Elicotteri russi pilotati da afgani sulla campagna inglese: è il Project Curium

10 marzo 2010 – 11:55 | by PaolaCasoli

Mi17_project curiumDiventare pilota di elicottero nel Wiltshire, direttamente sulla macchina che poi si piloterà in Afghanistan. Un’idea che si è concretizzata per una trentina di militari afgani che stanno completando il loro addestramento nella base di Boscombe Down, nel sudovest dell’Inghilterra, grazie a un progetto del ministero della Difesa britannico.

Project Curium, questo il nome del programma di addestramento, si concluderà alla fine di marzo dopo un periodo di dodici mesi di formazione. Costituirà il seme della futura forza elicotteristica dell’Afghanistan, consentendo a medio termine l’invio di meno personale britannico in teatro operativo e a lungo termine l’addestramento dei futuri addestratori, dando così vita a un ciclo indigeno di formazione di personale specializzato.

Per il momento i piloti afgani hanno volato sugli elicotteri di fabbricazione russa Mi-17 sui cieli della Salisbury Plain, l’area di esercitazione nel Wiltshire dove il sorvolo permette di gustare lievi colline e sfiorarne le cime dei fitti boschetti.

“Sono venuto qui come uomo normale, torno a casa come pilota”, ha affermato uno dei militari afgani che ha preso parte a Project Curium, “il mio cambiamento più grande”.

Fonte: UK MoD

Foto: Shephard

Tags: , , , , ,

1 views

Kosovo: riappare lo spettro della tensione e Kfor riprende il training della Kosovo Security Force

9 marzo 2010 – 11:28 | by PaolaCasoli

KSF_minister“Una questione superata” la cerimonia della Kosovo Security Force (KSF) con guardia d’onore in stile militare e bandiera della Nato, lo scorso 5 marzo, nel centro di Pristina. Così per il ministero delle Forze di Sicurezza kosovare.

Ma è così anche per la Nato, visto che la fermezza del comandante di Kfor nella sospensione del training a KSF è durata meno di un giorno festivo.

Dalla domenica pomeriggio al lunedì la sospensione è stata revocata e Kfor riprende da subito ad addestrare le forze di sicurezza del Kosovo come da mandato, ovvero per svilupparne una capacità da gestione delle emergenze civili.

Kfor_KSF_vignettaLa denuncia di inadeguatezza dello stile militare di KSF e di inaccettabilità dell’esposizione della bandiera della Nato alla parata, espressa domenica dal generale Markus Bentler comandante di Kfor e supportata dall’International Civilian Office (ICO) riportato da Koha Ditore, ha perso consistenza in poche ore sciogliendosi sotto il pronto ottimismo del vice primo ministro Hajredin Kuci: “nessuno si aspetterebbe che il Kosovo non si comportasse come uno stato sovrano”.

Probabilmente l’analisi dei media fatta dalla Nato avrà rilevato una tale copertura dell’evento sulle testate locali da far ritenere opportuno ritornare sui propri passi e riprendere subito ad addestrare il futuro esercito del Kosovo, così da evitare tensioni nell’ex provincia serba autoproclamatasi indipendente due anni fa.

O forse la confidenza di un analista, riportata da un sito americano, secondo cui “il peggioramento delle relazioni potrebbe portare a una presa delle armi contro la Nato” ha inciso altrettanto sul rinnovo dell’amicizia. Certo è che in questo modo la la fermezza e la determinazione dimostrate dalla Nato vacillano agli occhi dell’opinione pubblica. Meglio sarebbe stato non esprimersi del tutto, a questo punto.

E’ comunque sorprendente pensare come Kfor sia stata presa alla sprovvista da questa parata in stile inadeguatamente militare, quasi che non avesse il polso della situazione sul terreno dopo aver creato KSF dal vecchio Kosovo Protection Corps, (KPC, che già riciclava il TMK, ovvero il KLA anche noto come Uck) e averlo dotato nel corso degli anni di equipaggiamento specifico, come il dipartimento di telecomunicazioni nella caserma Adem Jashari di cui ha riferito Balkanalysis nel 2008.

Articolo correlato:

Kosovo: riappare il Kosovo Liberation Army e Kfor sospende il training della Kosovo Security Force (8 marzo 2010)

Fonte: Serbianna, Earth Times, Balkanalysis, Unmik

Vignetta: Jeton Mikullovci/Koha.net

Foto: Koha.net

Tags: , , , , , , , , ,

4 views

Kosovo: riappare il Kosovo Liberation Army e Kfor sospende il training della Kosovo Security Force

8 marzo 2010 – 09:05 | by PaolaCasoli

KosovoNiente più addestramento per la Kosovo Security Force (KSF) da parte di Kfor da ieri sera. Lo ha annunciato il comandante delle forze Nato in Kosovo generale Markus Bentler  (qui su B92) dopo che venerdì 5 marzo una guardia d’onore in stile militare della KSF ha commemorato a Pristina il dodicesimo anniversario dell’uccisione di un leader del Kosovo Liberation Army (KLA, o Uck secondo l’acronimo albanese), il gruppo paramilitare albanese distintosi in azioni contro serbi e collaborazionisti negli anni Novanta del Novecento.

L’annuncio della Kfor è motivato dal fatto che “la guardia d’onore della KSF è apparsa nelle vesti di formazione militare nel corso di un evento dedicato a un ex leader del KLA”. Un aspetto che, come riportato da B92 che cita l’agenzia Beta, “non è in linea con la posizione della KSF, che non ha status militare”.

Ma c’è di più, alla parata sventolava la bandiera della Nato. Specifica Kfor: “La bandiera della Nato è stata esposta nel corso dei festeggiamenti, una cosa inaccettabile dato lo status di neutralità di Kfor”.

L’addestramento degli uomini della KSF, la forza costituita l’anno scorso con compiti di emergenza civile per riformulare il Kosovo Protection Corps formato da ex membri del KLA, è ora sospeso fino a nuovo avviso.

Intanto prevale l’ottimismo tra le autorità dell’ex provincia serba dichiaratasi unilateralmente indipendente poco più di due anni fa: il provvedimento di sospensione sarebbe stato in realtà male interpretato. Addirittura si attende un chiarimento, dato che – come ha affermato Hajredin Kuci, vice del primo ministro Hashim Thaci – “nessuno si aspetterebbe che il Kosovo non si comportasse come uno stato sovrano”.

KSF è addestrata da Kfor secondo quanto stabilito il 12 giugno 2008 in previsione del progressivo ridimensionamento delle forze militari Nato in Kosovo.

Per il ministro degli Esteri serbo Vuk Jeremic, espressosi sin dalla formazione della KSF, tale forza rappresenta un “gruppo paramilitare illegale” e una “diretta minaccia alla sicurezza nazionale, alla pace e alla stabilità dell’intera regione”.

Articoli correlati:

La Kosovo Security Force (KSF) ha i suoi ufficiali, ecco i nomi (17 giugno 2009)

Kfor in restauro: la Nato ne ridefinisce i compiti (1° maggio 2008)

“Armiamo il Kosovo per la pace nel mondo” (20 marzo 2008)

I piani di destabilizzazione islamica dei Balcani (23 febbraio 2005)

Kosovo, la lunga strada verso l’Occidente (14 novembre 2004)

Fonti: B92/Beta, Army Times/Associated Press, BBC, Kfor

Foto: BBC

Tags: , , , , , , , , , , ,

11 views

Nuove tecniche di combattimento aereo per USA e Giappone in esercitazione congiunta su Okinawa

5 marzo 2010 – 12:46 | by PaolaCasoli

F15_Kadena ABRossi e blu gli avversari che si sono sfidati nell’attacco e nella difesa aerea nei cieli di Okinawa dal 22 al 26 febbraio scorso, quando l’Aeronautica Militare statunitense (USAF) e la Japanese Air Self Defence Force (JASDF) si sono esercitate insieme per affinare la pianificazione e l’esecuzione congiunte delle missioni.

L’addestramento ha dato l’opportunità a entrambi gli schieramenti di imparare nuove tattiche, nuove tecniche e nuove procedure che hanno portato a ulteriori sviluppi nel training.

“Abbiamo concordato insieme (USAF e JASDF, ndr) tutti gli assetti – ha spiegato il maggiore Andrew Avery, pilota di F15 del 18th Operations Support Squadron e role-player nel gruppo dei blu – e se tutto va bene ora siamo in grado di unire i nostri sforzi in modo ancora più efficace contro gli aggressori”.

L’obiettivo di testare le ultime innovazioni tecnologiche del settore era lo scopo principale dei finti aggressori, che volavano su F16 (dalla Eielson Air Force Base in Alaska), su una combinazione di aerei dalla base di Kadena , su VAQ-136 Prowlers della Marina statunitense (da Atsugi, Giappone) e su C-130 (del 36th Airlift Squadron dalla base aerea di Yokota, Giappone).

Il gruppo blu a difesa dello spazio aereo di Okinawa era costituito dai 67th e 44th Squadrons della base aerea di Kadena, dal 13th Fighter Squadron della base aerea di Misawa (Giappone), dagli F15 Strike Eagles del 391st Fighter Squadron della base aerea di Mountain Home (Idaho), dagli F16 Strike Eagles dell’80th Fighter Squadron della base aerea di Kunsan, nella Repubblica di Corea,  e dai giapponesi 201st e 204th Fighter Squadron della JASDF, per la prima volta uniti da una esercitazione finalizzata alla difesa comune.

Il comandante del 18th Operations Support Squadron, colonnello Ronald Banks, ha affermato che “le JASDF si sono rese conto del beneficio ottenuto con questa esercitazione e ci hanno chiesto di continuare questo tipo di addestramento a ulteriore rinforzo della nostra alleanza e amicizia”.

La presenza di basi delle Forze Armate statunitensi nell’isola di Okinawa è stata recentemente messa in discussione dal nuovo governo giapponese di centrosinistra, che è alle prese con un riesame dell’accordo del 2006 tra Usa e Giappone per la costruzione di una nuova pista per aerei sull’isola.

Fonti: Kadena Air Base, Stars & Stripes

Foto: USAF

Tags: , , , , , , , ,

3 views

Unifil, Libano: il battaglione genio italiano riunisce in un workshop internazionale 27 specialisti IEDD

3 marzo 2010 – 15:46 | by PaolaCasoli

Abu Bakar, Bonnet e RahalPiù dell’aspetto tecnico operativo conta l’aggiornamento costante. E il confronto offerto ai colleghi stranieri dagli esperti italiani in IED (ordigni esplosivi improvvisati) a Shama ieri 2 marzo si è rivelato un’interessante occasione di scambio di esperienze dove mettere in sistema le proprie capacità.

Bonificare aree minate o neutralizzare ordigni esplosivi improvvisati è una sfida attuale. Il battaglione genio italiano, su base 6° reggimento genio pionieri di Roma, ha organizzato ieri un workshop nella base militare di Shama nel Libano del sud, dove il contingente italiano su base brigata aeromobile Friuli è impegnato nella missione Unifil. Ai lavori hanno partecipato 27 specialisti del settore IED – o, meglio, IEDD (Improvised Explosive Device Disposal) – di diverse nazionalità, provenienti da Belgio, Francia, Libano, Portogallo, Sierra Leone.

Marc Bonnet (in foto), programme manager in Libano di UNMACC (United Nations Mine Action Coordination Centre), agenzia dell’Onu incaricata dello sminamento, ha manifestato apprezzamento per l’iniziativa nel corso della sua visita nella base di Shama, dove sono stati esposti in una mostra statica anche gli equipaggiamenti specifici in dotazione agli specialisti italiani IED.

Una dimostrazione dell’utilizzo del robot Wheelbarrow Mk8 per la neutralizzazione di ordigni è stata tenuta al termine dell’incontro dal team IEDD del battaglione del genio guidato dal maresciallo capo Eupremio Caccioppoli, che con il parigrado Mario Mastrilli e il primo maresciallo luogotenente Michele Olmetto ha impiegato il robot in dotazione dell’esercito per una serie di interventi dimostrativi.

Tra gli esperti presenti, anche il maggiore Abu Bakar Bah, chief combat engineer del comando Unifil, e il maggiore Charmen Rahal, responsabile regionale del Mine Action Centre delle Forze Armate libanesi (Laf).

Articolo correlato:

Unifil, Libano: sminatori italiani bonificano campo minato sulla Blue Line (22 febbraio 2010)

Fonte: Sector West Unifil

Foto: Sector West Unifil

Tags: , , , , , , , , , , , , , ,

17 views

Ex Cold Response 2010 in Norvegia, icebreaker oltre il 66°parallelo

3 marzo 2010 – 14:30 | by PaolaCasoli

cold response 10_ ice-breaking drillsIcebreaker a meno venti gradi Celsius per i militari che si stanno esercitando in Norvegia. La Cold Response 2010 in corso per un paio di settimane tra i mesi di febbraio e marzo 2010 nel Circolo Polare Artico, oltre il 66° parallelo a nord dell’Equatore, è una esercitazione Nato multinazionale ospitata dalle Forze Armate norvegesi e diretta dal Norwegian National Joint Headquarters.

Giocata annualmente, l’esercitazione è finalizzata a migliorare le capacità operative in ambiente artico, dove le temperature più alte non salgono oltre i meno cinque gradi Celsius per poi scendere sotto i meno venti nella maggior parte delle ore del giorno, rendendo difficile non solo il lavoro ma addirittura la stessa sopravvivenza in ambiente aperto.

Arctic CircleL’esercitazione consente al Norwegian Command di testare le procedure di comando e controllo su forze di coalizione. I partecipanti a questa edizione della Cold Response provengono da 15 nazioni, tra cui Austria, Finlandia, Germania, Gran Bretagna, Norvegia, Paesi Bassi, Svezia, Stati Uniti. In tutto circa 20mila militari tra truppe di terra, marinai e assetti di volo, oltre a una varietà di navi anfibie, che si esercitano nel Circolo Polare Articolo in operazioni anfibie e marittime, convenzionali e speciali. Con una attenzione particolare alla risposta sia individuale che di team alle capacità di lavorare in ambiente artico.

Alla Cold Response di quest’anno, che una volta era triennale e si chiamava Battle Griffin, partecipano anche i Marines statunitensi dopo un’assenza di quattro anni consecutivi: sono assegnati al 45 Commando Royal Marines.

Dopo attività di sbarco e combattimento su spiagge ghiacciate in condizione estreme, in questi giorni l’esercitazione propone una battaglia contro un nemico tecnologicamente avanzato mettendo a dura prova le abilità degli specialisti.

Fonte: Royal Navy, UK MoD, Marine Forces Reserve

Foto: Wikipedia, UK MoD

Tags: , , , , , , ,

6 views

Sangin, Helmand: importante gruppo di posizionatori di IED sgominato dai soldati britannici

2 marzo 2010 – 15:56 | by PaolaCasoli

IED cache stricken UKMoDLe immagini fornite da un veicolo senza pilota lo hanno confermato: la sede operativa di uno dei gruppi di disseminatori di IED più attivo è stato distrutto oggi a Sangin, nella provincia afgana di Helmand, dagli artiglieri di Sua Maestà.

Ne dà notizia il ministero della Difesa britannico dal sito online, spiegando la dinamica del ritrovamento del laboratorio improvvisato in un compound abbandonato e la tattica utilizzata dai soldati britannici nell’organizzarne la distruzione.

I militari del 1st Battalion The Royal Regiment of Scotland (1 SCOTS), si legge, si erano accorti sin dall’inizio del loro pattugliamento di essere osservati da vicino da sospetti informatori dei talebani. Nonostante questo, dopo il ritrovamento della cache con tutto l’occorrente per la fabbricazione di IED, i militari sono riusciti a rientrare senza incidenti alla loro base, la Forward Operating Base di Wishtan.

L’area è stata messa sotto stretto controllo. Nel giro di due ore un team completo di disseminatori di IED, quattro persone, si è riunito nel compound per organizzare un nuovo attacco, realizzando ordigni improvvisati da sotterrare proprio nelle zone di passaggio dei militari sotto i muri dei compound abitualmente oltrepassati dai soldati con scale a pioli.

La precisione di un colpo d’artiglieria sparato da 48 chilometri di distanza ha neutralizzato i ribelli senza coinvolgere civili. Nell’attacco dei militari britannici sono rimasti uccisi il comandante del gruppo e un suo assistente. Il team era considerato uno dei più esperti seminatori di morte nell’area di Wishtan.

Fonte: UK MoD

Foto: UK MoD

Tags: , , , , ,

3 views

Veloce, flessibile e in prontezza operativa: Kfor si conferma pronta a ogni minaccia in Kosovo

2 marzo 2010 – 11:20 | by PaolaCasoli

KforGarantire la sicurezza. Un obiettivo raggiunto secondo la Nato, che in Kosovo ha fatto esercitare le truppe Kfor nell’ex provincia serba con una serie intensa di training sul terreno nell’ultimo mese e mezzo. Ora le truppe dell’Alleanza sono “pronte a reagire a ogni situazione che possa rappresentare una minaccia alla sicurezza dell’intero territorio del Kosovo”.

La serie di esercitazioni ha consolidato la nuova configurazione delle truppe dispiegate nel Paese dei Corvi, che da task forces si sono ridotte a battle groups multinazionali in virtù del “progresso raggiunto da Kfor nel mantenimento della sicurezza per la popolazione del Kosovo”.

Ulteriori esercitazioni sono ancora previste per elevare al massimo lo stato di prontezza delle truppe dispiegate.

Tali esercitazioni continuano tuttavia ad apparire in contrasto con le dichiarazioni dei vertici dell’Alleanza, secondo cui non esisterebbero minacce esterne alla sicurezza del Kosovo. Allo stesso modo è stato appena confermato il progresso raggiunto da Kfor nel mantenimento della sicurezza per la popolazione. Che appare a sua volta come un ulteriore contrasto con la profanazione di sepolture e con le aggressioni ai danni dei serbi verificatisi in questi giorni.

Più semplice pensare a queste esercitazioni come alla sterilizzazione di una intera area, quella a nord dell’Ibar, dove stanno per essere estirpate le cosiddette “strutture parallele serbe” che mantengono ancora un po’ di brezza belgradese nel territorio interamente rivendicato da Pristina.

Articoli correlati:

Kfor: il contingente italiano si riduce da brigata a reggimento (12 gennaio 2010)

Kfor si esercita a ridosso dei gates a nord di Mitrovica. Per le procedure di difesa (5 novembre 2009)

Fonti: B92/Tanjug, Kfor, Outside the walls, Serbian Government

Tags: , , ,

3 views

Social network anche per militari statunitensi

1 marzo 2010 – 11:42 | by PaolaCasoli

060212-N-4614W-002Una rivalutazione del mondo web 2.0, cioè di internet interattivo, è in corso in questo periodo al dipartimento della Difesa statunitense. In senso positivo, naturalmente. Sembra infatti definitivamente superato l’atteggiamento di divieto per i militari statunitensi, marines in testa, di accedere ai social network offerti dalla rete.

Twitter, Facebook, Delicious, Flickr e altri social media saranno sdoganati dal Pentagono in virtù dei risultati dimostrati dall’uso di tali siti per la diffusione delle informazioni, a partire dal reclutamento: i vantaggi dell’utilizzo del social network per le truppe dispiegate appaiono maggiori dei rischi per la sicurezza delle truppe stesse.

Ai comandanti il compito di continuare a vigilare sul corretto utilizzo del mezzo. Mentre dallo stesso dipartimento della Difesa arriva l’esortazione a migliorare contemporaneamente sia la gestione della condivisione delle informazioni sulla rete, che la tutela della sicurezza stessa. Intanto le nuove regole, fa sapere il Pentagono, riguarderanno i computer non classificati.

Fonte: BBC

Foto: www.wired.com

Tags: , , , , , ,

2 views

Unifil, Libano: cani volanti al Sector West

26 febbraio 2010 – 16:02 | by PaolaCasoli

Elisbarco cinofilo da AB 212Olly, Hinto, Herroz e Olimpia: sono i cani volanti italiani che hanno partecipato all’esercitazione Flying Dogs tenutasi ieri 25 febbraio a Shama, nel sud del Libano, organizzata e coordinata dal comando del Sector West di Unifil su base brigata aeromobile Friuli.

Con i loro inseparabili conduttori – il sergente Domenico Viggiano, i  caporalmaggiori scelti Daniele Zilli, Gino Tornisciolo e Croce Sanfratello – i cani del contingente italiano hanno svolto una esercitazione multinazionale per assetti cinofili elitrasportati con l’apporto degli assetti di volo Italair unica nel suo genere, come fa sapere l’ufficio stampa del Sector West.

Ieri mattina i binomi cinofili del K-9, così come viene definita la componente cinofila, si sono esercitati nella fase di volo in elicottero e nella capacità di relazione multinazionale. Insieme con loro si addestravano infatti anche colleghi provenienti da Belgio, Corea e Francia.

I 4 cinofili,da sn. Italia, Francia, Belgio e Corea SudCome spiegato dal comandante del battaglione genio su base 6° reggimento genio pionieri di Roma, il tenente colonnello Carlo Di Pasquale, l’esercitazione era finalizzata non solo a “testare il comportamento che assume un assetto cinofilo, cioè il binomio operatore-cane, durante e dopo la fase di volo” ma anche a “comparare le diverse tecniche delle componenti cinofile tra le varie nazionalità”.

Proprio l’aspetto combined, ovvero multinazionale, ha rappresentato la peculiarità della Flying Dogs, tanto che Di Pasquale ne ha sottolineato la validità ai fini del “confronto e dello scambio di esperienze indispensabili al miglioramento e all’affinamento delle tecniche nel settore della ricerca e segnalazione di ordigni esplosivi”.

La componente K-9 è fondamentale nell’individuazione di materiale esplosivo sia in operazioni di terra condotte fuori dalle basi militari sia nell’attività di controllo di materiale e mezzi in accesso alle stesse basi.

Provenienti dal Centro Militare Veterinario dell’Esercito (Cemivet) di Grosseto, questi assetti cinofili sono in grado di ricercare e segnalare senza indugio e con precisione la presenza di sostanze e ordigni esplosivi occultati e improvvisati.

Il loro specifico addestramento si basa su attività di tipo ludico. Del resto, come specifica il comandante del plotone cinofili sergente Fabio Zanni, “in qualunque condizione climatica il cane ha sempre voglia di giocare: abbiamo perciò basato l’addestramento sul gioco perché quando il cane effettua la ricerca dell’esplosivo va a cercare la pallina, il suo gioco. Durante l’attività addestrativa l’esplosivo viene abbinato al gioco, in modo che il cane senta l’odore dell’esplosivo mentre fa una cosa piacevole e così si abitua ai vari odori degli esplosivi”.

Articolo correlato:

Nove anni, pelo nero lucido e fiuto antiesplosivo: il labrador Treo premiato a Londra con la prestigiosa PDSA Dickin Medal (26 febbraio 2010)

Fonte: Sector West Unifil

Foto: Sector West Unifil

Tags: , , , , , , , , , ,

24 views