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Afghanistan, Resolute Support: al TAAC-W la brigata Garibaldi ha ceduto il comando alla Julia dopo la transition da ISAF

20150318_TAAC-W_Afghanistan_TOA b Garibaldi gen Scardino_b Julia gen Risi _Camp Arena_Herat (10)Nella base di Camp Arena, a Herat, ha avuto luogo la cerimonia di avvicendamento tra la brigata Bersaglieri Garibaldi e la brigata Alpina Julia alla guida del Train Advise Assist Command West (TAAC-West), il Comando NATO multinazionale e interforze a guida italiana che opera nella regione ovest dell’Afghanistan nell’ambito della missione Resolute Support. Ne dà notizia, il 18 marzo, dal suo sito web, l’Esercito Italiano.

Il generale Maurizio Angelo Scardino ha ceduto il comando al collega Michele Risi alla presenza del Capo di stato maggiore della Difesa (CaSMD), generale Claudio Graziano, del comandante delle Forze NATO in Afghanistan, il generale statunitense John F. Campbell, dell’ambasciatore italiano a Kabul, Luciano Pezzotti, e delle massime autorità civili e militari afgane della provincia di Herat.

20150318_TAAC-W_Afghanistan_TOA b Garibaldi gen Scardino_b Julia gen Risi _Camp Arena_Herat (12)“Gli ultimi anni sono stati centrali per questo Paese – ha sottolineato nel suo intervento il generale Graziano – con importanti miglioramenti in tutti i settori, politico economico e sociale”. Il CaSMD ha poi aggiunto che “il fatto che la nuova missione Resolute Support sia definita non combat non significa che non vi siano più rischi, specialmente in considerazione del fatto che la minaccia del terrorismo e dell’estremismo è cresciuta a livello globale”.

Nel corso del proprio mandato la Garibaldi è stata impegnata nel delicato compito di transitare dalla missione ISAF (International Security Assistance Force), terminata il 31 dicembre 2014, alla missione Resolute Support.

20150318_TAAC-W_Afghanistan_TOA b Garibaldi gen Scardino_b Julia gen Risi _Camp Arena_Herat (16)Dal 1° gennaio 2015 il nuovo impegno della NATO in Afghanistan, infatti, non è più connesso a compiti diretti di partecipazione alle operazioni ma si estrinseca attraverso attività di addestramento, consulenza e assistenza condotte da team di specialisti a favore dei vertici operativi delle Afghan National Defence and Security Forces (ANDSF).

In tale ambito il contingente militare si è notevolmente ridotto in funzione dei nuovi compiti assegnati dalla NATO e della leadership nel controllo del territorio da parte delle forze di sicurezza afgane. “La transizione non si compie con un singolo evento ma è un processo evolutivo che si realizza per passi successivi” ha affermato il generale Scardino rivolgendosi ai colleghi afgani, “le ANDSF hanno assunto la responsabilità della sicurezza e noi siamo qui, tutti insieme, per attuare una strategia condivisa che porti ad un Afghanistan stabile e sovrano; questo è un segnale di successo”.

20150318_TAAC-W_Afghanistan_TOA b Garibaldi gen Scardino_b Julia gen Risi _Camp Arena_Herat (14)Gli advisor del TAAC-W hanno condotto attività di addestramento (Training) a favore delle ANDSF perseguendo un duplice obiettivo: rendere le Forze di Sicurezza afgane autonome nella gestione dello sviluppo professionale del proprio personale, con la formazione di nuovi istruttori (processo denominato “Train the Trainers”); formare e addestrare “specialisti” in materia di intelligence, di contrasto agli ordigni improvvisati, di impiego di mortai e artiglierie, di controllo dello spazio aereo e altro ancora, con corsi mirati, seminari e simposi. I corsi completati sono stati 85 per un totale di circa 1.500 istruttori e specialisti certificati.

20150318_TAAC-W_Afghanistan_TOA b Garibaldi gen Scardino_b Julia gen Risi _Camp Arena_Herat (15)Le attività di consulenza (Advising), focalizzate sulla funzionalità, sui sistemi, sui processi interni nonché sullo sviluppo organizzativo delle forze e mirate al raggiungimento di un adeguato livello di sostenibilità delle stesse, sono state oltre 7.000 per un totale di circa 22.000 ore.

Contestualmente alla riconfigurazione del contingente per l’assolvimento dei compiti della missione Resolute Support, gli uomini e le donne alle dipendenze del generale Scardino hanno proseguito il piano di rientro in patria di mezzi e materiali, denominato Itaca 2, che ha rappresentato uno sforzo logistico senza precedenti dal termine della Seconda Guerra Mondiale.

La Garibaldi ha inoltre profuso un notevole sforzo anche in attività di cooperazione civile e militare con la realizzazione di 17 opere infrastrutturali e di 47 progetti nei campi sociale, sanitario, dell’educazione e delle istituzioni locali, che hanno apportato un ulteriore sostegno al processo di ricostruzione del paese proseguendo nel solco già tracciato in questo settore da anni dall’Italia.

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Afghanistan, RC-W ISAF: esercitazione con forze afgane per testare procedure di risposta alla crisi in vista delle elezioni presidenziali di aprile

Si è conclusa nella sede del Centro di Coordinamento Operativo Regionale (Operations Coordination Center Regional – OCCR) di Herat un’esercitazione di tre giorni in cui le Forze di sicurezza afgane, con il supporto e l’assistenza di ISAF, hanno potuto testare le procedure di risposta a un’eventuale situazione di crisi in vista delle prossime elezioni presidenziali che si terranno in tutto il paese il prossimo 5 aprile (Hamal 16, 1393, per il calendario solare afgano), fa sapere il Regional Command-West (RC-W) di Herat.

All’esercitazione hanno preso parte tutte le massime autorità militari locali delle province occidentali dell’Afghanistan, area di responsabilità italiana, con la partecipazione dell’RC-W, il comando multinazionale su base brigata meccanizzata Aosta che opera nella regione ovest, con l’ausilio dei consulenti dell’Operations Coordination Center Advisor Team (OCCAT), attualmente a guida italiana.

L’OCCAT svolge il proprio ruolo in ambito interdipartimentale, ovvero esercita la propria attività di advising non solo nei confronti di una singola forza armata afgana, ma anche verso vari rappresentanti delle Afghan National Security Forces (ANSF) e del National Directorate of Security (NDS), che prestano servizio nell’RC-W di Herat.

Questo turno di elezioni si tiene in un periodo particolarmente delicato per l’Afghanistan: si sta infatti concretizzando proprio in questi ultimi mesi la fine della missione ISAF così come conosciuta finora, dato che al prossimo 31 dicembre 2014 la missione assumerà una caratteristica addestrativa.

Lo stesso presidente afgano Hamid Karzai aveva avanzato richiesta al segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, di anticipare le elezioni presidenziali al 2013: allora era l’aprile 2012 e Karzai intravedeva una situazione di rischio per la sicurezza del proprio paese a causa non tanto della fase di transizione delle responsabilità agli afgani, quanto piuttosto per la partenza delle truppe alleate.

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Fonte e foto: RC-W ISAF

Esercito Italiano, la brigata Sassari dal Papa per l’udienza del mercoledì a San Pietro

Oggi 5 febbraio, fa sapere lo stato maggiore dell’Esercito, durante la tradizionale udienza del mercoledì in Piazza San Pietro, una rappresentanza di uomini e donne della brigata Sassari ha incontrato Papa Francesco.

Hanno salutato il Pontefice il ministro della Difesa, senatore Mario Mauro, e il Capo di stato maggiore dell’Esercito, generale Claudio Graziano.

Presente in piazza anche la banda musicale della Sassari, che ha suonato e intonato Dimonios, il celebre inno della brigata.

I militari della Sassari, gli stessi che sono intervenuti in soccorso alla popolazione di Olbia colpita dall’alluvione dello scorso 19 novembre, in questi giorni sono in partenza per l’Afghanistan, dove saranno chiamati a gestire la fase di transizione, ovvero il passaggio di responsabilità e dei poteri alle forze armate e di sicurezza afgane.

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Fonte e foto: stato maggiore Esercito

Afghanistan, RC-W ISAF: fine della transition nel settore ovest, ceduta l’ultima FOB italiana a Shindand. Gli italiani ora solo a Herat

Nella mattinata del 28 gennaio la base operativa avanzata La Marmora di Shindand, ultima delle Forward Operating Base (FOB) italiane, è stata ceduta definitivamente alle Afghan National Security Forces (ANSF).

L’ufficialità del passaggio è avvenuta con una cerimonia che di fatto ha sancito il definitivo passaggio agli afgani della responsabilità della sicurezza del territorio, affidato dal 2009 ai militari italiani.

Si tratta dell’ultimo atto della fase di transizione delle responsabilità di operazioni e territorio agli afgani, definita anche transition o, in lingua locale, inteqal. Da ora i militari italiani in Afghanistan sono concentrati solo a Herat, nella base di Camp Arena.

Questa cerimonia segna la prosecuzione del processo di transizione e del rientro in Patria del contingente italiano, come parte del ridimensionamento che proseguirà fino alla fine del 2014.

I paracadutisti del 183° reggimento Nembo di Pistoia hanno consegnato nelle mani del rappresentante del governatore di Herat e del governo centrale di Kabul, le “chiavi” della base, che sarà la sede della brigata aerea della nascente aeronautica militare afgana, di cui gli italiani con 35 istruttori dell’Aeronautica Militare stanno preparando piloti e controllori di volo.

Alla cerimonia erano presenti il generale Taj Mohammad Jahed, comandante del 207° corpo d’armata dell’Esercito afgano, il generale Michele Pellegrino, comandante dell’RC-W di ISAF (il Regional Command West, comando multinazionale a guida italiana e su base brigata meccanizzata Aosta), il colonnello Franco Merlino, ultimo comandante di FOB La Marmora, e del 183° reggimento paracadutisti Nembo, e numerose altre autorità civili e della coalizione.

Il momento della firma dei documenti, che ha suggellato il passaggio formale della base italiana alle autorità afgane, è terminato con l’ammaina bandiera italiano e il conseguente alza-bandiera afgano da oggi responsabile della base.

Il generale Pellegrino ha sottolineato “il prezzo del processo di transizione in termini di vite umane e l’orgoglio di lasciare nelle mani di una forza matura il controllo, la sicurezza e lo sviluppo della loro madrepatria”.

Ultimo reggimento a operare nel territorio di Shindand come Transition Support Unit Center (TSU-C) è stato il 183° reggimento paracadutisti Nembo di Pistoia con il concorso di una compagnia di bersaglieri del 7° reggimento di Altamura, Bari, una compagnia del 4° reggimento genio guastatori di Palermo, una compagnia del 2° reggimento trasmissioni alpino di Bolzano e un nucleo di carabinieri con compiti di polizia militare.

Con la cessione della FOB La Marmora, la Transition Support Unit Center si rischiera interamente a Herat presso Camp Arena, sede dell’RC-W, e unico luogo dove ormai è ridislocato tutto il contingente italiano in Afghanistan.

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Fonte e foto: RC-W ISAF

Afghanistan, ISAF: il generale Giorgio Battisti lascia l’incarico di Capo di stato maggiore del comando ISAF al collega turco, generale Kenan Hüsnüoğlu

Oggi, 22 gennaio, a un anno esatto dall’assunzione dell’incarico di Capo di stato maggiore della missione ISAF, il generale dell’Esercito Italiano Giorgio Battisti ha terminato il suo mandato ed è stato avvicendato dal parigrado dell’Esercito Turco Kenan Hüsnüoğlu, comandante del NATO Rapid Deployable Corps – Turkey (NRDC-TUR) di Instanbul, fa sapere il comunicato stampa odierno della Cellula Pubblica Informazione dell’Italian Senior National Representative di ISAF.

Il generale Battisti, che ha sostituito nel gennaio 2013 il generale francese Olivier de Bavinchove, allora comandante dell’Eurocorps di Strasburgo, rientrerà a breve in Italia per riprendere il comando del NATO Rapid Deployable Corps – Italy (NRDC-ITA), con sede a Solbiate Olona, in provincia di Varese.

Il generale Battisti ha augurato ancora maggiori fortune al suo successore e ha ringraziato i vertici della Forza Armata e dell’Alleanza Atlantica che hanno voluto affidargli il prestigioso incarico. Il generale comandante di NRDC-ITA ha sottolineato la grande professionalità degli uomini e donne che ha avuto alle dipendenze e di come essi stessi siano una vera squadra internazionale composta da personale proveniente da ben 49 nazioni.

Lasciando l’incarico, il generale Battisti ha espresso sentimenti di profonda vicinanza e rispetto nei confronti del popolo afgano che si sta impegnando a fondo per recuperare gli effetti di 35 anni di conflitti. Un pensiero commosso e reverente a tutti i caduti della Coalizione e in particolare ai 53 militari italiani caduti per l’Afghanistan in questi 12 anni di missione. Infine, un riconoscente grazie a tutti i familiari che hanno aspettato a casa il rientro dei propri cari: la loro missione non è stata meno impegnativa.

Il generale Battisti ha guidato lo staff della missione ISAF nella delicata e fondamentale fase della transizione della responsabilità del paese alle forze di sicurezza afgane e in cui la missione si avvia alla fase finale prevista a dicembre 2014.

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Fonte: ISAF It-SNR PIO

Foto: 1° Mar Davide Boarino

Afghanistan, RC-W ISAF: visita dei Capi di stato maggiore della Difesa italiano e ucraino. Le foto

Si è conclusa mercoledì 15 gennaio scorso la ricognizione del teatro operativo afgano del Capo di stato maggiore della Difesa, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, e del suo omologo ucraino, colonnello generale Volodymir Zamana.

Le due delegazioni erano partite da Roma il 14 gennaio al termine di una due giorni della delegazione ucraina in Italia (link articolo in calce).

L’Ucraina partecipa alla missione ISAF con un contingente che opera nella regione ovest a Herat sotto guida italiana, il Regional Command West (RC-W) di ISAF attualmente su base brigata Aosta al comando del generale Michele Pellegrino.

L’ammiraglio Binelli Mantelli e il generale Zamana sono stati ricevuti a Herat dal comandante di RC-W, generale Pellegrino, il quale ha fornito loro un esaustivo aggiornamento della situazione operativa, che tiene anche conto delle sostanziali evoluzioni della struttura delle unità della coalizione a seguito della cessione di numerose basi operative alle unità delle Forze di Sicurezza Afgane.

Successivamente i due capi di stato maggiore hanno partecipato a una attività dell’unità multinazionale del Genio, su base 4° reggimento genio guastatori di Palermo, in cui operano anche due squadre ucraine specializzate nella lotta agli ordigni esplosivi improvvisati (IED).

Le squadre del Genio, che garantiscono la libertà di movimento sulle principali arterie di comunicazione stradale, hanno fatto brillare degli ordigni precedentemente recuperati nella quotidiana opera di bonifica, mostrando l’alto grado di integrazione e coordinamento tra guastatori italiani e ucraini. Il Capo di stato maggiore ucraino ha potuto constatare personalmente la qualità dei mezzi e degli equipaggiamenti nazionali in dotazione alle forze armate italiane con particolare riferimento al VTLM Lince le cui caratteristiche hanno consentito di salvare la vita a molti militari italiani coinvolti da esplosioni di IED e ai sistemi di rilevamento degli ordigni esplosivi.

Dopo aver lasciato Herat, i due alti ufficiali si sono trasferiti nella capitale afgana Kabul, dove hanno incontrato il ministro della Difesa afgana, generale Sher Mohammad Karimi, e il comandante di ISAF, il generale statunitense Joseph F. Dunford.

La visita si è poi conclusa con l’incontro con il Capo di stato maggiore di ISAF, generale Giorgio Battisti, che terminerà il proprio mandato tra pochi giorni. Nel corso dei colloqui è stata fatta una approfondita analisi della situazione attuale in Afghanistan, affrontando gli importanti temi relativi alla transizione della responsabilità della sicurezza alle forze di sicurezza afgane e le possibili iniziative congiunte che potranno essere intraprese per garantire la sicurezza, l’addestramento e il supporto alle Forze Armate Afgane dopo il 2014, anno in cui la missione a guida NATO ISAF si trasformerà da combat a missione di supporto e training.

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Fonte: stato maggiore Difesa

Foto: ministero della Difesa ucraino

Afghanistan, RC-W ISAF: la leadership militare afgana studia il coordinamento delle forze di sicurezza

Si è svolta l’11 dicembre scorso, a Herat, la visita dei frequentatori dello Strategic Staff Course, il corso avanzato per studi strategici militari dell’esercito afgano, al Regional Command -West (RC-W) ISAF (International Security Assistance Force) di Herat, il comando multinazionale su base brigata meccanizzata Aosta che opera su mandato ONU nelle province occidentali dell’Afghanistan al comando del generale Michele Pellegrino.

La rappresentanza, costituita da 34 ufficiali generali e ufficiali superiori, è stata accolta a Camp Arena dal colonnello Fabio Asso, Senior Advisor dell’Operational Coordination Center – Regional (OCC-R), l’organizzazione interforze deputata al coordinamento delle attività tra il contingente multinazionale della NATO e le forze di sicurezza afgane, che ha il compito di aggiornare la sala operativa dell’RC-W sulla situazione delle operazioni condotte dalle Forze di sicurezza afgane nelle province occidentali del paese.

Il colonnello Asso, nell’introdurre le attività dell’OCC-R, ha sottolineato il ruolo fondamentale che il Regional Command West ha ricoperto finora nel sostenere e supportare le istituzioni civili e militari della regione ovest dell’Afghanistan, ormai quasi del tutto in grado di operare autonomamente grazie al completamento della transizione con il trasferimento a esse della responsabilità nel campo della sicurezza e del controllo del territorio.

Al termine della conferenza, gli ufficiali dello Strategic Staff Course hanno preso parte al dibattito sull’evoluzione del ruolo di ISAF in Afghanistan, ponendo particolare interesse al processo di cessione delle basi operative avanzate alle Forze Armate afgane.

Prima di lasciare Camp Arena, i corsisti hanno visitato la linea di volo della Task Force Fenice, l’unità italiana dell’Aviazione dell’Esercito (AVES) appositamente costituita per il teatro operativo afgano e che dispone di tre diverse tipologie di elicotteri – A129 Mangusta, CH47 Chinook e NH90 – al fine di ottenere un dispositivo flessibile, bilanciato e idoneo a sostenere e supportare le attività svolte dalle forze nazionali e internazionali che operano nella regione.

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Afghanistan, RC-W ISAF: chiude la FOB Tobruk di Bala Boluk concludendo il processo di transition a Farah. Il col Sindoni “consegna le chiavi” al col afgano Nazar Mohammad Qerleq

Nella mattina di venerdì 15 novembre scorso, gli ultimi militari italiani hanno lasciato definitivamente la base operativa avanzata (Forward Operative Base, FOB) Tobruk di Bala Boluk, ultimo avamposto della Transition Support Unit South (TSU-S), l’unità italiana nell’ambito del Regional Command-West (RC-W) di ISAF che ha concluso il processo di transizione (transition, o inteqal) della responsabilità della sicurezza della provincia di Farah alle forze afgane.

I bersaglieri del 6° reggimento di Trapani, ultimo reparto alla guida della TSU-S, che ha operato per quasi sette anni nella provincia, hanno consegnato nelle mani del colonnello Nazar Mohammad Qerleq, in rappresentanza dell’Afghan National Army le “chiavi” della base, che ospiterà la sede del 6° kandak (battaglione operativo) della 2^ brigata del 207° corpo d’armata dell’esercito afgano.

Ai militari italiani sono andati il plauso e la riconoscenza del Capo di stato maggiore della Difesa, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli.

Il colonnello Mauro Sindoni, ultimo comandante della TSU-S, stringendo la mano al collega afgano Nazar Mohammad Qerleq ha ricordato il lungo percorso della transizione, che ha visto purtroppo anche molti caduti sia della coalizione sia dell’esercito afgano, e ha rimarcato i consolidati rapporti di reciproco rispetto maturati nel tempo con la popolazione locale, con l’orgoglio di lasciare nelle mani di una forza capace il controllo, la sicurezza e lo sviluppo della provincia.

La chiusura di questa base è stata realizzata grazie a una complessa attività operativa di “retrograde” (ripiegamento), pianificata e condotta dall’RC-W su base brigata meccanizzata Aosta al comando del generale Michele Pellegrino.

L’ultimo convoglio, composto da 138 uomini a bordo di 32 mezzi militari e 14 veicoli per il trasporto dei materiali, è partito da Bala Boluk alle prime luci dell’alba ed è stato scortato lungo l’itinerario dagli elicotteri d’attacco italiani A129 Mangusta della Task Force Fenice, nonché dagli aerei senza pilota Predator, che hanno consentito il monitoraggio dell’intera operazione.

Dallo scorso 10 agosto nella FOB Tobruk di Bala Boluk hanno operato, oltre ai bersaglieri trapanesi del 6° reggimento, i genieri del 4° reggimento guastatori di Palermo e una compagnia genio del 5° reggimento guastatori di Macomer, Nuoro; infine, le trasmissioni per il comando e controllo all’interno dell’area di responsabilità e quelle strategiche con l’Italia sono state assicurate da un plotone di trasmettitori del 2° reggimento trasmissioni alpino di Bolzano.

La cessione agli afgani di FOB Tobruk, che segue a tre settimane di distanza quella della chiusura della base Dimonios di Farah, segna anche il rientro in patria di circa 400 militari italiani, come parte del ridimensionamento del dispositivo del contingente che proseguirà fino alla fine del 2014, come stabilito dall’Alleanza durante il summit di Chicago del maggio 2012.

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Fonte e foto: RC-W ISAF; stato maggiore Difesa

Afghanistan, RC-W ISAF: con l’Op Southern Thunder l’Esercito Afgano supportato dalla NATO arresta 25 insorti e neutralizza 18 IED

Si è conclusa in questi ultimi giorni nel settore sud-occidentale dell’area di responsabilità del contingente multinazionale della Nato a guida italiana, il Regional Command-West (RC-W) di ISAF, l’operazione Southern Thunder, un’importante attività congiunta che ha visto i militari italiani dell’RC-W, su base brigata meccanizzata Aosta, operare al fianco dei colleghi dell’esercito afgano.

L’operazione, fa sapere l’RC-W, ha consentito di arrestare 25 insorti, di scoprire e neutralizzare 18 IED (Improvised explosive device, ordigni esplosivi improvvisati), pronti a essere utilizzati, e di portare alla luce 2 consistenti cache di munizioni di vario calibro e 25 colpi da mortaio da 82 mm.

Ciò ha permesso di alleggerire la pressione dei gruppi ostili alle forze afgane e a quelle della coalizione nelle fasi più delicate del ripiegamento da Farah a Herat della Transition Support Unit South, l’unità italiana che ha operato nella provincia di Farah sino alla chiusura della base operativa avanzata Dimonios, avvenuta a fine ottobre.

La Southern Thunder, inoltre, è stata condotta in un’area che rappresenta da sempre un obiettivo sensibile per gli elementi ostili lì presenti, essendo attraversata da nodi stradali di primaria importanza per i rifornimenti condotti dal nord-ovest al sud del Paese.

Gli oltre 800 soldati del 207° corpo d’armata dell’esercito afgano sono stati supportati da numerosi assetti specialistici della NATO con più di 200 italiani impiegati sul terreno, come gli elicotteri da trasporto CH47 e gli elicotteri d’attacco A129 Mangusta della Task Force Fenice, gli specialisti nella bonifica di ordigni esplosivi della coalizione, le quick reaction forces (unità di pronto intervento) del 183° reggimento paracadutisti Nembo e del 7° reggimento bersaglieri, i trasmettitori del 2° reggimento trasmissioni alpino che hanno assicurato il comando e controllo dell’operazione, i team medici e gli ufficiali del Military Advisor Team, l’unità italiana che assiste il 207° Corpo d’Armata dell’esercito afgano nel proprio processo di crescita.

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Fonte e foto: RC-W ISAF

Afghanistan, RC-W ISAF. Transition: chiusa FOB Dimonios a Farah. Gen Pellegrino agli afgani: missione compiuta, sempre shona-ba-shona

In queste ore gli ultimi militari italiani stanno lasciando definitivamente la base avanzata (Forward Operative Base, FOB) Dimonios di Farah, nella zona occidentale dell’Afghanistan facente parte del Regional Command-West (RC-W) di ISAF (International Security Assistance Force) attualmente su base brigata Aosta al comando del generale Michele Pellegrino.

Proprio il generale Michele Pellegrino, rivolgendosi alle autorità afgane in questo momento che sancisce concretamente la transizione in atto in ISAF, ha dichiarato: “Missione compiuta, ‘Shona ba shona, tash a cor’ – sempre al vostro fianco”.

L’ufficialità del passaggio è avvenuta domenica, 27 ottobre, con una cerimonia che di fatto ha sancito il definitivo passaggio di responsabilità nel settore della sicurezza del territorio, affidato dal 2006 ai militari italiani.

Questa cerimonia ha segnato anche l’inizio del rientro in patria di 800 uomini, come parte del ridimensionamento del dispositivo del contingente che proseguirà fino alla fine del 2014 come stabilito dall’Alleanza durante il summit di Chicago del maggio 2012.

I bersaglieri del 6° reggimento di Trapani hanno consegnato nelle mani del governatore della Provincia di Farah le “chiavi” della base, che sarà la sede di un battaglione operativo (kandak) del 207° corpo d’armata dell’esercito afgano.

Alla cerimonia erano presenti il governatore di Farah, Mohammad Omar Sherzad, il generale di brigata Michele Pellegrino, comandante dell’RC-W, il colonnello Mauro Sindoni, ultimo comandante di Fob Dimonios e del 6° reggimento bersaglieri, e numerose altre autorità della coalizione.

La transizione è un processo graduale e delicato, che tiene conto delle condizioni economiche, sociali e di sicurezza dei singoli distretti di ciascuna provincia dell’Afghanistan e che, a Farah, ha avuto il proprio apice a giugno di quest’anno con il passaggio della leadership alle autorità locali di tutti i distretti della provincia.

La cerimonia si è svolta congiuntamente a quella di chiusura del Provincial Reconstruction Team (PRT) americano che dal 2004 ha operato a Farah. Questa struttura di ISAF, in linea con gli obiettivi della missione, ha condotto attività volte a facilitare lo sviluppo dell’economia locale e a favorire il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione; attività, queste, di fondamentale importanza nella fase di transizione (inteqal, in lingua locale) che, giorno dopo giorno, ha visto concretizzarsi e concludersi il passaggio della responsabilità nel settore della governance alle autorità governative e locali.

Il generale Pellegrino, dopo aver ricordato il lungo percorso della transizione che ha visto purtroppo anche molti caduti sia della coalizione sia dell’esercito afgano, ha rimarcato “i rapporti consolidati di reciproco rispetto maturati nel tempo con i colleghi afgani, con l’orgoglio di lasciare nelle mani di una forza matura il controllo, la sicurezza e lo sviluppo della loro madrepatria”, ringraziando in lingua locale tutti gli afgani presenti per aver lavorato in questi anni assieme, “shona ba shona”, cioè fianco a fianco.

Ultimo reggimento a operare nel territorio di Farah come Transition Support Unit South (TSU-S), dallo scorso 10 agosto, è il 6° reggimento bersaglieri, una compagnia del 4° reggimento genio guastatori di Palermo, una compagnia del 2° reggimento trasmissioni alpino di Bolzano e medici, infermieri e aiutanti di sanità di Esercito, Marina e Aeronautica.

Durante questo ultimo mandato la TSU-S ha svolto 106 pattuglie, 30 scorte convogli, 33 operazioni per rendere sicuri e percorribili gli itinerari dell’area di responsabilità, 34 operazioni di scoperta e neutralizzazione della minaccia da ordigni esplosivi improvvisati (Ied mitigation), nonché numerose attività congiunte con esercito e polizia afgana.

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Fonte e foto: ISAF RC-W