nave idro-oceanografica

Ricamar 2013, Marina Militare: conclusi i rilievi di Nave Magnaghi nel Golfo di Pozzuoli con l’Istituto di vulcanologia

Si è conclusa venerdì 31 maggio scorso la campagna di rilievi e misure, denominata Ricamar 2013, che ha avuto come obiettivo la caratterizzazione del fondale marino del Golfo di Pozzuoli per la realizzazione, in prospettiva, di una rete di monitoraggio a mare.

L’unità idro-oceanografica d’altura della Marina Militare, Nave Ammiraglio Magnaghi, ha lasciato il Porto di Pozzuoli per una nuova destinazione, sempre impegnata nello studio del mare e dei suoi fondali. La prossima tappa sono le Isole Eolie.

Così è stato anche per l’imbarcazione BigOne dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e per tutti i ricercatori di Porto Venere che saranno impegnati fin dai prossimi giorni in una nuova attività ad Augusta dove parteciperanno alla sperimentazione di veicoli autonomi subacquei.

Il team di studiosi dell’INGV di Napoli e di Porto Venere, con la collaborazione degli esperti dell’Istituto Idrografico della Marina Militare, ha ora l’importante compito di elaborare e interpretare la grande quantità di dati raccolti.

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Nave Magnaghi della Marina militare Italiana in Paola Casoli il Blog

Fonte: Marina Militare

Foto: Marina Militare

Fusti tossici persi al largo della Gorgona in dicembre: interviene la Marina Militare con nave idrografica Magnaghi per l’individuazione e il recupero

Lo stato maggiore della Marina ha comunicato che nave idrografica Ammiraglio Magnaghi, della Marina Militare Italiana, sarà impegnata nei prossimi giorni nella localizzazione dei fusti non ancora individuati persi in mare dalla motonave Eurocargo Venezia nel mese di dicembre 2011.

Lo scorso 17 dicembre, ricorda il comunicato stampa, a seguito di una violenta mareggiata, il cargo mercantile aveva perso in mare parte del carico trasportato sul ponte di coperta mentre era in navigazione da Catania a Genova a circa 15 miglia al largo dell’Isola della Gorgona, nel Parco nazionale dell’Arcipelago toscano, in quello che è conosciuto come il Santuario internazionale dei cetacei.

L’attività di ricerca subacquea, che sarà svolta da nave Magnaghi, è mirata alla localizzazione dei rimanenti fusti non ancora individuati dopo le prime fasi svolte da unità civili di recupero, alle quali partecipò anche il cacciamine Viareggio della Marina Militare.

Il Magnaghi, al comando del capitano di fregata Maurizio De Marte, è stata consegnata alla Marina Militare il 2 maggio 1975 ed è dotata di moderne apparecchiature idro-oceanografiche e di sofisticati software per l’elaborazione.

Attualmente, fa sapere lo stato maggiore della Marina, l’unità sta operando nelle acque della Sicilia per attività di campagna idrografica di aggiornamento dei rilievi dei mari italiani, finalizzata all’aggiornamento della cartografia nazionale di cui l’Istituto Idrografico della Marina è Ente di certificazione nazionale.

Proprio la difficoltà nell’individuare la posizione dei fusti persi e la delicatezza dell’intervento di recupero da effettuare trova ragione nell’impiego di nave idrografica Ammiraglio Magnaghi, dalle specifiche capacità.

Da un documento del WWF di Livorno, aggiornato al 1° febbraio 2012, che raccoglie dati e articoli di stampa relativi all’incidente avvenuto in mare al largo della Gorgona, risultano i seguenti elementi:

  • la particolare violenza della mareggiata nell’alba del 17 dicembre 2011, “vento forza 9/10 e onde di 10 metri”;
  • le caratteristiche del carico: “Eurocargo Venezia della Grimaldi Lines [era] partita dal porto di Catania con a bordo catalizzatori esausti utilizzati per la desolforazione del petrolio provenienti dal polo petrolchimico di Priolo Gargallo di Siracusa e appartenenti ad una ditta lussemburghese”;
  • le caratteristiche del materiale perso in mare: “perdita di due semirimorchi trasportati in coperta, contenenti (30)-(35)-38-(45) tonnellate di catalizzatore Co.Mo (cobalto-molibdeno) poi dichiarati di Cobalto-Nichel in 198 fusti metallici chiusi di 200 l ciascuno contenenti sacchi neri di plastica chiusi con nodi a mano”;
  • l’indeterminatezza del punto di sversamento in mare: “punto di sversamento non definito con esattezza approssimativamente in un’area di circa 45 miglia quadrate a sud dell’isola di Gorgona, a una ventina di miglia dalla costa labronica, profondità variabile tra i 120 e 600 metri”, ma che tuttavia “dall’esame a posteriori del sistema Automatic Identification System i fusti sarebbero probabilmente in un punto ormai identificato al largo del banco di Santa Lucia, su un fondale che degrada — secondo le batimetriche delle carte ufficiali — da 400 a 500 metri”.

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Fonti: stato maggiore della Marina, wwflivorno.it

Foto: stato maggiore della Marina