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La Marina firma cooperazione con AGESCI: il mare come ambiente dove educare i giovani ai valori

Incontri giovanili a Tor di QuintoQuesta mattina, 20 febbraio, fa sapere la Marina Militare, nel Salone dei Marmi di Palazzo Marina a Roma, la Marina Militare e l’Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani (AGESCI) hanno firmato un protocollo di collaborazione che ha lo scopo di sviluppare e condividere progetti e iniziative formative ed educative dirette alle giovani generazioni.

Il documento è stato firmato dall’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, Capo di stato maggiore della Marina Militare, e da Matteo Spanò e Angela Maria Laforgia, Presidenti del Comitato nazionale Agesci.

Incontri giovanili a Tor di QuintoLa Marina Militare ha sempre rivolto una particolare attenzione al mondo dei giovani, prodigandosi in varie attività come gli sport nautici (nuoto, vela, canoa ecc.), attraverso uscite in mare a bordo di barche appartenenti allo Sport Velico Marina Militare, attività presso i centri di formazione della Forza Armata (Accademia Navale di Livorno, Scuole Sottufficiali di La Maddalena e Taranto, Centri velici in diverse regioni), stage e corsi.

Queste esperienze permettono a ciascun partecipante di socializzare, apprendere, condividere valori come il rispetto delle regole, lo spirito di squadra, il coraggio, la lealtà verso gli altri, il rispetto per l’ambiente e la natura, qualità irrinunciabili e fondamentali nello sport e nella scuola come nella vita. La Marina Militare e AGESCI condividono tali valori.

Incontri giovanili a Tor di QuintoQuesta collaborazione intende quindi promuovere l’ambiente marino quale ambiente educativo basato su principi etici, di solidarietà e di passione per il mare.

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Fonte e foto: Marina Militare

Accademia Militare di Modena: giurano gli Allievi Ufficiali del 194° corso Coraggio

Gli Allievi Ufficiali del 194° corso Coraggio hanno prestato giuramento di fedeltà alla Repubblica nell’Accademia Militare di Modena lo scorso venerdì 15 marzo, alla presenza del ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, del Capo di stato maggiore della Difesa, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, del Capo di stato maggiore dell’Esercito, generale Claudio Graziano e del Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, generale Leonardo Gallitelli.

Durante il suo intervento, il ministro Di Paola ha posto l’accento sui valori coltivati nel prestigioso istituto di formazione: “qui in Accademia apprenderete l’arte del Comando, ma, ancora più importante, imparerete a diventare donne e uomini veri. Tra queste mura intrise di storia verranno riconfermati approfonditi e vissuti quei valori come Onestà, Fiducia, rispetto, impegno a dare prima che a chiedere, coscienza dei propri doveri non solo dei diritti. Questi valori sono il fondamento di una Nazione. La nostra Nazione”.

Il Capo di stato maggiore della Difesa, ammiraglio Binelli Mantelli, rivolto agli allievi, ha sottolineato come “i nostri figli sono le frecce che lanciamo verso il futuro. Le Forze Armate investono sui giovani e ai giovani affidano le loro fortune. Le Forze Armate rappresentano un’eccellenza e un punto di forza dell’intero Paese”.

Il Capo di stato maggiore dell’Esercito, generale Claudio Graziano, dopo aver ringraziato il ministro Di Paola, il Capo di stato maggiore della Difesa, il sottosegretario degli Esteri, Staffan De Mistura, e l’amico Leonardo Gallitelli, “per essere qui oggi, nella casa madre degli Ufficiali dell’Esercito italiano e dell’Arma dei carabinieri”, ha rivolto agli allievi un incoraggiamento: “L’atto solenne di oggi rappresenta un altissimo onore e, insieme, un grande onere di cui dovete essere profondamente orgogliosi, ma anche pienamente consapevoli. La parte più gratificante della vostra carriera militare si svolgerà presso i reggimenti e le brigate che costituiscono il centro di gravità e l’autentica ragion d’essere della forza armata. Brigate dell’Esercito destinate a essere proiettate e impiegate nei teatri operativi di oggi e del futuro ed è per questo che su tale componente operativa sono state concentrate la maggior parte delle risorse disponibili”.

Il generale Graziano ha poi proseguito affermando che “nella situazione che stiamo attualmente vivendo, noi abbiamo un unico dovere: essere di esempio al Paese per coesione e disciplina. La forza dell’Esercito consiste nel poter contare su uomini e donne che sanno intravedere in ogni sfida un’opportunità evolutiva e un’occasione per migliorare se stessi, la nostra Forza armata e l’intero paese”.

Nel suo intervento, il Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, generale Leonardo Gallittelli, ha ricordato “la gratuità del dare, propria di chi porta le stellette”, e, rivolgendosi agli allievi, ha sottolineato: “sarete un riferimento per tutta la comunità nazionale, perchè a voi, la gente guarda con fiducia, e voi sapete esprimere quella fiducia nel futuro che oggi sembra essersi affievolita”.

Il 194° corso è dedicato al generale Rosario Aiosa, medaglia d’oro al valor militare, massima espressione del “coraggio” da cui prende appunto nome il corso che ha appena giurato. Il generale Aiosa ha partecipato alla cerimonia in qualità di “padrino” del corso.

Il 194° corso è composto da 198 allievi Ufficiali, di cui 24 donne. Tra questi, nove sono gli allievi provenienti dai Paesi stranieri: Afghanistan, Giordania, Armenia, Tailandia, Azerbaigian, Niger.

L’Accademia Militare, comandata dal generale dell’Esercito Giuseppe Nicola Tota, fu istituita il 1° gennaio del 1678 con il nome di Reale Accademia, ed è l’Istituto militare di formazione più antico del mondo, precedendo l’Accademia Russa di San Pietroburgo, la Royal Military Academy, l’École Royale Militaire e West Point.

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Fonte: stato maggiore dell’Esercito

Foto: stato maggiore dell’Esercito

Dai Marò a Marassi, l’Italia comme il va

Tutto è partito da due ordini disattesi, entrambi in virtù di interessi privati.

Senza metterla sul personale, ma davvero non si può evitare un parallelo tra due casi esemplificativi del disordine di valori in cui annaspa l’Italia: da una parte il comandante della petroliera Enrica Lexie, che ha disatteso l’ordine della sala operativa della Marina Militare Italiana a restare in acque internazionali, dirigendosi direttamente verso il porto indiano di Kochi come richiesto dall’armatore Fratelli D’Amato su pressione dell’autorità indiana. Dall’altra il presidente del Genoa, che non ha voluto cogliere la contrarietà del questore del capoluogo ligure alla consegna delle maglie dei calciatori e ha, anzi, acconsentito alle richieste degli ultrà.

Nel frattempo, gli interessi in India di una parte economica dell’Italia sono salvi. Gli abbonamenti alle partite delle tifoserie ultrà anche.

Poco importa se l’Italia ha calato le braghe ed è rimasta in canottiera di fronte alle telecamere di tutto il mondo. Poco importa se vi sono mogli e figli italiani che non possono pagare la bolletta della luce perché il loro congiunto è detenuto illegalmente in India: tanto noi ci siamo già lavati la coscienza con la donazione di 145mila euro, intesa firmata oggi 24 aprile, alla moglie e ai figli di ciascuno dei due pescatori indiani. Un atto di generosità, lo ha detto il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola che ha parlato di rispetto per la vita umana. Sì, ma quale?

L’impressione confusa che ne deriva è che in Italia tutto, nel suo insieme, risulti alla fine passabile, tutto sia accettabile. Il ricatto come la disobbedienza. L’Italia comme il va, scriverebbe oggi  Voltaire.

Sarebbe da chiedersi quanti si sentano sul serio rappresentati da queste iniziative, quanti italiani si riconoscano in questi atteggiamenti di diniego e fuga dalla responsabilità.

In rispetto a chi non si riconosce in queste categorie, e questo sì che è dovuto, si tratta di dire una volta per tutte se l’Italia di oggi scelga la strada della frustrazione o quella della presa di posizione. E’ giunto il tempo di decidere senza più aspettare, perché non sempre il tempo cancella e cura le ferite. Certe cicatrici non guariscono e ogni tanto fanno male, tornando a far parlare di sé e della loro origine.

Intanto rimangono nella cronaca, e rimarranno nella storia, questi due fatti gravissimi che minacciano di essere una pericolosa ipoteca sulla già debole credibilità dell’Italia, disposta a offrire il fianco alla prima avvisaglia di pericolo e concedere donazioni, in euro, e simboli identificativi, in magliette e uniformi, alla prima avvisaglia di prepotenza.

E’ la testimonianza dell’abisso di valori, ma soprattutto della confusione comportamentale, in cui versano oggi più che mai l’Italia e gli italiani. Confermando ancora una volta che sono sempre i soldi a far ballare l’orso e a far piegare la testa. Con una perplessità tutta contemporanea: quali soldi?

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Foto da La Stampa e Marina Militare Italiana

“Un Esercito degno di questo nome” (III parte)

Continua da “Un Esercito degno di questo nome” (I Parte e II Parte)

By Vincenzo Ciaraffa

In tutta sincerità, si fa fatica a ritenere competenti i nostri vertici militari, se essi non riescono a rendersi conto neppure di una contraddizione che hanno sotto gli occhi tutti i giorni, ovvero la contraddizione delle remunerazioni straordinarie.

Per chi non lo sapesse, infatti, ai militari spetta la corresponsione dello straordinario, come ad ogni lavoratore italiano. Ma essi non sono come tutti i lavoratori italiani! Stante l’atipicità del loro lavoro, infatti,  non sarebbe stata più economica per l’erario, oltre che più giusta ed omogenea, una specifica indennità fissa?

D’altronde, un Esercito che si ostina a pagare gli straordinari a professionisti che fanno un lavoro straordinario per tutta la vita, ha buone probabilità di finire in mano ad un curatore fallimentare.

Per i prossimi dieci anni, pertanto, la politica per le Forze Armate (se “armate” devono rimanere) dovrebbe essere quella del piede in casa e di finanziamenti costanti, per quanto risibili essi possano essere.

Sì, perché il vero problema che affligge l’organizzazione militare più che l’esiguità delle risorse disponibili, è la loro variabilità, variabilità che impedisce agli Stati Maggiori la realizzazione di un qualsivoglia tipo di programma, anche minimo e sul breve termine.

Perciò sarebbe auspicabile, una volta stabilita l’entità delle risorse possibili da assegnare alla Difesa, che esse restassero costanti almeno per un decennio.

La difficile contingenza economica sicuramente non consente grandi investimenti nel settore e, tuttavia, non si può pensare di far operare gli aerei senza carburanti, i carri armati senza manutenzione ed i militari senza un minimo di addestramento.

Ma per una reale presa d’atto dei problemi che stanno per immobilizzare il nostro dispositivo di difesa, occorrerebbe una classe politica più serena e vertici militari meno compiacenti, compiacenza che rasenta l’ignavia perché sembra tesa unicamente a non disturbare il manovratore.

E fingere che non esistano i problemi, non li elimina, anzi, si dà ad essi il tempo di aggregarne altri! Infatti, subito dopo quello delle difficoltà economiche, le Forze Armate saranno chiamate a sciogliere il nodo della selezione e del governo del personale, selezione e governo che andrebbero almeno rivisti, dal momento che si stanno riproducendo al suo interno i peggiori vizi della società civile, droga ed alcolismo inclusi.

Per carità, nessuno pensa che un Esercito di popolo come quello italiano debba vivere avulso dalla società come accadeva fino alla II Guerra Mondiale, ma sicuramente deve sapere incarnare la parte migliore del contesto sociale che lo esprime.

Ma questo è un problema riconducibile ai valori ed all’etica militare e, pertanto, andrebbe affrontato in una specifica trattazione, anche se al momento nulla ci vieta di interrogarci almeno su quali siano oggi l’etica ed i reali valori di riferimento delle Forze Armate italiane e, soprattutto, se essi vengono trasmessi.

In verità, qualcuno ha avanzato già da tempo seri dubbi sulla capacità di coloro che dovrebbero trasmetterli: “Occorre affondare il bisturi nella piaga ed affrontare gli errori e le colpe singole  e collettive che hanno trascinato l’Esercito così in basso nella considerazione degli italiani […] Oggi, se si vuole tentare di ricostruire un esercito, anche piccolo ma su solide basi, occorre anzitutto ricostruire la mentalità degli ufficiali richiamandoli […] a quelle vecchie tradizioni militari per le quali in tempo di pace è anzitutto un educatore ed animatore dei suoi soldati. Sino a quando in questo Paese saranno apprezzati e seguiti i furbi, anziché i diritti e gli onesti, non avremo un Esercito degno di questo nome”.

Queste parole sembrano essere state scritte ieri e, invece, sono state estrapolate da un discorso del Generale Raffaele Cadorna, Capo di Stato Maggiore del ricostituito Esercito italiano dal 1945 al 1947 quando, esempio poco imitato nelle nostre Forze Armate, si dimise dal suo alto incarico perché in disaccordo con l’allora Ministro per la Difesa.

In verità, sarebbe interessante partire proprio dal pensiero di Cadorna per capire come oggi vengono formati i Quadri dirigenti delle nostre Forze Armate, ma mettere troppa carne sul fuoco confonderebbe i problemi e le loro priorità.

Accontentiamoci, perciò, di concludere col rilevare la differenza di stile tra chi, pur denunciando una situazione disastrosa, si guarda bene dal trarne le dovute conclusioni, rimanendo abbarbicato al proprio incarico e  chi, invece, è stato capace di rinunziarvi per coerenza e rispetto del proprio ruolo.

Vincenzo Ciaraffa

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Il generale Cadorna è diwikipedia

Nato, il Segretario Generale Rasmussen si congratula con gli US per l’operazione contro Osama e conferma impegno Alleanza

Il Segretario Generale della Nato Anders Fogh Rasmussen si congratula con il presidente degli Stati Uniti Barack Obama per l’operazione condotta contro Osama Bin Laden, complimentandosi con tutti coloro che l’hanno resa possibile.

L’attacco dell’11 settembre 2001 contro il cuore dell’America era stato considerato dalla Nato come un attacco terroristico rivolto contro tutti i paesi membri dell’Alleanza Atlantica.

La Nato, si legge dal sito on line, e i suoi alleati continueranno nella loro missione volta a scongiurare che l’Afghanistan torni a essere rifugio per l’estremismo, favorendone anzi lo sviluppo in pace e sicurezza.

“Continueremo a lottare per quei valori di libertà, democrazia e umanità che Osama Bin Laden voleva abbattere”, conclude la dichiarazione.

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Fonte: Nato

Foto: adnkronos