ricerca e soccorso in mare

NATO CMRE, progetto Icarus: dal prossimo anno sarà un robot a dare soccorso alle persone in mare

20150715_NATO STO CMRE_ICARUSIl 9 e 10 luglio scorsi, nella base della Marina Portoghese di Alfeite (Almada), a Lisbona, 24 partner da 9 paesi hanno dato dimostrazione del sistema ICARUS (Integrated Components for Assisted Rescue and Unmanned Search Operations), prodotto finale dell’omonimo Progetto Europeo finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del Settimo Programma Quadro.

Il contributo del Centro NATO per la Ricerca Marittima e la Sperimentazione (CMRE) nello sviluppo della componente marittima del progetto europeo ICARUS, in cui robot aerei e di superficie si integrano e collaborano in autonomia, si è rivelato essenziale.

Iniziato nel 2012, ICARUS ha sviluppato robot che potranno aiutare i soccorritori a localizzare e salvare persone in pericolo in zone colpite da disastri e calamità, in mare e in terra.

La ricerca e soccorso robotizzata (in inglese: Unmanned Search and Rescue, SAR) può essere di grande aiuto ai soccorritori per operare più velocemente, in maggior sicurezza, e salvare così più vite umane. In mare, dove i tempi di sopravvivenza per un disperso sono ridotti e anche la vita dei soccorritori può essere a rischio in particolari condizioni, l’aiuto dei robot è ancora più essenziale. Veicoli di superficie senza pilota (Unmanned Surface Vehicles, USVs) in grado di trasportare e rilasciare zattere di primo soccorso possono davvero fare la differenza, sottolinea nel suo comunicato stampa lo stesso CMRE.

La dimostrazione che ha avuto luogo a Lisbona ha coinvolto i partner di progetto portoghesi (CINAV, INESC, ESRI), spagnoli (EURECAT e INTEGRASYS), svizzeri (ETHZ), italiani (Calzoni), polacchi (IMM) e belgi (SpaceApplicationServices), oltre ovviamente agli esperti del CMRE.

Nelle acque del Tago è stato simulato un disastro marittimo: “Pensiamo per esempio a una nave passeggeri in difficoltà o addirittura a un naufragio, magari in condizioni meteo-marine proibitive. Robot possono essere di grande aiuto alle squadre di soccorso soprattutto quando per queste è impossibile operare in sicurezza”, ha spiegato Aníbal Matos, ricercatore della INESC TEC (INESC Technology and Science) e docente alla facoltà di Ingegneria dell’Università di Porto (FEUP), tra i responsabili dell’evento.

Nella dimostrazione sono stati utilizzati veicoli autonomi di superficie (Unmanned Surface Vehicles, USVs) e aerei (Unmanned Aerial Vehicles, UAVs), in grado di lavorare insieme in una rete che ne accresce interoperabilità e quindi indipendenza. Il CMRE, all’interno del Progetto, si è occupato proprio dello sviluppo di questa capacità, integrando nuovi software su una piattaforma USV esistente creata dall’azienda italiana L3 Calzoni.

“Grazie all’apporto tecnologico, assolutamente all’avanguardia, del CMRE, il sistema è in grado di portare a termine missioni SAR con minima supervisione da parte dell’uomo – ha spiegato Stefano Fioravanti, Scientist in Charge CMRE per ICARUS – Tutte le componenti robotiche collaborano tra loro nel network ICARUS, compresa la piccola piattaforma di salvataggio studiata da INESC-TEC per l’avvicinamento fisico ai naufraghi”.

Il sistema sarà pronto per l’uso a inizio 2016, quando ufficialmente il progetto verrà chiuso. Tra gli utilizzatori finali vi sono i team SAR della Marina Belga e di quella Portoghese che hanno espresso interesse per le future applicazioni.

Ex NATO Undersea Research Centre (NURC), lo STO-CMRE (Science and Technology Organization – Centre for Maritime Research and Experimentation) si occupa di ricerca scientifica, innovazione e tecnologia, in settori come la difesa delle installazioni e delle forze marittime da terrorismo e pirateria, la costruzione di reti sicure, lo sviluppo delle componenti marittime di supporto alle operazioni e di quadri operazionali integrati, i sistemi di contromisure mine, la protezione non letale dei porti, la lotta antisommergibile, modellazione e simulazione, e la mitigazione dei rischi per i mammiferi marini. Il Centro si avvale quotidianamente di due unità, la nave da ricerca NRV Alliance, 93 metri di lunghezza per 3180 tonnellate di dislocamento, in grado di navigare anche in oceano aperto, e il CRV Leonardo, vascello più piccolo, particolarmente adatto per le operazioni costiere. Il CMRE ha in dotazione strumenti e sensori per attività di ricerca in mare di primaria importanza a livello scientifico.

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Fonte e foto: NATO CMRE

Mare Nostrum, dei 202 migranti soccorsi ieri sera da nave Zeffiro della Marina Militare provenienze da Africa, Asia e Medio Oriente

Nella serata di ieri un altro barcone con 202 migranti è stato soccorso da nave Zeffiro, fa sapere oggi la Marina Militare. Il barcone in un primo momento è stato localizzato da un elicottero EH101 della nave anfibia San Marco, che ha inoltrato la posizione alla fregata della Marina Militare più vicina per prestare soccorso.

Il comandante di nave Zeffiro, dopo aver raggiunto la posizione dei migranti, constatato il sovrannumero di persone a bordo, quasi tutte prive di dotazioni di sicurezza, ha dichiarato la situazione di emergenza.

Nella serata di ieri, si apprende, sono stati trasbordati su nave Zeffiro 202 migranti che, dalle prime dichiarazioni rilasciate, risultano essere provenienti da Pakistan, Nigeria, Marocco, Palestina, Liberia, Camerun, Siria, Yemen e Tunisia. Tra di loro 157 uomini, 16 donne (di cui tre in stato interessante) e 29 bambini.

Oggi questi migranti vengono trasferiti su nave San Marco e successivamente trasportati verso il porto di Augusta. Durante il transito, la Polizia di Frontiera presente a bordo della nave anfibia inizierà le attività di raccolta di informazioni, di pre-identificazione e foto segnalazione di tutti i migranti soccorsi in mare, specifica la Marina Militare.

Inoltre, un ulteriore natante localizzato nella stessa giornata di ieri, domenica 12 gennaio, su disposizioni del Comando Generale delle Capitanerie di Porto, è stato soccorso da una unità mercantile in transito che ha preso a bordo 97 persone, di cui 23 donne, e saranno sbarcate nel porto di Pozzallo nella serata di oggi.

Nave San Marco sabato 11 gennaio ha soccorso altri 236 migranti tra cui 28 donne (due in stato interessante) e 57 minori già sbarcati al porto di Augusta da nave Libra.

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Fonte e foto: Marina Militare

Marina Militare, COMFORPAT: da inizio anno sono 31 gli interventi di soccorso ai migranti, per un totale di quasi 4mila persone tratte in salvo

La Marina Militare è presente sul territorio nazionale con l’impiego di mezzi navali e aerei per fornire un continuo e costante contributo alla difesa marittima del territorio nazionale e per proteggere egli interessi nazionali.

Tra queste attività si inserisce il concorso alle operazioni di ricerca e soccorso in mare per la salvaguardia della vita umana, controllo del traffico mercantile Vigilanza Pesca, controllo flussi migratori e supporto alla protezione civile.

Le navi militari della base di Augusta, appartenenti al Comando per le Forze di Pattugliamento per la sorveglianza e la difesa costiera (COMFORPAT), si avvicendano in mare per assicurare 365 giorni all’anno, il controllo dei flussi migratori, fornendo assistenza a navi e natanti appartenenti a varie nazionalità.

Dall’inizio dell’anno ad oggi gli interventi di soccorso agli immigrati, da parte della Marina Militare sono stati 31 e gli uomini, donne e bambini tratti in salvo sono state 3293.

Spesso gli interventi, fa notare la stessa Marina Militare, diventano in molti casi operazioni di salvataggio a causa delle condizioni sanitarie in cui versano i migranti e a causa della precarietà delle imbarcazioni utilizzate per il transito nel Mediterraneo, non ultimo dalle condizioni meteomarine avverse.

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Fonte e foto: Marina Militare