molti altri attori internazionali oggi impegnati e interessati alla sua rinascita e ricostruzione, ma perché lasciare che le nuove generazioni dimentichino il nome italiano della capitale della loro rinata nazione, perché nella loro mente e nel loro cuore Mogadiscio deve lasciare il posto a Mogadishu?

Guido Keller

Foto: ufficio pubblica informazione EUTM Somalia

Una partnership tra US Army, Marines e Special Operations per affrontare il training del futuro con la penuria di fondi

Il tempo di uscire dall’impegno combat dell’Afghanistan ed ecco che dovrebbe delinearsi ciò che il Capo di stato maggiore dell’Esercito statunitense, generale Raymond T.Odierno, ha anticipato in una conferenza a un think tank di Washington lo scorso 1° novembre: un Office of Strategic Landpower, una sorta di centro nevralgico per le operazioni strategiche terrestri.

Il punto è far addestrare le forze di terra in un futuro caratterizzato da una crescente penuria di fondi. Una sfida che di sicuro interessa anche Aeronautica e Marina, ma che al momento è solo abbozzata e, come ha riferito la portavoce del generale Odierno, tenente colonnello Kathy Turner, a Defense News, risulta ancora lontana dalla realizzazione concreta. Per ora, si apprende, sono in corso l’individuazione del referente, la definizione dello scopo e la procedura di funzionamento del nuovo centro.

Di certo, come già il generale Odierno aveva anticipato più volte in passato, l’interdipendenza con le operazioni speciali è da considerarsi un elemento fondamentale soprattutto per quanto riguarda il training e il mentoring delle forze straniere. Le esperienze in Afghanistan e in Iraq dovrebbero servire soltanto come base di partenza, la raccomandazione è piuttosto di sviluppare una visione più ampia per poter affrontare sfide più complesse.

Difficile al momento per il Capo di stato maggiore Odierno definire la cifra di spesa di tale progetto. Sono necessari addestramenti virtuali ed esercitazioni live per arrivare a garantire capacità di manovra interforze dal plotone alla brigata e al momento non c’è un termine di raffronto, dato che solo in questi giorni hanno preso avvio i primi test del progetto a Fort Hood, in Texas.

Intanto è stato individuato, quale centro di addestramento, la 162nd Brigade di Fort Polk, in Louisiana, che finora si era occupata della creazione e del training delle forze irachene e di quelle afgane.

Fonte: Defense News

Foto: Army Times